@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi delle etichette: dilemma

Il dilemma dell’INPS – parte 3: analisi dei conflitti e delle convergenze tra interessi

Paul-klee-landscape-with-yellow-birds-1923

Paul Klee: “Landscape with Yellow Birds” (1923)

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Cari lettori di @spazioetico, questo è il terzo articolo che dedichiamo al “dilemma dell’INPS”, scatenato dalla scelta dell’Istituto di prevedere, nel proprio Piano della Performance, un premio per i medici che revocheranno le pensioni di invalidità. Il dilemma, e l’avrete capito leggendo i due post precedenti, è scatenato da un conflitto tra interessi primari: cosa devono fare i medici dell’INPS, per essere dei buoni agenti pubblici? Devono contribuire a ridurre il debito del loro Istituto, oppure devono assicurare la salute e l’inserimento socio-economico e lavorativo delle persone con disabilità?

E’un interrogativo senza risposta (un dilemma appunto) che ha scatenato polemiche. Noi di @spazioetico non amiamo le polemiche, ma volevamo comunque dare un contributo a questa discussione. Facendo quello che sappiamo fare: analizzando le situazioni, gli interessi in gioco, il modi in cui gli interessi interagiscono e il rischio di corruzione che ne può derivare.

Con il post “Lo strano caso del Comune di Miracolato” abbiamo suggerito, in modo scherzoso, che la soluzione dell’INPS potrebbe essere una risposta sbagliata ad un problema reale: l’incapacità del sistema di riconoscere gli invalidi falsi da quelli veri. Nel secondo post “Il catalogo degli interessi in gioco”, abbiamo elencato gli interessi (primari e secondari) che stanno influenzando le posizioni assunte da utenti, INPS, medici e opinione pubblica sull’argomento.

Vi avvisiamo: il post di oggi è molto lungo ed anche molto impegnativo. Le dinamiche tra gli interessi in gioco saranno analizzate da diversi punti di vista … e alla fine emergeranno anche dei rischi di corruzione. Ma non possiamo fare altrimenti:le analisi o si fanno bene o non si fanno. Chi ci ha avuto in aula, per un corso di formazione, lo sa.  

BUONA LETTURA!


 

Massimo: Caro Andrea, dopo avere identificato gli interessi che sono in gioco, quando si parla di riconoscimento delle invalidità civili, potremmo analizzare le convergenze e i conflitti che si possono determinare tra tali interessi, usando la metodologia che abbiamo sviluppato e proposto nel caso del dottor Dall’Osso. Ti ricordi?

Andrea: E come potrei non ricordare? Abbiamo portato quel caso in giro per l’Italia e ormai lo conosco a memoria! La metodologia consiste nell’immaginare degli scenari che contengono:

  • degli interessi primari e secondari,
  • degli eventi critici, cioè delle situazioni o dei comportamenti che possono favorire o ledere gli interessi in gioco,
  • un grafico, che permette di rappresentare l’intensità degli interessi e la sua variazione nel tempo.

post3_4

Dopo aver definito uno scenario, bisogna fare delle simulazioni e vedere cosa accade agli interessi inclusi nello scenario. Le simulazioni seguono delle regole abbastanza semplici:

  • Un interesse A reagisce positivamente (A[+]) alle situazioni e ai comportamenti che lo favoriscono, mentre reagisce negativamente (A[-]) alle situazioni e ai comportamenti che lo ledono;
  • Un interesse può anche essere indifferente (A[x]) ad una situazione o ad un comportamento (perché non viene né favorito né leso da essi);
  • si ha una convergenza tra interessi, quando due o più interessi reagiscono allo stesso modo ad una situazione o ad un comportamento (ad es. diventano entrambi positivi)
  • si ha un conflitto di interessi, quando due o più interessi reagiscono in modo opposto ad una situazione o ad un comportamento (uno diventa positivo, l’altro negativo)
  • gli interessi tendono ad orientare il comportamento delle persone, nel senso che le persone agiscono, in presenza di un evento critico, per salvare gli interessi che hanno una maggiore intensità.

Massimo: Usando queste poche regole, proviamo a costruire degli scenari, usando il catalogo degli interessi, che abbiamo identificato e introducendo (per semplicità) solo questi tre eventi critici:

  • in Italia ci sono dei falsi invalidi,
  • L’INPS ha assegnato ai suoi medici l’obiettivo di ridurre il numero di prestazioni di invalidità civile,
  • un medico INPS revoca una prestazione di invalidità ad un soggetto che ne avrebbe diritto, per raggiungere i propri obiettivi di performance.

Andrea: Massimo, credo che tu non abbia scelto a caso questi eventi critici: il primo è un azzardo morale (una truffa) messa in atto dal cittadino, approfittando dell’asimmetria del free rider; il secondo è un obiettivo che l’INPS definisce per controllare l’Agente pubblico (il medico INPS) e ridurre l’asimmetria primaria; mentre il terzo è un azzardo morale messo in atto dall’Agente pubblico (medico INPS) approfittando dell’asimmetria secondaria… Vediamo cosa ne viene fuori!

SCENARIO 1: I CITTADINI

Massimo: Cominciamo con i cittadini che, nel ruolo di Principale Delegante, hanno tre interessi primari:

  • E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
    S* =diritto alla salute
    I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

I falsi invalidi ledono tutti questi interessi e l’evento critico aumenta l’intensità di questi interessi: il principale delegante chiede all’INPS di correre ai ripari!

grafico cittadini

 

165px-INPS_logo.svgSCENARIO 2: L’INPS 

Andrea: Adesso potremmo analizzare la situazione assumendo il punto di vista dell’INPS. L’INPS ha gli stessi interessi del Principale Delegante, ma reagisce diversamente all’evento critico “falsi invalidi”: l’evento, nel nostro scenario, lede tutti e tre gli interessi, ma aumenta l’intensità del solo interesse primario E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche)

 

INPS 1

Massimo: E perché solo E* aumenta?

Andrea: Perché i falsi invalidi danneggiano direttamente l’INPS, incidono negativamente sul suo bilancio. Diventa quindi di primaria importanza per l’Istituto agire in modo tale da ridurre le proprie perdite. L’INPS, quindi, reagisce all’evento critico decidendo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile. 

Massimo: Ma l’INPS non può difendere da solo i propri interessi primari: ha bisogno di coinvolgere i propri agenti, cioè i medici che stanno nelle commissioni e che a volte certificano o rinnovano invalidità che non ci sono!  

Andrea: Esatto! I medici, quando riconoscono invalidità che non sussistono, compiono un azzardo morale, approfittando dell’asimmetria informativa (asimmetria primaria) che li avvantaggia nei confronti dell’Istituto. Come possiamo rappresentare questo azzardo morale, usando la nostra metodologia?

Massimo: Vediamo un po’ … Ecco! Il medico corrotto, che favorisce i falsi invalidi mette il proprio interesse personale G (l’interesse a guadagnare più soldi) al di sopra dell’interesse dell’INPS. Quindi, G è molto intenso. E’ un interesse-guida più intenso di tutti gli interessi primari dell’istituto (S*, I* ed E*) , che il medico INPS dovrebbe promuovere in quanto agente. Ti faccio un disegno, per rappresentare questa situazione: 

medico teorico 1

Andrea: Seguendo la tua analisi, l’interesse secondario G va in conflitto con gli interessi primari S*, I* ed E*. Il Medico INPS commetterà azzardo morale e si farà pagare per riconoscere false invalidità, perché l’unica cosa che gli interessa è incrementare i suoi guadagni. Sembra funzionare (e probabilmente è così che l’INPS si rappresenta i suoi medici, purtroppo), ma credo che la tua analisi sia sbagliata, caro Massimo!

Massimo: Dici? Però funziona ed è questo il modo in cui la corruzione viene rappresentata nell’ambito della teoria Principale/Agente: un azzardo morale economicamente vantaggioso per il corrotto e il corruttore ! Nel grafico non ho rappresentato gli interessi secondari degli utenti, per non renderlo troppo complicato. Ma sono proprio questi interessi che, convergendo con l’interesse G, lo rendono così potente!

Andrea: Forse hai ragione! Continua con la tua analisi e vediamo cosa succede!

Massimo: L’INPS a questo punto potrebbe adottare una strategia: rendere meno conveniente l’azzardo morale, magari intensificando (o introducendo) i controlli di secondo livello sull’esito delle pratiche di richiesta di invalidità civile. E sanzionare i medici che non operano correttamente. E invece no! Sai cosa fa? Ti disegno un altro grafico. Guardalo attentamente e poi ti spiego!

medico teorico 2

Massimo: Hai capito cosa ha fatto l’INPS?

Andrea: Sì: ha creato una convergenza di interessi tra E* e G

Massimo: Esatto. In pratica l’INPS:

  • Assegna ai medici l’obiettivo di contribuire alla riduzione del debito pubblico
  • Assegnando questo obiettivo, in qualità di Principale, dice ai suoi agenti che E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche) è l’interesse più importante
  • Infine, assegna ai medici l’obiettivo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile, cioè li premia non in base alla qualità dei servizi erogati agli utenti, bensì al numero di trattamenti pensionistici revocati.

Andrea: Se i medici vengono pagati per togliere le invalidità, non dovrebbe più essere conveniente per loro riconoscere attività inesistenti: perdono il premio per il raggiungimento degli obiettivi e in più rischiano delle sanzioni, se scoperti!

Massimo: Proprio così, Andrea! L’INPS vorrebbe fornire ai medici un modo sicuro per guadagnare di più, senza rischiare. Ma questa strategia presenta degli inconvenienti:

  • Tutela un interesse pubblico facendo leva sugli interessi secondari degli agenti
  • Crea un conflitto tra interessi primari: gli obiettivi di performance favoriscono l’interesse E* (E*[+]), ma ledono gli interessi S* e I* (S*[-], I*[-])

Inoltre, il Piano della performance dell’INPS non soddisfa i cittadini … anzi! l’idea che un medico possa revocare una invalidità per avere un premio ottiene l’effetto di rendere meno importante E* per i cittadini, aumentando l’intensità di S* e I*

grafico cittadini 2

Andrea: Questo ultimo grafico ci aiuta anche a capire meglio da dove proviene l’attuale sfiducia di molti italiani nei confronti dell’Europa: quando le politiche privilegiano la riduzione del debito (cioè l’interesse E*),con iniziative che mettono in forse diritti percepiti come fondamentali ed acquisiti; allora si può generare un conflitto tra interessi primari. E i cittadini reagiscono a questo conflitto chiedendo meno austerità e più diritti (in tre parole “chissenefrega dello spread”) … La Politica dovrebbe saper mediare e tenere in equilibrio le richieste dell’Europa e le risposte dei cittadini. Ma questo non sempre accade…

Massimo: Le analisi politiche le facciamo un’altra volta. Cosa ne pensi della mia analisi?

Andrea: Che probabilmente è sbagliata … O meglio, il tuo scenario ricostruisce correttamente gli interessi che l’INPS ha tenuto in considerazione per definire il proprio Piano della Performance. E infatti, questo scenario conduce a due previsioni sbagliate. 

Massimo: Non ti seguo… Prova a fare anche tu un grafico!

Andrea: Ci provo subito … Ecco fatto! Questo grafico rappresenta il modo in cui, secondo l’INPS, gli interessi del medico dovrebbero reagire agli eventi critici “falsi invalidi” e “revocare una invalidità civile“, dopo che al medico sono stati assegnati gli obiettivi di performance: 

medico teorico 3 illusione INPS

Massimo: Sì, credo di aver capito. La strategia dell’INPS, come abbiamo visto, è mandare in convergenza G ed E*. Grazie agli incentivi economici, i due interessi dovrebbero reagire allo stesso modo (positivo o negativo) di fronte agli eventi critici. In particolare l’INPS pensa che:

  • G reagirà negativamente (G[-]) all’ipotesi di rilasciare una falsa invalidità (ZERO rischi di azzardo morale)
  • E* e G reagiranno positivamente ((E+G)[+]) all’ipotesi di revocare delle invalidità e saranno più intensi di S* e I* (zero dilemmi per il medico, che accetterà gli obiettivi di performance)

Secondo l’INPS questo dovrebbe risolvere il problema della corruzione e non creare problemi ai medici (anche se E* va in conflitto con I* ed S*). Riconoscere false invalidità sarà assolutamente sconveniente perché lede tutti gli interessi in gioco, lede anche G, perché il medico non riceve l’incentivo.  Ma soprattutto i medici non si ribelleranno all’idea di revocare le invalidità civili … perché questo favorisce E* e G, che sono gli interessi più intensi.

Andrea: E invece non è vero … i medici si sono ribellati all’idea di essere pagati per revocare le invalidità civili. Probabilmente INPS non capisce fino in fondo cosa è successo e dove ha sbagliato. Proviamo a spiegarglielo  noi … 

narciso_papaveriniSCENARIO 3: IL MEDICO

Massimo: Allora potremmo cercare di rappresentare in modo più realistico gli interessi che muovono le decisioni di un ipotetico medico INPS.

Andrea: Direi proprio di sì. Il medico ha più interessi di quelli che l’INPS  immagina: non è un burocrate alle dipendenze di una cassa assicurativa (con tutto il rispetto per i burocrati e per e casse assicurative). In primo luogo è un professionista iscritto a un albo e quindi ha un interesse elevato a non violare il proprio codice deontologico (D). Il codice deontologico dei medici mette al centro la tutela della salute dei pazienti, e quindi possiamo pensare che per il medico anche il diritto alla salute (S*) sia un interesse primario molto elevato. Direi che potremmo immaginare uno scenario in cui S*  e D sono intensi tanto quanto G, che è l’interesse a guadagnare più soldi.

Massimo: Direi che questo scenario descrive abbastanza bene la complessità degli interessi di un medico onesto … 

Andrea: Non direi proprio onesto. Guarda qui: ti disegno il grafico degli interessi e quello che succede quando il medico affronta l’evento critico falsi invalidi:

 

medico reale 1

 

Massimo: Dunque … fammi capire: quando scrivi S*[X] e D[X] intendi dire che il diritto alla salute e l’interesse a non violare il codice deontologico sono inattivi? Non reagiscono in alcun modo all’evento critico, perché l’evento critico non li lede, ma nemmeno li favorisce? 

Andrea: Esattamente! Nel nostro scenario, il medico accetta di certificare delle false invalidità (o tollera che altri colleghi lo facciano) perché, dal suo punto di vista, ciò non mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini e quindi non comporta una violazione del codice deontologico. Inoltre, qualora l’utente sia in una situazione economica precaria, si verifica una convergenza tra G ed I*: la falsa invalidità garantisce un guadagno al medico e la pensione di invalidità riconosciuta all’utente favorisce la sua integrazione sociale ed economica.

Massimo: Il tuo scenario, caro Andrea, si basa su un potente bias cognitivo, che lo psicologo Daniel Khaneman chiama WYSIATI (What You See  IAll There Is, quello che vedi è tutto quello che c’è). Il medico non vede i danni indiretti che i falsi invalidi causano alla salute dei cittadini e quindi pensa che tali danni non esistano. In realtà, i falsi invalidi, percependo una pensione di invalidità, sottraggono risorse che potrebbero essere usate a favore degli invalidi veri! Inoltre, il medico non categorizza correttamente il proprio comportamento e non si accorge di violare la deontologia professionale

Andrea: Caro Massimo, sicuramente il mio scenario è affetto da un bias cognitivo. Ma se l’INPS avesse preso in considerazione questo scenario, avrebbe capito in tempo che non doveva proporre ai medici di revocare le pensioni di invalidità. O meglio, avrebbe dovuto farlo (perché l’INPS deve tenere in equilibrio i propri bilanci e contrastare il fenomeno dei falsi invalidi), ma non con lo strumento del Piano della Performance! Faccio un altro grafico, per spiegarti la situazione che si è venuta a creare:

medico reale 3

Massimo: Dunque, fammi capire … lo scenario comincia a diventare un po’ complicato, però mi sembra chiaro quello che tu suggerisci: l’assegnazione degli obiettivi di performance al medico INPS non risolve il problema! Dopo l’assegnazione degli obiettivi, infatti, l’intensità di E* aumenta, ma il guadagno garantito al medico dal raggiungimento degli obiettivi (revocare le invalidità civili) sarà sempre inferiore al guadagno che può ricavare certificando una falsa invalidità. Quindi:

  • G ed I* continuano a convergere e ad andare in conflitto con E*, quando il medico si trova a dover decidere se certificare o no delle false invalidità; 
  • il medico continuerà  a compiere un azzardo morale, accettando utilità in cambio di una certificazione di invalidità fasulla;
  • la revoca delle pensioni di invalidità civili, presentata come obiettivo di performance, riattiva S* e D
  • S*, D e I* convergono e reagiscono negativamente all’ipotesi che la revoca delle invalidità diventi un criterio per valutare la performance dei medici
  • S*, D e I* entrano in conflitto con G* ed E* spingendo il medico ad opporsi a non accettare gli obiettivi assegnati

In effetti è uno scenario credibile, se si tengono in considerazione i bias cognitivi che influenzano il giudizio del medico.

Andrea: Esatto… Lo scenario è un po’ complesso, ma si basa su un semplice calcolo dei costi e delle opportunità, che il nostro ipotetico medico corrotto fa nella sua testa. Il medico prende in considerazione:

  • G1: il guadagno derivante dalla tangente;
  • G2: il guadagno derivante dal raggiungimento degli obiettivi di performance;
  • S1: l’entità delle sanzionato per la violazione del codice deontologico

L’INPS non ha molte risorse economiche da allocare nel piano delle performance, e quindi G1 > G2. Possiamo associare dei punteggi (scores) a G1, G2 ed S1  e costruire una tabella:

TABELLA 1

Assumiamo, come abbiamo fatto prima, che il medico (vittima di un bias cognitivo) non ritenga di violare il codice deontologico, quando la corruzione non danneggia la salute delle persone. Date queste premesse, per il medico INPS certificare la falsa invalidità sarà sempre la scelta economicamente più vantaggiosa:

TABELLA 2

Per modificare le preferenze del medico, l’INPS dovrebbe aumentare in modo abnorme i premi associati al raggiungimento degli obiettivi di performance!

Massimo: Hai ragione! La strategia dell’INPS proprio non funziona! Anzi, secondo me aumenta il rischio di corruzione!

Andrea: Come fai a dirlo?

Massimo: Caro Andrea, prova ad assumere il punto di vista dell’utente, cioè della persona che ha realmente una disabilità, ma a cui la commissione ha riconosciuto una invalidità e una pensione “rivedibili”, cioè che possono essere revocate. Secondo te, come reagirà questo utente, sapendo che l’INPS premia i medici che revocano le invalidità civili?

Andrea: Si sentirà minacciato… 

 

broken-1295776_640SCENARIO 4: L’UTENTE DELL’INPS

Massimo: Esatto, si sente minacciato! Quando una persona contrae una patologia invalidante, ha bisogno di sentirsi protetta e curata: desidera intensamente che sia riconosciuto il suo diritto alla salute (S*) e all’inclusione socio-economica (I*). Inoltre, aumenta il suo interesse per le prestazioni che derivano dal riconoscimento della sua invalidità civile:

rischio di corruzione 1

Andrea: Accidenti Massimo, l’intensità di S*, I* e P aumenta in modo vertiginoso! E questi tre interessi, così intensi, potrebbero essere lesi dalla revoca dell’invalidità civile:

 

rischio di corruzione 2

Massimo: Proprio così. Se l’utente ha la percezione che l’INPS voglia ridurre indiscriminatamente il numero delle invalidità civili, allora potrebbero cercare di corrompere il medico dell’INPS, oppure cercare dei facilitatori, interni al sistema, in grado di garantire (in cambio di utilità)  il buon esito della loro pratica. 

Andrea: Insomma, la strategia scelta dell’INPS non riduce l’asimmetria primaria e secondaria, ma aumenta i rischi di corruzione! Secondo te, allora, cosa dovrebbe fare l’INPS?

Massimo: Onestamente, non lo so! Forse l’INPS potrebbe migliorare la qualità dei controlli di secondo livello, per identificare i medici che rilasciano false invalidità. E favorire il whistleblowing, cioè la segnalazione delle irregolarità da parte dei medici onesti che stanno dentro il sistema. Ma non siamo noi, a dover dare delle soluzioni. Ci sono persone più competenti di noi, dentro l’INPS, dentro ai Ministeri, dentro gli Ordini Professionali, che possono elaborare delle strategie innovative. Io e te, caro Andrea, possiamo solo cercare di analizzare in modo preciso la situazione, sperando che i decisori pubblici leggano questo post.

Andrea: Se mai lo leggeranno, speriamo che lo capiscano. E speriamo di non avere annoiato troppo i nostri lettori…Tra l’altro, anche io sto vivendo un conflitto di interessi: vorrei parlare ancora a lungo del dilemma dell’INPS, ma si è fatto tardi e comincio ad avere fame! 

Massimo: Hai ragione. Andiamo a cercare una pizzeria!

CONTINUA… 

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

MUNUS e RE-MUNER-ATIO, ovvero il rischio di corruzione che si cela dietro la chiusura di un credito relazionale

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

Carissimi lettori di @spazioetico. In questo articolo ci occupiamo di uno dei meccanismi più ambigui attraverso cui si manifesta il fenomeno corruttivo e si instaurano i conflitti di interessi tra individui e tra individui e organizzazioni: il DONO.

Quando ci siamo trovati ad approfondire, qualche anno fa, l’articolo 4 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici (divieto di accettazione di regali o altre utilità) abbiamo avuto l’impressione di trovarci di fronte, in qualche modo, alla storia dell’umanità.

Vi sembra di esagerare? Allora seguiteci e vedrete che non ve ne pentirete!

Dunque, esistono almeno quattro diverse prospettive attraverso cui si può osservare la dinamica relazionale che si instaura attraverso un dono.

Si possono tipizzare inserendole all’interno di due macro-categorie:

  • Dono che APRE UN CREDITO RELAZIONALE (che noi chiameremo “MUNUS“)
  • Azione che CHIUDE UN CREDITO RELAZIONALE (che noi chiameremo “RE-MUNER-ATIO‘”)

MUNUS è una parola latina. E’ una di quelle parole complesse che ci facevano impazzire quando eravamo chiamati a svolgere il compito di latino perché, quando andavi a vedere sul vocabolario, avevano almeno dieci significati diversi. In buona sostanza, MUNUS ha a che fare con l’OBBLIGO A REMUNERARE che il donatario percepisce quando accetta un dono o altra liberalità. MUNUS, però, significa anche “FUNZIONE” o, meglio “ESERCIZIO DI UNA FUNZIONE” specie se pubblica. Strano vero? Vedrete che alla fine dell’articolo si capirà bene perché. Per ora ci basti sapere che, allo stesso tempo, MUNUS significa “dono che crea obbligo” e “funzione o servizio”.

La RE-MUNER-ATIO è il momento finale della particolare relazione che il dono “interessato” instaura tra DONANTE e DONATARIO, quando, cioè, il dono diventa esigibile. La RE-MUNER-ATIO, a sua volta, può essere “ambientata” in uno scenario di vita PERSONALE o PROFESSIONALE.

Per non perderci fin da subito, proviamo a fare degli esempi di MUNUS (dono che crea credito relazionale) proposto ed accettato nell’ambito della SFERA PERSONALE e che viene “esatto” (participio passato di “esigere”, (ctrl su https://it.bab.la/coniugazione/italiano/esigere).

1. Il signor DANTE regala alla dottoressa DONATA un mazzo di rose, sperando che lei gli conceda un appuntamento.

dono_1.jpg

Ora, se riusciamo ad andare oltre il lecito sospetto che un tale dono instaura nella mente delle donne, allora osserveremo una transazione del tutto neutra, dal momento che il MUNUS crea credito relazionale nell’ambito esclusivo della sfera personale.

2. Il signor DANTE regala alla dottoressa DONATA un corso ECM, sperando che la dottoressa DONATA acquisti i suoi farmaci.

dono_2.jpg

Assai più interessante, vero? Qui siamo nell’ambito esclusivo della SFERA PROFESSIONALE in cui il MUNUS apre, quasi sempre, un credito relazionale che attende di essere remunerato in futuro. In questo caso, peraltro, tutto si svolge nell’ambito professionale sia del donante che del destinatario.

3. Il signor DANTE assume il figlio della dottoressa DONATA, per vincere il bando di gara di cui la dottoressa DONATA è RUP.

dono_3.jpg

Ed eccoci nella più ambigua delle transazioni che hanno come sfondo un dono. Il MUNUS si attiva sulla SFERA PERSONALE, ma il credito relazionale viene esatto nell’ambito della SFERA PROFESSIONALE.

Pertanto, se dovessimo visualizzare tali dinamiche, avremmo questa immagine:

DONO_4

Speriamo ora sia più chiaro e andiamo avanti. Sì, perché, chissà se ci avete fatto caso, manca ancora una transazione, cioè, quando il MUNUS, cioè il credito relazionale, nasce in ambito professionale e si scarica nella sfera personale.

Sembra strano vero? Un credito relazionale che si perfeziona nella sfera professionale. Esiste davvero?

E’ qui che entra in gioco il secondo significato di MUNUS, cioè “FUNZIONE“.

Per capire questa interessantissima dinamica non ce la possiamo cavare con un piccolo esempio. Questa transazione richiama una tradizione storico-culturale amplissima e richiede un tuffo in un vero e proprio “DILEMMA ETICO“.

 


Il DILEMMA ETICO DI FRANCESCA

Marta

 

Francesca è un’infermiera che lavora nel carcere di Caciucco.

Si occupa di varie cose, tra cui la somministrazione della terapia per i detenuti che ne hanno bisogno, di assistenza nel corso delle visite mediche e di somministrazione del metadone.

 

Marta

L’attività di somministrazione del metadone è la più stressanteSpesso i detenuti le chiedono di aumentare la dose di metadone che gli spetta.

Addirittura, alcuni le hanno chiesto di aiutarli a smerciare il metadone all’esterno del carcere.

Lei non si è mai fatta coinvolgere in queste vicende, ma sente il peso particolare di quel compito così complesso.

 

detenuto

Forse anche per questo, si è affezionata ad un detenuto, Vincenzo, che non le ha mai chiesto niente di più che la dose spettante.

Nel corso dei loro incontri Vincenzo le ha raccontato la sua provenienza. Il padre gestisce un ristorante/albergo e, nonostante la tossicodipendenza, sono ancora molto legati. Vincenzo questa volta vuole dimostrare al padre di potercela fare.

Marta

 

Francesca prende a cuore la vicenda umana di Vincenzo e, dal momento che conosce una educatrice all’interno di una comunità di recupero, lo aiuta a svolgere i colloqui di inserimento.

 

 

Alla fine Vincenzo ottiene il provvedimento di inserimento in comunità ed esce dal carcere.

vincenzo.pngAll’atto della comunicazione del formale inserimento in comunità, il padre di Vincenzo contatta Francesca per testimoniarle il suo senso di gratitudine, sia per l’attenzione ricevuta da Vincenzo durante i difficili giorni della carcerazione, sia avendogli indicato la comunità terapeutica, infine, per averlo accompagnato e sostenuto nei colloqui di inserimento.

Marta

 

Francesca lo ringrazia ma gli spiega che ha fatto solo il suo dovere.

 

 

vincenzo.png

 

Il padre di Vincenzo la saluta lasciandole intendere che il suo ristorante è a sua disposizione e sarebbe assai felice di poter in qualche modo ricambiare quanto fatto da Francesca.


 

Ecco come si forma l’obbligo a ricompensare. Ed ecco svelato il secondo significato della parola MUNUS. Talvolta l’esercizio di una funzione (pubblica) ingenera nell’animo del destinatario un obbligo morale a ricompensare. L’atto amministrativo ovvero la prestazione prestata in ambito pubblico viene vissuta dal destinatario non come la corretta esecuzione di un lavoro peraltro già retribuito attraverso l’imposizione fiscale, ma come un dono che impone una ricompensa. Pertanto, il MUNUS, cioè il credito relazionale, si apre nell’ambito della sfera professionale (pubblica) ma viene esatto nell’ambito della sfera personale.

Il nostro ordinamento non ama tali transazioni, in particolar modo se a porle in essere è un dipendente pubblico e se la RE-MUNER-ATIO è oggetto di una esplicita o implicita richiesta.  La regola che governa questo scenario è l’articolo 4 comma 2, seconda parte, del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici:

“In ogni caso, indipendentemente che il fatto costituisca reato, il dipendente non chiede, per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio“.

Come potete notare, in questi casi, quando cioè la richiesta proviene dall’agente pubblico, viene esclusa anche la soglia del modico valore (150 euro), proprio perché qui non si tratta dei doni che APRONO un credito relazionale in ambito personale o professionale. Qui si tratta dei doni che CHIUDONO crediti relazionali e che hanno a che fare con la sfera professionale pubblica, cioè, con il “compiere o l’aver compiuto un atto del proprio ufficio”. Ora capite perché MUNUS significa anche “FUNZIONE”?

Dove è il dilemma? Ovviamente, dal momento che non si ravvede alcun “interesse secondario” di Francesca, cioè, dell’agente pubblico, il rischio di chiusura dell’asimmetria relazionale è basso.

Ma guardate cosa succede se inseriamo un interesse secondario “pompato” da un forte interesse guida: il senso di colpa.

 


Passa circa un anno dagli eventi.

figlio_Francesca.pngFrancesca ha un figlio, Daniele, che ha avuto da una precedente relazione purtroppo interrottasi molto tempo prima. Lo ha tirato su da sola con grandi sacrifici senza mai chiedere niente a nessuno.

Ora Daniele ha 10 anni. E’ l’ultimo anno delle scuole primarie e Francesca vuole regalargli una bellissima festa di compleanno.

Il problema è che non può spendere molto.

MartaCi pensa e ci ripensa a quella festa. Daniele se la meriterebbe. Ogni anno chiede alla madre di poter invitare i suoi amici di scuola e lei è sempre costretta a inventarsi una scusa.

Quest’anno proprio non se la sente. Ripensa alle parole del padre di Vincenzo. Alla fine prende il telefono in mano e lo chiama.

Lo saluta calorosamente e riceve un altrettanto caloroso saluto dal padre. Gli spiega che lo ha chiamato per farsi dare aggiornamenti sul percorso in comunità di Vincenzo.  vincenzo.png

 

 

 


 

Ed ecco manifestarsi il dilemma. Un bel dilemma, si direbbe.

dono_dilemma.jpg

Gli interessi spingono e lo scenario è ideale affinché si manifestino pesanti bias cognitivi, cioè errori di valutazione o ricostruzione parziale di scenari così che l’agente pubblico si potrebbe convincere che la sua condotta non è il alcun modo commendevole e continuare a percepirsi come onesto (cfr. “La disonestà delle persone oneste“), anche se si sta violando una regola di comportamento.

In effetti, la regola del codice di comportamento afferma che solo in presenza di una RICHIESTA dell’agente pubblico si perfeziona tale spiacevole fattispecie. Francesca potrebbe essere portata, nel corso della sua valutazione, a non ritenere che quel comportamento (richiedere un’utilità) sia sbagliato. Del resto è stato lo stesso padre di Vincenzo a proporlo. Oltretutto, se non richiedesse quell’utilità il padre di Vincenzo ci rimarrebbe male. Secondo questo ragionamento, quindi, lei dovrebbe esclusivamente fare attenzione al fatto che l’offerta del padre di Vincenzo non esorbiti i 150 euro, così come stabilisce la prima parte del comma 2  dell’articolo 4 del Codice di Comportamento dei dipendenti della PA:

“Il dipendente non accetta, per sé o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia”.

Purtroppo si sbaglia. Per come funziona il MUNUS e la RE-MUNER-ATIO, la semplice azione del prendere in mano il telefono e chiamare il padre di Vincenzo perfeziona, attraverso un “comportamento concludente”, la dinamica della RICHIESTA (implicita). Francesca, infatti, sa benissimo (oppure è in grado ragionevolmente di sapere) che il padre di Vincenzo tornerà alla carica con il suo “obbligo morale da spendere”, cioè la remunerazione del credito relazionale che si è aperto con lo svolgimento da parte di Francesca del MUNUS (esercizio della funzione).

Si tratta del momento in cui il credito relazionale diventa “esigibile” anche agli occhi dell’agente pubblico, che sono in questo momento offuscati dalla pressione esercitata dall’interesse-guida, cioè dal senso di colpa che lei vive nei confronti del figlio. 

Possiamo discutere sulla formazione del MUNUS. Fino a che punto l’obbligo sorge in base ad una funzione correttamente svolta? Se osserviamo bene, infatti, Francesca effettua tre diverse azioni che vengono puntualmente percepite dal padre di Vincenzo e che fanno sorgere il suo obbligo a remunerare. Quando il padre di Vincenzo contatta Francesca per testimoniarle il suo senso di gratitudine, fa esplicito riferimento: 

  • all’attenzione ricevuta da Vincenzo durante i difficili giorni della carcerazione,
  • all’indicazione della comunità terapeutica,
  • all’accompagnamento e al sostegno nei colloqui di inserimento.

La funzione (il MUNUS) di Francesca si dovrebbe limitare solo al primo dei punti elencati. L’indicazione della comunità di riferimento è un “orientamento al privato” e non è un comportamento appropriato in sede pubblica, mentre l’accompagnamento e il sostegno è una condotta che, nonostante sia meritevole da un punto di vista etico, non sarebbe opportuna visto che la relazione in ambito professionale dovrebbe sempre rimanere all’interno di limiti certi e non esorbitare proprio perché si rischia di innescare dinamiche ambigue.

Tuttavia, anche se il comportamento di Francesca si limitasse a svolgere esclusivamente il proprio compito, probabilmente il MUNUS (credito relazionale) si formerebbe ugualmente.

E’ qui che dobbiamo passare a discutere dell’aspetto storico-culturale di questa strana ma affascinante dinamica relazionale. In effetti, se ci pensate, il “compimento di un atto del proprio ufficio” può innescare l’obbligo morale a ricompensare in molti altri ambiti del lavoro pubblico. Nella prevenzione della corruzione, ad esempio, facciamo riferimento ad una particolare “area a rischio”, cioè quella dei provvedimenti ampliativi della sfera giuridica del destinatario“, sia che essi siano:

  • privi di effetti economici diretti ed immediati per il destinatario“,

ma ancor di più se:

  • con effetti economici diretti“.

Nella prima categoria si fa riferimento, ad esempio, alle autorizzazioni o alle concessioni che permettono a soggetti privati o ad operatori economici di svolgere ulteriori attività e quindi di “ampliare” una casa o un’attività con ampliamento anche del business.

Nella seconda categoria si fa riferimento ai contributi economici erogati a persone o organizzazioni che, ovviamente, migliorano il proprio stato economico, ad esempio, riducendo il rischio di povertà oppure permettendo ad associazioni civiche di funzionare e svolgere i propri obiettivi sociali. 

In questi casi, il MUNUS, cioè l’esercizio di una funzione pubblica, per il solo fatto che sia esercitato e senza ulteriori benefici aggiuntivi, genera comunque un vantaggio nei confronti del destinatario, diretto o indiretto. 

La dinamica, come sembra chiaro, si presta ad attivare un’asimmetria relazionale. Il funzionario pubblico è percepito dal destinatario come “colui che può generare un vantaggio“, anche se non fa altro che svolgere correttamente il suo lavoro. L’ordinamento, attraverso l’articolo  4 comma 2 seconda parte, intende scongiurare che il dipendente pubblico ABUSI di tale asimmetria, permettendosi implicitamente o esplicitamente di ottenere un vantaggio, cioè di soddisfare un proprio interesse secondario.

L’origine storica di questa regola è davvero interessante. Ora proveremo a riscriverla cambiando il protagonista e alcuni complementi. Prima la regola che abbiamo nel nostro codice, poi una nostra variazione. 

“In ogni caso, indipendentemente che il fatto costituisca reato, il DIPENDENTE non chiede, per sé o per altri, regali o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio”.

“In ogni caso, indipendentemente che il fatto costituisca PECCATO, il SACERDOTE non chiede, per sé o per altri, DECIME o altre utilità, neanche di modico valore a titolo di corrispettivo per SOMMINISTRARE o per aver SOMMINISTRATO un SACRAMENTO”.

Di cosa stiamo parlando? Di una rivoluzione culturale profondissima avvenuta in Europa nel 16esimo secolo: la riforma luterana.

Il MUNUS sacerdotale generava credito relazionale dal momento che l’ampliamento della “sfera religiosa” del credente cattolico si perfezionava (e si perfeziona ancora) nella somministrazione del sacramento.

La posizione di asimmetria relazionale del sacerdote deriva dal fatto che la Chiesa, come quasi tutte le organizzazioni religiose è detentrice della più profonda “asimmetria informativa” che si sia mai conosciuta, un’informazione che tutti cercano ma che nessun sembra davvero avere: “cosa succede dopo la morte?“. Ebbene, le religioni tendono a risolvere tale asimmetria informativa in cambio di obbedienza e conformità alla morale che esse stesse dettano o esprimono. Il potere informativo si traduce in asimmetria relazionale. Per un credente cattolico del sedicesimo secolo, ad esempio, la somministrazione dell’estrema unzione ad un proprio familiare, rappresentava la certezza, per quell’anima, dell’entrata nel Regno dei Cieli. La vita terrena rappresentava solo una piccola parte del tragitto universale delle anime ed il sacerdote, con la propria intermediazione, poteva scongiurare un destino atroce ed eterno. 

Immaginate che tipo di MUNUS (credito relazionale) offriva tale asimmetria. Lutero si scagliò contro  una pratica, quella della mercificazione delle indulgenze che, quando veniva abusata, mercificava la stessa funzione sacerdotale. La Chiesa protestante tagliò ogni intermediazione tra il credente ed il Divino. Non solo i sacerdoti, ma anche i Santi vennero eliminati. Una profonda e radicata tradizione culturale, non priva di pratiche altrettanto controverse, prese piede in Nord Europa e poi in Nord America. 

Il MUNUS, cioè la funzione (pubblica), viene percepito dal destinatario come MUNUS (dono che impone un obbligo). Si genera un credito relazionale che si scarica nell’ambito della sfera personale. L’agente pubblico che esercita la funzione, in presenza di un interesse secondario, richiede (esige) una RE-MUNER-ATIO, cioè una ricompensa per l’ufficio svolto.

Il meccanismo si perfeziona e dà vita a quello che i latini chiamavano “PRINCIPIO DI RECIPROCITA’“. Un meccanismo che, se va in porto, genera un evento corruttivo.  Se Francesca richiederà di organizzare il compleanno del figlio dal padre di Vincenzo, contribuirà a rafforzare nell’opinione pubblica la percezione che chi opera in quella organizzazione può ottenere intollerabili vantaggi, nuocendo gravemente alla reputazione dell’Ente.  Inoltre, contribuirà a rafforzare una cultura diffusa tra la comunità locale per cui sembra essere un atto dovuto il “doversi sdebitare” a seguito dell’esito positivo di una prestazione/procedimento amministrativo. Infine, un interesse privato (secondario) inquina il processo amministrativo pubblico e lo distorce.

In conclusione, l’esito di un procedimento amministrativo o di una prestazione svolta in ambito pubblico (MUNUS) può essere visto dal destinatario come un “dono” (MUNUS) da parte di chi, nei suoi confronti, detiene un potere o è in una posizione di “ASIMMETRIA RELAZIONALE”. 

Nel destinatario sorge l’obbligo ad offrire un sacrificio necessario ad ingraziarsi il dipendente. Oppure, una volta ricevuto l’atto, anche se nulla è dovuto in cambio, sorge nel destinatario un obbligo morale a sdebitarsi. E’ la cultura dell’ex voto (se l’offerta del dono antecedente all’atto) e del “per grazia ricevuta” (se l’offerta del dono è successiva all’atto) come remunerazione per un dono che si vuole ricevere o che si è ricevuto dalla “divinità”.

Come vedete tutto questo fa parte di una cultura antichissima. Nell’analisi del contesto esterno potremmo, in effetti, indagare il contesto culturale nel quale un’organizzazione pubblica è immersa. Molti ambiti locali italiani sono immersi in questa tradizione e non solo al Sud d’Italia. Noi siamo, generalmente e con varie eccezioni, dei “contro-riformati“. Torquemada, con la sua oscura presenza, ha ristabilito le vecchie gerarchie (con le relative potentissime asimmetrie).

Purtroppo non riconosciamo subito il rischio che emerge dietro l’asimmetria relazionale che generiamo quando svolgiamo una funzione pubblica, oppure, siamo culturalmente più indulgenti nell’abusare di tale asimmetria o nell’esserne vittime.

Per questo è così importante che la “formazione sulla prevenzione della corruzione” si concentri sui crediti relazionali e sulle transazioni ambigue, che sono, peraltro, assai più interessanti da studiare e da approfondire delle transazioni esplicite, cioè dei patti corruttivi.

Crediamo sia opportuno iniziare ad utilizzare nuove parole nell’anticorruzione: ad esempio, la locuzione “credito relazionale” è di grande impatto esplicativo su molte dinamiche presenti nel lavoro pubblico e che generano rischi di corruzione. Lo studio del MUNUS, nel suo duplice significato, chiarisce enormemente molte dinamiche che spesso osserviamo ma che non siamo in grado di decodificare.

Lo studio del DONO e della sua meravigliosa ambiguità ci spinge a costruire modelli più sofisticati di lettura ed interpretazione del’umano comportamento e di quella feroce guerra interiore che chiamiamo CORRUZIONE

 

 


Per approfondimenti sul DONO e sul divieto di accettazione, consulta anche questo articolo: Il divieto di accettare doni, regali e utilità. Una regola che viene da lontano – (art. 4 Codice di Comportamento PA) 


 

L’immagine che apre l’articolo raffigura i principali fautori della Riforma protestante. In primo piano vediamo i riformatori che discutono le grandi questioni teologiche poste dai loro scritti. Essi provengono da tutta Europa e sono vissuti in periodi diversi: i tedeschi Lutero, Ecolampadio, Melantone, l’alsaziano Bucero, gli svizzeri Zwingli e Bullinger, i francesi Calvino e Teodoro de Beza, lo scozzese Knox, lo slavo Flacco Illirico, gli italiani Vermigli e Zanchi, gli inglesi Wyclif e Perkins, i boemi Hus e Girolamo da Praga. L’immagine è: Il Candeliere, di Carel Allard, seconda metà del XVII secolo.


 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

 

Divagazioni estive (5). Il paradosso dell’onesto (ma incompetente), che fa la guerra al corrotto (ma competente)

two men fighting clipart

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Questa è la quinta e ultima divagazione estiva di questa estate 2018. La stiamo scrivendo con le valigie pronte per ritornare a casa, dopo un periodo di meritate vacanze. Oggi parleremo di onestà e competenza.  

Esiste davvero una contrapposizione tra ONESTA’ e COMPETENZA? C’è davvero un dilemma, come ci viene attualmente narrato dalla classe politica che, se da una parte rivendica a gran voce l’onestà (finalmente) al potere, dall’altra viene rappresentata, dall’opposizione, come una Armata Brancaleone di incompetenti e improvvisati fancazzisti?

La questione non è davvero di poco conto. I cosiddetti “competenti”, al governo nelle stagioni precedenti alla attuale, vengono quotidianamente accusati di ogni sorta di distorsione dei processi decisionali. A volte tali distorsioni sono evidenti e piuttosto nefaste, con effetti drammatici per i cittadini e gli utenti dei servizi, come nel caso delle concessioni autostradali. Un “brodo” di conflitti di interessi nel quale la prima e la seconda Repubblica hanno galleggiato e che ci ha spesso fatto pensare ad uno Stato sotto sequestro. I “competenti” si sono comportati da disonesti e per questo sono stati puniti dagli elettori, almeno nella narrazione di chi, ad essi, si è contrapposto. Cioè, gli onesti, i quali, a loro volta, hanno progressivamente alzato la voce, in piazza così come nelle cabine elettorali.

La contrapposizione è ancor più profonda se si allarga lo sguardo non solo alla politica, ma, in generale, all’arte dell’amministrare una funzione pubblica. Abbiamo letto con interesse un comunicato stampa apparso sul sito della ANAAO (Associazione dei Medici e dei Dirigenti del SSN) il 6 luglio 2018, dal titolo: “COLLEGARE UN CAMICE BIANCO ALLA CORRUZIONE IN SANITÀ E’ INACCETTABILE E PROFONDAMENTE INGIUSTO“, nel quale è contenuto un commento assai sprezzante verso un post del Blog delle Stelle che illustra un disegno di legge del M5S (Sunshine act), con il quale si intende promuovere una maggiore trasparenza nelle relazioni finanziarie che intercorrono tra le aziende del settore e gli operatori della salute. A corredo del post è stata utilizzata l’immagine di un medico che prende una tangente.

I medici, nell’immaginario della nuova narrazione socialnetworkcentrica, sono indissolubilmente guidati da interessi secondari. Si è orientati a descrivere il comportamento della classe medica come di una categoria più incline a massimizzare i propri profitti che a promuovere la salute del paziente. Più sono brillanti, cioè più sono competenti, più sono invischiati nel perverso gioco dei conflitti di interessi.

I medici, rappresentati da ANAAO, si scagliano con forza contro questa rappresentazione e affermano con veemenza, facendosi scudo con la figura istituzionale del Presidente dell’Autorità Anticorruzione in persona, che la corruzione in sanità, tutto sommato “alberga nel capitolo degli acquisti di beni e servizi, nel settore degli appalti pubblici e delle forniture“.

Chi si occupa di prevenzione della corruzione sa benissimo che questa affermazione è piuttosto azzardata. Esistono processi “sanitari” che sono ampiamente esposti a rischi di corruzione e che vedono i medici (la componente tecnico-professionale di ASL e di Ospedali pubblici) fortemente esposta. A corredo di questa valutazione di natura esperienziale, inoltre, la recente indagine dell’ISTAT sulla corruzione dal punto di vista delle famiglie sembra chiamare in causa proprio la categoria dei medici più volte: “si stima che al 9,7% delle famiglie (più di 2 milioni 100mila) sia stato chiesto di effettuare una visita a pagamento nello studio privato del medico prima di accedere al servizio pubblico per essere curati” e “In ambito sanitario episodi di corruzione hanno coinvolto il 2,4% delle famiglie necessitanti di visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi. Le famiglie che si sono rivolte agli uffici pubblici nel 2,1% dei casi hanno avuto richieste di denaro, regali o favori“.
Per ultimo, l’aggiornamento 2015 del Piano Nazionale Anticorruzione, nell’individuare i processi specifici a rischio in sanità, si focalizza (anche) su ambiti di natura strettamente sanitaria, come la libera professione intramuraria (ALPI, su cui @spazioetico ha recentemente pubblicato un approfondimento), ad esempio. Inoltre, i rapporti con le case farmaceutiche, i produttori di dispositivi e altre tecnologie, la ricerca, la sperimentazioni e le sponsorizzazioni, così come le attività conseguenti al decesso in ambito intraospedaliero: sono tutti ambiti di rischio specifico per la componente sanitaria.

E’ vero che identificare come “criminale” l’intera categoria dei medici pubblici è segno di analfabetismo funzionale, ma tirarsene completamente fuori è segno, quantomeno, di poca prudenza.

Tralasciando, per un momento, il merito della questione sollevata, ci preme qui riflettere sulle dinamiche sottostanti a vicende come questa e come molte altre. Sembra essersi creata (artificiosamente?) una netta contrapposizione tra chi “ha studiato”, cioè tra chi ha una competenza specifica perché (afferma) si è laureato e ha avuto un’esperienza rilevante in un determinato settore e chi, invece, sembra essersi formato alla cosiddetta “università della strada“. Costoro avrebbero la presunzione di ridurre l’asimmetria informativa su temi assai complessi attraverso la mera consultazione di siti, forum e quant’altro.

La contrapposizione appena descritta ha avuto ampia eco in merito, ad esempio, alla nota vicenda dell’obbligo vaccinale flessibile, una vera e propria invenzione giuridica che, da una parte soddisfa un certo “terrapiattismo di ritorno” (come l’analfabetismo funzionale). L’obbligo flessibile non è altro che l’effetto indiretto di una campagna veemente contro l’establishment medico-scientifico che è stato, da molti, vissuto come contiguo a BIG PHARMA, per cui ogni decisione che viene assunta in materia di salute pubblica sarebbe, in qualche modo, inquinata dagli interessi dei grandi gruppi privati.

Da una parte, quindi, gli “scienziati”, competenti sì, ma pieni di conflitti di interessi e assai poco inclini all’autocritica. Dall’altra, i puri e gli onesti, ma forse un po’ naïves, che con le loro strampalate decisioni manderanno a gambe all’aria questo sfortunato Paese.

Da qualche parte ci si interroga su chi ha fatto o farà più danni. Un post dello storico Aldo Giannuli, assai interessante, intende dimostrare come la incompetenza “onesta” è di gran lunga più pericolosa della competenza “disonestà”. Nella storia ci sono molti esempi di mostruosità nel nome dell’onestà e, invece, di ottime soluzioni che hanno prodotto, parallelamente, tornaconti di natura personale. Lo storico conclude affermando: “E dunque, vogliamo punire i disonesti? Benissimo, aprire le celle, ma solo dopo aver convocato il plotone di esecuzione per gli imbecilli“.

Ci permettiamo di offrire un nostro punto di vista che, ci piacerebbe, possa alimentare un dibattito o un po’ meno miope su questi (comunque) importanti temi.
1. Il paradosso dell’onesto incompetente

L’attuale contrapposizione tra onestà e competenza può essere descritta come un dilemma, che conduce ad esiti paradossali. Così come facciamo durante i nostri corsi, vi proporremo un real case scenario, per descrivere il dilemma e le sue conseguenze. Ma prima vi chiediamo di rispondere a questa semplice domanda:

  • Preferite che i vostri interessi siano curati da un dipendente pubblico onesto o disonesto?

Immaginiamo la vostra risposta: se seguite @spazioetico, siete fermamente convinti che non è opportuno fidarsi di un dipendente pubblico disonesto!

Ovviamente, siete liberi di rispondere diversamente, e affidare a un disonesto la cura dei vostri interessi! Quale che sia la vostra risposta, tenetela a mente, mentre leggete il nostro caso:

disgusting-1300592_640

Il signor Michele Malanno è in vacanza nella nota località balneare di San Paradosso a Mare. Purtroppo, da alcuni giorni non sta bene: ha la febbre molto alta e dolori in tutto il corpo. Decide allora di recarsi al pronto soccorso. Dopo una lunga attesa, il medico di medicina generale lo visita e sospetta che abbia contratto un rarissimo virus, che può causare all’organismo danni irreparabili. Per confermare la propria diagnosi, il medico decide di chiedere il consulto di un virologo. Alle dipendenze dell’ospedale lavorano solo due virologi:

idiota

… il Dottor Benedetto Bestia, noto a tutti per la sua onestà, ma totalmente incapace nel suo lavoro … Infatti tutti i suoi pazienti muoiono anche se hanno un raffreddore…

corrotto ma competente

… E il dottor Mario Machiavelli, noto a tutti per la sua disonestà (il suo soprannome è “Dr. Mazzetta”), ma che è bravissimo nel suo lavoro e ha guarito molti pazienti affetti da malattie virali rarissime …

 

  • Secondo voi, da quale dei due virologi preferirebbe essere curato il signor Malanno? E voi, quale dei due virologi scegliereste?

Anche in questo caso, la risposta è abbastanza prevedibile: la maggior parte delle persone preferirebbero essere curate dal medico disonesto, ma competente.

Il 30 agosto 2018 abbiamo trasformato il caso in un sondaggio, pubblicato sulla pagina Facebook di @spazioetico. I risultati del sondaggio hanno confermato la previsione: il 94% sceglierebbe il Dr. Mazzetta, mentre solo il 6% sceglierebbe il Bestia. Il sondaggio ha anche accesso una interessante discussione nel Gruppo Facebook “Trasparenza Siti Web della Pubblica Amministrazione” , e questo dimostra (se mai ce ne fosse bisogno) che la contrapposizione tra onestà e competenza è un tema che interessa il dibattito pubblico, soprattutto da parte di chi si occupa (come funzionario, professionista o semplice cittadino) dei temi della legalità e della trasparenza.

Il dilemma tra competenza onestà genera un paradosso. Infatti, come abbiamo visto:

  1. Tutti (o quasi tutti) preferirebbero affidare la cura dei propri interessi ad un dipendente pubblico onesto,
  2. Tutti (o quasi tutti) preferiscono farsi curare da un medico disonesto, ma competente, piuttosto che da un medico onesto, ma incompetente.

Le frasi (1) e (2) riflettono realmente le preferenze delle persone ma sono in contraddizione tra loro: non possono essere entrambe vere. Infatti, la salute è un particolare tipo di interesse (l’art. 32 della costituzione definisce infatti la salute “diritto dell’individuo ed interesse della collettività“) e i medici alle dipendenze di una azienda ospedaliera sono dei dipendenti pubblici. Quindi non è vero che tutti preferiscono affidarsi ad un dipendente pubblico onesto: se l’interesse in gioco è la salute, tutti preferiscono affidarsi ad un dipendente pubblico disonesto ma competente.

Lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, i commenti che i nostri amici hanno voluto lasciare a seguito della risoluzione del dilemma e dell’apposizione del voto al sondaggio su Facebook.

  • Qui si affrontano la competenza e l’onestà. Parto dal presupposto che il primo li fa morire tutti…. se poi muoio come faccio a votare il primo e dirgli di smettere di fare il medico? 🤔
  • Certo che è un bel dilemma: morire in mani oneste o vivere grazie a mani disoneste!?!
  • Mettere in “competizione” la propria vita/guarigione con la probabilità (alta) di morire/non guarire fa vincere facile. Diciamo che prima vivo in salute e dopo sistemo l’incompetente di modo che non faccia danno ad altri 😉
  • Ho deciso, voto il corrotto. Alla morte non c’è rimedio, alla corruzione sì.
  • Dovendo rimanere nei binari del dilemma, penso che andrei dal corrotto per poi autodenunciarmi. Sperando che sia davvero bravo…😀 😀
  • Che poi, se ci pensiamo bene, quante volte purtroppo paghiamo profumatamente, anche legalmente intendo, al medico parcelle stratosferiche pur di farci curare da lui perché particolarmente bravo? Questo forse può aiutarmi a rispondere…… Ma certo un sondaggio difficile.
  • Se il dottor Machiavelli è un disonesto chi mi dice che non bari anche sul numero delle guarigioni da lui prodotte?

Lo stesso risultato si ottiene sostituendo ai medici altre categorie professionali (non necessariamente appartenenti alla sfera pubblica): avvocati, medici, giudici, amministratori di condominio, consulenti finanziari, consulenti immobiliari, assicuratori, ecc …

La differenza tra (1) e (2) sembrerebbe derivare dal fatto che in (2) compare un onesto incompetente. In generale, quindi, le persone potrebbero generalmente preferire affidarsi a persone oneste, ma solo se sono competenti. Se gli onesti sono incompetenti, allora preferiscono affidarsi ai disonesti competenti. Questo ragionamento sembra risolvere la contraddizione tra (1) e (2), ma conduce ad un paradosso. Infatti, in base a questo ragionamento, è la competenza a guidare la scelta delle persone e non l’onestà. La competenza sembra vincere sull’onestà. E quindi, sulla base di questo ragionamento, un dipendente pubblico corrotto ma molto bravo sul piano professionale dovrebbe essere preferibile a un dipendente pubblico onesto ma incapace.

E questo è un paradosso, perché la corruzione è un reato punito dal codice penale, mentre essere incapaci non è un reato.

Infine, ritenere la competenza preminente sull’onestà potrebbe alzare il livello di tolleranza al rischio di corruzione delle pubbliche amministrazioni e far franare in certi settori l’impianto preventivo (già traballante) previsto dalla L. 190/2012.

 

2. Da cosa dipende il paradosso dell’onesto incompetente

Il paradosso dell’onesto incompetente dipende dal fatto che:

  • ci viene chiesto di confrontare tra loro un insieme di qualità che possono caratterizzare un dipendente pubblico (onestà, disonestà, competenza, incompetenza) e di dire qual è la più importante;
  • il medico onesto è un incapace;
  • la scelta del medico disonesto, ma capace sembra essere dettata dal fatto che,in certe situazioni, la competenza vince sull’onestà (competenza > onestà)

Ma siamo davvero sicuri di poter scegliere tra onestà e competenza? Ed esistono veramente persone oneste, ma incapaci? Oppure disoneste ma capaci? E infine, scegliamo il medico disonesto perché ce ne freghiamo dell’onestà, oppure semplicemente per salvarci la vita?

 

3. Come annullare il paradosso dell’onesto incompetente

Non esiste in realtà una contrapposizione tra onestà e competenza. Esiste piuttosto (a livello politico e culturale) una contrapposizione tra gruppi di persone che assumono l’onestà e la competenza come proprio vessillo. Il paradosso dell’onesto incompetente è un abile gioco di prestigio, che ci fa vedere ciò che non c’è. E che può essere facilmente “smontato”.

  • Non possiamo scegliere l’onestà a discapito della competenza.

Onestà e competenza non sono qualità confrontabili tra loro. Perché fanno riferimento a dimensioni differenti dell’agire umano. Possiamo confrontare due colori (per esempio il bianco e il nero) e sceglierne uno. Ma non possiamo scegliere l’onestà escludendo la competenza (o viceversa). Ci servono entrambe.

L’onestà è una qualità che rimanda alla dimensione etico-individuale di un decisore pubblico. E’ un prerequisito di chi interpreta una funzione (di decisione, di controllo, ecc.) delegata dai cittadini titolari di diritti. L’onestà di un agente pubblico si misura dalla sua capacità di rispettare le leggi e le regole, di non violare principi etici ritenuti rilevanti per la società e di essere equidistante dai diversi interessi in gioco.

La competenza, invece, è una categoria della dimensione economica o tecnico-professionale di un decisore pubblico. Garantisce che l’agente pubblico abbia ha avuto a disposizione tempo e risorse necessarie per applicare le proprie conoscenze in concreto e sviluppare un proprio know-how, cioè un “saper fare”. Per il campo della politica e dell’amministrazione, si tratta di aver fatto esperienza nel campo delle decisioni pubbliche (cioè che hanno effetto su una comunità locale o nazionale).

Forse l’unica cosa che hanno davvero in comune onestà e competenza è la seguente considerazione: “Nessuno può dirsi onesto o competente a priori. L’onestà e la competenza si dimostrano agendo, dal momento che hanno a che fare con le DECISIONI“. La competenza è poco facilmente individuabile attraverso procedure di selezione, ad esempio, nell’attività di reclutamento di nuovi funzionari pubblici. Mentre l’onestà è quasi impossibile da valutare.

Nella nostra funzione di cittadini-contribuenti e cittadini-elettori abbiamo sempre bisogno dell’onestà, perché l’onestà ci garantisce che i soggetti delegati ad esercitare una funzione pubblica agiscano in modo corretto e nell’interesse della collettività.

Nella situazione di cittadini-utenti (o più in generale di cittadini-stakeholder) della pubblica amministrazione, invece, abbiamo sempre bisogno della competenza, perché la competenza ci garantisce che chi agisce all’interno della pubblica amministrazione non rappresenti un rischio per il perseguimento dei nostri interessi privati.

Tra onestà e competenza non esiste una relazione di esclusione (se scelgo una, escludo l’altra), ma una relazione di preferenza stretta: le persone usano sia l’onestà , che la competenza come criteri per valutare gli agenti pubblici, ma ritengono l’onestà un po’ più importante. Possiamo rappresentare in questo modo la relazione di preferenza:

  • onestà > competenza

La competenza, quindi , non cessa di essere una qualità che usiamo come criterio per le nostre valutazioni: perciò preferiamo dipendenti pubblici onesti, ma avolte succede che, tra un dipendente pubblico incapace ma onesto e uno disonesto ma capace, preferiamo quello disonesto ma capace. Perché?

  • Scegliamo il medico disonesto, perché dobbiamo minimizzare le perdite.

Avendo introdotto la relazione di preferenza (onestà > competenza) possiamo rappresentare i giudizi delle persone come dei calcoli, che tengono conto del guadagno atteso dall’affidarsi ad un dipendente pubblico onesto e/o competente e delle perdite che potrebbero derivare dall’affidarsi ad un dipendente pubblico disonesto e/o incompetente.

Possiamo associare alle diverse qualità dei punteggi, positivi in caso di guadagno e negativi in caso di perdita. Per esempio potremmo assegnare questi punteggi:

  • onesto= +2
  • competente = +1
  • disonesto = – 0,5
  • incompetente = – 0,5

Il punteggio positivo assegnato all’onestà è superiore al punteggio assegnato alla competenza, perché onestà > competenza. Come avrete notato, non c’è alcuna corrispondenza tra punteggi positivi e punteggi negativi: disonestà e incompetenza hanno lo stesso punteggio (-0,5), mentre le qualità opposte (onestà e competenza) hanno punteggi diversi e molto più elevati (+2 e +1). Abbiamo scelto questi valori, per suggerire che le persone non sono razionali e ci può essere una asimmetria tra la percezione dei guadagni e delle perdite: nel nostro caso, ad esempio, i danni generati dalla disonestà e dall’incompetenza sono chiaramente sottostimati.  

Adesso possiamo costruire una semplice tabella, per sommare i diversi punteggi e valutare le diverse alternative (dipendente pubblico onesto e competente, onesto e incompetente, disonesto e competente, disonesto e incompetente):

onesto (+2) disonesto (-0,5)
competente (1) 3 0,5
incompetente (-0,5) 1,5 0

Se incompetenza e disonestà causano le stesse perdite (-0,5), allora scegliere il dipendente pubblico onesto garantisce sempre maggiori guadagni: 3 e 1,5. Questo spiega perché le persone preferiscono, in generale, affidarsi a un dipendente pubblico onesto,piuttosto che a un dipendente pubblico disonesto.

Tuttavia, non è detto che incompetenza e disonestà generino sempre le stesse perdite. I punteggi possono variare. L’unico vincolo che dobbiamo porre è che i valori associati all’onestà e alla competenza siano costanti. Se infatti dovessero cambiare e avessimo competenza > onestà (es. competenza = 2 e onestà = 1) avremmo una inversione delle preferenze e quindi ricadremmo del paradosso dell’onesto incompetente.

Quello che dobbiamo fare è trovare una assegnazione di punteggi che sia sensata e che spieghi perché scegliamo un medico disonesto, ma competente, anche se riteniamo l’onestà la qualità più importante di un dipendente pubblico.

Per farlo, mettiamoci nei panni del povero signor Malanno! Lui crede fermamente che l’onestà sia preferibile alla competenza e quindi assegna questi punteggi:

  • onesto= +2
  • competente = +1

Tuttavia, gli hanno appena detto che forse ha contratto un virus letale e quindi, dal suo punto di vista, l’incompetenza del medico potrebbe causargli una perdita (la perdita della vita) molto più grave delle possibili perdite causate da un medico disonesto. Ha paura e per questo assegna all’incompetenza e alla disonestà due punteggi profondamente diversi:

  • disonesto = – 0,5
  • incompetente = – 2

Il risultato di questa assegnazione (influenzata dall’interesse-guida alla sopravvivenza) è riassunto nella tabella seguente:

onesto (2) disonesto (-0,5)
competente (1) 3 0,5
incompetente (-2) 0 -2,5

Se il signor Malanno potesse, sceglierebbe senza dubbio un medico onesto e capace … ma visto che non ci sono medici capaci e onesti, la scelta del medico capace, ma disonesto, è l’unica che gli consente di minimizzare le perdite. Non è la scelta ottimale, ma è comunque la migliore delle scelte sub-ottimali.

Questo scenario (questa assegnazione di punteggi) non genera alcun paradosso: per il signor Malanno è pacifico che onestà > competenza. Ciò che guida la sua scelta è la necessità di evitare la gravità delle perdite derivanti dall’incompetenza.

Insomma, finché le persone ragionano in termini generali e non si interfacciano con la pubblica amministrazione, preferiscono l’onestà alla competenza. Quando invece le persone entrano nella mischia e devono difendere i propri interessi privati, in certi casi possono sovrastimare o sottostimare i possibili danni che la P.A. potrebbe causare ai propri interessi e quindi ragionare in termini di minimizzazione delle perdite.

Un ruolo cruciale, in queste vicende, viene giocato dai cosiddetti “interessi-guida“, interessi privati che, come abbiamo più volte illustrato su @spazioetico, funzionano un po’ come degli aspirapolvere, in grado di risucchiare tutti gli altri interessi e di guidare e orientare il comportamento delle persone. Uno degli interessi-guida più forti è certamente la salute, soprattutto quando essa è minacciata. Ma non è l’unico.

Pensiamo, ad esempio, ad un operatore economico sottoposto a un controllo da parte della pubblica amministrazione. L’operatore economico sa che nella sua azienda quasi tutto è a posto e si augura innanzitutto che l’ispettore sia una persona onesta. Secondariamente, che sia competente e conosca bene le normative: se non lo fosse, potrebbe contestargli delle irregolarità che in realtà non esistono. Tuttavia, l’operatore economico sa anche che un ispettore incompetente potrebbe effettuare un controllo non approfondito e non accorgersi di alcune piccole irregolarità; invece un ispettore disonesto potrebbe manipolare il processo di controllo o chiedergli del denaro. 

In questo secondo (illuminante) esempio, l’operatore economico sotto controllo assegnerà i seguenti punteggi:

onesto (2) disonesto (-2)
capace (1) 3 -1
incapace (-0,5) 1,5 -2,5

Di conseguenza, se non può avere un ispettore onesto e capace, preferirà avere a che fare con un incapace onesto

Proviamo adesso a modificare lo scenario. Questa volta l’operatore economico sa di aver commesso delle gravi irregolarità, che sicuramente emergeranno durante il controllo. E che potrebbero portare alla sospensione della sua attività. Egli è mosso dall’interesse-guida alla sopravvivenza economica (sua e della sua famiglia) che “aspira” e fortifica l’interesse a continuare a produrre. E l’interesse guida potrebbe modificare drasticamente le sue preferenze rispetto all’onestà e alla competenza. L’operatore economico potrebbe cioè ritenere svantaggioso avere a che fare con un controllore competente e vantaggioso, invece, avere a che fare con un controllore incompetente:

  • Competente: – 0,5
  • incompetente: + 1

Ma visto che le irregolarità sono davvero palesi, potrebbe essere vantaggioso avere a che fare con un controllore disonesto, disposto a “chiudere un occhio” in cambio di qualche utilità. Un controllore onesto, in questa situazione, potrebbe creare dei seri problemi:

  • Onesto = – 1
  • disonesto = +0,5

Quindi, l’operatore economico preferirà un controllore incapace e disonesto:

onesto (- 1) disonesto (+0,5)
competente (-0,5) – 1,5 0
incompetente (+1) 0 1,5

Il suo interesse privato (interesse-guida) alla sopravvivenza economica è potente ed in grado di orientarlo a preferire il peggior dipendente pubblico possibile: il dipendente disonesto e incapace, categoria tutt’altro che assente, che andrebbe analizzata non tanto rispetto al rischio di corruzione, quanto piuttosto nell’ambito dei meccanismi di reclutamento e permanenza nei ranghi della pubblica amministrazione o del governo di una nazione. Abbiamo provato a fornire un primo contributo in questo post.

 

3. CONCLUSIONI

Il paradosso tra onesta e competenza, pertanto, non si risolve nella prevalenza di un termine rispetto ad un altro. La complessità del vivere umano e delle dinamiche economiche degli interessi in gioco spostano di volta in volta l’orientamento. E’ difficile osservare queste dinamiche a meno che non si abbia chiara una determinata circostanza. Negli esempi che abbiamo riportato mettiamo in scena un cittadino “interessato“, cioè, portatore di interessi, non tanto un cittadino “monitorante“, cioè nell’atto di controllare/sorvegliare e quindi valutare la condotta di un agente pubblico.

Nella relazione di agenzia che si instaura nel rapporto pubblico tra il Principale (cittadino titolare di diritti) e Agente (pubblico dipendente), il primo ha la funzione di delegare funzioni all’agente e controllare che l’esercizio di tali funzioni sia svolto correttamente (con onestà e capacità). In questo caso il cittadino che esercita una funzione di controllo ha un’aspettativa di onestà, intesa come imparzialità dell’azione (equidistanza dagli interessi) e di competenza, intesa come buon andamento (risultato perseguito). E’ probabile che farà prevalere l’onestà sulla competenza, dal momento che, dal suo punto di vista, l’imparzialità, nel medio-lungo periodo, ha effetti significativamente più auspicabili del risultato di breve periodo ottenuto sacrificando l’imparzialità. Su questo punto, se volete approfondire, abbiamo già scritto.

Nei casi che vi abbiamo illustrato, tuttavia, il cittadino non è nel ruolo di Principale. Egli è, piuttosto, il destinatario dell’azione amministrativa. In quanto tale, è un portatore di interessi che potrebbero entrare in conflitto con l’azione amministrativa stessa. Anche l’agente pubblico potrebbe essere titolare di interessi (secondari) che potrebbero andare in conflitto con l’azione amministrativa. E‘ quando questi interessi (del destinatario e dell’agente) convergono che si forma una prevalenza della competenza nei confronti dell’onestà. E’ un caso “patologico”. Non per niente in questi casi si utilizza il termine “corruzione“, per descrivere questo fenomeno. Gli interessi secondari convergenti “corrompono” (cum-rumpere, rompere insieme) l’interesse primario e al prezzo di sacrificare beni collettivi, si determinano vantaggi illeciti ad individui ed organizzazioni.

Nel sondaggio su Facebook abbiamo avuto una netta prevalenza della competenza sull’onestà. Ma è solo perché abbiamo stressato i nostri “amici” a prendere le parti di un cittadino a cui è stata diagnosticata una grave malattia, enfatizzando un interesse-guida (la salute) e chiedendo a loro un parere non in qualità di cittadini monitoranti, ma in qualità di destinatari di un servizio pubblico.

Minimizzazione delle perdite + ruolo degli interessi-guida + ruolo esterno al rapporto di agenzia determinano che una risposta tutto sommato semplice da fornire in circostanze neutre, diventa un dilemma con esiti idonei a mettere in crisi l’anticorruzione intera.

In queste circostanze è cruciale il ruolo dei bias cognitivi, cioè degli errori di valutazione dovuti alla ricostruzione parziale degli scenari. L’anticorruzione, infatti, non è nelle mani dei destinatari dell’azione amministrativa (per fortuna). Anche se è necessario ascoltare le istanze dei portatori di interessi, si commetterebbe un grave errore nel pensare che tali istanze debbano orientare l’azione del decisore pubblico. E’ lo stesso errore che compiono coloro, ad esempio, che enfatizzano l’utilizzo della customer satisfaction al fine di valutare la performance dei dipendenti pubblici. ATTENZIONE! Il “cliente/utente” della PA non è il Principale del rapporto di agenzia. Un competente disonesto avrà più probabilità rispetto ad un incompetente onesto di ricevere una valutazione positiva. Fateci caso.

La contrapposizione tra onestà e competenza, pertanto, è un buon argomento per fare polemica, ma non è reale. E’ un buon argomento per chi vuole negare le evidenze (il rischio di corruzione nei processi di cura, i conflitti di interessi nelle Università, ecc…), ma non è un argomento convincente. Possiamo tranquillamente chiedere le migliori competenze (spazio economico) e la massima onestà e le due cose non andranno mai in conflitto.

Come cittadini TITOLARI DI DIRITTI E CONTRIBUENTI possiamo e dobbiamo continuare a dire che l’onestà è sempre preferibile alla competenza, con l’unica attenzione a valutare il livello di onestà di un decisore pubblico non durante la campagna elettorale, ma quando si trova a gestire concretamente il potere. Inoltre, è preferibile l’onestà perché un sistema corrotto provoca effetti perversi nel medio-lungo periodo, quali, ad esempio, la “selezione avversa“. Per questo, possiamo, anzi dobbiamo, continuare, serenamente, a prevenire la corruzione.

Come cittadini DESTINATARI di prestazioni sanitarie o di controlli ci dovremmo chiedere, piuttosto, se siamo disposti ad essere disonesti pur di salvaguardare un interesse fondamentale per la nostra vita. Se la risposta fosse positiva, in presenza di un agente pubblico competente ma disonesto, ci troveremmo di fronte ad un elevatissimo rischio di corruzione…

…che, se l’organizzazione pubblica sa leggere con gli occhi della complessità degli interessi in gioco e dei fattori organizzativi che abilitano e amplificano tale rischio, potrebbe mitigare attraverso le misure che riterrà più efficaci.

 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: