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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Ti chiediamo di rispondere a poche, semplici domande. Vogliamo capire quali sono le esigenze dei nostri vecchi e nuovi lettori (che crescono costantemente di numero).

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Su MEPA un nuovo corso di @spazioetico sul Codice di Comportamento PA

IL COMPORTAMENTO DEL DIPENDENTE PUBBLICO

Lezioni sulle regole del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici

FORMAZIONE GENERALE CON APPROCCIO VALORIALE

attraverso il modello SPAZIOETICO

SU MEPA: Codice articolo fornitore: SPAZIOETICO 01

Lo scopo è di realizzare iniziative formative, informative e di sensibilizzazione, volte al miglioramento della comprensione della strategia di prevenzione della corruzione e della trasparenza in un Ente Pubblico attraverso la comprensione delle regole del Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici, con particolare riferimento al rafforzamento e manutenzione del loro spazio etico.

MODULI FORMATIVI (che si traducono in giornate di formazione)

  1. 1-3 CdC_PA. Introduzione al Codice di Comportamento come misura del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione
  2. 4 CdC_PA. Il divieto di accettare compensi, regali e utilità; una regola che viene da lontano
  3. 6 e 7 CdC_PA. Il Conflitto di interessi. Il dovere di segnalazione e l’obbligo di astensione.
  4. 8 CdC_PA. Il Whistleblowing e ed il “comportamento di segnalazione”
  5. 9 CdC_PA. La pubblicazione dei dati e l’obbligo di tracciabilità del processo decisionale
  6. 10 e 11 CdC_PA. Il comportamento nei rapporti con i privati e il comportamento in servizio
  7. 12 CdCPA. Il comportamento del dipendente pubblico nei rapporti con il pubblico
  8. 13 CdC_PA. Il comportamento del dirigente e la leadership etica

1a

Il modello

La definizione di “spazio etico“, introdotta da Lord Moulton attraverso la celebre parafrasi del “comportamento non esigibile per legge” coglie uno degli aspetti più interessanti della fragilità delle organizzazioni pubbliche. L’organizzazione un po’ come una forte struttura che regola, attraverso precise prassi e norme di comportamento, la vita di soggetti che provengono da situazioni molto diverse.

Al di fuori di un rigido controllo, tuttavia, cosa avviene? Come prendono effettivamente le decisioni i dipendenti pubblici? Che grado di autonomia esprimono nel loro processo decisionale? Come risolvono i dilemmi etici a cui sono chiamati a rispondere nella quotidianità e nella complessità del loro lavoro?

In effetti, di fronte ai cosiddetti “dilemmi etici” (un dilemma etico può essere descritto come una decisione che richiede una scelta tra principi concorrenti, spesso in contesti complessi e con elevata carica di responsabilità) la struttura viene meno, così come vengono meno le gabbie comportamentali costituite dalle relazioni tra pari e con la leadership.

Ed ecco che entra in gioco il “comportamento non esigibile per legge”, cioè, lo spazio etico. Se questa dimensione non è stata presidiata, se lo spazio etico non è stato alimentato (ad esempio attraverso la riattivazione di un pensiero forte ed una posizione etica anche sulle piccole scelte operate quotidianamente) il dipendente pubblico rischia di non saper affrontare la complessità della scelta. La conquista di un proprio spazio etico, pertanto, è parallela alla conquista dell’autonomia.

Una solida strategia di prevenzione della corruzione dovrebbe, pertanto, promuovere un “approccio olistico”, nel senso di guidare e orientare i dipendenti sia alla costruzione di solide protezioni comportamentali (gabbie normative e strutture fisiche), sia allo sviluppo di “capacità decisionale etica” (il rafforzamento del cosiddetto “spazio etico”). In questo consiste la “doppia chiave”: rafforzare i comportamenti da un lato e potenziare lo spazio etico dall’altro lato per fare la cosa giusta ed essere convinti che sia stia facendo la cosa giusta.

Dunque, una moderna e corretta strategia di promozione della strategia di prevenzione della corruzione (così come anche definita dall’OCSE) combina:

  • un Approccio basato sulle regole. Promuovere l’autonomia decisionale attraverso i cosiddetti “controlli esterni” sul comportamento dei dipendenti. Predilige regole e procedure formali e dettagliate come mezzo per ridurre le violazioni della sobrietà e prevenire ricadute (ad es., standard comportamentali e regole, risk management, codice di condotta individuale e di gruppo, ecc.) Parola chiave: CONFORMITA’

con

  • un Approccio basato sui valori. Promuovere l’autonomia decisionale attraverso i cosiddetti “controlli interni”, cioè il controllo esercitato dai dipendenti su se stessi. Questo approccio mira a stimolare la comprensione e l’applicazione quotidiana di valori etici e per migliorare le competenze decisionali e sviluppare autonomia attraverso sessioni formative interattive, gruppi, consulenza individuale, ecc. Parola chiave: COMPRENSIONE

L’offerta formativa con riferimento al modello di intervento

La didattica, prevalentemente proposta con modalità residenziale, si caratterizza per una metodologia socio-costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina, considerera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) da un soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della conoscenza, viene dunque ri-creata in sede di formazione attraverso un continuo “fare esperienza” di essa. Si determina dal modo, dai mezzi, dalla disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati all’esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La “costruzione” si poggia quindi su mappe cognitive che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.

In linea con un nuovo modello di intervento, la filosofia di intervento è finalizzata al cambiamento orientato alla “cultura etica” di un’organizzazione.

La formazione nell’ambito del Piano triennale di prevenzione della corruzione

Con la scadenza del 31 gennaio 2014 e poi nel 2015 e 2016 (la prossima scadenza è il 31 gennaio 2017) tutte le amministrazioni pubbliche italiane hanno dato il via ad un’azione di prevenzione della corruzione per molti versi carica di aspettative e di questioni ancora tutt’altro che definite, in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Le strategie si sono consolidate nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, documenti di programmazione contenenti varie misure obbligatorie che, nello spirito del legislatore, dovrebbero raggiungere obiettivi a breve e a medio-lungo periodo di riduzione del fenomeno della corruzione e di promozione della cultura dell’integrità all’interno del settore pubblico.

Dei tre obiettivi strategici posti dal Piano Nazionale Anticorruzione (il Piano predisposto dal governo centrale che pone gli obiettivi della strategia nazionale), il terzo “creare un contesto sfavorevole alla corruzione” è di certo quello più sfidante. Un obiettivo di medio-lungo periodo che impone un investimento in cultura organizzativa, ma soprattutto in una diversa “qualità etica” dell’amministrazione. Abbiamo visto come per “qualità etica” intendessimo l’insieme delle condizioni necessarie per il raggiungimento di un clima etico all’interno dell’amministrazione e che riflettono la capacità dell’amministrazione stessa di stimolare la condotta etica dei dipendenti pubblici.

Inoltre, i dipendenti pubblici sono stati chiamati ad osservare le disposizione di un nuovo Codice di Comportamento secondo quanto disposto dal d.P.R. n. 62 del 2013.

La necessità di rafforzare lo “spazio etico” dei dipendenti pubblici, pertanto, è ormai una pratica consolidata a livello internazionale e si costruisce e si realizza attraverso la cosiddetta “formazione valoriale” (o “formazione all’etica, alla legalità, all’integrità”).

Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), alla sezione 3.1.12., propone anche per l’Italia l’attivazione di questa pratica attraverso una specifica misura obbligatoria “FORMAZIONE”, che deve essere inserita nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.).

In virtù di tale disposizione, le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli:

  • livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio;
  • livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

In particolare, il Piano Nazionale Anticorruzione, a proposito di formazione generale con approccio valoriale, riporta: “Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni“.

La lettura di queste disposizioni normative ci porta a considerare la cosiddetta “formazione valoriale” come uno strumento di recupero di efficienza ed efficacia, nonché di credibilità complessiva, del settore pubblico in Italia. Il modello contiene tutti gli elementi che, attraverso la formazione valoriale, potranno essere trasferiti ai dipendenti pubblici in questa nuova prospettiva. Per questo crediamo che una naturale evoluzione della Scuola sia proprio nello sviluppo di contenuti e modelli formativi per il settore pubblico che necessità (forse anche più di qualsiasi altro settore) di metodologie innovative in materia di formazione.

Unità di misura del prodotto

Il prodotto utilizza come unità di misura la “giornata” di formazione.

Nel corso della giornata vengono proposti diversi “dilemmi etici” alla platea di partecipanti con il fine di calare la prevenzione della corruzione all’interno di dinamiche reali e produrre un coinvolgimento effettivo.

Il modello di intervento di supporto alle pubbliche amministrazioni può essere esaustivamente trovato a questo indirizzo: https://spazioetico.com/2016/01/05/spazioetico-una-scuola-di-etica-e-di-integrita/

Per ogni ulteriore informazione: spazioeticomail@gmail.com

Come trovare il prodotto su MEPA?

Nome commerciale: IL COMPORTAMENTO DEL DIPENDENTE PUBBLICO. Lezioni sulle regole del Codice di Comportamento
Descrizione tecnica: Tipo di corso: Collettivo; Fruizione: In aula; % in aula: 100; Durata totale del corso (fasce) [ore]: 41-60
Tipo di corso: Collettivo
Data inizio: 01/12/2016
Data fine: 31/12/2025
Data corso (dal – al): 01/12/2016 – 31/12/2025
Sede di erogazione del corso: Presso l’amministrazione
Partecipanti (min): 10
Partecipanti (max): 100
Partecipanti (min/max): 10 / 100
Frequenza obbligatoria [%/partecipante]: 100
Prova finale di verifica: SI
Certificazioni di processo: Nessuna certificazione
Durata totale del corso (fasce) [ore]: 41-60
Fruizione: In aula; % in aula: 100
Fruizione – Tipo: In aula
Fruizione – online [%]: 0
Fruizione – in aula [%]: 100
Riconoscimenti da organismi di terza parte: no
Prezzo: 7200
Unità di misura: Corso
Tempo di avvio delle attività: 30 giorni lavorativi
Tempo di consegna (solo numero): 30
Tempo di avvio delle attività – Unità di misura: giorni lavorativi
Disponibilità minima garantita [corso di formazione/anno] : 30
Area di consegna: Tutta Italia
Condizioni di pagamento: 30 GG DF
Tipo contratto: Acquisto

Su MEPA arriva il laboratorio per la scrittura del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione secondo il modello @spazioetico

IL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

Da adempimento burocratico a strumento di riqualificazione dell’amministrazione

FORMAZIONE SPECIALISTICA

attraverso il modello SPAZIOETICO

SU MEPA: 02SPAZIOETICO

Lo scopo è di realizzare iniziative formative volte al miglioramento della comprensione della strategia di prevenzione della corruzione e della trasparenza in qualsiasi tipologia di  Amministrazione/Ente attraverso l’elaborazione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, utilizzando un approccio partecipativo, coinvolgente e metodologicamente rilevante.

DESTINATARI: QUALSIASI TIPOLOGIA DI AMMINISTRAZIONE O ENTE TENUTO ALLA REDAZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

Beneficiari diretti: Responsabile della Prevenzione della Corruzione e gruppo di referenti individuati dall’amministraizone/ente per l’elaborazione e l’attuazione del Piano.

MODULI FORMATIVI LABORATORIALI

  1. Il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) e il coinvolgimento degli attori interni
  • Il dilemma del dottor Rossi e la strategia di prevenzione della corruzione
  • Il PTPC come strumento di miglioramento della componente umana/professionale, della componente organizzativa/gestionale e della cultura sociale di riferimento
  • La costituzione di un “Integrity Bureau”, cioè di un ufficio per la promozione dell’integrità nell’Amministrazione/Ente
  • Le diverse componenti di un PTPC e la combinazione tra approccio centrato sulle regole e approccio centrato sui valori
  1. L’analisi del contesto interno ed esterno e la mappatura dei processi
  • Il dilemma di Marta (dipendente pubblico) e la rappresentazione del contesto interno
  • Elementi di rischiosità derivanti dal contesto esterno
  • Differenza tra procedimenti e processi
  • Analisi di un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei processi dell’amministrazione
  1. La valutazione del rischio
  • Il percorso di Marta (utente) e la centralità dell’analisi del rischio
  • Metodologie di analisi del rischio
  • Analisi dei rischi connessi ad un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei rischi dell’amministrazione
  1. La programmazione delle misure di mitigazione del rischio
  • Il dilemma del dottor Bianchi e la centralità delle misure di prevenzione
  • Misure obbligatorie e misure organizzative
  • Programmazione delle misure e collegamento con il Piano della Performance

rossi-watching

Il modello

Con la scadenza del 31 gennaio 2014 e poi nel 2015 e 2016 (la prossima scadenza è prevista per gennaio 2017) tutte le amministrazioni pubbliche italiane hanno dato il via ad un’azione di prevenzione della corruzione per molti versi carica di aspettative e di questioni ancora tutt’altro che definite, in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Le strategie si sono consolidate nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, documenti di programmazione contenenti varie misure obbligatorie che, nello spirito del legislatore, dovrebbero raggiungere obiettivi a breve e a medio-lungo periodo di riduzione del fenomeno della corruzione e di promozione della cultura dell’integrità all’interno del settore pubblico.

Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), alla sezione 3.1.12., propone una specifica misura obbligatoria “FORMAZIONE“, che deve essere inserita nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.).

In virtù di tale disposizione, le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli:

  • livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio;
  • livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

L’aggiornamento al Piano Nazionale Anticorruzione del 28 ottobre 2015 riafferma con forza la centralità della formazione come misura obbligatoria nella strategia di prevenzione della corruzione. L’aggiornamento indica alcune linee di indirizzo sulle modalità di erogazione della formazione a seguito delle esperienze riportate in due anni di attuazione.

…Occorre una formazione più mirata, in primo luogo, relativamente alla individuazione delle categorie di destinatari, che peraltro, non può prescindere da una responsabilizzazione delle amministrazioni e degli enti sulla scelta dei soggetti da formare e su cui investire prioritariamente; in secondo luogo, in relazione ai contenuti.

Sotto il primo profilo la formazione deve riguardare, con approcci differenziati, tutti i soggetti che partecipano, a vario titolo, alla formazione e attuazione delle misure: RPC, referenti, organi di indirizzo, titolari di uffici di diretta collaborazione e di incarichi amministrativi di vertice, responsabili degli uffici, dipendenti. La formazione, poi, dovrà essere differenziata in rapporto alla diversa natura dei soggetti (pubbliche amministrazioni, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo pubblico e meramente partecipati) tenuti all’adozione di misure di prevenzione e di trasparenza e ai diversi contenuti delle funzioni attribuite (enti territoriali generali, enti di settore, enti di regolazione e enti di erogazione di servizi).

Sotto il secondo profilo, la formazione deve riguardare, anche in modo specialistico, tutte le diverse fasi: l’analisi di contesto, esterno e interno; la mappatura dei processi; l’individuazione e la valutazione del rischio; l’identificazione delle misure; i profili relativi alle diverse tipologie di misure (ad es. come si illustrerà di seguito, controlli, semplificazioni procedimentali, riorganizzazioni degli uffici, trasparenza)“.

Quale approccio verrà utilizzato?

Il Piano 
Nazionale Anticorruzione privilegia
 una formazione basata sull’esame di “casi concreti”, con riferimento a situazioni, fatti e vicende che
 i dipendenti vivono e osservano nello svolgimento della loro quotidiana attività professionale. Per questo, nel percorso laboratoriale inseriremo dei “real-life scenarios”, cioè dei “casi concreti” nei quali un personaggio di nostra invenzione affronta il suo percorso di approfondimento della materia a seguito dell’emersione di un dilemma etico.

La didattica, prevalentemente proposta con modalità residenziale, si caratterizza per una metodologia socio-costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina; considerera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) da un soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della conoscenza, viene dunque ri-creata in sede di formazione attraverso un continuo “fare esperienza” di essa. Si determina dal modo, dai mezzi, dalla disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati all’esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La “costruzione” si poggia quindi su “storie” (real-life scenarios) che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.

Unità di misura del prodotto

Il prodotto utilizza come unità di misura la “giornata” di formazione laboratoriale. Nel corso della giornata vengono proposti diversi “dilemmi etici” alla platea di partecipanti con il fine di calare la prevenzione della corruzione all’interno di dinamiche reali e produrre un coinvolgimento effettivo.

Sono previste 4 giornate di formazione laboratoriale.

Il modello di intervento di supporto alle pubbliche amministrazioni può essere esaustivamente trovato a questo indirizzo: https://spazioetico.com/2016/01/05/spazioetico-una-scuola-di-etica-e-di-integrita/

Per ogni ulteriore informazione: spazioeticomail@gmail.com

Come trovare il prodotto su MEPA?

Nome commerciale: IL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE Da adempimento burocratico a strumento di riqualificazione dell’amministrazione
Descrizione tecnica: Tipo di corso: Collettivo; Fruizione: In aula; % in aula: 100; Durata totale del corso (fasce) [ore]: 21-40
Tipo di corso: Collettivo
Data inizio: 01/12/2016
Data fine: 31/12/2025
Data corso (dal – al): 01/12/2016 – 31/12/2025
Sede di erogazione del corso: Presso l’amministrazione
Partecipanti (min): 10
Partecipanti (max): 100
Partecipanti (min/max): 10 / 100
Frequenza obbligatoria [%/partecipante]: 100
Prova finale di verifica: SI
Certificazioni di processo: Nessuna certificazione
Durata totale del corso (fasce) [ore]: 21-40
Fruizione: In aula; % in aula: 100
Fruizione – Tipo: In aula
Fruizione – online [%]: 0
Fruizione – in aula [%]: 100
Riconoscimenti da organismi di terza parte: no
Prezzo: 3600
Unità di misura: Corso
Tempo di avvio delle attività: 30 giorni lavorativi
Tempo di consegna (solo numero): 30
Tempo di avvio delle attività – Unità di misura: giorni lavorativi
Disponibilità minima garantita [corso di formazione/anno] : 30
Area di consegna: Tutta Italia
Condizioni di pagamento: 30 GG DF
Tipo contratto: Acquisto

Conflitto di interessi. La generazione di interessi secondari

Questa slide sintetizza le “situazioni a rischio”, tutte quelle situazioni, cioè, che sono potenzialmente in grado di generare “interessi secondari” e, quindi, conflitto di interessi nel decisore pubblico. Sono state raccolte consultando la legge 190/2012 ed il Codice di Comportamento dei dipendenti pubblici (articolo 5, 6 e 7).

Conflitti di interesse

…ne sapreste indicare delle altre?

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