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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 6 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

triangolo_corruzione

Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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Dialoghi sul conflitto di interessi (Parte quinta). LA VIA PER L’INFERNO E’ LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI

…Leggi la prima parte dei dialoghi
…Leggi la seconda parte dei dialoghi
…Leggi la terza parte dei dialoghi

…Leggi la quarta parte dei dialoghi

PARTE QUINTA

Massimo: Allora Andrea, sei pronto? Avevamo chiuso la prima parte del nostro caso con un bel salto temporale. Dal 2013 si passa al 2017.

Andrea: Sì, mi avevi detto che per quattro anni l’interesse di Dall’Osso verso la Gammaraggi s.r.l. era rimasto effettivamente inattivo. Pareva quasi “evaporato”. Ma poi…


Giugno 2017

wifeLa moglie del dottor Dall’Osso è un’insegnante. Purtroppo il suo incarico a Roma non viene confermato. Le viene offerto un nuovo incarico in Provincia di Padova.

Il destino dei due coniugi è la separazione, assai dolorosa per il dottor Dall’Osso, visto che anche i suoi due bambini sono costretti a trasferirsi con la madre. La moglie è anche costretta ad assumere una baby-sitter e a pagare un affitto piuttosto cospicuo.


Massimo: Accidenti, un bel guaio. Comincio a provare una sorta di “vicinanza emotiva” con Dall’Osso. Anche io ho due bambini e l’idea di separarmi da loro e dalla mia compagna mi mette i brividi. Posso solo immaginare come cambia l’intensità dei suoi interessi.

Andrea: L’entrata in scena della moglie ci permette di disegnare in modo più preciso la “rete di collegamento” di Dall’Osso. Questa rete include, ovviamente, delle relazioni professionali e delle relazioni familiari.

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Massimo: La rete di collegamento di Dall’Osso supporta anche un nuovo interesse, che tu hai indicato con la lettera M. Immagino sia l’interesse di Dall’Osso a stare con la propria famiglia. “M” potremmo tradurlo con “l’interesse al ricongiungimento familiare“, dal momento che ingloba al suo interno un interesse affettivo assai forte, rivolto alla moglie e ai propri figli, ma anche un interesse economico dal momento che il mantenimento di parte della famiglia in un posto diverso comporta spese ingenti. Perciò un “interesse-guida“, cioè qualcosa che sposta le decisioni. Sono sicuro che M ha avuto un ruolo centrale nel percorso di “corruzione” di Dall’Osso! 

Andrea: Potremmo immaginare questo scenario: prima del trasferimento della moglie, l’interesse M agiva solo nel contesto familiare. Dopo il trasferimento, M è si è rafforzato, ha fatto il suo ingresso anche nel contesto professionale di Dall’Osso e ha cominciato a interferire con gli altri interessi dominanti…

Massimo: Giusto… mi sembra di vederlo, il povero Dall’Osso: prima aveva trovato un equilibrio tra lavoro e famiglia. Adesso invece per vedere la sua famiglia deve prendere un treno ed andare da Roma a Padova. E tutto è più difficile: la semplice assenza di un collega, o una emergenza al pronto soccorso possono impedirgli di salire su quel treno e raggiungere la moglie e i figli.

Andrea: direi che abbiamo abbastanza dati per aggiornare il nostro grafico.

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Massimo: Quindi, nel giugno del 2017, l’interesse M è massimo. Ed equivalente a IP e A. Mentre G ed E continuano ad essere sotto la soglia di attivazione.

Andrea: A, IP e M sono equivalenti possono entrare in conflitto. Quale decisione li può polarizzare?

Massimo: Fammi pensare… forse la decisione di cambiare lavoro! A e IP reagiranno negativamente all’ipotesi che Dall’Osso cambi lavoro (se cambia lavoro non potrà più curare i pazienti e non potrà più contribuire a raggiungere gli obiettivi di performance dell’Ospedale). Invece M reagirà positivamente, perché se Dall’Osso trova un lavoro vicino a Padova, potrà stare vicino alla sua famiglia!

Andrea: Giusto. Ma quando e perché Dall’Osso comincia a valutare l’ipotesi di cambiare lavoro?


Settembre 2017

Giunge una mail all’indirizzo del dottor Dall’Osso. Proviene dalla Gammaraggi s.r.l.

L’azienda chiede al dottor Dall’Osso di fornire assistenza tecnica passiva quale supervisore durante interventi programmati da strutture ospedaliere, prevalentemente site in Nord Italia, al fine precipuo di addestrare altro personale medico nelle tecniche di Radiologia diagnostica.

Il dottor Dall’Osso prende subito il telefono e chiama l’agente della Gammaraggi s.r.l. con cui era in contatto.

null«Ma voi avete forniture presso gli ospedali di Padova o della Provincia?»

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L’agente risponde con un «Stiamo pensando di consolidarci proprio in quell’area» e poi chiede: «E’ disponibile a fare trasferte dottor Dall’Osso?» 

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«In questo momento non faccio altro che salire e scendere dai treni!», risponde Dall’Osso.


 

Massimo: Sai, Andrea, il mondo sanitario è pieno di interessanti professionalità. Una di quelle che a me erano sconosciute fino a poco tempo fa era la figura del “proctor”.

Andrea: Che? Proctor? Che significa?

Massimo: E’ un operatore sanitario, ad esempio un tecnico o anche un chirurgo, che, imparando ad utilizzare un determinato macchinario o padroneggiando una determinata tecnica, è chiamato a “trasferire” la sua conoscenza in altri ambiti, addestrando o supervisionando altri operatori sanitari di altri ospedali. A volte li chiamano anche “specialist”, ma, più o meno, è la stessa cosa. Per un’azienda che vende dispositivi diagnostici come la Gammaraggi s.r.l., avere dei buoni proctor significa promuovere al meglio il proprio prodotto. E Dall’Osso è bravo, veramente bravo con il suo lavoro.

Andrea: Grazie per l’utile informazione sul mondo sanitario; già mi sento un proctor dell’anticorruzione…

Massimo: Ecco, qui abbiamo il secondo evento critico … Dall’Osso comincia a collegare la Gammaraggi s.r.l. con una certa “opportunità” di ricongiungersi con la propria famiglia. 

Andrea: Magari comincia, in cuor suo, a valutare l’ipotesi di cambiare lavoro. E i suoi interessi dominanti (M, IP e A) entrano in conflitto.

Massimo: E l’interesse G, cioè l’interesse di dall’Osso per la Gammaraggi s.r.l. comincia a crescere. Prima era tenuto sotto la soglia di attivazione da IP. Ricordi? Abbiamo chiamato questo fenomeno “effetto gallo nel pollaio”.

Andrea: Hai ragione! Le intensità di G e IP sono correlate: se G “sale” (diventa più intenso), significa che IP “scende” (diventa meno intenso).

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Massimo: IP non può scendere da solo. Qualche altro interesse deve “spingerlo in basso” riducendo la sua intensità. 

Andrea: Questo interesse potrebbe essere M. Dopo la telefonata della Gammaraggi, IP e M entrano in conflitto. Dall’Osso vive un dilemma: ama il lavoro (IP) ed ama la sua famiglia (M). Questo gli impedisce di decidere.  

Massimo: Ma alla fine riesce a decidere: M vince su IP, giusto?

Andrea: Esatto! M ha la stessa intensità di IP e A. Ma potremmo dire che M è più “stabile”: Dall’Osso non lo vuole spostare dalla posizione in cui è. Non vuole che perda di intensità. Quindi, M diventa “gallo nel pollaio” e cerca di sbattere IP sotto la soglia di attivazione. Tuttavia, secondo me, e dimmi se sbaglio, l’intensità di IP non dovrebbe ridursi di molto, perché la “rissa tra galli” coinvolge anche A (che dà manforte a IP). Contemporaneamente l’intensità di G comincia ad aumentare, ma fino a un certo punto, perché IP, per quanto indebolito, continua ad interferire con la sua crescita.

Massimo: Possiamo rappresentare questa situazione (che comincia ad essere abbastanza complessa) con un grafico in cui le intensità degli interessi si distribuiscono su tre livelli: massimo (A ed M), medio (IP e G) e minimo (E):

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Andrea: il tuo grafico rappresenta benissimo il mio ragionamento. Adesso IP e G sono in una specie di “limbo”: IP si è indebolito, ma non è ancora morto del tutto; mentre G si è attivato, ma deve ancora fare molta strada per diventare dominante. Per capire se il nostro scenario è corretto, dobbiamo però vedere come va avanti la storia di Dall’Osso…


Settembre 2017

Il dottor Dall’Osso risponde positivamente all’invito della Gammaraggi s.r.l. e chiede di essere autorizzato dal proprio ospedale.

L’ospedale autorizza il dottor Dall’Osso ad esercitare l’incarico al di fuori dell’orario di servizio, non essendo emersi evidenti elementi di incompatibilità né di conflitto di interessi in esito alla fase istruttoria, a condizione che:

  • l’attività d’istituto allo stesso assegnata non subisca alcun pregiudizio;

  • sia esclusa l’instaurazione di fatto di un rapporto di lavoro dipendente con la ditta che conferisce l’incarico;

  • Il dottor Dall’Osso non entri a far parte di Commissioni di valutazione per i prossimi tre anni.


Massimo: Questo, Andrea, è quello che potresti trovare scritto sulle autorizzazioni che ospedali e ASL pubblici rilasciano ai propri dipendenti per i cosiddetti “incarichi extra-istituzionali”. La valutazione viene effettuata, sulla base di quanto dichiara il proponente e in ottemperanza al Regolamento aziendale che tutte le organizzazioni del Servizio Sanitario Nazionale devono aver adottato, obbligatoriamente.

Andrea: Interessante l’ultima “condizione”, che il Dall’Osso non entri a far parte di Commissioni per tre anni.

Massimo: Si chiama “cooling-off period” o periodo di “raffreddamento”. Se ne parla molto come modalità di gestione del conflitto di interessi. Si tratta, in buona sostanza, di applicare lo stesso principio che c’è nel pantouflage (o “revolving doors”). Per i tre anni successivi all’instaurarsi di un “collegamento di interessi”, in grado di attivare un conflitto di interessi “potenziale”, l’organizzazione stessa determina l’inconferibilità per il soggetto ad assumere incarichi in cui egli possa orientare il processo decisionale, ad esempio, di scelta del contraente. In questo modo si “raffredda” l’interesse e si previene anche una eventuale “escalation” della situazione a rischio.

Andrea: Sicuramente il cooling-off sarà, nella maggior parte dei casi una buona procedura di gestione dei conflitti di interessi. Ma non in questo caso. L’ospedale non ha considerato tutti gli interessi in gioco e non ha valutato bene la loro intensità!

Massimo: Cosa intendi dire?

Andrea: L’ospedale considera solo due interessi: G (l’interesse di Dall’Osso per la Gammaraggi s.r.l.) e A (l’interesse dell’organizzazione a ottenere i migliori risultati, interesse che Dall’Osso deve perseguire, in quanto agente pubblico). E sovrastima l’intensità di G. Probabilmente, l’ospedale teme che G sia già molto elevato e che possa, nel tempo, diventare equivalente ad A, a causa del rapporto di collaborazione di Dall’Osso con la Gammaraggi s.r.l. … Ecco il grafico degli interessi in gioco, secondo l’ospedale:

interessi ospedale

Massimo: L’ospedale pensa che G sia molto intenso. Invece noi sappiamo che G non può diventare molto intenso, perché IP ed A bloccano la sua crescita, giusto?

Andrea: Esatto! L’ospedale, vietando a Dall’Osso di partecipare alle Commissioni di gara, crede di ridurre l’intensità di G… in realtà, riduce l’intensità di IP.

Massimo: Credo di aver capito, Andrea! Prima (nel 2013) l’ospedale obbliga Dall’Osso ad andare in Commissione, facendo leva sull’interesse A. Adesso (nel 2017), sempre in nome dell’interesse A, dice a Dall’Osso che non può più andare in Commissione. 

Andrea: Inoltre, quando l’ospedale impone a Dall’Osso di non andare più in Commissione, crea una polarizzazione tra A e IP, che prima non c’era. Infatti, A reagirà negativamente all’ipotesi che Dall’Osso vada in Commissione, mentre IP reagirà positivamente. Ecco, io trovo questa polarizzazione semplicemente paradossale.

Massimo: E lo è! IP è un di cui di A. Ogni volta che Dall’Osso cura i pazienti con  macchinari migliori (IP), contribuisce a far raggiungere all’ospedale i migliori risultati (A).

Andrea: I due interessi, fino ad ora, erano andati “a braccetto”. Adesso, invece, l’ospedale manda a Dall’Osso un messaggio di questo tipo: “se tu andassi in commissione, sceglieresti il macchinario migliore e quindi contribuiresti a far raggiungere i risultati migliori all’azienda. Tuttavia, per farci raggiungere il risultato migliore, non andare in Commissione”. Capisci? E’ un messaggio privo di logica!  

Massimo: Ma l’ospedale dice una cosa di questo tipo perché teme che Dall’Osso non scelga nel suo interesse, ma in quello della Gammaraggi s.r.l.! Non mi sembra così illogico.

Andrea: Ma dall’Osso non ha alcun interesse a far avere alla Gammaraggi delle forniture nel suo ospedale… non dimentichiamoci che l’altro suo interesse dominante è M: vuole avvicinarsi alla moglie e quindi vorrebbe piuttosto che vincesse degli appalti negli ospedali vicini a Padova, per avvicinarsi alla moglie!

Massimo: Quindi l’ospedale crea una polarizzazione inutile, perché non considera l’interesse M… E Dall’Osso come ne esce?

Andrea: Eliminando IP.  Se, come abbiamo detto, è paradossale che IP e A, che sono interessi così simili, si polarizzino, allora l’unico modo per superare il paradosso è eliminare uno dei due interessi. Il più debole.

Massimo: Quindi è l’ospedale che indice Dall’Osso ad “ammazzare” IP.

Andrea: Sì. E una volta che IP è sotto la soglia di attivazione, G può crescere quanto vuole. Può anche diventare dominante!

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Massimo: Povero Dall’Osso! Arrivati a questo punto, ha perso quasi tutti i suoi interessi primari. Ed è in una classica situazione di conflitto di interessi: G e A hanno la stessa intensità. Ormai è “servo di due padroni”: deve fare gli interessi dell’Ospedale (A), ma contemporaneamente è anche interessato alla Gammaraggi s.r.l.

Andrea: Sai cosa mi stupisce di tutta questa storia, Massimo? Che fino ad ora, tutti hanno agito in buona fede. Dall’Osso si è limitato a reagire in qualche modo a due eventi critici (la famiglia trasferita a Padova e la Gammaraggi s.r.l. che gli propone una collaborazione). E l’Ospedale non voleva certo “uccidere” IP, quando ha vietato a Dall’Osso di andare in Commissione. Eppure tutta questa buona fede a cosa a portato? Ha generato un conflitto di interessi.

Massimo: Caro Andrea, in certi casi purtroppo la via per l’inferno è lastricata d buone intenzioni! Adesso però, sono veramente curioso di sapere come va a finire la storia…

…VAI ALLA SESTA PARTE DEI DIALOGHI…

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Dialoghi sul conflitto di interessi (parte quarta). COME I GALLI IN UN POLLAIO

…Leggi la prima parte dei dialoghi
…Leggi la seconda parte dei dialoghi
…Leggi la terza parte dei dialoghi

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PARTE QUARTA

Massimo: allora Andrea, hai visto la BUFALA, cioè, la fakenews sul profilo Facebook di @spazioetico?

Andrea: Sì, eccola.

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Andrea: Ma chi è questo Bruno Dall’Osso? Nell’articolo leggo che ufficialmente lavora come consulente per la Gammaraggi s.r.l. e per altre aziende, ma, secondo gli inquirenti, è una sorta di cacciatore di teste, che faceva da intermediario tra medici disposti a farsi corrompere e ditte che producono apparecchiature radiografiche di scarsa qualità. Insomma un faccendiere. Un tipo inquietante…

Massimo: E’ un ex radiologo di un ospedale pubblico. Io lo conoscevo. Non era un luminare, intendiamoci, ma era bravo, uno dei tanti che faceva bene il suo lavoro e ci teneva alla salute dei pazienti.

Andrea: Chissà come si sarà andato ad infilare in questo enorme pasticcio. A quanto mi dici sembrava una persona onesta.

Massimo: Più che “sembrava” potrei sbilanciarmi a dire che “era” una persona onesta. Avrei potuto metterci tutte e due le mani sul fuoco. Ma le vicende della vita ci portano a prendere delle decisioni. Te la voglio raccontare questa storia perché mentre ti ascoltavo parlare, nei precedenti dialoghi, mi hai fatto ricordare di questo Dall’Osso. Tutto ha inizio nel 2012.

Andrea: Ok, sono pronto, io seguo il tuo racconto e provo ad infilarmi quando serve per chiarirci meglio le idee.


Ottobre 2012.

Il dottor Dall’Osso presta la sua opera come radiologo presso l’Azienda Ospedaliera Marie Curie di Caciucco, in provincia di Roma.

Il suo ospedale possiede uno strumento di diagnostica per immagini che lui utilizza quotidianamente.

Il macchinario è prodotto dalla «Gammaraggi s.r.l.», una nota azienda, leader nello sviluppo di dispositivi medici poco invasivi per procedure diagnostiche e terapeutiche. L’azienda lavora su tutto il territorio nazionale.

Purtroppo il software è piuttosto instabile e la macchina è spesso costretta a fasi di manutenzione che ne pregiudicano l’operatività.

Il dottor Dall’Osso ha nel tempo consolidato un giudizio assai negativo del macchinario, anche perché il servizio di manutenzione offerto dalla Gammaraggi s.r.l. è davvero scadente, secondo i suoi parametri.

L’incaricato della ditta a volte non si presenta nemmeno agli appuntamenti fissati.


Massimo: In questa prima “scena”, seguendo le istruzioni che hai brillantemente descritto nel precedente dialogo, emerge subito un primo interesse. E’ l’interesse “G’ del nostro protagonista, il dottor Dall’Osso, nei confronti della Gammaraggi s.r.l.. Ed è minimo, anzi diremmo che è un vero e proprio “interesse negativo”, vista la qualità scadente dell’attrezzatura e la inaffidabilità della manutenzione.

Andrea: Per essere più precisi, direi che G è “sotto soglia”, cioè così poco intenso da non orientare le decisioni del nostro protagonista. Un interesse con cui “non si va da nessuna parte”. Ci sono altri interessi?

Massimo: A guardar bene esiste anche un secondo interesse di Dall’Osso, un po’ nascosto. Ed è l’interesse, direi l’attenzione, che egli mostra verso l’utenza. Si può riassumere con questa semplice frase: “per curare bene i pazienti devono essere utilizzati i migliori macchinari”. E’ un interesse che si manifesta attraverso i sentimenti di frustrazione ed impotenza che egli mostra nel constatare la pessima qualità del macchinario e la superficialità della ditta produttrice. Se non ci fosse, Dall’Osso non se ne farebbe un dramma. Ho l’impressione che sia un interesse che rimanda direttamente al principio di “buon andamento” che è scolpito come una pietra sulla nostra Costituzione.

Andrea: Esatto! Siamo di fronte ad un Interesse Primario. Ricordi? Nel primo dialogo abbiamo definito “conflitto di interessi” la situazione in cui l’interesse secondario di un agente tende a interferire con l’Interesse Primario del suo principale.

Indichiamolo con “IP”. Dall’Osso valuta le apparecchiature del suo reparto usando IP come criterio. E IP, ovviamente, diventa negativo, quando si tratta di valutare le apparecchiature della Gammaraggi s.r.l.

2_galli.jpgIP è molto forte e influisce su G: ne riduce l’intensità, lo obbliga a stare sotto la soglia di attivazione. IP e G sono come due galli in un pollaio. IP è più forte e sbatte G fuori dal processo decisionale (perché per un interesse essere sotto soglia equivale a essere fuori gioco del tutto).

Massimo: Quindi potremmo dire che IP è un interesse “dominante” che scaccia via G. Mi piace la tua metafora e ho deciso che d’ora in poi ci riferiremo alle interferenze di questo tipo chiamandole “effetto gallo nel pollaio“!

Andrea: E’ importante definire IP con un certo grado di dettaglio perché è un interesse dominante e influenza pesantemente l’intensità degli altri interessi.

Massimo: E’ vero, è difficile da cogliere questo interesse. A volte in aula faccio fare delle apposite esercitazioni per identificare correttamente un interesse primario. Le persone lo sottovalutano oppure lo identificano in maniera troppo generica, tipo “combattere la fame nel mondo”.

Comunque, ritengo di poter disegnare il mio primo grafico, ho le informazioni che mi servono:

Andrea: Ok. Dal grafico si vede che la differenza di intensità tra IP è G è talmente elevata, che G non può influenzare le scelte di Dall’Osso. Però guardando il grafico non capisco perché lui, a un certo punto, si metterà al servizio della Gammaraggi s.r.l. Devono essere intervenuti degli “eventi critici” …

Massimo: Non correre troppo! Siamo solo all’inizio! Se andiamo avanti con la narrazione del caso, vedrai che di eventi critici ne avrai quanti ne vuoi!


Febbraio 2013

Il contratto di manutenzione con l’azienda termina. Il prodotto è ormai obsolescente e occorre acquistarne uno nuovo.

L’ospedale inserisce il nome del dottor Dall’Osso nella Commissione tecnica che valuterà le offerte provenienti dai diversi operatori economici.

Presumibilmente, anche la Gammaraggi s.r.l. che aveva precedentemente fornito l’apparecchiatura all’ospedale parteciperà alla gara.

Dopo aver appreso la notizia del suo inserimento nella Commissione, il dottor Dall’Osso non può esimersi dal condividere con il Presidente tutti i suoi dubbi sulla capacità della Gammaraggi s.r.l..

Addirittura il dottor Dall’Osso esprime perplessità in merito alla opportunità di far parte della Commissione stessa, visto il pregiudizio che egli nutre nei confronti della azienda fornitrice.

4b.jpgMa il Presidente della Commissione categoricamente respinge i dubbi al mittente: «Tu sei qui proprio perché sei l’unico in grado di giudicare questi macchinari, dal momento che li utilizzi tutti i giorni. A bocce ferme sembrano tutti dei gioielli! Ma non ci possiamo permettere di comprare un bidone una seconda volta!»


Massimo: A Dall’Osso viene il dubbio di poter influenzare il processo di valutazione delle offerte tecniche, visto il suo pregiudizio nei confronti della Gammaraggi s.r.l., ma il suo Presidente individua, proprio nella sua esperienza diretta, il valore aggiunto che giustifica il suo far parte della Commissione. Che ne pensi?

Andrea: Mi sembra di capire che anche l’ospedale abbia degli interessi che interferiscono con gli interessi di Dall’Osso.

Massimo: Dall’Osso tentenna. Potremmo dire che vive un “dilemma”. Perché, secondo te? Prima abbiamo scoperto l’interesse primario IP che abbiamo identificato con la frase: “curare bene i pazienti attraverso l’utilizzo dei migliori macchinari”. Ma forse c’è anche un secondo interesse primario…

Andrea: Sì, secondo me abbiamo un secondo interesse primario di Dall’Osso. Ed è l’interesse all’imparzialità, cioè: “ad essere equidistante dai vari interessi privati, evitando di favorire o ledere un interesse piuttosto che un altro”. Potremmo indicare questo nuovo interesse primario con la lettera “E”.

Massimo: Cioè, avendo consolidato nel tempo un vero e proprio pregiudizio nei confronti della Gammaraggi s.r.l., Dall’Osso teme che la sua presenza in Commissione rischi di influenzare, negativamente per la ditta, anche il processo decisionale degli altri componenti. In realtà non sa come andrà veramente in Commissione, ma lui considera con una certa attenzione tale rischio. Tra l’altro, è l’unico soggetto davvero esperto di macchinari di quel tipo.

Dall’altra parte, ritiene che far parte della Commissione sia una sua precisa responsabilità, a cui è stato chiamato (e richiamato) dalla sua organizzazione.

Per questo mi viene da pensare che l’interesse E deve avere la stessa intensità dell’interesse primario, cioè, di IP (E = IP). E’ questa equivalenza di interessi che genera il dilemma di Dall’Osso!

Andrea: E ti dirò di più. Non c’è solo una equivalenza di interessi: IP reagisce positivamente all’opportunità di partecipare alla Commissione (per garantire ai pazienti i migliori macchinari); mentre E, al contrario, reagisce negativamente, perchè Dall’Osso non sarà mai imparziale, viste le precedenti esperienze negative con la Gammaraggi s.r.l.!

Massimo: IP+=E- ! Gli interessi si polarizzano ed è per questo che lui percepisce la presenza di un conflitto di interessi.

Andrea: Dài, Massimo ora hai tutte le informazioni per disegnare il nostro secondo grafico.

Massimo: Eccolo! Ho anche indicato che IP ed E sono equivalenti:

Massimo: Diavolo, se avesse avuto questo strumento di valutazione la sua intuizione l’avrebbe potuta visualizzare. E come lui, anche la sua organizzazione.

Andrea: Non ti compiacere troppo, Massimo. Ho come l’impressione che nel grafico manchi qualcosa, ma non capisco cosa. Proviamo a vedere come va avanti il caso…


Aprile 2013

La gara viene eseguita e la Gammaraggi s.r.l. perde la commessa.

Non sappiamo quale ruolo abbia avuto Dall’Osso in Commissione e nemmeno ci interessa più di tanto, fatto sta che la Gammaraggi s.r.l. si deve fare da parte.


Massimo: Se dovessi guardare la vicenda dal punto di vista dell’Ospedale, direi che è andato tutto bene: ci siamo liberati della Gammaraggi s.r.l. e dei suoi macchinari inefficienti! Anche il dott. Dall’Osso dovrebbe essere soddisfatto!

Andrea: Sì, ma questo è il punto di vista dell’Ospedale, che riflette l’interesse dell’organizzazione. Chiamiamo “A” questo interesse, cioè l’interesse “a scegliere il miglior fornitore”. Ovviamente, l’Ospedale ha il massimo interesse a scegliere il miglior fornitore… perché lo paga!

Massimo: Adesso capisco! Dobbiamo includere A nel grafico. Dall’Osso chiede consiglio al Presidente della Commissione, per uscire dal dilemma e il Presidente gli dice: «Tu sei qui proprio perché sei l’unico in grado di giudicare …non ci possiamo permettere di comprare un bidone una seconda volta!». E lo convince a partecipare alla Commissione!

Andrea: Esatto! Qui troviamo una somma di interessi. Te ne ho parlato nel precedente dialogo: se ci sono più di due interessi polarizzati, gli interessi con lo stesso segno si sommano. Nel nostro caso tutti gli interessi hanno la stessa intensità (A = IP = E). Tuttavia, A reagisce positivamente alla possibilità che Dall’Osso partecipi alla Commissione, proprio come IP. La somma degli interessi è A+ + IP+ > E-: Dall’Osso deciderà di andare in commissione.

Massimo: Possiamo includere A, l’interesse dell’Ospedale, nel nostro grafico, anche se non si tratta di un interesse di Dall’Osso?

Andrea: Certo che possiamo! L’interesse A è supportato dalla rete di collegamento di Dall’Osso e in particolare è supportato dalla relazione Principale/Agente. Dall’Osso, in quanto Agente è chiamato a fare gli interessi del principale, quindi A è anche un suo interesse:

Massimo: Quindi possiamo includere nel grafico anche l’interesse dell’Ospedale. E già che ci siamo, possiamo anche rappresentare la struttura del processo decisionale che ha “spinto” Dall’Osso in Commissione.

Andrea: Fai bene a usare il verbo “spingere”: secondo me Dall’Osso è stato forzato, contro la sua volontà, ad andare in Commissione. Aveva un dilemma derivante dal conflitto tra due interessi primari, per lui ugualmente importanti: IP ed E. L’Ospedale (nella persona del Presidente) non ha saputo farsi carico di questo conflitto: ha semplicemente ricordato a Dall’Osso che doveva allinearsi agli interessi dell’organizzazione, non considerando E.

Massimo: Non sei un po’ troppo severo nei confronti dell’Ospedale? Del resto, se le amministrazioni pubbliche dovessero farsi carico di ogni dubbio che i componenti delle Commissioni pongono… Entrare a far parte di in una Commissione significa, da una parte, essere percepiti come validi professionisti, sia sotto il profilo tecnico che di affidabilità di giudizio, e questo è un fattore incentivante. Dall’altra parte, responsabilità, investimento in tempo e attenzione rappresentano fattori disincentivanti.

In fin dei conti, è Dall’Osso che deve prendere una decisione: “devo o non devo far parte di Commissioni di valutazione per il mio ospedale”?

Andrea: Non mi tacciare di eccessiva rigidità, ti prego! Ritengo che siamo davanti ad un momento cruciale, che spiegherà alcune delle dinamiche successive. Per ora ci basti sapere che, nel momento in cui Dall’Osso decide di andare in Commissione, la somma A + IP diventa dominante. Sai con quale effetto?

Massimo: Non mi dire! Effetto “gallo nel pollaio”?

Andrea: Hai indovinato. A + IP ha intensità doppia di E e lo mette fuori gioco: E finisce sotto la soglia di attivazione:

Massimo: Bel risultato davvero! Da adesso in poi, l’unico interesse di riferimento del povero Dall’Osso saranno solo IP ed E… E’ questo che intendevi quando mi ha detto di non considerarti troppo rigido con l’Ospedale? La scarsa attenzione verso E promossa dalla stessa organizzazione pubblica, afferma un certo “atteggiamento” che, proprio perché posto in essere dalla leadership, determina la cultura organizzativa, o, se vuoi, il “clima etico” di quel contesto lavorativo pubblico.

Andrea: Forse comincio a capire perché Dall’Osso è finito così male… però non capisco ancora come abbia fatto G ad uscire dal “limbo” dell’inattività: qualcosa, qualche interesse dominante, deve avere fatto aumentare l’intensità di G oltre la soglia di attivazione. Ma questo interesse non può essere stato IP, e nemmeno A, perché la Gammaraggi s.r.l. produceva dei pessimi macchinari…

Massimo: Caro Andrea, tu sei un filosofo… e si sente! Ti piace parlare difficile: “uscire dal limbo”, “interesse dominante”, “soglia di attivazione”… provo a tradurre la tua riflessione per i lettori di @spazioetico: tu ti stai chiedendo perché l’interesse per la Gammaraggi s.r.l. ad un certo punto è cresciuto. Perché Dall’Osso, che ci teneva così tanto a usare i macchinari migliori (e lavorava in un Ospedale in cui si sceglievano solo i migliori fornitori) a un certo punto si è messo al servizio della Gammaraggi s.r.l.? Deve essere intervenuto qualche evento critico…

Andrea: Sì, volevo dire più o meno questo…

Massimo: Adesso Andrea forse lo capirai! Preparati ad un bel salto temporale. Per quattro anni l’interesse di Dall’Osso verso la Gammaraggi s.r.l. è rimasto effettivamente inattivo. Pareva quasi “evaporato”. Nessun contatto, nessuna interlocuzione, se non sporadiche mail e, a Natale del 2013, un’agenda. Ma poi…

Andrea: Poi? Non tenermi sulle spine! Cos’è successo di così rilevante, nel 2017?

Massimo: Credo sia meglio parlarne nel prossimo post. I nostri poveri lettori devono ancora metabolizzare l’effetto “gallo nel pollaio”…

Leggi la QUINTA PARTE dei dialoghi

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Dialoghi sul conflitto di interessi (parte seconda). Interessi, reti di collegamento e processi decisionali

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…leggi la prima parte dei dialoghi…

PARTE SECONDA

In questo dialogo cercheremo di capire meglio cosa sono gli interessi, come si sviluppano le reti di collegamento e in che modo gli interessi influenzano (o tendono a influenzare) le nostre decisioni. 

MASSIMO (DI RIENZO): Quando si parla di conflitto di interessi, si pensa subito a persone che hanno delle relazioni (familiari, professionali o di altro tipo) e che hanno degli interessi privati, che possono entrare in conflitto con gli interessi pubblici. Come possiamo rappresentare queste relazioni?

ANDREA (FERRARINI): Possiamo rappresentare queste relazioni come dei grafi, cioè degli insiemi di nodi collegati tra loro da segmenti che, tecnicamente, si chiamano archi. Chiameremo questi grafi  reti di collegamento. Le reti di collegamento possono avere diverse forme. Ecco alcuni esempi:

reti_di_dollegamento

Le reti di collegamento supportano gli interessi: consentono agli interessi di essere perseguiti, trasferiscono gli interessi da una persona all’altra e generano delle convergenze (a volte dei conflitti) tra gli interessi diversi. Possiamo localizzare gli interessi, posizionandoli sugli archi della rete di collegamento:

arco_1

Il fatto che gli interessi “corrano” sulle reti ne aumenta gli effetti: se un interesse è localizzato in una rete, allora può sfruttare le sue relazioni e influenzare, direttamente o indirettamente, i nodi di quella rete. Un semplice esempio può spiegare questo fenomeno di diffusione.

Immagina che un ragazzo di nome Marco cominci a lavorare come agente assicurativo. Marco ha sicuramente un elevato interesse a vendere una assicurazione. Per incassare la provvigione, Marco deve trovare qualcuno che sia altrettanto interessato a sottoscrivere una assicurazione. Marco ritiene il prodotto assicurativo molto conveniente e quindi lo sottoscrive lui stesso: non guadagnerà nulla, ma godrà dei benefici dell’essere assicurato.

Marco è la prima persona ad avere interesse a sottoscrivere l’assicurazione:

arco_2 

Marco ha un amico, che si chiama Luca. Marco gli parla del prodotto assicurativo che ha appena sottoscritto e anche Luca comincia ad essere mosso dall’interesse a sottoscrivere il prodotto assicurativo:

 arco_3.png 

Luca ha un amico, e visto che in questa storia tutti i protagonisti hanno il nome di un evangelista, questo amico si chiama Giovanni. Luca decanta a Giovanni tutti i benefici che si possono avere, sottoscrivendo l’assicurazione di Marco e Giovanni è la terza persona che sviluppa un interesse per sottoscrivere il prodotto assicurativo:

arco_4

Non sappiamo come proseguirà la carriera di Marco: il passaparola tra i suoi amici basterà ad assicurargli un futuro da agente assicurativo? Probabilmente no. Se Marco è inserito in una struttura di multi-level marketing (vendita piramidale), probabilmente non guadagnerà nulla (a meno che sia posizionato al vertice della piramide). Ma a noi non interessa il destino di Marco. Ci interessa semplicemente notare come lo stesso interesse (l’interesse a sottoscrivere una assicurazione) si diffonda nella rete di collegamento, sfruttando le relazioni tra i nodi.

Il «collante» delle reti collegamento, ciò che mette in relazione i nodi della rete, è rappresentato da:

  • Relazioni (familiari, affettive, amicali, professionali)
  • Attività (opportunità di svolgere attività)
  • Benefit (opportunità di acquisire beni o di acquistare prestigio)

collante.jpg

Le reti di collegamento che si basano solo sulle relazioni non sono particolarmente attrattive.

Invece, quando il principale collante di queste reti è rappresentato da attività e benefit, queste reti possono crescere in modo esponenziale (in virtù del fatto che chi possiede benefit, oppure opportunità di svolgere attività, può distribuire una parte delle proprie rendite a nuovi soggetti). E possono crescere come reti a invarianza di scala, cioè una reti in cui i «nuovi arrivati» preferiscono relazionarsi con chi ha già molti collegamenti.

invarianza 

MASSIMO: Il tuo discorso è molto interessante, ma cosa c’entra con i conflitti di interesse?

ANDREA: C’entra, eccome! Se gli interessi possono muoversi nelle reti, allora possono anche entrare in conflitto, come le palle da biliardo che si urtano, o come le molecole di un liquido, quando si scalda. Un conflitto di interessi si genera quando una persona è mossa da due o più interessi che sono incompatibili tra loro. In particolare, a noi interessa il caso in cui l’interesse pubblico entra in conflitto con gli interessi privati. Per brevità, possiamo indicare con la lettera “p” l’interesse pubblico ed indicare gli interessi privati con qualsiasi altra lettera dell’alfabeto (a,b,c, ecc…).

MASSIMO: Caro Andrea, forse ci stiamo finalmente avvicinando al “cuore” del problema! Che non sono gli interessi. E nemmeno il fatto che gli interessi corrano sulle reti. Il problema è che le persone decidono, mosse dagli interessi. E se un interesse pubblico entra in conflitto con degli interessi privati, si possono generare dei dilemmi: l’agente pubblico non sa più come decidere e aumenta la nostra incertezza sulla qualità delle sue decisioni. E’ corretto?

Direi proprio di sì. E quindi dobbiamo capire meglio in che modo gli interessi possono influenzare le nostre decisioni.

Una decisione può essere pensata come un processo che si innesca in presenza di uno stimolo (input), al quale una persona può rispondere, adottando più comportamenti alternativi tra loro (ad esempio, i comportamenti A, B e C). Durante il processo decisionale, i vari comportamenti alternativi vengono “valutati” utilizzando dei criteri di scelta, che “filtrano” i comportamenti e permettono di selezionare un solo comportamento.

pd1.png

Ovviamente, si tratta di una rappresentazione dei processi decisionali molto semplificata, ma che può essere utile per capire, intuitivamente, come funzionano gli interessi.

Infatti, non c’è dubbio che gli interessi rientrino tra i criteri di scelta, che ci consentono di decidere i nostri comportamenti. Ovviamente, gli interessi non sono l’unico criterio che guida le nostre decisioni. Fortunatamente, nelle situazioni così complesse che incontriamo nella nostra vita, le nostre decisioni dipendono da diversi criteri:

  • dagli interessi;
  • dalle leggi e dalle regole;
  • dall’ethos, cioè dai valori condivisi dal nostro gruppo di appartenenza;
  • dai comportamenti più o meno diffusi, che le altre persone adottano e che noi possiamo imitare;
  • dai nostri valori personali;

MASSIMO: Sicuramente, le nostre decisioni dipendono dalla complessa combinazione (che a volte sembra una strana alchimia) di tutti questi criteri che tu indichi.  Ma gestire questa complessità sarebbe un problema. Quindi, possiamo limitarci a considerare solo gli interessi? Faremo finta che le decisioni dipendano solo dagli interessi, ma diremo che gli interessi “tendono” a guidare i processi decisionali: contribuiscono all’esito delle decisioni, ma insieme ad altri criteri.

ANDREA: Credo, che questa sia la strada giusta, per evitare di complicare troppo le cose. Consideriamo un caso molto semplice: un processo decisionale in cui si deve decidere se adottare o non adottare un certo comportamento “A”. Non ci sono alternative: o si adotta A, oppure non si compie alcuna azione (il che equivale a dire che si opta per Non-A).

Ogni giorno ci troviamo davanti a decisioni semplici (ma cruciali) di questo tipo: prendo o non prendo l’ombrello? Chiamo o non chiamo quella persona? Vado o non vado alla ennesima festa di compleanno di un compagno di classe di mia figlia? Decisioni di questo tipo sono connesse a processi decisionali che hanno la seguente struttura:

pd2

Immaginiamo adesso di avere un interesse (che indicheremo con la lettera “b”) che funge da unico criterio per il processo decisionale. In pratica, il processo avrà la seguente struttura:

pd3

Se non vogliamo rappresentare graficamente la struttura del processo decisionale, possiamo semplicemente elencare gli elementi che la compongono, mettendoli tra parentesi quadre, in questo modo:

  • [INPUT, A?, b, (A/non A)]

A? indica il comportamento oggetto della decisione, b il criterio di scelta, mentre (A/non A) sono i due output del processo decisionale.

L’interesse b funge da criterio di decisione:

  • se il comportamento A favorisce l’interesse b, allora il comportamento A verrà selezionato, altrimenti, se il comportamento A lede l’interesse B, verrà selezionato non A.

Per rappresentare questo processo di selezione, diremo che, in presenza di un comportamento A, l’interesse b reagisce acquisendo una carica positiva o negativa: diventa b+ se A lo favorisce, mentre diventa b, se A lo lede.

Non è possibile sapere a priori quale carica avrà b: dipende dal comportamento coinvolto nella decisione. Quindi, in termini molto generali, se c’è un solo interesse b e una sola azione A da valutare, il processo decisionale avrà uno di questi due esiti:

 pd4

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo modo di rappresentare la struttura dei processi decisionali mi sembra abbastanza complicato. Non pensi che i lettori di @spazioetico potrebbero confondersi?

ANDREA: Il sistema è complicato. E forse qualcuno dovrà leggere due o tre volte questo post, per assimilare tutti i concetti.

Indubbiamente, in situazioni così semplici (un solo interesse e una sola opzione da considerare) ce la potremmo cavare in modo intuitivo, senza rappresentare la struttura del processo decisionale.

Tuttavia, nei casi più complessi, questo metodo ci tornerà molto utile. Inoltre, la polarizzazione degli interessi aiuta, come vedremo, a spiegare perché, quando due interessi entrano in conflitto, si può generare un dilemma.

MASSIMO: Spiegati meglio! Lo sai che adoro i dilemmi!

ANDREA: Immagina questa situazione: Matteo (così citiamo anche il quarto evangelista!) è un funzionario pubblico. E deve prendere una decisione. Ma la sua decisione è influenzata da due interessi: l’interesse p (che è un interesse pubblico) e l’interesse a (che è un interesse privato).

Se entrambi gli interessi sono positivi (p+, a+) o negativi (p, a) avremo una convergenza di interessi. E Matteo saprà esattamente cosa fare. Se, invece, un interesse è positivo, mentre l’altro è negativo (per esempio se abbiamo p, a+), allora Matteo non saprà più cosa decidere: l’interesse p lo indurrebbe a non compiere una certa azione, mentre l’interesse a+ lo spingerebbe a compiere quella stessa azione contraria all’interesse p.

MASSIMO: Cioè l’azione contraria all’interesse pubblico!

ANDREA: Esatto!

MASSIMO: Caro Andrea, il tuo ragionamento fila, ma secondo me manca ancora qualcosa! Gli interessi non sono tutti uguali. Alcuni interessi sono più forti di altri. Se per Matteo l’interesse privato è più forte (per esempio perché scegliendo una certa azione può avere un guadagno personale), allora l’interesse privato vincerà sull’interesse pubblico e non avremo più un conflitto di interesse, ma un caso di corruzione

ANDREA: Hai ragione, Massimo! Gli interessi non sono solo positivi o negativi, ma anche forti o deboli. Però ci devo pensare… ne parleremo la prossima volta!

Vai alla terza parte dei dialoghi…

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