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Trasparenza o apertura, questo è il problema

7AA seguito della lettera aperta del 30 ottobre del Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone e del Garante per la Privacy Antonello Soro destinata al Ministro per la semplificazione e per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia, torniamo a riflettere sulla “trasparenza che vorremmo”.

Un elemento che vorrei portare all’attenzione è una certa ambiguità e sovrapposizione di significato che spesso rilevo tra “trasparenza” e “apertura” di dati, informazioni e documenti. Sebbene i due termini vadano progressivamente sovrapponendosi (la trasparenza ingloberà a breve il concetto di apertura) esiste, tuttavia, una notevole differenza.

Come ha brillantemente notato Larsson “…La trasparenza è un concetto più largo dell’apertura e ricomprende la semplicità e la comprensibilità, la tempestività, la rilevanza, la qualità, l’accessibilità e, in generale, la “fruibilità” del dato. Ad esempio, è possibile che un’organizzazione sia aperta riguardo alla sua documentazione e alle procedure ma che non sia trasparente nei confronti dei suoi interlocutori principali se l’informazione è percepita come incoerente, complicata, poco comprensibile, irrilevante, intempestiva, ecc.“.

26_05_2014_TRASPARENZA&TRASPARENTISMIE David Heald parla di trasparenza solo in presenza di “...recettori esterni in grado di processare l’informazione resa disponibile“. Pertanto, mentre per essere aperti basta inserire un’informazione a prescindere dalla “qualità” di tale informazione, al centro della trasparenza sta il cosiddetto “recettore esterno” o fruitore del dato o informazione. Se egli non è in grado di processare l’informazione tutti gli sforzi saranno spesi invano.

L’impossibilità di processare le informazioni può derivare da due diverse situazioni:

  • una scarsa attenzione ad elementi qualitativi del dato come la rilevanza, la completezza, la tempestività, l’aggiornamento, l’accessibilità, la riusabilità, ecc. (quello che gli O.I.V. dovrebbero controllare, per intenderci)
  • una scarsa capacità del recettore esterno in termini di lettura, interpretazione e utilizzo delle informazioni allo scopo di esercitare un controllo diffuso.

Sul secondo punto, che io considero cruciale, occorre approfondire perchè mentre il primo si potrebbe risolvere con azioni di rafforzamento della capacità del mittente (PA) ad esempio attraverso l’innovazione tecnologica, il secondo non si risolve se non con una complessiva crescita culturale ed un’azione importante sulle agenzie educative per migliorare la “capacità civica” dei cittadini.

Fenster afferma che le ipotesi di una presunta efficacia della trasparenza tendono a fare affidamento su un modello piuttosto semplicistico di comunicazione in cui il pubblico (recettore esterno) attende la divulgazione di informazioni (il messaggio) dal governo o altri centri decisionali (mittente) e successivamente capisce, impara e agisce in modo prevedibile, informato e razionale. Tutte queste ipotesi manifestano gravi debolezze, ma la natura dei recettore esterno è probabilmente l’elemento per noi più problematico.

Fenster sostiene che uno dei problemi fondamentali incorporati nella teoria che assume la trasparenza come dogma risolutivo, è che essa presume l’esistenza di un pubblico interessato che deve e vuole essere pienamente informato. Come estensione di questo ragionamento, la teoria presuppone anche che il pubblico capisca e apprenda dalle informazioni in modo prevedibile. La ricerca empirica su come le persone percepiscono e interpretano le informazioni, tuttavia, ha dimostrato che le informazioni colpiscono le persone in modo diverso a seconda della loro predisposizioni, conoscenze e interessi.

Troppe informazioni possono anche portare a un sovraccarico di informazioni che potrebbe rendere le persone più confuse invece di renderle più consapevole e fiduciose. 
Quindi, si direbbe, la trasparenza non ha effetto di per sè, ma nella relazione che esiste tra mittente (pubblica amministrazione) e recettore esterno (pubblico). Se questa relazione è asimmetrica a scapito del recettore esterno, se non si investe in capacità di processare e interpretare le informazioni anche se esse sono state rilasciate con la dovuta attenzione alla qualità del dato, probabilmente la trasparenza non avrà alcun effetto nell’esercitare il controllo.

Per leggere l’articolo “Trasparenza e Trasparentismi“, con una riflessione più articolata su questi temi, clicca qui.

 

Trasparenza e Trasparentismi

7AIl 30 ottobre il Presidente dell’ANAC Raffaele Cantone e il Garante per la Privacy Antonello Soro rompono gli indugi e scrivono al Ministro per la semplificazione e per la Pubblica Amministrazione Marianna Madia una lettera aperta.

L’applicazione del d.lgs. n. 33 del 2013 ha evidenziato talune criticità che sentiamo il dovere di rappresentarLe, anche in vista dell’esame della delega legislativa di cui all’articolo 6 del d.d.l. A.S. 1577, o comunque dell’adozione dei provvedimenti ritenuti più opportuni.

Le criticità – segnalate da vari soggetti alle Autorità da noi presiedute – attengono, essenzialmente, al carattere indifferenziato degli obblighi di pubblicità. Essi si applicano infatti, con analogo contenuto, ad enti e realtà profondamente diversi tra loro, senza distinguerne la portata in ragione del grado di esposizione dell’organo al rischio di corruzione; dell’ambito di esercizio della relativa azione o, comunque, delle risorse pubbliche assegnate, della cui gestione l’ente debba quindi rispondere.

Nel regolare così, in modo identico, situazioni diverse, tali norme rischiano di pregiudicare la ragionevolezza complessiva della disciplina in materia di trasparenza (essenziale invece per il buon andamento e la democraticità dell’azione amministrativa). E questo, con effetti in larga parte disfunzionali rispetto alla stessa esigenza di consentire “forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche“, perseguita dallo stesso decreto n. 33. […]

In tal senso, sarebbe opportuna una rivisitazione generale dell’ambito soggettivo di applicazione degli obblighi di pubblicità e del loro contenuto oggettivo; nonché delle modalità di assolvimento di tali oneri informativi, per i quali non sempre la pubblicazione in rete è garanzia di reale informazione, trasparenza e quindi “democraticità”. La divulgazione on-line di una quantità spesso ingestibile di dati comporta infatti dei rischi di alterazione, manipolazione, riproduzione per fini diversi, che potrebbero frustrare quelle esigenze di informazione veritiera e, quindi, di controllo, che sono alla base del decreto…”

Ma di cosa stiamo parlando in realtà?

Attualmente le amministrazioni pubbliche italiane sono soggette a numerosissimi obblighi di pubblicazione ex legge 33 del 2013. La legge opera soprattutto per creare uniformità e comparabilità, in realtà decide, ex autoritate, che i cittadini sono interessati a conoscere (hanno diritto a conoscere) un certo numero di informazioni (ne sono state calcolate circa 260). E questo vale per tutte le amministrazioni, siano esse ASL, Comuni di due milioni di abitanti o paesini sperduti nelle aree interne. Una induzione alla produzione di materiale informativo che ha popolato le sezioni “amministrazione trasparente” dei siti delle nostre amministrazioni.

È probabile che avessimo bisogno di una legge “caterpillar” che facesse il lavoro sporco di imporre alle amministrazioni di rilasciare le informazioni in loro possesso, ma non riteniamo che questa operazione abbia prodotto gli effetti auspicati. Ad una maggiore apertura di informazione (non trasparenza) abbiamo assistito ad un sovraccarico di adempimenti che da un lato hanno appesantito lo svolgimento del ruolo effettivo per cui le amministrazioni esistono (che non è pubblicare informazioni ma erogare dei servizi) e dall’altro hanno fatto passare il messaggio che la trasparenza coincida con un adeguamento formalistico ad un dettato normativo.

Ora l’ANAC ha giustamente posto il problema anche perchè se la trasparenza è anche una misura obbligatoria dei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, fatta in questo modo tradisce le aspettative che la legge 190/2012 le affida.

Per leggere l’articolo “Trasparenza e Trasparentismi“, con una riflessione più articolata su questi temi, clicca qui.

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