SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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“A mia insaputa”… e come neutralizzare un azzardo morale in quattro mosse

Li ho presi per donarli a chi ne aveva veramente bisogno“. Il Robin Hood in questione è un politico nostrano che ha percepito il (famigerato) bonus partite IVA nonostante non ne avesse particolare bisogno. 

Li ha richiesti il mio commercialista“. Si è così giustificato, invece, un parlamentare della Repubblica. “E’ colpa della mia fidanzata” spiega un consigliere regionale il quale afferma che la partner, titolare di uno studio di contabilità, si “allenava” (sì, ha detto proprio così) utilizzando la sua partita IVA durante il lockdown, così da poter essere pronta nel caso i suoi clienti le richiedessero di attivare una procedura. 

Altri, invece, politici e giornalisti corsi in soccorso dei malcapitati parlamentari, hanno gettata la croce sul provvedimento, cioè sulla norma di legge che istituiva il contributo, accusata di essere troppo vaga o scritta male, cosa che può essere certamente vera, ma che nulla c’entra con la decisione di richiedere il contributo, dal momento che non tutto ciò che è legale è anche etico.

Questi suggestivi tentativi di uscire da una posizione davvero imbarazzante, ci hanno fatto tornare alla mente che la promozione dell’integrità passa, per forza di cose, dall’attivazione o disattivazione del “filtro etico” delle persone, cioè di quel meccanismo che è capace di mandare in competizione interessi, bisogni e valori e che genera i (famosi) dilemmi etici, ultimo vero argine all’azzardo morale. 

A dicembre 2018 Muel Kaptein, uno dei massimi ricercatori in materia di integrità, pubblica un articolo dal titolo “A model of neutralization techniques“. Quando Kaptein esce con una pubblicazione è cosa saggia correre subito a scaricare e leggere.

E abbiamo fatto bene. Kaptein introduce un modello del tutto originale per spiegare il motivo per cui il filtro etico spesso non funziona, ovverosia la neutralizzazione (o razionalizzazione; Kaptein preferisce usare il termine neutralizzazione perché estende il focus anche ai meccanismi antecedenti all’azzardo morale).

La domanda da cui partire in questo ambito è la seguente: “Perché il filtro etico spesso fa cilecca, esponendo un Agente al rischio di commettere un azzardo morale?” Ebbene il concetto di “neutralizzazione” gioca un ruolo fondamentale negli eventi che precedono o seguono un comportamento deviante.

Lo studio dei meccanismi di neutralizzazione, scrive Kaptein, trae origine nella criminologia. Alla stessa stregua numerosi ricercatori hanno dedicato la loro opera ad illustrare e catalogare questi meccanismi. Ricordiamo, tra essi, “La disonestà delle persone oneste” di Nina Mazar perché ne abbiamo parlato a lungo nel nostro blog, così come in aula quando facciamo formazione. Un tipico meccanismo di neutralizzazione, secondo Mazar, è la “malleabilità nella categorizzazione di un’azione“. Chi commette un azzardo morale deve, in qualche modo, giustificare la propria condotta e renderla in qualche modo accettabile. Perciò distorce (rende malleabile) il significato del suo comportamento, lo categorizza, anche semanticamente, in modo diverso da ciò che è.

Sulle basi della letteratura scientifica e sull’analisi di situazioni e casi reali, Kaptein costruisce un modello di analisi delle “tecniche” di neutralizzazione del tutto originale. 

Esistono quattro diverse categorie di tecniche di neutralizzazione:

  1. Distorcere i fatti. La scelta, più o meno deliberata, di selezionare i ricordi, di categorizzare in un certo modo un evento, oppure negare le evidenze, oppure inventare circostanze e situazioni.
  2. Negare le norme. In questo caso i fatti non sono distorti, ma viene negato che a quel fatto sia applicabile una certa norma. Ci si può appellare a una norma diversa, oppure relativizzare la propria condotta comparandola con le violazioni altrui.
  3. Dare la colpa alle circostanze. Ci si può appellare alla mancanza di opzioni praticabili (“non avevo alternative”), oppure al non avere “ruolo” nella vicenda (“io non c’entro nulla”), oppure al non avere “scelta” (“non potevo fare diversamente”).
  4. Nascondersi dietro qualcosa o qualcuno. Ad esempio, dietro alla una mancanza di informazioni necessarie a gestire diversamente la situazione, alla mancanza di capacità, alla situazione di impossibilità, ecc…

 Il modello è ricostruito visivamente nella seguente figura.

Kaptein_model_neutralization
A model of neutralization techniques (Kaptein 2018)

Una summa del dialogo mentale che noi tutti abbiamo usato, almeno una volta, per tirarci fuori dai guai. Il modello consiste in 4 categorie, 12 tecniche e 60 sub-tecniche di neutralizzazione.

A mia insaputa“, la neutralizzazione che ha fatto storia in Italia è una tecnica che potremmo catalogare nel “dare la colpa alle circostanze” e, in particolare, nel “Non avevo ruolo nella vicenda” (categoria 3). Così come l’aver affermato che, tutto sommato, la richiesta di contributo fosse lecita nonostante la legge richiedesse che la non titolarità di altre forme di retribuzione, ci fa pensare ad una neutralizzazione operativa sulle norme (categoria 2).

Ma perché le tecniche di neutralizzazione sono così importanti? Perché sono esplicative della nascita e della stabilizzazione di comportamenti di azzardo morale. Noi sappiamo che la corruzione nasce nella dimensione economico-relazionale, cioè nella vasta dimensione degli interessi che corrono sulle relazioni. Ma sappiamo anche che per avere per avere un azzardo morale non bastano gli interessi. C’è bisogno di un’azione “deliberata” da parte di un Agente. Una scelta solo apparentemente razionale. La neutralizzazione serve proprio a far sembrare razionale e giustificabile, a sé stessi e agli altri, qualcosa che è invece indicibile, inopportuno, ingiusto o illecito.

Gran parte della prevenzione della corruzione e della promozione dell’integrità si fonda sulla consapevolezza di tali meccanismi da parte degli Agenti, così da escludere scelte irrazionali e garantire la promozione degli interessi primari dell’organizzazione. 

I meccanismi di neutralizzazione ci servono anche per comprendere la centralità delle persone, che con i loro valori, cioè con il loro filtro etico, dovrebbero fungere da baluardo contro la corruzione. Ma nell’attuale modello di prevenzione della corruzione, le persone sembrano avere un ruolo marginale. Al centro ci sono adempimenti normativi, flow-chart di mappatura dei processi, software di gestione e monitoraggio di misure. Le nostre organizzazioni sono piene di procedure che dovrebbero imbrigliare i comportamenti dei dipendenti ed è davvero incomprensibile agli occhi di questa cinica macchina razionale come si possa verificare un azzardo morale.

Ma poi, puntualmente, le cronache vengono occupate da premurosi commercialisti, insaziabili fidanzate e persino da amorevoli mamme che, oltre a tenere i soldi in Svizzera, richiedono a nome dei figli e senza avvertire nessuno, contributi da dare in beneficenza alla faccia di chi ha scritto leggi sbagliate… Amen.

Nessuna privacy per le Persone Politicamente Esposte!

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La tentazione è forte. Quella di dire: “Chissenefrega dei furbetti del bonus partite IVA!“. Ci sono questioni su cui l’opinione pubblica si dovrebbe interrogare di più (come ad esempio le nomine ANAC).

Ma poi capisci che questa vicenda ti ha fatto un incredibile regalo. Una situazione che illustra mirabilmente cosa significa “spazio etico” e come funziona lo spazio etico delle persone.

I comportamenti “non esigibili per legge” formano lo spazio etico delle persone. E così, se anche un rappresentante istituzionale ritenesse vantaggioso e lecito adottare un comportamento come quello di richiedere un contributo, dovrebbe, almeno in teoria, fronteggiare un dilemma (etico), cioè un conflitto tra la soddisfazione di bisogni primari (“Sono soldi!“) e la soddisfazione di altri bisogni, ad esempio legati all’identità (“Che cosa sono diventato?“). 

Lo spazio etico, dunque, è come un filtro, un controllo interno alle persone che si attiva quando, come in questo caso, regole ed interessi sembrano convergere (“è vantaggioso” e “è lecito“), ma qualcosa di più profondo entra in conflitto (“non è giusto“). 

La storia della norma scritta male, che viene malamente posta a giustificazione della condotta dei cinque parlamentari, proprio per questo motivo, è una barzelletta. Le norme lasciano sempre uno spazio di valutazione e ogni persona deve valutare tra ciò che gli conviene, ciò che è lecito e ciò che è giusto fare. E quella è una valutazione che mette in primo piano la qualità delle persone, la loro maturità e la capacità di non far prevalere sempre e comunque il proprio interesse, anche dietro la giustificazione della liceità della condotta. Uno spazio (etico) che queste persone non hanno evidentemente dimostrato di possedere. Per questo non sono degne di stare in Parlamento (in realtà io mi preoccuperei se fossero miei familiari o frequentatori abituali).

Se il filtro etico “fa cilecca“, come sembra essere stato in questo caso, ed i controlli interni saltano, allora dovrebbero operare i cosiddetti “controlli esterni”, cioè la trasparenza.

Spesso la trasparenza viene descritta come l’accesso a dati e informazioni, ma in realtà è molto più di questo.

La trasparenza è, prima di tutto, una forma di deterrenza. Se un rappresentante delle istituzioni è certo che si muoverà sempre sotto gli occhi dell’opinione pubblica (pubblico scrutinio) e che tutto quello che farà potrà essere osservato, allora è lecito aspettarsi che egli non venga assalito nemmeno dal dubbio se richiedere o meno quei contributi. 

Purtroppo, però, in questo povero Paese, in cui lo spazio etico individuale sembra essere un lusso, non è chiaro nemmeno il primo e fondamentale assunto: chi rappresenta i cittadini ed opera in quanto da essi delegato deve essere sottoposto costantemente al “pubblico scrutinio”. Non esiste privacy per chi ha una delega pubblica!

Nella vicenda del bonus partite IVA, come si sarebbe potuto distinguere in concreto la posizione di un normale cittadino e quella dei parlamentari e altri rappresentanti e delegati pubblici?

A nostro avviso, sarebbe stato sufficiente inserire nella finestra INPS in cui si richiedeva il contributo uno spazio su cui il richiedente avrebbe dovuto segnalare la propria situazione di “PERSONA POLITICAMENTE ESPOSTA” (PEP). La PEP è una locuzione ormai abbastanza nota, che nasce nell’ambito dell’antiriciclaggio (1) e si basa sul fatto che, dal momento che rivestono un ruolo influente nella scena economico-politica transnazionale, nella visione del legislatore le Persone Politicamente Esposte sono maggiormente esposte a potenziali fenomeni di corruzione, data la rilevanza degli incarichi ricoperti (2).

Con la segnalazione chiara, da parte di INPS, che per questi soggetti non poteva invocarsi alcuna privacy (come la legge indica) e che i loro nomi sarebbero stati pubblicati. Questa soluzione avrebbe risolto l’attuale problema, cioè il fatto che in caso di pubblicazione di tutti i beneficiari verrebbe leso il diritto di circa quattro milioni di professionisti di tutelare la propria privacy.

Avremmo, in questo modo, le liste di tutte le Persone Politicamente Esposte già da molto tempo, in piena trasparenza. Poi ognuno avrebbe fatto la giusta e corretta distinzione tra un parlamentare della Repubblica e un consigliere comunale. Ma per fare questo occorre che per tutti sia molto chiara la posizione di una persona politicamente esposta, per cui non può valere alcuna privacy, non solo sui contributi richiesti (fatto alquanto raro), ma anche sulle relazioni della propria sfera personale e professionale che potrebbero essere coinvolte con il ruolo istituzionale.

 


(1) La normativa indica nel dettaglio quali sono le categorie di persone politicamente esposte:
  • Capi di Stato, Capi di Governo, Ministri e Vice Ministri e Sottosegretari;
  • Parlamentari;
  • Membri delle corti supreme, delle corti costituzionali e di altri organi giudiziari di alto livello le cui decisioni non sono generalmente soggette a ulteriore appello, salvo in circostanze eccezionali;
  • Membri delle corti dei conti e dei consigli di amministrazione delle banche centrali;
  • Ambasciatori, incaricati d’affari e ufficiali di alto livello delle forze armate;
  • Membri degli organi di amministrazione, direzione o vigilanza delle imprese possedute dallo Stato;
  • Presidenti di regione;
  • Sindaci di capoluogo di regione.
Il provvedimento comprende anche tutti i familiari di primo grado (coniuge, figli e loro coniugi, conviventi nell’ultimo quinquennio, genitori) e coloro che intrattengono stretti legami, come soci d’affari. La normativa non si limita ai cittadini italiani, ma comprende anche i cittadini degli altri stati dell’Unione Europea e i cittadini della Repubblica di San Marino.
(2) https://www.alavie.it/le-persone-politicamente-esposte/ 
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