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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Il modello @spazioetico di riferimento per la formazione in sanità

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Questo è un post autocelebrativo, vi avvertiamo!

Un importante riconoscimento all’impegno di @spazioetico per la formazione in materia di prevenzione della corruzione arriva dal Policy paper del progetto Curiamo la corruzione dal titolo “Indicazioni orientative ai fini dell’elaborazione e attuazione di politiche pubbliche e pubblico-private per contrastare in modo efficace e realistico i fenomeni e i rischi di corruzione nel sistema sanitario nazionale italiano“.

ISPE Sanità, uno dei partner con cui collaboriamo da due anni a questa parte e che ha la responsabilità delle attività di formazione per il progetto Curiamo la corruzione, ci ha chiesto di applicare il modello @spazioetico in maniera sperimentale nelle 5 ASL pilota del progetto (ASL di Bari, APSS di Trento, ASST di Melegnano – Martesana, ASP di Siracusa, USL Toscana Sud-Est) e in due Regioni (Lazio e Basilicata).

I risultati sono stati davvero soddisfacenti, se nel documento leggiamo le seguenti valutazioni: “È soprattutto sul versante della formazione e della sensibilizzazione del personale che si sono ottenuti risultati molto apprezzati dagli stessi partecipanti. Nell’ambito del progetto è stato predisposto un Piano d’azione formativo a lungo raggio basato su un approccio partecipativo, che mira a rendere più efficace l’introspezione delle regole di condotta e a potenziare al tempo stesso le competenze del personale, dirigenziale e non“… “Nel complesso, i moduli formativi hanno coinvolto 825 partecipanti, tra i quali 300 dirigenti. Va rilevato per inciso, che è proprio la formazione su etica e legalità ad essere ritenuta dal 51,9% dei responsabili della corruzione intervistati nella rilevazione nazionale una delle misure più efficaci per contrastare la corruzione“.

Il documento rappresenta un invito a ripensare, in un certo senso, l’impianto della prevenzione della corruzione in sanità, al fine di renderlo più sostenibile e meno formalistico.

In alcuni passaggi riecheggiano parole e concetti che @spazioetico promuove da almeno cinque anni a questa parte nelle sue attività di formazione e comunicazione. 

Si legge nel rapporto: “Stante l’obbligo per i dipendenti pubblici di conoscere le leggi che riguardano l’amministrazione pubblica e, in particolare, le fattispecie di reato che impattano nel loro ambito, uno strumento di preciso orientamento  operativo è dato dal Codice di Comportamento dei Dipendenti Pubblici che, non rappresentando  uno strumento di sorveglianza, può contribuire a rendere comprensibili e, in qualche modo, modo, riproducibili i comportamenti virtuosi ispirati all’etica delle scelte pubbliche  e le buone prassi,  guidare il decisore pubblico a compiere le sue scelte nell’interesse collettivo e supportarlo nell’adempiere il proprio operato in coerenza con i principi etici.
Quello che il Codice non dice, e nessun nessun codice mai potrà spiegare, è il processo di generazione delle decisioni del dipendente pubblico, in quanto tale processo riguarda  in buona parte il foro interiore  delle persone. Proprio allo scopo di promuovere una cultura delle buone prassi, ai dipendenti delle Asl e, più in generale, ai portatori di interesse della sanità pubblica, andrebbero presentati gli strumenti per valutare la compatibilità tra etica individuale ed etica pubblica: per esempio  che cosa significa, in concreto, “equidistanza dagli interessi“,, “tracciabilità del processo decisionale” o “esemplarità.

Insomma vi avevamo avvertiti! Il rischio di autocompiacersi è forte, ma tant’è…

Infine, sul piano della formazione il documento raccomanda: “Le azioni da programmare in questo ambito sono l’introduzione di interventi formativi che propongano la lettura e il commento di casi di studio con i dirigenti Asl e i dirigenti dell’industria e degli altri soggetti privati coinvolti, che insieme potranno esercitarsi sui dilemmi etici posti a vari livelli di interazione tra sanità pubblica e fornitori e gestori privati“.

I dilemmi etici a scuola

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SCARICA LA PRESENTAZIONE!

Cosa è un dilemma etico? Un dilemma etico può essere descritto come una decisione che richiede una scelta tra principi concorrenti. Ci sono buone ragioni (o cattive ragioni) per decidere in un modo o nell’altro.

Le decisioni prese avranno comunque una implicazione (costo) morale per chi sceglie. Le decisioni avranno un costo (individuale e/o sociale) nei confronti di coloro verso cui si esplica la scelta.

I bambini/e vivono dilemmi etici? Quali competenze/conoscenze utilizzano per decidere? Quali princìpi (o «sistema valoriale di riferimento») applicano alle decisioni? La Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza può rappresentare un «sistema valoriale di riferimento»?

La presentazione mostra come si possono creare e utilizzare dilemmi etici per i bambini (anche i più piccoli) e gli adolescenti delle scuole. Sono presentati dilemmi per bambini/e della scuola primaria, per bambini/e della secondaria di primo grado e per gli adolescenti delle scuole superiori.

E’ in corso una sperimentazione sull’applicazione dei dilemmi etici nelle scuole di Velletri che partecipano al Programma FUORICLASSE di Save the Children Italia Onlus, con cui @spazioetico collabora fin dalla nascita. A Velletri il progetto è stato promosso dall’Istituzione comunale come strumento operativo (misura) del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) che, ormai da due anni, mira a promuovere il “rafforzamento dello spazio etico dei cittadini del futuro” attraverso il Piano della Formazione, allegato al PTPC. Quest’anno (2017) Save the Children ha affiancato il Comune coinvolgendo le scuole nel Programma FUORICLASSE.

Ci sono esperienze internazionali rilevanti a cui facciamo riferimento. Oltre al ben noto lavoro di Matthew Lipman e della sua “Filosofia per bambini”, guardiamo anche all’esperienza australiana di Primary Ethics.  Per noi, infatti, più che la filosofia in generale, interessa approfondire e rafforzare il “processo decisionale etico“, nell’ottica di una promozione sostanziale (non formale) dei diritti contenuti nella Convenzione ONU del 1989.

Per chi fosse interessato (istituzioni, scuole, insegnanti, dirigenti scolastici, formatori, organizzazioni del privato sociale, genitori, ecc.) ad utilizzare i dilemmi etici, si prega di segnalare tale interesse tramite il modulo di contatto qui sotto.

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Cosa ti aspetti dal 2017? I risultati del sondaggio

Abbiamo ricevuto 34 risposte al sondaggio che avevamo lanciato all’interno di un gruppo di persone (ne avevamo invitate circa 50) che spesso riflette insieme sui temi della prevenzione della corruzione e della trasparenza, RPCT, esperti, persone informate.

Abbiamo chiesto di stilare una classifica (da 1 a 7) sulle questioni che si ritengono più importanti da affrontare nel corso di quest’anno, che riteniamo cruciale per l’affermarsi o il retrocedere della costruzione di un “senso” alla politica di promozione dell’integrità nella PA italiana.

I risultati.

Al primo posto, con un risultato di 4,63, la questione che, in questo momento, catalizza l’attenzione di molti commentatori: “Un approccio meno formalistico e più multidisciplinare da parte di chi governa la prevenzione della corruzione a livello centrale“. Si ha la sensazione che tutta l’architettura della prevenzione della corruzione e della trasparenza stia sempre più incanalandosi verso un cul de sac, fatto di adempimenti, formalismi, tecnicismi, senza che se ne ravvisi un “senso” e senza una valutazione sugli effetti di queste misure. Regolamenti, procedure, accessi che si sovrappongono, relazioni, documenti, sembrano a molti delle sovrastrutture che rischiano di asfissiare le amministrazioni che sono già alle prese con un problema di scarsità di ricambio e di risorse. C’è, inoltre, un problema di monodisciplinarietà. Ad esempio, temi quali la prevenzione della corruzione e la trasparenza sono affrontati solo da un punto di vista giuridico e questo esclude molta della complessità che il tema propone. In altri Paesi chi discute di questi temi sono soprattutto economisti, sociologi, filosofi, a volte antropologi, scienziati delle organizzazioni. Le stesse modalità attraverso cui, ad esempio, vengono costruiti i documenti di orientamento (come, ad esempio, le Linee Guida ANAC o le direttive), nulla hanno a che fare con quello che ti aspetteresti di trovare in un documento, appunto, di orientamento, ma assomigliano a trattati di diritto amministrativo, spesso ridondanti, privi di qualsiasi schematizzazione e di strumenti operativi.

Al secondo posto, con un risultato di 4,62 (quindi quasi sullo stesso livello della prima questione), si piazza: “Una reale indipendenza per i Responsabili della Prevenzione della Corruzione per garantire continuità ed efficacia alle strategie“. Nonostante le voci che si sono alzate negli scorsi anni a rilevare forse la principale anomalia di questo impianto normativo, cioè, l’assenza di indipendenza del ruolo del Responsabile della Prevenzione della Corruzione, poco o nulla è stato fatto nel 2016. Il PNA ha cercato di fornire degli strumenti per assicurare, forse, una maggiore autonomia, ma il problema è che tutto questo deve essere sancito per legge. Il paradosso è che, stante la dipendenza che esiste tra RPCT e componente politica, una efficace strategia di prevenzione della corruzione, in questo momento, si può fare solo laddove la politica ha interesse a promuovere maggiori livelli di integrità, quindi (per questo paradossalmente) proprio dove serve di meno.

Il terzo posto se lo aggiudica, con un risultato di 4,41, “La fondazione di una scuola pubblica per la promozione dell’etica e dell’integrità nelle amministrazioni“, questione a noi molto cara. Esiste in molti Paesi che hanno un approccio multidisciplinare alla prevenzione della corruzione. Non l’ennesimo carrozzone inutile, ma una comunità di professionisti e di ricercatori che lavorano con metodologie comuni, che riflettono sui metodi migliori per coinvolgere effettivamente le varie componenti di questo sistema.

Il quarto posto va a: “Una interlocuzione con il MIUR su come introdurre la didattica per dilemmi etici nelle scuole e su come costruire competenza civica sulla base dei comportamenti (e non sulla base di generici principi)“, con un risultato di 4,06. In linea con la fondazione di una scuola di etica, la costruzione dello spazio etico si dovrebbe fare nelle scuole. A volte ci sono degli ammirevoli sforzi, ma, crediamo, con un approccio troppo centrato sull’adulto e poco pragmatico. Per lavorare bene su questi temi con i ragazzi/e occorre sfidarli sulle questioni e sui dilemmi che animano le loro vite e che li coinvolgono direttamente. Per questo l’utilizzo dei dilemmi etici è un potente strumento di emersione di principi e regole che essi stessi già mettono alla base delle loro scelte.

Quinto posto: “Una riflessione generale, senza pregiudizi, su come rendere davvero trasparente e responsabile l’azione di governo nazionale e locale“.  Dopo l’accesso civico generalizzato si chiude (in teoria) un ciclo normativo volto a garantire la massima apertura e visibilità dell’azione amministrativa. Ma gli strumenti che sono stati adottati, sono veramente efficaci? Quale è il livello di visibilità dei processi decisionali che “veramente” contano in questo Paese? Secondo alcuni non c’è mai stata tanto opacità come in questo periodo. E allora, a fronte di uno sforzo notevole che le amministrazioni hanno compiuto (o non hanno compiuto) e a fronte di uno altrettanto notevole investimento di risorse che, presumibilmente, sarà richiesto per l’attuazione del sedicente FOIA italiano, il risultato è accettabile? E, soprattutto, chi valuta, non tanto se le amministrazioni pubblicano i dati, ma se qualcuno li legge? E se servono veramente a rafforzare l’accountability, cioè, la responsabilità degli attori del sistema. Una trasparenza, infatti, senza possibilità di cambiamento, crea solo maggiore senso di frustrazione, impotenza e conflittualità sociale.

Al sesto posto abbiamo un parimerito, con un punteggio di 3,35. Partiamo con una questione anch’essa a noi molto cara: “Una normativa organica sul Whistleblowing“. Giace al Senato una normativa, ancora piuttosto acerba, e perfettibile, ma che comunque farebbe fare dei passi avanti nella tutela di colui che segnala. Sarà l’anno buono? Non sembra per la verità che questo tema sia all’ordine del giorno di questo Parlamento, ma vedremo.

Sempre al sesto posto: “Un maggior coinvolgimento della funzione dirigenziale a livello locale, una volta che si sia, una volta per tutte, definitivamente abbandonato il percorso di riforma attuale“. Un tema piuttosto noto che ha avuto degli interessanti sviluppi recentemente. A molti sembra che questa riforma della dirigenza esasperi, piuttosto che sciogliere, il nodo del rapporto di dipendenza tra il ruolo di RPCT e la componente politica. Avremmo bisogno di dirigenti più leali e meno fedeli, ma non sembra che i Governi, oramai da più di 20 anni abbiano lo stesso orientamento. Dall’altra parte, la dirigenza pubblica deve essere coinvolta pesantemente nell’elaborazione e attuazione delle strategie di prevenzione della corruzione e nella funzione di “esemplarità” che spesso dimentica di avere nei confronti dei dipendenti, ad esempio, abbandonando posizioni di difesa e aprendosi alla discuss-ability e alla multidiscipinarietà.

Formazione valoriale. L’esperienza dei Comuni di Bovino e Rocchetta Sant’Antonio (FG)

…ricevo con piacere da Paola Alessandra Ferrucci, ottimo Segretario Comunale e Responsabile della Prevenzione della Corruzione dei Comuni di Bovino e, Rocchetta Sant’Antonio in provincia di Foggia e molto volentieri, pubblico…

Con un po’ di ritardo ti scrivo i miei pensieri sull’esperienza di formazione generale con approccio valoriale conclusasi a novembre nei due Comuni di Bovino e Rocchetta Sant’Antonio in Provincia di Foggia.

Le tue “pillole d’integrità”, dispensate dalla “farmacia FORMEZ” dal febbraio 2014, e da me praticamente imposte a tutti i dipendenti dei Comuni in cui presto servizio, Bovino e Rocchetta Sant’Antonio, hanno iniziato a preparare il terreno.
Nel 2015, con i laboratori formativi avviati e da te condotti splendidamente a Bovino e Rocchetta Sant’Antonio, abbiamo cominciato a seminare.
Lavorare insieme su dilemmi etici calati negli specifici contesti di lavoro è stata per tutti i dipendenti partecipanti (me compresa) un’esperienza forte e coinvolgente, che ha iniziato a sconvolgere gli schemi mentali consolidati ed a mostrare l’esistenza di uno spazio etico da nutrire e far crescere e rafforzare.
Significativo è il ringraziamento dei dipendenti coinvolti, che si sono sentiti al centro, davvero investiti da una missione.
La formazione generale con approccio valoriale praticamente sconosciuta alla P.A. italiana, preconizzata nel Rapporto finale della Commissione ministeriale per lo studio e l’elaborazione di proposte in tema di trasparenza e prevenzione della corruzione nella pubblica amministrazione pubblicato il 22 ottobre 2012, e poi imposta dalla legge 190/2012, è una misura potentissima.
Sono convinta, avendo sperimentato, dell’efficacia della formazione con approccio valoriale, che andrebbe comunque obbligatoriamente estesa anche agli amministratori pubblici.
Anche la formazione valoriale estesa alle scuole del territorio, con la collaborazione degli Istituti scolastici e del personale docente partecipante, ha avuto esito positivo e l’intento è quello di proseguire su questa strada per rafforzare lo spazio etico dei “cittadini del futuro”, i nostri bambini.
Nel nostro piccolo cercheremo di fare tesoro dei tuoi insegnamenti, con la speranza di poter ripetere la bellissima esperienza del 2015 anche nei prossimi anni.
Tanta riconoscenza e stima a te per il meraviglioso lavoro formativo operato su noi esseri umani e civil servants.
A presto
Paola Alessandra Ferrucci

 

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