SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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A scuola di integrità. L’esperienza del Comune di Velletri

…ricevo con piacere da Rossella Menichelli, ottimo Segretario Comunale e Responsabile della Prevenzione della Corruzione del Comune di Velletri e, molto volentieri, pubblico…

comune velletri

Come richiesto da Massimo Di Rienzo, ottimo formatore che sa sempre arrivare al cuore di chi lo ascolta, trasmetto un contributo sul tema della cultura della legalità che mi è particolarmente caro come dipendente pubblico ma, ancor più, come nonna.

La riflessione è fatta con il pensiero al mio nipotino Samuele (anno del drago 2012), cittadino del futuro, nativo digitale, al quale spero di non lasciare in eredità un mondo troppo “ammaccato” .

A richiesta sarò felice di illustrare anche le attività dei prossimi mesi…

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E’ un po’ che le notizie di corruzione, concussione, tangenti, appropriazione indebita di denaro pubblico,funzionari infedeli, furbetti vari invadono le nostre istituzioni, le nostre case, le nostre riflessioni.

Ogni volta mi rimbombano nella mente parole, dati , concetti forti e anche parole chiave per invertire la tendenza…..

………..l’Italia perde 60 miliardi di euro ogni anno in corruzione/ Trasparenza/ Integrità / risvegliare la coscienza civica del paese/ Trasparenza Integrità / Papa Francesco : “ la corruzione la pagano i poveri, gli ospedali senza medicine, gli ammalati senza cure, i bambini senza educazione …sui corrotti la maledizione di Dio perché hanno sfruttato i deboli”/ Trasparenza Integrità/ Agenda Riparte il futuro Libera e Gruppo Abele: Prevenire e contrastare la corruzione è una priorità assoluta per il Paese perché rappresenta una insostenibile tassa occulta che tutti noi siamo costretti a pagare e che blocca il futuro dell’Italia. Ogni settore della vita pubblica e privata è chiamato a fare la sua parte per sconfiggerla e la storia insegna che è possibile” / Trasparenza Integrità/ Raffaele Cantone (ANAC) : «papa Francesco ha avuto il coraggio di dire che il peccato si può perdonare ma la corruzione no. Laddove c’è corruzione le migliori energie sono costrette ad andare via. Il sistema ‘degli amici degli amici’ danneggia tutti.” ……… Integrità Integrità Integrità Integrità IntegritàTrasparenza Trasparenza Trasparenza Trasparenza Trasparenza………………………………..

Ogni volta che le notizie si ripetono sembra spegnersi la speranza, una speranza davvero ambiziosa: vedere l’Italia divenire Paese normale, fatta di istituzioni normali.

Anche a Velletri stiamo cercando di contribuire a costruire una città normale nella quale cresca sempre di più la cultura della legalità, delle regole, dell’etica delle responsabilità.

Il progetto istituzionale parte dal Piano Triennale per la Prevenzione della corruzione e dal Programma integrato per la trasparenza, fatti non solo per rispettare un adempimento ma per divenire opportunità di cambiamento di cultura e di organizzazione (Non a caso la struttura amministrativa dedicata alle attività del Piano anticorruzione l’abbiamo voluta chiamare “Ufficio per la Buona amministrazione“).

Il progetto è impegnativo, l’intento è quello coinvolgere i dipendenti del comune, i ragazzi e le ragazze quali cittadini del futuro, le forze dell’ordine le associazioni locali.

I dipendenti alla scoperta dei dilemmi etici. Siamo partiti a fine 2013 con un piano di attività formativa rivolta ai dipendenti del Comune di Velletri per la prevenzione della corruzione con l’obiettivo dell’aggiornamento delle competenze e delle conoscenze (approccio contenutistico) e della crescita della cultura dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

La formazione di approccio valoriale, rivolta nel corso dell’anno 2014 a circa 20 dipendenti e dirigenti in rappresentanza di tutti i settore ed aree della struttura organizzativa, ha puntualizzato il significato di integrità evidenziando i motivi in base ai quali il dipendente deve scegliere di operare correttamente, aldilà di ogni previsione normativa e sanzionatoria e quali siano i vantaggi della legalità.

L’attività formativa, avviata con il Consorzio tra enti locali Castelli della sapienza , ha visto la partecipazione /confronto tra i dipendenti di diversi comuni. I dipendenti di Velletri coinvolti nell’attività sono divenuti formatori/animatori tra i loro colleghi, in grado di impostare confronti e riflessioni tra gli stessi.

Sotto questo profilo è stata avviata in questo mese di maggio un’attività formativa che coinvolge tutti i 240 dipendenti del Comune di Velletri nell’obiettivo della diffusione, illustrazione e condivisione dei codici di comportamento nazionale e locale e del codice disciplinare secondo due moduli di formazione generale con approccio valoriale:

– Laboratorio sperimentale sul codice di comportamento. Questo modulo viene realizzato fornendo ai dipendenti, coinvolti all’interno di focus group, una situazione di vita lavorativa quotidiana più o meno complessa su cui i dipendenti stessi (individualmente o in gruppo) devono indicare le varie opzioni comportamentali e valoriali, così come le implicazioni di carattere disciplinare, le implicazioni che si scaricano sulla collettività sull’organizzazione e sull’individuo, sull’immagine dell’amministrazione rispetto ad una scelta non etica, ecc… Tecnicamente l’approccio si chiama “Real-life scenario training“;

-Gestione dei dilemmi etici e promozione della cultura della segnalazione per la tutela dell’interesse pubblico (whistleblowing). Le attività sono gestite con la collaborazione di un formatore del Consorzio Castelli della sapienza e, soprattutto nella gestione dei gruppi dei dipendenti, con il pieno coinvolgimento di coloro che sono stati formati nel corso del 2014. Dopo una iniziale reazione di scettica sufficienza credendo di trovarsi di fronte al “solito” corso di formazione di approfondimento di norme e principi astratti, i dipendenti hanno partecipato in maniera diffusa e vivace.

Nell’anno 2014 è stato avviato nel Comune di Velletri l’Ufficio segnalazioni per l’attuazione della policy di whistleblowing (la procedura, cioè, che permette di inviare e gestire le segnalazioni d’illecito e che tutela il dipendente pubblico che segnala). Il modulo formativo ha la finalità di accompagnare i dipendenti pubblici alla risoluzione di un particolare dilemma etico che ha che fare con il “segnalare” o “ignorare” un comportamento non etico o illecito. Il modulo servirà anche a presentare la policy di whistleblowing, le modalità di segnalazione e la specifica tutela prevista.

La promozione dell’integrità, dell’etica e della legalità entra nelle scuole di Velletri. Da febbraio 2015 il Comune di Velletri si è fatto promotore di un intervento di ampio respiro culturale ed educativo sui temi dell’integrità, dell’etica e della legalità nell’intento di coinvolgere l’intera città .

In tale ottica è stato promosso ed avviato con le scuole, le forze dell’ordine il commando di polizia locale , il progetto “Rafforzare lo spazio etico dei cittadini del futuro” allegato al Piano di formazione del PTPC 2015/2017.

Siamo convinti che Comune, scuola, forze dell’ordine possano davvero interagire con efficacia, quali soggetti istituzionali, per la realizzazione di iniziative coordinate e innovative di educazione alla legalità, indispensabili a capire e trasmettere il senso profondo delle regole.

Lo scopo di tali iniziative è quello di promuovere l’integrità dei decisori pubblici del futuro, politici, amministratori, tecnici, operatori amministrativi , dirigenti che saranno chiamati a scegliere avendo come unico riferimento l’interesse pubblico.

La necessità di rafforzare lo “spazio etico” dei cittadini del futuro è ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza, come per i dipendenti comunali attraverso la “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”).

E’ noto che i Paesi che investono maggiormente nella costruzione e manutenzione dello spazio etico dei propri bambini/e si trovano ad avere decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori.

Negli incontri e nelle n. 3 giornate di formazione realizzate con i dirigenti degli istituti scolastici, i docenti referenti per il progetto, le forze dell’ordine è stata approfondita la metodologia per sviluppare nuovi e originali interventi di sistema sia con i bambini/e e adolescenti che con gli insegnanti ed il personale scolastico e i genitori.

Auspichiamo che i progetti elaborati dalle singole scuole siano inseriti Piani delle Offerte formative (POF) e realizzati già nel l’anno scolastico 2015/2016

Target: l’iniziativa è rivolta a Bambini/e e adolescenti a partire dall’età di 9 e fino ai 16 anni, in contesti scolastici ed educativi.

Risultati attesi: La discussione, sotto la guida di un facilitatore, sui dilemmi etici tra bambini/e aumenta la probabilità che tali situazioni e problemi saranno discussi apertamente in futuro, contribuendo così a creare una cultura di comunicazione aperta e solidale di comportamento etico.

Carta d’intenti . Con l’inizio dell’anno scolastico 2015 /2016 verrà proposta la sottoscrizione di una carta d’Intenti “Rafforzare lo spazio etico dei cittadini del futuro” a tutti gli operatori istituzionali e le associazioni che sul territorio possono promuovere iniziative per la definizione di regole scritte e non, di comportamenti virtuosi imperniati all’educazione alla legalità e all’etica delle responsabilità quale aspetto fondamentale della formazione della persona.

Allenare lo spazio etico. Si può fare?

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Esiste una ragionevole speranza che anche le nostre amministrazioni introducano dello spazio e del tempo per riflettere insieme ai propri dipendenti su come prendere le decisioni?”

Spesso abbiamo a che fare con dipendenti pubblici che ne hanno viste veramente di tutti i colori. Tanto che, se un proprio superiore gli chiede di forzare un po’ su una norma, non vedono alcuna utilità nell’opporsi.

Uno dei dilemmi con i quali quotidianamente ci confrontiamo è il seguente: “Ma dopo tutti quello che le persone hanno visto e vissuto nelle amministrazioni pubbliche, come possiamo pensare che cambieranno atteggiamento? Come possiamo pensare che sceglieranno l’opzione più difficile, che consiste nel contrapporsi a tali comportamenti fino a “soffiare nel fischietto“, come spesso in maniera piuttosto enfatica ci troviamo a suggerire.

Il dilemma ha che fare con una questione più profonda che riguarda l’apprendimento dell’etica. Intanto, cosa è l’etica? Prendiamo una definizione più o meno riconosciuta: “In filosofia, ETICA indica una branca di tale disciplina che studia i fondamenti razionali che permettono di assegnare ai comportamenti umani uno status deontologico, ovvero distinguerli in buoni, giusti, leciti, rispetto ai comportamenti ritenuti ingiusti, illeciti, sconvenienti o cattivi secondo un ideale modello comportamentale (ad esempio una data morale)“. Una definizione più semplice, che utilizzo soprattutto con i bambini, è che l’etica, in fondo, non è altro che riflettere su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.

Direi che, detta così, sembra che l’insegnamento dell’etica abbia a che fare più con l’apprendere un metodo piuttosto che un contenuto. E mi piace. Rispetto al modello comportamentale, l’etica non è altro che la riflessione sulla compatibilità del proprio sistema di valori, e dei comportamenti ad esso direttamente collegabili, con una data morale che, il più delle volte è iscritta in una norma o in un gruppo di norme (ad esempio, per i bambini nella Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza, mentre per i dipendenti pubblici nelle regole del Codice di Comportamento).

Allora più che insegnare l’etica, direi che ciò che è umanamente possibile fare è fornire uno spazio e un tempo alle persone per riflettere individualmente e collettivamente sulle proprie scelte, accettare che un “altro da me” possa mettere in discussione i comportamenti che assumo, proprio in virtù del fatto che tali comportamenti sono lo specchio di una riflessione (o di una mancata riflessione) su ciò che è giusto e ciò che non è giusto fare quando si è nella delicata posizione, ad esempio, di decisori pubblici.

Ma si può fare? Si può “allenare” il proprio spazio etico? Lo si può rafforzare come se fosse un muscolo?

Secondo una società americana di formazione manageriale Courageous Leadership, si può fare. Brooke Deterline, la sua fondatrice lavora con una metodologia sviluppata da sua madre, la psicologa Lynne Anderson. Il metodo si chiama “Social Fitness Training” (che potremmo tradurre con “Allenamento alla Forma Sociale”).

La formazione, che è di tipo esperienziale, mette in scena situazioni di vita reale in cui una persona si trova a subire una pressione da parte del proprio superiore gerarchico a comportarsi in modo non eticamente corretto, oppure si trova ad essere testimone di qualcosa di pericoloso o illegale e deve decidere se esporsi o meno ed in che modo.

Ovvio che l’approccio americano ci può sembrare rozzo e, per alcuni versi, molto lontano dalla nostra percezione. Ma considerate anche che tra i clienti di questa organizzazione ci sono alcune tra le principali corporate americane, come, ad esempio, Google e la Stanford’s Rock Center for Corporate Governance. Segno che le organizzazioni che sviluppano innovazione hanno capito che il coraggio di assumere posizione e di dire-il-vero-senza-paura (alla maniera dei parrhesiasti di cui già scrissi) è una competenza irrinunciabile, da promuovere e non da contrastare.

La formazione, secondo la Deterline, mira a trasformare il comportamento delle persone sottoposte a “stress etico“, in azioni “coraggiose” (si potrebbe anche tradurre “courageous ” con “ardite” o ” temerarie”) che hanno il potere di aumentare la collaborazione del gruppo, il supporto e lo sviluppo di una leadership flessibile, migliorando significativamente la performance organizzativa.

Al di là dell’approccio, esiste una ragionevole speranza che anche le nostre amministrazioni introducano dello spazio e del tempo per riflettere insieme ai propri dipendenti su come prendere le decisioni? Possiamo sperare che le nostre amministrazioni introducano percorsi formativi che mettano al centro la riflessione collettiva sul sistema di valori che governa le decisioni di quel particolare contesto e lo metta a confronto con il modello comportamentale che dovrebbe guidare il decisore pubblico?

Consideriamo anche che la riflessione sull’etica delle scelte pubbliche è prevalentemente uno strumento di prevenzione perché, oltre a ri-avviare una riflessione collettiva su tematiche quali, ad esempio, il conflitto di interessi, il comportamento nei rapporti con il pubblico, il contributo che ognuno può dare alla strategia anticorruzione, ha l’effetto soprattutto di rafforzare le persone a prendere una posizione, in autonomia dal proprio gruppo o dalla leadership. E le leadership imparano che una posizione diversa dalla loro non è attentato di lesa maestà, ma un contributo importante proprio ai fini di prevenire comportamenti illeciti o dannosi per la collettività.

E’, infine, il senso profondo della disposizione contenuta nel Piano Nazionale Anticorruzione, quando descrive la modalità di attuazione della cosiddetta “formazione valoriale“: “Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni“.

La costruzione dello spazio etico nella scuola. QUARTA PARTE

articolo12

QUARTA PARTE. L’articolo 12 della Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ed il principio di partecipazione

Articolo 12 Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza: “Gli Stati garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione in tutte le questioni che lo riguardano, le opinioni del fanciullo essendo debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità”.

La Convenzione ONU sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza riconosce che i bambini non sono solo meri beneficiari passivi di cure protettive da parte degli adulti. Sono anche e soprattutto “soggetti di diritto“, titolari, cioè, di specifiche posizioni attive nei confronti degli adulti, soprattutto per quanto riguarda il loro coinvolgimento nelle decisioni che li riguardano. Leggi il resto dell’articolo

La costruzione dello spazio etico nella scuola. TERZA PARTE

TERZA PARTE. Laboratorio partecipativo “Costruiamo una Policy di Salvaguardia”

Una Policy di Salvaguardia è un sistema basato su una procedura di riferimento che prevede un criterio specifico nella selezione di figure di riferimento tra gli adulti responsabili, l’adozione di un Codice di Condotta rispetto alla tutela dei minori conosciuto e sottoscritto da tutti gli adulti che operano a contatto con bambine, bambini e ragazzi, all’interno della propria organizzazione e di quella di eventuali partner coinvolti, la formazione e sensibilizzazione del personale sul tema dei diritti e della tutela dei minori e la valutazione preventiva dei possibili specifici rischi di abuso relativamente al tipo di attività svolta. Leggi il resto dell’articolo

La costruzione dello spazio etico nella scuola. SECONDA PARTE

SECONDA PARTE. Laboratorio “GIUSTO O SBAGLIATO?”

L’approccio è laboratoriale e supporta i bambini/e attraverso tecniche che includono un modello di processo decisionale etico. Il metodo che utilizziamo è l'”ethical dilemma training“. Nei laboratori, cioè, vengono discussi casi concreti, situazioni che innescano i cosiddetti “dilemmi etici” e che si presentano nel corso del vissuto quotidiano dei bambini/e.

I dilemmi sono situazioni in cui i valori e le norme sono in conflitto e dove la scelta deve essere fatta tra diverse alternative (buone ragioni possono essere fornite per ciascuna di queste alternative). L’obiettivo del laboratorio sui dilemmi etici è riconoscere che tali situazioni sono inevitabili, che i bambini/e non sono soli quando li affrontano e di fornire loro tecniche e orientamenti su come affrontare queste situazioni. Leggi il resto dell’articolo

La costruzione dello spazio etico nella scuola. PRIMA PARTE

eticaPRIMA PARTE. Lo spazio etico dei cittadini del futuro

La necessità di costruire lo “spazio etico” dei cittadini del futuro è ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza attraverso la cosiddetta “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”). Ma lo scopo di tali iniziative è anche di promuovere l’integrità dei decisori pubblici del futuro, politici, amministratori, tecnici che saranno chiamati a scegliere avendo come unico riferimento l’interesse pubblico. E’ noto che i Paesi che investono maggiormente nella costruzione e manutenzione dello spazio etico dei propri bambini/e si trovano ad avere decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori. Leggi il resto dell’articolo

La disonestà delle persone oneste

7ASi fa un gran parlare in questi giorni di presunti paladini della legalità pizzicati ad intascare mazzette milionarie.

A volte si fa fatica a credere che una persona che conosciamo si sia potuta macchiare di un crimine così orribile come la corruzione. A volte sentiamo dire: “Su quella persona ci avrei messo la mano sul fuoco“.

Ma la frequenza di tali accadimenti ci lascia intendere che non è poi così difficile che questo accada.

Nel 2008 una autorevole ricercatrice di nome Nina Mazar pubblicò un paper dal titolo assai intrigante “La disonestà delle persone oneste“.

La ricercatrice voleva dimostrare che anche le persone oneste, in alcuni particolari contesti, rischiano di diventare (dis)oneste. Mazar proponeva e testava nella sua ricerca la teoria della cosiddetta “manutenzione del concetto-di-se“. Mazar affermava che le persone, in generale, possono comportarsi in maniera disonesta, beneficiando di premi esterni ed interni e di un contesto favorevole, e mantenere al contempo una visione positiva di se stessi nel senso che continuano a percepirsi come individui onesti.

Una dimostrazione concreta. Il Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici stabilisce all’articolo 4 comma 2 che “…il dipendente non chiede, per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio da soggetti che possano trarre benefici da decisioni o attività inerenti all’ufficio, né da soggetti nei cui confronti è o sta per essere chiamato a svolgere o a esercitare attività o potestà proprie dell’ufficio ricoperto“.

E’ l’antichissima tradizione dell’ex voto (se l’offerta del regalo o altra utilità è antecedente all’atto) e del “per grazia ricevuta” (se l’offerta del regalo o altra utilità è successiva all’atto) come remunerazione per un “atto amministrativo” che si sta per ricevere o che si è ricevuto (l’atto amministrativo è inteso come “dono” concesso da un’autorità superiore; funzionario=divinità). In questo caso, l’ordinamento giuridico si vuole tutelare da quello che potremmo definire il “mercimonio” di atti dovuti e dalla susseguente perdita di credibilità dell’azione amministrativa.

Questo fenomeno può manifestarsi in varie modalità. Proponiamo qui di seguito un caso concreto (real-life scenario) che utilizziamo nelle attività di formazione generale con “approccio valoriale” che realizziamo con i dipendenti pubblici di varie amministrazioni.

  • Il dottor Rossi è un funzionario dell’Ufficio “Autorizzazione ed accreditamento strutture sanitarie e sociosanitarie” della Regione XY.
  • Purtroppo la moglie del dottor Rossi ha avuto una grave ischemia e le è stata prescritta una ecografia da realizzare con una certa urgenza.
  • Il dottor Rossi ricorda che a breve dovrà accreditare un poliambulatorio in riferimento all’ampliamento delle attività. Accanto ai servizi di diagnostica strumentale, come le ecografie (tra cui anche quella che deve fare la moglie), il titolare del poliambulatorio ha intenzione di attivare servizi di fisioterapia e rieducazione funzionale.
  • Al dottor Rossi viene in mente di chiedere al titolare del poliambulatorio, come sorta di corrispettivo dell’atto di accreditamento che gli sta per concedere (le procedure di verifica hanno comunque dato tutte esito positivo), di poter ricevere la prestazione ecografica per la propria consorte in tempi stretti e con un certo sconto.

Il dottor Rossi è tipicamente una persona di specchiata integrità e mai si sognerebbe di violare una regola del Codice di Comportamento. Tuttavia, in ragione delle particolari circostanze che si vengono a creare, nel suo animo si fa strada proprio quella proposta che per il Codice di Comportamento è “indecente”.

Perché?

Il dottor Rossi può pensare di violare la regola, ad esempio, in ragione del fatto che:

  • non ritiene che quel comportamento sia commendevole dal momento che l’accreditamento avrebbe luogo a prescindere da tale richiesta
  • egli versa in una grave situazione economica e sa già che dovrà affrontare spese elevate per la riabilitazione della moglie
  • altri funzionari del suo stesso ufficio gli hanno confidato di aver ricevuto prestazioni scontate ed in tempi stretti da ambulatori e poliambulatori della zona; sembra che questo comportamento sia una prassi consolidata dell’ufficio
  • il responsabile dell’ufficio, pur a conoscenza di tali comportamenti, ha sempre ritenuto di non dover intervenire in ragione del fatto che il suo orientamento è: “ognuno è responsabile dei propri comportamenti
  • lo stesso titolare del poliambulatorio ha più volte fatto capire, al dottor Rossi e agli altri funzionari, che avrebbe piacere a sdebitarsi, intendendo questo comportamento come un “obbligo morale” ed in ragione delle “conseguenze sociali” che ne deriverebbero se non lo facesse.

Ed ecco che, magicamente, una persona onesta diviene disonesta (nel senso che viola una regola stabilita da un Codice di Comportamento).

Secondo la teoria di Nina Mazar il dottor Rossi potrà comportarsi in maniera disonestà e conservare tuttavia una buona opinione di sè, in ragione del fatto che il contesto, inteso come gli altri funzionari del suo ufficio, la leadership e, in particolare, l’operatore economico locale, avallano (e in un certo senso premiano) quel tipo di comportamento.

Come è abbastanza intuibile, il contesto è fondamentale. E’, come dire, un’autostrada per la violazione. Questo non significa, tuttavia, che a rendere conto della scelta non debba essere l’individuo, che, in piena libertà può comunque scegliere l’opzione più eticamente orientata.

Come dimostra il caso concreto, contesti particolarmente degradati, dal punto di vista dell’integrità, hanno la potenzialità di piegare anche coloro che in altri contesti si sono in passato dimostrati difensori della legalità. Pertanto, ritengo che l’emergere di tali situazioni debba essere considerata una spia di più gravi e perduranti violazioni della legalità.

La passione e la qualità

5bIl mese scorso è apparsa una notizia (link: http://www.ethics.org/news/ERC-ECOA) sul sito dell’Ethics Resourse Center (ERC) americano.

Annunciava l’avvio di un’alleanza tra lo stesso ERC e l’ECOA (Ethics & Compliance Officer Association) al fine di costituire un unico polo di eccellenza formativa, nonché una fonte unica di risorse per l’attività di ricerca e per la consulenza, a beneficio di coloro che lavorano nel campo dell’etica e dell’integrità all’interno di istituzioni pubbliche e private.

L’ERC è una organizzazione americana del terzo settore con sede a Arlington (Washington) e si occupa di accompagnare le istituzioni pubbliche e private nella definizione e acquisizione di “standard etici” avanzati, mentre l’ECOA è un’organizzazione che in Italia definiremmo un “ordine professionale” che riunisce i professionisti attivi nella definizione e attuazione dei programmi per la promozione dell’etica e della conformità alle leggi (ethics and compliance programs), un po’ come i nostri Responsabili della Prevenzione della Corruzione.

Si potrebbe dire che negli Stati Uniti sta nascendo, dall’unione delle due organizzazioni che costituiscono il braccio e la mente dell’etica pubblica e privata, un soggetto istituzionale che sarà l’unico riferimento per coloro che operano sui temi legati alla prevenzione della corruzione e, più in generale, alla promozione della legalità.

Un tale soggetto in Italia non l’abbiamo e nemmeno si sta parlando di averlo.

Esistono attori identificati dalla legge 190/2012 a cui è stata affidata la responsabilità della formazione. Il comma 11 della legge, infatti, stabilisce che “…la Scuola superiore della pubblica amministrazione, senza nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica e utilizzando le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente, predispone percorsi, anche specifici e settoriali, di formazione dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni statali sui temi dell’etica e della legalita’. Con cadenza periodica e d’intesa con le amministrazioni, provvede alla formazione dei dipendenti pubblici chiamati ad operare nei settori in cui e’ piu’ elevato, sulla base dei piani adottati dalle singole amministrazioni, il rischio che siano commessi reati di corruzione“.

Ma il livello di attenzione, di produzione culturale, di attivazione e mobilitazione delle menti migliori per quanto concerne questi temi (e di cui abbiamo bisogno in Italia) è ben altro che questo.

Auspichiamo che, nell’attuale fase di riconversione, riqualificazione, ridimensionamento, riposizionamento di Authority, Enti, Commissioni, Consigli, ecc… ci sia spazio per una Istituzione (con la “I” maiuscola) che possa operare come guida culturale e tecnica sui temi della promozione dell’etica pubblica e privata. Una organizzazione davvero autorevole i cui componenti siano selezionati sulla base dell’impegno e della capacità tecnica e che sappia dialogare e fare rete con le migliori esperienze di impegno civile.

La legge 190/2012 ha avuto il merito di “imporre” un dibattito sull’etica e la legalità. Alcune amministrazioni hanno colto al volo questa possibilità istituendo corsi cosiddetti “valoriali” a beneficio dei propri dipendenti oppure, come in Regione Siciliana e nel Comune di Palermo e nel caso di Comuni consorziati dell’area dei Castelli Romani, per formatori interni che poi avranno il compito di formare un numero consistente di dipendenti.

Partiamo da queste esperienze e allarghiamo il campo a quello che sta accadendo in Italia per formare una rete di persone (oltre che professionisti) che vivano la formazione, la consulenza, la ricerca su questi temi come impegno civile.

La prevenzione della corruzione, per avere speranza di successo, deve camminare sulla voglia di ognuno di noi di non rassegnarci a quello che osserviamo, con un preciso intento: osservare con conoscenza, operare con passione e qualità.

 

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