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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Il file excel del dottor Speranza: lo STRESS TEST sul processo di controllo, vigilanza, ispezioni e sanzioni

Ecco a voi il secondo caso (real-case scenario), per illustrare come potrebbe essere progettato e svolto lo STRESS TEST su un procedimento a rischio di corruzione. Lo STRESS TEST è un nuovo strumento su cui @spazioetico sta lavorando da tempo, che potrebbe migliorare la capacità delle pubbliche amministrazioni di prevenire la corruzione, e che abbiamo presentato in un precedente post (Valutare la tenuta di un processo: lo STRESS TEST e le INDAGINI INTERNE – Istruzioni per l’uso). 

 

 rossi-watchingIl dott. Silvio Speranza è il nuovo Responsabile della prevenzione della corruzione della ASL di Rischiozero. La ASL, come ogni altra organizzazione che tutela la salute pubblica, ha un proprio Dipartimento di Prevenzione. Una delle attività del Dipartimento è il controllo volto a verificare la conformità alla normativa in materia di mangimi e di alimenti e alle norme sulla salute e sul benessere degli animali di controllo ufficiali ex art 8 del regolamento CE 882/2004.

E’ un po’ di tempo che il dottor Speranza riflette sul fatto che, nel suo precedente incarico presso un’altra ASL, il processo di controllo fosse uno dei più esposti a rischio corruttivo. Invece, nel PTPC della ASL di Rischiozero, il rischio è stimato come medio-basso.

avvocato Nelle argomentazioni a corredo dell’analisi del rischio, il suo predecessore, il dottor Merovingio Adempimento (ma tutti lo chiamavano “Mero”), considera a rischio solo l’attività di controllo in loco presso le aziende agricole del territorio.

Non considera affatto, invece, tutti gli altri rischi che, nell’esperienza di Speranza, popolano tale processo. Ad esempio, il rischio di “iterazione del controllo su uno stesso soggetto”, cioè, la condotta persecutoria dell’ufficio al fine di determinare un vantaggio ad altri operatori economici distorcendo i meccanismi di concorrenzialità, non è stato assolutamente preso in considerazione.

Decide di effettuare una verifica di un campione di ispezioni e si accorge che alcuni operatori economici vengono costantemente messi sotto osservazione. Non ha, tuttavia, alcuna possibilità di verificare se tali ispezioni sono il frutto di segnalazioni, oppure della programmazione delle attività di controllo.

4b.jpgPer tenere sotto controllo le attività ispettive, Speranza decide, in accordo con il Direttore Sanitario e nonostante le remore espresse dal Responsabile del Dipartimento Prevenzione, dottor Ennio Evasivo, che tutti i controlli devono essere registrati su un file excel. Sul file dovranno essere riportati i seguenti dati:

  • data del controllo,
  • ispettore,
  • soggetto controllato,
  • input del controllo (da segnalazione/esposto, da programmazione a campione, da iniziativa d’ufficio, da segnalazione di altre amministrazioni, ecc…),
  • esito.

4b.jpgIl file è accessibile a tutti gli ispettori, ma non al RPCT: il dott. Ennio Evasivo, infatti, ha scritto al Direttore Sanitario, sostenendo che “il file dei controlli, per il carattere riservato delle informazioni in esso contenute, non deve essere accessibile a soggetti estranei al Dipartimento di Prevenzione”, impegnandosi a prendere visione del file ogni mese e a segnalare al RPCT i controlli  immotivatamente reiterati. Il Direttore Sanitario ha accettato le osservazioni del dott. Evasivo, anche per evitare “ingerenze tra gli uffici e l’instaurarsi di una cultura del sospetto”. La nuova procedura viene QUINDI applicata a seguito di un incontro esplicativo con tutti gli ispettori veterinari.

Passano sei mesi. Il dottor Speranza non ha mai ricevuto nessuna segnalazione dal responsabile del settore, Ennio Evasivo. 

9aRiceve, invece, una segnalazione (whistleblowing) da parte di un ispettore (non facciamo il nome per tutelarlo), il quale segnala che il file excel spesso non vene aggiornato e non viene nemmeno consultato dal responsabile del Dipartimento di Prevenzione.

Il dottor Speranza, che ha letto il post di @spazioetico “Il FENOMENO CORRUTTIVO. Teorie e soluzioni” identifica correttamente che è in atto un ampliamento dell’asimmetria informativa tra Principale (che identifica nel Responsabile Ennio Evasivo) e gli Agenti (ispettori).

Il Principale non è in grado di verificare che gli Agenti stiano eseguendo correttamente le istruzioni fornite e che stiano promuovendo esclusivamente l’interesse primario o se, invece, stiano promuovendo interessi secondari (ad esempio, gli interessi di aziende ad essi collegati).

Riflettendo, inoltre, sulla “teoria dell’azione collettiva”, Speranza ritiene di dover osservare non solo il comportamento degli Agenti, ma anche dello stesso Principale, cioè del Responsabile del Dipartimento di Prevenzione, per valutare la reale volontà di quest’ultimo di ridurre tale asimmetria informativa.

Il dottor Speranza ipotizza, a questo punto, che esiste uno specifico rischio di cattiva gestione del processo dovuto ai fattori di rischio “asimmetria informativa”  e “carenze organizzative” che dipendono, in gran parte, dalla inefficienza della funzione dirigenziale.

Speranza decide di realizzare uno stress test per andare a fondo della questione e capire se i fattori di rischio possono abilitare delle istanze anomale.

STRESS TEST. Il dottor Speranza si accorda con il segnalante. L’accordo viene redatto tramite un verbale sottoscritto da entrambi e tenuto riservato presso l’ufficio del RPCT. L’accordo consiste nel fatto che il segnalante, che ha accesso al file, dovrà manometterlo, facendo comparire che un suo collega ha effettuato, in un mese, 3 controlli presso la stessa azienda, tutti con esito positivo e tutti generati da input diversi (segnalazione, programmazione a campione, iniziativa d’ufficio). In teoria il dirigente, se consulta il file, dovrebbe segnalare l’anomalia, oppure, se presidia i controlli, rilevare che qualcuno ha manomesso il file.

Lo stress test viene eseguito e… Ennio Evasivo non si accorge di niente. 

QUINDI, L’ASIMMETRIA INFORMATIVA ABILITA UNA SERIE DI ISTANZE ANOMALE (manomissione del file, iterazione dei controlli). In particolare, se è possibile aggiungere controlli non effettuati, è anche possibile cancellare alcuni controlli effettuati!!!!!

4b.jpgIl dirigente si giustifica: “Mi ero accorto dell’anomalia. Ma non volendo rischiare di inviare al dott. Speranza una segnalazione poco circostanziata … avevo deciso di approfondire la questione, per capire se i controlli fossero stati realmente reiterati o se, invece, vi fosse stata errata compilazione da parte degli ispettori.” 

rossi-watchingA questo punto, il dottor Speranza decide di programmare in tempi brevissimi una sessione formativa in cui, insieme agli ispettori e alla presenza del dottor Evasivo, esplorerà l’intero processo e ne valuterà i fattori di rischio più concreti. Inoltre, il dottor Speranza decide che, d’ora in poi, il file sarà accessibile anche a lui e che sarà protetto, per evitare che vengano cancellate delle righe (lo si può fare abbastanza facilmente, in questo modo).

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Gli STRESS TEST sono strumenti di approfondimento dell’analisi del rischio e di verifica dell’efficacia e dell’effettiva attuazione delle misure di prevenzione previste dal PTPC.

Se volete eseguire uno STRESS TEST all’interno della vostra amministrazione, ci potete contattare.


Per un secondo esempio di STRESS TEST, cliccare qui sotto:

Per un esempio di INDAGINE INTERNA, cliccare qui sotto:

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

 

 

Cosa ti aspetti dal 2017? I risultati del sondaggio

Abbiamo ricevuto 34 risposte al sondaggio che avevamo lanciato all’interno di un gruppo di persone (ne avevamo invitate circa 50) che spesso riflette insieme sui temi della prevenzione della corruzione e della trasparenza, RPCT, esperti, persone informate.

Abbiamo chiesto di stilare una classifica (da 1 a 7) sulle questioni che si ritengono più importanti da affrontare nel corso di quest’anno, che riteniamo cruciale per l’affermarsi o il retrocedere della costruzione di un “senso” alla politica di promozione dell’integrità nella PA italiana.

I risultati.

Al primo posto, con un risultato di 4,63, la questione che, in questo momento, catalizza l’attenzione di molti commentatori: “Un approccio meno formalistico e più multidisciplinare da parte di chi governa la prevenzione della corruzione a livello centrale“. Si ha la sensazione che tutta l’architettura della prevenzione della corruzione e della trasparenza stia sempre più incanalandosi verso un cul de sac, fatto di adempimenti, formalismi, tecnicismi, senza che se ne ravvisi un “senso” e senza una valutazione sugli effetti di queste misure. Regolamenti, procedure, accessi che si sovrappongono, relazioni, documenti, sembrano a molti delle sovrastrutture che rischiano di asfissiare le amministrazioni che sono già alle prese con un problema di scarsità di ricambio e di risorse. C’è, inoltre, un problema di monodisciplinarietà. Ad esempio, temi quali la prevenzione della corruzione e la trasparenza sono affrontati solo da un punto di vista giuridico e questo esclude molta della complessità che il tema propone. In altri Paesi chi discute di questi temi sono soprattutto economisti, sociologi, filosofi, a volte antropologi, scienziati delle organizzazioni. Le stesse modalità attraverso cui, ad esempio, vengono costruiti i documenti di orientamento (come, ad esempio, le Linee Guida ANAC o le direttive), nulla hanno a che fare con quello che ti aspetteresti di trovare in un documento, appunto, di orientamento, ma assomigliano a trattati di diritto amministrativo, spesso ridondanti, privi di qualsiasi schematizzazione e di strumenti operativi.

Al secondo posto, con un risultato di 4,62 (quindi quasi sullo stesso livello della prima questione), si piazza: “Una reale indipendenza per i Responsabili della Prevenzione della Corruzione per garantire continuità ed efficacia alle strategie“. Nonostante le voci che si sono alzate negli scorsi anni a rilevare forse la principale anomalia di questo impianto normativo, cioè, l’assenza di indipendenza del ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione, poco o nulla è stato fatto nel 2016. Il PNA ha cercato di fornire degli strumenti per assicurare, forse, una maggiore autonomia, ma il problema è che tutto questo deve essere sancito per legge. Il paradosso è che, stante la dipendenza che esiste tra RPCT e componente politica, una efficace strategia di prevenzione della corruzione, in questo momento, si può fare solo laddove la politica ha interesse a promuovere maggiori livelli di integrità, quindi (per questo paradossalmente) proprio dove serve di meno.

Il terzo posto se lo aggiudica, con un risultato di 4,41, “La fondazione di una scuola pubblica per la promozione dell’etica e dell’integrità nelle amministrazioni“, questione a noi molto cara. Esiste in molti Paesi che hanno un approccio multidisciplinare alla prevenzione della corruzione. Non l’ennesimo carrozzone inutile, ma una comunità di professionisti e di ricercatori che lavorano con metodologie comuni, che riflettono sui metodi migliori per coinvolgere effettivamente le varie componenti di questo sistema.

Il quarto posto va a: “Una interlocuzione con il MIUR su come introdurre la didattica per dilemmi etici nelle scuole e su come costruire competenza civica sulla base dei comportamenti (e non sulla base di generici principi)“, con un risultato di 4,06. In linea con la fondazione di una scuola di etica, la costruzione dello spazio etico si dovrebbe fare nelle scuole. A volte ci sono degli ammirevoli sforzi, ma, crediamo, con un approccio troppo centrato sull’adulto e poco pragmatico. Per lavorare bene su questi temi con i ragazzi/e occorre sfidarli sulle questioni e sui dilemmi che animano le loro vite e che li coinvolgono direttamente. Per questo l’utilizzo dei dilemmi etici è un potente strumento di emersione di principi e regole che essi stessi già mettono alla base delle loro scelte.

Quinto posto: “Una riflessione generale, senza pregiudizi, su come rendere davvero trasparente e responsabile l’azione di governo nazionale e locale“.  Dopo l’accesso civico generalizzato si chiude (in teoria) un ciclo normativo volto a garantire la massima apertura e visibilità dell’azione amministrativa. Ma gli strumenti che sono stati adottati, sono veramente efficaci? Quale è il livello di visibilità dei processi decisionali che “veramente” contano in questo Paese? Secondo alcuni non c’è mai stata tanto opacità come in questo periodo. E allora, a fronte di uno sforzo notevole che le amministrazioni hanno compiuto (o non hanno compiuto) e a fronte di uno altrettanto notevole investimento di risorse che, presumibilmente, sarà richiesto per l’attuazione del sedicente FOIA italiano, il risultato è accettabile? E, soprattutto, chi valuta, non tanto se le amministrazioni pubblicano i dati, ma se qualcuno li legge? E se servono veramente a rafforzare l’accountability, cioè, la responsabilità degli attori del sistema. Una trasparenza, infatti, senza possibilità di cambiamento, crea solo maggiore senso di frustrazione, impotenza e conflittualità sociale.

Al sesto posto abbiamo un parimerito, con un punteggio di 3,35. Partiamo con una questione anch’essa a noi molto cara: “Una normativa organica sul Whistleblowing“. Giace al Senato una normativa, ancora piuttosto acerba, e perfettibile, ma che comunque farebbe fare dei passi avanti nella tutela di colui che segnala. Sarà l’anno buono? Non sembra per la verità che questo tema sia all’ordine del giorno di questo Parlamento, ma vedremo.

Sempre al sesto posto: “Un maggior coinvolgimento della funzione dirigenziale a livello locale, una volta che si sia, una volta per tutte, definitivamente abbandonato il percorso di riforma attuale“. Un tema piuttosto noto che ha avuto degli interessanti sviluppi recentemente. A molti sembra che questa riforma della dirigenza esasperi, piuttosto che sciogliere, il nodo del rapporto di dipendenza tra il ruolo di RPCT e la componente politica. Avremmo bisogno di dirigenti più leali e meno fedeli, ma non sembra che i Governi, oramai da più di 20 anni abbiano lo stesso orientamento. Dall’altra parte, la dirigenza pubblica deve essere coinvolta pesantemente nell’elaborazione e attuazione delle strategie di prevenzione della corruzione e nella funzione di “esemplarità” che spesso dimentica di avere nei confronti dei dipendenti, ad esempio, abbandonando posizioni di difesa e aprendosi alla discuss-ability e alla multidiscipinarietà.

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