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Il conflitto di interessi nei Gruppi di Azione Locale (GAL). Un nuovo percorso formativo curato da @spazioetico per la Rete Rurale Nazionale

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  1. CONFLITTO DI INTERESSI IN LEADER. PERCHE’ CE NE OCCUPIAMO

L.E.A.D.E.R. è l’acronimo di Liaison Entre Actions de Développement de l’Économie Rural (collegamento tra le azioni di sviluppo dell’economia rurale). 
Dal 1989 è uno degli strumenti delle politiche europee per promuovere l’innovazione nelle aree rurali italiane attraverso la creazione di GAL – Gruppi di azione locale che hanno il compito di elaborare e realizzare una strategia di sviluppo locale sostenibile e progetti di cooperazione fra i territori.

Nel 2010 la Corte dei Conti europea evidenziò una “questione conflitto di interessi” nei Gruppi di Azione Locale. L’aver preso consapevolezza dell’inefficacia dei meccanismi di emersione e gestione del conflitto di interessi guidò, successivamente la Commissione europea a stabilire nuove regole per il susseguente ciclo di programmazione (2013-2020).

Il tema del “conflitto di interessi” in riferimento allo sviluppo rurale e a LEADER, è stato approfondito per una serie di motivi:

  • la corretta gestione dei conflitti di interessi è funzionale ai principi della corretta gestione delle risorse pubbliche e, soprattutto, della concorrenza;
  • è opinione ormai condivisa che la presenza di conflitti di interessi è alla base della gran parte dei fenomeni corruttivi nelle pubbliche amministrazioni, ma anche nei soggetti che gestiscono risorse pubbliche;
  • le modalità con cui vengono assunte le decisioni sono determinanti ai fini dell’immagine con cui il Gal viene riconosciuto dai terzi (siano essi appartenenti alla comunità locale di riferimento o le Autorità pubbliche responsabili dell’attuazione del Programma) e della reputazione delle persone che in esso operano.

A livello generale, in Italia, esiste una generale sottovalutazione del conflitto di interessi. Oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno da parte degli individui, delle organizzazioni e dei cittadini.

Senza una riflessione sulla capacità dei conflitti di interesse di allontanare le decisioni dal bene comune, è difficile per chi gestisce risorse pubbliche di perseguire l’obiettivo e per gli osservatori (cittadini, utenti, osservatori qualificati, ecc.) di fidarsi di loro.

 

  1. OBIETTIVI DEL PERCORSO FORMATIVO

La Rete Rurale Nazionale offre un percorso formativo integrato che, attraverso l’uso di Videolezioni, Learning Object e casi concreti (scenari), mira a:

  • costruire una conoscenza di base dei meccanismi che sono alla base del conflitto di interessi e del fenomeno corruttivo,
  • offrire ai partecipanti strumenti di auto-valutazione sulla presenza e sull’intensità di propri e altrui conflitti di interessi,
  • offrire alle organizzazioni (GAL) strumenti per l’emersione e la gestione dei conflitti di interessi nell’ambito delle attività e delle decisioni di propria competenza.

 

  1. PERCORSO FORMATIVO SUL CONFLITTO DI INTERESSI: ISTRUZIONI PER L’USO

Il percorso formativo si caratterizza per l’utilizzo di strumenti e metodologie innovative. La piattaforma di erogazione della formazione è interamente online. La formazione è “blended”, cioè vengono utilizzati diversi strumenti (la Videolezione, il Learning Object, il caso concreto o SCENARIO).

Il percorso formativo è suddiviso in 6 MODULI, che dovranno essere consultati in ordine progressivo (dal n.1 al n.6). I primi due moduli contengono anche un “caso concreto” (SCENARIO) con l’obiettivo di calare le tematiche di carattere generale all’interno di situazioni concrete. Ogni modulo contiene:

  • Una videolezione rappresenta l’unità di apprendimento che introduce il modulo formativo e focalizza alcuni aspetti di carattere generale e specifico.
  • Un Learning Object (LO) costituisce un particolare tipo di risorsa di apprendimento autoconsistente, dotato di modularità, reperibilità, riusabilità e interoperabilità, che ne consente la possibilità di impiego in contesti diversi. Attraverso il LO, le tematiche emerse con la videolezione vengono approfondite e apprese.
  • In alcuni moduli (1 e 2) un “caso concreto” o SCENARIO, che mira a collegare i concetti appresi attraverso il LO, con la realtà quotidiana che i partecipanti si troveranno ad affrontare.

 

I MODULI FORMATIVI

  • MODULO 1 – Verso una definizione di “conflitto di interessi”
  • MODULO 2 – Il conflitto di interessi in LEADER
  • MODULO 3 – Conflitto di interessi, un quadro normativo
  • MODULO 4 – La valutazione del conflitto di interessi
  • MODULO 5 – Il conflitto di interessi nelle attività e nei processi del GAL
  • MODULO 6 – Conflitto di interessi e GAL, come organizzarsi

 

  1. CREDITS

Il percorso formativo sul conflitto di interessi è stato realizzato da Massimo Di Rienzo, fondatore di @SPAZIOETICO. La realizzazione tecnica delle videolezioni, l’impaginazione e l’assistenza tecnica è a cura di Alberto Marchi @Rete Rurale Nazionale. Il coordinamento generale è di Raffaella Di Napoli @Rete Rurale Nazionale.

Cliccare qui per accedere al percorso formativo.

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La resa dello Stato controllore

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Il sottotitolo potrebbe essere: “Come la gestione patologica del processo di controllo mette a rischio un’intera collettività“.

Dovete sapere che conserviamo inalterata la passione innata per il processo, cosiddetto, di “controllo, vigilanza, ispezioni e sanzioni, un processo che qualifica l’azione amministrativa e che è più esposto a rischi corruttivi, tanto da essere stato messo sotto osservazione dall’ANAC a seguito dell’aggiornamento del Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) del 2015. E questo, nonostante il fatto che esso sia assolutamente alla deriva in questo bizzarro Paese, tanto che questa circostanza, unitamente a molte altre, ci ha fatto pensare ad uno Stato sotto sequestro.

Talmente alla deriva che, da quando il viadotto Morandi è crollato, non passa giorno in cui i giornali non escano con qualche notizia sulla cosiddetta “resa dello Stato controllore“.

E’ del 1 settembre 2018 l’articolo, a firma Carlo Di Foggia e Francesco Ridolfi, uscito sul Fatto Quotidiano, che titola: “Autostrade, la A25 è a rischio. La resa del ministero: Controlli mai fatti per mancanza di personale”. Nell’articolo leggiamo, testualmente: “nel 2018 il Ministero delle Infrastrutture non è in grado di dire se un’autostrada sia sicura, anche se dubita che lo sia, visto che non ha effettuato i controlli per mancanza di personale. La questione riguarda l’autostrada Roma-Pescara-L’Aquila, ma forse è lo spaccato di un fenomeno più grande“.

Da dove nasce il rischio di corruzione nei controlli? La peculiarità di questo processo deriva dal fatto che il gioco delle “asimmetrie informative” è particolarmente interessante. 

Se stiamo a quanto raccontato nell’articolo appena citato apparso sul Fatto Quotidiano, possiamo descrivere in questo modo il gioco delle asimmetrie informative. In realtà ci sono ben due asimmetrie informative, dal momento che ci sono almeno due relazioni di agenzia:

  1. Nel rapporto di agenzia che intercorre tra il Principale (Collettività nazionale/cittadini titolari di diritti/elettori) e l’Agente (Ministero dei Trasporti), il Principale non è nelle condizioni di sapere se l’Agente sta effettivamente perseguendo l’interesse primario (sicurezza della mobilità autostradale). Si è discusso molto intorno a questa asimmetria informativa. L’opacità delle condizioni contrattuali alla base dei convenzionamenti e l’impossibilità di decifrare la reale funzione di vigilanza a carico del Ministero non ha permesso al Principale “Collettività nazionale” di operare un controllo in merito alla modalità di azione dell’Agente (Ministero dei Trasporti). Almeno non fino ai tragici fatti di Genova. Il Principale avrebbe dovuto avere la possibilità di accedere a dati e informazioni utili ad esercitare un controllo diffuso sull’operato del proprio Agente (MIT), ma per qualche strano caso della vita, mentre per le amministrazioni pubbliche italiane vige una normativa assai pervasiva sui cosiddetti “obblighi di pubblicazione”, per il comparto trasporti era in vigore una deroga. “Qual è la legge che impone allo Stato di tenere segrete le convenzioni con cui assegna le concessioni autostradali?” si domanda Maurizio Caprino sul Sole24Ore? “Nessuna“, risponde “...la segretezza è solo una prassi. Iniziata già ai tempi in cui gli accordi con i gestori li firmava l’Anas per conto dello Stato e gelosamente conservata quando l’ufficio competente è stato incorporato nel ministero delle Infrastrutture”. Tutto questo, nonostante la sollecitazione dell’Authority per i trasporti (ART) chiedeva che i contratti fossero resi pubblici, anche in ragione dei continui aumenti tariffari.
  2. Nel rapporto di agenzia che intercorre tra il Principale (PA/Ministero dei Trasporti) e l’Agente (operatore privato/concessionario di servizio pubblico), il Principale non è nelle condizioni di sapere se l’Agente sta effettivamente seguendo le sue istruzioni. La circostanza, assai poco meritoria della progressiva scarsità di personale non permette al Ministero di effettuare controlli sull’operato del concessionario, come chiaramente esplicitato dall’articolo che riportiamo: L’Ufficio (Ispettivo, ndr…) potrà eseguire visite di dettaglio per valutare l’effettivo avanzamento dello stato di degrado delle opere non appena saranno rese disponibili adeguate risorse di personale. Mancano infatti gli uomini, visto che i costi delle ispezioni sono a carico dei concessionari (particolare alquanto bizzarro non trovate? ndr…)”. E’ bene ricordare che la funzione di controllo serve proprio a ridurre le asimmetrie informative tra Principale e Agente nella particolare relazione di agenzia che prende vita dal rapporto di “concessione” (concedente e concessionario). Qui il rapporto è davvero assai “peculiare”, visto che “”Qualsiasi verifica strutturale sulle opere in concessione” è compito “del concessionario” (così in una nota del Ministero dei Trasporti ) e che “i controlli del concedente sono prioritariamente rivolti all’ottemperanza degli obblighi convenzionali“. E, ancora, “In buona sostanza nemmeno l’ente preposto al controllo (che è diventato operativo ben 17 anni dopo le privatizzazioni) ha la possibilità di valutare se il concessionario sta adempiendo pienamente a quanto stipulato nella convenzione“, così scrive Giovanni Drogo il 16 agosto 2018 su Next. 

Dunque, riepilogando abbiamo due asimmetrie informative:

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Le asimmetrie informative si ampliano nel tempo generando un elevatissimo rischio che riguarda sia la sicurezza sulle strade sia il verificarsi di eventi corruttivi. In tali circostanze, infatti, il processo comincia, letteralmente, a perdere pezzi.

Ora noi sappiamo bene che il processo di controllo prende avvio (INPUT) in soli tre modi: o su SEGNALAZIONE, o a seguito della PROGRAMMAZIONE interna oppure per INIZIATIVA d’UFFICIO.

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Ebbene, torniamo al caso citato nell’articolo del Fatto Quotidiano. Quando alcuni cittadini monitoranti, attraverso una puntuale SEGNALAZIONE, hanno messo sull’avviso lo stesso Ministero dei Trasporti sui rischi connessi alla cattiva manutenzione di un particolare tratto autostradale (Roma-Pescara/A24), l’Agente (MIT) ha giustificato proprio con la “carenza di personale” l’impossibilità di effettuare verifiche ispettive, cioè di dar seguito alla segnalazione.

Ecco, per l’appunto, un estratto dell’articolo del Fatto Quotidiano che mette in luce come si amplia la prima asimmetria informativa: “Il 28 agosto Placido Migliorino, dirigente della Direzione che vigila sulle concessionarie autostradali e responsabile dell’ufficio ispettivo di Roma prende carta e penna e risponde dall’associazione. Nuovo Senso Civico Onlus (cittadini monitoranti che operano per conto del Principale collettività nazionale/locale, ndr.): “La drastica riduzione di personale di quest’ufficio – spiega – non ha consentito negli ultimi anni di effettuare visite ispettive adeguate per verificare lo stato di degrado delle infrastrutture assentite in concessione”. 

E, ancora: “Spiega che “le uniche attività che quest’ufficio ha potuto espletare con le residue risorse rese disponibili sono state limitate all’effettuazione delle visite Pam (ordinaria manutenzione, ndr) e alle verifiche dei lavori dell’antiscalinamento. Conseguentemente – prosegue – non è possibile, allo stato attuale, dare un riscontro sui contenuti tecnici citati nella missiva”, ma nello stesso tempo “si condivide la manifestata preoccupazione resa dal Nuovo Senso Civico Onlus, sulla base delle poche visite eseguite da quest’Ufficio negli anni passati, circa la necessità di interventi urgenti di manutenzione ordinaria e straordinaria, oltreché per la messa in sicurezza ai fini sismici delle opere”.

Pertanto, a seguito di una SEGNALAZIONE puntuale, il MIT non ha avuto possibilità di effettuare i dovuti controlli. Ma, vista la scarsità di risorse, nemmeno è riuscito a PROGRAMMARE alcuna azione ispettiva sul campo. Dell’INIZIATIVA d’UFFICIO, poi, nessuna traccia.

Di seguito, rappresentiamo graficamente (ed impietosamente, anche perché qui ci sarebbero precise responsabilità da individuare) il progressivo decadimento dell’INPUT del processo di controllo presso il MIT.

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La gestione «patologica» del processo è innescata dalla scarsità di risorse e dalla decisione di non dare seguito alle segnalazioni, per quanto circostanziate e per quanto esse individuino un elevato rischio per la sicurezza dei cittadini. Questi fattori interrompono lo sviluppo del processo di controllo. Ma cosa c’entra tutto questo con la corruzione? 

C’entra moltissimo! Dal punto di vista organizzativo, i reati di corruzione non emergono improvvisamente. Si comincia con alcune criticità nella gestione dei processi… che diventano sistematiche… (MALA GESTIO)…e che creano un contesto favorevole alla CORRUZIONE. Questa escalation graduale dalle criticità organizzative ai reati di corruzione può essere rappresentata con una «piramide del rischio».

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Riprendiamo, per un attimo, il processo di controllo del Ministero dei Trasporti. Nell’articolo del Fatto Quotidiano leggiamo: “Proprio martedì, in audizione al Parlamento, il ministro Danilo Toninelli ha dipinto un quadro desolante: in 10 anni il personale che deve vigilare è passato da 250 a 110 persone (non tutte qualificate), il budget per pagarli si è dimezzato (da 16,7 a 7 milioni) e i controlli calati dal 2011. “Ho l’impressione – ha spiegato – che il sistema dei controlli sia stato indebolito per favorire i concessionari”.

Ed ecco che appare il vero protagonista della vicenda: il CONFLITTO DI INTERESSI. Nell’ultima affermazione, il Ministro esplicita chiaramente che la cattiva amministrazione del processo (mala-gestio) è ad un livello di “sistematicità” tale da fa intendere che non sia più guidata da errori e/o superficialità, ma che si siano inseriti INTERESSI SECONDARI che operano in netto contrasto con gli INTERESSI PRIMARI. Egli sta affermando, cioè, che la cattiva gestione non è causa accidentale, ma è volta a garantire un vantaggio a terzi (decisori pubblici e operatori economici privati). Egli, cioè, individua un vero e proprio “evento corruttivo”, che si verifica solo in presenza di interessi secondari. In assenza di questi, infatti, parleremmo di un processo gestito male e, quindi, di scarsa qualità del processo. Sarebbero ora il caso di approfondire a quali soggetti  appartenessero tali interessi secondari. 

Molto interessante, anche se davvero assai inquietante.

Infine, la vicenda che vi abbiamo appena raccontato sembra ricalcare per filo e per segno, un caso (“real-case scenario“) che noi utilizziamo in formazione, assai esemplificativo sul processo di “controllo, vigilanza, ispezione e sanzione”. Pertanto, se volete approfondire, prego accomodatevi

 

 

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Divagazioni estive (5). Il paradosso dell’onesto (ma incompetente), che fa la guerra al corrotto (ma competente)

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Questa è la quinta e ultima divagazione estiva di questa estate 2018. La stiamo scrivendo con le valigie pronte per ritornare a casa, dopo un periodo di meritate vacanze. Oggi parleremo di onestà e competenza.  

Esiste davvero una contrapposizione tra ONESTA’ e COMPETENZA? C’è davvero un dilemma, come ci viene attualmente narrato dalla classe politica che, se da una parte rivendica a gran voce l’onestà (finalmente) al potere, dall’altra viene rappresentata, dall’opposizione, come una Armata Brancaleone di incompetenti e improvvisati fancazzisti?

La questione non è davvero di poco conto. I cosiddetti “competenti”, al governo nelle stagioni precedenti alla attuale, vengono quotidianamente accusati di ogni sorta di distorsione dei processi decisionali. A volte tali distorsioni sono evidenti e piuttosto nefaste, con effetti drammatici per i cittadini e gli utenti dei servizi, come nel caso delle concessioni autostradali. Un “brodo” di conflitti di interessi nel quale la prima e la seconda Repubblica hanno galleggiato e che ci ha spesso fatto pensare ad uno Stato sotto sequestro. I “competenti” si sono comportati da disonesti e per questo sono stati puniti dagli elettori, almeno nella narrazione di chi, ad essi, si è contrapposto. Cioè, gli onesti, i quali, a loro volta, hanno progressivamente alzato la voce, in piazza così come nelle cabine elettorali.

La contrapposizione è ancor più profonda se si allarga lo sguardo non solo alla politica, ma, in generale, all’arte dell’amministrare una funzione pubblica. Abbiamo letto con interesse un comunicato stampa apparso sul sito della ANAAO (Associazione dei Medici e dei Dirigenti del SSN) il 6 luglio 2018, dal titolo: “COLLEGARE UN CAMICE BIANCO ALLA CORRUZIONE IN SANITÀ E’ INACCETTABILE E PROFONDAMENTE INGIUSTO“, nel quale è contenuto un commento assai sprezzante verso un post del Blog delle Stelle che illustra un disegno di legge del M5S (Sunshine act), con il quale si intende promuovere una maggiore trasparenza nelle relazioni finanziarie che intercorrono tra le aziende del settore e gli operatori della salute. A corredo del post è stata utilizzata l’immagine di un medico che prende una tangente.

I medici, nell’immaginario della nuova narrazione socialnetworkcentrica, sono indissolubilmente guidati da interessi secondari. Si è orientati a descrivere il comportamento della classe medica come di una categoria più incline a massimizzare i propri profitti che a promuovere la salute del paziente. Più sono brillanti, cioè più sono competenti, più sono invischiati nel perverso gioco dei conflitti di interessi.

I medici, rappresentati da ANAAO, si scagliano con forza contro questa rappresentazione e affermano con veemenza, facendosi scudo con la figura istituzionale del Presidente dell’Autorità Anticorruzione in persona, che la corruzione in sanità, tutto sommato “alberga nel capitolo degli acquisti di beni e servizi, nel settore degli appalti pubblici e delle forniture“.

Chi si occupa di prevenzione della corruzione sa benissimo che questa affermazione è piuttosto azzardata. Esistono processi “sanitari” che sono ampiamente esposti a rischi di corruzione e che vedono i medici (la componente tecnico-professionale di ASL e di Ospedali pubblici) fortemente esposta. A corredo di questa valutazione di natura esperienziale, inoltre, la recente indagine dell’ISTAT sulla corruzione dal punto di vista delle famiglie sembra chiamare in causa proprio la categoria dei medici più volte: “si stima che al 9,7% delle famiglie (più di 2 milioni 100mila) sia stato chiesto di effettuare una visita a pagamento nello studio privato del medico prima di accedere al servizio pubblico per essere curati” e “In ambito sanitario episodi di corruzione hanno coinvolto il 2,4% delle famiglie necessitanti di visite mediche specialistiche o accertamenti diagnostici, ricoveri o interventi. Le famiglie che si sono rivolte agli uffici pubblici nel 2,1% dei casi hanno avuto richieste di denaro, regali o favori“.
Per ultimo, l’aggiornamento 2015 del Piano Nazionale Anticorruzione, nell’individuare i processi specifici a rischio in sanità, si focalizza (anche) su ambiti di natura strettamente sanitaria, come la libera professione intramuraria (ALPI, su cui @spazioetico ha recentemente pubblicato un approfondimento), ad esempio. Inoltre, i rapporti con le case farmaceutiche, i produttori di dispositivi e altre tecnologie, la ricerca, la sperimentazioni e le sponsorizzazioni, così come le attività conseguenti al decesso in ambito intraospedaliero: sono tutti ambiti di rischio specifico per la componente sanitaria.

E’ vero che identificare come “criminale” l’intera categoria dei medici pubblici è segno di analfabetismo funzionale, ma tirarsene completamente fuori è segno, quantomeno, di poca prudenza.

Tralasciando, per un momento, il merito della questione sollevata, ci preme qui riflettere sulle dinamiche sottostanti a vicende come questa e come molte altre. Sembra essersi creata (artificiosamente?) una netta contrapposizione tra chi “ha studiato”, cioè tra chi ha una competenza specifica perché (afferma) si è laureato e ha avuto un’esperienza rilevante in un determinato settore e chi, invece, sembra essersi formato alla cosiddetta “università della strada“. Costoro avrebbero la presunzione di ridurre l’asimmetria informativa su temi assai complessi attraverso la mera consultazione di siti, forum e quant’altro.

La contrapposizione appena descritta ha avuto ampia eco in merito, ad esempio, alla nota vicenda dell’obbligo vaccinale flessibile, una vera e propria invenzione giuridica che, da una parte soddisfa un certo “terrapiattismo di ritorno” (come l’analfabetismo funzionale). L’obbligo flessibile non è altro che l’effetto indiretto di una campagna veemente contro l’establishment medico-scientifico che è stato, da molti, vissuto come contiguo a BIG PHARMA, per cui ogni decisione che viene assunta in materia di salute pubblica sarebbe, in qualche modo, inquinata dagli interessi dei grandi gruppi privati.

Da una parte, quindi, gli “scienziati”, competenti sì, ma pieni di conflitti di interessi e assai poco inclini all’autocritica. Dall’altra, i puri e gli onesti, ma forse un po’ naïves, che con le loro strampalate decisioni manderanno a gambe all’aria questo sfortunato Paese.

Da qualche parte ci si interroga su chi ha fatto o farà più danni. Un post dello storico Aldo Giannuli, assai interessante, intende dimostrare come la incompetenza “onesta” è di gran lunga più pericolosa della competenza “disonestà”. Nella storia ci sono molti esempi di mostruosità nel nome dell’onestà e, invece, di ottime soluzioni che hanno prodotto, parallelamente, tornaconti di natura personale. Lo storico conclude affermando: “E dunque, vogliamo punire i disonesti? Benissimo, aprire le celle, ma solo dopo aver convocato il plotone di esecuzione per gli imbecilli“.

Ci permettiamo di offrire un nostro punto di vista che, ci piacerebbe, possa alimentare un dibattito o un po’ meno miope su questi (comunque) importanti temi.
1. Il paradosso dell’onesto incompetente

L’attuale contrapposizione tra onestà e competenza può essere descritta come un dilemma, che conduce ad esiti paradossali. Così come facciamo durante i nostri corsi, vi proporremo un real case scenario, per descrivere il dilemma e le sue conseguenze. Ma prima vi chiediamo di rispondere a questa semplice domanda:

  • Preferite che i vostri interessi siano curati da un dipendente pubblico onesto o disonesto?

Immaginiamo la vostra risposta: se seguite @spazioetico, siete fermamente convinti che non è opportuno fidarsi di un dipendente pubblico disonesto!

Ovviamente, siete liberi di rispondere diversamente, e affidare a un disonesto la cura dei vostri interessi! Quale che sia la vostra risposta, tenetela a mente, mentre leggete il nostro caso:

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Il signor Michele Malanno è in vacanza nella nota località balneare di San Paradosso a Mare. Purtroppo, da alcuni giorni non sta bene: ha la febbre molto alta e dolori in tutto il corpo. Decide allora di recarsi al pronto soccorso. Dopo una lunga attesa, il medico di medicina generale lo visita e sospetta che abbia contratto un rarissimo virus, che può causare all’organismo danni irreparabili. Per confermare la propria diagnosi, il medico decide di chiedere il consulto di un virologo. Alle dipendenze dell’ospedale lavorano solo due virologi:

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… il Dottor Benedetto Bestia, noto a tutti per la sua onestà, ma totalmente incapace nel suo lavoro … Infatti tutti i suoi pazienti muoiono anche se hanno un raffreddore…

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… E il dottor Mario Machiavelli, noto a tutti per la sua disonestà (il suo soprannome è “Dr. Mazzetta”), ma che è bravissimo nel suo lavoro e ha guarito molti pazienti affetti da malattie virali rarissime …

 

  • Secondo voi, da quale dei due virologi preferirebbe essere curato il signor Malanno? E voi, quale dei due virologi scegliereste?

Anche in questo caso, la risposta è abbastanza prevedibile: la maggior parte delle persone preferirebbero essere curate dal medico disonesto, ma competente.

Il 30 agosto 2018 abbiamo trasformato il caso in un sondaggio, pubblicato sulla pagina Facebook di @spazioetico. I risultati del sondaggio hanno confermato la previsione: il 94% sceglierebbe il Dr. Mazzetta, mentre solo il 6% sceglierebbe il Bestia. Il sondaggio ha anche accesso una interessante discussione nel Gruppo Facebook “Trasparenza Siti Web della Pubblica Amministrazione” , e questo dimostra (se mai ce ne fosse bisogno) che la contrapposizione tra onestà e competenza è un tema che interessa il dibattito pubblico, soprattutto da parte di chi si occupa (come funzionario, professionista o semplice cittadino) dei temi della legalità e della trasparenza.

Il dilemma tra competenza onestà genera un paradosso. Infatti, come abbiamo visto:

  1. Tutti (o quasi tutti) preferirebbero affidare la cura dei propri interessi ad un dipendente pubblico onesto,
  2. Tutti (o quasi tutti) preferiscono farsi curare da un medico disonesto, ma competente, piuttosto che da un medico onesto, ma incompetente.

Le frasi (1) e (2) riflettono realmente le preferenze delle persone ma sono in contraddizione tra loro: non possono essere entrambe vere. Infatti, la salute è un particolare tipo di interesse (l’art. 32 della costituzione definisce infatti la salute “diritto dell’individuo ed interesse della collettività“) e i medici alle dipendenze di una azienda ospedaliera sono dei dipendenti pubblici. Quindi non è vero che tutti preferiscono affidarsi ad un dipendente pubblico onesto: se l’interesse in gioco è la salute, tutti preferiscono affidarsi ad un dipendente pubblico disonesto ma competente.

Lo dimostrano, se ce ne fosse bisogno, i commenti che i nostri amici hanno voluto lasciare a seguito della risoluzione del dilemma e dell’apposizione del voto al sondaggio su Facebook.

  • Qui si affrontano la competenza e l’onestà. Parto dal presupposto che il primo li fa morire tutti…. se poi muoio come faccio a votare il primo e dirgli di smettere di fare il medico? 🤔
  • Certo che è un bel dilemma: morire in mani oneste o vivere grazie a mani disoneste!?!
  • Mettere in “competizione” la propria vita/guarigione con la probabilità (alta) di morire/non guarire fa vincere facile. Diciamo che prima vivo in salute e dopo sistemo l’incompetente di modo che non faccia danno ad altri 😉
  • Ho deciso, voto il corrotto. Alla morte non c’è rimedio, alla corruzione sì.
  • Dovendo rimanere nei binari del dilemma, penso che andrei dal corrotto per poi autodenunciarmi. Sperando che sia davvero bravo…😀 😀
  • Che poi, se ci pensiamo bene, quante volte purtroppo paghiamo profumatamente, anche legalmente intendo, al medico parcelle stratosferiche pur di farci curare da lui perché particolarmente bravo? Questo forse può aiutarmi a rispondere…… Ma certo un sondaggio difficile.
  • Se il dottor Machiavelli è un disonesto chi mi dice che non bari anche sul numero delle guarigioni da lui prodotte?

Lo stesso risultato si ottiene sostituendo ai medici altre categorie professionali (non necessariamente appartenenti alla sfera pubblica): avvocati, medici, giudici, amministratori di condominio, consulenti finanziari, consulenti immobiliari, assicuratori, ecc …

La differenza tra (1) e (2) sembrerebbe derivare dal fatto che in (2) compare un onesto incompetente. In generale, quindi, le persone potrebbero generalmente preferire affidarsi a persone oneste, ma solo se sono competenti. Se gli onesti sono incompetenti, allora preferiscono affidarsi ai disonesti competenti. Questo ragionamento sembra risolvere la contraddizione tra (1) e (2), ma conduce ad un paradosso. Infatti, in base a questo ragionamento, è la competenza a guidare la scelta delle persone e non l’onestà. La competenza sembra vincere sull’onestà. E quindi, sulla base di questo ragionamento, un dipendente pubblico corrotto ma molto bravo sul piano professionale dovrebbe essere preferibile a un dipendente pubblico onesto ma incapace.

E questo è un paradosso, perché la corruzione è un reato punito dal codice penale, mentre essere incapaci non è un reato.

Infine, ritenere la competenza preminente sull’onestà potrebbe alzare il livello di tolleranza al rischio di corruzione delle pubbliche amministrazioni e far franare in certi settori l’impianto preventivo (già traballante) previsto dalla L. 190/2012.

 

2. Da cosa dipende il paradosso dell’onesto incompetente

Il paradosso dell’onesto incompetente dipende dal fatto che:

  • ci viene chiesto di confrontare tra loro un insieme di qualità che possono caratterizzare un dipendente pubblico (onestà, disonestà, competenza, incompetenza) e di dire qual è la più importante;
  • il medico onesto è un incapace;
  • la scelta del medico disonesto, ma capace sembra essere dettata dal fatto che,in certe situazioni, la competenza vince sull’onestà (competenza > onestà)

Ma siamo davvero sicuri di poter scegliere tra onestà e competenza? Ed esistono veramente persone oneste, ma incapaci? Oppure disoneste ma capaci? E infine, scegliamo il medico disonesto perché ce ne freghiamo dell’onestà, oppure semplicemente per salvarci la vita?

 

3. Come annullare il paradosso dell’onesto incompetente

Non esiste in realtà una contrapposizione tra onestà e competenza. Esiste piuttosto (a livello politico e culturale) una contrapposizione tra gruppi di persone che assumono l’onestà e la competenza come proprio vessillo. Il paradosso dell’onesto incompetente è un abile gioco di prestigio, che ci fa vedere ciò che non c’è. E che può essere facilmente “smontato”.

  • Non possiamo scegliere l’onestà a discapito della competenza.

Onestà e competenza non sono qualità confrontabili tra loro. Perché fanno riferimento a dimensioni differenti dell’agire umano. Possiamo confrontare due colori (per esempio il bianco e il nero) e sceglierne uno. Ma non possiamo scegliere l’onestà escludendo la competenza (o viceversa). Ci servono entrambe.

L’onestà è una qualità che rimanda alla dimensione etico-individuale di un decisore pubblico. E’ un prerequisito di chi interpreta una funzione (di decisione, di controllo, ecc.) delegata dai cittadini titolari di diritti. L’onestà di un agente pubblico si misura dalla sua capacità di rispettare le leggi e le regole, di non violare principi etici ritenuti rilevanti per la società e di essere equidistante dai diversi interessi in gioco.

La competenza, invece, è una categoria della dimensione economica o tecnico-professionale di un decisore pubblico. Garantisce che l’agente pubblico abbia ha avuto a disposizione tempo e risorse necessarie per applicare le proprie conoscenze in concreto e sviluppare un proprio know-how, cioè un “saper fare”. Per il campo della politica e dell’amministrazione, si tratta di aver fatto esperienza nel campo delle decisioni pubbliche (cioè che hanno effetto su una comunità locale o nazionale).

Forse l’unica cosa che hanno davvero in comune onestà e competenza è la seguente considerazione: “Nessuno può dirsi onesto o competente a priori. L’onestà e la competenza si dimostrano agendo, dal momento che hanno a che fare con le DECISIONI“. La competenza è poco facilmente individuabile attraverso procedure di selezione, ad esempio, nell’attività di reclutamento di nuovi funzionari pubblici. Mentre l’onestà è quasi impossibile da valutare.

Nella nostra funzione di cittadini-contribuenti e cittadini-elettori abbiamo sempre bisogno dell’onestà, perché l’onestà ci garantisce che i soggetti delegati ad esercitare una funzione pubblica agiscano in modo corretto e nell’interesse della collettività.

Nella situazione di cittadini-utenti (o più in generale di cittadini-stakeholder) della pubblica amministrazione, invece, abbiamo sempre bisogno della competenza, perché la competenza ci garantisce che chi agisce all’interno della pubblica amministrazione non rappresenti un rischio per il perseguimento dei nostri interessi privati.

Tra onestà e competenza non esiste una relazione di esclusione (se scelgo una, escludo l’altra), ma una relazione di preferenza stretta: le persone usano sia l’onestà , che la competenza come criteri per valutare gli agenti pubblici, ma ritengono l’onestà un po’ più importante. Possiamo rappresentare in questo modo la relazione di preferenza:

  • onestà > competenza

La competenza, quindi , non cessa di essere una qualità che usiamo come criterio per le nostre valutazioni: perciò preferiamo dipendenti pubblici onesti, ma avolte succede che, tra un dipendente pubblico incapace ma onesto e uno disonesto ma capace, preferiamo quello disonesto ma capace. Perché?

  • Scegliamo il medico disonesto, perché dobbiamo minimizzare le perdite.

Avendo introdotto la relazione di preferenza (onestà > competenza) possiamo rappresentare i giudizi delle persone come dei calcoli, che tengono conto del guadagno atteso dall’affidarsi ad un dipendente pubblico onesto e/o competente e delle perdite che potrebbero derivare dall’affidarsi ad un dipendente pubblico disonesto e/o incompetente.

Possiamo associare alle diverse qualità dei punteggi, positivi in caso di guadagno e negativi in caso di perdita. Per esempio potremmo assegnare questi punteggi:

  • onesto= +2
  • competente = +1
  • disonesto = – 0,5
  • incompetente = – 0,5

Il punteggio positivo assegnato all’onestà è superiore al punteggio assegnato alla competenza, perché onestà > competenza. Come avrete notato, non c’è alcuna corrispondenza tra punteggi positivi e punteggi negativi: disonestà e incompetenza hanno lo stesso punteggio (-0,5), mentre le qualità opposte (onestà e competenza) hanno punteggi diversi e molto più elevati (+2 e +1). Abbiamo scelto questi valori, per suggerire che le persone non sono razionali e ci può essere una asimmetria tra la percezione dei guadagni e delle perdite: nel nostro caso, ad esempio, i danni generati dalla disonestà e dall’incompetenza sono chiaramente sottostimati.  

Adesso possiamo costruire una semplice tabella, per sommare i diversi punteggi e valutare le diverse alternative (dipendente pubblico onesto e competente, onesto e incompetente, disonesto e competente, disonesto e incompetente):

onesto (+2) disonesto (-0,5)
competente (1) 3 0,5
incompetente (-0,5) 1,5 0

Se incompetenza e disonestà causano le stesse perdite (-0,5), allora scegliere il dipendente pubblico onesto garantisce sempre maggiori guadagni: 3 e 1,5. Questo spiega perché le persone preferiscono, in generale, affidarsi a un dipendente pubblico onesto,piuttosto che a un dipendente pubblico disonesto.

Tuttavia, non è detto che incompetenza e disonestà generino sempre le stesse perdite. I punteggi possono variare. L’unico vincolo che dobbiamo porre è che i valori associati all’onestà e alla competenza siano costanti. Se infatti dovessero cambiare e avessimo competenza > onestà (es. competenza = 2 e onestà = 1) avremmo una inversione delle preferenze e quindi ricadremmo del paradosso dell’onesto incompetente.

Quello che dobbiamo fare è trovare una assegnazione di punteggi che sia sensata e che spieghi perché scegliamo un medico disonesto, ma competente, anche se riteniamo l’onestà la qualità più importante di un dipendente pubblico.

Per farlo, mettiamoci nei panni del povero signor Malanno! Lui crede fermamente che l’onestà sia preferibile alla competenza e quindi assegna questi punteggi:

  • onesto= +2
  • competente = +1

Tuttavia, gli hanno appena detto che forse ha contratto un virus letale e quindi, dal suo punto di vista, l’incompetenza del medico potrebbe causargli una perdita (la perdita della vita) molto più grave delle possibili perdite causate da un medico disonesto. Ha paura e per questo assegna all’incompetenza e alla disonestà due punteggi profondamente diversi:

  • disonesto = – 0,5
  • incompetente = – 2

Il risultato di questa assegnazione (influenzata dall’interesse-guida alla sopravvivenza) è riassunto nella tabella seguente:

onesto (2) disonesto (-0,5)
competente (1) 3 0,5
incompetente (-2) 0 -2,5

Se il signor Malanno potesse, sceglierebbe senza dubbio un medico onesto e capace … ma visto che non ci sono medici capaci e onesti, la scelta del medico capace, ma disonesto, è l’unica che gli consente di minimizzare le perdite. Non è la scelta ottimale, ma è comunque la migliore delle scelte sub-ottimali.

Questo scenario (questa assegnazione di punteggi) non genera alcun paradosso: per il signor Malanno è pacifico che onestà > competenza. Ciò che guida la sua scelta è la necessità di evitare la gravità delle perdite derivanti dall’incompetenza.

Insomma, finché le persone ragionano in termini generali e non si interfacciano con la pubblica amministrazione, preferiscono l’onestà alla competenza. Quando invece le persone entrano nella mischia e devono difendere i propri interessi privati, in certi casi possono sovrastimare o sottostimare i possibili danni che la P.A. potrebbe causare ai propri interessi e quindi ragionare in termini di minimizzazione delle perdite.

Un ruolo cruciale, in queste vicende, viene giocato dai cosiddetti “interessi-guida“, interessi privati che, come abbiamo più volte illustrato su @spazioetico, funzionano un po’ come degli aspirapolvere, in grado di risucchiare tutti gli altri interessi e di guidare e orientare il comportamento delle persone. Uno degli interessi-guida più forti è certamente la salute, soprattutto quando essa è minacciata. Ma non è l’unico.

Pensiamo, ad esempio, ad un operatore economico sottoposto a un controllo da parte della pubblica amministrazione. L’operatore economico sa che nella sua azienda quasi tutto è a posto e si augura innanzitutto che l’ispettore sia una persona onesta. Secondariamente, che sia competente e conosca bene le normative: se non lo fosse, potrebbe contestargli delle irregolarità che in realtà non esistono. Tuttavia, l’operatore economico sa anche che un ispettore incompetente potrebbe effettuare un controllo non approfondito e non accorgersi di alcune piccole irregolarità; invece un ispettore disonesto potrebbe manipolare il processo di controllo o chiedergli del denaro. 

In questo secondo (illuminante) esempio, l’operatore economico sotto controllo assegnerà i seguenti punteggi:

onesto (2) disonesto (-2)
capace (1) 3 -1
incapace (-0,5) 1,5 -2,5

Di conseguenza, se non può avere un ispettore onesto e capace, preferirà avere a che fare con un incapace onesto

Proviamo adesso a modificare lo scenario. Questa volta l’operatore economico sa di aver commesso delle gravi irregolarità, che sicuramente emergeranno durante il controllo. E che potrebbero portare alla sospensione della sua attività. Egli è mosso dall’interesse-guida alla sopravvivenza economica (sua e della sua famiglia) che “aspira” e fortifica l’interesse a continuare a produrre. E l’interesse guida potrebbe modificare drasticamente le sue preferenze rispetto all’onestà e alla competenza. L’operatore economico potrebbe cioè ritenere svantaggioso avere a che fare con un controllore competente e vantaggioso, invece, avere a che fare con un controllore incompetente:

  • Competente: – 0,5
  • incompetente: + 1

Ma visto che le irregolarità sono davvero palesi, potrebbe essere vantaggioso avere a che fare con un controllore disonesto, disposto a “chiudere un occhio” in cambio di qualche utilità. Un controllore onesto, in questa situazione, potrebbe creare dei seri problemi:

  • Onesto = – 1
  • disonesto = +0,5

Quindi, l’operatore economico preferirà un controllore incapace e disonesto:

onesto (- 1) disonesto (+0,5)
competente (-0,5) – 1,5 0
incompetente (+1) 0 1,5

Il suo interesse privato (interesse-guida) alla sopravvivenza economica è potente ed in grado di orientarlo a preferire il peggior dipendente pubblico possibile: il dipendente disonesto e incapace, categoria tutt’altro che assente, che andrebbe analizzata non tanto rispetto al rischio di corruzione, quanto piuttosto nell’ambito dei meccanismi di reclutamento e permanenza nei ranghi della pubblica amministrazione o del governo di una nazione. Abbiamo provato a fornire un primo contributo in questo post.

 

3. CONCLUSIONI

Il paradosso tra onesta e competenza, pertanto, non si risolve nella prevalenza di un termine rispetto ad un altro. La complessità del vivere umano e delle dinamiche economiche degli interessi in gioco spostano di volta in volta l’orientamento. E’ difficile osservare queste dinamiche a meno che non si abbia chiara una determinata circostanza. Negli esempi che abbiamo riportato mettiamo in scena un cittadino “interessato“, cioè, portatore di interessi, non tanto un cittadino “monitorante“, cioè nell’atto di controllare/sorvegliare e quindi valutare la condotta di un agente pubblico.

Nella relazione di agenzia che si instaura nel rapporto pubblico tra il Principale (cittadino titolare di diritti) e Agente (pubblico dipendente), il primo ha la funzione di delegare funzioni all’agente e controllare che l’esercizio di tali funzioni sia svolto correttamente (con onestà e capacità). In questo caso il cittadino che esercita una funzione di controllo ha un’aspettativa di onestà, intesa come imparzialità dell’azione (equidistanza dagli interessi) e di competenza, intesa come buon andamento (risultato perseguito). E’ probabile che farà prevalere l’onestà sulla competenza, dal momento che, dal suo punto di vista, l’imparzialità, nel medio-lungo periodo, ha effetti significativamente più auspicabili del risultato di breve periodo ottenuto sacrificando l’imparzialità. Su questo punto, se volete approfondire, abbiamo già scritto.

Nei casi che vi abbiamo illustrato, tuttavia, il cittadino non è nel ruolo di Principale. Egli è, piuttosto, il destinatario dell’azione amministrativa. In quanto tale, è un portatore di interessi che potrebbero entrare in conflitto con l’azione amministrativa stessa. Anche l’agente pubblico potrebbe essere titolare di interessi (secondari) che potrebbero andare in conflitto con l’azione amministrativa. E‘ quando questi interessi (del destinatario e dell’agente) convergono che si forma una prevalenza della competenza nei confronti dell’onestà. E’ un caso “patologico”. Non per niente in questi casi si utilizza il termine “corruzione“, per descrivere questo fenomeno. Gli interessi secondari convergenti “corrompono” (cum-rumpere, rompere insieme) l’interesse primario e al prezzo di sacrificare beni collettivi, si determinano vantaggi illeciti ad individui ed organizzazioni.

Nel sondaggio su Facebook abbiamo avuto una netta prevalenza della competenza sull’onestà. Ma è solo perché abbiamo stressato i nostri “amici” a prendere le parti di un cittadino a cui è stata diagnosticata una grave malattia, enfatizzando un interesse-guida (la salute) e chiedendo a loro un parere non in qualità di cittadini monitoranti, ma in qualità di destinatari di un servizio pubblico.

Minimizzazione delle perdite + ruolo degli interessi-guida + ruolo esterno al rapporto di agenzia determinano che una risposta tutto sommato semplice da fornire in circostanze neutre, diventa un dilemma con esiti idonei a mettere in crisi l’anticorruzione intera.

In queste circostanze è cruciale il ruolo dei bias cognitivi, cioè degli errori di valutazione dovuti alla ricostruzione parziale degli scenari. L’anticorruzione, infatti, non è nelle mani dei destinatari dell’azione amministrativa (per fortuna). Anche se è necessario ascoltare le istanze dei portatori di interessi, si commetterebbe un grave errore nel pensare che tali istanze debbano orientare l’azione del decisore pubblico. E’ lo stesso errore che compiono coloro, ad esempio, che enfatizzano l’utilizzo della customer satisfaction al fine di valutare la performance dei dipendenti pubblici. ATTENZIONE! Il “cliente/utente” della PA non è il Principale del rapporto di agenzia. Un competente disonesto avrà più probabilità rispetto ad un incompetente onesto di ricevere una valutazione positiva. Fateci caso.

La contrapposizione tra onestà e competenza, pertanto, è un buon argomento per fare polemica, ma non è reale. E’ un buon argomento per chi vuole negare le evidenze (il rischio di corruzione nei processi di cura, i conflitti di interessi nelle Università, ecc…), ma non è un argomento convincente. Possiamo tranquillamente chiedere le migliori competenze (spazio economico) e la massima onestà e le due cose non andranno mai in conflitto.

Come cittadini TITOLARI DI DIRITTI E CONTRIBUENTI possiamo e dobbiamo continuare a dire che l’onestà è sempre preferibile alla competenza, con l’unica attenzione a valutare il livello di onestà di un decisore pubblico non durante la campagna elettorale, ma quando si trova a gestire concretamente il potere. Inoltre, è preferibile l’onestà perché un sistema corrotto provoca effetti perversi nel medio-lungo periodo, quali, ad esempio, la “selezione avversa“. Per questo, possiamo, anzi dobbiamo, continuare, serenamente, a prevenire la corruzione.

Come cittadini DESTINATARI di prestazioni sanitarie o di controlli ci dovremmo chiedere, piuttosto, se siamo disposti ad essere disonesti pur di salvaguardare un interesse fondamentale per la nostra vita. Se la risposta fosse positiva, in presenza di un agente pubblico competente ma disonesto, ci troveremmo di fronte ad un elevatissimo rischio di corruzione…

…che, se l’organizzazione pubblica sa leggere con gli occhi della complessità degli interessi in gioco e dei fattori organizzativi che abilitano e amplificano tale rischio, potrebbe mitigare attraverso le misure che riterrà più efficaci.

 

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Divagazioni estive (4): cosa c’entra la LIBERTA’ con il CONTROLLO?

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Questa quarta divagazione estiva (da leggere sotto l’ombrellone o perlomeno davanti a un ventilatore) parla di un triste fatto di cronaca: il crollo del Ponte Morandi di Genova.

Non siamo ingegneri e quindi non cercheremo colpevoli o motivazioni. Invece ci occupiamo di prevenire la corruzione. E quindi possiamo fare solo fare una semplice constatazione: non è vero che ogni volta che crolla un ponte è colpa della corruzione. Non è sempre un problema di tangenti e opere pubbliche costruite male. Le opere pubbliche possono essere anche costruite benissimo, ma nel tempo hanno bisogno di manutenzione e, soprattutto, di controlli. Che spesso non vengono fatti o vengono fatti male. Si chiama mala-gestio e può fare tanti danni quanti ne fa la corruzione. Ne abbiamo parlato parecchio nei nostri corsi di formazione, ad esempio, quando la FUNZIONE di CONTROLLO viene progressivamente disattivata (mala-gestio) a causa dell’interferenza di interessi secondari o di interferenze politiche.

La “funzione di vigilanza e controllo“, in effetti, non sta troppo simpatica ai politici. Avete mai sentito un politico durante una campagna elettorale rivolgersi ai potenziali elettori con le seguenti parole: “Se mi eleggerete, vi prometto di controllarvi e se troverò irregolarità, di sanzionarvi adeguatamente“. No, non credo. Fateci caso, quando i politici promettono di esercitare una “attenta e puntuale vigilanza” hanno in mente, ad esempio, i migranti, cioè individui che non possono votare.

Bridge collapsed on Genoa highway

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha prontamente costituito una commissione di inchiesta. E ha fatto sicuramente bene. Ma poi L’Espresso fa una inchiesta sui componenti della commissione di inchiesta e scopre che  il Ministero ha affidato inchiesta su Ponte Morandi a tecnici che 6 mesi fa notarono i rischi e non fecero nulla per impedire il crollo. E questo non è un bene. Si chiama conflitto di interessi. Il conflitto di interessi non è corruzione, ma interferisce con il buon andamento della pubblica amministrazione e può degenerare in corruzione.

Come riporta l’articolo, alcuni relatori INTERNI del Ministero delle Infrastrutture si sono visti autorizzare dal Ministero incarichi da parte della società autostrade e questo li pone in palese conflitto di interessi, anche se si fosse trattato di incarico gratuito: “L’autorizzazione agli incarichi esterni di coordinamento lavori o collaudo per imprese private è una prassi ministeriale. Una consuetudine di tutti i governi“. Comportamento assai discutibile vista la particolarità della “funzione di vigilanza”. Sappiamo bene, tuttavia, come in molte amministrazioni sia prassi autorizzare incarichi extraistituzionali a soggetti che incarnano ruoli di vigilanza. In questo modo il controllante si confonde con il controllato.

In qualche modo, sembra che per poter esercitare adeguatamente la funzione di vigilanza e controllo, occorra essere LIBERI

Il crollo del Ponte Morandi ha ucciso 43 persone e diviso in due Genova  e la Liguria.

Ci sono diverse città che sono state divise per varie ragioni, da circostanze storiche o da eventi naturali.

Ad esempio, Berlino è stata divisa in due per molto tempo. Per l’esattezza, dal 1961 al 1989.

Esiste una qualche analogia tra le vicende di Genova e Berlino?

Genova è stata divisa in due dal crollo di un’opera pubblica strategica: un viadotto dell’autostrada A10, che collega il nord Italia al sud della Francia. Berlino, invece, è stata divisa da un muro che era anch’esso un’opera pubblica strategica per la Repubblica Democratica Tedesca e che ha causato un numero ancora imprecisato di vittime: tra 192 e 239 cittadini della Germania Est, uccisi mentre cercavano di attraversarlo. 

La caduta del Muro di Berlino è (a torto o ragione) un simbolo di libertà: simboleggia la riunificazione di un popolo e la fine del comunismo sovietico, mentre la caduta del Ponte Morandi, con i conflitti di interessi che si porta dietro, sembra, piuttosto, un simbolo di costrizione e di assenza di libertà

Può sembrare un paradosso, ma la LIBERTA’, in una democrazia si esercita soprattutto rendendo efficace l’azione di vigilanza e controllo. Lo stato di salute di una democrazia, diremmo, si valuta sulla capacità di una comunità di esercitare una attenta vigilanza sulla legalità delle azioni dei propri rappresentanti e dei cittadini in generale. Ma lo sappiamo che controllare non va di moda. E allora teniamoci questa pseudo-democrazia in cui la libertà è, come in una vecchia gag di Corrado Guzzanti, la condotta secondo cui: ““Facciamo un po’ come c***o ci pare!”

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