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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 6 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

triangolo_corruzione

Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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La corruzione è un “meme” (prima parte)

MASSIMO: Caro Andrea, che ne dici? Ci prendiamo una piccola pausa dal conflitto di interessi? “ALLEGGERIAMO” un po’?

ANDREA: Ma sì, dài. Che mi proponi?

MASSIMO: Un caso sulla “gestione del post-mortem” in ambito ospedaliero pubblico! Uno dei processi più esposti a rischio di corruzione, secondo un po’ tutti.

ANDREA: Alla faccia dell’”ALLEGGERIMENTO”! Va bene, allora immaginiamo un Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPCT) alle prese con questo processo. Cosa direbbe? Cosa farebbe?

 


Il dott. Mario Illuminati, RPCT dell’Azienda Ospedaliera di Caciucco, sta aggiornando l’analisi dei rischi del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione. Un lavoro molto impegnativo! Specialmente se lo si fa da soli, senza coinvolgere i dirigenti e il personale (amministrativi e sanitari), che gestiscono le diverse attività della ASL!

Il dott. Illuminati, quest’anno, vuole aggiornare il Piano inserendo misure specifiche in grado di gestire e azzerare il rischio di corruzione!

1aIl rischio di corruzione legato al post-mortem dipende dal fatto che ancora troppe persone muoiono in ospedale. Se le persone morissero in casa loro, questo rischio non ci sarebbe più.

Sta analizzando il processo di gestione del post-mortem (che il PNA 2015 include tra quelli “tipicamente” a rischio di corruzione) e si ricorda un passaggio del PNA, in cui si legge che “in Italia la maggior parte dei decessi avviene in ambito ospedaliero”. Il dott. Illuminati si ricorda di aver letto un articolo, in cui si diceva che nel Regno Unito, in Canada e negli USA stanno aumentando le persone che muoiono a casa loro … ed ha un idea che a suo parere è geniale.

1a“L’ospedalizzazione della morte” non è un dato di fatto indiscutibile, ma piuttosto (come scriveva Ivan Illich già nel 1976) è il prodotto di una iatrogenesi culturale, che ha ridotto il dolore (e la morte) a problema tecnico e lo ha privato del suo significato personale”.

Il dott. Illuminati, quindi, vorrebbe inserire nel PTPC un obiettivo “sfidante”: ridurre, entro il 2020, il numero dei decessi in ospedale, facendo crescere, attraverso corrette campagne di comunicazione e responsabilizzazione, il numero di famiglie che sceglieranno di portare a casa il proprio congiunto, nell’imminenza della sua morte.


 

MASSIMO: Accidenti Andrea, che strana idea! Per ridurre il rischio di corruzione nell’ospedale … si mettono i malati fuori dall’ospedale!

ANDREA: E’ vero Massimo! Sarebbe come se un’azienda licenziasse tutti i suoi operai, per ridurre il rischio che abbiano degli infortuni!

MASSIMO: Povero dott. Illuminati. Lo dovremmo avvertire che sta prendendo un bel granchio. Che ne dici di inventarci un caso divertente, da pubblicare su @spazioetico, per farlo ragionare …

ANDREA: D’accordo …  anche se con il post-mortem, come ti dicevo, c’è poco da divertirsi…

 


GEMELLI DIVERSI. UGUALI DI FRONTE ALLA MORTE… 

SEMPRONIOIl signor Sempronio Eutanasi è stato ricoverato nell’Ospedale di Caciucco, a seguito delle complicanze di una malattia oncologica.

Purtroppo, i medici, che lo hanno in cura dagli esordi della malattia, hanno decretato che non è più possibile fare nulla …

11-12-aIl signor Eutanasi ha un figlio, che si chiama Tizio, che vive a Caciucco e che è stato vicino al padre per tutta la malattia, insieme alla sua famiglia.

 

PRIMA PARTE: L’AVVICINAMENTO A TIZIO

5b.jpgDopo aver ricevuto la triste notizia, Tizio viene avvicinato da un infermiere del reparto, famoso per la gentilezza e l’umanità con cui tratta i pazienti ricoverati. “Mi dispiace molto per suo padre” gli dice “era un uomo forte, ma purtroppo non siamo riusciti a fare il miracolo …”.

11-12-a

Lo so” dice Tizio “siete stati tutti molto umani e professionali. Sinceramente mi spiace per mio padre. Ma se è venuta la sua ora, è giusto non accanirsi con le cure. Tra l’altro per me e mia moglie è sempre più difficile conciliare il lavoro, i figli e le presenze qui in ospedale … non voglio neanche pensare quanto tempo dovremo perdere, io e mia moglie, per organizzare la camera ardente e il funerale”. 

5b.jpgLo capisco” dice l’infermiere “un padre non muore tutti i giorni. Per fortuna, ormai, qui in ospedale pensiamo a tutto noi, insieme alle pompe funebri”.

Veramente?” chiede Tizio, stupito. 11-12-a

5b.jpgCertamente! Se vuole, Le posso indicare il nome di una ditta di fiducia, che si occupa di queste cose e farle avere un preventivo. Ma non oggi … oggi suo padre è ancora tra noi! Le lascio il mio numero di telefono. Così mi può chiamare anche se non sono di turno”.

 

 

SECONDA PARTE: L’AVVICINAMENTO A CAIO

11-12-aTizio ha un fratello, gemello, che si chiama Caio. Tizio e Caio non si parlano da anni dopo aver litigato durante un pranzo domenicale in famiglia.

11ir12.jpgCaio da anni non vive più in Italia: si è trasferito in Canada da molti anni. Tuttavia, quando ha saputo delle gravi condizioni del padre, ha preso il primo volo ed è tornato a Caciucco.

Tizio e Caio, per evitare di incontrarsi (perché si odiano) vanno in ospedale in momenti diversi della giornata: Tizio durante la pausa pranzo e Caio all’ora di cena. Visto che sono uguali come due gocce d’acqua, tutti pensano che il signor Sempronio Eutanasi abbia un solo figlio, che viene a trovarlo due volte al giorno.

MartaUna sera, all’ora di cena, Caio viene apostrofato dalla signora che porta i pasti ai malati nelle camere. “Mi hanno detto di non portare da mangiare a suo padre … si è aggravato, vero? Povero signor Sempronio! Mangiava sempre tutto, anche se si lamentava della qualità del cibo”.

11ir12.jpgPurtroppo” dice Caio con voce rotta “Non c’è più nulla da fare! Mi spiace solo che debba morire qui in ospedale…

MartaMa non è mica obbligatorio morire in ospedale!” esclama la signora. “certamente … se non sapete come muovervi non vi autorizzano. Sa com’è, per l’ospedale è più comodo che le persone muoiano qui.

 

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E come posso fare per portarlo a casa?” chiede Caio.

 

Marta

 

Signore mio” risponde grave l’addetta ai pasti “deve compilare dei moduli e mandarli in diversi uffici. E poi deve chiedere anche il Nulla Osta al Comune, pre-avvisare le pompe funebri e chiamare i vigili del fuoco…

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Anche i vigili del fuoco?” chiede Caio allibito.

 

Marta

 

Certamente: le bare sono fatte di legno e per metterle in casa ci vuole una pre-verifica dei vigili del fuoco”.

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Accidenti” dice Caio grattandosi la barba “In Canada, dove abito io, non è così complicato. Basta dire all’ospedale che si porta a casa la persona”.

 

Marta

 

Signore mio” sospira la signora “qui in Italia siamo esperti nel rendere difficili le cose facili! Ad ogni modo, io conosco una associazione, tipo la Croce Rossa, ma privata, che, proprio per favorire i decessi fuori dall’ospedale, si occupa di richiedere tutti i permessi e può trasportare suo padre a casa”.

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Ma i vigili del fuoco? Contattano loro anche quelli?

Marta

 

Certamente e si occupano anche della bara, del funerale e di tutto il resto. A un prezzo contenuto. Ma bisogna fare presto…

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Ci penserò. Prima devo convincere mio fratello”.

 

 

TERZA PARTE: UNA GUERRA TRA POVERI

Il giorno seguente, l’infermiere e l’addetta ai pasti si incontrano per caso alla macchinetta del caffè.

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Come vanno gli affari?” chiede lui, ridendo sotto i baffi

Marta

 

Abbastanza bene … ho trovato un “pollo” che vuole far morire suo padre in casa. Ho già avvisato quelli dell’ambulanza. Perché secondo me stasera mi dice di sì. Poi loro fanno “la mezza” con le pompe funebri “Hora Pacis”, che fanno a loro volta “la mezza” con me. Tu invece?

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La solita routine: c’è il signor Eutanasi che sta per rendere l’anima al creatore e suo figlio mi ha chiesto se gli segnalo qualcuno delle pompe funebri. Mi sa che sta volta chiamo quelli della “Ora pro Nobis”, che è un po’ che non li chiamo… e forse riesco a farmi dare la mancia anche dal figlio!

Marta

 

Ma come!!!” esclama adirata la signora “il figlio del signor Eutanasi è venuto anche da me! Non è che mi stai rubando i clienti?

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Certo che no: è venuto prima da me… quindi sei tu, al massimo, che mi hai rubato il cliente!”

Marta

 

Sai cosa ti dico?” sospira l’addetta ai pasti “Secondo me ci sta facendo perdere solo tempo… e non sarebbe il primo. Dobbiamo capire se c’è qualche altro “collega” che gira per l’ospedale e cerca di farci le scarpe!

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Hai ragione” conclude l’infermiere “Pensa tu che fatica che bisogna fare, oggi giorno, per arrotondare lo stipendio… ai tempi di mio padre era tutto diverso!

 

 

QUARTA PARTE: EPILOGO

Intanto, in reparto, Tizio e Caio sono nella camera di loro padre. Si sono dati appuntamento in ospedale, per decidere il da farsi. Il signor Eutanasi sta dormendo, con il viso sereno. Probabilmente gli hanno dato dei sedativi. Le sue funzioni vitali sono costantemente monitorate su uno schermo, attaccato alla parete accanto al letto.

11-12-aSecondo me è meglio che lo lasciamo qui” dice Tizio con decisione “così fanno tutto quelli delle pompe funebri… ci pensa l’infermiere, che è tanto gentile”.

11ir12.jpgSì, però papà avrebbe voluto morire nel suo letto di casa… è un po’ più complicato: bisogna chiamare anche i vigili del fuoco. Ma quelli dell’ambulanza, che lo porteranno a casa, penseranno loro a tutto”.

11-12-a

 

Io non ho tempo di stare a casa di papà, ad accogliere quelli che vengono a fare le condoglianze… la camera mortuaria dell’ospedale è molto più comoda”.

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Sei sempre il solito menefreghista”.

11-12-a

 

E tu sei sempre quello che complica le cose facili!

 

Tizio e Caio stanno per mettersi a litigare, quando vedono che Sempronio Eutanasi si sta agitando. L’uomo sembra essersi improvvisamente svegliato da un lungo sonno. Apre gli occhi, si toglie il respiratore, si mette seduto e li guarda con viso spiritato. Poi comincia a parlare, con una voce che sembra venire dall’oltretomba:

SEMPRONIO

 

Siete i soliti imbecilli! Io non so come ho fatto a mettere al mondo due figli così. Secondo me visto che siete gemelli, madre natura non aveva abbastanza cervello e ve ne ha messo metà a testa!”

 

Tizio e Caio guardano il padre “redivivo” senza parole. E il padre continua a parlare:

SEMPRONIOMa non vi siete accorti che quei due, l’infermiere e l’addetta mensa, vi stanno fregando? Fingono di aiutarvi, ma in realtà vi indirizzano a qualche ditta o qualche associazione di loro conoscenza, per prendersi un pezzo dei guadagni!”

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Ma allora… non dobbiamo chiamare i vigili del fuoco!” esclama Caio.

SEMPRONIO

 

Certo che no: secondo te i pompieri perdono il loro tempo a controllare le bare da morto?”

 

 

Tizio e Caio rimangono in silenzio, imbarazzati. Il padre ricomincia a parlare:

SEMPRONIOSe avessi tempo, chiamerei il notaio per rifare il testamento e diseredarvi. ma purtroppo, non ho più tempo. Siete fortunati! Sul testamento ho anche scritto le mie ultime volontà: voglio essere cremato. Ho anche scritto il nome della ditta da contattare. E’ la “Cinerem Reverteris”… conosco il titolare, il signor Lucio Fiamma. E’ uno che sa il fatto suo”.

 

Improvvisamente, Sempronio Eutanasi si accascia sul letto e muore. I figli lo guardano con le lacrime agli occhi, tirando un sospiro di sollievo…


 

ANDREA:  Allora? Come ti sembra?

MASSIMO: Mi sembra divertente e irriverente… forse il dott. Illuminati, quando lo leggerà, capirà un po’ di cose. Pubblichiamolo!


1aIl dott. Mario Illuminati, RPCT dell’Azienda Ospedaliera di Caciucco, ha appena finito di leggere il post di @spazioetico. Ed è visibilmente arrabbiato. “Accidenti!” esclama “Uno non fa in tempo ad avere una bella idea… e subito arriva qualcuno che gliela smonta! Io pensavo di risolvere il problema della corruzione post-mortem mandando i pazienti a morire a casa loro e cosa scopro? Che la corruzione “esce dalla porta” ed entra nell’ambulanza… Corruzione deambulante… non me lo sarei mai immaginato!”


 

MASSIMO: E’ proprio vero, caro il mio RPCT. La corruzione, secondo il Manuale di Integrity Action, è un “meme”, cioè un “fenomeno che evolve costantemente attraverso un processo di selezione naturale”. Per questo è così difficile da contrastare. Se tu inserisci una misura di prevenzione, pensando di risolvere il problema, non fai altro che aprire le porte a nuove e più evolute forme di corruzione. 

ANDREA: Perciò è così importante l’attività di monitoraggio delle misure! Già, io ho altri esempi di questo “memetismo” della corruzione. Te ne racconterò uno veramente diabolico in uno dei prossimi post di @spazioetico.


 MORALE (?) C’E’ PIU’ CORRUZIONE IN CIELO E IN TERRA, ORAZIO, DI QUANTA NE SOGNI LA TUA IATROGENESI CULTURALE!!!


 

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Dialoghi sul conflitto di interessi (parte seconda). Interessi, reti di collegamento e processi decisionali

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…leggi la prima parte dei dialoghi…

PARTE SECONDA

In questo dialogo cercheremo di capire meglio cosa sono gli interessi, come si sviluppano le reti di collegamento e in che modo gli interessi influenzano (o tendono a influenzare) le nostre decisioni. 

MASSIMO (DI RIENZO): Quando si parla di conflitto di interessi, si pensa subito a persone che hanno delle relazioni (familiari, professionali o di altro tipo) e che hanno degli interessi privati, che possono entrare in conflitto con gli interessi pubblici. Come possiamo rappresentare queste relazioni?

ANDREA (FERRARINI): Possiamo rappresentare queste relazioni come dei grafi, cioè degli insiemi di nodi collegati tra loro da segmenti che, tecnicamente, si chiamano archi. Chiameremo questi grafi  reti di collegamento. Le reti di collegamento possono avere diverse forme. Ecco alcuni esempi:

reti_di_dollegamento

Le reti di collegamento supportano gli interessi: consentono agli interessi di essere perseguiti, trasferiscono gli interessi da una persona all’altra e generano delle convergenze (a volte dei conflitti) tra gli interessi diversi. Possiamo localizzare gli interessi, posizionandoli sugli archi della rete di collegamento:

arco_1

Il fatto che gli interessi “corrano” sulle reti ne aumenta gli effetti: se un interesse è localizzato in una rete, allora può sfruttare le sue relazioni e influenzare, direttamente o indirettamente, i nodi di quella rete. Un semplice esempio può spiegare questo fenomeno di diffusione.

Immagina che un ragazzo di nome Marco cominci a lavorare come agente assicurativo. Marco ha sicuramente un elevato interesse a vendere una assicurazione. Per incassare la provvigione, Marco deve trovare qualcuno che sia altrettanto interessato a sottoscrivere una assicurazione. Marco ritiene il prodotto assicurativo molto conveniente e quindi lo sottoscrive lui stesso: non guadagnerà nulla, ma godrà dei benefici dell’essere assicurato.

Marco è la prima persona ad avere interesse a sottoscrivere l’assicurazione:

arco_2 

Marco ha un amico, che si chiama Luca. Marco gli parla del prodotto assicurativo che ha appena sottoscritto e anche Luca comincia ad essere mosso dall’interesse a sottoscrivere il prodotto assicurativo:

 arco_3.png 

Luca ha un amico, e visto che in questa storia tutti i protagonisti hanno il nome di un evangelista, questo amico si chiama Giovanni. Luca decanta a Giovanni tutti i benefici che si possono avere, sottoscrivendo l’assicurazione di Marco e Giovanni è la terza persona che sviluppa un interesse per sottoscrivere il prodotto assicurativo:

arco_4

Non sappiamo come proseguirà la carriera di Marco: il passaparola tra i suoi amici basterà ad assicurargli un futuro da agente assicurativo? Probabilmente no. Se Marco è inserito in una struttura di multi-level marketing (vendita piramidale), probabilmente non guadagnerà nulla (a meno che sia posizionato al vertice della piramide). Ma a noi non interessa il destino di Marco. Ci interessa semplicemente notare come lo stesso interesse (l’interesse a sottoscrivere una assicurazione) si diffonda nella rete di collegamento, sfruttando le relazioni tra i nodi.

Il «collante» delle reti collegamento, ciò che mette in relazione i nodi della rete, è rappresentato da:

  • Relazioni (familiari, affettive, amicali, professionali)
  • Attività (opportunità di svolgere attività)
  • Benefit (opportunità di acquisire beni o di acquistare prestigio)

collante.jpg

Le reti di collegamento che si basano solo sulle relazioni non sono particolarmente attrattive.

Invece, quando il principale collante di queste reti è rappresentato da attività e benefit, queste reti possono crescere in modo esponenziale (in virtù del fatto che chi possiede benefit, oppure opportunità di svolgere attività, può distribuire una parte delle proprie rendite a nuovi soggetti). E possono crescere come reti a invarianza di scala, cioè una reti in cui i «nuovi arrivati» preferiscono relazionarsi con chi ha già molti collegamenti.

invarianza 

MASSIMO: Il tuo discorso è molto interessante, ma cosa c’entra con i conflitti di interesse?

ANDREA: C’entra, eccome! Se gli interessi possono muoversi nelle reti, allora possono anche entrare in conflitto, come le palle da biliardo che si urtano, o come le molecole di un liquido, quando si scalda. Un conflitto di interessi si genera quando una persona è mossa da due o più interessi che sono incompatibili tra loro. In particolare, a noi interessa il caso in cui l’interesse pubblico entra in conflitto con gli interessi privati. Per brevità, possiamo indicare con la lettera “p” l’interesse pubblico ed indicare gli interessi privati con qualsiasi altra lettera dell’alfabeto (a,b,c, ecc…).

MASSIMO: Caro Andrea, forse ci stiamo finalmente avvicinando al “cuore” del problema! Che non sono gli interessi. E nemmeno il fatto che gli interessi corrano sulle reti. Il problema è che le persone decidono, mosse dagli interessi. E se un interesse pubblico entra in conflitto con degli interessi privati, si possono generare dei dilemmi: l’agente pubblico non sa più come decidere e aumenta la nostra incertezza sulla qualità delle sue decisioni. E’ corretto?

Direi proprio di sì. E quindi dobbiamo capire meglio in che modo gli interessi possono influenzare le nostre decisioni.

Una decisione può essere pensata come un processo che si innesca in presenza di uno stimolo (input), al quale una persona può rispondere, adottando più comportamenti alternativi tra loro (ad esempio, i comportamenti A, B e C). Durante il processo decisionale, i vari comportamenti alternativi vengono “valutati” utilizzando dei criteri di scelta, che “filtrano” i comportamenti e permettono di selezionare un solo comportamento.

pd1.png

Ovviamente, si tratta di una rappresentazione dei processi decisionali molto semplificata, ma che può essere utile per capire, intuitivamente, come funzionano gli interessi.

Infatti, non c’è dubbio che gli interessi rientrino tra i criteri di scelta, che ci consentono di decidere i nostri comportamenti. Ovviamente, gli interessi non sono l’unico criterio che guida le nostre decisioni. Fortunatamente, nelle situazioni così complesse che incontriamo nella nostra vita, le nostre decisioni dipendono da diversi criteri:

  • dagli interessi;
  • dalle leggi e dalle regole;
  • dall’ethos, cioè dai valori condivisi dal nostro gruppo di appartenenza;
  • dai comportamenti più o meno diffusi, che le altre persone adottano e che noi possiamo imitare;
  • dai nostri valori personali;

MASSIMO: Sicuramente, le nostre decisioni dipendono dalla complessa combinazione (che a volte sembra una strana alchimia) di tutti questi criteri che tu indichi.  Ma gestire questa complessità sarebbe un problema. Quindi, possiamo limitarci a considerare solo gli interessi? Faremo finta che le decisioni dipendano solo dagli interessi, ma diremo che gli interessi “tendono” a guidare i processi decisionali: contribuiscono all’esito delle decisioni, ma insieme ad altri criteri.

ANDREA: Credo, che questa sia la strada giusta, per evitare di complicare troppo le cose. Consideriamo un caso molto semplice: un processo decisionale in cui si deve decidere se adottare o non adottare un certo comportamento “A”. Non ci sono alternative: o si adotta A, oppure non si compie alcuna azione (il che equivale a dire che si opta per Non-A).

Ogni giorno ci troviamo davanti a decisioni semplici (ma cruciali) di questo tipo: prendo o non prendo l’ombrello? Chiamo o non chiamo quella persona? Vado o non vado alla ennesima festa di compleanno di un compagno di classe di mia figlia? Decisioni di questo tipo sono connesse a processi decisionali che hanno la seguente struttura:

pd2

Immaginiamo adesso di avere un interesse (che indicheremo con la lettera “b”) che funge da unico criterio per il processo decisionale. In pratica, il processo avrà la seguente struttura:

pd3

Se non vogliamo rappresentare graficamente la struttura del processo decisionale, possiamo semplicemente elencare gli elementi che la compongono, mettendoli tra parentesi quadre, in questo modo:

  • [INPUT, A?, b, (A/non A)]

A? indica il comportamento oggetto della decisione, b il criterio di scelta, mentre (A/non A) sono i due output del processo decisionale.

L’interesse b funge da criterio di decisione:

  • se il comportamento A favorisce l’interesse b, allora il comportamento A verrà selezionato, altrimenti, se il comportamento A lede l’interesse B, verrà selezionato non A.

Per rappresentare questo processo di selezione, diremo che, in presenza di un comportamento A, l’interesse b reagisce acquisendo una carica positiva o negativa: diventa b+ se A lo favorisce, mentre diventa b, se A lo lede.

Non è possibile sapere a priori quale carica avrà b: dipende dal comportamento coinvolto nella decisione. Quindi, in termini molto generali, se c’è un solo interesse b e una sola azione A da valutare, il processo decisionale avrà uno di questi due esiti:

 pd4

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo modo di rappresentare la struttura dei processi decisionali mi sembra abbastanza complicato. Non pensi che i lettori di @spazioetico potrebbero confondersi?

ANDREA: Il sistema è complicato. E forse qualcuno dovrà leggere due o tre volte questo post, per assimilare tutti i concetti.

Indubbiamente, in situazioni così semplici (un solo interesse e una sola opzione da considerare) ce la potremmo cavare in modo intuitivo, senza rappresentare la struttura del processo decisionale.

Tuttavia, nei casi più complessi, questo metodo ci tornerà molto utile. Inoltre, la polarizzazione degli interessi aiuta, come vedremo, a spiegare perché, quando due interessi entrano in conflitto, si può generare un dilemma.

MASSIMO: Spiegati meglio! Lo sai che adoro i dilemmi!

ANDREA: Immagina questa situazione: Matteo (così citiamo anche il quarto evangelista!) è un funzionario pubblico. E deve prendere una decisione. Ma la sua decisione è influenzata da due interessi: l’interesse p (che è un interesse pubblico) e l’interesse a (che è un interesse privato).

Se entrambi gli interessi sono positivi (p+, a+) o negativi (p, a) avremo una convergenza di interessi. E Matteo saprà esattamente cosa fare. Se, invece, un interesse è positivo, mentre l’altro è negativo (per esempio se abbiamo p, a+), allora Matteo non saprà più cosa decidere: l’interesse p lo indurrebbe a non compiere una certa azione, mentre l’interesse a+ lo spingerebbe a compiere quella stessa azione contraria all’interesse p.

MASSIMO: Cioè l’azione contraria all’interesse pubblico!

ANDREA: Esatto!

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo ragionamento fila, ma secondo me manca ancora qualcosa! Gli interessi non sono tutti uguali. Alcuni interessi sono più forti di altri. Se per Matteo l’interesse privato è più forte (per esempio perché scegliendo una certa azione può avere un guadagno personale), allora l’interesse privato vincerà sull’interesse pubblico e non avremo più un conflitto di interesse, ma un caso di corruzione

ANDREA: Hai ragione, Massimo! Gli interessi non sono solo positivi o negativi, ma anche forti o deboli. Però ci devo pensare… ne parleremo la prossima volta!

Vai alla terza parte dei dialoghi…

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Dialoghi sul conflitto di interessi. Prima parte

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Prendi un filosofo. Uno bravo come Andrea Ferrarini. Distoglilo per qualche tempo dalle sue occupazioni preferite, come stare con la sua famiglia e andare a ballare.

Insieme a lui, vai in giro per l’Italia ad incontrare dipendenti pubblici.

Condividi l’urgenza che, dopo quattro anni di prevenzione della corruzione, bisogna affrontare il toro per le corna. La bestia in questione si chiama “conflitto di interessi”.

Immagina con il filosofo di cui sopra vari scenari con al centro sempre un “mitico” agente pubblico che deve prendere una decisione difficile.

Discuti animatamente sul problema dei problemi: le persone non sanno riconoscere né i propri né gli altrui conflitti di interessi. Perché?

Immagina uno strumento che faccia emergere il conflitto di interessi dai molteplici “collegamenti di interessi”, come dicono i francesi (“lien d’intérêts”) che ognuno di noi ha.

Insisti sull’importanza dello sguardo dell’opinione pubblica e della percezione di imparzialità dell’operato dell’agente pubblico. Perché a volte ci sembra così importante un punto di vista che, per forza di cose, risulta parziale e incompleto?

Quale è il risultato di tutto questo? Un emozionante viaggio all’interno del conflitto di interessi. Un viaggio di esplorazione in qualcosa di assai complesso e controverso.

Ecco, infatti, alcune osservazioni comuni da cui siamo partiti:

  • l’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi in Italia è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli agenti pubblici, né quella delle amministrazioni che dovrebbero gestirli,
  • il concetto di “interesse” è molto vago; negli Stati Uniti qualcuno propone di sostituirlo o ampliarlo con una terminologia più adeguata (ad esempio, “benefit”, in ambito sanitario), che aiuti le persone a identificare meglio i rischi.
  • una generale sottovalutazione del conflitto di interessi da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni.
  • oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni. Le persone hanno paura a far emergere i collegamenti di interesse perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione e dall’opinione pubblica.
  • conseguentemente, le situazioni emergono solo quando il “collegamento” di interessi diventa “conflitto” o non emergono affatto.
  • dati i collegamenti di interessi come connaturati all’essere umano e non eliminabili, occorre valutarne l’intensità. Come fare? Sappiamo per certo che una valutazione di tipo formalistico non funziona, né funzionerebbe una valutazione esclusivamente “economica”.
  • Quale è il ruolo della dimensione “organizzativa” ed “etica”?

Questi mesi di studio e di discussioni sono stati accompagnati da una realtà ancora più vivace della nostra pur fervida immaginazione. Il privilegio di vivere in Italia consiste nel poter esplorare questi fenomeni mentre si manifestano nella realtà. La vicenda del Direttore del Ministero della Salute, quella dell’Assessore milanese, nonché la triste vicenda dell’Università di Firenze. Siamo stati ispirati dal comportamento del ricercatore italo-inglese, nonché dalla lettera del professor Semplici al Corriere che ci ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta.

Nei dialoghi che vi proponiamo c’è l’idea che senza l’accettazione della complessità del fenomeno il conflitto di interessi rischia di diventare una barzelletta raccontata male.

Noi siamo partiti da alcune definizioni che abbiamo condiviso nel corso del tempo.

Gli uomini fanno un sacco di cose “per interesse” e le conseguenze dei conflitti di interesse (specialmente nel settore pubblico) spesso vengono raccontate dalle pagine dei giornali. Ed una di queste conseguenze è la corruzione.

Tuttavia è’ difficile dire cos’è un conflitto di interessi. Ed è ancora più difficile dire cosa sono gli interessi.

Cominciamo con delle definizioni:

  • Un interesse è un movente delle azioni umane
  • Un conflitto di interessi è una situazione nella quale l’interesse primario di un agente tende a interferire con l’interesse primario del suo principale.

Quindi, possiamo pensare agli interessi come a “qualcosa” che orienta le decisioni delle persone. E ai conflitti di interesse come a “situazioni” (cioè stati di cose) in cui:

  • un soggetto (il principale) delega un altro soggetto (l’agente) a curare il suo interesse (interesse primario)
  • l’azione dell’agente (finalizzata dalla cura dell’interesse primario) è “disturbata” dall’esistenza di un interesse secondario (che nulla ha a che fare con gli interessi del principale).

Nel conflitto di interessi, l’interesse secondario “tende” a interferire con l’interesse primario. Se l’interesse secondario prende il sopravvento, se l’agente si mette a curare solo l’interesse secondario, allora il conflitto di interessi “evolve” in qualcosa d’altro: in una frode o, nel settore pubblico, nella corruzione.

Il conflitto di interessi si genera perché il principale e l’agente sono legati da una relazione (una relazione di delega, chiamata anche “relazione di agenzia”). Quindi, per studiare i conflitti di interesse bisogna analizzare, innanzitutto, le relazioni.

Nei prossimi post Andrea Ferrarini ci guiderà in una vera e propria immersione nel mondo delle relazioni e degli interessi ad esse collegati. Buona avventura!

VAI ALLA SECONDA PARTE DEI DIALOGHI

 

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