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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 6 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

triangolo_corruzione

Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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Nella Giornata della Trasparenza parlano i cittadini

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Novembre mese dei Santi e dei Morti, delle castagne, del vin novello e delle “Giornate della Trasparenza“. In lungo e in largo per l’italico stivale si produce un’articolata convegnistica in materia. In molti casi sembra un rito celebrativo, ma negli ultimi anni occorre dare atto alle amministrazioni che hanno provato e provano ancora a renderle in qualche modo significative. Quest’anno sembra farla da padrone il nuovo FOIA (Freedom of Information Act), o, come sarebbe meglio definirlo, il nuovo istituto dell’Accesso Civico Generalizzato.

Appaiono sconosciute le origini della “giornata della trasparenza” in Italia; si sa che venne introdotta dal Dlgs 150/2009 (Riforma Brunetta) e poi fu oggetto di una Delibera della CiVIT (ora ANAC). A guardar bene potrebbe avere a che fare con la tradizione delle “town-meeting” che ebbe inizio nel diciassettesimo secolo in Nord America (per l’esattezza nel New England nel 1650 ca.).  Le town-meeting riflettevano l’ideale dell’apertura dei processi decisionali e del reciproco ed immediato rendere conto. E’ da questa tradizione che, ad esempio, nascono concetti come “partecipazione” e “accountability”. 

Su wikipedia leggiamo, a proposito delle town-meeting: “Le forme di funzionamento dei Town Meeting che si rifanno al modello storico (ad eccezione dei town hall meeting) sono simili. Una volta l’anno ci si riunisce in assemblea per discutere questioni prioritarie, votare ed agire come un organo legislativo in merito alla nomina di funzionari e rappresentanti locali titolati allo svolgimento di funzioni amministrative (una squadra di 3-5 membri, chiamati selectmen), alle leggi e delibere locali, alla ratifica di un bilancio di esercizio, alla discussioni su questioni di funzionamento dell’ente o della comunità, ecc… Ma ci possono essere anche ulteriori riunioni o incontri straordinari a seconda delle questioni che di volta in volta emergono“. 

Fin quando la trasparenza in Italia è rimasta nell’alveo della performance, essendo stata pensata originariamente per “illuminareil ciclo della performance amministrativa, le giornate della trasparenza dovevano essere organizzate dalle PA al fine di “rendere conto” dei risultati e dell’impatto (outcome) dell’azione amministrativa, proprio nello spirito delle town-meeting nordamericane. Poi, improvvisamente, la trasparenza ha preso un’altra strada, quella della “misura anticorruzione“. Una strada resa esplicita dal passaggio di competenze dal Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP) all’ANAC. Al DFP è rimasta la competenza esclusiva in materia di performance. Ancor più esplicitamente, il Programma triennale della trasparenza è diventato una “sezione” del Piano triennale di prevenzione della corruzione e da quel giorno le strade delle due “sorelle in armi” (performance e trasparenza) si sono irrimediabilmente separate.

Io, invece, ho sempre pensato che la trasparenza del ciclo della performance fosse utile al pari della trasparenza come strumento di prevenzione della corruzione. Ma tant’è, ci sono state tante cose che non ho capito negli ultimi venticinque anni di bulimia riformista.

A mio avviso, infatti, il Dlgs 33/2013 ha cristallizzato un processo che sembrava promettente. Con la trasparenza del ciclo della performance alcune amministrazioni avevano avviato un percorso interessante. Nelle esperienze più avanzate questo percorso cominciava ad essere fatto insieme alle “comunità monitoranti” ed aveva portato ad identificare un set di dati e informazioni, peculiari rispetto alle diverse tipologie di amministrazione. In alcune esperienze internazionali che iniziavano ad essere applicate anche da noi, si tentavano le prime visualizzazioni evolute dei report sulla performance.

Si cominciava a ragionare su come elaborare e pubblicare i dati che ora noi utilizziamo come “indicatori di anomalia” nelle procedura di scelta del contraente (rapporto tra diverse tipologie di procedure, percentuale di affidamenti diretti, presenza e consistenza delle proroghe, volume di affidamenti per singolo operatore economico, ecc…). In campo sanitario, i dati sulle liste di attesa, fondamentali per ridurre i rischi (come vedremo) di orientamento al privato o alla libera professione.  

Tali dati, una volta considerati “rilevanti” potevano essere pubblicati in maniera “pro-attiva” e in formato “aperto”. Tutto questo, sempre con un po’ di tempo e di pazienza, avrebbe prodotto Programmi triennali della trasparenza più raffinati e consapevoli.

Il 2009-2010 era un momento magico. Mi ricordo che l’associazione “trasparenza-performance” era ancora dominante e le Delibere della CiVIT non erano affatto scritte male. Era anche il momento cui sarebbe stato “magico” (ma mi rendo conto piuttosto prematuro) introdurre uno strumento come l’accesso civico generalizzato. La trasparenza reattiva avrebbe permesso alle amministrazioni di valutare quali dati e informazioni fossero più appetibili per gli osservatori qualificati. Avremmo fatto come hanno fatto quasi tutti nel mondo: prima la trasparenza reattiva, con il diritto di accesso a chiunque; poi un periodo più o meno lungo di osservazione per capire quali dati e informazioni risultassero più utili per la partecipazione al dibattito pubblico. Solo alla fine, la trasparenza pro-attiva con obblighi di pubblicazione di dati e informazioni di cui sia stata provata l’utilità e l’importanza.

Il Dlgs 33/2013, come dicevo, ha invece congelato questo promettente processo, capovolgendone il senso. Dall’alto, qualcuno ha deciso quali fossero i dati e le informazioni rilevanti, ai fini non tanto della performance quanto della prevenzione della corruzione. Un set di dati e informazioni, peraltro, uguale per tutti. Diciamocelo chiaramente, una noia mortale

Ora, considerato tutto questo, esattamente, A COSA SERVONO oggi le giornate della trasparenza

Per trovare stimoli positivi sia a partecipare sia a organizzare una giornata della trasparenza, proviamo innanzitutto a fare un po’ d’ordine nel marasma concettuale che a volte accompagna il concetto di trasparenza. 

Si parla della TRASPARENZA come uno strumento (nella prevenzione della corruzione è una “MISURA”) che dovrebbe servire a ridurre le ASIMMETRIE INFORMATIVE. La storia delle dottrine politiche, sociali e morali ci illustra come gli individui tendano a restringere gli spazi di asimmetria informativa tra autorità e cittadini, mentre questi ultimi rivendicano un ruolo di centralità e di partecipazione nelle scelte.

Bene. Ma esattamente, in cosa consiste il “beneficio” di ridurre o azzerare le asimmetrie informative? Sempre in teoria, il beneficio dovrebbe consistere:

  • NEL RIDURRE IL RISCHIO DI AZZARDO MORALE DI UN AGENTE PUBBLICOAd esempio, l’asimmetria informativa nei tempi di attesa per le prestazioni sanitarie genera il rischio che il medico di un ospedale pubblico tragga vantaggio orientando il paziente al privato o alla libera professione.
  • NEL RIDURRE IL RISCHIO DI SCELTE PUBBLICHE ERRATE O COLLUSE DA PARTE DI UN AGENTE PUBBLICOAd esempio, l’asimmetria informativa nella pianificazione ed attuazione di un’opera pubblica genera il rischio di un «effetto N.I.M.B.Y.» (Not In My BackYard).

Secondo problema. Una volta definito l’ambito di operatività della trasparenza, possiamo disegnare dei “limiti“? Cioè, esiste un’etica legata alla trasparenza, così come esiste un’etica legata, ad esempio, alla scienza o alla tecnologia che ne ponga limiti e confini all’operatività quando il danno si ritiene sia superiore al beneficio promesso?

La domanda corretta è la seguente: E’ SEMPRE “OK” RIDURRE LE ASIMMETRIE INFORMATIVE?

  • E’ OK, ad esempio, se c’è la possibilità di far emergere CONFLITTI DI INTERESSI e ridurre il rischio di CORRUZIONE,
  • E’ OK, ad esempio, se c’è la possibilità di migliorare la qualità delle decisioni pubbliche attraverso la PARTECIPAZIONE.
  • NON E’ OK, ad esempio, se esiste il rischio di pregiudicare un interesse (pubblico o privato), come, ad esempio, la SICUREZZA NAZIONALE, o la TUTELA DEI DATI PERSONALI,
  • NON E’ OK, ad esempio, se esiste il rischio di alimentare sentimenti di invidia (VOYEURISMO).

Proviamo a fare degli esempi..


Un esempio di riduzione delle asimmetrie informative per la «PARTECIPAZIONE».

  • Il Comune di Caciucco pubblica i dati relativi al patrimonio immobiliare del Comune.
  • Singoli immobili e spazi pubblici in stato di parziale o totale disuso o deperimento che, per ubicazione, caratteristiche strutturali e destinazione funzionale, si prestano ad interventi di cura, gestione condivisa e rigenerazione da realizzarsi mediante patti di collaborazione.
  • Poi invita la comunità locale a presentare progetti. 

(Fonte: Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani)



Un esempio di riduzione delle asimmetrie informative per mero «VOYEURISMO».

  • Un giornale locale compie alcune ricerche sul sito istituzionale del Comune di Caciucco.
  • Qualche giorno dopo esce con la notizia che i dirigenti del Comune di Caciucco guadagnano, in media, 75.000 euro all’anno.
  • Nessuno sembra essere interessato (né il giornale, né i lettori) al fatto che ci sono alcuni dirigenti che non hanno pubblicato il proprio reddito.


Un esempio di riduzione delle asimmetrie informative per l’«EMERSIONE DI UN CONFLITTO DI INTERESSI».

  • Un giornale locale scopre che l’Assessore all’ICT del Comune di Caciucco non ha pubblicato la situazione patrimoniale sul sito Amministrazione Trasparente del Comune.
  • Dal momento che si tratta di un «obbligo di pubblicazione», la vicenda finisce di fronte all’ANAC.
  • Qualche giorno dopo l’Assessore è costretto a pubblicare la sua situazione patrimoniale.
  • Si scopre che l’Assessore possiede una cospicua quantità di azioni di un noto player ICT.


Un esempio di riduzione delle asimmetrie informative che “LEDE LA TUTELA DEI DATI PERSONALI“.

  • Marta è la mamma di una bambina di 2 anni e ha inviato una domanda di iscrizione della bambina all’asilo nido comunale.
  • Purtroppo, una volta uscita la graduatoria, Marta osserva che sua figlia non ha ottenuto un punteggio (conteggiato sulla base dei “Criteri per la formazione delle graduatorie per l’accesso agli asili nido comunali”) valido per l’ottenimento del servizio.
  • Marta è molto delusa, ritiene che il suo ISEE sia molto basso e non capisce il motivo della sua esclusione.
  • Decide di richiedere al Comune la documentazione relativa alle domande presentate dai genitori che risultano avere un punteggio superiore e che la precedono in graduatoria.
  • Il Comune consegna la documentazione con tanto di dichiarazione ISEE presentate dai genitori che precedono Marta nella graduatoria.

Da questa rapida carrellata di casi, perciò, si potrebbe evincere che NON E’ sempre GIUSTO ridurre le asimmetrie informative. A volte può essere persino frustrante. Considerate, ad esempio, il caso dell’Assessore. In assenza di strumenti culturali o legali che richiamino alla “responsabilità“, l’aver fatto emergere il conflitto di interessi non fa altro che alimentare un senso di frustrazione e impotenza.

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In effetti, la riduzione dell asimmetrie informative è solo un meccanismo di base. Occorre spingersi un po’ più in profondità e accettare la complessità della trasparenza che rimane comunque un importante strumento di miglioramento delle moderne democrazie. 

In un recente passato abbiamo sviluppato uno studio approfondito su almeno cinque diversi ambiti di applicazione della trasparenza.

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Non è qui il caso di ripercorrere l’intero studio, ma l’aspetto che sembrava più promettente era l’ultimo, cioè l’approccio “evoluzionista”, collegato alle teorie di Gregory Bateson.

Per spiegarlo, avevamo utilizzato un passo dell’altrettanto celebre libro “Verso un’ecologia della mente” del celebre antropologo.

“Oggi in biologia si sa molto sull’evoluzione del cavallo.
Il Museo americano di Storia naturale possiede centinaia di scheletri fossili di cavallo che segnano il cammino seguito dall’evoluzione per giungere dall’EOHIPPUS – un animale con cinque dita nelle zampe anteriori e posteriori, probabilmente col piede morbido, e grande più o meno come un cane di taglia media – fino al cavallo attuale, che ha un solo dito per piede (quattro dita sono scomparse e una è rimasta), munito di una grande unghia alla cui estremità c’è lo zoccolo.
La dentatura è cambiata moltissimo e ora al centro ha uno spazio vuoto, tanto che ci si può infilare una penna, e lì al centro il cavallo non può mordere, e ha una faccia lunga lunga proprio da cavallo.

Quindi ne sappiamo un bel po’ sul suo aspetto e sul cammino che l’ha portato sin qui giudicando in base agli scheletri di tutti i cavalli.
…Orbene, in verità questa, sapete, non è la storia dell’evoluzione del cavallo, e non è il cavallo la cosa che si è evoluta. Quella che si è evoluta in effetti è stata una relazione tra cavallo ed erba”.

Ora proviamo a mettere la pubblica amministrazione (PA) al posto del cavallo di Bateson.

Se regge la metafora, parlare di evoluzione della Pubblica Amministrazione è sostanzialmente inutile. Quello che evolve è una relazione tra PA e cittadinoSe accettiamo questo punto di vista, ci rendiamo conto che un termine non può prescindere dall’altroCosì la Pubblica Amministrazione non potrà in nessun caso pensare di evolvere autonomamente dal cittadino/utente e viceversa.

La natura della relazione è di dipendenza. Esiste un organismo dominante che possiamo identificare nel cittadino/utente che esprime un’ISTANZA di conoscenza e di partecipazione ed un organismo servente che possiamo identificare nella PA che si organizza sia per essere in grado di comprendere bene l’istanza, sia per essere in grado di rispondere efficacemente.
In questo ambiente si selezionano delle regole di convivenza che permettono ai due organismi di evolvere con reciproca soddisfazione.

Il nutrimento che fa crescere questo ambiente ecologico e lo tiene in una posizione di sostanziale equilibrio è il cosiddetto feedback.
La teoria dei sistemi poteva spiegare questo equilibrio con la nozione di autogoverno attraverso la retroazione (feedback), per cui l’informazione che giunge da una data azione viene ricorsivamente reintrodotta nel sistema e gli consente di regolare l’attività successiva modificandola.

Per “evolvere”, dunque, la PA ha bisogno di essere trasparente ed aperta alla partecipazione, così come la cellula di un organismo muore se non scambia con l’esterno il nutrimento necessario per la sua sopravvivenza.
La trasparenza e la partecipazione sono fattori cruciali per l’adattamento della PA in un ambiente sempre diverso, che permette di affermare la centralità del cittadino in una “relazione ecologica” con il suo organismo servente (PA).
Quello a cui si dovrebbe tendere, pertanto, è l’instaurarsi di una relazione “ecologica” tra PA e comunità di riferimento.
Per questo una azione “opaca”, nel senso di «chiusa» del settore pubblico non garantisce una comunicazione bi-direzionale fondata sul feedback.

La giornata della trasparenza può rappresentare una importante occasione di SCAMBIO, nel senso ecologico proposto da Bateson. L’utilizzo migliore che se ne possa fare, pertanto, sarebbe quello di “RACCOGLIERE dei FEED-BACK”. 

Per questo la giornata della trasparenza NON PUO’ E NON DEVE ESSERE UN CONVEGNO in cui c’è l’amministrazione che parla e la comunità di riferimento che ascolta. 

Deve essere un ambiente in cui si possa esprimere, prima di tutto, la comunità di riferimento. Sarebbe interessante chiedere a cittadini/utenti e osservatori qualificati quali sono i loro fabbisogni di informazione per poter operare controllo e partecipazione. Sarebbe meraviglioso includere i soggetti che non hanno voce (ad esempio i bambini/e che non possono votare e le cui opinioni non vengono MAI prese in considerazione). Occasione unica, infine, per chi sta costruendo il suo Piano di prevenzione della corruzione per ricostruire il contesto esterno e interno con informazioni provenienti da soggetti diversi e non autoreferenziali.

Per fare in modo che le giornate della trasparenza non siano solo delle finestre di visibilità per i soliti personaggi, esistono molte modalità funzionali e funzionanti per gestirle. Ad esempio, rifacendosi all’originale, cioè alle town-meeting nordamericane. In Italia ci sono state numerose iniziative in questo senso, in Toscana, in Piemonte, in Emilia Romagna e in Sicilia (provate a digitare “town-meeting” su google). Ora, peraltro, esiste anche l’Electronic Town Meeting e organizzazioni che le promuovono.

Insomma, l’idea è di non perdere questa occasione.

Per consultare le slides relative a questo post, cliccare qui.

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Dialoghi sul conflitto di interessi (Parte sesta). IL RITORNO A CASA

…Leggi la prima parte dei dialoghi
…Leggi la seconda parte dei dialoghi
…Leggi la terza parte dei dialoghi
…Leggi la quarta parte dei dialoghi
…Leggi la quinta parte dei dialoghi

PARTE SESTA

Massimo: Dunque, Andrea, avevamo chiuso la seconda parte del caso con un bel salto di intensità. L’interesse di dall’Osso nei confronti della Gammaraggi s.r.l. “vola”.

Andrea: Sì. E con la contestuale perdita di quasi tutti gli interessi primari di Dall’Osso, una vera sciagura.

Massimo: Sono molto curioso di sapere cosa succede dopo.


Ottobre 2017

Il dottor Dall’Osso effettua le supervisioni concordate.

Ha numerosi contatti con diverse figure professionali della Gammaraggi s.r.l. e, nonostante il fatto che i macchinari continuino a presentare gli stessi problemi di instabilità, ne promuove l’efficacia diagnostica.

Nei colloqui con il rappresentante del settore risorse umane, emerge l’opportunità di ricoprire un ruolo all’interno dell’azienda in qualità di agente per il nord-est, a patto che la Gammaraggi s.r.l. aumenti il suo volume di lavoro con i clienti istituzionali locali.


Massimo: Hai visto Andrea, come si cambia opinione in fretta? La Gammaraggi s.r.l. continua a produrre dei bidoni, ma il buon Dall’Osso sembra più indulgente. Chissà mai perché?

Andrea: La Gammaraggi s.r.l. venderà pure dei bidoni, ma qui si dimostra assai abile a mettere la pulce nell’orecchio a Dall’Osso. Potremmo dire che l’operazione che tenta (e sembra riuscirci) è di “saldare” i suoi interessi con quelli del nostro sfortunato protagonista. Come? Facendo leva su “M” (famigerato!), cioè sull’interesse di Dall’Osso a ricongiungersi con la propria famiglia, che è fortissimo.

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Massimo: Un ruolo strategico in azienda a patto che si realizzi una crescita del business con i clienti istituzionali, cioè con l’ambito sanitario pubblico. I due interessi filano insieme che è una meraviglia. Qui Dall’Osso viene preso per la gola. Chissà se accanto all’interesse verso il ricongiungimento familiare, la Gammaraggi s.r.l. gli abbia solleticato anche un altro interesse, che è rimasto nascosto per tutto questo tempo e che potremmo definire come “l’interesse a contare qualcosa (finalmente)“.

Andrea: Sì, Massimo, ma ricordati che la Gammaraggi s.r.l. è pur sempre una venditrice di bidoni. Questo Dall’Osso lo sa.   


Novembre-Dicembre 2018

Nei mesi successivi, il dott. Dall’Osso svolge solo un paio di interventi di assistenza tecnica su commissione della Gammaraggi s.r.l. e sempre nel Lazio e in Abruzzo.

Il dott. Dall’Osso comincia a sospettare che la Gammaraggi s.r.l. non abbia poi così tanti clienti e, soprattutto, teme che l’azienda non abbia la capacità di acquisire clienti nel nord-est.


Massimo: L’interesse del dott. Dall’Osso per la Gammaraggi s.r.l. inizia a scemare. Qui probabilmente Dall’Osso vive una vera e propria crisi. Ci stava credendo in quell’opportunità.

Andrea: Eh già. Un piccolo rimbalzo nell’intensità degli interessi.

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Massimo: Ma il “vulcanismo” degli altri interessi rimane pericolosamente attivo. Con quell’IP ancora così dannatamente basso e quel “M” che spinge come un treno a vapore.

Andrea: Vedi, potremmo pensare che quello che si è modificato con la prospettiva generata dalla Gammaraggi s.r.l. quando propone a Dall’Osso di diventare agente per il nord-est, sia il suo livello di “attenzione” nei confronti del mondo. Una nuova progettualità verso cui tendere ogni sforzo, che potremmo definire con “cambiare lavoro per tornare a casa” e che si salda con una seconda ambizione, che tu avevi correttamente chiamato “contare (finalmente) qualcosa“. Vediamo come va a finire.


Marzo 2018

Il dottor Dall’Osso riceve una telefonata dall’agente della Gammaraggi s.r.l.

«Dottore come sta? Le avevo detto che vorremmo consolidare il nostro marchio nel nord-est, giusto?

A tal proposito siamo in contatto con un potenziale cliente istituzionale che ci allerta su possibili opportunità di business.

Avremmo bisogno, se per lei non fosse un eccessivo disturbo, di qualche informazione su come redarre un disciplinare che ci metta nella situazione giusta.

Sa’, si aprirebbero percorsi insperabili per entrambi, solo fino a poco tempo fa».


Massimo: Siamo al momento della verità, caro Andrea.

Andrea: sì Massimo. La Gammaraggi s.r.l. con uno stile tipico di chi dice e non dice sta proponendo a Dall’Osso di mettere a disposizione le sue conoscenze, acquisite in ambito pubblico, per determinare un vantaggio competitivo a favore di un soggetto privato. Tra l’altro, in un ambiente che vede il principio di riservatezza delle informazioni già violato (“ci allerta su possibili opportunità di business“) da un altro agente pubblico (“un potenziale cliente istituzionale“). 

Massimo: Già. Il segnale di “pericolo” dovrebbe suonare. E invece, proprio per la particolare convergenza degli interessi che si è creata, Dall’Osso potrebbe vedere solo un’opportunità da cogliere. Se solo avesse conservato un “E” alto! Non esiterebbe a sbattere quel telefono in faccia all’agente della Gammaraggi s.r.l. Ma, invece…

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Andrea: … Invece G diventa massimo, trainato da M. Inoltre gli interessi M e G reagiranno positivamente alla proposta della Gammaraggi s.r.l., senza essere contrastati dall’interesse A. Infatti A (l’unico interesse pubblico rimasto a Dall’Osso) è l’interesse dell’Ospedale di Roma in cui Dall’Osso lavora. Se Dall’Osso favorisce la Gammaraggi in un ospedale diverso dal suo (per esempio a Padova) non rischia di ledere A. Paradossalmente Dall’Osso può compiere un “azzardo morale” senza che G e A entrino in conflitto. Se gli interessi IP ed E fossero ancora attivi, le cose andrebbero diversamente. L’interesse E reagirebbe negativamente alla scelta di dall’Osso di favorire la Gammaraggi s.r.l. a discapito di altri operatori economici. Anche l’interesse IP reagirebbe negativamente alla scelta di dall’Osso di promuovere macchinari scadenti. E il nostro protagonistista vivrebbe un dilemma, perché IP+E=M+G.

Massimo: E invece nessun dilemma per Dall’Osso! Purtroppo, IP ed E sono andati persi. E sappiamo quanto ruolo abbia avuto l’Ospedale in questa perdita. Ma Andrea, secondo te, “fornire informazioni su come redarre un disciplinare” per avvantaggiare un operatore economico privato in un’ipotetica gara pubblica non ancora esperita (ed esterna al proprio Ente), configurerebbe qualche ipotesi di reato?

Andrea: Non saprei dire con esattezza. Ma sicuramente è una condotta idonea ad “aprire la via” ad altri comportamenti. Ora ho davvero paura che sia troppo tardi per il povero Dall’Osso. Mi rimane una speranza, ma dimmi, ti prego, come va a finire.


Marzo 2018

Il dottor dall’Osso ascolta con attenzione.

Al termine della cordiale telefonata con l’agente della Gammaraggi s.r.l., chiama la moglie e le rivela che ci sono novità positive.

«Amore, non resteremo separati a lungo!»


Massimo: Caro Andrea, ho perso di vista Dall’Osso dopo questa telefonata. Più nulla per un po’ di tempo. E poi leggo sui giornali quella notizia. Un vero dramma. Ma non si può dire che non se la sia andata a cercare. Dalle ricostruzioni degli inquirenti saltano fuori diverse circostanze inquietanti.

Effettivamente Dall’Osso, dopo quel primo “azzardo morale”, al tempo in cui ancora lavorava presso l’ospedale pubblico, aveva contribuito alla causa della Gammaraggi s.r.l., mettendo a disposizione tutto il suo rilevante patrimonio di informazioni. Per ripagare gli sforzi di Dall’Osso la società aveva messo a sua volta a disposizione della famiglia una bella casa al centro di Padova; un affitto irrisorio a copertura dello scambio occulto.

Una volta acquisite le commesse negli ospedali, la Gammaraggi s.r.l. aveva proposto a Dall’Osso di far parte a tempo pieno della squadra, non assumendolo direttamente, ma utilizzando la schermatura delle consulenze occasionali per l’azienda stessa e per altri operatori economici collusi, con la finalità di allargare il portafoglio clienti di Dall’Osso. In questo modo Dall’Osso aveva potuto agire come “cacciatore di teste” negli ambienti pubblici e privati presso cui operava.

Infine, la Gammaraggi s.r.l. gli aveva messo a disposizione vari “benefit“, da distribuire ai medici che si mostravano disponibili, tra cui, appunto vacanze a Dubai con famiglia, di cui egli stesso, di tanto in tanto, usufruiva.

Andrea: Massimo, forse ti è sfuggito. Ma la notizia è datata novembre 2018. Forse siamo ancora in tempo per salvare il buon dottor Dall’Osso!

Massimo: E’ vero. Dobbiamo riconsiderare l’intera storia ed identificare i momenti in cui sia Dall’Osso sia il suo ospedale potevano effettivamente modificare le proprie scelte. Forse non tutto è perduto ma lo vedremo nel prossimo post.

 

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Dialoghi sul conflitto di interessi (Parte quinta). LA VIA PER L’INFERNO E’ LASTRICATA DI BUONE INTENZIONI

…Leggi la prima parte dei dialoghi
…Leggi la seconda parte dei dialoghi
…Leggi la terza parte dei dialoghi

…Leggi la quarta parte dei dialoghi

PARTE QUINTA

Massimo: Allora Andrea, sei pronto? Avevamo chiuso la prima parte del nostro caso con un bel salto temporale. Dal 2013 si passa al 2017.

Andrea: Sì, mi avevi detto che per quattro anni l’interesse di Dall’Osso verso la Gammaraggi s.r.l. era rimasto effettivamente inattivo. Pareva quasi “evaporato”. Ma poi…


Giugno 2017

wifeLa moglie del dottor Dall’Osso è un’insegnante. Purtroppo il suo incarico a Roma non viene confermato. Le viene offerto un nuovo incarico in Provincia di Padova.

Il destino dei due coniugi è la separazione, assai dolorosa per il dottor Dall’Osso, visto che anche i suoi due bambini sono costretti a trasferirsi con la madre. La moglie è anche costretta ad assumere una baby-sitter e a pagare un affitto piuttosto cospicuo.


Massimo: Accidenti, un bel guaio. Comincio a provare una sorta di “vicinanza emotiva” con Dall’Osso. Anche io ho due bambini e l’idea di separarmi da loro e dalla mia compagna mi mette i brividi. Posso solo immaginare come cambia l’intensità dei suoi interessi.

Andrea: L’entrata in scena della moglie ci permette di disegnare in modo più preciso la “rete di collegamento” di Dall’Osso. Questa rete include, ovviamente, delle relazioni professionali e delle relazioni familiari.

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Massimo: La rete di collegamento di Dall’Osso supporta anche un nuovo interesse, che tu hai indicato con la lettera M. Immagino sia l’interesse di Dall’Osso a stare con la propria famiglia. “M” potremmo tradurlo con “l’interesse al ricongiungimento familiare“, dal momento che ingloba al suo interno un interesse affettivo assai forte, rivolto alla moglie e ai propri figli, ma anche un interesse economico dal momento che il mantenimento di parte della famiglia in un posto diverso comporta spese ingenti. Perciò un “interesse-guida“, cioè qualcosa che sposta le decisioni. Sono sicuro che M ha avuto un ruolo centrale nel percorso di “corruzione” di Dall’Osso! 

Andrea: Potremmo immaginare questo scenario: prima del trasferimento della moglie, l’interesse M agiva solo nel contesto familiare. Dopo il trasferimento, M è si è rafforzato, ha fatto il suo ingresso anche nel contesto professionale di Dall’Osso e ha cominciato a interferire con gli altri interessi dominanti…

Massimo: Giusto… mi sembra di vederlo, il povero Dall’Osso: prima aveva trovato un equilibrio tra lavoro e famiglia. Adesso invece per vedere la sua famiglia deve prendere un treno ed andare da Roma a Padova. E tutto è più difficile: la semplice assenza di un collega, o una emergenza al pronto soccorso possono impedirgli di salire su quel treno e raggiungere la moglie e i figli.

Andrea: direi che abbiamo abbastanza dati per aggiornare il nostro grafico.

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Massimo: Quindi, nel giugno del 2017, l’interesse M è massimo. Ed equivalente a IP e A. Mentre G ed E continuano ad essere sotto la soglia di attivazione.

Andrea: A, IP e M sono equivalenti possono entrare in conflitto. Quale decisione li può polarizzare?

Massimo: Fammi pensare… forse la decisione di cambiare lavoro! A e IP reagiranno negativamente all’ipotesi che Dall’Osso cambi lavoro (se cambia lavoro non potrà più curare i pazienti e non potrà più contribuire a raggiungere gli obiettivi di performance dell’Ospedale). Invece M reagirà positivamente, perché se Dall’Osso trova un lavoro vicino a Padova, potrà stare vicino alla sua famiglia!

Andrea: Giusto. Ma quando e perché Dall’Osso comincia a valutare l’ipotesi di cambiare lavoro?


Settembre 2017

Giunge una mail all’indirizzo del dottor Dall’Osso. Proviene dalla Gammaraggi s.r.l.

L’azienda chiede al dottor Dall’Osso di fornire assistenza tecnica passiva quale supervisore durante interventi programmati da strutture ospedaliere, prevalentemente site in Nord Italia, al fine precipuo di addestrare altro personale medico nelle tecniche di Radiologia diagnostica.

Il dottor Dall’Osso prende subito il telefono e chiama l’agente della Gammaraggi s.r.l. con cui era in contatto.

null«Ma voi avete forniture presso gli ospedali di Padova o della Provincia?»

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L’agente risponde con un «Stiamo pensando di consolidarci proprio in quell’area» e poi chiede: «E’ disponibile a fare trasferte dottor Dall’Osso?» 

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«In questo momento non faccio altro che salire e scendere dai treni!», risponde Dall’Osso.


 

Massimo: Sai, Andrea, il mondo sanitario è pieno di interessanti professionalità. Una di quelle che a me erano sconosciute fino a poco tempo fa era la figura del “proctor”.

Andrea: Che? Proctor? Che significa?

Massimo: E’ un operatore sanitario, ad esempio un tecnico o anche un chirurgo, che, imparando ad utilizzare un determinato macchinario o padroneggiando una determinata tecnica, è chiamato a “trasferire” la sua conoscenza in altri ambiti, addestrando o supervisionando altri operatori sanitari di altri ospedali. A volte li chiamano anche “specialist”, ma, più o meno, è la stessa cosa. Per un’azienda che vende dispositivi diagnostici come la Gammaraggi s.r.l., avere dei buoni proctor significa promuovere al meglio il proprio prodotto. E Dall’Osso è bravo, veramente bravo con il suo lavoro.

Andrea: Grazie per l’utile informazione sul mondo sanitario; già mi sento un proctor dell’anticorruzione…

Massimo: Ecco, qui abbiamo il secondo evento critico … Dall’Osso comincia a collegare la Gammaraggi s.r.l. con una certa “opportunità” di ricongiungersi con la propria famiglia. 

Andrea: Magari comincia, in cuor suo, a valutare l’ipotesi di cambiare lavoro. E i suoi interessi dominanti (M, IP e A) entrano in conflitto.

Massimo: E l’interesse G, cioè l’interesse di dall’Osso per la Gammaraggi s.r.l. comincia a crescere. Prima era tenuto sotto la soglia di attivazione da IP. Ricordi? Abbiamo chiamato questo fenomeno “effetto gallo nel pollaio”.

Andrea: Hai ragione! Le intensità di G e IP sono correlate: se G “sale” (diventa più intenso), significa che IP “scende” (diventa meno intenso).

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Massimo: IP non può scendere da solo. Qualche altro interesse deve “spingerlo in basso” riducendo la sua intensità. 

Andrea: Questo interesse potrebbe essere M. Dopo la telefonata della Gammaraggi, IP e M entrano in conflitto. Dall’Osso vive un dilemma: ama il lavoro (IP) ed ama la sua famiglia (M). Questo gli impedisce di decidere.  

Massimo: Ma alla fine riesce a decidere: M vince su IP, giusto?

Andrea: Esatto! M ha la stessa intensità di IP e A. Ma potremmo dire che M è più “stabile”: Dall’Osso non lo vuole spostare dalla posizione in cui è. Non vuole che perda di intensità. Quindi, M diventa “gallo nel pollaio” e cerca di sbattere IP sotto la soglia di attivazione. Tuttavia, secondo me, e dimmi se sbaglio, l’intensità di IP non dovrebbe ridursi di molto, perché la “rissa tra galli” coinvolge anche A (che dà manforte a IP). Contemporaneamente l’intensità di G comincia ad aumentare, ma fino a un certo punto, perché IP, per quanto indebolito, continua ad interferire con la sua crescita.

Massimo: Possiamo rappresentare questa situazione (che comincia ad essere abbastanza complessa) con un grafico in cui le intensità degli interessi si distribuiscono su tre livelli: massimo (A ed M), medio (IP e G) e minimo (E):

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Andrea: il tuo grafico rappresenta benissimo il mio ragionamento. Adesso IP e G sono in una specie di “limbo”: IP si è indebolito, ma non è ancora morto del tutto; mentre G si è attivato, ma deve ancora fare molta strada per diventare dominante. Per capire se il nostro scenario è corretto, dobbiamo però vedere come va avanti la storia di Dall’Osso…


Settembre 2017

Il dottor Dall’Osso risponde positivamente all’invito della Gammaraggi s.r.l. e chiede di essere autorizzato dal proprio ospedale.

L’ospedale autorizza il dottor Dall’Osso ad esercitare l’incarico al di fuori dell’orario di servizio, non essendo emersi evidenti elementi di incompatibilità né di conflitto di interessi in esito alla fase istruttoria, a condizione che:

  • l’attività d’istituto allo stesso assegnata non subisca alcun pregiudizio;

  • sia esclusa l’instaurazione di fatto di un rapporto di lavoro dipendente con la ditta che conferisce l’incarico;

  • Il dottor Dall’Osso non entri a far parte di Commissioni di valutazione per i prossimi tre anni.


Massimo: Questo, Andrea, è quello che potresti trovare scritto sulle autorizzazioni che ospedali e ASL pubblici rilasciano ai propri dipendenti per i cosiddetti “incarichi extra-istituzionali”. La valutazione viene effettuata, sulla base di quanto dichiara il proponente e in ottemperanza al Regolamento aziendale che tutte le organizzazioni del Servizio Sanitario Nazionale devono aver adottato, obbligatoriamente.

Andrea: Interessante l’ultima “condizione”, che il Dall’Osso non entri a far parte di Commissioni per tre anni.

Massimo: Si chiama “cooling-off period” o periodo di “raffreddamento”. Se ne parla molto come modalità di gestione del conflitto di interessi. Si tratta, in buona sostanza, di applicare lo stesso principio che c’è nel pantouflage (o “revolving doors”). Per i tre anni successivi all’instaurarsi di un “collegamento di interessi”, in grado di attivare un conflitto di interessi “potenziale”, l’organizzazione stessa determina l’inconferibilità per il soggetto ad assumere incarichi in cui egli possa orientare il processo decisionale, ad esempio, di scelta del contraente. In questo modo si “raffredda” l’interesse e si previene anche una eventuale “escalation” della situazione a rischio.

Andrea: Sicuramente il cooling-off sarà, nella maggior parte dei casi una buona procedura di gestione dei conflitti di interessi. Ma non in questo caso. L’ospedale non ha considerato tutti gli interessi in gioco e non ha valutato bene la loro intensità!

Massimo: Cosa intendi dire?

Andrea: L’ospedale considera solo due interessi: G (l’interesse di Dall’Osso per la Gammaraggi s.r.l.) e A (l’interesse dell’organizzazione a ottenere i migliori risultati, interesse che Dall’Osso deve perseguire, in quanto agente pubblico). E sovrastima l’intensità di G. Probabilmente, l’ospedale teme che G sia già molto elevato e che possa, nel tempo, diventare equivalente ad A, a causa del rapporto di collaborazione di Dall’Osso con la Gammaraggi s.r.l. … Ecco il grafico degli interessi in gioco, secondo l’ospedale:

interessi ospedale

Massimo: L’ospedale pensa che G sia molto intenso. Invece noi sappiamo che G non può diventare molto intenso, perché IP ed A bloccano la sua crescita, giusto?

Andrea: Esatto! L’ospedale, vietando a Dall’Osso di partecipare alle Commissioni di gara, crede di ridurre l’intensità di G… in realtà, riduce l’intensità di IP.

Massimo: Credo di aver capito, Andrea! Prima (nel 2013) l’ospedale obbliga Dall’Osso ad andare in Commissione, facendo leva sull’interesse A. Adesso (nel 2017), sempre in nome dell’interesse A, dice a Dall’Osso che non può più andare in Commissione. 

Andrea: Inoltre, quando l’ospedale impone a Dall’Osso di non andare più in Commissione, crea una polarizzazione tra A e IP, che prima non c’era. Infatti, A reagirà negativamente all’ipotesi che Dall’Osso vada in Commissione, mentre IP reagirà positivamente. Ecco, io trovo questa polarizzazione semplicemente paradossale.

Massimo: E lo è! IP è un di cui di A. Ogni volta che Dall’Osso cura i pazienti con  macchinari migliori (IP), contribuisce a far raggiungere all’ospedale i migliori risultati (A).

Andrea: I due interessi, fino ad ora, erano andati “a braccetto”. Adesso, invece, l’ospedale manda a Dall’Osso un messaggio di questo tipo: “se tu andassi in commissione, sceglieresti il macchinario migliore e quindi contribuiresti a far raggiungere i risultati migliori all’azienda. Tuttavia, per farci raggiungere il risultato migliore, non andare in Commissione”. Capisci? E’ un messaggio privo di logica!  

Massimo: Ma l’ospedale dice una cosa di questo tipo perché teme che Dall’Osso non scelga nel suo interesse, ma in quello della Gammaraggi s.r.l.! Non mi sembra così illogico.

Andrea: Ma dall’Osso non ha alcun interesse a far avere alla Gammaraggi delle forniture nel suo ospedale… non dimentichiamoci che l’altro suo interesse dominante è M: vuole avvicinarsi alla moglie e quindi vorrebbe piuttosto che vincesse degli appalti negli ospedali vicini a Padova, per avvicinarsi alla moglie!

Massimo: Quindi l’ospedale crea una polarizzazione inutile, perché non considera l’interesse M… E Dall’Osso come ne esce?

Andrea: Eliminando IP.  Se, come abbiamo detto, è paradossale che IP e A, che sono interessi così simili, si polarizzino, allora l’unico modo per superare il paradosso è eliminare uno dei due interessi. Il più debole.

Massimo: Quindi è l’ospedale che indice Dall’Osso ad “ammazzare” IP.

Andrea: Sì. E una volta che IP è sotto la soglia di attivazione, G può crescere quanto vuole. Può anche diventare dominante!

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Massimo: Povero Dall’Osso! Arrivati a questo punto, ha perso quasi tutti i suoi interessi primari. Ed è in una classica situazione di conflitto di interessi: G e A hanno la stessa intensità. Ormai è “servo di due padroni”: deve fare gli interessi dell’Ospedale (A), ma contemporaneamente è anche interessato alla Gammaraggi s.r.l.

Andrea: Sai cosa mi stupisce di tutta questa storia, Massimo? Che fino ad ora, tutti hanno agito in buona fede. Dall’Osso si è limitato a reagire in qualche modo a due eventi critici (la famiglia trasferita a Padova e la Gammaraggi s.r.l. che gli propone una collaborazione). E l’Ospedale non voleva certo “uccidere” IP, quando ha vietato a Dall’Osso di andare in Commissione. Eppure tutta questa buona fede a cosa a portato? Ha generato un conflitto di interessi.

Massimo: Caro Andrea, in certi casi purtroppo la via per l’inferno è lastricata d buone intenzioni! Adesso però, sono veramente curioso di sapere come va a finire la storia…

…VAI ALLA SESTA PARTE DEI DIALOGHI…

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