@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi Categorie: TRASPARENZA

La trasparenza passa per dei buoni tubi in PVC

7aIl TAR Campania colpisce ancora. Dopo aver simbolicamente tirato un uppercut al Golia Garante della Privacy, il Tribunale Amministrativo campano torna a far parlare di se con una nuova sentenza.

Si tratta della sentenza n. N. 06028/2017 ed ha a che fare con dei tubi. Ebbene sì, il 22 marzo 2017 il Comune di Marigliano, in provincia di Napoli, aveva negato l’accesso civico generalizzato richiesto un mese prima dalla società Gemis s.r.l. volto “a visionare ed estrarre copia degli atti della Direzione dei lavori e/o del RUP, di estremi e data non conosciuta, da cui possa evincersi se l’appaltatore ha posto in opera i tubi offerti“.

Davanti al TAR Campania la Gemis s.r.l. ha impugnato il suddetto provvedimento di diniego. La Gemis aveva perduto la gara di appalto, a suo dire, perché la ditta vincitrice, la Giemme lavori s.r.l., aveva inserito nella propria offerta la posa di uno specifico tubo in PVC rigido denominato Alvehol, sempre a dire della società ricorrente, di difficile (se non impossibile) reperimento sul mercato. Per questo voleva vederci chiaro.

Questi bellissimi ed introvabili tubi sono stati realmente collocati laddove si sarebbero dovuti collocare?

Si badi bene, la Gemis non eccepisce la regolarità della gara (per questo sarebbe bastato un accesso documentale), ma vuole operare un controllo sull’attuazione dell’appalto. Ovviamente esprime un interesse diretto; indirettamente, però, una volta che l’informazione diviene “pubblica” attraverso l’accesso generalizzato, si dà l’opportunità a tutti di conoscere come sono state utilizzate le risorse pubbliche. Ciò che è stato “promesso” in sede di gara, è poi stato effettivamente realizzato? E questo ha senso nell’ottica dell’accesso civico generalizzato.

Se pensiamo, ad esempio, ai viadotti che crollano sulle nostre autostrade, sui tetti delle scuole che dovrebbero proteggere i nostri bambini, al di là dello specifico interesse commerciale dei concorrenti alle gare, esiste un evidente interesse pubblico a conoscere questo tipo di informazioni.

Nel caso specifico, inoltre, esisteva un interesse dell’amministrazione in chiave prevenzione della corruzione. Il Comune si è mostrato in questo caso assai reticente, mentre avrebbe avuto l’opportunità di rilevare una potenziale “anomalia“. 

Dunque, l’amministrazione, in prima battuta, nega l’accesso rilevando, tra l’altro, che “ogni impugnativa relativa alla gara va richiesta alla S.U.A. del Comune di Marigliano ovvero Provveditorato OOPP Campania, Molise e Puglia”.

Successivamente, il diniego viene impugnato avanti al T.A.R. che con la sentenza 5299/2016 respinge il ricorso evidenziando, tra l’altro, che l’istanza di accesso non poteva essere esaminata alla luce del nuovo istituto dell’accesso civico in quanto non ancora entrato in vigore al momento della presentazione della domanda.

Ed è così che a colpi di carte bollate, la Gemis decide di avanzare istanza di accesso civico generalizzato. Il Comune, che in teoria avrebbe dovuto avere il medesimo interesse a fare chiarezza su questi benedetti tubi, nega l’accesso.

Il TAR smonta una ad una le motivazioni con cui il Comune nega l’accesso. Ve le riportiamo perché rappresentano un utilissimo punto di riferimento per gestire future istanze di accesso.

Prima motivazione. Secondo il Comune, l’istanza sarebbe generica, non sarebbe chiaro il tipo di informazione richiesta e avrebbe una “latitudine abnorme, siccome astrattamente riferibile ad una pluralità indifferenziata di atti“.

Il TAR chiarisce. Sul punto è agevole replicare che l’informazione richiesta è assolutamente puntuale in quanto limitata a sapere se sono stati collocati i tubi in PVC della qualità promessa in sede di gara. Deve rammentarsi che l’accesso civico generalizzato ha ad oggetto non solo documenti ma anche “dati e informazioni”. E’ evidente che nella fattispecie non risulta complicato per l’amministrazione individuare la documentazione in suo possesso dalla quale possa evincersi l’informazione richiesta.

ESATTO!!! In realtà, è proprio il contrario di quanto afferma il Comune. Il problema è che a volte le amministrazioni non sanno dove andare a pescare i dati e le informazioni. Il problema è, anche, che la legge e successive Linee Guida, per “proteggere” le amministrazioni da un certo stalking istituzionale che purtroppo abbiamo constatato andando nei Comuni, hanno ampliato la discrezionalità delle amministrazioni nel valutare la “massività” delle istanze. Con il risultato che, se non si vuole dare accesso, è abbastanza facile, almeno in prima battuta, aggrapparsi alla “indeterminatezza” e alla “massività” della documentazione richiesta. 

Seconda motivazioneL’istanza della Gemis sarebbe ispirata da motivazioni diverse (quelle del concorrente che ha perso la gara) e, pertanto, non si conforma allo spirito dell’accesso civico generalizzato; inoltre, non vi sarebbero i presupposti di cui al d.lg. n. 163/2006 per concedere l’accesso agli atti avendo la ricorrente fatto acquiescenza agli esiti della gara.

Il TAR chiarisce. In primo luogo, deve osservarsi che l’istanza non è stata formulata ai sensi della normativa sugli appalti che qui non viene in rilievo.

In secondo luogo, va rilevato che l’accesso civico ha “lo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico..”. Sotto tale profilo la richiesta di verificare l’effettiva posa in opera dei tubi promessi dalla controinteressata rientra pienamente nella finalità voluta dalla legge di consentire un controllo sull’uso delle risorse pubbliche.

Ritiene, inoltre, il Collegio che l’indagine sulle “reali motivazioni” del richiedente l’accesso civico generalizzato esuli dai compiti attribuiti al Comune che deve limitarsi a verificare che non ricorrano casi di esclusione previsti dalla legge.

ESATTO!!! Il Comune “sìndaca” le motivazioni dell’accesso. Questo è un “atteggiamento” da 241/90, ma non c’entra nulla con l’accesso civico generalizzato.  E’ un atteggiamento tipico, facilmente rilevabile in molti dinieghi fin qui operati dalle amministrazioni. E’ vero che le motivazioni della società richiedente hanno a che fare con l’essere risultata soccombente in sede di gara. Ma quando si effettua il controbilanciamento degli interessi, non si valuta la motivazione del richiedente, bensì l’interesse della collettività a conoscere che, in questo caso, esiste ed è anche “rilevante” e “attuale” (cfr. il test di interesse pubblico nell’accesso divico generalizzato).

Questo atteggiamento viene stigmatizzato dal TAR anche in riferimento alla terza e quarta motivazione. Ma, proprio nell’ottica del “test” di cui sopra, è cruciale capire se l’apertura di quel dato può produrre un pregiudizio concreto per il controinteressato (la società Giemme lavori s.r.l.). Per operare il controbilanciamento, infatti, dobbiamo mettere sull’altro piatto della bilancia un potenziale danno agli interessi privati. In questo caso non si tratta della tutela dei dati personali, ma della tutela degli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica.

Quinta motivazione (per noi la più importante). Si farebbe riferimento alla prevalenza sul diritto di accesso dell’interesse della controinteressata a mantenere riservati i propri canali di approvvigionamento e le relative condizioni; sul punto la controinteressata (la società Giemme lavori s.r.l., ndr) invoca la lettera c) del comma 2 dell’art. 5 bis del d.lg. n. 33/2013 a mente del quale l’accesso civico è rifiutato “se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati…c) gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d’autore e i segreti commerciali”.

Il TAR chiarisce. La domanda di accesso della ricorrente è unicamente volta a sapere se siano stati posti in opera i tubi (le cui qualità sono state descritte nella gara e, dunque, note) promessi con l’offerta; in questo senso, l’amministrazione dovrà consentire l’accesso solo al documento nel quale è contenuta tale informazione (senza disvelare “i canali di approvvigionamento e le relative condizioni” che l’impresa aggiudicataria è riuscita a ottenere e ciò in assoluta coerenza con le statuizioni di questo Tribunale).

Si rammenta in proposito che l’accesso civico generalizzato (a differenza dell’accesso ordinario) ha ad oggetto non solo documenti ma anche meri “dati e informazioni”. Entro questi limiti (e il Comune dovrà eventualmente oscurare gli atti dai quali possano evincersi le particolari modalità di approvvigionamento dei tubi e le condizioni economiche ottenute dalla controinteressata) non si ravvisa alcun confliggente interesse economico e commerciale che possa subire un pregiudizio dalla conoscenza dell’informazione in questione. E’, infatti, come detto già noto il tipo di tubi (in PVC rigido denominati Alvehol prodotti dalla Sirci di diametro mm. 800 e mm. 1.200 con rigidezza anulare SN 16) che l’impresa ha garantito in sede di gara di utilizzare, pertanto, non si comprende a quale segreto tecnico e know how riservato faccia riferimento la controinteressata essendo l’informazione richiesta unicamente tesa a verificare l’effettiva posa in opera degli stessi (in linea con la finalità dell’accesso civico generalizzato che consente un controllo diffuso sull’operato della p.a.).

In altri termini, non si ravvisa dalla divulgazione dell’informazione in questione un pregiudizio concreto agli interessi della Giemme.

Ed è qui che il TAR Campania ripropone un ragionamento analogo a quello utilizzato per la precedente sentenza che abbiamo commentato.

Insomma, per noi che ci occupiamo di trasparenza e libertà di accesso da tanto tempo, sembrano eccezioni scontate, ma evidentemente, un po’ per inconsapevolezza, un po’ per un atteggiamento consolidatosi nel tempo e nell’applicazione dell’accesso documentale, un po’ perché la legge ha sovrapposto l’accesso civico generalizzato all’accesso documentale sotto il profilo del procedimento, nonostante i due istituti siano profondamente diversi, le amministrazioni faticano ad adeguarsi.

E complimenti ai giudici del TAR Campania che, in solitudine, promuovono una corretta interpretazione dello “spirito” dell’accesso. 

Fondi europei, di “strutturale” c’è solo la cattiva amministrazione?

6a

I Fondi Strutturali e di Investimento Europei  (Fondi SIE), noti anche come “Fondi strutturali” (tout-court) di tanto in tanto riempiono le pagine distratte dei quotidiani nazionali. Si tratta, per chi non li conoscesse, delle risorse che l’Europa destina ai Paesi membri per favorire  la crescita economica e occupazionale. E sono una montagna di soldi che devono essere gestiti dalle Regioni sulla base di Programmi Operativi che ne determinano le linee di indirizzo e le modalità di attuazione.

E’ di ieri la notizia che la Sicilia perderà circa 380 milioni di euro. Così titola il quotidiano ilsicilia.it: “Piove sul bagnato. Sulla spesa europea la Regione accusa un duro colpo. Il Tribunale dell’Unione europea ha infatti respinto il ricorso relativo al taglio dei fondi“. Ed il Corriere della Sera tuona: “Falle nella gestione e nei controlli” (tra l’altro questo articolo ha un curioso incipit dedicato alla cosiddetta anticorruzione inutile, sul quale siamo decisamente d’accordo…). Si tratta, per la precisione, di irregolarità che si sarebbero verificate in attuazione del ciclo di programmazione 2000-2006. Ma siamo sicuri che le cose vadano meglio ora?

Recentemente  la Corte dei Conti italiana ha di nuovo stigmatizzato le amministrazioni italiane per il mancato utilizzo di ingenti risorse provenienti dai suddetti Fondi relativamente, questa volta, al ciclo di programmazione 2014-2020. 

Questa è la situazione.

cortedeiconti.png

Sembra un disco rotto o un ritornello impazzito: Nel periodo di Programmazione la capacità di spesa e di pagamento è ben lungi da registrare i livelli attesi“. Quante volte in questi ultimi venti anni abbiamo sentito, letto o ascoltato questa affermazione? Da cosa dipende questa atavica “mala gestio“?

Sarebbe il caso che le Autorità competenti, compresa l’ANAC, finalmente, osservassero il macro-processo “gestione delle politiche di sviluppo locale” anche e soprattutto dal punto di vista della prevenzione della corruzione.

Si accorgerebbero che c’è un altissimo livello di esposizione a rischi corruttivi praticamente in tutte le fasi del processo.

Il processo è “peculiare“: cioè è particolarmente esposto ad asimmetrie informative in tutte le fasi; inoltre, il processo è spesso “vulnerabile“: le amministrazioni, specialmente quelle dove le risorse destinate sono maggiori, sono da sempre in carenza operativa e gestionale. Esiste una (sostanziale) “opacità” nonostante esistano specifiche regole comunitarie che impongono un “(teoricamente) alto livello di trasparenza.

A dire il vero, le regole europee, sancite dal Regolamento europeo 1303/2013, si limitano a rendere visibile solo parte del processo di gestione dei fondi. In particolare, parte dell’attuazione ed i risultati degli interventi. In realtà, la visibilità di gran parte del processo dipende da un certo “atteggiamento” di apertura che le amministrazioni, in particolare le Regioni, adottano (o non adottano).

In sintesi, possiamo distinguere tre distinte fasi nel macro-processo:

PROGRAMMAZIONE: si tratta della fase di adozione e consolidamento dei regolamenti europei e della scrittura dei documenti di programmazione nazionali e locali. Rendere trasparente questa fase è cruciale per elaborare documenti di programmazione che contestualizzino meglio gli obiettivi e favorire la partecipazione al dibattito pubblico. 

ATTUAZIONE: si tratta della fase di selezione degli interventi e di esecuzione degli interventi. La trasparenza della fase di selezione richiede l’apertura di informazioni in merito:

  • ai criteri di selezione delle operazioni,
  • alla tracciabilità del processo di selezione delle operazioni,
  • alla pubblicazione dei bandi o avvisi pubblici
  • alla tracciabilità del processo di scelta delle procedure da applicare
  • alla tracciabilità della procedura per l’individuazione del soggetto fornitore e dei servizi o esecutore delle opere.

La trasparenza della fase di esecuzione degli interventi, invece, richiede l’apertura di informazioni in merito:

  • all’oggetto fisico acquistato,
  • all’infrastruttura realizzata,
  • agli interventi costruttivi realizzati.

VALUTAZIONE: Il Regolamento richiede di attuare azioni di informazione e comunicazione sui risultati e sull’impatto dei contratti di partenariato, dei programmi operativi e degli interventi. La trasparenza di questa fase richiede l’apertura di informazioni in merito:

  • ai risultati ottenuti da ogni singolo intervento,
  • ai risultati ottenuti a livello di singolo Programma operativo,
  • agli impatti a livello di singolo Programma operativo.

La soluzione contro l’opacità nella gestione dei Fondi Strutturali era stata individuata in Opencoesione, il portale  sull’attuazione dei progetti finanziati dalle politiche di coesione in Italia.

Il limite di Opencoesione, tuttavia, è che rende visibile solo la trasparenza dell’evento, cioè del singolo intervento, ma non la trasparenza dei processi decisionali (dove sta la corruzione vera). Quindi Opencoesione è un ottimo strumento, ma può darsi che la corruzione abbia già lavorato a monte, ad esempio nella selezione degli obiettivi del programma e nella selezione delle operazioni.

I fattori di rischio che abbiamo osservato da vicino sono del tutto peculiari. Ad esempio, quando si fanno i conti sull’attuazione c’è sempre un’autorità nazionale o europea che tuona più o meno con le stesse parole: “la situazione è di forte affanno in termini di volumi sia di impegno che di spesa in quasi tutti i programmi operativi, nazionali regionali e nei diversi Fondi“?

La spiegazione che viene “istituzionalmente” fornita è sempre la solita: “il quasi fisiologico ritardo nell’inizio delle attività progettuali vere e proprie, derivante dai tempi tecnici necessari all’avvio della fase progettuale e alla scelta dei progetti da realizzare“, ma questo è solo parte del problema e riguarda la maladministrationcioè l’atavica incapacità di amministrare queste risorse. 

La Corte dei Conti aggiunge: “Le predette ragioni, peraltro, non possono esimere questa Sezione dallo stigmatizzare il grave ritardo di attuazione dell’attuale periodo di Programmazione, che si rivela addirittura in peggioramento rispetto al precedente, considerando lo stesso momento valutativo (circa metà del settennio). Le conseguenze potrebbero essere molto critiche, qualora questa situazione di quasi stallo non trovi una decisa accelerazione nel breve termine. L’ottimismo iniziale ha dovuto fare il conto con la situazione reale. Né le percentuali di spesa finali del periodo di Programmazione 2007-2013, che sono risultate positive dopo un inizio critico, debbono alimentare l’ottimismo dato dalla  convinzione che, alla fine, i fondi europei si sono spesi quasi per intero; come si è visto nel relativo capitolo della presente relazione, non è importante solo la quantità della spesa, ma soprattutto la qualità“.

In realtà ci sono fortissimi “interessi secondari” che spingono affinché sia così. Interessi che interferiscono con l’interesse primario ad una buona gestione dei fondi. Per buona gestione intendiamo non solo la capacità di spendere, cioè di assorbire le risorse che vengono stanziate per l’Italia, ma anche la qualità della spesa, cioè, progetti che realizzino una “discontinuità” in termini di sviluppo economico di un determinato territorio (ora, peraltro, si parla per lo più di un rallentamento del declino).

Arrivare sempre fuori tempo massimo favorisce la polverizzazione delle risorse attraverso il gioco dei “progetti sponda“, cioè di progettualità già realizzate o in fase di realizzazione che nulla hanno a che fare con lo sviluppo locale ma che permettono di aumentare il tasso di assorbimento e la percentuale di spesa. E’ così che “interessi secondari” di amministratori locali ed operatori economici, legandosi all’interesse primario di spendere i soldi, ma escludendo l’altro interesse primario a spenderli bene, invadono il campo della gestione dei fondi, orientandone le scelte. Un meccanismo corruttivo (è bene utilizzare le parole appropriate) arcinoto ma che sembra impermeabile a qualsiasi ciclo di programmazione. 

Una valutazione “addomesticata” attraverso meccanismi di selezione del cosiddetto “valutatore indipendente” e di successiva gestione che metto in stretta relazione controllante e controllato, con buona pace dell’indipendenza del giudizio. 

Interessanti anche i processi di selezione delle Autorità di Gestione dei Fondi, nonché di selezione e gestione delle Assistenze tecniche. Lo scorso novembre l’Antitrust ha multato il cosiddetto cartello della consulenza che si si era accordato per spartirsi una gara Consip per fornire supporto tecnico nel monitoraggio dell’uso dei fondi strutturali.

 

In ogni fase del ciclo di pianificazione, attuazione e valutazione dei fondi europei ci sono rischi specifici, ben noti agli addetti ai lavori, che andrebbero approfonditi perché ormai da molto tempo è chiaro che i meccanismi corruttivi sono costantemente all’opera nella gestione di queste importanti risorse.

Appunto, qualcuno potrebbe chiedersi: di “strutturale” c’è solo la cattiva amministrazione?

 

 

 

Racconto di Natale @spazioetico

natale_MdR_AF.png

Se @spazioetico fosse una famiglia, cosa accadrebbe il giorno di Natale? Ovviamente ci sarebbero due papà: Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini e le loro rispettive mogli. Ma, si sa, il Natale è la festa dei bambini, e allora ci dovrebbe essere anche i figli, che ovviamente si chiamerebbe Onesto e Chiara, visto che parliamo di integrità e trasparenza! Dal momento che i papà viaggiano sempre in treno, un giorno Onesto potrebbe chiedere a Babbo Natale un bel trenino Frecciarossa in miniatura, mentre Chiara potrebbe voler giocare con l’allegro chirurgo. E qui ha inizio il nostro assurdo racconto di Natale…

Onesto ha chiesto un modellino del treno Frecciarossa per Natale. E Massimo Di Rienzo lo ha comprato su Ultrazon, che garantisce una consegna quasi immediata vessando il proprio personale con condizioni di lavoro estreme.

Mentre Chiara ha chiesto l’allegro chirurgo. E Andrea Ferrarini lo ha acquistato, sempre online, attraverso il gruppo di “genitori responsabili” su Facebook. Il gruppo è composto, appunto, da “genitori responsabili” che in aperta ostilità con lo sfrenato consumismo del Natale, cercano di contenere le spese scambiandosi i giochi usati.

Ma cominciamo da Onesto. Come in una tragica simulazione della vita reale, anche il Frecciarossa in miniatura è destinato ad arrivare in ritardo. Ultrazon ammette, con una ferale mail, l’impossibilità di consegnare entro il 24 dicembre a causa del protrarsi delle assurde richieste dei propri lavoratori che, quest’anno, vorrebbero addirittura togliersi le maschere ad ossigeno che li tengono in vita durante il lavoro. Il Frecciarossa arriverà con 120 min… ops, arriverà solo il 6 gennaio.

Povero Onesto, il giorno di Natale è proprio deluso di non trovare il proprio trenino e pone una domanda fatidica a Massimo Di Rienzo:

Papà, perché Babbo Natale non mi ha portato il trenino Frecciarossa? Sono stato forse cattivo”?

Ma certo che no, Onesto” risponde Massimo Di Rienzo “forse c’è stato un problema… vediamo se lo zio (Andrea Ferrarini) sa cos’è successo (e se non lo sa, improvvisa!)

Onesto va dal dallo zio e ripete la domanda.

Sicuramente è un caso di mala gestio nella consegna dei regali… bisogna chiedere a Babbo Natale!” risponde Andrea, non sapendo di firmare così la condanna a morte del povero papà Massimo!

Infatti, Onesto è un bambino intelligente e, anche se non ha mai capito che razza di lavoro facesse il papà (Massimo Di Rienzo), ogni tanto sbircia nei suoi appunti. Era rimasto colpito quel giorno in cui aveva letto che esisterebbe un modo per conoscere qualsiasi cosa: “L’accessibilità TOTALE. Deve essere proprio il modo giusto per sapere cosa è successo con il mio regalo”. Corre da papà Massimo e gli dice: “Papà, dobbiamo presentare una istanza di ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO a Babbo Natale!

Il 26 di dicembre, l’istanza di ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO è pronta per essere inviata all’Ufficio Consegne Regali di Natale (UCRN), con sede in Via Rovaniemi 25 a Roma. Nell’istanza, Onesto chiede a Babbo Natale l’ostensione “della documentazione relativa alla gestione (arrivo letterina, produzione, impacchettamento e invio)” del suo trenino Frecciarossa.

Il 31 dicembre, con grande sorpresa di papà Massimo, arriva la risposta dell’Ufficio Consegne, a firma del dott. Elfo Puccini che, essendo di Milano, è l’unico a non essere in ferie quel giorno:

Caro Onesto,

ci scusiamo per l’increscioso ritardo nella consegna del tuo regalo. Tuttavia, non possiamo fornirti le informazioni richieste, perché nella tua istanza non si ravvedono le finalità di controllo sul buon andamento dell’Amministrazione Natalizia, che sono tipiche dell’istituto dell’ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO. La tua richiesta sembra piuttosto finalizzata a tutelare il tuo diritto al regalo di natale. Infatti la tua letterina per Babbo Natale è stata protocollata dall’Ufficio Ricezione Letterine (URL) ed è a tutti gli effetti una istanza di parte che ha avviato il procedimento amministrativo di consegna dei regali. Ti consigliamo, quindi, di fare una istanza di ACCESSO DOCUMENTALE ai sensi della L. 241/1990”.

Papà Massimo gira la risposta allo zio Andrea, che dopo aver letto, esclama: “Accidenti, nipote mio. Non so se sei titolato per fare un accesso ex. L. 241/1990: ora dovremo dimostrare che hai un interesse legittimo, concreto e attuale ad accedere al procedimento di consegna… Secondo me dobbiamo lasciare star stare… E’ troppo difficile parlare con Babbo Natale…

No zio” risponde Onesto “io voglio difendere il mio diritto di sapere! Ormai non è più una questione personale, ma una questione di trasparenza! Non voglio più sapere se sono stato buono o cattivo. Piuttosto, come tutti i bambini, ho diritto a conoscere come Babbo Natale e i suoi Elfi gestiscono i loro regali di Natale! C’è scritto nel libro di papà!

Allora devi cambiare l’oggetto della tua domanda!” interviene papà Massimo. “Devi chiedere di avere accesso al Registro dei Regali, chiedendo i seguenti dati:

  • Data di arrivo delle letterine
  • Regali richiesti
  • Elfi responsabili della commessa
  • Codici di invio del regalo al Reparto Renne
  • data di partenza delle slitte e nomi delle renne responsabili della consegna
  • data di consegna dei regali
  • indirizzi dei bambini riceventi”.

Perfetto” esclama Onesto. E va a riscrivere la sua istanza di ACCESSO GENERALIZZATO.

Passano i giorni. Ormai è il 4 gennaio. Il trenino non è ancora arrivato e Onesto sembra aver dimenticato il suo regalo e anche il suo impegno per la trasparenza natalizia!

Quand’ecco che arriva una R.E.C. (Renna Elettronica Certificata) che consegna la risposta alla seconda istanza di ACCESSO CIVICO GENERALIZZATO, a firma dell’Elfo Gestore, che si occupa della spedizione dei regali:

“Caro piccolo Onesto,

risponderemmo volentieri alla tua istanza di accesso civico generalizzato. Tuttavia, per autorizzare l’accesso al Registro dei Regali dovremmo contattare tutti i controinteressati, cioè tutti i bambini del mondo. Si tratta di circa due miliardi di controinteressati e questo elevatissimo numero qualifica la tua istanza di accesso come massiva e manifestamente irragionevole. Dobbiamo quindi negare l’accesso. Se ti interessa prendere visione dei dati aggregati relativi alla gestione dei regali, puoi visionare la Sottosezione “Letterine e Procedimenti” della Sezione “Natale Trasparente” sul sito web di Babbo Natale. Augurandoci di averti ancora presto tra i nostri clienti, ti auguriamo un felice anno nuovo e una felice Epifania”.

Onesto ha le lacrime agli occhi: “Papà… ma insomma, questo trenino perché non è arrivato? Davvero sono stato cattivo? Oppure è un caso di maladministration natalizia?

Allora Massimo, per non vedere il suo piccolo figlio in quelle condizioni, fa istanza di riesame all’Elfo responsabile della trasparenza, osservando che non c’è alcuna necessità di contattare i controinteressati dal momento che l’istanza non genera alcun pregiudizio avverso la tutela dei dati personali.

Pochi giorni dopo arriva la ferale risposta dell’Elfo responsabile che, sulla base del Parere richiesto al Garante della tutela dei dati personali, esprime, ancora una volta, il proprio sprezzante diniego:

In primis, in base alla più recente giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’articolo 10 della Cedu non conferisce, in via generale, all’individuo il diritto di accesso alle informazioni in possesso delle autorità pubbliche (e Babbo Natale è di fatto e di diritto un’autorità pubblica), né obbliga tali autorità a conferire allo stesso le medesime informazioni. 

In secundis, la presunta assenza dei controinteressati cozza contro la realtà fattuale. L’istanza del richiedente, infatti, è predeterminata alla conoscenza dell’indirizzo del bambino richiedente. Ebbene, l’ostensione dell’indirizzo consentirebbe di risalire all’identità del relativo bambino ivi abitante. La signoria vostra si troverebbe così a risalire all’identità di tutti i bambini del mondo. Potrebbe, essa stessa, ad esempio, utilizzare tali dati personali a scopi commerciali, ottenendo un illecito vantaggio rispetto agli operatori economici concorrenti e causando una illecita, sproporzionata e ingiustificata interferenza nei diritti e nella libertà dei controinteressati. La signoria vostra, infatti, potrebbe utilizzare tali dati nonostante NON ci sia stata una ESPRESSA AUTORIZZAZIONE da parte dei titolari (bambini riceventi). I dati personali, infatti, devono essere raccolti e registrati per scopi determinati, espliciti e legittimi, ed utilizzati in altre operazioni del trattamento in termini compatibili con tali scopi (art. 11 Codice della Privacy, lett. B)).   

Massimo Di Rienzo non riesce più a mentire a suo figlio. Sa che il trenino Frecciarossa, dopo una serie di vicissitudini, scioperi ed errori di spedizione, non sarà recapitato prima del 6 di gennaio.

Cerca di consolarlo come fanno tutti i padri che non sanno cosa diavolo dire: “Sicuramente anche Chiara non ha ricevuto il suo allegro chirurgo in tempo!”. Così vanno a trovare lo zio Andrea Ferrarini.

Appena entrati in casa Ferrarini, il piccolo Onesto non può fare a meno di notare un vecchio ma ancora funzionantissimo “Allegro chirurgo” in bella posa sul tappeto del soggiorno. “Ciao Onesto”, grida sua cugina Chiara, “vuoi giocare con me? Sai che l’allegro chirurgo non era arrivato in tempo? Allora papà Andrea mi ha aiutato a chiedere spiegazioni e, dal momento che il gruppo Facebook è svedese, ho potuto accedere a tutto il processo di consegna in tempo reale. Allora abbiamo capito che la gestione delle spedizioni era stata puntualissima, ma le poste italiane avevano avuto un problema con la consegna. Che trasparenza! Non ho dovuto fare alcuna istanza e nessun procedimento è stato attivato. Era semplicemente un SERVIZIO informativo che mi è stato messo a disposizione. E, tu caro Onesto, come è andato il tuo Natale?”.

Il piccolo Onesto rivolge a papà Massimo uno sguardo pieno di frustrazione e di risentimento. Massimo sa che il piccolo potrebbe chiedergli di aiutarlo ad attivare una ulteriore istanza, chissà, questa volta al Tribunale Amministrativo Natalizio, che prevede un notevole esborso ed un esito incerto, senza contare che se ne parlerebbe a Pasqua del nuovo anno.

Allora fa un lungo respiro e poi si rivolge al figlio: “Figlio mio, non c’è trasparenza senza verità. E’ inutile che continui a scrivere istanze di accesso a Babbo Natale. Te lo devo proprio dire: Babbo Natale… ehm… NON ESISTE!

buone_feste.jpg

…da parte di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini @spazioetico.

Accesso Civico Generalizzato. L’uppercut della trasparenza

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

In un precedente post avevamo posto la questione di una progressiva erosione del nuovo istituto dell’accesso civico generalizzato ad opera del Garante della Privacy che con i suoi pareri ha più volte ribadito la non esistenza di un diritto a conoscere, diversamente da quanto enfaticamente affermato dal (cosiddetto) FOIA italiano.

Se volessimo fare un paragone pugilistico, dalla campana del primo round, data dell’entrata in vigore della normativa, abbiamo assistito ad uno scontro impari, in cui uno solo dei due pugili (il Garante della Privacy) ha menato fendenti, ganci e diretti, mentre l’altro contendente (un fantasma chiamato Trasparenza) ha incassato quasi a difesa abbassata.

Ma come spesso accade nei film di box, proprio quando sembra che il destino è segnato per il contendente evidentemente più debole, ecco il colpo di coda, l’uppercut che non ti aspetti e che mette temporaneamente al tappeto lo stupito contendente stra-favorito dai bookmaker

Grazie alla segnalazione del nostro Andrea Del Negro, RPCT della ULSS n. 4 del Veneto Orientale, nonché appassionato di trasparenza e integrità almeno quanto se non più di noi, abbiamo scovato la sentenza del TAR CAMPANIA – NAPOLI, SEZ. VI – sentenza 13 dicembre 2017 n. 5901.

Leggete bene qui sotto.


E’ illegittimo, per difetto di motivazione, il diniego di accesso civico, opposto in merito ad una istanza ostensiva, avanzata ex d.lgs. n. 33 del 2013, tendente ad acquisire documenti ed informazioni concernenti la presenza sul luogo di lavoro di un dipendente a tempo indeterminato di una società a partecipazione pubblica e, in particolare, ai dati ed ai fogli di presenza e/o a corrispondenti strumenti, anche informatici, di rilevazione delle presenze sul luogo di lavoro, in quanto atti pubblici, relativi ad un determinato arco temporale, che sia motivato con esclusivo riferimento alla opposizione del dipendente interessato; infatti, la documentazione dalla quale emergono i rilevamenti delle presenze del personale in servizio rientra proprio nell’ambito della possibilità di controllo sul perseguimento da parte di un dato ente delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo da parte di questo delle risorse pubbliche, finalizzato alla partecipazione al dibattito pubblico.


Ma ricostruiamo brevemente il caso.

Il signor Gennaro Esposito (nome di fantasia) chiede ad una società partecipata pubblica, Sviluppo Campania (questo nome è reale, invece), assoggettata alla direzione e al controllo della Regione Campania (che è anche socio unico) di acquisire documenti ed informazioni concernenti la presenza sul luogo di lavoro – nel periodo compreso tra l’1.1.2017 e la data della istanza (17.2.2017) – del dott. Bruno Scalise (nome di fantasia), impiegato direttivo con contratto di lavoro dipendente a tempo indeterminato.

Per essere precisi, l’istante ha richiesto alla detta società di accedere a dati e fogli di presenza e/o a corrispondenti strumenti, anche informatici, di rilevazione delle presenze sul luogo di lavoro, in quanto atti pubblici, riferiti al dott. Scalise nel suddetto arco temporale.

La società Sviluppo Campania, nella gestione dell’istanza compie tre fatidici errori:

Primo. Fa rispondere in prima istanza, al Responsabile della Trasparenza, negando così il diritto dell’istante ad un riesame interno, privando il procedimento di un possibile intervento del Garante della Privacy e costringendolo l’istante ad esercitare l’opposizione davanti al Tribunale Amministrativo Regionale.  

SecondoNega l’accesso sulla scorta della opposizione espressa dal controinteressato, mentre sappiamo bene che l’opposizione del controinteressato rappresenta una “posizione” da valutare nella gestione del procedimento, ma non può la motivazione basarsi esclusivamente su di essa.

Terzo. La società sindaca e valuta le motivazioni del richiedente, affermando che l’istanza non è tesa ad esercitare un “controllo diffuso” nello spirito della norma ma è stata presentata al fine di accedere a dati personali di un soggetto determinato. Questo, forse, è l’errore più grave, visto che uno dei presupposti della norma è proprio quello di non entrare nel merito delle motivazioni che spingono l’istante a richiedere i dati e le informazioni al fine di escludere l’accesso (al massimo si può rilevare la motivazione in sede di test dell’interesse pubblico per capire la rilevanza e l’attualità dell’interesse a conoscere).

Meglio avrebbe fatto la società ad appellarsi alle ragioni di riservatezza, dal momento che i dati sulle assenze dal servizio potrebbero contenere dati sensibili e personali. E sarebbe stata pienamente in linea con quanto il Garante della Privacy va affermando da circa un anno a questa parte.

Comunque. Il TAR rileva l’esistenza dei tre “difetti di gestione” dell’istanza, ma si spinge anche ad affermare altro.

In sede di ricorso al TAR, infatti, la società partecipata aferma che “la vincolatività dell’atto a contenuto negativo deriverebbe dalla circostanza che si trattava di richiesta afferente a “dati personali”, non rivolta ad esercitare un “controllo diffuso” sull’operato della P.A.“.

Qui sta il quarto errore. La società non ha effettuato il bilanciamento tra l’interesse alla tutela dei dati personali e l’interesse a conoscere, decidendo autonomamente che la motivazione del richiedente nulla avesse a che fare con il controllo generalizzato dell’operato della PA (e chi l’ha detto?). Nel nostro precedente post abbiamo fatto vedere come si realizza questo bilanciamento a seguito del test di interesse pubblico.

Ma non ha effettuato nemmeno il cosiddetto “harm test, cioè non ha fatto riferimento ad alcun pregiudizio concreto che l’ostensione del dato della presenza al lavoro dello Scalise avrebbe comportato. Riguardo ad eventuali dati sensibili (assenze per malattia o altro), afferma il TAR, si sarebbero potuto facilmente procedere con un oscuramento.

Ed ecco il passaggio che ci ha fatto saltare sulla sedia (perché aspettavamo da tempo che qualcuno lo affermasse con uguale perentorietà).

Considerando gli interessi in gioco e cioè il diritto a conoscere se un dipendente di una società in controllo pubblico (assimilata a una pubblica amministrazione ai fini dell’applicazione della disciplina in tema di prevenzione della corruzione e della trasparenza a norma dell’art. 2 bis del d. lgs. 33/2013) e costituita con soldi pubblici, sia semplicemente presente al lavoro in un determinato periodo e il diritto del controinteressato a che non sia rivelata la presenza perché afferente a un dato personale, appare certamente prevalente il diritto a conoscere del richiedente tenuto anche conto che, come dichiarato dallo stesso ricorrente, l’amministrazione nel fornire tale dato generico avrebbe potuto omettere tutte le informazioni che emergevano dai documenti di presenza impattanti con il diritto alla riservatezza del controinteressato, quali per esempio l’astensione dal lavoro per malattia.
Ad avviso del Collegio, infatti, la documentazione dalla quale emergono i rilevamenti delle presenze del personale in servizio rientra proprio nell’ambito della possibilità di controllo sul perseguimento da parte di un dato ente delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo da parte di questo delle risorse pubbliche, finalizzato alla partecipazione al dibattito pubblico“.

E ancora…

Non si comprende in che modo il dato richiesto se diffuso all’esterno (che comunque andrebbe utilizzato dal richiedente nel rispetto del Codice della privacy) potrà ledere le libertà fondamentali dell’interessato, la sua dignità, la riservatezza, l’immagine e la reputazione o ancora esporlo a pericoli mentre diventa necessaria, nello spirito della riforma sulla trasparenza, la conoscenza del dato preciso ed esclusivo al fine di verificare se il soggetto dal 1 gennaio al 17 febbraio 2017 è stato presente presso la società di appartenenza“.

Un vero gancio al mento ben assestato!

Il TAR, per la prima volta (lo sottolineiamo), afferma che il diritto a conoscere prevale sulla tutela del dato personale, se tale dato può servire ad un corretto esercizio del controllo sull’operato della pubblica amministrazione.

Ora vedremo cosa succederà. Questa sentenza mette in discussione un anno di Pareri del Garante della Privacy che, invece, ha sempre affermato che la tutela del dato personale è “Religione di Stato”.

Questo match entra nel vivo ed il nostro interesse cresce. Stiamo per aprire un servizio di scommesse su chi assesterà il prossimo colpo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: