@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi delle etichette: Piano Nazionale Anticorruzione

Sondaggio, miglioriamo insieme @spazioetico!

Vorremmo raccogliere opinioni, critiche, suggerimenti in merito al nostro blog. Potrai aiutarci a capire come migliorarlo.

Ti chiediamo di rispondere a poche, semplici domande. Vogliamo capire quali sono le esigenze dei nostri vecchi e nuovi lettori (che crescono costantemente di numero).

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Infine, se vuoi, puoi aggiungere qui sotto un tuo commento generale e proposte di miglioramento (il pulsante “invia” non si riferisce all’intero questionario, ma al solo commento. I voti sono già stati registrati attraverso il pulsante “vote”).

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L’aggiornamento 2017 del PNA in consultazione

A leggere il nuovo aggiornamento del PNA (in consultazione fino al 15 settembre 2017) sembrerebbe che l’ANAC si sia presa un anno sabbatico; il che non sarebbe un male di per sé.

Si continua con gli approfondimenti, uno dei quali assai atteso (Università). Le sezioni specifiche sono tre:

  • Autorità di Sistema Portuale
  • Gestione dei Commissari Straordinari nominati dal Governo
  • Istituzioni universitarie.

Finalmente l’Università! Una “scuola di vita” per tutti i nostri ragazzi/e, che può trasformarsi in una “scuola di corruzione” per molti di loro. E’ lì, infatti, che, se non già adeguatamente addestrati in famiglia o nelle esperienze adolescenziali, i nostri giovani corrono il rischio di apprendere gli stili di leadership più nefasti. Sì, perché è lì che gli studenti scontano le maggiori asimmetrie relazionali e informative. E’ lì che vivono e si alimentano i più forti conflitti di interessi dei docenti e dei ricercatori. 

Perciò un approfondimento ci sta. E sembra anche piuttosto “approfondito”. Ci sono comportamenti che abbiamo osservato tutti. Tra i più odiosi, in particolare, l’obbligo informale di acquistare la pubblicazione del docente, la “sparizione” del docente e la sua metamorfosi nell’assistente “sfigato” che, sulla base di promesse, tiene il corso “aggratis” per tutto l’anno. E tante altre amenità dedicate al reclutamento dei docenti, ovvero, il comportamento di cooptazione in azione. Infine, un bel capitolo dedicato alla ricerca, con rischi sulla progettazione, gestione e valutazione; gli aspetti assai controversi delle pubblicazioni scientifiche.

Vediamo come lo assorbiranno le istituzioni universitarie. Sarebbe bello coinvolgere i ragazzi/e e i ricercatori in questo delicato lavoro per capire come vivono dentro questi processi.

Per il resto, piacerebbe che, per un anno, l’ANAC dedicasse l’aggiornamento del PNA anche ad altri argomenti. Il 2017 è un anno cruciale (sotto molti punti di vista) per lo sviluppo delle strategie di prevenzione nella pubblica amministrazione. Ecco alcuni spunti.

Valutazione intermedia degli obiettivi della strategia nazionale ed eventuale aggiornamento
I tre obiettivi contenuti nella prima formulazione del PNA erano sembrati piuttosto vaghi, probabilmente risentivano della sostanziale novità della normativa. Ora sarebbe il momento, a quattro anni di distanza, di valutarne gli esiti e, se del caso, modificarli con obiettivi più realistici e più misurabili. 

Valutazione e ponderazione del rischio
La maggior parte delle P.A. sta concludendo una seppur parziale mappatura dei propri processi, raccogliendo un gran numero di informazioni sul rischio corruttivo associato alle proprie attività. Sarebbe stato opportuno che ANAC suggerisse alle amministrazione delle metodologie per ponderare il rischio e definire delle priorità di trattamento. E che, finalmente, proponesse una metodologia di valutazione del rischio alternativa a quella proposta dall’Allegato 5, per differenziare il livello di rischio dei diversi eventi corruttivi.

Sistemi di gestione anticorruzione
Alla fine del 2016 è stata approvata la norma ISO 37001, vale a dire lo standard internazionale per la certificazione dei sistemi di gestione anticorruzione. Nel PNA 2017 ANAC avrebbe potuto (anzi diremmo dovuto) fare un approfondimento sulle caratteristiche che (alla luce della ISO 37001) devono avere i sistemi di gestione delle amministrazioni, sistemi di gestione necessari per supportare la valutazione e il trattamento del rischio.

Prevenzione della corruzione sistemica
L’esito (in primo grado) del processo “Mafia Capitale” ha mostrato quanto possa essere pericolosa e complessa e violenta la corruzione sistemica. Talmente pericolosa, violenta e complessa, da potersi confondere, ai margini, con fenomeni di tipo mafioso. Sarebbe stato doveroso dedicare una sezione del PNA 2017 ai protagonisti dei sistemi corruttivi (che non sono solo gli uffici, ma anche i politici e i soggetti privati), perché è quanto mai importante cercare di rispondere a questa domanda: gli RPCT possono contribuire a prevenire la corruzione sistemica (grand & political corruption), o sono soggetti troppo deboli, che possono solo occuparsi della corruzione spicciola e della corruzione amministrativa (petty corruption)?

La prevenzione della corruzione è solo un sistema di regole, procedure e barriere comportamentali o ci sono altri percorsi possibili?
Cosa ci insegnano le esperienze internazionali in materia di formazione? E cosa si sta facendo anche in Italia sul fronte del rafforzamento della consapevolezza dei dipendenti pubblici su concetti chiave dei meccanismi corruttivi, quali, ad esempio: l’asimmetria informativa, l’asimmetria di potere, il conflitto di interessi, il sistema delle interferenze, l’opacità del processo decisionale, ecc… 

Cominciare a trattare certi argomenti servirebbe anche per aiutare le amministrazione ad adottare un approccio più maturo al tema della corruzione. Ma per trattare certi argomenti, sarebbe necessario che ANAC si aprisse al contributo di altri soggetti: economisti, consulenti organizzativi, filosofi, sociologi, educatori e formatori. Perché la corruzione non è solo un problema di regole e procedimenti amministrativi. E’ anche un problema di formazione culturale, etica ed economica.
Ma non crediamo che ci siano le condizioni per questa apertura al “nuovo”.

Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

 

Su MEPA un nuovo corso di @spazioetico sul Codice di Comportamento PA

IL COMPORTAMENTO DEL DIPENDENTE PUBBLICO

Lezioni sulle regole del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici

FORMAZIONE GENERALE CON APPROCCIO VALORIALE

attraverso il modello SPAZIOETICO

SU MEPA: Codice articolo fornitore: SPAZIOETICO 01

Lo scopo è di realizzare iniziative formative, informative e di sensibilizzazione, volte al miglioramento della comprensione della strategia di prevenzione della corruzione e della trasparenza in un Ente Pubblico attraverso la comprensione delle regole del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici, con particolare riferimento al rafforzamento e manutenzione del loro spazio etico.

MODULI FORMATIVI (che si traducono in giornate di formazione)

  1. 1-3 CdC_PA. Introduzione al Codice di Comportamento come misura del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione
  2. 4 CdC_PA. Il divieto di accettare compensi, regali e utilità; una regola che viene da lontano
  3. 6 e 7 CdC_PA. Il Conflitto di interessi. Il dovere di segnalazione e l’obbligo di astensione.
  4. 8 CdC_PA. Il Whistleblowing e ed il “comportamento di segnalazione”
  5. 9 CdC_PA. La pubblicazione dei dati e l’obbligo di tracciabilità del processo decisionale
  6. 10 e 11 CdC_PA. Il comportamento nei rapporti con i privati e il comportamento in servizio
  7. 12 CdCPA. Il comportamento del dipendente pubblico nei rapporti con il pubblico
  8. 13 CdC_PA. Il comportamento del dirigente e la leadership etica

1a

Il modello

La definizione di “spazio etico“, introdotta da Lord Moulton attraverso la celebre parafrasi del “comportamento non esigibile per legge” coglie uno degli aspetti più interessanti della fragilità delle organizzazioni pubbliche. L’organizzazione un po’ come una forte struttura che regola, attraverso precise prassi e norme di comportamento, la vita di soggetti che provengono da situazioni molto diverse.

Al di fuori di un rigido controllo, tuttavia, cosa avviene? Come prendono effettivamente le decisioni i dipendenti pubblici? Che grado di autonomia esprimono nel loro processo decisionale? Come risolvono i dilemmi etici a cui sono chiamati a rispondere nella quotidianità e nella complessità del loro lavoro?

In effetti, di fronte ai cosiddetti “dilemmi etici” (un dilemma etico può essere descritto come una decisione che richiede una scelta tra principi concorrenti, spesso in contesti complessi e con elevata carica di responsabilità) la struttura viene meno, così come vengono meno le gabbie comportamentali costituite dalle relazioni tra pari e con la leadership.

Ed ecco che entra in gioco il “comportamento non esigibile per legge”, cioè, lo spazio etico. Se questa dimensione non è stata presidiata, se lo spazio etico non è stato alimentato (ad esempio attraverso la riattivazione di un pensiero forte ed una posizione etica anche sulle piccole scelte operate quotidianamente) il dipendente pubblico rischia di non saper affrontare la complessità della scelta. La conquista di un proprio spazio etico, pertanto, è parallela alla conquista dell’autonomia.

Una solida strategia di prevenzione della corruzione dovrebbe, pertanto, promuovere un “approccio olistico”, nel senso di guidare e orientare i dipendenti sia alla costruzione di solide protezioni comportamentali (gabbie normative e strutture fisiche), sia allo sviluppo di “capacità decisionale etica” (il rafforzamento del cosiddetto “spazio etico”). In questo consiste la “doppia chiave”: rafforzare i comportamenti da un lato e potenziare lo spazio etico dall’altro lato per fare la cosa giusta ed essere convinti che sia stia facendo la cosa giusta.

Dunque, una moderna e corretta strategia di promozione della strategia di prevenzione della corruzione (così come anche definita dall’OCSE) combina:

  • un Approccio basato sulle regole. Promuovere l’autonomia decisionale attraverso i cosiddetti “controlli esterni” sul comportamento dei dipendenti. Predilige regole e procedure formali e dettagliate come mezzo per ridurre le violazioni della sobrietà e prevenire ricadute (ad es., standard comportamentali e regole, risk management, codice di condotta individuale e di gruppo, ecc.) Parola chiave: CONFORMITA’

con

  • un Approccio basato sui valori. Promuovere l’autonomia decisionale attraverso i cosiddetti “controlli interni”, cioè il controllo esercitato dai dipendenti su se stessi. Questo approccio mira a stimolare la comprensione e l’applicazione quotidiana di valori etici e per migliorare le competenze decisionali e sviluppare autonomia attraverso sessioni formative interattive, gruppi, consulenza individuale, ecc. Parola chiave: COMPRENSIONE

L’offerta formativa con riferimento al modello di intervento

La didattica, prevalentemente proposta con modalità residenziale, si caratterizza per una metodologia socio-costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina, considerera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) da un soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della conoscenza, viene dunque ri-creata in sede di formazione attraverso un continuo “fare esperienza” di essa. Si determina dal modo, dai mezzi, dalla disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati all’esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La “costruzione” si poggia quindi su mappe cognitive che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.

In linea con un nuovo modello di intervento, la filosofia di intervento è finalizzata al cambiamento orientato alla “cultura etica” di un’organizzazione.

La formazione nell’ambito del Piano triennale di prevenzione della corruzione

Con la scadenza del 31 gennaio 2014 e poi nel 2015 e 2016 (la prossima scadenza è il 31 gennaio 2017) tutte le amministrazioni pubbliche italiane hanno dato il via ad un’azione di prevenzione della corruzione per molti versi carica di aspettative e di questioni ancora tutt’altro che definite, in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Le strategie si sono consolidate nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, documenti di programmazione contenenti varie misure obbligatorie che, nello spirito del legislatore, dovrebbero raggiungere obiettivi a breve e a medio-lungo periodo di riduzione del fenomeno della corruzione e di promozione della cultura dell’integrità all’interno del settore pubblico.

Dei tre obiettivi strategici posti dal Piano Nazionale Anticorruzione (il Piano predisposto dal governo centrale che pone gli obiettivi della strategia nazionale), il terzo “creare un contesto sfavorevole alla corruzione” è di certo quello più sfidante. Un obiettivo di medio-lungo periodo che impone un investimento in cultura organizzativa, ma soprattutto in una diversa “qualità etica” dell’amministrazione. Abbiamo visto come per “qualità etica” intendessimo l’insieme delle condizioni necessarie per il raggiungimento di un clima etico all’interno dell’amministrazione e che riflettono la capacità dell’amministrazione stessa di stimolare la condotta etica dei dipendenti pubblici.

Inoltre, i dipendenti pubblici sono stati chiamati ad osservare le disposizione di un nuovo Codice di Comportamento secondo quanto disposto dal d.P.R. n. 62 del 2013.

La necessità di rafforzare lo “spazio etico” dei dipendenti pubblici, pertanto, è ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza attraverso la cosiddetta “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”).

Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), alla sezione 3.1.12., propone anche per l’Italia l’attivazione di questa pratica attraverso una specifica misura obbligatoria “FORMAZIONE”, che deve essere inserita nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.).

In virtù di tale disposizione, le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli:

  • livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio;
  • livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

In particolare, il Piano Nazionale Anticorruzione, a proposito di formazione generale con approccio valoriale, riporta: “Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni“.

La lettura di queste disposizioni normative ci porta a considerare la cosiddetta “formazione valoriale” come uno strumento di recupero di efficienza ed efficacia, nonché di credibilità complessiva, del settore pubblico in Italia. Il modello contiene tutti gli elementi che, attraverso la formazione valoriale, potranno essere trasferiti ai dipendenti pubblici in questa nuova prospettiva. Per questo crediamo che una naturale evoluzione della Scuola sia proprio nello sviluppo di contenuti e modelli formativi per il settore pubblico che necessità (forse anche più di qualsiasi altro settore) di metodologie innovative in materia di formazione.

Unità di misura del prodotto

Il prodotto utilizza come unità di misura la “giornata” di formazione.

Nel corso della giornata vengono proposti diversi “dilemmi etici” alla platea di partecipanti con il fine di calare la prevenzione della corruzione all’interno di dinamiche reali e produrre un coinvolgimento effettivo.

Il modello di intervento di supporto alle pubbliche amministrazioni può essere esaustivamente trovato a questo indirizzo: https://spazioetico.com/2016/01/05/spazioetico-una-scuola-di-etica-e-di-integrita/

Per ogni ulteriore informazione: spazioeticomail@gmail.com

Come trovare il prodotto su MEPA?

Nome commerciale: IL COMPORTAMENTO DEL DIPENDENTE PUBBLICO. Lezioni sulle regole del Codice di Comportamento
Descrizione tecnica: Tipo di corso: Collettivo; Fruizione: In aula; % in aula: 100; Durata totale del corso (fasce) [ore]: 41-60
Tipo di corso: Collettivo
Data inizio: 01/12/2016
Data fine: 31/12/2025
Data corso (dal – al): 01/12/2016 – 31/12/2025
Sede di erogazione del corso: Presso l’amministrazione
Partecipanti (min): 10
Partecipanti (max): 100
Partecipanti (min/max): 10 / 100
Frequenza obbligatoria [%/partecipante]: 100
Prova finale di verifica: SI
Certificazioni di processo: Nessuna certificazione
Durata totale del corso (fasce) [ore]: 41-60
Fruizione: In aula; % in aula: 100
Fruizione – Tipo: In aula
Fruizione – online [%]: 0
Fruizione – in aula [%]: 100
Riconoscimenti da organismi di terza parte: no
Prezzo: 7200
Unità di misura: Corso
Tempo di avvio delle attività: 30 giorni lavorativi
Tempo di consegna (solo numero): 30
Tempo di avvio delle attività – Unità di misura: giorni lavorativi
Disponibilità minima garantita [corso di formazione/anno] : 30
Area di consegna: Tutta Italia
Condizioni di pagamento: 30 GG DF
Tipo contratto: Acquisto

Su MEPA arriva il laboratorio per la scrittura del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione secondo il modello @spazioetico

IL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

Da adempimento burocratico a strumento di riqualificazione dell’amministrazione

FORMAZIONE SPECIALISTICA

attraverso il modello SPAZIOETICO

SU MEPA: 02SPAZIOETICO

Lo scopo è di realizzare iniziative formative volte al miglioramento della comprensione della strategia di prevenzione della corruzione e della trasparenza in qualsiasi tipologia di  Amministrazione/Ente attraverso l’elaborazione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, utilizzando un approccio partecipativo, coinvolgente e metodologicamente rilevante.

DESTINATARI: QUALSIASI TIPOLOGIA DI AMMINISTRAZIONE O ENTE TENUTO ALLA REDAZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

Beneficiari diretti: Responsabile della Prevenzione della Corruzione e gruppo di referenti individuati dall’amministraizone/ente per l’elaborazione e l’attuazione del Piano.

MODULI FORMATIVI LABORATORIALI

  1. Il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) e il coinvolgimento degli attori interni
  • Il dilemma del dottor Rossi e la strategia di prevenzione della corruzione
  • Il PTPC come strumento di miglioramento della componente umana/professionale, della componente organizzativa/gestionale e della cultura sociale di riferimento
  • La costituzione di un “Integrity Bureau”, cioè di un ufficio per la promozione dell’integrità nell’Amministrazione/Ente
  • Le diverse componenti di un PTPC e la combinazione tra approccio centrato sulle regole e approccio centrato sui valori
  1. L’analisi del contesto interno ed esterno e la mappatura dei processi
  • Il dilemma di Marta (dipendente pubblico) e la rappresentazione del contesto interno
  • Elementi di rischiosità derivanti dal contesto esterno
  • Differenza tra procedimenti e processi
  • Analisi di un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei processi dell’amministrazione
  1. La valutazione del rischio
  • Il percorso di Marta (utente) e la centralità dell’analisi del rischio
  • Metodologie di analisi del rischio
  • Analisi dei rischi connessi ad un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei rischi dell’amministrazione
  1. La programmazione delle misure di mitigazione del rischio
  • Il dilemma del dottor Bianchi e la centralità delle misure di prevenzione
  • Misure obbligatorie e misure organizzative
  • Programmazione delle misure e collegamento con il Piano della Performance

rossi-watching

Il modello

Con la scadenza del 31 gennaio 2014 e poi nel 2015 e 2016 (la prossima scadenza è prevista per gennaio 2017) tutte le amministrazioni pubbliche italiane hanno dato il via ad un’azione di prevenzione della corruzione per molti versi carica di aspettative e di questioni ancora tutt’altro che definite, in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Le strategie si sono consolidate nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, documenti di programmazione contenenti varie misure obbligatorie che, nello spirito del legislatore, dovrebbero raggiungere obiettivi a breve e a medio-lungo periodo di riduzione del fenomeno della corruzione e di promozione della cultura dell’integrità all’interno del settore pubblico.

Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), alla sezione 3.1.12., propone una specifica misura obbligatoria “FORMAZIONE“, che deve essere inserita nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.).

In virtù di tale disposizione, le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli:

  • livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio;
  • livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

L’aggiornamento al Piano Nazionale Anticorruzione del 28 ottobre 2015 riafferma con forza la centralità della formazione come misura obbligatoria nella strategia di prevenzione della corruzione. L’aggiornamento indica alcune linee di indirizzo sulle modalità di erogazione della formazione a seguito delle esperienze riportate in due anni di attuazione.

…Occorre una formazione più mirata, in primo luogo, relativamente alla individuazione delle categorie di destinatari, che peraltro, non può prescindere da una responsabilizzazione delle amministrazioni e degli enti sulla scelta dei soggetti da formare e su cui investire prioritariamente; in secondo luogo, in relazione ai contenuti.

Sotto il primo profilo la formazione deve riguardare, con approcci differenziati, tutti i soggetti che partecipano, a vario titolo, alla formazione e attuazione delle misure: RPC, referenti, organi di indirizzo, titolari di uffici di diretta collaborazione e di incarichi amministrativi di vertice, responsabili degli uffici, dipendenti. La formazione, poi, dovrà essere differenziata in rapporto alla diversa natura dei soggetti (pubbliche amministrazioni, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo pubblico e meramente partecipati) tenuti all’adozione di misure di prevenzione e di trasparenza e ai diversi contenuti delle funzioni attribuite (enti territoriali generali, enti di settore, enti di regolazione e enti di erogazione di servizi).

Sotto il secondo profilo, la formazione deve riguardare, anche in modo specialistico, tutte le diverse fasi: l’analisi di contesto, esterno e interno; la mappatura dei processi; l’individuazione e la valutazione del rischio; l’identificazione delle misure; i profili relativi alle diverse tipologie di misure (ad es. come si illustrerà di seguito, controlli, semplificazioni procedimentali, riorganizzazioni degli uffici, trasparenza)“.

Quale approccio verrà utilizzato?

Il Piano 
Nazionale Anticorruzione privilegia
 una formazione basata sull’esame di “casi concreti”, con riferimento a situazioni, fatti e vicende che
 i dipendenti vivono e osservano nello svolgimento della loro quotidiana attività professionale. Per questo, nel percorso laboratoriale inseriremo dei “real-life scenarios”, cioè dei “casi concreti” nei quali un personaggio di nostra invenzione affronta il suo percorso di approfondimento della materia a seguito dell’emersione di un dilemma etico.

La didattica, prevalentemente proposta con modalità residenziale, si caratterizza per una metodologia socio-costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina; considerera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) da un soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della conoscenza, viene dunque ri-creata in sede di formazione attraverso un continuo “fare esperienza” di essa. Si determina dal modo, dai mezzi, dalla disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati all’esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La “costruzione” si poggia quindi su “storie” (real-life scenarios) che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.

Unità di misura del prodotto

Il prodotto utilizza come unità di misura la “giornata” di formazione laboratoriale. Nel corso della giornata vengono proposti diversi “dilemmi etici” alla platea di partecipanti con il fine di calare la prevenzione della corruzione all’interno di dinamiche reali e produrre un coinvolgimento effettivo.

Sono previste 4 giornate di formazione laboratoriale.

Il modello di intervento di supporto alle pubbliche amministrazioni può essere esaustivamente trovato a questo indirizzo: https://spazioetico.com/2016/01/05/spazioetico-una-scuola-di-etica-e-di-integrita/

Per ogni ulteriore informazione: spazioeticomail@gmail.com

Come trovare il prodotto su MEPA?

Nome commerciale: IL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Da adempimento burocratico a strumento di riqualificazione dell’amministrazione
Descrizione tecnica: Tipo di corso: Collettivo; Fruizione: In aula; % in aula: 100; Durata totale del corso (fasce) [ore]: 21-40
Tipo di corso: Collettivo
Data inizio: 01/12/2016
Data fine: 31/12/2025
Data corso (dal – al): 01/12/2016 – 31/12/2025
Sede di erogazione del corso: Presso l’amministrazione
Partecipanti (min): 10
Partecipanti (max): 100
Partecipanti (min/max): 10 / 100
Frequenza obbligatoria [%/partecipante]: 100
Prova finale di verifica: SI
Certificazioni di processo: Nessuna certificazione
Durata totale del corso (fasce) [ore]: 21-40
Fruizione: In aula; % in aula: 100
Fruizione – Tipo: In aula
Fruizione – online [%]: 0
Fruizione – in aula [%]: 100
Riconoscimenti da organismi di terza parte: no
Prezzo: 3600
Unità di misura: Corso
Tempo di avvio delle attività: 30 giorni lavorativi
Tempo di consegna (solo numero): 30
Tempo di avvio delle attività – Unità di misura: giorni lavorativi
Disponibilità minima garantita [corso di formazione/anno] : 30
Area di consegna: Tutta Italia
Condizioni di pagamento: 30 GG DF
Tipo contratto: Acquisto
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