SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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IL CONFLITTO DI INTERESSI CHE NON C’ERA. 4 DIRETTE FACEBOOK DAL 9 GIUGNO ALLE 16.00

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Dal 9 giugno non perdete le Dirette Facebook di Spazioetico! Si parlerà di CONFLITTO DI INTERESSI come non ne avete mai sentito parlare! Tutto quello che vorreste sapere sul più importante “precursore” della corruzione e molto altro ancora!

9 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI ABRAMO

16 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI LUTERO

23 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DI ANTIGONE

30 giugno 2020: IL CONFLITTO DI INTERESSI DEL CHUPACABRA

L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico. Diretta Facebook di presentazione del nuovo ebook di Spazioetico

Il 5 maggio 2020 Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di Spazioetico, presentano il nuovo ebook “L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico“.

Ecco il video della Diretta Facebook.

L’ebook può essere acquistato a questo indirizzo: https://shop.wki.it/libri/ebook-etica-delle-relazioni-dell-agente-pubblico-s720632/


 

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La congiura dei congiunti: la percezione italiana delle relazioni e del conflitto di interessi.

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

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tutte le relazioni

Si è molto parlato in questi ultimi giorni della questione “congiunti” e della possibilità di differenziare le relazioni in base alla “stabilità del legame affettivo”. Cosa tutt’altro che semplice. Perché i legami affettivi sono tutt’altro che stabili. E poi perché la percezione dell’intensità di una relazione o di un affetto è assolutamente soggettiva. La stessa nozione di “congiunto” è alquanto bizzarra: è un sinonimo di “parente” ma il suo significato giuridico non è così chiaro. Talmente poco chiaro, che mezza Italia si è trovata a disquisire non più di runner e padroni di cani, ma di suocere e consuocere, della differenza tra fidanzamento, matrimonio e convivenza, della stabilità affettiva delle amicizie, nonché di altre meravigliose e pruriginose categorie dello spirito: dalle amanti storiche ai trombamici.

Finalmente sono giunte le FAQ del Governo a chiarire le idee agli italiani e alle forze dell’ordine: sono congiunti: “i coniugi, i partner conviventi, i partner delle unioni civili, le persone che sono legate da uno stabile legame affettivo, nonché i parenti fino al sesto grado (come, per esempio, i figli dei cugini tra loro) e gli affini fino al quarto grado (come, per esempio, i cugini del coniuge)”

Tra l’altro, questa sarebbe una ottima strategia di semplificazione amministrativa: nella Fase 2 il Governo emetterà delle FAQ per ogni nuovo provvedimento legislativo approvato. Così i poveri dipendenti delle pubbliche amministrazioni non avranno più incertezze e non dovranno più aspettare la “mannaia” della corte dei conti o della giurisprudenza amministrativa, per sapere se i loro provvedimenti sono legittimi o meno!

Ma non è di questo che vogliamo parlare in questo post. Vogliamo piuttosto sottolineare come “er pasticciaccio brutto dei congiunti” sia indicativo di un certo modo, tutto italiano, di intendere le relazioni e, da ultimo, il conflitto di interessi.

E’ un terreno su cui ci muoviamo con maggiore dimestichezza: non siamo giuristi e nemmeno virologi, ma abbiamo scritto un libro sull’Ecologia delle Relazioni dell’Agente pubblico, in cui abbiamo analizzato in profondità le relazioni e i fenomeni di conflitto di interessi. Cominciamo dalle relazioni.

Il concetto di “stabilità affettiva”, come abbiamo detto, è assolutamente poco chiaro. Noi preferiamo analizzare le relazioni prendendo in considerazione gli elementi che contribuiscono a determinarne l’intensità: bisogni, interessi e comportamenti.

Lo abbiamo chiamato “pattern relazionale“: una relazione è un luogo in cui due soggetti (i due nodi della relazione) condividono bisogni (B), interessi (S) e mettono in atto comportamenti (C) e l’intensità di una relazione dipende innanzitutto dall’intensità dei bisogni che quella relazione permette di soddisfare.

PATTERN

Alcune relazioni implicano condivisione dei bisogni (relazioni interpersonali esclusive). Altre relazioni, la condivisone di interessi o comportamenti (relazioni interpersonali inclusive). Ci sono poi le relazioni di scambio, in cui qualcuno si fa carico degli interessi di un altro nodo, chiedendo qualcosa in cambio. Si differenziano dalle relazioni interpersonali, in cui ci si fa carico di bisogni e interessi in modo disinteressato. Le relazioni di scambio possono essere economiche o relazionali. Tra gli scambi relazionali, hanno giocano un ruolo cruciale quegli scambi in cu è coinvolto un MUNUS, cioè un dono che impone un obbligo.

Le relazioni di delega sono un particolare tipo di scambio, caratterizzato da una ben definita asimmetria tra i nodi: Principale e Agente.

L’intensità di una relazione è anche influenzata dai comportamenti messi in atto dai nodi: chi è coinvolto in una relazione ha l’aspettativa che l’altro nodo non lo danneggerà. Se questo accade le relazioni possono entrare in crisi. Fanno eccezione le relazioni conflittuali, in cui invece i nodi entrano in relazione (in modo unilaterale o bilaterale) per danneggiarsi.

Le relazioni sono un oggetto di studio molto interessante: sono piene di ambiguità e possono essere strumentalizzate e persino tossificate: un esempio “di scuola” di tossificazione relazionale è proprio la corruzione. Nella corruzione il pubblico ufficiale e il soggetto privato modificano in modo irreversibile la relazione tra Agente e Destinatario (che non prevede alcun tipo di scambio), trasformandola in uno scambio occulto, in cui l’Agente pubblico riceve utilità e in cambio si impegna a orientare a favore del corruttore decisioni e azioni che hanno a che fare con qualcosa che non è suo: risorse pubbliche e interessi pubblici!

Una certa confusione, insomma, regna nella dimensione relazionale. Ma questa confusione è relativa alla natura delle relazioni, non alle categorie che usiamo per descriverle. Queste categorie (i pattern relazionali) sono molto chiare: le relazioni servono per soddisfare dei bisogni e supportano degli interessi. Abbiamo dedicato un intero capitolo del nostro libro a descrivere i diversi pattern relazionali. Senza ricorrere al concetto di “stabilità affettiva”. Il risultato è molto chiaro e fornisce strumenti per analizzare i diversi complessi fenomeni che caratterizzano le dinamiche relazionali.

Se ci avessero cooptato in una delle tante task force governative che stanno programmando la “Fase 2” (non preoccupatevi, questo non accadrà mai) avremmo avuto le idee molto chiare: il problema non è il tipo di relazione. Non centrano nulla gli affetti e la loro stabilità. L’importante è regolare il modo in cui i nodi entrano in contatto, la frequenza della relazione e l’uso che viene fatto della relazione.

L’intensità di una relazione influenza anche l’intensità degli interessi coinvolti nella relazione. E qui arriva il secondo tema di questo post: il conflitto di interessi.

Il conflitto di interessi in Italia è trattato in modo assai singolare. In molto casi il conflitto di interessi viene percepito come un reato, quando invece non lo è. E’ abbastanza naturale che gli interessi vadano in conflitto. Ciò che fa la differenza sono i comportamenti che vengono adottati in una situazione di conflitto di interessi. E che possono promuovere o ledere gli interessi in gioco.

Quando non viene percepito come reato, il conflitto di interessi viene percepito in modo assai limitato. Soprattutto come una “congiura dei congiunti“. Sembra che il conflitto di interessi (e la sua gestione) sia limitato agli interessi dell’Agente pubblico e dei suoi parenti. Certamente, la normativa prende in considerazione anche altri tipi di relazione: relazioni di tipo economico, causa pendente, debito e credito e di “frequentazione abituale” (le relazioni interpersonali inclusive che presuppongono condivisione di interessi).

Ma si tratta di una visione assai limitata. Il conflitto di interessi è un fenomeno complesso, che non coinvolge solo gli interessi della sfera privata dell’Agente pubblico. Altrimenti non si spiegherebbe perché tale conflitto degenera in corruzione. Perché la corruzione è sempre un accordo a due, che vede come complici una organizzazione pubblica che non presidia sufficientemente bene i propri interessi primari e una collettività disattenta alla tutela dei propri diritti.

Noi abbiamo identificato 4 tipi di conflitto di interessi:

  • Conflitto di interessi esogeno, che coinvolge gli interessi secondari dell’Agente e gli interessi primari dell’amministrazione (e della collettività)
  •  Conflitto di interessi endogeno, tra interessi primari di una organizzazione o tra diverse organizzazioni
  • Conflitto di interessi inerente, che coinvolge gli interessi del destinatario e le “aspettative di parzialità” che il destinatario nutre nei confronti della pubblica amministrazione
  • Conflitto di interessi apparente, che dipende dalla capacità dell’opinione pubblica di mettere sotto osservazione gli agenti pubblici e che coinvolge l’interesse “strutturale” della collettività ad avere fiducia di chi la governa

Rimandiamo alla nostra pubblicazione l’approfondimento di questi conflitti, soprattutto l’approfondimento dell’emersione del conflitto apparente, che è del tutto peculiare. Ovviamente non possiamo spiegare tutto in un post … Se fosse tutto così semplice, non ci avremmo scritto un libro intero!

Ma una cosa possiamo dirla, forte e chiara. Diffidate delle semplificazioni. Sia che si parli di corruzione, sia che si parli di Covid-19, la tentazione è quella di semplificare. Trovare delle scorciatoie per negare la complessità. Così, sembra facile ridurre tutta la “Fase 2” ad una visita tra congiunti ed al divieto di incontrare gli amici o di fare giocare i figli sulle altalene. Ma questa apparente semplificazione complica le cose, perché consolida una “narrazione” che non prende in considerazione altri fattori di rischio. Per esempio, ci si dimentica degli anziani morti nelle RSA (che non possono essere ridotti con un lockdown) o delle fragilità di sistemi sanitari regionali che hanno investito nelle cure specialistiche e de-potenziato la medicina territoriale. O della incapacità della classe politica di e dirigenziale, che non è stata capace di gestire adeguatamente i rischi e ha lasciato il personale sanitario senza dispositivi di protezione individuale.

Lo stesso discorso vale per la corruzione: è semplice (e consolatorio) pensare che la corruzione dipenda dalla innata disonestà dei dipendenti pubblici e dei politici. Ma questa semplificazione non consente di prendere in considerazione altri aspetti. La corruzione è possibile anche perché le pubbliche amministrazioni non sono in grado di presidiare adeguatamente i propri interessi primari. E dipende anche dalla disattenzione dell’opinione pubblica e dall’innato egoismo dei destinatari.


 

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CONFLITTO DI INTERESSI: una firma in calce ad una modulo è sufficiente a gestire il vero fattore abilitante della corruzione?

Il CONFLITTO DI INTERESSI è il più importante “precursore” della corruzione. Pensiamo davvero di affrontarlo seriamente con le dichiarazioni di assenza e presenza attualmente richieste dalla normativa?

In questo video proviamo a sgombrare il campo da alcune false impostazioni che spesso avvolgono il tema del conflitto di interessi.

La nostra tesi è che il conflitto di interessi è il vero fattore abilitante delle dinamiche corruttive e come tale dovrebbe essere al centro delle politiche e delle strategie di prevenzione della corruzione.

L’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi in Italia è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli agenti pubblici, né quella delle amministrazioni che dovrebbero gestirli.

C’è molto da fare su questo tema, ma ci dobbiamo chiedere se, oltre la compilazione dei moduli, o la firma apposta in calce alla dichiarazione di assenza di conflitto di interessi, si possano trovare soluzioni più mirate ed adeguate; se non sia il caso, cioè, di lanciare una “sfida” agli agenti pubblici sul piano della consapevolezza e della responsabilità. 

Esiste una generale sottovalutazione del conflitto di interessi da parte degli agenti pubblici e delle amministrazioni. Oppure, una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, che è uno dei sintomi della scarsa consapevolezza del fenomeno.

La conseguenza è che le persone hanno paura a far emergere gli eventi critici che modificano le relazioni e le reti di collegamento, generando nuovi interessi o intensificando vecchi interessi, perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione e dall’opinione pubblica.

Perciò, le situazioni emergono solo quando il “conflitto” esplode, o non emergono affatto.

D’altra parte un’affermazione come la seguente: «Le persone oneste non temono il conflitto di interessi», sebbene rassicurante per molti quanto a trasparenza e indipendenza di giudizio, tuttavia non è una affermazione corretta, dal punto di vista del rischio di corruzione.

In effetti, un dipendente pubblico, anche in buona fede, può trovarsi direttamente o indirettamente al centro di un conflitto di interessi che non ha nemmeno lontanamente percepito. 

In altri Paesi il conflitto di interessi si rapporta ad una situazione che comincia ben prima dell’emersione di un conflitto. In Italia, anche tali eventi anticipatori sono considerati, a volte, dei comportamenti illeciti.

Pertanto, è sbagliato attribuire agli operatori pubblici che sviluppano o mantengono reti di relazioni e promuovano collegamenti di interessi autonomamente da quelli promossi dalla pubblica amministrazione, il marchio di “criminale”.

A patto che tali interessi siano fatti emergere e, nei casi in cui dovessero influenzare in maniera inappropriata le decisioni, le attività o la reputazione dell’organizzazione pubblica, siano gestiti attraverso condotte predeterminate e trasparenti.

Per coloro che, invece, promuovono consapevolmente interessi secondari a scapito degli interessi primari non ci deve essere spazio.

Un conflitto di interessi non gestito o gestito con una certa indulgenza comunica all’organizzazione un messaggio di disimpegno della leadership o, peggio, di collusione che è, in molti casi, prodromico alla corruzione.  

Spazioetico ha approfondito il tema del conflitto di interessi, di cosa c’è prima, di come il conflitto di interessi orienti i comportamenti e di come sia centrale il ruolo della RELAZIONI. Nell’e-book “L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico” descriviamo almeno 4 diverse tipologie di conflitti di interessi e suggeriamo che la prevenzione della corruzione si occupi, prevalentemente, di questo importante precursore della corruzione.

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#stateacasa con SPAZIOETICO #11

11. I MECCANISMI DI BASE DELLA CORRUZIONE

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

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azzardo morale

(Dialogo tra Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di SPAZIOETICO)

MdR. Caro Andrea, perché sei così arrabbiato?

AF. Perché sto ripensando al caso del dottor Prodigo, che ha manipolato il processo di pagamento delle fatture e si è appropriato dei soldi dell’ospedale. Eppure il suo comportamento viene qualificato come abuso d’ufficio, solo perché non è stato lui a pagare la Volpe Srl …

MdR. Questa cosa purtroppo accade molte volte: il giudizio si concentra sul procedimento e sull’atto finale e non sul processo. Sugli atti amministrativi che vengono adottati dai pubblici ufficiali. E sanziona con meno gravità la manipolazione delle decisioni e delle informazioni, che è però è altrettanto grave.

AF. Anche perché la modifica dei criteri decisionali oppure la diffusione delle informazioni molto spesso non impatta sulla legittimità o sulla liceità degli atti amministrativi.

MdR. Esatto! Tutto sembra regolare, anche se non lo è! E’ quello che succede, nell’ambito degli appalti, con i cosiddetti “bandi fotocopia”: si manipolano le caratteristiche del prodotto o servizio, i criteri di aggiudicazione o i requisiti di partecipazione, al fine di favorire un determinato operatore economico. Da quel momento in poi, la procedura va avanti da sola, seguendo i binari tracciati nel bando di gara. Nella fase di selezione del contraente tutto sembra legittimo. L’operatore economico vince perché risulta essere il migliore. Ma vince perché le regole del gioco sono state modificate per favorirlo.

AF. E così la corruzione diventa invisibile …

MdR. Io credo che arrivati a questo punto, dobbiamo abbandonare il punto di vista del codice penale. La corruzione non è un reato, o non è “solo” un reato. Quando gli eventi di corruzione hanno avuto luogo, nei tribunali si cerca di dare un nome a quegli eventi, di associarli a dei reati, per poterli sanzionare. Ma quegli eventi già esistono e si sono sviluppati fuori dai tribunali, si sono sviluppati dentro il contesto sociale e dentro le organizzazioni pubbliche.

AF. Hai ragione, Massimo! Il codice penale serve per reprimere la corruzione. Ma se vogliamo prevenire la corruzione, dobbiamo adesso concentrarci sulle dinamiche e sui meccanismi di base che fanno emergere e funzionare i fenomeni corruttivi. Ma da dove possiamo cominciare?

MdR. Caro Andrea, per prima cosa dobbiamo smettere di catalogare i comportamenti, smettere di chiederci se quel certo comportamento è un abuso d’ufficio oppure peculato, oppure corruzione. Dobbiamo smettere di catalogare e cominciare ad osservare. Se osserviamo il comportamento del dottor Prodigo, secondo te, cosa vediamo?

AF. Vediamo un Agente pubblico che ha fregato la pubblica amministrazione per cui lavora. E lo ha fatto perché la sua sfera pubblica si è sovrapposta alla sua sfera privata.

MdR. Esatto: la signora Valeria Volpe è contemporaneamente moglie del dottor Prodigo e titolare di una ditta che esegue lavori che il dottor Prodigo deve verificare.

AF. E poi … Vediamo una situazione in cui qualcuno ha delle informazioni che altri non hanno: solo il dottor Prodigo sa che i lavori non sono stati eseguiti. E lui mente al suo collega Distratto, autorizzando il pagamento di fatture per lavori inesistenti, perché sa che Distratto non potrà verificare.

MdR. Conflitto di interessi, asimmetrie informative e azzardo morale. Per capire i fenomeni corruttivi dobbiamo ripartire da qui….

 

Le diverse tipologie di reato previste dal codice penale italiano descrivono dei comportamenti che hanno tutti un elemento in comune: IL PREVALERE DEL PRIVATO SUL PUBBLICO. UNA ROVINOSA CADUTA DEGLI INTERESSI DI TUTTI A BENEFICIO DEGLI INTERESSI DI POCHE PERSONE.

Un terremoto che danneggia i principi, le fondamenta della pubblica amministrazione: l’imparzialità e il buon andamento dell’azione amministrativa. E che può causare danni più o meno gravi.

Questo terremoto sembra essere il meccanismo di base dei diversi comportamenti che il codice penale cerca di sanzionare, in quanto manifestazioni visibili dei fenomeni corruttivi.     

Nei precedenti articoli abbiamo cominciato a studiare il Modello Principale-Agente. Questo modello di analisi può aiutarci, ancora una volta a capire meglio le premesse e le dinamiche che scatenano il TERREMOTO DELLA CORRUZIONE, causando la CADUTA DELL’INTERESSE PRIMARIO.

La teoria Principale-Agente identifica una particolare forma di infedeltà contrattuale: il Principale delega l’Agente affinché curi i propri interessi, ma l’Agente decide invece di favorire interessi secondari (propri o di terzi) a discapito dell’interesse Primario del Principale. Questa infedeltà contrattuale dell’Agente si chiama AZZARDO MORALE.

Affinché si generi un TERREMOTO c’è bisogno di diversi elementi. Vediamoli ora tutti insieme, anche se poi avremo bisogno di un breve caso per illustrare come interagiscono tra di loro.

L’ASIMMETRIA INFORMATIVA è una condizione in cui un’informazione non è condivisa integralmente fra soggetti in relazione: una parte detiene maggiori informazioni rispetto all’altra parte e può trarre un vantaggio da questa configurazione.

CONFLITTO DI INTERESSI. è la situazione in cui l’interesse secondario di un agente pubblico o di un destinatario dell’azione amministrativa tende ad interferire con l’interesse primario della collettività e della pubblica amministrazione.

L’AZZARDO MORALE. In presenza di interessi secondari e di asimmetrie informative, l’Agente pubblico decide di favorire in concreto gli interessi secondari a spese della collettività e della pubblica amministrazione, confidando nella impossibilità, per quest’ultima, di controllare il suo comportamento. Facendo leva sul conflitto di interessi l’Agente Pubblico commette un AZZARDO MORALE, cioè risolve il conflitto di interessi facendo cadere gli interessi primari.

Un breve esempio ci mostrerà come questi meccanismi interagiscono tra loro e generano il rischio che si verifichi un evento corruttivo.

La dottoressa Marta Distenti è un medico anestesista che lavora, da tempo, presso l’Ospedale pubblico “Sant’Omèro e Santa Tibia”.

L’Ospedale vive una cronica assenza di specialisti. In assenza di turn-over da anni ormai, non essendoci molti medici disponibili per attività sempre più numerose e complesse, l’Ospedale decide di assegnare a Marta numerosissimi casi, anche in specializzazioni in cui lei ha scarsa esperienza, come le visite preparatorie ad interventi chirurgici in ambito ortopedico.

Come è ben noto, l’anestesista effettua una visita preoperatoria basata sui risultati delle visite, così come dalle informazioni sullo stato di salute del paziente (malattie, farmaci, allergie, visite di laboratorio.) e valuta la prontezza del paziente all’intervento.

Durante la visita e l’esame, il medico anestesista fa conoscere al paziente tutti i metodi dell’anestesia, i loro vantaggi e svantaggi, rischi ed eventuali effetti collaterali. Tenendo presente le condizioni di salute del paziente, l’anestesista suggerisce al chirurgo il metodo ottimale di anestesia lasciando al paziente la decisione finale.

Una mattina, la dottoressa Marta si trova di fronte un paziente, il signor Tito Tirompo, che mostra perplessità sulla necessità e sull’urgenza con cui il Professor Protesini, luminare di chiara fama internazionale, ha disposto la sua operazione chirurgica ad un’anca e l’impianto di una protesi. 

In particolare, il paziente lamenta la scarsità di informazioni che gli sono state fornite e la laconicità della sua interlocuzione con “l’occupatissimo” Professor Protesini:

“Dell’operazione mi ha informato un suo collaboratore. Presso l’Ospedale ho provato a chiedere informazioni ma nessuno mi ha saputo o voluto rispondere!”

Il paziente rivolge una domanda diretta a Marta:

Magari mi può fornire lei queste informazioni, visto che collabora con il Professore?”

Nemmeno Marta sa cosa rispondere al paziente. Per suo conto, invece, nel corso della visita preparatoria al paziente, rileva un problema cardiaco che consiglierebbe di procedere ad un’operazione chirurgica solo in particolarissimi casi di estrema urgenza o di pericolo di vita.

Marta sa bene che il Professor Protesini è una specie di battitore libero all’interno dell’Ospedale pubblico. Questo perché attira un numero altissimo di potenziali pazienti e garantisce performance astronomiche in termini di interventi chirurgici. Questa particolare condizione del Professor Protesini, è ben nota all’interno dell’Ospedale, ed è dimostrata anche da una certa indulgenza con cui alcune sue relazioni esterne vengono tollerate.

In questo scenario osserviamo la presenza di ben due asimmetrie informative.

Occupiamoci della prima asimmetria informativa, che noi chiamiamo “asimmetria del Principale cieco”, Come potete notare, per ragioni organizzative dovute ai frequenti turn-over, il principale “Ospedale” degli agenti pubblici coinvolti, ovvero l’anestesista Marta Distenti e lo specialista Professor Papaverini, non è in grado di sapere come si comporteranno i propri agenti.

Inoltre, il Principale mostra una certa “indulgenza” verso le relazioni esterne del Professor Protesini, dal momento che quest’ultimo garantisce performance elevate in termine di portafoglio pazienti e ricavi economici all’Ospedale stesso.

E dunque, gli agenti pubblici, in questo caso, promuoveranno esclusivamente l’interesse primario dell’organizzazione? Oppure promuoveranno anche interessi secondari, cioè interessi privati propri? Il Principale non può, o non ha intenzione di saperlo.

Il Principale, cioè, è cieco. L’asimmetria del Principale cieco si manifesta ogniqualvolta il principale, cioè una pubblica amministrazione, delega funzioni e risorse ad un ufficio o ad un dipendente pubblico oppure ad un operatore economico a cui viene affidato un lavoro o servizio o la realizzazione di un’opera pubblica.

L’asimmetria sta nel fatto che il principale non è in grado o non ha intenzione di sapere, del tutto o anche solo in parte, se l’agente eseguirà le istruzioni che gli ha fornito, né se avrà utilizzato appropriatamente le risorse pubbliche che gli sono state assegnate.

Questa asimmetria informativa può essere ridotta attraverso meccanismi di controllo, ma non può essere del tutto esclusa. La pubblica amministrazione, infatti, essendo un principale diffuso, dal momento che il potere è riconducibile alla collettività, deve per forza di cose affidarsi a degli agenti e delegare loro funzioni.  Paradossalmente l’unico modo per escludere l’asimmetria informativa del Principale cieco è che il Principale agisca per proprio conto, ma questo è impossibile.

L’asimmetria del Principale cieco, invece, può essere ampliata dal fatto che il Principale, in questo caso un Direttore Generale o un Direttore Sanitario o Amministrativo, decida coscientemente di non controllare i propri agenti per premiare la cura di un interesse primario. Nel nostro caso la performance organizzativa che genera aumento del portafoglio clienti e maggiori ricavi.

Esiste anche una seconda asimmetria informativa. Fateci caso, sia il Professor Protesini, sia l’anestesista Marta Distenti detengono informazioni che non sono in possesso dei destinatari, cioè del paziente e potrebbero trarre vantaggio dal fatto che i suddetti destinatari non sono, o non sono pienamente al corrente della situazione.

Questa seconda asimmetria informativa, che noi chiamiamo “secondaria” è più facile da individuare nel nostro caso. Il paziente è privo di informazioni riguardo, da un lato, alla necessità e urgenza dell’operazione chirurgica e, dall’altro, alla situazione problematica rilevata in sede di visita anestesiologica.

Il paziente percepisce che tali informazioni siano detenute dagli agenti pubblici, cioè il Professor Protesini e Marta.

Per questo il paziente rivolge una domanda diretta a Marta: “Magari mi può fornire lei queste informazioni, visto che collabora con il Professore”?

Questa asimmetria informativa genera il rischio che l’agente pubblico abusi della particolare condizione di svantaggio del destinatario, dal momento che quest’ultimo ha un interesse diretto ad ottenere tale informazione che, presumibilmente, gli permetterà di affrontare l’operazione serenamente oppure, di rifiutarsi di affrontarla.

Tuttavia, affinché si verifichi un evento corruttivo mancano ancora due elementi.

Il primo dei quali è piuttosto noto, almeno in astratto e si chiama conflitto di interessi.

Degli esiti del suo screening Marta informa senza indugio un componente dell’equipe del Professor Protesini che la ascolta attentamente.

Marta riferisce anche della perplessità del paziente e delle scarse informazioni che gli sono state fornite in merito all’imminente operazione chirurgica.

Il dottor Lo Schiavo, collaboratore del dottor Protesini, le risponde con una certa preoccupazione…

“Non se ne parla di non operare!” e continua: “Siamo già sotto ai numeri che avevamo concordato con il produttore!” e si lascia scappare anche: “Per stare nei numeri dovremmo operare anche le renne di Babbo Natale!”

L’ultima frase, purtroppo, l’abbiamo estrapolata da un caso reale: “https://milano.repubblica.it/cronaca/2017/03/23/news/tangenti_nella_sanita_arrestato_medico_del_pini-161192802/ “.

Non conosciamo, ovviamente, i termini della relazione tra l’equipe del Professor Protesini e le aziende produttrici di dispositivi protesici, ma è indubbio che tale relazione è particolarmente intensa, tanto da generare un potente “interesse secondario”.

Questo interesse secondario che potremmo definire come l’interesse ad avvantaggiare un operatore economico privato produttore di protesi, confligge con l’interesse primario che è la tutela della salute del paziente, da un lato e la tutela dei meccanismi di concorrenzialità del mercato dei dispositivi protesici, dall’altro.

Ecco dunque che si genera il conflitto di interessi.

L’Agente ha un proprio spazio di manovra o di discrezionalità che lo può condurre, in presenza di interessi secondari, ad interferire con l’interesse primario.

Manca un ultimo tassello al nostro puzzle. Né Marta né l’equipe del Professor Protesini, infatti, hanno perseguito ancora nessuna condotta illecita, almeno limitatamente al caso del nostro paziente.

Ma poi…

Non si preoccupi dottor Lo Schiavo” risponde la dottoressa Marta Distenti: “Io potrei rappresentare per voi un buon investimento visto che l’Ospedale mi assegna quasi tutte le visite anestesiologiche. Facciamo così, io rassicuro i pazienti, visto che a me chiedono informazioni che a voi spesso non si permettono di chiedere. Dica al Professor Protesini che lo verrò a trovare per parlare di me e del mio futuro”.  Ovviamente Marta si impegna a non far emergere i problemi rilevati in sede di visita anestesiologica.

L’operazione viene condotta dall’equipe del Professor Protesini. Il paziente supera brillantemente l’operazione.

Ed ecco l’azzardo morale, cioè il comportamento opportunistico attraverso cui Marta e l’equipe del Professor Protesini perseguono, in concreto, propri interessi a spese della collettività e della pubblica amministrazione.

Abbiamo così tutti gli ingredienti della corruzione come abuso di potere. Marta Distenti e l’equipe del Professor Protesini, perseguendo i propri interessi, hanno inquinato l’azione amministrativa determinando un danno all’interesse pubblico che, ricordiamo, è la tutela della salute del paziente e la salvaguardia dei meccanismi di concorrenzialità del mercato dei dispositivi protesici.

La circostanza per cui il paziente ha superato brillantemente l’operazione non deve generare false aspettative di legittimità della condotta degli agenti in questione. Intanto perché abbiamo fatto correre un rischio elevato ed inutile ad un paziente, poi perché probabilmente il suddetto paziente non aveva bisogno della protesi e, quindi, abbiamo generato un danno alla sua salute e un inutile spreco di risorse pubbliche. Infine, si è generato un pregiudizio alla salvaguardia dei meccanismi di concorrenzialità del mercato dei dispositivi protesici: la protesi, infatti, non è stata scelta perché qualitativamente e economicamente migliore rispetto alle altre o più appropriata rispetto alla patologia, bensì viene selezionata in ragione della particolare relazione che intercorre tra l’agente pubblico Professor Protesini e l’azienda produttrice.

Se il paziente fosse deceduto, ovviamente, la posizione degli agenti pubblici si sarebbe ulteriormente aggravata: avrebbero risposto, oltre che di corruzione, anche di omicidio colposo.

 


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#stateacasa con SPAZIOETICO #8

8. LA CORRUZIONE IN AMBITO SANITARIO

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

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1. GLI ATTORI DEL SISTEMA

La corruzione in ambito sanitario è qualcosa di davvero peculiare. Tanto peculiare che ANAC (Autorità Anticorruzione) nel 2015 ha deciso di dedicare un’intera sezione dell’aggiornamento al Piano Nazionale Anticorruzione (PNA) alla Sanità Pubblica.

Ma perché l’ambito sanitario è così esposto a rischio di corruzione?

Partiamo dagli attori del sistema della salute, che sono rappresentati nella seguente infografica, elaborata dal dott. Massimo Brunetti, Vicepresidente di A.I.I.S. (Associazione Italiana Integrità della Salute):

BRUNETTI

I cittadini e la loro salute sono al centro della fitta rete di relazioni e di interessi che anima il mondo della sanità. I cittadini ed i mercati sono i PRINCIPALI DELEGANTI. I PRINCIPALI DELEGATI, invece sono rappresentati da:

  • Politici (nazionali, regionali e locali);
  • OMS, Strutture e Agenzie Europee;
  • Ministeri e assessorati regionali;
  • Agenzie nazionali e regionali;
  • Aziende Sanitarie Locali;
  • Strutture Sanitarie e Socio-Sanitarie pubbliche.

La politica attraverso le scelte operate dalle amministrazioni regionali, nomina i vertici delle organizzazioni del Sistema Sanitario Nazionale, Aziende Sanitarie Locali e Ospedali.

I cittadini, in qualità di PRINCIPALI DELEGANTI, esercitano un controllo sull’operato dei PRINCIPALI DELEGATI attraverso le Associazioni di pazienti, oppure attraverso i cosiddetti “cani da guardia” (watchdog), cioè i giornalisti ed i media. L’Autorità Giudiziaria, INVECE, è chiamata ad esercitare, in nome e per conto dei cittadini PRINCIPALI DELEGANTI, il controllo sull’operato sia dei PRINCIPALI DELEGATI, sia degli AGENTI.

Attorno al PRINCIPALE DELEGATO, soprattutto attorno alla Politica, gravitano partiti, comitati elettorali e lobbisti, che hanno interesse ad orientarne, dall’esterno, le decisioni. 

Il Sistema Sanitario funziona grazie al contributo degli AGENTI PUBBLICI, cioè dei medici, degli operatori sanitari, della componente amministrativa, della componente tecnica. Ma non solo! Il Sistema infatti funziona anche grazie al contributo dei fornitori privati. Si pensi alle aziende farmaceutiche, alle biomedicali, ma anche a chi svolge attività complementari, dal portierato allo smaltimento di rifiuti. Si pensi anche alle strutture private accreditate. Tali attori sono da considerare AGENTI PRIVATI, portatori di ingenti interessi.

La qualità, la credibilità e l’innovazione del Sistema Sanitario viene assicurata da una fitta rete di relazioni che interessa la ricerca clinica, la regolamentazione dei protocolli di trattamento e la regolamentazione dei farmaci. Questa rete di relazioni coinvolge AGENTI PUBBLICI, professionisti clinici, ricercatori universitari, comitati etici, ed AGENTI PRIVATI, società farmaceutiche in particolare. Tale rete si consolida in organizzazioni quali le società scientifiche, nell’editoria scientifica, nei rapporti con le Università pubbliche e private, fino ad arrivare alle Istituzioni nazionali ed internazionali, quali l’OMS, le Agenzie europee, le agenzie ministeriali ecc…

Il settore privato è coinvolto anche in qualità non tanto di AGENTE, ma anche di DESTINATARIO di attività di controllo da parte del Sistema Sanitario Nazionale. Si pensi alle industrie del settore agricolo, agli esercizi commerciali destinatari di attività ispettive da parte delle Aziende Sanitarie, 

I DESTINATARI finali del sistema sono, come abbiamo già visto, i singoli cittadini che rivendicano il proprio diritto alla salute.

La promozione degli interessi primari che circolano all’interno di questa fitta rete di relazioni viene assicurata dalle regole che governano, a tutti i livelli, il sistema. Talvolta però le regole saltano e interessi secondari, cioè interessi della sfera privata di PRINCIPALI DELEGATI, AGENTI e DESTINATARI prevalgono rispetto agli interessi primari della collettività.

2. ERRORI, ABUSI, FRODI E CORRUZIONE

La corruzione danneggia il Sistema Sanitario Pubblico, causando “perdite”, se ci riferiamo agli interessi primari o degli “sprechi”, se ci riferiamo alle risorse economiche. Ma la corruzione non è l’unica causa di perdite all’interno del Sistema. L’European Healthcare Fraud and Corruption Network (EHFCN) ha sviluppato nel 2016 una “Matrice delle Perdite” (EHFCN, Waste Tipology Matrix) che classifica le perdite a seconda che siano dovute a quattro tipologie di atti individuali: errore, abuso, frode o corruzione.

  • L’errore è definito come “l’ingiusto ottenimento di un beneficio di qualsiasi natura attraverso la rottura non intenzionale di una regola”. Ad esempio, un errore consiste nel fare pagare un servizio che però non è stato erogato.
  • L’abuso viene definito come l’intenzionale aggiramento di una regola o l’approfittarsi dell’assenza di una regola per ottenere un beneficio. Ad esempio, c’è abuso quando si eroga e si fa pagare un servizio senza che vi sia una effettiva indicazione medica.
  • La frode è l’ottenimento illegale di un beneficio di qualsiasi natura attraverso la violazione intenzionale di una regola. Ad esempio far pagare una prestazione che non è stata erogata è una frode.
  • La corruzione è definita come l’ottenimento illegale di un beneficio di qualsiasi natura attraverso atti di abuso di potere che coinvolgano terze parti. Ad esempio, prescrivere intenzionalmente un farmaco inefficace per riceverne un beneficio da parte della casa produttrice è un esempio di corruzione.

Ad esclusione degli errori, tutte le altre tipologie di atti individuali identificate dall’EHFCN (abuso, frode e corruzione) possono essere considerate manifestazioni del fenomeno corruttivo inteso come “utilizzo del sistema sanitario pubblico per ottenere vantaggi non dovuti”.

Vista la particolare complessità dell’ambito sanitario le Istituzioni europee hanno deciso di promuovere una serie di studi approfonditi al fine di fornire una descrizione più precisa degli ambiti principali di “perdita” degli interessi primari a causa di eventi corruttivi.

La Commissione Europea ha prodotto un documento sull’argomento (Updated study on corruption in the healthcare sector, EU 2017), in cui le azioni corruttive e fraudolente in ambito sanitario vengono distinte in sei categorie:

  • corruzione nell’erogazione di servizi sanitari. Una tangente è un’utilità economica o altra utilità fornita, promessa o accettata in cambio di un vantaggio in riferimento ad un trattamento o a una cura.
  • corruzione negli appalti, cioè nel processo di acquisizione dei beni e dei servizi in ambito sanitario.
  • relazioni commerciali improprie, che coprono tutte le interazioni tra l’industria, i fornitori di beni e servizi in ambito sanitario ed i regolatori e che non sono direttamente collegate ai processi di acquisizione di beni e servizi.
  • uso improprio della posizione ricoperta o di una rete, come, ad esempio, il traffico di influenze, il pantouflage, il conflitto di interessi, il favoritismo ed il nepotismo.
  • richieste di rimborso indebite, come ad esempio la fatturazione di prestazioni inesistenti, oppure il rimborso di servizi non necessari o non erogati.
  • frode e appropriazione indebita di farmaci, dispositivi medici e servizi.

3. I DIVERSI LIVELLI DELLA CORRUZIONE IN SANITA’

La corruzione si può generare a diversi livelli, cioè coinvolgendo i diversi ruoli previsti dal Modello di Agenzia Esteso (cfr. lezione “Il sacro fuoco del diritto alla salute”). La corruzione infatti si può manifestare:

  • tra PRINCIPALE DELEGANTE e PRINCIPALE DELEGATO,
  • tra PRINCIPALI DELEGATI,
  • tra PRINCIPALE DELEGATO E AGENTE,
  • tra AGENTI,
  • tra AGENTE E DESTINATARIO,
  • tra PRINCIPALI o AGENTI e soggetti esterni alla “sfera pubblica”.

La corruzione che coinvolge PRINCIPALE DELEGANTE e PRINCIPALE DELEGATO si manifesta, ad esempio, quando il PRINCIPALE DELEGATO cerca di orientare le decisioni del PRINCIPALE DELEGANTE, facendo leva sugli interessi privati dei singoli componenti di tale “Principale diffuso”. Questo accade, ad esempio, quando un politico, candidato alle elezioni (nazionali o regionali) “compera” il voto di alcuni soggetti che possono orientare a proprio vantaggio le scelte dell’elettorato, offrendo in cambio trattamenti di favore o ruoli all’interno del Sistema Sanitario Pubblico.

La corruzione tra PRINCIPALI DELEGATI, invece, può assumere molte forme. La più nota è la corruzione nell’ambito dei processi di nomina dei vertici delle Aziende Sanitarie (Direttori Generali) da parte delle Regioni. In quest’ambito può accadere che le relazioni tra i due PRINCIPALI DELEGATI (Regione e Direttore Generale) promuovano interessi secondari, che influenzano la selezione, la conferma o la revoca dei Direttori Generali.

La corruzione che coinvolge PRINCIPALE DELEGATO E AGENTE è la più nota e include tutte quelle situazioni in cui l’AGENTE abusa del proprio potere e/o manipola i processi organizzativi, per favorire interessi secondari a discapito degli interessi primari della propria organizzazione.

La corruzione TRA AGENTI, invece, è meno evidente, ma ugualmente pericolosa: questo tipo di corruzione si manifesta tra AGENTE PUBBLICO (funzionario amministrativo o professionista sanitario) e AGENTI PRIVATI, che forniscono all’organizzazione sanitaria beni e servizi, o che forniscono (in regime di accreditamento) dei servizi al posto dell’organizzazione sanitaria. La corruzione TRA AGENTI spesso segue le dinamiche di una “fidelizzazione reciproca”: l’AGENTE PUBBLICO (ad esempio il medico che lavora in un reparto ospedaliero) ha tutto l’interesse a fidelizzare l’AGENTE PRIVATO che gli fornisce un servizio (ad esempio l’azienda che fornisce macchinari diagnostici ed esegue la manutenzione) e viceversa. Questo tipo di corruzione apparentemente non genera perdite o sprechi: in realtà la fidelizzazione falsa le logiche di selezione degli AGENTI PRIVATI e danneggia il mercato, perché non consente a nuovi operatori economici di proporre i propri servizi all’organizzazione pubblica.

Anche la corruzione tra AGENTE E DESTINATARIO è molto nota ed è quella che spesso viene raccontata dalle cronache: questa corruzione si genera quando l’AGENTE PUBBLICO (ad esempio un ispettore della ASL) abusa del proprio potere, per estorcere denaro o altre utilità al DESTINATARIO (ad esempio una azienda che potrebbe essere sottoposta ad un controllo).

Infine, esiste la corruzione che coinvolge soggetti interni alla sfera pubblica (Principali, Agenti o Destinatari) e soggetti esterni, cioè soggetti privati che non giocano nessuno dei ruoli identificati dal Modello di Agenzia Esteso, ma che possono influenzare dall’esterno le decisioni e le azioni intraprese da Principali, Agenti e Destinatari. Ecco un elenco, non esaustivo, di questi external influencers:

  • partiti politici;
  • comitati elettorali;
  • comitati d’affari;
  • lobbisti
  • rappresentanti commerciali e mediatori;
  • associazioni di categoria;
  • associazioni tra pazienti
  • società scientifiche;
  • editoria scientifica;
  • società di consulenza;
  • giornalisti e media.

4. LA CORRUZIONE ISTITUZIONALE

thompsonInfine, è proprio in ambito sanitario che emerge il concetto di corruzione come “inquinamento del potere delegato pubblico a fini privati”. Il concetto è di Dennis Frank Thompson[1], un autore che è considerato il pioniere degli studi sul conflitto di interessi.

Thompson, negli anni Novanta, è stato il primo a comprendere che il fenomeno corruttivo è più complesso della semplice “corruzione individuale”[2]. Egli ha introdotto il concetto di “corruzione istituzionale”, proprio in riferimento all’ambito sanitario, laddove eventi di corruzione individuale possono beneficiare di un particolare “contesto istituzionale”. Secondo Thompson, la corruzione individuale è il guadagno personale di individui che svolgono compiti ed attività all’interno di un’organizzazione in cambio della promozione di propri interessi privati, mentre la corruzione istituzionale ha a che fare con la responsabilità che ha un’organizzazione nell’orientare il comportamento degli individui verso il raggiungimento o meno degli interessi primari.

Nella corruzione istituzionale vanno ricomprese le azioni che non si configurano necessariamente come illegali, ma che hanno le potenzialità per minare alla radice le finalità ultime del sistema in cui sono commesse, causando anche considerevoli perdite in termini di risorse economiche.

reichmannA seguito di queste interessanti analisi, una ricercatrice tedesca, Margit Sommersguter-Reichmann, ha proposto recentemente uno schema che collega le varie tipologie “perdita” di interessi primari della EHFCN, con gli ambiti individuati dallo studio dell’Unione europea e, infine, con le intuizioni di Dennis Thompson sulla differenza tra corruzione individuale e corruzione istituzionale.

Unione europea EHFCN Corruzione individuale Corruzione istituzionale
corruzione nell’erogazione di servizi sanitari Frode

Corruzione

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

corruzione negli appalti Abuso

Frode

Corruzione

Improbabile

Probabile

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

relazioni commerciali improprie Abuso

Frode

Corruzione

Improbabile

Probabile

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

uso improprio della posizione ricoperta o di una rete Abuso

Frode

Corruzione

Improbabile

Probabile

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

richieste di rimborso indebite Abuso

Frode

Corruzione

Improbabile

Probabile

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

frode e appropriazione indebita di farmaci, dispositivi medici e servizi Abuso

Frode

Corruzione

Possibile

Probabile

Probabile

Probabile

Possibile

Possibile

Considerato che negli ambiti individuati dallo studio dell’Unione europea il rischio di abusi, frodi e corruzioni è elevato, si percepisce chiaramente come tale rischio non si limiti alla corruzione individuale, ma venga enfatizzato dalle particolari caratteristiche del contesto sanitario e da comportamenti e scelte organizzative in grado di orientare o semplicemente rendere “possibile” un evento corruttivo individuale.

 


[1] https://scholar.harvard.edu/dft/home

[2] Dennis F. Thompson, Ethics in Congress: from individual to istitutional corruption, 1995


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La formazione sui casi concreti e quella telefonata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione che non arriverà mai…

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Proprio in questi ultimi mesi dell’anno Spazioetico sta realizzando percorsi di formazione in materia di prevenzione della corruzione che potremmo definire di terza generazione.

La prima generazione della formazione in materia di prevenzione della corruzione vedeva docenti e partecipanti impegnati nell’interpretare la normativa e nel decodificare la strumentazione a volte piuttosto incoerente messa a disposizione. Più che di “formazione” si sarebbe dovuto parlare di “aggiornamento professionale”. Il fabbisogno formativo era guidato dalla emergente normativa e della fitta regolamentazione che è stata adottata in seguito. L’approccio “casi concreti” era una indicazione metodologica già presente nel PNA 2013, ma rappresentava poco più che una scommessa giocata da formatori (noi di Spazioetico) che si annoiavano mortalmente durante i corsi in cui si leggevano le norme o le disposizioni del PNA. Stiamo parlando degli anni 2013-2015, per intenderci. 

La seconda generazione della formazione ha visto crescere la qualità della domanda che è stata progressivamente “guidata” dall’organizzazione committente. Si individuavano aree specifiche e si richiedevano interventi che fossero maggiormente contestualizzati non solo rispetto alla tipologia di amministrazione ma anche rispetto ai diversi processi e aree a rischio all’interno della stessa organizzazione. L’approccio “casi concreti” era un’opzione, anche se ormai nota, che caratterizzava una certa offerta formativa. Stiamo parlando degli anni 2016-2019.

La terza generazione della formazione, quella che ci potrebbe vedere impegnati in futuro, è ancor più orientata dalla consapevolezza dei committenti (RPCT e uffici formazione), i quali cominciano a comprendere che la dimensione organizzativa è solo il luogo dove si scarica la corruzione, ma che la dimensione economica ed etica, le reti di relazioni, i conflitti di interessi ed i bias cognitivi, per intenderci, sono elementi indispensabili da affrontare nel percorso di crescita della consapevolezza rispetto al fenomeno corruttivo. Per queste tematiche, l’approccio “casi concreti” è l’unico approccio possibile, perché è l’unico approccio in grado di mettere in scena e far comprendere la complessità delle dinamiche generative dell’evento corruttivo.

Il PNA 2019 ribadisce che l’approccio “casi concreti” non può essere più una opzione oppure una felice sperimentazione, ma… L’Autorità valuta positivamente, quindi, un cambiamento radicale nella programmazione e attuazione della formazione, affinché sia sempre più orientata all’esame di casi concreti calati nel contesto delle diverse amministrazioni e favorisca la crescita di competenze tecniche e comportamentali dei dipendenti pubblici in materia di prevenzione della corruzione“.

Una vera presa di posizione, si direbbe. Tanto che poi… “L’Autorità auspica che, con la Scuola nazionale della pubblica amministrazione e con le strutture pubbliche che rilevano fabbisogni formativi e programmano iniziative di formazione, possano svilupparsi progetti educativi improntati ai criteri sopraesposti“.

Ovviamente stiamo aspettando una chiamata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione con cui non abbiamo mai avuto il piacere di collaborare. Ma questo è solo un dettaglio narcisistico. 

Ci possono essere, infatti, modalità diverse nell’utilizzare l’approccio che ormai potremmo battezzare “CASI CONCRETI”.

Il nostro approccio è piuttosto semplice. Per noi di Spazioetico:

1. Occorre avere familiarità con la teoria dell’Agenzia «ESTESA»
2. E’ necessario imparare a immaginare «SCENARI»
3. Nell’analisi dei casi, si sospende il processo decisionale e si analizza il “dilemma etico”.

Quest’ultimo passaggio sembra anch’esso in linea con le indicazioni contenute nel PNA 2019: “Gli interventi formativi è raccomandato siano finalizzati a fornire ai destinatari strumenti decisionali in grado di porli nella condizione di affrontare i casi critici e i problemi etici che incontrano in specifici contesti e di riconoscere e gestire i conflitti di interessi così come situazioni lavorative problematiche che possono dar luogo all’attivazione di misure di prevenzione della corruzione“.

Alcune amministrazioni ci hanno proposto percorsi più strutturati e, per noi, assai interessanti. Ad esempio il Comune di Rho ci ha chiesto di realizzare per il 2019-2020 una serie di tre diversi interventi:

  1. 2 giornate di formazione di formatori interni (dicembre 2019). Durante le giornate viene presentata la metodologia per analizzare casi concreti e scenari che presentano dinamiche di conflitto di interessi e rischio di corruzione.
  2. Avvio di gruppi di lavoro (2020) all’interno dei diversi uffici del Comune, con il supporto di video-lezioni e schede di analisi (realizzate dalla E-Learning Factory di  Spazioetico). I gruppi di lavoro saranno gestiti dai formatori interni che hanno partecipato alla formazione iniziale, con il supporto delle video-lezioni e delle schede di analisi prodotte da Spazioetico. Le video-lezioni conterranno casi concreti da analizzare. Sono state anche individuate le aree e gli uffici da coinvolgere.
  3. 2 giornate di formazione in cui verrà presentato e analizzato il lavoro svolto (2020).

L’utilizzo di formatori interni è anch’essa un’opzione auspicata dal PNA 2019. Infatti occorre, secondo ANAC: “tenere conto dell’importante contributo che può essere dato dagli operatori interni all’amministrazione, inseriti come docenti nell’ambito di percorsi di aggiornamento e formativi in house“.

Diverse organizzazioni ci stanno chiedendo di accompagnarle nella diffusione di Policy e regolamenti interni, proprio per escludere o mitigare il rischio che questi strumenti di regolazione siano percepiti come ennesima burocrazia. Non riusciamo più a contare le amministrazioni ed i singoli dipendenti che ci palesano l’assurdità e la assoluta inadeguatezza della gestione “modulistico-centrica”, ad esempio, del conflitto di interessi. 

Ovviamente in questi anni abbiamo anche osservato lo sviluppo di quelle che potremmo definire delle “derive” della formazione.

Prima di tutto, la formazione sulla mappatura dei processi e sulla valutazione del rischio che, in teoria dovrebbe far parte del passato, ancora sembra essere al centro delle attività formative di molte organizzazioni che, peraltro, inseriscono tale formazione, che è eminentemente specialistica, anche come “formazione generale” cioè rivolta a tutti i dipendenti. Il PNA 2019, rimettendo in discussione la metodologia di valutazione del rischio, ha rinfocolato questa specie di pandemia rischiocentrica che, per molti anni, ha fatto credere a molti che la prevenzione della corruzione si realizzi nel momento esatto in cui io ho assegnato un valore tra 1 e 5 (ed ora “alto”, “medio” e “basso”) ad un fattore di rischio.

Una seconda deriva che abbiamo osservato in questi anni è stato il tentativo, anche del tutto meritevole, di sovrapporre la prevenzione della corruzione alla qualità dei processi e alla performance organizzativa. La formazione in questo ambito serve soprattutto a riqualificare i processi organizzativi con l’idea che meglio funziona un’amministrazione, meno rischio di corruzione ci sarà. Il che è vero in molti casi. Ma si dimentica che la dimensione organizzativa è solo una parte del problema, che la corruzione si genera nella dimensione relazionale, purtroppo assai sconosciuta ai dipendenti pubblici. Pertanto, non c’è nulla di male nell’accompagnare le organizzazioni a lavorare meglio, ma non la si chiami formazione in materia di prevenzione della corruzione, che è tutt’altra cosa. 

Insomma, la formazione di terza generazione è una sfida già attuale. Vi faremo certamente sapere se quella telefonata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione arriverà mai… Nel frattempo, continuiamo, insieme, a provare a dare un senso alla prevenzione della corruzione per quello che è che dovrebbe essere. 

 

 

 

 

 

Il conflitto di interessi che non c’era: Abramo, Antigone, Lutero e il Chupacabra

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
(scaricare articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/336798360_Il_conflitto_di_interessi_che_non_c’era_Abramo_Antigone_Lutero_e_il_Chupacabra) 

Da un po’di tempo la nostra riflessione (e parte dei nostri corsi di formazione) sono concentrati sul fenomeno del conflitto di interessi. Un fenomeno complesso, la cui gestione è spesso ridotta ad un semplice adempimento burocratico (una firma in calce a un modulo che suggerisce tra le righe che è meglio non averli i conflitti di interessi!)

In realtà il conflitto di interessi non è una condotta illecita, ma una situazione di fatto che può, se non correttamente gestito, diventare un precursore della corruzione.

E’ difficile comprendere il fenomeno, ma lo è ancora di più trovare dei modelli che riescano a tradurre questa complessità in modo efficace dal punto di vista formativo.

Ci abbiamo messo quattro anni a comprendere i meccanismi che avviano ed alimentano un conflitto di interessi ed altri due per imparare a raccontarlo nel migliore dei modi. E’ stato un percorso lungo e faticoso e ringraziamo chi ha partecipato ai nostri corsi (e ci ha proposto situazioni concrete da decodificare). Ringraziamo anche i nostri casi che, quasi vivendo di vita propria, ci hanno condotto là dove mai avremmo pensato di arrivare.

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