SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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IL CONFLITTO DI INTERESSI CHE NON C’ERA. Quarta Diretta Facebook sul conflitto di interessi

Il 30 giugno 2020 Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di Spazioetico, hanno parlato di CONFLITTO DI INTERESSI. Si tratta della quarta di quattro dirette interamente dedicate al conflitto di interessi.

Ecco il video della Diretta Facebook.

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IL CONFLITTO DI INTERESSI CHE NON C’ERA. Seconda Diretta Facebook sul conflitto di interessi

Il 16 giugno 2020 Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di Spazioetico, hanno parlato di CONFLITTO DI INTERESSI. Si tratta della seconda di quattro dirette interamente dedicate al conflitto di interessi.

Ecco il video della Diretta Facebook.

 

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IL CONFLITTO DI INTERESSI CHE NON C’ERA. 4 DIRETTE FACEBOOK DAL 9 GIUGNO ALLE 16.00

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PER ISCRIVERSI
https://www.facebook.com/events/554455425259393/

Dal 9 giugno non perdete le Dirette Facebook di Spazioetico! Si parlerà di CONFLITTO DI INTERESSI come non ne avete mai sentito parlare! Tutto quello che vorreste sapere sul più importante “precursore” della corruzione e molto altro ancora!

9 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI ABRAMO

16 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI LUTERO

23 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI ANTIGONE

30 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL CHUPACABRA

L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico. Diretta Facebook di presentazione del nuovo ebook di Spazioetico

Il 5 maggio 2020 Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di Spazioetico, presentano il nuovo ebook “L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico“.

Ecco il video della Diretta Facebook.

L’ebook può essere acquistato a questo indirizzo: https://shop.wki.it/libri/ebook-etica-delle-relazioni-dell-agente-pubblico-s720632/


 

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CONFLITTO DI INTERESSI: una firma in calce ad una modulo è sufficiente a gestire il vero fattore abilitante della corruzione?

Il CONFLITTO DI INTERESSI è il più importante “precursore” della corruzione. Pensiamo davvero di affrontarlo seriamente con le dichiarazioni di assenza e presenza attualmente richieste dalla normativa?

In questo video proviamo a sgombrare il campo da alcune false impostazioni che spesso avvolgono il tema del conflitto di interessi.

La nostra tesi è che il conflitto di interessi è il vero fattore abilitante delle dinamiche corruttive e come tale dovrebbe essere al centro delle politiche e delle strategie di prevenzione della corruzione.

L’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi in Italia è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli agenti pubblici, né quella delle amministrazioni che dovrebbero gestirli.

C’è molto da fare su questo tema, ma ci dobbiamo chiedere se, oltre la compilazione dei moduli, o la firma apposta in calce alla dichiarazione di assenza di conflitto di interessi, si possano trovare soluzioni più mirate ed adeguate; se non sia il caso, cioè, di lanciare una “sfida” agli agenti pubblici sul piano della consapevolezza e della responsabilità. 

Esiste una generale sottovalutazione del conflitto di interessi da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni. Oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno.

La conseguenza è che le persone hanno paura a far emergere gli eventi critici che modificano le relazioni e le reti di collegamento, generando nuovi interessi o intensificando vecchi interessi, perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione e dall’opinione pubblica.

Perciò, le situazioni emergono solo quando il “conflitto” esplode, o non emergono affatto.

D’altra parte un’affermazione come la seguente: «Le persone oneste non temono il conflitto di interessi», sebbene rassicurante per molti quanto a trasparenza e indipendenza di giudizio, tuttavia non è una affermazione corretta, dal punto di vista del rischio di corruzione.

In effetti, un dipendente pubblico, anche in buona fede, può trovarsi direttamente o indirettamente al centro di un conflitto di interessi che non ha nemmeno lontanamente percepito. 

In altri Paesi il conflitto di interessi si rapporta ad una situazione che comincia ben prima dell’emersione di un conflitto. In Italia, anche tali eventi anticipatori sono considerati, a volte, dei comportamenti illeciti.

Pertanto, è sbagliato attribuire agli operatori pubblici che sviluppano o mantengono reti di relazioni e promuovano collegamenti di interessi autonomamente da quelli promossi dalla pubblica amministrazione, il marchio di “criminale”.

A patto che tali interessi siano fatti emergere e, nei casi in cui dovessero influenzare in maniera inappropriata le decisioni, le attività o la reputazione dell’organizzazione pubblica, siano gestiti attraverso condotte predeterminate e trasparenti.

Per coloro che, invece, promuovono consapevolmente interessi secondari a scapito degli interessi primari non ci deve essere spazio.

Un conflitto di interessi non gestito o gestito con una certa indulgenza comunica all’organizzazione un messaggio di disimpegno della leadership o, peggio, di collusione che è, in molti casi, prodromico alla corruzione.  

Spazioetico ha approfondito il tema del conflitto di interessi, di cosa c’è prima, di come il conflitto di interessi orienti i comportamenti e di come sia centrale il ruolo della RELAZIONI. Nell’e-book “L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico” descriviamo almeno 4 diverse tipologie di conflitti di interessi e suggeriamo che la prevenzione della corruzione si occupi, prevalentemente, di questo importante precursore della corruzione.

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Spazioetico scopre la formula per entrare a far parte di una task force (articolo “serio” sui rischi della cooptazione)

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Il problema con cui ci confrontiamo quotidianamente tutti noi che operiamo nel campo della formazione, o della conoscenza, in generale, è che le informazioni che trasferiamo, le conoscenze che aiutiamo a formare e le competenze che aiutiamo a costruire entrino realmente a far parte dei processi decisionali responsabili del corretto esercizio dei diritti costituzionali dei cittadini.

Un desiderio naturale. Covato nei lunghi anni di apprendistato, di studio, di carriere professionali a volte lunghe e appassionate. Un desiderio che nutre la nostra sete di riconoscimento sociale e che troppo spesso porta ad innamorarci delle nostre idee e che ci rende reticenti ad accettare la bontà delle idee degli altri. Ma anche un desiderio di appartenenza e la testimonianza di un solido impegno civile.

Le fasi emergenziali sono, in questo senso, vere e proprie cartine di tornasole per capire se il contributo che sentiamo di aver fornita ai destinatari delle nostre attività sia entrato a far parte del modo in cui vengono affrontate le questioni di rilevanza nazionale (come vedete ci siamo ben cautelati dall’usare la terribile parola “mainstream”).

Ad esempio, nell’ambito della corruzione si grida all’emergenza ogni qual volta eventi di una certa rilevanza penale sconvolgono gli animi e le coscienze dei comuni cittadini e dei loro rappresentanti politici. Il buon senso imporrebbe che, all’atto di discutere e decidere cosa fare per arginare o contrastare il fenomeno, i contributi più rilevanti emergano all’attenzione dei decisori pubblici o, quantomeno, all’attenzione dei media che hanno il compito di orientare l’opinione pubblica.

Ma poi ci rendiamo conto che sia il decisore pubblico che tutto il circuito mediatico che lo circonda e lo nutre raggiunge livelli di autoreferenzialità parossistici. Ad esempio, è stato piuttosto straziante e, in qualche modo, paradossale osservare come dopo tanti anni di formazione e comunicazione sul fenomeno della corruzione e dell’anticorruzione abbiamo dovuto recentemente ascoltare politici con importanti responsabilità affermare che la corruzione sarebbe stata sicuramente debellata da (niente di meno che) un provvedimento legislativo appena adottato (sic!).

Quali esperti avranno consigliato i suddetti politici? Come sono stati scelti questi esperti? Non ci è dato di sapere anche perché un minuto dopo che le leggi vengono approvate o che importanti decisioni vengono adottate è davvero impossibile trovare il padre o il patrigno o, quantomeno, l’ispiratore. E’ tutta una corsa allo smarcamento, al prendere una certa distanza, al cautelarsi sulla bontà, allo scendere dal carro in corsa.

Anche perché gli esperti in questione, una volta tornati nell’arena, non fanno altro che azzuffarsi su tutto. Si costituiscono sui social network come “bande” e si aggirano sul web, sulla carta stampata e in televisione fornendo un punto di vista sempre prevalente ed esclusivo rispetto a quello degli altri.  

Attualmente, osserviamo questa guerra di posizioni non solo sulla questione, centrale, di come affrontare il coronavirus e la delicata fase di riapertura, ma anche su argomenti collaterali (ma non troppo) che vengono coinvolti in questa marmellata di opinioni, come la tecnologia da adottare per la tracciabilità, la privacy, la didattica a distanza e tanti altri.

E’ cruciale, come è ovvio, che chi decide abbia a disposizione le migliori conoscenze. Meno ovvio comprendere come si arriva a selezionare la componente tecnica che dovrebbe garantire solidità alle decisioni.

Il metodo che si utilizza per scegliere a chi dare retta nei momenti di emergenza dovrebbe essere adottata in tempi di non emergenza, attraverso procedure snelle e dalla provata efficacia. Il rischio, troppo alto, è che si adottino approcci estemporanei e che prassi pericolose si consolidino.

Ebbene, in Italia, attualmente, l’unico vero approccio, che in realtà è una prassi consolidata, sembra essere quello della “COOPTAZIONE”.

Se fai parte di un determinato “circuito” o “club” e quindi “appartieni” ad un soggetto che ha una forte esposizione relazionale (noi li chiamiamo “hub relazionali”) con la politica o con i media o con l’economia o con l’”accademia”, allora hai la possibilità di entrare nella stanza dei bottoni, altrimenti il tuo contributo verrà del tutto ignorato. Sembra che a prevalere sia la presenza nelle agende telefoniche giuste piuttosto che avere delle buone idee su una certa questione. E questo vale anche per i comitati redazionali dei giornali o delle televisioni, per i Consigli di Amministrazione delle società pubbliche o private, per i partiti politici, ecc… Valeva anche per la ricca attività convegnistica che, fortunatamente, a seguito del diffondersi del contagio, subirà per forza di cose una decisa contrazione.

La cooptazione sembra essere anche alla base del meccanismo di selezione delle famose “task force” che nel periodo dell’emergenza hanno proliferato intorno ai centri decisionali nazionali e locali. Con l’apporto di circa 450 esperti. Alcuni di essi con comprovata esperienza ed autorevolezza, altri con mere ambizioni di visibilità.

La cooptazione è un meccanismo assai noto per chi si occupa di prevenzione della corruzione. Fa parte dei meccanismi di selezione basati sulla “qualità relazionale” degli Agenti, cioè sulla loro capacità e disponibilità ad “appartenere” ad un certo gruppo che soddisfa bisogni di appartenenza, nonché bisogni di acquisizione di un certo status sociale e, ovviamente, di appartenenza.

E’ un meccanismo vecchio come il mondo. Ma è anche uno dei più pericolosi precursori dei fenomeni corruttivi. E’ un meccanismo che genera crediti e debiti relazionali, cioè relazioni ambigue perché, se da un lato garantiscono visibilità ad un soggetto, dall’altro lo fidelizzano e lo mantengono in una situazione che noi chiamiamo “aspettativa di remunerazione”.

Per farla breve e comprensibile, chi ha ottenuto, pur non meritandolo, un posto in prima fila nella stanza dei bottoni, di certo arricchirà il suo CV, la sua rete di relazioni, e la sua esperienza professionale. Di contro, allo stesso soggetto, potrebbe essere richiesto, in futuro, una qualche forma di remunerazione, cioè il perfezionamento di uno scambio che resta sospeso nel tempo.

Per questo la cooptazione non è un crimine di per sé, ma attiva una pericolosa dinamica relazionale. Non sarà un caso che i meccanismi di cooptazione sono stati esclusi da qualsiasi processo di selezione a parte quelli universitari in ambito anglosassone, salvo, tuttavia, collegare le sorti di un eventuale fallimento del soggetto cooptato con quelle del soggetto cooptante.

Invece il mondo della politica italiana, dei media e gran parte del mondo dell’economia e della finanza funziona quasi esclusivamente attraverso il modello della cooptazione. Non ci stupiamo poi se qualcuno utilizza queste relazioni per promuovere interessi indicibili. E non ci lamentiamo se siamo circondati da persone che hanno venduto la propria libertà per un posto in una task force o in un comitato scientifico, in un Consiglio di Amministrazione, o per una cattedra universitaria… Prima di gridare vittoria contro la corruzione c’è tanta strada da fare nella comprensione profonda dei suoi meccanismi di base.

I processi decisionali delle democrazie deboli come quella italiana non sono destinati, purtroppo, ad essere troppo efficaci proprio perché sopravvivono meccanismi relazionali ancestrali.

Un modo assai efficace per escludere molti dei rischi che provengono da questi meccanismi relazionali ci sarebbe ed è quello di farsi, sempre, pagare. In questo modo, una relazione di scambio verrebbe sostituita da una relazione di agenzia, cioè un incarico professionale che non innesca ambiguità di sorta dal momento che è remunerato attraverso la corresponsione di un pagamento chiaro e trasparente.

Purtroppo, spesso, questa soluzione mal si concilia con le casse sgangherate dei richiedenti. E poi, vuoi mettere la bella figura di dire “Lo faccio a titolo gratuito! Lo faccio per dare una mano al mio Paese”!

Ebbene, noi siamo sicuri che non appena l’emergenza allenterà un po’ la morsa i nostri decisori dovranno affrontare in maniera energica la questione di come selezionare le migliori risorse da spendere nel caso di emergenze come un maledetto virus, la corruzione o il collasso dell’economia.

E quindi penseranno di costituire l’ennesima task force su come attivare una task force. Preoccupatevi di stare nelle agende giuste.

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Approfondimento matematico. 

Una postilla per spiegare il significato della formula che abbiamo inserito nell’immagine all’inizio di questo post: 

degreemk2

La parte sinistra della formula (la “radice quadrata” di una task force”) non ha alcun senso matematico. O non dovrebbe averlo. Non è possibile moltiplicare le task force e quindi non avrebbe senso immaginare la radice quadrata di una task force, perché una radice quadrata è l’inverso dell’elevamento a potenza, cioè dell’operazione che moltiplica una task force per se stessa. Tuttavia, visto che le task force si stanno moltiplicando, tra non molto potremmo leggere sull’ANSA la notizia di una task force “al quadrato” e a quel punto estrarre una radice quadrata sarebbe possibile. E opportuno. E probabilmente Spazioetico vincerà la Medaglia Fields, che in pratica è il Premio Nobel della Matematica. Fino ad allora, la radice quadrata di una task force è solo una metafora, per spiegare le logiche della cooptazione. Logiche che sono illustrate nella seconda parte della formula (quella a sinistra) che invece ha un significato preciso:

degree mk

E’ una sommatoria, cioè la rappresentazione abbreviata di una addizione. Può essere riscritta in questo modo, usando il segno “+“, che tutti noi abbiamo imparato a conoscere alle scuole elementari (oppure semplicemente per cambiare le pile di qualunque apparecchio elettronico):

  •  degree(m1) + degree(m2) + degree(m3) + … + degree(mn)

In pratica, è una addizione che prende in considerazione tutti i membri di una task force (indicati con la lettera “m“) e somma il degree di tutti i membri. 

Ma cosa diavolo è un degree? Qui viene il bello! Dovete sapere che le relazioni tra le persone possono essere rappresentate usando dei grafi, cioè degli insiemi di punti (detti nodi) collegati tra loro da segmenti (detti archi):

grafo

Due persone in relazione tra loro saranno rappresentate come nodi connessi da un arco. Considerando qualunque nodo di un grafo (lo indicheremo per convenzione con la lettera “v“) il grado di v, cioè degree(vè il numero degli archi che escono da v (o che entrano in v: se il grafo non è orientato, è la stessa cosa), vale a dire il numero di relazioni in cui il nodo v è coinvolto. Adesso il significato della sommatoria dovrebbe essere chiaro:

  •  relazioni di m1 + relazioni di m2 + relazioni di m3 + … + relazioni di mn

Una task force gestita con il meccanismo della cooptazione è un accumulo di relazioni. Ciascun membro porta “in dote” le proprie relazioni, che vengono condivise con gli altri membri, e può accedere a nuove relazioni. E’ una logica quantitativa, non qualitativa. Chi ha più relazioni (ha un degree elevato) ha più probabilità di essere cooptato. Cioè, chi ha più relazioni è destinato ad avere sempre più relazioni.

Ovviamente, c’ è qualcosa che non va in questa logica quantitativa. Che non guarda alla qualità delle relazioni. Esistono diversi tipi di relazioni ed è rilevante anche il modo in cui si gestiscono e si usano le relazioni. Sono rilevanti anche gli interessi che corrono sulle relazioni e i bisogni che vengono soddisfatti dalle relazioni. La qualità delle relazioni è fondamentale per prevenire la corruzione. La cooptazione è un meccanismo a rischio di corruzione perché non distingue tra relazioni buone e relazioni cattive.

 


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#stateacasa con SPAZIOETICO #13

13. LE PERSONE NON NASCONO DISONESTE

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

slide finale

In #stateacasa con Spazioetico speriamo di avervi dato alcuni strumenti non troppo convenzionali per comprendere meglio un fenomeno davvero complesso come la corruzione.

Speriamo davvero di aver fatto chiarezza su alcuni elementi che spesso sono fonte di equivoco. Ad esempio:

La corruzione NON E’ UN’EMERGENZA. Essa esiste e, purtroppo, esisterà sempre dal momento che rappresenta il costo strutturale di una relazione di agenzia. Fintanto che esisterà il rischio che un agente immobiliare commetta un azzardo morale facendovi acquistare un immobile diroccato, avendo omesso di informarvi delle cattive condizioni e della relazione di familiarità con il vecchio proprietario, allora esisterà anche il rischio che un agente della sanità pubblica commetta un azzardo morale facendo acquistare ad un paziente un medicinale di cui non ha bisogno, omettendo di informarlo sulle reali condizioni di salute e sulle qualità del farmaco, nonché sulla particolare relazione di frequentazione abituale con il venditore del farmaco stesso o sui rapporti economici con l’azienda che lo produce.

La corruzione NON E’ un reato, o almeno non è solo un reato. E’ una “condotta” le cui motivazioni vanno cercate nella sfera privata dei principali delegati e degli agenti pubblici e nella particolare dinamica che subiscono gli interessi primari (caduta di interessi primari).

Non esiste LA CORRUZIONE. Esistono fenomeni tra loro assai diversi che vengono tutti ricondotti nella sfera della corruzione. C’è grande differenza tra la corruzione spicciola, amministrativa e sistemica così come sono diverse le misure per arginare tali fenomeni.

La CORRUZIONE in SANITA’ è del tutto peculiare in riferimento agli interessi coinvolti, alla pluralità e complessità degli attori e alla “qualità” degli interessi primari che la sanità pubblica promuove.

Ripartiamo dalla prima domanda che ci siamo posti, e, cioè, se le condotte corruttive sono “mala in se”, oppure se sono “mala quia prohibita”.

Tanto tuonò che piovve”, disse un giorno Socrate rivolgendosi ad un suo studente dopo che Santippe, sua moglie, gli gettò una brocca d’acqua addosso alla fine di un memorabile alterco. In effetti, dopo che abbiamo speso molte parole a definire, individuare, mettere in relazione concetti, eventi e azioni umane, la contrapposizione tra “mala in se” e “mala quia prohibita” ci sembra ora un falso problema.

Le azioni che consideriamo “cattive di per sé” (mala in se) fanno riferimento a valori personali e collettivi e sono storicamente determinate, mentre le cose “cattive perché proibite” sono tali perché lo Stato, cioè chi detiene il potere delegato dalla collettività, definisce delle regole che introducono vincoli ulteriori, superando la percezione basata sui valori individuali e collettivi.

Osservando le reazioni, al di là del sottile velo di ipocrisia che circonda l’ambito politico e quello sanitario, sembra proprio che le condotte corruttive siano un “male perché proibite” da leggi che spesso vengono interpretate come ostacoli all’economia.

Questo succede perché gli attori del complesso sistema della sanità pubblica hanno sempre una percezione “parziale” delle relazioni di delega (cfr. Modello di Agenzia Esteso) e dei ruoli (Principale delegato e Agente) che all’interno di tale relazione essi giocano. Soprattutto, gli attori non percepiscono o percepiscono in maniera assai debole i danni prodotti agli interessi primari in gioco, in particolare, il diritto alla salute e la salvaguardia dei meccanismi di concorrenzialità dei mercati.

La corruzione, infatti, è uno strano fenomeno. Per chi è all’interno del “patto” si generano esclusivamente esternalità positive, cioè vantaggi. Mentre nell’omicidio, colui chi commette tale reato, così come chi osserva è immediatamente a contatto con il danno che viene procurato, cioè con il corpo della vittima, nella corruzione la percezione del danno non è immediatamente osservabile. Come è noto è assai complesso calcolare lo spreco di risorse pubbliche che la corruzione determina. Ed è ancora di più complesso determinare il costo per gli interessi primari della collettività di un singolo evento di corruzione. Inoltre, i pregiudizi ai meccanismi di concorrenzialità dei mercati che prendono vita a seguito di eventi corruttivi, cioè le posizioni di monopolio o i cartelli che emergono nel mercato, emergono nel medio-lungo periodo e difficilmente gli attori in campo attribuiscono alle condotte corruttive la causa di tali fenomeni.

Se non si percepiscono nell’immediato i danni agli interessi primari che vengono prodotti dalle condotte corruttive, allora ci sarà bisogno di un “legislatore illuminato” che adotti regole, proibizioni, sanzioni  rispetto a tali comportamenti (e sarà sempre osteggiato).

Quindi non sono le azioni ad essere cattive di per sé o buone, ma occorre considerare i limiti degli individui nella percezione delle implicazioni di tali azioni. Le proibizioni sono filtri che intervengono e si sostituiscono a questo gap di percezione.

Inoltre non si può valutare la corruzione esclusivamente con categorie etiche (il bene o il male) perché la corruzione contribuisce a definire quelle categorie, cioè, è interna al processo di definizione delle regole di comportamento e, quindi, al di sopra delle categorie etiche.

Forse solo la “corruzione spicciola”, soprattutto nei casi di concussione e peculato, viene considerata un male di per sé, perché, non esistendo un patto che distribuisce esternalità positive agli attori in gioco e, contestualmente, essendo presenti delle “vittime”, se ne percepisce immediatamente la pericolosità sociale. Per la corruzione amministrativa e, ancor di più, per la corruzione sistemica dovremmo coniare un terzo concetto: “mala in oculis iudicantibus”, ovvero, un’azione è “cattiva” se così è negli occhi di chi osserva e giudica.

Un brevissimo esempio, tratto da una delle situazioni che si verificano più di frequente negli ospedali pubblici, dimostrerà quanto stiamo dicendo.

Marta è un’operatrice sanitaria che da poco lavora presso il dipartimento di chirurgia generale dell’Ospedale di XY. In questa prima fase si è trovata a gestire le procedure di ricovero programmato occupandosi, in particolare, dell’agenda del dipartimento.

Il suo lavoro è a contatto con il pubblico che è composto, per lo più, da persone che si trovano nella spiacevole situazione di doversi sottoporre a un intervento chirurgico.

Un giorno Marta si trova ad avere a che fare con una paziente, Francesca, che da tempo si prepara per essere operata.

Marta nota che il medico chirurgo di Francesca le ha richiesto una serie di prestazioni ambulatoriali da svolgersi in tempi rapidi e comunque prima dell’operazione.

Una di queste prestazioni è particolarmente complessa e Francesca, che è già avvezza a questo tipo di analisi, confessa a Marta che probabilmente non riuscirà a trovare spazio negli ambulatori convenzionati con l’Ospedale.

Francesca: CONOSCI QUALCHE AMBULATORIO PRIVATO DOVE POTREI ANDARE? IO NON SO DOVE ANDARE…

Marta: MMMH….

Marta non ha quell’informazione.

Chiedendo a uno specialista del dipartimento, il dottor Lupi, Marta viene a sapere che uno dei tanti poliambulatori presenti nel quartiere gli ha messo a disposizione dei biglietti da visita da consegnare ai richiedenti, nel caso si trovassero a dover produrre questo tipo di analisi che è notoriamente complessa da ottenere dal servizio pubblico. Gli ha assicurato che i propri operatori sono in grado di produrre la prestazione in tempi brevissimi a un costo relativamente contenuto.

Il titolare del poliambulatorio ha un accordo con il dottor Lupi. Gli riconoscerà il 30% delle entrate economiche relative ai pazienti che accederanno all’ambulatorio grazie alla sua indicazione.

A Marta viene in mente di consigliare a Francesca quel poliambulatorio, consegnandole uno di quei biglietti da visita.

In questo scenario sono assai visibili i limiti percettivi degli attori in gioco.

Dunque, se consideriamo solo le «implicazioni» di breve periodo, notiamo che l’effetto della consegna del biglietto da visita sarà, presumibilmente, la soddisfazione dell’utente.

Valutiamo ora, quali sono i vantaggi di ogni singolo “attore”:

  • Cittadini/utenti. Fronteggiare una necessità risolvendo il problema della scarsità o assenza di informazioni.
  • Operatore economico. Ha il vantaggio di ridurre l’incertezza ed il rischio di impresa, consolidando o espandendo quote di mercato.
  • Agente pubblico (dottor Lupi). Ottenere vantaggi per sé o per terzi da una posizione di potere.
  • Agente pubblico (Marta). Soddisfare un fabbisogno informativo della paziente.

Nessuno degli attori in gioco è in grado di percepire il danno agli interessi primari del Principale. In effetti, probabilmente, né gli agenti pubblici né, tantomeno, il cittadino/utente è in grado di comprendere chi sia veramente il suo Principale e quali interessi primari esso esprima.

Se ci limitiamo al Principale Delegato, cioè all’ospedale pubblico, in effetti, la percezione del danno è piuttosto limitata: dopotutto, quale problema potrebbe mai arrecare all’ospedale quell’indicazione, che, anzi, serve proprio a risolvere un problema organizzativo?

Se impariamo a riconoscere l’esistenza e la centralità del Principale Delegante, cioè della collettività che è fatta di cittadini titolari di diritti e di mercati, allora le cose cambiano.

UN AGENTE PUBBLICO, il dottor Lupi, MODIFICA LE CONDIZIONI DI CONCORRENZIALITA’ DI UNA PARTE DEL SETTORE PRIVATO LOCALE, per determinare un vantaggio di un soggetto o di un gruppo di soggetti. Questa dinamica PROVOCA UNA SELEZIONE DEI CONCORRENTI, alcuni dei quali si troveranno in una posizione di vantaggio rispetto agli altri. Questa dinamica, che abbiamo imparato a chiamare “SELEZIONE AVVERSA”, è SFAVOREVOLE PER LA PARTE PUBBLICA, in quanto resteranno in piedi solo i concorrenti che possono vantare relazioni preferenziali all’interno dell’ospedale pubblico. Questo disinnesca le condizioni di concorrenzialità del mercato che, di norma, sono la qualità del servizio ed il prezzo. Inoltre, in condizioni di monopolio, il monopolista non sarà più interessato a fornire servizi di qualità, né, tantomeno, a ridurre il costo di tali sevizi in quanto si trova ad operare in assenza di competizione.

Pertanto, se consideriamo le «implicazioni» di medio-lungo periodo, l’effetto della consegna del biglietto da visita sarà, presumibilmente, la modificazione delle condizioni del mercato di prestazioni sanitarie con estrema insoddisfazione da parte di tutto gli altri competitor. I quali, tra le altre cose, o scompariranno oppure si adegueranno alle nuove regole di concorrenzialità e cercheranno anch’essi sponsor interni all’amministrazione.

Questa implicazione di medio-lungo periodo non viene quasi mai percepita dagli attori in campo che, viceversa, sperimenteranno con soddisfazione il buon esito della transazione relazionale. E’ proprio questa incapacità o impossibilità di percepire i danni agli interessi primari del Principale la ragione per cui le condotte corruttive non vengono catalogate come “mala in se”. Ed è questo il motivo per cui il grande sforzo a cui deve tendere la prevenzione della corruzione è proprio di aumentare la qualità degli agenti pubblici nel decodificare correttamente il proprio ruolo, le proprie condotte e le implicazioni REALI che tali condotte generano.

 


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#stateacasa con SPAZIOETICO #12

12. LE FACCE DELLA CORRUZIONE

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

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La corruzione è un fenomeno complesso perché è complesso il sistema di relazioni che lega tra loro i diversi soggetti che agiscono all’interno delle pubbliche amministrazioni ed i soggetti esterni che si interfacciano con il sistema pubblico.

Esistono tre tipi di corruzione, molto diversi tra loro:

  • Corruzione spicciola
  • Corruzione amministrativa
  • Corruzione sistemica

La corruzione amministrativa si annida “nelle pieghe” dei procedimenti della pubblica amministrazione.

La corruzione amministrativa inquina gli appalti, le autorizzazioni, le concessioni, le attività di controllo e tutte le altre aree a rischio generali e specifiche, identificate dalla L. 190/2012 e dai Piani Nazionali Anticorruzione.

La corruzione amministrativa ha il volto di Mr. Burocrate, bravissimo nel suo lavoro. Tutti riconoscono le sue competenze e la sua capacità di raggiungere gli obiettivi assegnati dalla sua amministrazione. Conosce molto bene le norme, le procedure e le prassi che regolano il suo settore. Le conosce talmente bene, da riuscire a manipolare i processi, per favorire interessi privati. Per poter agire indisturbato, Mr. Burocrate ha bisogno di due cose:

  • deve avere il potere di gestire i processi (o alcune fasi dei processi),
  • i processi che gestisce devono essere vulnerabili.

La corruzione è sistemica quando diventa un meccanismo di regolazione tra il potere pubblico e gli interessi privati. 

La corruzione sistemica spesso non agisce direttamente sui procedimenti amministrativi, ma agisce a monte, nella stanza dei bottoni e li governa dall’esterno.

Le interferenze e le convergenze tra gli interessi pubblici e privati influenzano le priorità della pubblica amministrazione, l’allocazione delle risorse e persino l’adozione delle leggi, nazionali e regionali.

La corruzione sistemica ha il volto di Mr. Wolf, come il personaggio di Pulp Fiction. E’ una corruzione molto difficile da identificare, perché i diversi attori dialogano tra loro in modo indiretto, servendosi di mediatori (i cosiddetti faccendieri), che mettono a disposizione della rete corruttiva il loro patrimonio di conoscenze, informazioni e competenze. In molti casi non intacca la legittimità dei processi della pubblica amministrazione: i processi sono gestiti rispettando tutte le leggi, tutte le procedure; e tutti gli obiettivi della pubblica amministrazione vengono raggiunti … ma qualcosa, la corruzione sistemica, ha manipolato: la legge, le procedure e le logiche di programmazione.

La corruzione spicciola ha la faccia dell’ispettore sanitario, che chiede denaro agli esercizi commerciali e poi si gioca tutta la mazzetta alle slot machine.

  • Ha la faccia della funzionaria che usa la macchina della ASL per fare la spesa;
  • Ha a faccia dell’infermiere che avvisa l’impresa funebre quando un paziente muore;
  • Ha la faccia del responsabile del settore finanziario che si paga lo stipendio due volte.

La corruzione spicciola ha la faccia di Mr Sleazy. Nessuno ha mai dedicato sequenze di film a Mr. Sleazy (il “Signor Squallido“). Mr. Sleazy è un farabutto ed un opportunista: agisce “ai margini” della pubblica amministrazione, laddove sa che nessuno lo vede, e si inventa piccoli espedienti, approfittando del proprio ruolo di pubblico ufficiale.

Il paragone con Mr. Wolf non regge: Mr. Wolf è un professionista della corruzione, Mr. Sleazy, invece, è un “morto di fame”, un accattone, un parassita. I due frequentano posti diversi e non si possono davvero soffrire. Se Mr. Wolf deve chiedere aiuto a qualcuno, per portare a buon fine i suoi affari, non si rivolge a Mr. Sleazy… Ma a Mr. Burocrate, cioè al “tecnico” della corruzione.

Corruzione sistemica, amministrativa e spicciola agiscono in modi molto diversi sul contesto interno ed esterno.

La corruzione amministrativa è “specializzata” ad aggredire il contesto interno. 

Manipola i processi, i ruoli, le risorse umane e finanziarie, Sfrutta le vulnerabilità dell’organizzazione. Le vulnerabilità dell’organizzazione sono chiamate «fattori di rischio».

La corruzione sistemica agisce invece a cavallo tra organizzazione e ambiente. Perché, come abbiamo detto, è un meccanismo di regolazione degli interessi che “circolano” nel contesto interno ed esterno. La corruzione sistemica si serve della corruzione amministrativa, per manipolare i processi.

La corruzione spicciola è un parassita che usa l’organizzazione per accumulare utilità provenienti dall’ambiente. Dipende fortemente dal fattore umano: dalla qualità dell’agente pubblico. Dai suoi valori.

La corruzione aggredisce sempre i processi!

La corruzione spicciola aggredisce le attività operative (che eseguono il processo) e non deve necessariamente distorcere la struttura del processo, ma si limita a fare leva sulle conseguenze del processo e sull’asimmetria informativa.

La corruzione amministrativa aggredisce le attività di supporto (quelle che rendono possibile l’esecuzione del processo) e quasi sempre manipola i criteri decisionali, le prassi, i controlli, le procedure e le informazioni.

La corruzione sistemica, aggredisce le attività di governo del processo (allocazione delle risorse, programmazione strategica, programmazione operativa, controllo di gestione, ecc…).

La corruzione sistemica manipola i processi dall’esterno, agendo sulla fase di programmazione. In questo modo può, a piacimento, non far partire i controlli oppure indirizzarli dove vuole. 

La corruzione amministrativa manipola tutte le attività di supporto: dalla gestione delle segnalazioni alla gestione del contenzioso. Può anche incidere sulle logiche di esecuzione dei controlli interni.

La corruzione spicciola agisce sempre alla periferia dei processi e quindi aggredirà l’esecuzione del controllo, che è una attività operativa. Potrebbe anche cercare di manipolare le attività successive al controllo (gestione delle sanzioni e contenzioso) o cercare di pilotare l’assegnazione dei controlli. 

La mappatura dei processi e la valutazione del rischio di corruzione possono identificare solo la corruzione amministrativa.

La corruzione spicciola potrebbe sfuggire alla valutazione del rischio che non prende del tutto in considerazione la qualità degli agenti pubblici e si può prevenire agendo sul piano etico e favorendo le segnalazioni di condotte illecite da parte dei dipendenti e dei cittadini.

La corruzione sistemica è invisibile, perché gli accordi corruttivi possono generarsi fuori dall’organizzazione e poi scaricarsi sui processi; ma può essere contrastata monitorando i processi, con indicatori di anomalia, per identificare tempestivamente eventuali condotte illecite.

 


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