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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 6 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

triangolo_corruzione

Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

Dialoghi sul conflitto di interessi. Prima parte

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Prendi un filosofo. Uno bravo come Andrea Ferrarini. Distoglilo per qualche tempo dalle sue occupazioni preferite, come stare con la sua famiglia e andare a ballare.

Insieme a lui, vai in giro per l’Italia ad incontrare dipendenti pubblici.

Condividi l’urgenza che, dopo quattro anni di prevenzione della corruzione, bisogna affrontare il toro per le corna. La bestia in questione si chiama “conflitto di interessi”.

Immagina con il filosofo di cui sopra vari scenari con al centro sempre un “mitico” agente pubblico che deve prendere una decisione difficile.

Discuti animatamente sul problema dei problemi: le persone non sanno riconoscere né i propri né gli altrui conflitti di interessi. Perché?

Immagina uno strumento che faccia emergere il conflitto di interessi dai molteplici “collegamenti di interessi”, come dicono i francesi (“lien d’intérêts”) che ognuno di noi ha.

Insisti sull’importanza dello sguardo dell’opinione pubblica e della percezione di imparzialità dell’operato dell’agente pubblico. Perché a volte ci sembra così importante un punto di vista che, per forza di cose, risulta parziale e incompleto?

Quale è il risultato di tutto questo? Un emozionante viaggio all’interno del conflitto di interessi. Un viaggio di esplorazione in qualcosa di assai complesso e controverso.

Ecco, infatti, alcune osservazioni comuni da cui siamo partiti:

  • l’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi in Italia è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli agenti pubblici, né quella delle amministrazioni che dovrebbero gestirli,
  • il concetto di “interesse” è molto vago; negli Stati Uniti qualcuno propone di sostituirlo o ampliarlo con una terminologia più adeguata (ad esempio, “benefit”, in ambito sanitario), che aiuti le persone a identificare meglio i rischi.
  • una generale sottovalutazione del conflitto di interessi da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni.
  • oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni. Le persone hanno paura a far emergere i collegamenti di interesse perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione e dall’opinione pubblica.
  • conseguentemente, le situazioni emergono solo quando il “collegamento” di interessi diventa “conflitto” o non emergono affatto.
  • dati i collegamenti di interessi come connaturati all’essere umano e non eliminabili, occorre valutarne l’intensità. Come fare? Sappiamo per certo che una valutazione di tipo formalistico non funziona, né funzionerebbe una valutazione esclusivamente “economica”.
  • Quale è il ruolo della dimensione “organizzativa” ed “etica”?

Questi mesi di studio e di discussioni sono stati accompagnati da una realtà ancora più vivace della nostra pur fervida immaginazione. Il privilegio di vivere in Italia consiste nel poter esplorare questi fenomeni mentre si manifestano nella realtà. La vicenda del Direttore del Ministero della Salute, quella dell’Assessore milanese, nonché la triste vicenda dell’Università di Firenze. Siamo stati ispirati dal comportamento del ricercatore italo-inglese, nonché dalla lettera del professor Semplici al Corriere che ci ha fatto capire che eravamo sulla strada giusta.

Nei dialoghi che vi proponiamo c’è l’idea che senza l’accettazione della complessità del fenomeno il conflitto di interessi rischia di diventare una barzelletta raccontata male.

Noi siamo partiti da alcune definizioni che abbiamo condiviso nel corso del tempo.

Gli uomini fanno un sacco di cose “per interesse” e le conseguenze dei conflitti di interesse (specialmente nel settore pubblico) spesso vengono raccontate dalle pagine dei giornali. Ed una di queste conseguenze è la corruzione.

Tuttavia è’ difficile dire cos’è un conflitto di interessi. Ed è ancora più difficile dire cosa sono gli interessi.

Cominciamo con delle definizioni:

  • Un interesse è un movente delle azioni umane
  • Un conflitto di interessi è una situazione nella quale l’interesse primario di un agente tende a interferire con l’interesse primario del suo principale.

Quindi, possiamo pensare agli interessi come a “qualcosa” che orienta le decisioni delle persone. E ai conflitti di interesse come a “situazioni” (cioè stati di cose) in cui:

  • un soggetto (il principale) delega un altro soggetto (l’agente) a curare il suo interesse (interesse primario)
  • l’azione dell’agente (finalizzata dalla cura dell’interesse primario) è “disturbata” dall’esistenza di un interesse secondario (che nulla ha a che fare con gli interessi del principale).

Nel conflitto di interessi, l’interesse secondario “tende” a interferire con l’interesse primario. Se l’interesse secondario prende il sopravvento, se l’agente si mette a curare solo l’interesse secondario, allora il conflitto di interessi “evolve” in qualcosa d’altro: in una frode o, nel settore pubblico, nella corruzione.

Il conflitto di interessi si genera perché il principale e l’agente sono legati da una relazione (una relazione di delega, chiamata anche “relazione di agenzia”). Quindi, per studiare i conflitti di interesse bisogna analizzare, innanzitutto, le relazioni.

Nei prossimi post Andrea Ferrarini ci guiderà in una vera e propria immersione nel mondo delle relazioni e degli interessi ad esse collegati. Buona avventura!

VAI ALLA SECONDA PARTE DEI DIALOGHI

 

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Ro-lex sed lex

simulachresCi sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”.

Così si difende la ex sottosegretaria Vicari in un tentativo di maldestra autodifesa sul Corriere.

In realtà tutta l’intervista mostra quanto questo personaggio sia lontano dal possedere alcuna minima consapevolezza del rischio che un decisore pubblico si assume nel tenere una tale condotta.

Ho letto sulle agenzie che sarei accusata di corruzione. Ma di che parliamo? Quell’orologio riguarda rapporti con le persone che uno ha a prescindere. Dalle intercettazioni si capisce benissimo che si tratta di un regalo di Natale. Poi sì, io ho chiamato per ringraziare. Ma se lo avessi fatto per corruzione, secondo lei avrei ringraziato?

Un regalo di Natale, quindi, si presume uno di quei doni che, come stabilisce il Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici,  non si dovrebbero accettare, salvo se di modico valore, effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia. Di modico valore c’è poco, visto che il Rolex in questione costerebbe 5.800,00 euro, mentre la soglia del modico valore è stata fissata a 150,00 euro.

Solo che il personaggio in questione non è un dipendente pubblico, bensì un sottosegretario che può orientare decisioni piuttosto importanti, quale quella di applicare un’IVA dimezzata a tutta una categoria di operatori economici.

Per questi “servitori dello Stato” non esiste un obbligo particolare, se non la manutenzione del proprio spazio etico, cioè del comportamento non esigibile per legge. Cioè, dovrebbero entrare in questa specie di trip mentale: se 150,00 euro sono troppi per un dipendente pubblico le cui decisioni possono incidere su un ammontare “x”  di risorse, quanto dovrebbe essere il limite per un membro del governo le cui decisioni possono incidere su un ammontare “x” al cubo (e mi tengo basso)?

In realtà l’unica operazione mentale che sembra aver fatto la protagonista di questa storia è la tipica interpretazione descrittiva della norma etica. Cioè, “Ci sono ministri che hanno preso non uno, ma tre Rolex e sono ancora in carica”. Il che significa che, di fronte al dubbio (se mai ha avuto un dubbio) sulla legittimità o sull’eticità del gesto di accettare il dono, ha risolto valutando il comportamento degli altri.

Questo è un tipico caso in cui un comportamento disonesto viene giustificato attraverso due forme di automanipolazione anche piuttosto facili da individuare.

La prima si chiama “malleabilità nella categorizzazione dell’azione“, cioè “il regalo di Natale” serve a nascondere a se stessi un comportamento che, se fosse correttamente categorizzato, sarebbe corruttivo (va solo capito se si tratta di corruzione propria o impropria). Come il tossico che per farsi una dose si fa “prestare” i soldi dalla mamma mettendogli le mani nel portafogli in sua assenza.

La seconda si chiama “dis-attenzione verso gli standard etici“. Laddove tutti hanno perso di vista una norma etica e in assenza di una regola codificata emerge la lettura descrittiva dei comportamenti, per cui se altri hanno preso orologi vuol dire che si può fare.

Questi due elementi permettono al personaggio in questione di non “aggiornare il concetto-di-sè” e accettare il dono senza troppi problemi. Resterà dell’opinione di essere una persona onesta e di aver fatto tutto nella piena legittimità.

Questa è la famosa “disonestà delle persone oneste”. E noi siamo pieni di questa gente. Solo che, mentre i dipendenti pubblici sono in qualche modo obbligati a ricevere una formazione e hanno una residua speranza di acquisire una qualche consapevolezza, i politici sono assolutamente lasciati allo sbando e, se non hanno una capacità innata o appresa di provvedere alla manutenzione del proprio spazio etico, saranno costantemente a rischio, dal momento che non hanno più (o non hanno mai avuto) capacità di cogliere le anomalie e i rischi che generano tali comportamenti.

Sull’accettazione del dono e sulla ricezione del dono come corrispettivo per un atto dovuto abbiamo scritto.

La regola del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (articolo 4) racchiude in sé la storia dell’umanità. La prima volta che la troviamo codificata è nella Bibbia, nel libro dell’Esodo. Si legge: “I giudici devono aborrire i regali. Poiché il regalo acceca anche coloro che hanno la vista chiara e perverte le parole dei giusti (Esodo 23,8)”.

Si attiva, attraverso il dono, il cosiddetto “principio di reciprocità” che è alla base di molti fenomeni corruttivi, nonché di modelli comportamentali che ci riportano alla criminalità organizzata.

Chi assume decisioni per conto della collettività, chiunque egli sia, un funzionario, un membro del governo, un sindaco, o un giudice, dovrebbe coltivare la propria libertà di scegliere non cadendo in queste “fogne relazionali”, ma sappiamo bene che è proprio  dall’underground di piccoli e grandi favori che viene fuori l’attuale classe dirigente.

 

N.B. Il titolo mi fu suggerito da Simone Chiarelli a cui va ogni mio ringraziamento per la genialità.

 

 

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