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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Alla fermata Einstein della Linea 4 del tram di Palermo…

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Alla fermata Einstein della Linea 4 del tram di Palermo ho sempre la speranza che un giorno entri un anziano signore, dallo sguardo vispo e dai capelli arruffati e grigi, con dei bei baffi ed un bizzarro vestito. Il gentile signore si siede accanto a me incomincia a raccontarmi di un sogno che ha fatto a sedici anni e che ancora gli torna in mente: “mi trovo a cavalcare un raggio di luce e mi accorgo che la luce è immobile sotto di me, mentre il mondo non è più quello che conosco ma un flusso incontrollato di eventi!”.

Ma poi esco dal tram e non è venuto nessuno.

Sarebbe bello che tutti coloro che hanno contato qualcosa nella tua vita, che non hai mai conosciuto ma che avresti sempre voluto conoscere, te li trovassi un giorno a spiegarti le loro teorie, a raccontarti la loro vita e le loro passioni…

Nella prevenzione della corruzione oppure nella trasparenza, ma più in generale nella politica, nell’economia abbiamo molti “campioni” da cui abbiamo preso e continueremo a prendere molto. @spazioetico ha dedicato un piccolo spazio ai propri “numi tutelari” nella parte bassa a destra della pagina.

bentham.jpgImmagino Jeremy Bentham lavorare sui progetti architettonici del Panopticon con l’idea che gli frullava in testa e che ripeteva: “Più attentamente saremo osservati, meglio ci comporteremo”.

bentham_autoicon.jpgIn realtà, con Bentham siamo andati vicini a farcela raccontare da lui stesso questa storia. Decise, infatti, di auto-mummificarsi. Nel 1832 ordinò al suo allievo Thomas Southwood Smith di imbalsamarlo. Chiamò questa particolare opera “Auto-icon” proprio per aiutare i posteri a immaginare il vero Bentham intento a riflettere.

Chydenius.jpgCome non pensare ad Anders Chydenius! Ancora oggi, a distanza di 250 anni, molti cosiddetti “esperti” faticano ad associare la libertà di stampa alla libertà di accesso a dati e documenti della pubblica amministrazione. Essere avanti di secoli non deve essere stato facile, ma far passare la sua idea rivoluzionaria in un ambiente pre-moderno è davvero qualcosa di eccezionale. Avrei voluto essere lì quando affermava che “una libertà frammentata non è libertà, mentre una costrizione, anche se frammentata, è una costrizione assoluta”.

Scienziati, pensatori, filosofi, giuristi hanno illuminato con il loro pensiero a volte provocatorio e scomodo. Nel nostro angusto mondo fatto di piccole leggi e riforme falsamente definite “epocali”, se raffrontate al lavoro di questi colossi, dobbiamo sforzarci per aprire le frontiere (locuzione fuori-moda) a ciò che non è del nostro mondo. La multidisciplinarietà non è una minaccia ma una necessità. Economia, politica, filosofia, antropologia, psicologia e sociologia, ma anche sperimentazione (musicale e culturale). Essere nel cosiddetto mainstream ti può dare l’illusoria soddisfazione dell’essere citato o chiamato a ricoprire ruoli istituzionali, ma attraversare il Mar Rosso per la prima volta dà i brividi per davvero.

Mentre mi perdo in cotali considerazioni, entro nel museo di storia naturale e mi accorgo dell’allestimento di una nuova esposizione. L’”Evoluzione del cavallo”, c’è scritto su un grande cartello. Davanti a me due scheletri: il primo è quello di un cavallo attuale, dalle giuste proporzioni, alto quasi due metri e lungo almeno tre. Vicino, lo scheletro di un essere assai più piccolo e quasi irriconoscibile. Si tratta dell’Eohippus, l’antenato del cavallo, assai diverso per forma e dimensioni. Al posto degli zoccoli un piede con dita simili a quelle umane, mentre il muso corto e piccoli denti; nulla a che fare con la possente dentatura dell’attuale animale.

bateson.jpgMi si avvicina un distinto signore dalle movenze un tantino “hippy”, che osserva i due animali e poi sentenzia: “Il titolo è sbagliato!” Di fronte alla mia reazione sorpresa il signor Gregory Bateson mi spiega: “Orbene, in verità questa, sapete, non è la storia dell’evoluzione del cavallo, e non è il cavallo la cosa che si è evoluta. Quella che si è evoluta in effetti è stata una relazione tra cavallo ed erba”.

Nonostante abbia sentito questa storia già moltissime volte, non posso fare a meno di rimanere folgorato da tale intuizione.

Il Whistleblowing e la democrazia vibrante. QUARTA PARTE

(…leggi la PRIMA PARTE di questo articolo)

(…leggi la SECONDA PARTE di questo articolo)

(…leggi la TERZA PARTE di questo articolo)

QUARTA PARTE: Dire-il-vero-senza-paura, la regola dei parrhesiasti

9ALa corruzione possiede la caratteristica di auto-perpetuarsi in caso di assenza di trasparenza (vedi anche Cantone). Alcuni autorevoli osservatori hanno dimostrato che la corruzione causa una crescita esponenziale e incessante dei costi di transazione. Graf Lambsdorff, di Transparency International, ha suggerito una soluzione per rompere il ciclo corruttivo: aumentarne i costi. Ci sono modi diversi di farlo, alcuni di essi si concentrano sull’aumentare le probabilità di scoprire i casi (vedi anche secondo obiettivo del P.N.A.).

Tuttavia, i controlli esterni sono molto costosi e potrebbero non essere efficaci (ad esempio, la gestione del rischio). Per questo le informazioni detenute all’interno delle amministrazioni possono risultare più efficaci. Sfortunatamente non possiamo aspettarci un numero alto di “osservatori indipendenti” (cioè esterni all’amministrazione o con la quale non hanno rapporto di lavoro a qualsiasi titolo). Per questo dobbiamo difendere e sostenere gli “osservatori dipendenti

Abbiamo visto come i WB sfidano il potere e mettono a rischio se stessi. Una caratteristica comune ai WB, infatti, è che gli individui o le organizzazioni le cui condotte illecite vengono segnalate si trovano in una posizione tale da provocare un danno al WB. Mettendo a rischio se stessi, infatti, proteggono la loro comunità, promuovono l’interesse pubblico e consolidano lo stato di diritto.

In questo sono assimilabili alla figura della “parrhesia” della democrazia greca, una attività verbale fondata sul “dire-il-vero senza paura” (fearless speech).

Alcuni esempi di “parrhesiasta”, (cioè la persona che agisce la parrhesia):

  • Una persona che rischia di perdere un vero amico criticandone il comportamento;
  • Un politico che dà voce ad una verità scomoda e impopolare, rischiando di non essere rieletto;
  • Il soldato che corre 42 chilometri per annunciare una vittoria

parrhesiasta_foucaultMichel Foucault descrive la parrhesia così: “…una attività verbale dove colui che parla ha:

  • una relazione specifica con la verità attraverso la franchezza,
  • una certa relazione con la sua vita attraverso il pericolo,
  • una certa relazione con se stesso attraverso il “criticare” (auto-critica o critica verso l’altro) e
  • una specifica relazione con l’etica attraverso la libertà e la responsabilità.

Più precisamente la parrhesia è un’attività verbale in cui chi parla esprime la sua personale relazione con la verità e rischia la sua vita perché riconosce che “dire-la-verità” sia un dovere per migliorare e aiutare altre persone (oltre che se stesso).

Come il parrhesiasta, il WB opera da una posizione di debolezza. I dipendenti che espongono comportamenti illeciti di altri dipendenti o della leadership sono vulnerabili perché possono essere mobbizzati. Gli individui che denunciano comportamenti illeciti di politici, membri del governo o delle forze armate sono altrettanto esposti al rischio anche se non sono direttamente dipendenti.

Nei tempi antichi il termine parrhesia cambiò spesso significato. Sotto i monarchi ellenici, ad esempio, il parrhesiasta aiutava il re a prendere decisioni migliori e a temperare il suo potere (“dire-il-vero al Re” che lo richiedeva come atto contrario alla “cortigianeria”).

secondo Karl Popper, la democrazia, proprio come una teoria scientifica, non è valida di per sé, ma è fallibile, incerta, piena di errori. Essa può essere “falsificata” da un controllo (interno o esterno). Proprio come in un laboratorio al fine di rafforzare una teoria se ne cercano le falle, in democrazia, per rafforzarne i valori e le istituzioni, è necessario mettere a nudo tutto quello che non funziona o che è migliorabile. Mettere a nudo ciò che non funziona è proprio il compito che si è dato il WB-parrhesiasta

Ernesto Laclau e Chantal Mouffe (1985), ampliando questo elemento, coniarono il concetto di “democrazia radicale”. La premessa di questa forma di democrazia è che la libertà e l’eguaglianza si attualizzano solo all’interno di un “tensione” che deve essere alimentata quotidianamente. Questa tensione deve essere alimentata dalla critica politica, dai media, dagli organi di controllo, dall’interno e dall’esterno. Solo così la democrazia resta “vibrante” e i suoi principi fondanti non diventano delle mere manipolazioni ideologiche.

Infine, in riferimento alle dinamiche politiche delle società democratiche avanzate, non si può dire che il margine di movimento sia confinato all’azione collettiva. Ci sono pratiche “non collettive” e il WB (inteso come “dire-il-vero senza paura”) è proprio una di queste. Ha il potere di radicalizzare la democrazia, di renderla “vibrante”.

Il WB è una pratica micro-politica di controllo del potere dall’interno. Per questo dobbiamo difendere e sostenere i parrhesiasti, “osservatori dipendenti”.

Il Whistleblowing e la democrazia vibrante. TERZA PARTE

(…leggi la PRIMA PARTE di questo articolo)

(…leggi la SECONDA PARTE di questo articolo)

TERZA PARTE: Il Whistleblowing come "atto di potere" 

7AAbbiamo visto come il Whistleblowing rappresenti un atto di resistenza all’assoggettamento, è l’atto individuale del “non conformarsi” alle dinamiche di asservimento agli interessi illeciti. E di quanto sia difficile “non conformarsi”.

Ora passiamo a quella che potremmo definire “la faccia sporca del Whistleblowing” e, cioè, considerare questo atto come un “atto di potere” che va gestito con assoluta cautela e consapevolezza sia dal Whistleblower che dall’amministrazione pubblica.

Una volta in un convegno un autorevole ricercatore rivolse la seguente domanda all’auditorio: “secondo voi, quale Paese al mondo ha raggiunto i maggiori livelli di trasparenza?” L’auditorio prima timidamente, poi con una certa convinzione, propose le solite nazioni virtuose del Nord Europa. La risposta fu molto spiazzante.

Secondo l’oratore il Paese che aveva raggiunto i livelli maggiori di trasparenza era sicuramente da considerare l’ex Germania Est, nel senso, che il governo, attraverso una diligentissima polizia, aveva accesso a qualsiasi informazione riguardante le azioni e le opinioni dei cittadini. Un bellissimo film “Le vite degli altri” avvalora questa ipotesi illustrando mirabilmente cosa significasse vivere in quel contesto di “piena trasparenza”.

Quello che l’oratore voleva intendere è che la trasparenza come controllo di per sé non è né buona né cattiva, dipende dall’uso che se ne fa e dai rapporti di potere in campo. Il “gioco” della “trasparenza come controllo” è eticamente orientato fino a che il controllante e il controllato possono scambiarsi facilmente i ruoli in uno spirito di piena reciprocità e simmetria.

E’ importante considerare il Whistleblowing, pertanto, come una estensione del concetto di “trasparenza”. Si tratta, a ben vedere, di “trasparenza interna“, cioè della possibilità che i comportamenti dei dipendenti pubblici siano pienamente visibili (e controllabili) da parte dei loro colleghi.

Nel diciottesimo secolo il concetto di trasparenza può essere associato all’idea emergente di ottenere il controllo sulla natura attraverso la sua osservazione, sorveglianza e conoscenza. Così come la natura può essere domata se la sua rappresentazione ne illustra le regole, così la società può essere protetta dai crimini se le persone e gli oggetti del mondo sociale sono marchiati ed identificati, sorvegliati e controllati, soggetti, cioè, alla piena visibilità pubblica. Il maggior interprete di questa visione fu Jeremy Bentham, architetto e filosofo inglese, che nel diciottesimo secolo, sulla base degli elementi culturali sopra esposti, coniò la famosa espressione: “più attentamente saremo osservati, meglio ci comporteremo“.

paopticonBentham fu anche l’inventore del celebre “Panopticon“, una costruzione carceraria congegnata in modo tale che un unico osservatore posto al centro dello stabilimento potesse tenere sotto controllo visivo il comportamento di tutti gli ospiti della colonia penale. Una forma di architettura che fu definita “ispettiva”.

Il Panopticon di Bentham è certamente uno strumento di controllo (di ispezione) ma non è eticamente orientato perché il controllato (la popolazione carceraria) non si potrà mai trovare al posto del controllante (le guardie carcerarie) e viceversa. Se il governo di uno Stato ha accesso a tutte le informazioni sui comportamenti dei propri cittadini ma i cittadini non possono accedere alle informazioni sui comportamenti dei propri governanti siamo comunque in un regime di trasparenza, ma fortemente asimmetrica, in cui non c’è permeabilità dei ruoli.

Con il Whistleblowing si realizza uno dei più potenti strumenti di trasparenza come controllo, in piena ottica Benthamianapiù attentamente saremo osservati, meglio ci comporteremo“. Ma in questo caso (soprattutto in questo caso) deve funzionare la simmetria e la reciprocità. Il “gioco” del Whistleblowing funziona fintantoché i dipendenti pubblici possono segnalare comportamenti di altri dipendenti pubblici compresa la componente dirigenziale e politica. Ove questo fosse precluso, ove cioè, la componente dirigenziale e/o quella politica risultassero impermeabili alle segnalazioni dei funzionari o viceversa, l’istituto perderebbe di qualsiasi efficacia.

Considerare tali elementi ci porta a circostanziare una ipotesi che spiegherebbe la peculiarità della corruzione in Italia e l’assenza (o la scarsità) di Whistleblower. E’ probabile che i funzionari/dirigenti che rilevano condotte illecite si confrontino sia con una dinamica di asservimento dell’amministrazione o di parte di essa nei confronti di interessi illeciti, sia con una asimmetria della funzione di controllo sempre a favore di tali interessi. Per questo decidono di non segnalare.

(…continua)

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