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Il dilemma dell’INPS – parte 3: analisi dei conflitti e delle convergenze tra interessi

Paul-klee-landscape-with-yellow-birds-1923

Paul Klee: “Landscape with Yellow Birds” (1923)

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Cari lettori di @spazioetico, questo è il terzo articolo che dedichiamo al “dilemma dell’INPS”, scatenato dalla scelta dell’Istituto di prevedere, nel proprio Piano della Performance, un premio per i medici che revocheranno le pensioni di invalidità. Il dilemma, e l’avrete capito leggendo i due post precedenti, è scatenato da un conflitto tra interessi primari: cosa devono fare i medici dell’INPS, per essere dei buoni agenti pubblici? Devono contribuire a ridurre il debito del loro Istituto, oppure devono assicurare la salute e l’inserimento socio-economico e lavorativo delle persone con disabilità?

E’un interrogativo senza risposta (un dilemma appunto) che ha scatenato polemiche. Noi di @spazioetico non amiamo le polemiche, ma volevamo comunque dare un contributo a questa discussione. Facendo quello che sappiamo fare: analizzando le situazioni, gli interessi in gioco, il modi in cui gli interessi interagiscono e il rischio di corruzione che ne può derivare.

Con il post “Lo strano caso del Comune di Miracolato” abbiamo suggerito, in modo scherzoso, che la soluzione dell’INPS potrebbe essere una risposta sbagliata ad un problema reale: l’incapacità del sistema di riconoscere gli invalidi falsi da quelli veri. Nel secondo post “Il catalogo degli interessi in gioco”, abbiamo elencato gli interessi (primari e secondari) che stanno influenzando le posizioni assunte da utenti, INPS, medici e opinione pubblica sull’argomento.

Vi avvisiamo: il post di oggi è molto lungo ed anche molto impegnativo. Le dinamiche tra gli interessi in gioco saranno analizzate da diversi punti di vista … e alla fine emergeranno anche dei rischi di corruzione. Ma non possiamo fare altrimenti:le analisi o si fanno bene o non si fanno. Chi ci ha avuto in aula, per un corso di formazione, lo sa.  

BUONA LETTURA!


 

Massimo: Caro Andrea, dopo avere identificato gli interessi che sono in gioco, quando si parla di riconoscimento delle invalidità civili, potremmo analizzare le convergenze e i conflitti che si possono determinare tra tali interessi, usando la metodologia che abbiamo sviluppato e proposto nel caso del dottor Dall’Osso. Ti ricordi?

Andrea: E come potrei non ricordare? Abbiamo portato quel caso in giro per l’Italia e ormai lo conosco a memoria! La metodologia consiste nell’immaginare degli scenari che contengono:

  • degli interessi primari e secondari,
  • degli eventi critici, cioè delle situazioni o dei comportamenti che possono favorire o ledere gli interessi in gioco,
  • un grafico, che permette di rappresentare l’intensità degli interessi e la sua variazione nel tempo.

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Dopo aver definito uno scenario, bisogna fare delle simulazioni e vedere cosa accade agli interessi inclusi nello scenario. Le simulazioni seguono delle regole abbastanza semplici:

  • Un interesse A reagisce positivamente (A[+]) alle situazioni e ai comportamenti che lo favoriscono, mentre reagisce negativamente (A[-]) alle situazioni e ai comportamenti che lo ledono;
  • Un interesse può anche essere indifferente (A[x]) ad una situazione o ad un comportamento (perché non viene né favorito né leso da essi);
  • si ha una convergenza tra interessi, quando due o più interessi reagiscono allo stesso modo ad una situazione o ad un comportamento (ad es. diventano entrambi positivi)
  • si ha un conflitto di interessi, quando due o più interessi reagiscono in modo opposto ad una situazione o ad un comportamento (uno diventa positivo, l’altro negativo)
  • gli interessi tendono ad orientare il comportamento delle persone, nel senso che le persone agiscono, in presenza di un evento critico, per salvare gli interessi che hanno una maggiore intensità.

Massimo: Usando queste poche regole, proviamo a costruire degli scenari, usando il catalogo degli interessi, che abbiamo identificato e introducendo (per semplicità) solo questi tre eventi critici:

  • in Italia ci sono dei falsi invalidi,
  • L’INPS ha assegnato ai suoi medici l’obiettivo di ridurre il numero di prestazioni di invalidità civile,
  • un medico INPS revoca una prestazione di invalidità ad un soggetto che ne avrebbe diritto, per raggiungere i propri obiettivi di performance.

Andrea: Massimo, credo che tu non abbia scelto a caso questi eventi critici: il primo è un azzardo morale (una truffa) messa in atto dal cittadino, approfittando dell’asimmetria del free rider; il secondo è un obiettivo che l’INPS definisce per controllare l’Agente pubblico (il medico INPS) e ridurre l’asimmetria primaria; mentre il terzo è un azzardo morale messo in atto dall’Agente pubblico (medico INPS) approfittando dell’asimmetria secondaria… Vediamo cosa ne viene fuori!

SCENARIO 1: I CITTADINI

Massimo: Cominciamo con i cittadini che, nel ruolo di Principale Delegante, hanno tre interessi primari:

  • E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
    S* =diritto alla salute
    I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

I falsi invalidi ledono tutti questi interessi e l’evento critico aumenta l’intensità di questi interessi: il principale delegante chiede all’INPS di correre ai ripari!

grafico cittadini

 

165px-INPS_logo.svgSCENARIO 2: L’INPS 

Andrea: Adesso potremmo analizzare la situazione assumendo il punto di vista dell’INPS. L’INPS ha gli stessi interessi del Principale Delegante, ma reagisce diversamente all’evento critico “falsi invalidi”: l’evento, nel nostro scenario, lede tutti e tre gli interessi, ma aumenta l’intensità del solo interesse primario E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche)

 

INPS 1

Massimo: E perché solo E* aumenta?

Andrea: Perché i falsi invalidi danneggiano direttamente l’INPS, incidono negativamente sul suo bilancio. Diventa quindi di primaria importanza per l’Istituto agire in modo tale da ridurre le proprie perdite. L’INPS, quindi, reagisce all’evento critico decidendo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile. 

Massimo: Ma l’INPS non può difendere da solo i propri interessi primari: ha bisogno di coinvolgere i propri agenti, cioè i medici che stanno nelle commissioni e che a volte certificano o rinnovano invalidità che non ci sono!  

Andrea: Esatto! I medici, quando riconoscono invalidità che non sussistono, compiono un azzardo morale, approfittando dell’asimmetria informativa (asimmetria primaria) che li avvantaggia nei confronti dell’Istituto. Come possiamo rappresentare questo azzardo morale, usando la nostra metodologia?

Massimo: Vediamo un po’ … Ecco! Il medico corrotto, che favorisce i falsi invalidi mette il proprio interesse personale G (l’interesse a guadagnare più soldi) al di sopra dell’interesse dell’INPS. Quindi, G è molto intenso. E’ un interesse-guida più intenso di tutti gli interessi primari dell’istituto (S*, I* ed E*) , che il medico INPS dovrebbe promuovere in quanto agente. Ti faccio un disegno, per rappresentare questa situazione: 

medico teorico 1

Andrea: Seguendo la tua analisi, l’interesse secondario G va in conflitto con gli interessi primari S*, I* ed E*. Il Medico INPS commetterà azzardo morale e si farà pagare per riconoscere false invalidità, perché l’unica cosa che gli interessa è incrementare i suoi guadagni. Sembra funzionare (e probabilmente è così che l’INPS si rappresenta i suoi medici, purtroppo), ma credo che la tua analisi sia sbagliata, caro Massimo!

Massimo: Dici? Però funziona ed è questo il modo in cui la corruzione viene rappresentata nell’ambito della teoria Principale/Agente: un azzardo morale economicamente vantaggioso per il corrotto e il corruttore ! Nel grafico non ho rappresentato gli interessi secondari degli utenti, per non renderlo troppo complicato. Ma sono proprio questi interessi che, convergendo con l’interesse G, lo rendono così potente!

Andrea: Forse hai ragione! Continua con la tua analisi e vediamo cosa succede!

Massimo: L’INPS a questo punto potrebbe adottare una strategia: rendere meno conveniente l’azzardo morale, magari intensificando (o introducendo) i controlli di secondo livello sull’esito delle pratiche di richiesta di invalidità civile. E sanzionare i medici che non operano correttamente. E invece no! Sai cosa fa? Ti disegno un altro grafico. Guardalo attentamente e poi ti spiego!

medico teorico 2

Massimo: Hai capito cosa ha fatto l’INPS?

Andrea: Sì: ha creato una convergenza di interessi tra E* e G

Massimo: Esatto. In pratica l’INPS:

  • Assegna ai medici l’obiettivo di contribuire alla riduzione del debito pubblico
  • Assegnando questo obiettivo, in qualità di Principale, dice ai suoi agenti che E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche) è l’interesse più importante
  • Infine, assegna ai medici l’obiettivo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile, cioè li premia non in base alla qualità dei servizi erogati agli utenti, bensì al numero di trattamenti pensionistici revocati.

Andrea: Se i medici vengono pagati per togliere le invalidità, non dovrebbe più essere conveniente per loro riconoscere attività inesistenti: perdono il premio per il raggiungimento degli obiettivi e in più rischiano delle sanzioni, se scoperti!

Massimo: Proprio così, Andrea! L’INPS vorrebbe fornire ai medici un modo sicuro per guadagnare di più, senza rischiare. Ma questa strategia presenta degli inconvenienti:

  • Tutela un interesse pubblico facendo leva sugli interessi secondari degli agenti
  • Crea un conflitto tra interessi primari: gli obiettivi di performance favoriscono l’interesse E* (E*[+]), ma ledono gli interessi S* e I* (S*[-], I*[-])

Inoltre, il Piano della performance dell’INPS non soddisfa i cittadini … anzi! l’idea che un medico possa revocare una invalidità per avere un premio ottiene l’effetto di rendere meno importante E* per i cittadini, aumentando l’intensità di S* e I*

grafico cittadini 2

Andrea: Questo ultimo grafico ci aiuta anche a capire meglio da dove proviene l’attuale sfiducia di molti italiani nei confronti dell’Europa: quando le politiche privilegiano la riduzione del debito (cioè l’interesse E*),con iniziative che mettono in forse diritti percepiti come fondamentali ed acquisiti; allora si può generare un conflitto tra interessi primari. E i cittadini reagiscono a questo conflitto chiedendo meno austerità e più diritti (in tre parole “chissenefrega dello spread”) … La Politica dovrebbe saper mediare e tenere in equilibrio le richieste dell’Europa e le risposte dei cittadini. Ma questo non sempre accade…

Massimo: Le analisi politiche le facciamo un’altra volta. Cosa ne pensi della mia analisi?

Andrea: Che probabilmente è sbagliata … O meglio, il tuo scenario ricostruisce correttamente gli interessi che l’INPS ha tenuto in considerazione per definire il proprio Piano della Performance. E infatti, questo scenario conduce a due previsioni sbagliate. 

Massimo: Non ti seguo… Prova a fare anche tu un grafico!

Andrea: Ci provo subito … Ecco fatto! Questo grafico rappresenta il modo in cui, secondo l’INPS, gli interessi del medico dovrebbero reagire agli eventi critici “falsi invalidi” e “revocare una invalidità civile“, dopo che al medico sono stati assegnati gli obiettivi di performance: 

medico teorico 3 illusione INPS

Massimo: Sì, credo di aver capito. La strategia dell’INPS, come abbiamo visto, è mandare in convergenza G ed E*. Grazie agli incentivi economici, i due interessi dovrebbero reagire allo stesso modo (positivo o negativo) di fronte agli eventi critici. In particolare l’INPS pensa che:

  • G reagirà negativamente (G[-]) all’ipotesi di rilasciare una falsa invalidità (ZERO rischi di azzardo morale)
  • E* e G reagiranno positivamente ((E+G)[+]) all’ipotesi di revocare delle invalidità e saranno più intensi di S* e I* (zero dilemmi per il medico, che accetterà gli obiettivi di performance)

Secondo l’INPS questo dovrebbe risolvere il problema della corruzione e non creare problemi ai medici (anche se E* va in conflitto con I* ed S*). Riconoscere false invalidità sarà assolutamente sconveniente perché lede tutti gli interessi in gioco, lede anche G, perché il medico non riceve l’incentivo.  Ma soprattutto i medici non si ribelleranno all’idea di revocare le invalidità civili … perché questo favorisce E* e G, che sono gli interessi più intensi.

Andrea: E invece non è vero … i medici si sono ribellati all’idea di essere pagati per revocare le invalidità civili. Probabilmente INPS non capisce fino in fondo cosa è successo e dove ha sbagliato. Proviamo a spiegarglielo  noi … 

narciso_papaveriniSCENARIO 3: IL MEDICO

Massimo: Allora potremmo cercare di rappresentare in modo più realistico gli interessi che muovono le decisioni di un ipotetico medico INPS.

Andrea: Direi proprio di sì. Il medico ha più interessi di quelli che l’INPS  immagina: non è un burocrate alle dipendenze di una cassa assicurativa (con tutto il rispetto per i burocrati e per e casse assicurative). In primo luogo è un professionista iscritto a un albo e quindi ha un interesse elevato a non violare il proprio codice deontologico (D). Il codice deontologico dei medici mette al centro la tutela della salute dei pazienti, e quindi possiamo pensare che per il medico anche il diritto alla salute (S*) sia un interesse primario molto elevato. Direi che potremmo immaginare uno scenario in cui S*  e D sono intensi tanto quanto G, che è l’interesse a guadagnare più soldi.

Massimo: Direi che questo scenario descrive abbastanza bene la complessità degli interessi di un medico onesto … 

Andrea: Non direi proprio onesto. Guarda qui: ti disegno il grafico degli interessi e quello che succede quando il medico affronta l’evento critico falsi invalidi:

 

medico reale 1

 

Massimo: Dunque … fammi capire: quando scrivi S*[X] e D[X] intendi dire che il diritto alla salute e l’interesse a non violare il codice deontologico sono inattivi? Non reagiscono in alcun modo all’evento critico, perché l’evento critico non li lede, ma nemmeno li favorisce? 

Andrea: Esattamente! Nel nostro scenario, il medico accetta di certificare delle false invalidità (o tollera che altri colleghi lo facciano) perché, dal suo punto di vista, ciò non mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini e quindi non comporta una violazione del codice deontologico. Inoltre, qualora l’utente sia in una situazione economica precaria, si verifica una convergenza tra G ed I*: la falsa invalidità garantisce un guadagno al medico e la pensione di invalidità riconosciuta all’utente favorisce la sua integrazione sociale ed economica.

Massimo: Il tuo scenario, caro Andrea, si basa su un potente bias cognitivo, che lo psicologo Daniel Khaneman chiama WYSIATI (What You See  IAll There Is, quello che vedi è tutto quello che c’è). Il medico non vede i danni indiretti che i falsi invalidi causano alla salute dei cittadini e quindi pensa che tali danni non esistano. In realtà, i falsi invalidi, percependo una pensione di invalidità, sottraggono risorse che potrebbero essere usate a favore degli invalidi veri! Inoltre, il medico non categorizza correttamente il proprio comportamento e non si accorge di violare la deontologia professionale

Andrea: Caro Massimo, sicuramente il mio scenario è affetto da un bias cognitivo. Ma se l’INPS avesse preso in considerazione questo scenario, avrebbe capito in tempo che non doveva proporre ai medici di revocare le pensioni di invalidità. O meglio, avrebbe dovuto farlo (perché l’INPS deve tenere in equilibrio i propri bilanci e contrastare il fenomeno dei falsi invalidi), ma non con lo strumento del Piano della Performance! Faccio un altro grafico, per spiegarti la situazione che si è venuta a creare:

medico reale 3

Massimo: Dunque, fammi capire … lo scenario comincia a diventare un po’ complicato, però mi sembra chiaro quello che tu suggerisci: l’assegnazione degli obiettivi di performance al medico INPS non risolve il problema! Dopo l’assegnazione degli obiettivi, infatti, l’intensità di E* aumenta, ma il guadagno garantito al medico dal raggiungimento degli obiettivi (revocare le invalidità civili) sarà sempre inferiore al guadagno che può ricavare certificando una falsa invalidità. Quindi:

  • G ed I* continuano a convergere e ad andare in conflitto con E*, quando il medico si trova a dover decidere se certificare o no delle false invalidità; 
  • il medico continuerà  a compiere un azzardo morale, accettando utilità in cambio di una certificazione di invalidità fasulla;
  • la revoca delle pensioni di invalidità civili, presentata come obiettivo di performance, riattiva S* e D
  • S*, D e I* convergono e reagiscono negativamente all’ipotesi che la revoca delle invalidità diventi un criterio per valutare la performance dei medici
  • S*, D e I* entrano in conflitto con G* ed E* spingendo il medico ad opporsi a non accettare gli obiettivi assegnati

In effetti è uno scenario credibile, se si tengono in considerazione i bias cognitivi che influenzano il giudizio del medico.

Andrea: Esatto… Lo scenario è un po’ complesso, ma si basa su un semplice calcolo dei costi e delle opportunità, che il nostro ipotetico medico corrotto fa nella sua testa. Il medico prende in considerazione:

  • G1: il guadagno derivante dalla tangente;
  • G2: il guadagno derivante dal raggiungimento degli obiettivi di performance;
  • S1: l’entità delle sanzionato per la violazione del codice deontologico

L’INPS non ha molte risorse economiche da allocare nel piano delle performance, e quindi G1 > G2. Possiamo associare dei punteggi (scores) a G1, G2 ed S1  e costruire una tabella:

TABELLA 1

Assumiamo, come abbiamo fatto prima, che il medico (vittima di un bias cognitivo) non ritenga di violare il codice deontologico, quando la corruzione non danneggia la salute delle persone. Date queste premesse, per il medico INPS certificare la falsa invalidità sarà sempre la scelta economicamente più vantaggiosa:

TABELLA 2

Per modificare le preferenze del medico, l’INPS dovrebbe aumentare in modo abnorme i premi associati al raggiungimento degli obiettivi di performance!

Massimo: Hai ragione! La strategia dell’INPS proprio non funziona! Anzi, secondo me aumenta il rischio di corruzione!

Andrea: Come fai a dirlo?

Massimo: Caro Andrea, prova ad assumere il punto di vista dell’utente, cioè della persona che ha realmente una disabilità, ma a cui la commissione ha riconosciuto una invalidità e una pensione “rivedibili”, cioè che possono essere revocate. Secondo te, come reagirà questo utente, sapendo che l’INPS premia i medici che revocano le invalidità civili?

Andrea: Si sentirà minacciato… 

 

broken-1295776_640SCENARIO 4: L’UTENTE DELL’INPS

Massimo: Esatto, si sente minacciato! Quando una persona contrae una patologia invalidante, ha bisogno di sentirsi protetta e curata: desidera intensamente che sia riconosciuto il suo diritto alla salute (S*) e all’inclusione socio-economica (I*). Inoltre, aumenta il suo interesse per le prestazioni che derivano dal riconoscimento della sua invalidità civile:

rischio di corruzione 1

Andrea: Accidenti Massimo, l’intensità di S*, I* e P aumenta in modo vertiginoso! E questi tre interessi, così intensi, potrebbero essere lesi dalla revoca dell’invalidità civile:

 

rischio di corruzione 2

Massimo: Proprio così. Se l’utente ha la percezione che l’INPS voglia ridurre indiscriminatamente il numero delle invalidità civili, allora potrebbero cercare di corrompere il medico dell’INPS, oppure cercare dei facilitatori, interni al sistema, in grado di garantire (in cambio di utilità)  il buon esito della loro pratica. 

Andrea: Insomma, la strategia scelta dell’INPS non riduce l’asimmetria primaria e secondaria, ma aumenta i rischi di corruzione! Secondo te, allora, cosa dovrebbe fare l’INPS?

Massimo: Onestamente, non lo so! Forse l’INPS potrebbe migliorare la qualità dei controlli di secondo livello, per identificare i medici che rilasciano false invalidità. E favorire il whistleblowing, cioè la segnalazione delle irregolarità da parte dei medici onesti che stanno dentro il sistema. Ma non siamo noi, a dover dare delle soluzioni. Ci sono persone più competenti di noi, dentro l’INPS, dentro ai Ministeri, dentro gli Ordini Professionali, che possono elaborare delle strategie innovative. Io e te, caro Andrea, possiamo solo cercare di analizzare in modo preciso la situazione, sperando che i decisori pubblici leggano questo post.

Andrea: Se mai lo leggeranno, speriamo che lo capiscano. E speriamo di non avere annoiato troppo i nostri lettori…Tra l’altro, anche io sto vivendo un conflitto di interessi: vorrei parlare ancora a lungo del dilemma dell’INPS, ma si è fatto tardi e comincio ad avere fame! 

Massimo: Hai ragione. Andiamo a cercare una pizzeria!

CONTINUA… 

 

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Il dilemma dell’INPS – parte 2: il catalogo degli interessi in gioco

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Hilma af Klint, “Chaos n. 2”, 1906

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Massimo: Nel post Lo strano caso del comune di Miracolato abbiamo suggerito (in modo ironico e intuitivo) cosa non va nella decisione, presa dall’INPS, di premiare i medici che revocano le pensioni di invalidità. Si tratta di una scelta incardinata nel Piano della Performance dell’Istituto e che, certamente, nasce dalla volontà di ridurre il debito pubblico e, indirettamente, ridurre il numero dei falsi invalidi. Adesso, caro Andrea, è venuto il momento di fare una analisi seria degli interessi in gioco.

Andrea: E certamente gli interessi in gioco qui sono davvero grossi! Devi sapere che, per alcuni anni, prima di occuparmi di prevenzione della corruzione, ho lavorato nei centri per l’impiego, dove mi occupavo proprio di inserimento lavorativo delle persone disabili. E quindi so il peso che può avere, per le persone affette da patologie fisiche, psichiche o mentali, il riconoscimento dell’invalidità. Averla o non averla fa davvero la differenza, sia per l’accesso ai servizi di collocamento “mirato” (Legge n. 68/1999), sia per ottenere benefici di tipo economico. Non credo però che l’INPS voglia colpire in modo indiscriminato tutti gli invalidi. Sicuramente, l’obiettivo è scovare i falsi invalidi. Non si sa esattamente quanti siano, ma rappresentano un problema!

Massimo: Un bel problema! Di recente ho letto di un tizio, che per l’INPS era “cieco civile assoluto” e titolare di una pensione di accompagnamento. E che era anche stato assunto dal Comune di Napoli come centralinista in “categoria protetta”. Ma in realtà riusciva a camminare senza bastone e guidava addirittura lo scooter: era riuscito ad ottenere una patente di guida superando le visite mediche con 8/10 di vista! Sicuramente truffe di questo tipo danneggiano anche gli invalidi veri, perché l’opinione pubblica tende a fare di tutta l’erba un fascio!

Andrea: E danneggiano anche le casse dell’INPS! Un Istituto che eroga un sacco di prestazioni economiche ai cittadini (pensione di vecchiaia, pensione di invalidità, cassa integrazione, mobilità, indennità di disoccupazione, fondo di garanzia TFR e crediti da lavoro, Bonus Bebè, ecc …) e che rischia sempre di spendere più di quanto incassa dal versamento dei contributi da lavoro e dai trasferimenti dello Stato.

Massimo: Sai, la mia mente va a situazioni analoghe che abbiamo osservato negli Enti Locali: per la Polizia locale, ad esempio, un incentivo viene assegnato sulla base dell’aumento delle sanzioni amministrative elevate. Ma anche, ad esempio, il funzionario dell’ufficio tributi di un Comune che riceve l’obiettivo di aumentare il numero degli avvisi di accertamento, oppure di ridurre il contenzioso, in modo tale da far acquisire all’Ente risorse economiche. Insomma, non siamo nuovi a questo tipo di meccanismo. Una cosa che hanno in comune questa vicenda con le analoghe, è lo stato di necessità in cui versa l’amministrazione che ha bisogno o di far cassa o di ridurre un forte indebitamento.

Andrea: Caro Massimo, il tuo paragone tra l’INPS e i Comuni regge solo fino a un certo punto. Se un funzionario dell’ufficio tributi troppo zelante o in cattiva fede, per raggiungerei suoi obiettivi di performance, mi manda un accertamento non dovuto, nel peggiore dei casi io avrò un danno ai miei interessi economici. Invece, se un medico INPS troppo zelante mi toglie l’invalidità, ad essere lesi saranno i miei diritti: diritto alla salute e diritto all’inclusione sociale e lavorativa. Ad essere lesi, quindi, non sono semplicemente i miei interessi economici, ma dei diritti di rilievo costituzionale.

Massimo: Hai ragione. Inoltre, il funzionario dell’ufficio tributi è un dipendente pubblico che di mestiere dà la caccia agli evasori. Il medico INPS, invece, è un professionista che deve rispettare il codice deontologico dell’ordine dei medici. L’idea dell’INPS di trasformare i propri medici in “cacciatori di teste”, che incassano premi quando negano l’invalidità, potrebbe scatenare un dilemma: il medico deve fare ciò che gli dice l’INPS, o seguire la propria deontologia professionale?

Andrea: Abbiamo tutti, credo, l’intuizione che c’è qualcosa che non va con questo “metodo”. Ora mi piacerebbe insieme a te passare da un livello “intuitivo” ad una vera e propria disamina degli interessi in gioco per visualizzare in maniera più puntuale l’eventuale conflitto di interessi che si genera. Hai voglia di farlo?

Massimo: Certamente! Con le nostre riflessioni, potremmo scrivere un post interessantissimo! Purtroppo, per prendere appunti o disegnare degli schemi, abbiamo solo questo quaderno a quadretti, che avevo comprato per mia figlia, ma che sacrifico volentieri! Però abbiamo molti strumenti di analisi, che abbiamo sviluppato in questi anni e che posso sicuramente aiutarci ad analizzare il problema!

Andrea: Allora … cosa aspetti? Cominciamo!

 

1. Cittadini, INPS e Medici: relazioni di agenzia e asimmetrie informative

Massimo: Innanzitutto, bisogna chiarire chi sono i soggetti coinvolti in questa vicenda. Probabilmente, per l’INPS è solo una questione interna, un problema di definizione di obiettivi aziendali: l’Istituto identifica degli obiettivi di performance e li assegna ai suoi dipendenti …

Andrea: Ma sicuramente all’INPS sta sfuggendo qualcosa. Ci sono soggetti e dinamiche esterni all’organizzazione, che devono essere tenuti in considerazione. Per identificarli, potremmo usare la teoria “Principale/Agente”, nella versione “evoluta” che abbiamo presentato nel post il fenomeno corruttivo – teorie e soluzioni”.

Massimo: Direi di sì. Anche in questo caso si verifica una triangolazione tra cittadini, pubblica amministrazione (INPS) e agenti pubblici (medici dell’INPS). Ti faccio subito un disegno, per farti capire. Lo chiameremo figura 1:

1 delega

Figura 1: triangolo principali/agenti/utenti

Massimo: Come vedi, Andrea, l’INPS è un Principale, che definisce i propri interessi primari e li delega all’Agente Pubblico, che nel nostro caso è il Medico INPS. Tuttavia, l’INPS non può definire in completa autonomia gli interessi primari: è un Principale delegato, che deve rendere conto ai cittadini (Principale Delegante).

Andrea: Interessante! I cittadini sembrano giocare un doppio ruolo (che non è privo di ambiguità):

  • nella loro funzione di contribuenti ed elettori sono un Principale che delega la cura dei propri interessi primari collettivi allo Stato e alle sue articolazioni (pubblica amministrazione) ed ha interesse che i diritti dei soggetti disabili siano riconosciuti dal sistema, ma anche che il sistema sia imparziale e che non ci sian sprechi di denaro pubblico;
  • nella loro funzione di utenti del servizio, invece, sono degli Stakeholder, che esprimono degli interessi secondari (per esempio l’interesse ad ottenere una pensione di invalidità o di trovare lavoro come “categoria protetta” presso una azienda)

Massimo: Il doppio ruolo dei cittadini (che sono collettivamente un Principale ed individualmente degli Stakeholder) trasforma la relazione Principale/Agente in un triangolo di relazioni, che contiene 4 asimmetrie informative … Aspetta che ti faccio un disegno … è un po’ complicato, ma interessante. Sarà la figura 2 del nostro post:

2 asimmetrie

Figura 2: Asimmetrie informative

Andrea: Accidenti, Massimo! La situazione comincia a farsi assai complicata! Vediamo se capisco bene: una asimmetria informativa è una situazione che si genera quando due soggetti non dispongono delle stesse informazioni. E avvantaggia chi ce l’ha:

  • L’asimmetria primaria avvantaggia il Medico dell’INPS: l’Istituto non può controllare in tempo reale i suoi dipendenti … e quindi il medico potrebbe accordarsi con un utente e concedere l’invalidità in assenza dei requisiti;
  • L’asimmetria secondaria avvantaggia, ancora una volta, il Medico INPS, che potrebbe chiedere ad un utente denaro o altre utilità, per influenzare le decisioni delle Commissioni ASL in cui è inserito (anche perché, ai sensi dell’art. 20, c.1 del D.L. n. 78/2009, il verbale di accertamento dell’invalidità deve essere validato dall’INPS);
  • l’asimmetria del free rider potrebbe avvantaggiare l’utente che, falsificando la documentazione, magari con la complicità di qualche medico specialista disonesto, potrebbe farsi riconoscere una invalidità che non c’è!

Massimo: Esatto, è proprio questo il problema! Le asimmetrie consentono agli agenti e agli utenti di commettere degli azzardi morali e gli azzardi morali producono corruzione, concussione, frodi ai danni dello Stato!

Andrea: Però non mi è chiaro il ruolo dei cittadini, cioè del Principale delegante, in questo schema. Loro cosa fanno?

Massimo: Il Principale delegante è anch’esso in una situazione di asimmetria informativa (Asimmetria delle Comunità Monitoranti): i cittadini, cioè, si chiedono in che modo l’INPS (il Principale delegato) stia curando i loro interessi. E quando sui giornali o su internet leggono notizie che parlano di falsi invalidi … si arrabbiano molto!

Andrea: Ma allora l’idea dell’INPS di ridurre il numero di certificazioni di invalidità potrebbe essere una risposta alle aspettative del Principale delegante. Potrebbe essere un modo per “arginare” la tendenza dei suoi Agenti ( i medici) a rilasciare certificazioni di invalidità fasulle, o a non controllare l’operato delle commissioni ASL.

Massimo: Certamente! Sicuramente il problema dei falsi invalidi esiste, ma la soluzione trovata dall’INPS inserisce interessi secondari sugli agenti e distorce il meccanismo di controllo e valutazione.

Andrea: Forse sì. Per scoprire se hai ragione, potremmo identificare gli interessi in gioco e rappresentare graficamente i conflitti di interesse.

Massimo: Potremmo anche rappresentare l’intensità degli interessi e il modo in cui varia nel tempo. Un po’ come abbiamo fatto raccontando il caso del dott. Dall’Osso. Ma non sarà facile. Perché in questo caso gli interessi in gioco sono davvero tanti!

 

2. Cittadini, INPS e Medici: analisi degli interessi in gioco.

Andrea: Cominciamo ad elencare gli interessi del Principale delegante, cioè gli interessi del cittadino elettore/contribuente. Sono tutti interessi primari e per questo li indicheremo con una lettera maiuscola seguita da un asterisco (*):

Interessi del cittadino (Principale delegante)
E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: Però i cittadini, quando giocano il ruolo di utenti, hanno anche degli interessi secondari (che indicheremo con una lettera maiuscola senza asterisco)

Interessi del Cittadino utente (stakeholder)
P= interesse alle prestazioni derivanti dal riconoscimento dell’invalidità (lavoro, pensione di invalidità, dispositivi medici, ecc…)

Andrea: Per semplificare il nostro ragionamento, diremo che l’INPS, in quanto Principale delegato, ha gli stessi interessi primari dei cittadini. In realtà, il Principale delegato in molti casi interpreta in modo diverso (e a volte tradisce) gli interessi del Principale delegante. Ma questo, come dicevo, complicherebbe troppo l’analisi:

Interessi dell’INPS (Principale delegato)
E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: Concludiamo con l’Agente Pubblico, cioè il Medico INPS. L’agente ha sicuramente un gran numero di interessi secondari. Due possono essere particolarmente importanti:

Interessi del Medico INPS (Agente Pubblico)
G = interesse a guadagnare più soldi (per esempio, raggiungendo gli obiettivi di performance)
D = Interesse a non violare il codice deontologico

Andrea: Per finire, aggiungiamo anche gli interessi primari del Principale (delegante e delegato) che il Medico INPS, in quanto Agente, deve o dovrebbe promuovere:

E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: E adesso, Andrea, cosa ce ne facciamo di tutti questi interessi? Anche semplificando, ce ne sono davvero tanti!

Andrea: Potremmo costruire degli scenari, cioè ipotizzare degli eventi critici che ledono o favoriscono alcuni interessi in gioco. E analizzare il modo in cui gli interessi orientano le decisioni!

CONTINUA… 

 

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Il dilemma dell’INPS – parte 1: Lo strano caso del Comune di Miracolato

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Carissimi lettori di @spazioetico. Molti di voi saranno saltati sulle sedie quando hanno letto la notizia dei premi ai medici INPS che negano l’invalidità. Ne ha parlato la stampa nazionale. Si tratta di un’iniziativa che rientra nel Piano della performance dell’INPS, al centro di roventi polemiche, soprattutto da parte dell’Ordine dei Medici.

Come spesso accade in Italia, sulla questione si è acceso un rovente dibattito, con prese di posizione anche da parte del Ministero della Sanità. Un dibattito tanto acceso, quanto superficiale, in cui ciascuna parte non comprende le ragioni dell’altro e vuole dividere il mondo in “buoni” e “cattivi”. Ma da cui emerge un conflitto profondo (che è più generale e trascende il dibattito in corso) tra l’interesse primario alla riduzione delle spese pubbliche e quindi del debito pubblico (interesse molto rilevante in questi tempi di spread alle stelle!) e il diritto dei cittadini alla salute e all’integrazione sociale ed economica (diritti che hanno un rilievo costituzionale).

Abbiamo deciso di analizzare questa vicenda (e gli interrogativi che essa suscita) usando gli strumenti sviluppati da Spazioetico nel corso di questi anni. Il riconoscimento dell’invalidità civile è un procedimento complesso, che coinvolge molti soggetti (medico di base, medici specialisti, ASL, INPS) e che è sicuramente esposto a rischio di corruzione e azzardo morale. Per questo crediamo di avere qualcosa da dire su questo tema, soprattutto per fornire degli argomenti e delle riflessioni che possono contribuire ad un approccio meno superficiale a questi temi.

Cominciamo oggi, raccontandovi un caso, liberamente ispirato a questa vicenda.


… Andrea: Caro Massimo, non vedo l’ora di raccontarti “Lo strano caso del Comune di Miracolato”, una storia che ho scritto ispirandomi alle recenti polemiche innescate dalla scelta dell’INPS di premiare i medici che negano l’invalidità! L’ho ambientato nella Penisola Ditaliana…

Massimo: Anche io sono abbastanza curioso … nella Penisola Ditaliana accadono sempre cose incredibili!


penisola ditaliana

La nostra storia si svolge nel cuore della penisola ditaliana, una buffa penisola a forma di mano che si allunga nel Mar Mediterribile e sembra fare il solletico alle sue acque. La Repubblica Ditaliana, essendo molto piccola, è suddivisa in sole due regioni: La RUBERIA, il cui capoluogo è Porto Brigante; e la FREGOZIA, il cui capoluogo è Barattopoli. I fatti narrati in questa storia sono pura opera di fantasia e quindi ogni riferimento a cose, persone, città o enti previdenziali è (provvidenzialmente) casuale.

IDPS logo

I Ditaliani sono un popolo semplice, che non ama le complicazioni. E quindi hanno un unico Ente pubblico, l’IDPS (Istituto Ditaliano Pensioni e Sostegni), che eroga ogni tipo di prestazione sociale: pensione di vecchiaia, pensione di invalidità, cassa integrazione, mobilità, indennità di disoccupazione, fondo di garanzia TFR e crediti da lavoro, Bonus Bebè, ecc … L’IDPS deve sborsare un sacco di soldi, ma ha pochissime entrate, a causa della scarsa propensione dei ditaliani verso il pagamento delle tasse e dei contributi.

penisola ditaliana particolare

Una delle principali voci di spesa dell’IDPS sono le pensioni di invalidità, per via del fatto che i Ditaliani hanno una sfortuna incredibile e contraggono un sacco di malattie invalidanti. In alcune zone del paese questa sfortuna si concentra in modo crudele. Nel paese di Miracolato, ad esempio (situato a nord-ovest della penisola ditaliana, nella regione Ruberia), il 30% della popolazione è cieca assoluta, oppure è priva di tutti e quattro gli arti.

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L’elevato numero di invalidi a Miracolato attira la curiosità di Fulvio Ficcanaso, un giornalista che lavora per il noto quotidiano Gazzetta di Porto Brigante. Ficcanaso si reca nel paese e realizza un reportage fotografico, intitolato “Il Paese dei Miracolato – indagine sui falsi invalidi”. Il giornalista è rimasto a Miracolato per una intera settimana, senza riuscire a trovare alcuna persona priva di vista o priva di tutti e quattro gli arti.

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Anzi! Gli abitanti di Miracolato amano molto lo sport all’aria aperta e vanno in gran numero a correre nei parchi!

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Fulvio Ficcanaso, nel suo reportage intervista anche Ausonio Astuti, di professione oculista. Che dichiara: “qualche anno fa ho deciso di spostare a Miracolato il mio studio… Le statistiche dicevano che c’erano un sacco di ciechi e ipovedenti. E invece non ho neanche un cliente! Anche mia moglie che gestisce un negozio di ottica vende solo occhiali da sole!

Il reportage si conclude con una nota di ironia: “Non vogliamo assolutamente affermare che a Miracolato non ci siano mai stati invalidi!” scrive il giornalista “probabilmente, questo paese è miracolato di nome e di fatto: un intervento sovrannaturale oppure una fortunata congiunzione astrale, ha ridato la vista, le gambe e le braccia ai suoi abitanti. Ci auguriamo che l’autore di tale miracolo si palesi e riceva il giusto riconoscimento per gli atti miracolosi compiuti!”

La magistratura apre un’inchiesta e scopre che a Miracolato la maggior parte delle pensioni di invalidità sono state concesse a persone sane, che avevano prodotto certificati medici falsi e corrotto le commissioni di valutazione. Metà del paese finisce agli arresti domiciliari.

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Gli inquirenti, grazie alle dichiarazioni alcuni falsi invalidi pentiti, riescono anche a risalire alla “mente” di questa clamorosa truffa ai danni delle casse dell’IDPS: è Nazareno Jesulli, un truffatore di Porto Brigante, un povero cristo già noto alla giustizia per aver commercializzato vino prodotto con l’acqua dell’acquedotto cittadino e grossi quantitativi di pani e di pesci di provenienza ignota. L’uomo, secondo i giudici, garantiva il riconoscimento dell’invalidità alle persone sane, in cambio di denaro, che in parte teneva per sé e in parte usava per corrompere i Medici dell’IDPS e gli altri componenti delle commissioni di valutazione.

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L’opinione pubblica reagisce con indignazione ai risultati delle indagini: diverse associazioni di disabili prendono posizione contro l’IDPS e ARSS Ruberia (L’azienda Regionale per i Servizi Sanitari), che gestiscono le commissioni incaricate di riconoscere le situazioni di invalidità civile: secondo le associazioni, le commissioni sono fuori controllo e ci sono rischi per i diritti delle persone. Un sistema “impazzito”, che riconosce invalidità inesistenti, può fare anche il contrario: non riconoscere l’invalidità a chi ne avrebbe diritto.

Anche il Governo Ditaliano prende posizione, accusando l’IDPS si spendere un sacco di soldi per pagare pensioni di invalidità non dovute, aggravando il già grave deficit delle casse dello Stato.

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Claudio Contabile, il Presidente dell’IDPS, dapprima non rilascia dichiarazioni o si limita a dire che l’Istituto ha piena fiducia nell’operato della magistratura e che la gestione dei processi, nonostante la presenza di qualche mela marcia, garantisce i più alti standard di legalità. Ma poi, vedendosi attaccato da tutte le parti, decide di mettere in atto una strategia che, a suo dire, consentirà di ridurre il numero delle irregolarità commesse dai Medici IDPS. La strategia viene esposta dal Presidente Contabile al responsabile del personale, dott. Pino Presenze.

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“Tutti pensano che quello dei falsi invalidi sia un problema etico. E invece è un problema economico! I medici IDPS trovano conveniente rilasciare false invalidità, in cambio di tangenti e intanto l’IDPS si svena per versare soldi a chi non li merita!

Il nostro interesse primario è anche ridurre ridurre l’indebitamento dell’Istituto. E per farlo daremo dei soldi ai nostri medici… L’Idea è semplice! Li premieremo quando negano l’invalidità, così a loro non converrà più chiedere soldi illegalmente per riconoscere invalidità inesistenti… Visto che ci siamo noi che, legalmente, li paghiamo per togliere le invalidità!”

IDPS logo

L’idea del Presidente viene recepita nel Piano della Performance IDPS 2018 – 2020: al fine di contribuire alla riduzione del debito pubblico ditaliano, il Piano infatti assegna ai medici, quale obiettivo di performance, la revoca delle prestazioni di invalidità civile.

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Purtroppo, l’opinione pubblica e il Governo non reagiscono bene alle scelte operate dall’IDPS! Le associazioni dei disabili gridano allo scandalo: l’IDPS premia i medici che negano alle persone il loro diritto al riconoscimento dell’invalidità civile! Il Governo, da parte sua, ribadisce l’impegno, per garantire l’inclusione sociale e lavorativa dei disabili.

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Questa volta, anche l’Ordine Ditaliano dei Medici prende posizione, dicendo che i medici non si comprano e che i diritti delle persone (specialmente quando hanno a che fare con la salute) vengono prima di qualunque altra cosa. Gli obiettivi di Performance dell’IDPS, insomma, entrano in conflitto con la deontologia professionale!

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Claudio Contabile, come al solito, non si scompone. Ma proprio non capisce dove stia il problema. La gente non è mai contenta pensa tra sé “si lamenta se l’IDPS riconosce troppe invalidità, a volte inesistenti. Ma si lamenta anche se l’IDPS cerca di ridurre il numero delle invalidità riconosciute!”

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Nel frattempo, gira voce che Nazareno Jesulli sia evaso dal Carcere di Porto Brigante ed abbia ricominciato a fare affari. Adesso però non va più dalle persone sane, facendosi pagare per garantire il riconoscimento di una invalidità non dovuta. Adesso va da chi avrebbe davvero diritto all’invalidità, ma ha paura di perderla, a causa degli obiettivi di performance decisi dal dottor Contabile, presidente dell’IDPS, l’Istituto per le Pensioni e i Sostegni della sfortunata Repubblica Ditaliana!


 

Massimo: …Andrea, mi sa che la storia ti ha un po’preso la mano e hai descritto una situazione un po’ diversa da quella reale …

Andrea: In effetti, hai ragione. Diciamo che ho semplificato un po’ i termini della questione, anche per divertire i nostri lettori. Credo però che questa storia aiuti a capire come si muovono gli interessi in gioco e gli errori che potrebbero essere stati commessi dall’INPS.

Massimo: In effetti, sì! La storia sembra suggerire che l’IDPS ha considerato solo l’interesse primario alla riduzione della spesa pubblica, senza tenere in alcun conto altri interessi primari del Principale Delegante (i cittadini): il diritto all’integrazione sociale e lavorativa e il diritto alla tutela della salute.

Andrea: Esatto! A questo punto abbiamo tutte le informazioni per analizzare gli interessi in gioco ed identificare eventuali dilemmi e rischi di corruzione.

VAI ALLA SECONDA PARTE. 

Il dilemma INPS – parte 2: il catalogo degli interessi in gioco

 

 

 

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Gli ingredienti giusti per una formazione di qualità. L’esperienza di @spazioetico presso la APSS di Trento

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Non scriviamo mai della formazione che realizziamo e del suo successo (o insuccesso), ma questa volta facciamo un’eccezione perché ci sembra davvero di aver “imbroccato” la formazione giusta, quella che può servire veramente. Pochi ingredienti, quelli giusti, fanno davvero la differenza. Li riportiamo di seguito, rimandando ai punti del Decalogo per un’anticorruzione possibile in Sanità, per un approfondimento:

  • un RPC competente con un mandato forte dell’organizzazione e una forte autorevolezza interna. Su questo elemento, facciamo riferimento al Punto 1 del Decalogo: “LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE E’ UN CHIARO OBIETTIVO DI MANDATO POLITICO”
  • un leader organizzativo (dirigente, primario, superiore gerarchico, ecc…) che vive il suo mandato come una costante sfida al rafforzamento della cultura organizzativa, con una forte autorevolezza interna. Su questo elemento, facciamo riferimento al Punto 10 del Decalogo: “LEADERSHIP ETICA, OVVERO QUALITÀ DELLA FUNZIONE DIRIGENZIALE
  • casi e scenari costruiti insieme a RPC e al dirigente che colgono il particolare contesto e la sua complessità. Su questo elemento, facciamo riferimento al Punto 6 del Decalogo: “COMBINARE COMPLIANCE + ETICA: VERSO UNA FORMAZIONE “COMPL+ETICA”.
  • un argomento davvero intrigante come il conflitto di interessi, da affrontare con un approccio assolutamente originale e che mette al centro l’uomo e l’organizzazione. Su questo elemento, facciamo riferimento al Punto 5 del Decalogo: “LA GESTIONE DEL CONFLITTO DI INTERESSI: PIÙ CULTURA E “GOVERNANCE”, MENO MODULI”.

Inoltre, avere a disposizione una organizzazione della formazione che cura anche i minimi i particolari facilita enormemente il lavoro del formatore. La sede, la strumentazione, gli orari, tutto ciò che fa parte del “setting formativo” è davvero cruciale come sanno tutti i formatori.

Ecco, quando si presentano queste condizioni c’è la reale possibilità che la formazione sia un evento destinato a lasciare il segno all’interno di un’organizzazione.

Tale allineamento cosmico si è realizzato più di una volta nel corso di questi anni. Citando solo alcuni eventi più recenti, a Firenze presso la USL Toscana Centro, ancora prima all’Ospedale Careggi di Firenze e alla ASL Napoli Sud. Inoltre, a Cuneo, presso la ASL, è addirittura dal 2014 che si manifesta una simile felice contingenza.

In questo post vi parliamo esclusivamente di quanto è successo il 24 e 25 settembre di quest’anno a Trento. @spazioetico è stato invitato a tenere due laboratori sul conflitto di interessi nell’ambito della U.O. di Medicina Legale dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento (APSS Trento). Si tratta di una breve intervista. Abbiamo rivolto alcune domande al Responsabile della prevenzione della corruzione (RPC) Agnese Morelli e a Fabio Cembrani Direttore medico U.O. di Medicina legale, con cui abbiamo anche progettato l’intervento.  Le domande le facciamo noi di @spazioetico, mentre le risposte sono di Agnese Morelli e del Prof. Cembrani.

 

DOMANDA: Quali obiettivi vi siete posti quando avete pianificato la formazione aziendale sull’anticorruzione?

RISPOSTA: Tra gli obiettivi del piano settoriale per la gestione del rischio di corruzione e l’attuazione della trasparenza per il triennio 2018-2020 approvato dalla direzione strategica dell’Azienda provinciale per i Servizi sanitari di Trento è stata prevista la formazione dei professionisti quale strumento irrinunciabile per la diffusione di una cultura dell’etica pubblica, attraverso un “Corso FAD” ed una formazione residenziale: il primo aveva l’obiettivo di trasversalizzare in maniera omogenea e diffusa gli strumenti per la lotta alla corruzione; il secondo di contestualizzarli in relazione alle specificità dei singoli contesti operativi.

Riguardo al primo obiettivo, l’arruolamento dei professionisti è avvenuto con una modalità top-down e con un obbligo di adesione ritmato anche sul piano dei tempi per coinvolgere anche quelle persone che hanno un ruolo di grande responsabilità pubblica e che non avevano partecipato a precedenti analoghe iniziative formative rivolte alla diffusione di una cultura sistemica preventiva; per ragioni non completamente note anche se è del tutto probabile che questa tematica non sia particolarmente attrattiva, specie per coloro che esercitano una professione sanitaria. Nonostante alcuni di noi abbiano, per così dire subito, quest’obbligo formativo a causa di una quotidianità fatta di ampie criticità in cui non ci sono più margini di compensazione per fronteggiare le tante deviazioni di un assetto organizzativo sempre più debole sul piano delle risorse umane messe in campo.  

DOMANDA: Come è emerso il bisogno di costruire un percorso formativo specialistico sul conflitto di interessi nell’ambito dell’ U.O. di Medicina Legale?

RISPOSTA: Chi di noi ha corrisposto all’obbligo formativo di cui parlavamo prima, si è reso conto della necessità di non trascurare la specificità degli assetti operativi concreti e dell’esigenza di allargare la platea dei professionisti da coinvolgere nella formazione all’area di attività assegnata all’U.O. di Medicina legale aziendale che l’ANAC considera ad alto rischio corruttivo per gli effetti che tale attività ha nella concessione di provvidenze economiche e di benefici assistenziali.  Anche perché in essa sono coinvolti organi tecnici, a valenza multi-professionale, composti da quei professionisti della salute che ne hanno titolo, non sempre però incardinati nei ruoli del Servizio sanitario nazionale; venendo essi nominati da altre Amministrazioni pubbliche (la Provincia autonoma di Trento nel caso degli operatori sociali, l’Agenzia del lavoro di Trento per gli esperti dell’inserimento lavorativo ed il Ministero della difesa per la Commissione medica locale per le patenti di guida) o da altri soggetti (le Associazioni rappresentative delle persone disabili).

L’esigenza che si è così posta è stata quella di superare i limiti ed i confini della formazione interna aziendale per avvicinarsi a quella visione sistemica che ogni organizzazione ed ogni professionista deve avere.  Ciò a garanzia del divenire effettivi protagonisti di quel cambiamento culturale del tutto necessario anche nella Pubblica amministrazione.

Nella maturata consapevolezza di ciò, nella primavera di quest’anno si è così iniziato a riflettere con un dialogo costruttivo tra il Direttore dell’U.O. di Medicina legale ed il Responsabile della prevenzione della corruzione aziendale: dialogo insolito, ma di grande produttività reciproca perché ha consentito alla componente medica una maggior consapevolezza sul telaio aziendale preventivo anticorruttivo ed al Responsabile dell’anticorruzione una migliore contestualizzazione dei possibili ambiti critici di cui tener conto nei piani strategici settoriali.  Il confronto tra i due ruoli e le diverse sensibilità ha così consentito di condividere la rilevanza della gestione dei rischi in un settore di attività che apre o chiude le porte ai diritti delle persone più fragili e di progettare un piano formativo: (a) davvero integrato; (b) allineato alla specificità dell’ambito valutativo medico-legale; (c) progettato con una metodologia diversa dal modello top-down, capace di favorire l’auto-riflessione critica dei professionisti non solo per snellire le burocrazie inutili e dispendiose ma soprattutto per condividere le misure minime a garanzia dell’integrità del sistema. Nella maturata consapevolezza che la qualità dei servizi sanitari deve tener conto degli sprechi legati alla corruttela e dell’esigenza che le misure per la sua prevenzione devono far parte del bagaglio culturale e tecnico-professionale di ogni buon professionista.

Coinvolgendo il Servizio Formazione aziendale, è così nato un Corso di formazione rivolto a tutti i professionisti della salute coinvolti nelle attività valutative in carico all’U.O. di Medicina legale aziendale progettato, insolitamente, a due mani: quella del Responsabile per la prevenzione della corruzione aziendale e quella del Direttore medico di questa articolazione funzionale. Con una metodologia altrettanto inconsueta, condivisa nell’approccio,  finalizzata a stimolare la riflessione dei partecipanti a partire da alcune situazioni reali desunte dall’esperienza pratica (naturalmente anonimizzate) che sono state sottoposte all’analisi critica dei partecipanti con il supporto di un formatore esterno di comprovata esperienza, individuato però non a caso ma sulla sua capacità di stimolare la lettura delle situazioni reali della vita professionale e, quindi, la riflessione sistematica.

Per garantire la più diffusa partecipazione, il Corso è stato progettato su due mezze giornate lavorative per un complessivo di otto ore formative che hanno visto la presenza attiva di 48 professionisti, medici e non.

Dopo una breve introduzione che ha in particolare contestualizzato i rapporti di agenzia che riguardano anche la cura, i partecipanti sono stati suddivisi in piccoli gruppi non omogenei chiedendo ad essi di esaminare due situazioni reali con un mandato ed una griglia di analisi.

I risultati della discussione fatta all’interno dei gruppi di lavoro sono stati poi riportati in aula e supervisionati dal docente che ha sistematizzato  i contenuti teorici focalizzandoli sui dilemmi etici posti dal loro rapporto di agenzia con l’istituzione aziendale e dalle loro relazioni con le persone che accedono ai servizi  che possono dar luogo alle molte forme di conflitto cui bisogna responsabilmente dare una soluzione a garanzia della trasparenza e dell’imparzialità delle scelte finali.

La discussione molto partecipata e del tutto appropriata fatta nei gruppi di lavoro è stata utilizzata come prova finale per l’accreditamento sia dei professionisti della salute che degli operatori sociali.

DOMANDA: Quali risultati ritenete di aver ottenuto?

RISPOSTA: Alla fine del Corso è stato somministrato un questionario finale con dati molto significativi a conferma della bontà e dell’ampio gradimento dello stesso. Più in particolare i professionisti hanno espresso alcune idee che aprono scenari nuovi per proseguire il lavoro iniziato: oltre il 90% degli stessi ritiene efficace il metodo usato nello sviluppo e nell’acquisizione di conoscenza e competenza; la stessa percentuale ritiene che i contenuti del Corso sono del tutto trasferibili al loro specifico contesto lavorativo ed ha formulato alcuni suggerimenti sull’estensione della platea dei professionisti da formare.

Ogni buona conclusione di iniziative autonome, basate fondamentalmente sulla fiducia e sul rispetto dei ruoli all’interno di ogni organizzazione complessa, richiede di dare ad essa una continuità nel tempo soprattutto quando la loro efficacia e la maturità dei professionisti confermino l’esigenza di proseguire il cammino. Così è stata la nostra modesta esperienza che, ben oltre le soddisfazioni personali, conferma che non ci si deve fermare e che occorre proseguir la strada di diffondere quella cultura etica che è la base di ogni sistema di prevenzione della corruzione. Perché le regole, anche quando fissate, non sempre sono sufficienti: un agire motivato è ben altra cosa rispetto ad un agire passivo orientato al solo evitare la sanzione.

DOMANDA: C’è da considerare il particolare target dell’inziativa, cioè medici per lo più. Spesso i professionisti clinici vengono “dipinti” come particolarmente disattenti o disinteressati rispetto al rischio corruttivo. Il vostro percorso dimostra, invece, che, in realtà, hanno solo bisogno di contenuti specifici, trasferibili nella loro attività. Quindi gli RPC e i formatori devono sempre co-progettare il corso insieme ai destinatari… Ed evitare formazione dal contenuto generico e de-contestualizzato.

Pensate di proseguire in questa direzione?

RISPOSTA: La nostra idea è quindi quella di proseguire in due direzioni.

  • La prima: rendere le situazioni critiche vissute da ogni professionista un patrimonio d’esperienza comune senza disperderlo nell’anonimato.
  • La seconda: pianificare per il 2019 un altro momento formativo per poter analizzare nel dettaglio i singoli processi assistenziali, individuare le aree di potenziale rischio e condividere una serie ancorché minima di misure di prevenzione e di indicatori (misurabili) per il loro monitoraggio.

In modalità bottom-up anche se, ne siamo consapevoli, la sfida non sarà sicuramente banale.

@SPAZIOETICO: Grazie dottoressa Morelli, grazie Prof. Cembrani per la disponibilità e la competenza mostrata!!!

Di seguito, i real-case scenario che abbiamo usato per il laboratorio. I casi sono stati ideati dal Prof. Fabio Cembrani. 

 


PRIMO SCENARIO. QUANDO IL DONO DIVENTA AMBIGUO

Andrea_MAndrea M. è un brillante medico specialista di media età che lavora da circa 20 anni in una Azienda sanitaria con un rapporto di lavoro di non esclusività.

Ha un suo ambulatorio privato dove visita per tre giorni alla settimana ed una buona clientela che gli consente di arrotondare il suo stipendio.

ANONIMO.pngUn giorno, nel suo ambulatorio privato, visita una persona che, dopo aver pagato regolarmente la parcella, lascia in segreteria un pacco dono con un biglietto di ringraziamento.

Ultimate le visite private il medico si reca in segreteria dove trova il biglietto ed il pacco dono.

Nel biglietto trova scritto: “Caro Dottore, La ringrazio per la sua premura. Le consegno un piccolo dono di riconoscimento, in attesa di rivederla prossimamente”.

Il dono consiste in tre bottiglie di spumante del valore commerciale di circa 70 Euro.

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A distanza di qualche settimana il medico, nella sua attività istituzionale, si accorge che nel programma di visita c’è anche il nominativo di quella persona.

La dovrà visitare avendo la stessa presentato una istanza per il riconoscimento della disabilità (permessi lavorativi retribuiti).

Viene a sapere che la persona ha ripetutamente telefonato alla segreteria della struttura chiedendo di essere visitato proprio da lui e non da altri.

Non si pone problemi. Forte della sua onestà intellettuale visita la persona.

Ad un certo punto, decide di sospendere la visita chiedendo esami diagnostici strumentali aggiuntivi per comprendere la causa dei disturbi neurologici riferiti dalla persona a carico di un arto.

Andrea_MNel pomeriggio si reca nel suo studio privato ed in segreteria trova un pacco dono.

ANONIMO.pngLe solite tre bottiglie di spumante con questo biglietto vergato dalla persona visitata al mattino: “Caro Dottore, La ringrazio per quanto potrà fare per me”.

 

Andrea_M

Il dottor Andrea M. non sa se poter accettare il dono.

E’ a conoscenza che il Codice di Comportamento della sua Azienda fissa a 100 Euro per anno il valore modico del dono.

Egli dubita, peraltro, se computare o meno anche il valore del dono precedente.

MANDATO DEL LAVORO IN GRUPPO.

Identifica la RETE DI RELAZIONI che lega i protagonisti (persone fisiche e giuridiche del caso:

  • Dottor Andrea M.
  • Paziente
  • Azienda Sanitaria

Identifica gli INTERESSI PRIMARI dell’azienda sanitaria

Identifica gli INTERESSI SECONDARI di Andrea M

Identifica gli INTERESSI SECONDARI del PAZIENTE

Identifica i momenti decisionali all’interno del processo lavorativo:

  • Andrea M. nel suo ambulatorio privato deve decidere…
  • Andrea M. quando svolge attività in istituzionale deve decidere
  • La segreteria deve decidere…
  • Altri devono decidere…

 L’accettazione del dono iniziale innesca un conflitto di interessi?

Se sì, quale tipologia di conflitto di interessi? («potenziale», «reale», «apparente»)

Se sì, da cosa dipende il conflitto di interessi?

  • Dalla rete di relazioni
  • Dagli interessi in gioco
  • Dal valore del dono
  • Da quanto il medico ama lo spumante
  • Dalle decisioni del medico
  • Dalle aspettative del paziente

Secondo voi, quali interessi, invece, convergono?

  • Gli interessi di Andrea M. e del paziente
  • Gli interessi di Andrea M e dell’azienda sanitaria
  • Gli interessi dell’azienda sanitaria e del paziente

Ritenete che Andrea abbia violato una (o più) regole di comportamento aziendali?

Quali, in particolare?

E perché, secondo voi tali regole sono state introdotte? A cosa Servono?

Quali soluzioni deve adottare il medico specialista?

Quali soluzioni deve adottare l’Azienda?

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SECONDO SCENARIO. L’INSOSTENIBILE LEGGEREZZA DELL’ESSERE IN CONFLITTO DI INTERESSI

In una grande Azienda sanitaria il Direttore Generale ha, con propria deliberazione, deliberato la composizione di alcuni organi tecnici che si occupano della valutazione della disabilità.

corrotto ma competenteIn uno di questi è stato nominato un medico specialista, noto nella comunità professionale avendo per molto tempo lavorato nella locale struttura pubblica.

Attualmente è pensionato.

Al momento dei fatti, presta attività di lavoro (libero-professionale) in una struttura socio-sanitaria privata, convenzionata con l’Azienda sanitaria per una certa attività riabilitativa che consente la fornitura diretta di presidi ed ausili di una certa tipologia.

L’utente che accede all’U.O. dell’Azienda per chiedere il riconoscimento della disabilità è tenuto a presentare una domanda/istanza.

La domanda deve essere corredata da un certificato medico specialistico in cui si attesta l’esistenza dei requisiti oggettivi che danno titolo alle prestazioni economiche previste dal sistema di welfare ed alla fornitura di presidi e di ausili indicati dal Nomenclatore tariffario.

corrotto ma competenteMolte delle domande che arrivano, patrocinate da un Associazione rappresentativa delle persone disabili, sono istruite con un certificato medico redatto da quel medico specialista, su carta intestata della struttura socio-sanitaria convenzionata con l’Azienda.

MANDATO DEL LAVORO IN GRUPPO.

Identifica la RETE DI RELAZIONI che lega i protagonisti (persone fisiche e giuridiche del caso:

  • Medico in pensione
  • Azienda sanitaria
  • Azienda privata convenzionata
  • Associazione dei disabili
  • Disabili

Identifica gli INTERESSI PRIMARI dell’azienda sanitaria e della struttura socio-sanitaria convenzionata e dell’Associazione

Identifica gli INTERESSI SECONDARI del medico protagonista del caso

Identifica gli INTERESSI SECONDARI degli utenti che si rivolgono al medico per ottenere la certificazione e che devono successivamente acquistare presidi ed ausili

Secondo voi il medico si trova in una situazione di conflitto di interessi?

Se sì, quale tipologia di conflitto di interessi? («potenziale», «reale», «apparente»)

Se sì, da cosa dipende il rischio derivante dall’(eventuale) conflitto di interessi?

  • Dalla rete di relazioni
  • Dagli interessi primari in gioco
  • Dagli interessi secondari in gioco
  • Dal ruolo del medico

Secondo voi, quali interessi, invece, convergono?

  • Gli interessi dell’azienda sanitaria e dell’azienda convenzionata
  • Gli interessi del medico e gli interessi dell’azienda sanitaria
  • Gli interessi dell’Associazione e gli interessi dei disabili
  • Gli interessi dell’Associazione e gli interessi dell’Azienda convenzionata

Quali soluzioni deve adottare il medico specialista?

Quali soluzioni deve adottare l’Azienda?

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