SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Conflitto di interessi. Come imparare a riconoscerlo?

Questo video è un estratto di un nostro intervento al Convegno Nazionale “Conflitto di interessi in sanità”, tenutosi a Catania il 21 giugno 2019. L’Associazione Professionale SPAZIOETICO è stata invitata dal Responsabile Scientifico del Convegno, dottor Paolo Emilio Russo, ad animare una discussione dal titolo “Ecologia delle relazioni dell’agente pubblico”. 

Nel corso di questo Convegno e durante la nostra presentazione, abbiamo fatto un piccolo gioco sociale per mostrare alla platea cosa sia un conflitto di interessi e come gli interessi secondari possano interferire in concreto con l’interesse primario del principale.

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Verso un “Modello Evolutivo” per la prevenzione della corruzione

“La nostra indagine non è diretta verso i fenomeni, ma verso le ‘possibilità’ dei fenomeni”.
(Ludwig Wittgenstein – Ricerche Filosofiche, § 90)

 

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

1. “Dove sono i corrotti?”:  il Modello Evolutivo

Abbiamo concluso il post precedente, promettendovi un un nuovo modello di lettura ed interpretazione del “fenomeno corruzione”. Lo faremo in questo post, partendo da un (finto) articolo di giornale:

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Perché le persone diventano disoneste? Nessuno dei Piani Anticorruzione approvati dalle singole amministrazioni, anche in conformità con i Piani Nazionali di ANAC, riesce a rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile.

Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevenire le dinamiche corruttive….

Il “non detto” delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza nemmeno saperlo. Il “non detto” delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il cosiddetto “Modello Evolutivo”.

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Le derive dell’anticorruzione all’italiana

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Didascalia dell’immagine: “ooopsss… mi sono perso”…

 

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

L’Italia è uno strano Paese. Anche se assomiglia e viene descritto come un “malato cronico”, sembra sempre colto da malanni improvvisi: crollano le montagne e si grida contro il governo che non fa nulla per l’emergenza da rischio idrogeologico, crollano i ponti delle autostrade e si grida all’emergenza dello stato delle opere pubbliche, avvengono fatti di corruzione e si grida contro il governo perché non fa nulla per… sbloccare i cantieri, opssss…

A proposito di corruzione. La corruzione è una ben strana malattia, almeno quando si manifesta nel nostro strano Paese. La corruzione è sempre un’emergenza. La corruzione, si dice, è come una pestilenza. Ma la peste uccide il corpo nel quale è penetrata. Invece, in Italia questa pestilenza sembra essere strutturale. E’ l’unica malattia mortale che lascia in vita il malato.

Come tutte le malattie mortali, ciclicamente si tenta di salvare lo strano paziente.

L’equipe medica che sta curando di questi tempi il “malato Italia” è assai strana anch’essa. Più che essere divisa sulla diagnosi (si tratta veramente di “peste”?), cioè su quale strana malattia abbia colpito questo strano Paese, i nostri arditi patrioti si impiccano vicendevolmente nel cercare di trovare una cura.

Da una parte un gruppo di medici, gli “honesti”, si accanisce terapeuticamente con trattamenti invasivi: “Sono cure innovative”, dicono, “che nessuno ha mai provato prima. Con l’aumento delle pene, gli agenti sotto copertura, il DASPO e altro, spazzeremo via la malattia dal corpo contaminato da agenti patogeni resistentissimi”.

Dall’altra parte un secondo gruppo di sanitari, i “compassionevoli”, sono più orientati all’umanesimo delle cure e allo staccare la spina quando è necessario, nonostante ostentino rosari e simboli religiosi: “Mettiamo il paziente nelle mani della Madonna. Stacchiamo tutto!” I compassionevoli sono dell’opinione che il malato non ce la farà. E allora perché accanirsi tanto? Lasciamo che gli ultimi giorni di vita del paziente siano all’altezza della vita che ha vissuto. “Lasciamogli fare baldoria!” Abolendo, de facto, il codice degli appalti, lasciando che il paziente viva gli ultimi momenti della sua strana esistenza in una fulgida epopea edonistica. Così, affermano i compassionevoli, dopo circa un breve periodo di goduria assoluta il malato allegramente passerà a miglior vita.

In realtà esiste anche un altro gruppo di medici che, a detta di molti, praticano la medicina omeopatica. Questi strani medici che chiameremo “i Mary Poppins dell’anticorruzione”, anch’essi piuttosto ignari della malattia, si impegnano molto nella somministrazione di pillole di zucchero, strani farmaci, che loro chiamano Piani anticorruzione. Queste strane medicine a forma di supposta devono essere somministrate a cicli di tre anni, salvo poi assumerle una volta all’anno per via endoprocedimentale. La medicina è del tutto inutile nel trattare la presunta malattia da corruzione endemica. Ma gli effetti collaterali, invece, in alcuni casi possono essere drammatici.

Che la prevenzione della corruzione sia diventata di fatto una forma di omeopatia non dipende tanto dalla bontà dell’idea del prevenire. A livello internazionale sono tutti d’accordo nel mostrare come la repressione può fino ad un certo punto determinare una modifica nei comportamenti degli agenti pubblici. Piuttosto in questo strano Paese l’omeopatizzazione della prevenzione della corruzione dipende da come è stata architettata e dalle strane “derive” che ha assunto in questi primi sei anni di attuazione.

La prima deriva l’abbiamo chiamata “controllo di qualità”. Dal momento che l’ordine dei medici omeopatici, ANOC (Associazione Nazionale Omeopatici della Corruzione) ha stabilito che la corruzione si manifesta quando c’è “cattiva amministrazione” o mala gestio, allora i Piani anticorruzione hanno cominciato ad assumere le sembianze di piani di miglioramento e gestione della qualità dei processi organizzativi. Il motto sembra essere: “Meglio si lavora, meno si rischia che si manifesti un evento corruttivo”. In questa deriva gli eventi di corruzione che leggiamo sui Piani triennali delle amministrazioni sono spesso o degli elenchi predeterminati di condotte “tipiche” deconstestualizzate, oppure degli eventi di maladministration, cioè di cattiva amministrazione che nulla hanno a che fare con le dinamiche “atipiche” della corruzione. Infine, non una parola sugli interessi, primari e secondari, che competono o che convergono nei processi organizzativi. Salvo, alla fine, accorgersi che la corruzione c’è anche dove le amministrazioni funzionano perché essa non dipende dalla qualità dei processi, i quali amplificano solo il rischio di corruzione, ma dalle convergenze e dai conflitti di interessi che entrano in gioco e che costituiscono l’innesco della corruzione.

La seconda deriva la chiameremo dello “spaghetti western” ed è diretta derivazione della prima. Siccome in questa strana prevenzione della corruzione non si è mai visto un corrotto, ma solo processi organizzativi, schemi e fogli excel, giustamente chi rema contro alla prevenzione ha gioco facile nel dimostrare che questo modo di fare prevenzione in realtà non previene un bel niente. Pertanto, si tende a dividere il mondo in buoni e cattivi. Si grida alla mela marcia. Senza pensare, perché in sei anni di attuazione non si è mai provato ad indagare sull’evidenza che il fattore umano è il vero motore della corruzione. La dinamica e la percezione dei bisogni, le relazioni che soddisfano i bisogni e, infine, gli interessi che sono le strategie di soddisfazione dei bisogni e che corrono sulle relazioni non hanno patria in questo omeopatico “far finta di niente”. Perciò esistono gli onesti e i disonesti. In mezzo, invece, c’è una complessità di bisogni, relazioni ed interessi che se non si conoscono e se non si categorizzano correttamente avrebbero fatto diventare disonesta anche la mia vecchia zia che è morta, si dice, ancora vergine.

Una severa rotazione non si nega a nessuno”. Qui la disumanizzazione della prevenzione della corruzione ha una sorta di sublimazione assoluta. La terza deriva della prevenzione della corruzione, o “deriva del tagadà”, assume il punto di vista del “siccome siamo tutti disonesti, ruotiamo gli incarichi”. La deriva del tagadà, che occorre dire chiaramente è l’uso inappropriato di una misura utile se inserita in un quadro di approfondita analisi organizzativa, mette nelle mani di uno sprovveduto Principale il potere assoluto di spostare, delegittimare, indebolire, destrutturare gli agenti o gli uffici di una intera amministrazione. Proprio recentemente abbiamo sottolineato, insieme ad altri, l’esito per fortuna positivo di una vicenda giudiziaria piuttosto antipatica, ma frutto del genio italico applicato all’anticorruzione di carta. Si tratta della vicenda del capo della Polizia locale di un Comune a cui è stata applicata la rotazione per toglierlo di mezzo dopo che aveva denunciato alla Corte dei Conti la condotta di alcuni agenti. La vicenda è giunta finalmente in Cassazione. L’ha spuntata, per fortuna, il nostro protagonista. Noi la portiamo spesso in aula per sottolineare il fatto che le misure anticorruzione hanno un impatto organizzativo molto forte e messe nelle mani sbagliate possono produrre l’effetto inverso a quello auspicato.

La quarta deriva l’abbiamo chiamata “dell’utile carteggio” e ce ne siamo già occupati in un precedente articoletto che avevamo scritto lo scorso autunno a seguito di una serie di attacchi via stampa alla figura del Responsabile anticorruzione (RPCT). Ci si chiedeva (e ci si chiede tutt’oggi) quale spettro di azione abbia il nostro RPCT a seguito di una segnalazione interna: può attivare strumenti di controllo, oppure si deve limitare a verificare che le misure del Piano siano state correttamente attuate (in questo secondo caso si avrebbe, come evidente, una “deriva” inutil-burocratico-formalistica della sua azione). Il RPCT non è un detective, né lo sceriffo di Nottingham e questo era alquanto pacifico, ma la domanda sorge spontanea: cosa diavolo deve fare l’RPCT? A tale proposito, il compito, per come lo interpreta l’ANAC, si tradurrebbe in un semplice “carteggio” con i vertici amministrativi sulla buona o cattiva salute in cui versa il Piano anticorruzione (PTPC) dell’Ente. La deriva dell’utile carteggio viene tirata in ballo in questo modo: “Se nel PTPC esistono misure di prevenzione adeguate, il RPTC è opportuno richieda per iscritto ai responsabili dell’attuazione delle misure – come indicati nel PTCP – informazioni e notizie sull’attuazione delle misure stesse” (così nella Delibera n. 840 del 2 ottobre 2018). E ancora, nella stessa Delibera: “Dalla lettura delle norme sopra richiamate si evince, inoltre, che il RPCT, nell’esercizio delle proprie funzioni – secondo criteri di proporzionalità, ragionevolezza ed effettività, rispetto allo scopo delle norme richiamate – non possa svolgere controlli di legittimità o di merito su atti e provvedimenti adottati dall’amministrazione, né esprimersi sulla regolarità tecnica o contabile di tali atti, a pena di sconfinare nelle competenza dei soggetti a ciò preposti all’interno di ogni ente o amministrazione ovvero della magistratura“.

Ci sono anche altre derive nel mondo dorato dell’anticorruzione. Una delle più divertenti è la “deriva dell’estintore”. Essa consiste nel riempire le aule di formazione di spauriti dipendenti pubblici e poi chiamare magistrati, giudici, consiglieri, e quant’altro per farsi raccontare più o meno sempre le stesse cose, cioè che chi è corrotto entra nel peggiore dei gironi dell’inferno dantesco. Questa specie di formazione provoca, di fatto, terrorismo psicologico, da un lato, e allontanamento totale e comprensibile da qualsivoglia coinvolgimento nelle strategie di prevenzione che, invece, si dovrebbero muovere sulla consapevolezza delle dinamiche individuali ed organizzative che generano il rischio di corruzione, attraverso strumenti che aiutino i dipendenti pubblici a decodificare correttamente le situazioni che vivono e le relazioni della propria sfera personale.

Un’altra interessante deriva è quella che chiamiamo “del battitore”. A fine 2017 è stata adottata una specifica legge sul whistlebowing, cioè sulle segnalazioni di condotte illecite, che mirava ad estendere le tutele per il segnalante. Poi, più o meno ogni giorno, sono uscite fuori notizie su persone che pur segnalando, sono state licenziate, mobbizzate e quant’altro. Il whistleblowing è una condotta che si fa risalire alla caccia alla volpe inglese, quando i signorotti a cavallo si accompagnavano ad una più umana platea di “soffiatori di fischietto” ai quali era delegato il compito di girare per la foresta e “stanare” con l’emissione di acutissimi fischi, l’odiata ma per molti versi innocua, volpe. Non si è compreso, o non si è voluto comprendere, che il contesto italiano non è paragonabile alla caccia alla volpe inglese. Piuttosto, dovremmo prendere a misura del whistleblowing italiano la caccia alla tigre in India. Sì, quella divertente occupazione che gli inglesi trasportarono dall’altra parte del mondo e che vedeva protagonisti gli stessi signorotti a cavallo, questa volta, di un elefante, contornati da una schiera di “battitori” che entravano nella foresta con l’obiettivo di stanare una assai meno docile tigre, finendo sistematicamente più o meno sbranati. Qui in Italia, in presenza di un contesto “tigre”, ci preoccupiamo di salvaguardare la difesa dell’incolpato (“deriva garantista”), oppure abbiamo bisogno di sapere con certezza cosa ha in mente chi segnala e l’animo con cui segnala (“deriva moralista”), oppure ancora riteniamo che un buon whistleblowing possa essere garantito automaticamente dalla qualità della piattaforma tecnologica attraverso cui vengono raccolte le segnalazioni (“deriva tecnologica”), mentre sarebbe necessario al più presto valutare modalità e tempi di recezione della Direttiva europea.

Insomma, una gran confusione regna sovrana. Con tutte queste derive, l’anticorruzione comincia ad assomigliare ad un naufragio… O quanto meno è evidente che il sistema di prevenzione fa acqua da tutte le parti. Forse allora è il caso di ripartire da due idee fondamentali.

1. La corruzione non è un’emergenza. La corruzione è il costo strutturale di una relazione complessa e ineludibile che esiste tra i cittadini, l’amministrazione pubblica e gli agenti che la rappresentano, a tutti i livelli.

2. Non possiamo permetterci di non prevenire la corruzione. La prevenzione della corruzione, o meglio, l’idea della prevenzione della corruzione è un po’ come l’Europa, o meglio, l’idea di Europa.

L’odierno dibattito sull’Europa, allo stesso tempo, mette in discussione la stessa idea di una Europa unita, nonché il funzionamento dell’Europa come insieme di istituzioni.

Se appare a molti inaccettabile che si torni ad una Europa delle nazioni, visto che la globalizzazione impone un abbattimento progressivo dei confini nazionali, non appare così eretico discutere, invece, su come questa idea di Europa si sia realizzata in concreto: una burocrazia distante, istituzioni poco rappresentative, limitata ed ipocrita cessione di sovranità da parte delle nazioni, egoismi nazionalistici, e via dicendo…

Il dibattito sulla prevenzione della corruzione in Italia sembra soffrire della stessa contraddittorietà: da una parte si mette in discussione la stessa esistenza di una architettura di prevenzione della corruzione, che sarebbe inutile, anzi, per alcuni ostacolerebbe la rinascita economica del Paese, per altri limiterebbe il raggio d’azione degli interventi repressivi.

In realtà, a noi sembra assai più corretto, come si dovrebbe fare anche per il dibattito sull’Europa, concentrarsi su quale idea di prevenzione della corruzione è stata fino ad ora attuata. Quasi tutti i Paesi dell’OCSE hanno adottato soluzioni e strategie di prevenzione della corruzione, il che porterebbe l’Italia, nel caso si abbandonasse questo percorso, in una posizione assai peculiare se si pensa che Paesi meno esposti al rischio di corruzione adottano strategie di prevenzione anche più sofisticate della nostra.

Se il dibattito si sposta su quale prevenzione della corruzione stiamo attuando in concreto in Italia, allora, a nostro avviso, c’è spazio per un profondo e radicale ripensamento.

Forse abbiamo bisogno di un nuovo modello di lettura ed interpretazione del “fenomeno corruzione”. Ed è proprio di questo che vi parleremo nel prossimo post.

State intonati”, come affermava una improbabile cantante in un altrettanto improbabile contest canoro..

Tornano le PILLOLE di INTEGRITA’ di SPAZIOETICO!

PILLOLE

Correva l’anno 2013. Non esisteva ancora il Piano Nazionale Anticorruzione.

Con le PILLOLE DI INTEGRITA’ nasceva una debole ma agguerrita resistenza contro l’anticorruzione delle carte e dei fogli excel. Un percorso che ci ha portato lontano. Da allora SPAZIOETICO ha promosso senza tregua la visione di una prevenzione della corruzione fondata sul coinvolgimento, sulla consapevolezza e sulla responsabilità dei protagonisti. Ed è stata (e sarà ancora di più nei prossimi anni) una visione vincente.

Le PILLOLE, da sempre, sono pensate come forma di supporto ai Responsabili della prevenzione della corruzione delle amministrazioni che spesso trovano difficoltà nel veicolare i concetti di base della prevenzione della corruzione o che hanno bisogno di illustrare ai dipendenti dell’amministrazione, in maniera semplice ma efficace, concetti chiave come, ad esempio, la nuova definizione di “corruzione”, il conflitto di interessi, la trasparenza, il rischio di corruzione, il whistleblowing, il codice di comportamento, l’antiriciclaggio e così via.

Migliaia di dipendenti pubblici si sono formati attraverso le nostre PILLOLE. Ora, dopo più di sei anni abbiamo pensato di rivitalizzare quel percorso con le nuove PILLOLE DI INTEGRITA’.

Due nuove PILLOLE attendono di essere somministrate!


Ci sono diverse modalità di fruizione delle PILLOLE.

MODULO_ORDINE

Le PILLOLE DI INTEGRITA’ possono essere richieste a SPAZIOETICO compilando il MODULO di ORDINE.

Questa modalità è consigliabile per i Responsabili della prevenzione della corruzione che intendono organizzare incontri di formazione interni e vogliono utilizzare le Pillole.

 

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Oppure, su UDEMY, la nota piattaforma di formazione a distanza, accedendo tramite il seguente COUPON:

Questa modalità è consigliabile per TUTTI, in particolar modo per chi intende acquisire conoscenze di base sul fenomeno corruttivo e sui principali strumenti di prevenzione della corruzione.

 

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Infine, il prodotto può anche essere acquistato su MEPA, il mercato elettronico della pubblica amministrazione. Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Il codice relativo alla PILLOLA di INTEGRITA’ “Comprendere la corruzione” è SE501. Il codice relativo alla PILLOLA di INTEGRITA’ “La casa dei sogni” è SE502.


Di seguito, i video di presentazione delle PILLOLE.

 

 

IL WHISTLEBLOWING. Video di presentazione del corso in ELEARNING

Per informazioni sul corso:
https://spazioetico.com/2019/04/10/il-whistleblowing-scheda-prodotto-elearning/

Testo del video

Andrea Ferrarini (AF). Molti non sanno che a novembre del 2017 il Parlamento italiano ha varato una legge che stabilisce alcune regole utili a proteggere il pubblico dipendente che segnala o denuncia condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro.

Massimo Di Rienzo (MdR). Una di queste regole è che il dipendente in questione, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa che sia collegata alla segnalazione.

AF. Non se ne sa molto, è vero. Anche perché si fa una gran confusione su questo nuovo istituto.

MdR. A partire dal nome che gli è stato attribuito: WHISTLEBLOWING. Ma che significa?

AF. Significa “soffiare nel fischietto” e se ti iscriverai a questo corso scoprirai anche da dove proviene questa strana locuzione.

Sono sicuro che il Whistleblowing inneschi un’infinità di dilemmi etici. Da una parte il bene comune, l’integrità di un’organizzazione pubblica ed i diritti che deve garantire. Dall’altra la sicurezza individuale, la difesa contro possibili ritorsioni che, in alcuni contesti, non riguardano solo la sfera professionale del dipendente che segnala, ma anche la sfera personale.

MdR. Esatto. Proprio per la complessità e la delicatezza del comportamento di segnalazione, abbiamo bisogno di accompagnare quasi per mano chi parteciperà a questo corso ad esplorare tutte le possibili dinamiche. Per questo abbiamo deciso di iniziare questo nostro percorso introduttivo al corso sul Whistleblowing con una breve storia.

Il dottor Mario Rossi, ragioniere iscritto all’albo, è un funzionario che da poco lavora presso l’Ufficio Acquisti della Azienda Sanitaria Locale di Caciucco.

Nel preparare un disciplinare e leggendo alcuni documenti che l’Ente aveva prodotto, il dottor Rossi si imbatte in una serie di anomalie.

Si imbatte casualmente in tre diversi procedimenti di spesa.

Nel primo, la ASL ha affidato il servizio di pulizia di un immobile di sua proprietà, il Centro Congressi, ad una specifica ditta.

Il dottor Rossi verifica che il servizio non è stato affidato per gestire la pulizia di tutti gli immobili dell’Ente, ma solo per una specifica struttura, il Centro Congressi, per l’appunto.

Questa è la prima anomalia.

All’inizio non ci ha dato troppo peso, ma quello strano affidamento ha cominciato a scavare nella sua mente.

Ne aveva anche parlato con sua moglie.

Alcuni giorni dopo, il dottor Rossi nota che esistono, per la verità, altre due procedure di spesa non ancora definitivamente approvate.

In questo caso, l’Ente intende affidare, sempre alla stessa ditta e con due distinte procedure di acquisto, il servizio di pulizie di altri due immobili che ospitano ambulatori.

Questa è la seconda anomalia.

Il sospetto si acuisce quando il dottor Rossi osserva che la procedura che sta per essere utilizzata per la selezione del fornitore è, per tutte e tre le procedure di gara, l’affidamento diretto.

E questa è la terza anomalia.

Qui c’è qualcosa che non va.

Cosa fare?

AF. Allora Massimo, secondo te COSA FARA’ IL DOTTOR ROSSI? Ignorerà o Segnalerà? E se decidesse di non segnalare, violerebbe qualche regola?

Nel corso mostreremo tutte le possibili opzioni di segnalazione interna ed esterna che si trovano davanti al dottor Rossi.

MdR. Mostreremo il percorso di una segnalazione e la sua corretta gestione, sia da parte del superiore gerarchico che da parte dell’organizzazione.

AF. A cosa serve gestire correttamente una segnalazione?

MdR. Prima di tutto a tutelare il segnalante di fronte a possibili ritorsioni.

AF. Ho sentito parlare delle Policy di Whistleblowing? Ma di cosa si tratta?

MdR. Sono dei regolamenti che vengono adottati dalle amministrazioni per stabilire procedure certe di acquisizione e gestione delle segnalazioni. Ormai, quasi tutte le amministrazioni le hanno adottate.

Anche io ho una domanda per te Andrea. Ho difficoltà a capire l’oggetto di una segnalazione. Cioè, cosa dovrebbe esattamente se gnalare il dipendente nell’interesse dell’integrità della sua amministrazione?

AF. Iscriviti al corso e scoprirai questo e tante altre cose.

IL CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI. Il video di presentazione del corso in ELEARNING

Per informazioni sul corso:

https://spazioetico.com/2019/04/10/il-codice-di-comportamento-dei-dipendenti-pubblici-scheda-prodotto-elearning/ 

 

Testo del video

Massimo Di Rienzo (MdR). In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel dimostrarono in maniera brillante come la rimozione dell’etica nei processi decisionali avesse condotto a scandali, corruzione, addirittura catastrofi, come il disastro dello shuttle Challanger.

Andrea Ferrarini (AF). La conformità è essenziale in un’organizzazione, dal momento che rende chiari i confini entro cui ci si può muovere; tuttavia, se tutto si riduce ad un mero trasferimento di regole e procedure, si finisce per compromettere l’autonomia decisionale dei dipendenti.

MdR. Ti ricordi Andrea? Anche noi abbiamo fatto un piccolo esperimento. Abbiamo visto con i nostri occhi quello che i ricercatori americani hanno teorizzato, cioè che decidere in astratto è qualcosa di molto diverso dal decidere in pratica.

AF. Sì, Massimo ora vi raccontiamo cosa successe in uno dei nostri corsi di formazione, quando tutte le condizioni si allinearono in maniera favorevole per testare l’etica pratica dei partecipanti.

Eravamo in un corso di formazione con una trentina di partecipanti.

Davanti a noi, il registro presenze includeva il campo della firma di entrata e della firma di uscita.

Quando i partecipanti cominciarono ad accedere, avemmo la fortuna che il primo a compilare i vari campi decise, per un qualche motivo, di firmare sia l’entrata che l’uscita.

MdR. Un’occasione imperdibile!

Ci schierammo davanti al registro ad osservare cosa avrebbero fatto gli altri partecipanti.

Firmare l’uscita nel momento in cui si entra in aula è una falsa attestazione, cioè, una condotta palesemente illecita, ma le persone tendono a rendere malleabile tale condotta per superficialità o per comodità personale.

AF. Il secondo partecipante firmò anch’egli l’uscita senza dire nulla, mentre il terzo e il quarto partecipante firmarono affermando che così si sarebbe resa più veloce la procedura di uscita.

Insomma, di circa trenta partecipanti, ventotto firmarono sia entrata che uscita, alcuni chiedendoci un avallo formale, altri in piena tranquillità.

Forse era una prassi consolidata di quella organizzazione.

Solo due non firmarono, uno dei quali affermando a voce alta che firmare l’uscita era una condotta illecita.

MdR. Insomma, la corruzione è un problema che riguarda non tanto e non solo la razionalità di un singolo individuo, bensì il modo attraverso cui gli individui prendono le decisioni influenzati dalle dinamiche di gruppo e dalle percezioni. Se la corruzione non viene esattamente categorizzata ed è considerata una prassi consolidata dal gruppo di riferimento (nella corruzione sistemica spesso lo è), allora gli individui saranno meno inclini ad astenersi da tali condotte.

AF. Per questo il campo dell’etica dei comportamenti è ricco di promesse. Per questo abbiamo deciso di realizzare questo corso sul codice di comportamento mostrando casi concreti e scenari di vita reali sui quali i partecipanti possono esercitarsi a prendere decisioni e analizzare le diverse opzioni.

MdR. Buon corso a tutti, allora!

Come rendere più efficaci le politiche per l’integrità della salute

AIIS

Il 13 aprile 2019, a Roma, in Borgo Santo Spirito 3, verrà presentata l’Associazione Italiana per l’Integrità della Salute.

Il convegno avrà come titolo “Come rendere più efficaci le politiche per l’integrità della salute“.

Come rendere più efficaci le politiche per l’integrità della salute? A questa domanda vuole dare risposta la nuova associazione nata in questo ambito, Associazione Italiana per l’Integrità della Salute e del sistema sanitario e sociale e la Presidente è Agnese Morelli, responsabile per la prevenzione della corruzione dell’Azienda Provinciale per i Servizi Sanitari di Trento.

L’associazione si vuole occupare della prevenzione della corruzione, della trasparenza, dei sistemi di controllo e in generale della promozione dell’etica e dell’integrità nel mondo della salute.

Il 13 aprile si terrà il primo incontro a Roma in cui si discuteranno delle buone pratiche presenti in Italia e anche delle difficoltà che ogni giorno incontrano tutti coloro che si occupano di questi temi all’interno del sistema della salute.

Uno dei temi che sarà approfondito sarà quello della tutela dei whistleblower che anche a livello internazionale risulta essere uno degli strumenti più efficaci contro gli atti corruttivi e di frode. Un altro tema riguarda l’infiltrazione delle mafie dentro il settore sanitario, che continuano a cercare di entrare nel sistema, così come messo in luce in Calabria con lo scioglimento in queste settimane dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria. Da vicende come questa deve scaturire una riflessione su come riuscire a mettere in campo azioni che consentano l’integrità del sistema nel medio-lungo periodo, andando oltre le misure emergenziali.

L’associazione vuole sostenere l’azione che l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha iniziato a mettere in campo in questi anni, spingendo anche verso forme di coordinamento istituzionale più forti a livello nazionale rispetto a quanto messo in campo a livello di singole aziende sanitarie.

Al convegno del 13 aprile interverranno il Ministro Giulia Grillo, l’Autorità nazionale anticorruzione, Michele Albanese giornalista e membro della Federazione Nazionale Stampa Italiana che tratterà del ruolo del giornalismo nella lotta alle mafie nel settore sanitario e Massimo Di Rienzo di SPAZIOETICO che affronterà il tema del whistleblowing, portando anche uno sguardo internazionale sull’uso di questo strumento.

All’iniziativa hanno già dato la propria adesione Transparency International Italia, Spazioetico Associazione Professionale, Illuminiamolasalute e React.

Il convegno si terrà a Roma in Borgo Santo Spirito 3 e la partecipazione è gratuita e aperta a chiunque interessato al tema. Per informazioni e partecipare all’evento www.integritasalute.net e inviare una mail di conferma a integritasalute@gmail.com.

Il PROGRAMMA dell’evento: locandina convegno AIIS

 

Il Maestro ed il Discepolo. @spazioetico analizza un caso di corruzione in Università

Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini commentano una notizia del Fatto Quotidiano su un caso di corruzione avvenuto in ambito universitario.  

Il rischio di corruzione nelle università è stato affrontato dal PNA 2018, ma solo dal punto di vista dei processi organizzativi. 

I fondatori di @spazioetico illustrano il caso attraverso una nuova modalità di lettura ed interpretazione delle relazioni sensibili degli agenti pubblici. In particolare, il rapporto tra relazioni e percezione dei bisogni ed il modo attraverso cui le relazioni evolvono nel tempo e, in alcuni casi, “tossificano” dando vita ad azzardi morali ed eventi corruttivi.

Le persone non nascono oneste o disoneste. Nascono al di là del bene e del male e vivono buona parte della loro vita cercando di soddisfare i propri bisogni, cioè sviluppando degli interessi e stringendo delle relazioni.

Le persone evolvono, cioè si modificano, all’interno del proprio spazio relazionale ed evolvendo modificano lo spazio relazionale. Per questo è importante iniziare ad esplorare, accanto alla dimensione organizzativa, economica ed etica, anche la dimensione “RELAZIONALE”, cioè quel sottobosco di bisogni e di relazioni che “muove” gli agenti pubblici.

 

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