SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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La congiura dei congiunti: la percezione italiana delle relazioni e del conflitto di interessi.

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

tutte le relazioni

Si è molto parlato in questi ultimi giorni della questione “congiunti” e della possibilità di differenziare le relazioni in base alla “stabilità del legame affettivo”. Cosa tutt’altro che semplice. Perché i legami affettivi sono tutt’altro che stabili. E poi perché la percezione dell’intensità di una relazione o di un affetto è assolutamente soggettiva. La stessa nozione di “congiunto” è alquanto bizzarra: è un sinonimo di “parente” ma il suo significato giuridico non è così chiaro. Talmente poco chiaro, che mezza Italia si è trovata a disquisire non più di runner e padroni di cani, ma di suocere e consuocere, della differenza tra fidanzamento, matrimonio e convivenza, della stabilità affettiva delle amicizie, nonché di altre meravigliose e pruriginose categorie dello spirito: dalle amanti storiche ai trombamici.

Finalmente sono giunte le FAQ del Governo a chiarire le idee agli italiani e alle forze dell’ordine: sono congiunti: “i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”

Tra l’altro, questa sarebbe una ottima strategia di semplificazione amministrativa: nella Fase 2 il Governo emetterà delle FAQ per ogni nuovo provvedimento legislativo approvato. Così i poveri dipendenti delle pubbliche amministrazioni non avranno più incertezze e non dovranno più aspettare la “mannaia” della corte dei conti o della giurisprudenza amministrativa, per sapere se i loro provvedimenti sono legittimi o meno!

Ma non è di questo che vogliamo parlare in questo post. Vogliamo piuttosto sottolineare come “er pasticciaccio brutto dei congiunti” sia indicativo di un certo modo, tutto italiano, di intendere le relazioni e, da ultimo, il conflitto di interessi.

E’ un terreno su cui ci muoviamo con maggiore dimestichezza: non siamo giuristi e nemmeno virologi, ma abbiamo scritto un libro sull’Ecologia delle Relazioni dell’Agente pubblico, in cui abbiamo analizzato in profondità le relazioni e i fenomeni di conflitto di interessi. Cominciamo dalle relazioni.

Il concetto di “stabilità affettiva”, come abbiamo detto, è assolutamente poco chiaro. Noi preferiamo analizzare le relazioni prendendo in considerazione gli elementi che contribuiscono a determinarne l’intensità: bisogni, interessi e comportamenti.

Lo abbiamo chiamato “pattern relazionale“: una relazione è un luogo in cui due soggetti (i due nodi della relazione) condividono bisogni (B), interessi (S) e mettono in atto comportamenti (C) e l’intensità di una relazione dipende innanzitutto dall’intensità dei bisogni che quella relazione permette di soddisfare.

PATTERN

Alcune relazioni implicano condivisione dei bisogni (relazioni interpersonali esclusive). Altre relazioni, la condivisone di interessi o comportamenti (relazioni interpersonali inclusive). Ci sono poi le relazioni di scambio, in cui qualcuno si fa carico degli interessi di un altro nodo, chiedendo qualcosa in cambio. Si differenziano dalle relazioni interpersonali, in cui ci si fa carico di bisogni e interessi in modo disinteressato. Le relazioni di scambio possono essere economiche o relazionali. Tra gli scambi relazionali, hanno giocano un ruolo cruciale quegli scambi in cu è coinvolto un MUNUS, cioè un dono che impone un obbligo.

Le relazioni di delega sono un particolare tipo di scambio, caratterizzato da una ben definita asimmetria tra i nodi: Principale e Agente.

L’intensità di una relazione è anche influenzata dai comportamenti messi in atto dai nodi: chi è coinvolto in una relazione ha l’aspettativa che l’altro nodo non lo danneggerà. Se questo accade le relazioni possono entrare in crisi. Fanno eccezione le relazioni conflittuali, in cui invece i nodi entrano in relazione (in modo unilaterale o bilaterale) per danneggiarsi.

Le relazioni sono un oggetto di studio molto interessante: sono piene di ambiguità e possono essere strumentalizzate e persino tossificate: un esempio “di scuola” di tossificazione relazionale è proprio la corruzione. Nella corruzione il pubblico ufficiale e il soggetto privato modificano in modo irreversibile la relazione tra Agente e Destinatario (che non prevede alcun tipo di scambio), trasformandola in uno scambio occulto, in cui l’Agente pubblico riceve utilità e in cambio si impegna a orientare a favore del corruttore decisioni e azioni che hanno a che fare con qualcosa che non è suo: risorse pubbliche e interessi pubblici!

Una certa confusione, insomma, regna nella dimensione relazionale. Ma questa confusione è relativa alla natura delle relazioni, non alle categorie che usiamo per descriverle. Queste categorie (i pattern relazionali) sono molto chiare: le relazioni servono per soddisfare dei bisogni e supportano degli interessi. Abbiamo dedicato un intero capitolo del nostro libro a descrivere i diversi pattern relazionali. Senza ricorrere al concetto di “stabilità affettiva”. Il risultato è molto chiaro e fornisce strumenti per analizzare i diversi complessi fenomeni che caratterizzano le dinamiche relazionali.

Se ci avessero cooptato in una delle tante task force governative che stanno programmando la “Fase 2” (non preoccupatevi, questo non accadrà mai) avremmo avuto le idee molto chiare: il problema non è il tipo di relazione. Non centrano nulla gli affetti e la loro stabilità. L’importante è regolare il modo in cui i nodi entrano in contatto, la frequenza della relazione e l’uso che viene fatto della relazione.

L’intensità di una relazione influenza anche l’intensità degli interessi coinvolti nella relazione. E qui arriva il secondo tema di questo post: il conflitto di interessi.

Il conflitto di interessi in Italia è trattato in modo assai singolare. In molto casi il conflitto di interessi viene percepito come un reato, quando invece non lo è. E’ abbastanza naturale che gli interessi vadano in conflitto. Ciò che fa la differenza sono i comportamenti che vengono adottati in una situazione di conflitto di interessi. E che possono promuovere o ledere gli interessi in gioco.

Quando non viene percepito come reato, il conflitto di interessi viene percepito in modo assai limitato. Soprattutto come una “congiura dei congiunti“. Sembra che il conflitto di interessi (e la sua gestione) sia limitato agli interessi dell’Agente pubblico e dei suoi parenti. Certamente, la normativa prende in considerazione anche altri tipi di relazione: relazioni di tipo economico, causa pendente, debito e credito e di “frequentazione abituale” (le relazioni interpersonali inclusive che presuppongono condivisione di interessi).

Ma si tratta di una visione assai limitata. Il conflitto di interessi è un fenomeno complesso, che non coinvolge solo gli interessi della sfera privata dell’Agente pubblico. Altrimenti non si spiegherebbe perché tale conflitto degenera in corruzione. Perché la corruzione è sempre un accordo a due, che vede come complici una organizzazione pubblica che non presidia sufficientemente bene i propri interessi primari e una collettività disattenta alla tutela dei propri diritti.

Noi abbiamo identificato 4 tipi di conflitto di interessi:

  • Conflitto di interessi esogeno, che coinvolge gli interessi secondari dell’Agente e gli interessi primari dell’amministrazione (e della collettività)
  •  Conflitto di interessi endogeno, tra interessi primari di una organizzazione o tra diverse organizzazioni
  • Conflitto di interessi inerente, che coinvolge gli interessi del destinatario e le “aspettative di parzialità” che il destinatario nutre nei confronti della pubblica amministrazione
  • Conflitto di interessi apparente, che dipende dalla capacità dell’opinione pubblica di mettere sotto osservazione gli agenti pubblici e che coinvolge l’interesse “strutturale” della collettività ad avere fiducia di chi la governa

Rimandiamo alla nostra pubblicazione l’approfondimento di questi conflitti, soprattutto l’approfondimento dell’emersione del conflitto apparente, che è del tutto peculiare. Ovviamente non possiamo spiegare tutto in un post … Se fosse tutto così semplice, non ci avremmo scritto un libro intero!

Ma una cosa possiamo dirla, forte e chiara. Diffidate delle semplificazioni. Sia che si parli di corruzione, sia che si parli di Covid-19, la tentazione è quella di semplificare. Trovare delle scorciatoie per negare la complessità. Così, sembra facile ridurre tutta la “Fase 2” ad una visita tra congiunti ed al divieto di incontrare gli amici o di fare giocare i figli sulle altalene. Ma questa apparente semplificazione complica le cose, perché consolida una “narrazione” che non prende in considerazione altri fattori di rischio. Per esempio, ci si dimentica degli anziani morti nelle RSA (che non possono essere ridotti con un lockdown) o delle fragilità di sistemi sanitari regionali che hanno investito nelle cure specialistiche e de-potenziato la medicina territoriale. O della incapacità della classe politica di e dirigenziale, che non è stata capace di gestire adeguatamente i rischi e ha lasciato il personale sanitario senza dispositivi di protezione individuale.

Lo stesso discorso vale per la corruzione: è semplice (e consolatorio) pensare che la corruzione dipenda dalla innata disonestà dei dipendenti pubblici e dei politici. Ma questa semplificazione non consente di prendere in considerazione altri aspetti. La corruzione è possibile anche perché le pubbliche amministrazioni non sono in grado di presidiare adeguatamente i propri interessi primari. E dipende anche dalla disattenzione dell’opinione pubblica e dall’innato egoismo dei destinatari.


 

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Dialoghi sul conflitto di interessi (parte seconda). Interessi, reti di collegamento e processi decisionali

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…leggi la prima parte dei dialoghi…

PARTE SECONDA

In questo dialogo cercheremo di capire meglio cosa sono gli interessi, come si sviluppano le reti di collegamento e in che modo gli interessi influenzano (o tendono a influenzare) le nostre decisioni. 

MASSIMO (DI RIENZO): Quando si parla di conflitto di interessi, si pensa subito a persone che hanno delle relazioni (familiari, professionali o di altro tipo) e che hanno degli interessi privati, che possono entrare in conflitto con gli interessi pubblici. Come possiamo rappresentare queste relazioni?

ANDREA (FERRARINI): Possiamo rappresentare queste relazioni come dei grafi, cioè degli insiemi di nodi collegati tra loro da segmenti che, tecnicamente, si chiamano archi. Chiameremo questi grafi  reti di collegamento. Le reti di collegamento possono avere diverse forme. Ecco alcuni esempi:

reti_di_dollegamento

Le reti di collegamento supportano gli interessi: consentono agli interessi di essere perseguiti, trasferiscono gli interessi da una persona all’altra e generano delle convergenze (a volte dei conflitti) tra gli interessi diversi. Possiamo localizzare gli interessi, posizionandoli sugli archi della rete di collegamento:

arco_1

Il fatto che gli interessi “corrano” sulle reti ne aumenta gli effetti: se un interesse è localizzato in una rete, allora può sfruttare le sue relazioni e influenzare, direttamente o indirettamente, i nodi di quella rete. Un semplice esempio può spiegare questo fenomeno di diffusione.

Immagina che un ragazzo di nome Marco cominci a lavorare come agente assicurativo. Marco ha sicuramente un elevato interesse a vendere una assicurazione. Per incassare la provvigione, Marco deve trovare qualcuno che sia altrettanto interessato a sottoscrivere una assicurazione. Marco ritiene il prodotto assicurativo molto conveniente e quindi lo sottoscrive lui stesso: non guadagnerà nulla, ma godrà dei benefici dell’essere assicurato.

Marco è la prima persona ad avere interesse a sottoscrivere l’assicurazione:

arco_2 

Marco ha un amico, che si chiama Luca. Marco gli parla del prodotto assicurativo che ha appena sottoscritto e anche Luca comincia ad essere mosso dall’interesse a sottoscrivere il prodotto assicurativo:

 arco_3.png 

Luca ha un amico, e visto che in questa storia tutti i protagonisti hanno il nome di un evangelista, questo amico si chiama Giovanni. Luca decanta a Giovanni tutti i benefici che si possono avere, sottoscrivendo l’assicurazione di Marco e Giovanni è la terza persona che sviluppa un interesse per sottoscrivere il prodotto assicurativo:

arco_4

Non sappiamo come proseguirà la carriera di Marco: il passaparola tra i suoi amici basterà ad assicurargli un futuro da agente assicurativo? Probabilmente no. Se Marco è inserito in una struttura di multi-level marketing (vendita piramidale), probabilmente non guadagnerà nulla (a meno che sia posizionato al vertice della piramide). Ma a noi non interessa il destino di Marco. Ci interessa semplicemente notare come lo stesso interesse (l’interesse a sottoscrivere una assicurazione) si diffonda nella rete di collegamento, sfruttando le relazioni tra i nodi.

Il «collante» delle reti collegamento, ciò che mette in relazione i nodi della rete, è rappresentato da:

  • Relazioni (familiari, affettive, amicali, professionali)
  • Attività (opportunità di svolgere attività)
  • Benefit (opportunità di acquisire beni o di acquistare prestigio)

collante.jpg

Le reti di collegamento che si basano solo sulle relazioni non sono particolarmente attrattive.

Invece, quando il principale collante di queste reti è rappresentato da attività e benefit, queste reti possono crescere in modo esponenziale (in virtù del fatto che chi possiede benefit, oppure opportunità di svolgere attività, può distribuire una parte delle proprie rendite a nuovi soggetti). E possono crescere come reti a invarianza di scala, cioè una reti in cui i «nuovi arrivati» preferiscono relazionarsi con chi ha già molti collegamenti.

invarianza 

MASSIMO: Il tuo discorso è molto interessante, ma cosa c’entra con i conflitti di interesse?

ANDREA: C’entra, eccome! Se gli interessi possono muoversi nelle reti, allora possono anche entrare in conflitto, come le palle da biliardo che si urtano, o come le molecole di un liquido, quando si scalda. Un conflitto di interessi si genera quando una persona è mossa da due o più interessi che sono incompatibili tra loro. In particolare, a noi interessa il caso in cui l’interesse pubblico entra in conflitto con gli interessi privati. Per brevità, possiamo indicare con la lettera “p” l’interesse pubblico ed indicare gli interessi privati con qualsiasi altra lettera dell’alfabeto (a,b,c, ecc…).

MASSIMO: Caro Andrea, forse ci stiamo finalmente avvicinando al “cuore” del problema! Che non sono gli interessi. E nemmeno il fatto che gli interessi corrano sulle reti. Il problema è che le persone decidono, mosse dagli interessi. E se un interesse pubblico entra in conflitto con degli interessi privati, si possono generare dei dilemmi: l’agente pubblico non sa più come decidere e aumenta la nostra incertezza sulla qualità delle sue decisioni. E’ corretto?

Direi proprio di sì. E quindi dobbiamo capire meglio in che modo gli interessi possono influenzare le nostre decisioni.

Una decisione può essere pensata come un processo che si innesca in presenza di uno stimolo (input), al quale una persona può rispondere, adottando più comportamenti alternativi tra loro (ad esempio, i comportamenti A, B e C). Durante il processo decisionale, i vari comportamenti alternativi vengono “valutati” utilizzando dei criteri di scelta, che “filtrano” i comportamenti e permettono di selezionare un solo comportamento.

pd1.png

Ovviamente, si tratta di una rappresentazione dei processi decisionali molto semplificata, ma che può essere utile per capire, intuitivamente, come funzionano gli interessi.

Infatti, non c’è dubbio che gli interessi rientrino tra i criteri di scelta, che ci consentono di decidere i nostri comportamenti. Ovviamente, gli interessi non sono l’unico criterio che guida le nostre decisioni. Fortunatamente, nelle situazioni così complesse che incontriamo nella nostra vita, le nostre decisioni dipendono da diversi criteri:

  • dagli interessi;
  • dalle leggi e dalle regole;
  • dall’ethos, cioè dai valori condivisi dal nostro gruppo di appartenenza;
  • dai comportamenti più o meno diffusi, che le altre persone adottano e che noi possiamo imitare;
  • dai nostri valori personali;

MASSIMO: Sicuramente, le nostre decisioni dipendono dalla complessa combinazione (che a volte sembra una strana alchimia) di tutti questi criteri che tu indichi.  Ma gestire questa complessità sarebbe un problema. Quindi, possiamo limitarci a considerare solo gli interessi? Faremo finta che le decisioni dipendano solo dagli interessi, ma diremo che gli interessi “tendono” a guidare i processi decisionali: contribuiscono all’esito delle decisioni, ma insieme ad altri criteri.

ANDREA: Credo, che questa sia la strada giusta, per evitare di complicare troppo le cose. Consideriamo un caso molto semplice: un processo decisionale in cui si deve decidere se adottare o non adottare un certo comportamento “A”. Non ci sono alternative: o si adotta A, oppure non si compie alcuna azione (il che equivale a dire che si opta per Non-A).

Ogni giorno ci troviamo davanti a decisioni semplici (ma cruciali) di questo tipo: prendo o non prendo l’ombrello? Chiamo o non chiamo quella persona? Vado o non vado alla ennesima festa di compleanno di un compagno di classe di mia figlia? Decisioni di questo tipo sono connesse a processi decisionali che hanno la seguente struttura:

pd2

Immaginiamo adesso di avere un interesse (che indicheremo con la lettera “b”) che funge da unico criterio per il processo decisionale. In pratica, il processo avrà la seguente struttura:

pd3

Se non vogliamo rappresentare graficamente la struttura del processo decisionale, possiamo semplicemente elencare gli elementi che la compongono, mettendoli tra parentesi quadre, in questo modo:

  • [INPUT, A?, b, (A/non A)]

A? indica il comportamento oggetto della decisione, b il criterio di scelta, mentre (A/non A) sono i due output del processo decisionale.

L’interesse b funge da criterio di decisione:

  • se il comportamento A favorisce l’interesse b, allora il comportamento A verrà selezionato, altrimenti, se il comportamento A lede l’interesse B, verrà selezionato non A.

Per rappresentare questo processo di selezione, diremo che, in presenza di un comportamento A, l’interesse b reagisce acquisendo una carica positiva o negativa: diventa b+ se A lo favorisce, mentre diventa b, se A lo lede.

Non è possibile sapere a priori quale carica avrà b: dipende dal comportamento coinvolto nella decisione. Quindi, in termini molto generali, se c’è un solo interesse b e una sola azione A da valutare, il processo decisionale avrà uno di questi due esiti:

 pd4

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo modo di rappresentare la struttura dei processi decisionali mi sembra abbastanza complicato. Non pensi che i lettori di @spazioetico potrebbero confondersi?

ANDREA: Il sistema è complicato. E forse qualcuno dovrà leggere due o tre volte questo post, per assimilare tutti i concetti.

Indubbiamente, in situazioni così semplici (un solo interesse e una sola opzione da considerare) ce la potremmo cavare in modo intuitivo, senza rappresentare la struttura del processo decisionale.

Tuttavia, nei casi più complessi, questo metodo ci tornerà molto utile. Inoltre, la polarizzazione degli interessi aiuta, come vedremo, a spiegare perché, quando due interessi entrano in conflitto, si può generare un dilemma.

MASSIMO: Spiegati meglio! Lo sai che adoro i dilemmi!

ANDREA: Immagina questa situazione: Matteo (così citiamo anche il quarto evangelista!) è un funzionario pubblico. E deve prendere una decisione. Ma la sua decisione è influenzata da due interessi: l’interesse p (che è un interesse pubblico) e l’interesse a (che è un interesse privato).

Se entrambi gli interessi sono positivi (p+, a+) o negativi (p, a) avremo una convergenza di interessi. E Matteo saprà esattamente cosa fare. Se, invece, un interesse è positivo, mentre l’altro è negativo (per esempio se abbiamo p, a+), allora Matteo non saprà più cosa decidere: l’interesse p lo indurrebbe a non compiere una certa azione, mentre l’interesse a+ lo spingerebbe a compiere quella stessa azione contraria all’interesse p.

MASSIMO: Cioè l’azione contraria all’interesse pubblico!

ANDREA: Esatto!

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo ragionamento fila, ma secondo me manca ancora qualcosa! Gli interessi non sono tutti uguali. Alcuni interessi sono più forti di altri. Se per Matteo l’interesse privato è più forte (per esempio perché scegliendo una certa azione può avere un guadagno personale), allora l’interesse privato vincerà sull’interesse pubblico e non avremo più un conflitto di interesse, ma un caso di corruzione

ANDREA: Hai ragione, Massimo! Gli interessi non sono solo positivi o negativi, ma anche forti o deboli. Però ci devo pensare… ne parleremo la prossima volta!

Vai alla terza parte dei dialoghi…

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Dialoghi sul conflitto di interessi. Prima parte

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Prendi un filosofo. Uno bravo come Andrea Ferrarini. Distoglilo per qualche tempo dalle sue occupazioni preferite, come stare con la sua famiglia e andare a ballare.

Insieme a lui, vai in giro per l’Italia ad incontrare dipendenti pubblici.

Condividi l’urgenza che, dopo quattro anni di prevenzione della corruzione, bisogna affrontare il toro per le corna. La bestia in questione si chiama “conflitto di interessi”.

Immagina con il filosofo di cui sopra vari scenari con al centro sempre un “mitico” agente pubblico che deve prendere una decisione difficile.

Discuti animatamente sul problema dei problemi: le persone non sanno riconoscere né i propri né gli altrui conflitti di interessi. Perché?

Immagina uno strumento che faccia emergere il conflitto di interessi dai molteplici “collegamenti di interessi”, come dicono i francesi (“lien d’intérêts”) che ognuno di noi ha.

Insisti sull’importanza dello sguardo dell’opinione pubblica e della percezione di imparzialità dell’operato dell’agente pubblico. Perché a volte ci sembra così importante un punto di vista che, per forza di cose, risulta parziale e incompleto?

Quale è il risultato di tutto questo? Un emozionante viaggio all’interno del conflitto di interessi. Un viaggio di esplorazione in qualcosa di assai complesso e controverso.

Ecco, infatti, alcune osservazioni comuni da cui siamo partiti:

  • l’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi in Italia è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli agenti pubblici, né quella delle amministrazioni che dovrebbero gestirli,
  • il concetto di “interesse” è molto vago; negli Stati Uniti qualcuno propone di sostituirlo o ampliarlo con una terminologia più adeguata (ad esempio, “benefit”, in ambito sanitario), che aiuti le persone a identificare meglio i rischi.
  • una generale sottovalutazione del conflitto di interessi da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni.
  • oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni. Le persone hanno paura a far emergere i collegamenti di interesse perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione e dall’opinione pubblica.
  • conseguentemente, le situazioni emergono solo quando il “collegamento” di interessi diventa “conflitto” o non emergono affatto.
  • dati i collegamenti di interessi come connaturati all’essere umano e non eliminabili, occorre valutarne l’intensità. Come fare? Sappiamo per certo che una valutazione di tipo formalistico non funziona, né funzionerebbe una valutazione esclusivamente “economica”.
  • Quale è il ruolo della dimensione “organizzativa” ed “etica”?

Questi mesi di studio e di discussioni sono stati accompagnati da una realtà ancora più vivace della nostra pur fervida immaginazione. Il privilegio di vivere in Italia consiste nel poter esplorare questi fenomeni mentre si manifestano nella realtà. La vicenda del Direttore del Ministero della Salute, quella dell’Assessore milanese, nonché la triste vicenda dell’Università di Firenze. Siamo stati ispirati dal comportamento del ricercatore italo-inglese, nonché dalla lettera del professor Semplici al Corriere che ci ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta.

Nei dialoghi che vi proponiamo c’è l’idea che senza l’accettazione della complessità del fenomeno il conflitto di interessi rischia di diventare una barzelletta raccontata male.

Noi siamo partiti da alcune definizioni che abbiamo condiviso nel corso del tempo.

Gli uomini fanno un sacco di cose “per interesse” e le conseguenze dei conflitti di interesse (specialmente nel settore pubblico) spesso vengono raccontate dalle pagine dei giornali. Ed una di queste conseguenze è la corruzione.

Tuttavia è’ difficile dire cos’è un conflitto di interessi. Ed è ancora più difficile dire cosa sono gli interessi.

Cominciamo con delle definizioni:

  • Un interesse è un movente delle azioni umane
  • Un conflitto di interessi è una situazione nella quale l’interesse primario di un agente tende a interferire con l’interesse primario del suo principale.

Quindi, possiamo pensare agli interessi come a “qualcosa” che orienta le decisioni delle persone. E ai conflitti di interesse come a “situazioni” (cioè stati di cose) in cui:

  • un soggetto (il principale) delega un altro soggetto (l’agente) a curare il suo interesse (interesse primario)
  • l’azione dell’agente (finalizzata dalla cura dell’interesse primario) è “disturbata” dall’esistenza di un interesse secondario (che nulla ha a che fare con gli interessi del principale).

Nel conflitto di interessi, l’interesse secondario “tende” a interferire con l’interesse primario. Se l’interesse secondario prende il sopravvento, se l’agente si mette a curare solo l’interesse secondario, allora il conflitto di interessi “evolve” in qualcosa d’altro: in una frode o, nel settore pubblico, nella corruzione.

Il conflitto di interessi si genera perché il principale e l’agente sono legati da una relazione (una relazione di delega, chiamata anche “relazione di agenzia”). Quindi, per studiare i conflitti di interesse bisogna analizzare, innanzitutto, le relazioni.

Nei prossimi post Andrea Ferrarini ci guiderà in una vera e propria immersione nel mondo delle relazioni e degli interessi ad esse collegati. Buona avventura!

VAI ALLA SECONDA PARTE DEI DIALOGHI

 

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