@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Un fumetto di @spazioetico, per raccontare il conflitto di interessi

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Anche noi di @spazioetico ogni tanto ci divertiamo. Ma ci divertiamo in modo responsabile…

Abbiamo deciso di scrivere il nostro primo fumetto. Parla del Comune di Busecca, un Comune “difficile” nei dintorni di Milano. E del Comandante della Polizia Municipale, Pietro Ghisa, alle prese con la delinquenza dilagante e con un Sindaco appena eletto, che vuole riempire la città di telecamere per la videosorveglianza.

Ci sono anche Gaetano Rottweiler (Carabiniere Italo-Tedesco) e la “Bidoni Srl” che non fornisce al Comune telecamere propriamente funzionanti.

1Ma non tutto è perduto! Arriva la “Wonderful Spa”, con le sue meravigliose telecamere… talmente meravigliose, che si decide di frazionare gli affidamenti, per affidare sempre a lei il servizio di installazione e manutenzione!

Al fumetto segue una analisi delle reti di collegamento e degli interessi in gioco, per dimostrare che le convergenze di interessi (gli interessi pubblici che vanno “a braccetto” con gli interessi privati) a volte sono pericolosi tanto quanto i conflitti di interessi.

Il fumetto lo trovate QUI

Buona lettura!

 

 

Whistleblowing. Una lettura della nuova normativa (2017) attraverso l’analisi di un caso

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Sono ormai quasi cinque anni dal primo DILEMMA ETICO che presentammo in occasione dei corsi per Responsabili della Prevenzione della Corruzione con FormezPA (2013). 

Dedicammo il dilemma al comportamento più controverso della complessa architettura della prevenzione della corruzione: il WHISTLEBLOWING, cioè il comportamento di segnalazione di anomalie e condotte illecite da parte di un dipendente pubblico.

Molta strada abbiamo fatto e anche i nostri personaggi hanno affrontato nel tempo diversi argomenti.

Nel mese di novembre 2017, dopo un paio di anni di gestazione non facile, è stata emanata una normativa “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato“.

Questa nuova legge contiene importanti passi in avanti:

  • In merito alla tutela dell’identità del segnalante viene finalmente inserito l’OBBLIGO DI CONSULTARE IL SEGNALANTE stesso in caso in cui non si sia riuscita a trovare altre evidenze oltre la segnalazione, 
  • Nel nuovo testo si distingue tra “SEGNALAZIONE” e “DENUNCIA”,

Per il resto, occorre ancora fare molto sui seguenti elementi:

  • NON SI COSTRUISCE UN PERCORSO CHIARO, mettendo in ordine i vari canali di segnalazione. E’ giusto fornire canali diversi, ma non si capisce perché uno dovrebbe segnalare all’ANAC invece che al suo RPCT o viceversa.
  • L’estensione dell’istituto nel SETTORE PRIVATO (che, appare, così come viene qui disciplinato, discriminatorio), 
  • L’ACCOMPAGNAMENTO alla gestione del dilemma“se segnalare” oppure no, 
  • L’ACCOMPAGNAMENTO alla gestione della fase successiva alla segnalazione e alla gestione delle ritorsioni (disciplina speculare a quella dei testimoni di giustizia),
  • E’ stata eliminata ogni forma di PREMIALITA’,
  • Non si prevede nulla sul tema della costruzione della “CULTURA DELLA SEGNALAZIONE“.

Abbiamo provato a darne una lettura più complessiva richiamando all’opera il buon vecchio dottor Rossi e utilizzando la sua vicenda come guida all’analisi di questa nuova normativa.

La presentazione si può scaricare a questo indirizzo: https://www.slideshare.net/m_dirienzo/spazioetico-whistleblowing-2017 

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Qualcuno dica alla Boschi cosa è un conflitto di interessi

Lo so che come post natalizio non sarà un granché. 

Ieri sera mi trovavo per caso a guardare la televisione e mi sono imbattuto in uno scontro tra la ministra Boschi e il noto giornalista Marco Travaglio su temi caldi che riguardano presunte pressioni o interferenze su questioni bancarie.

Dopo reiterati tentativi di scongiurare la presenza di qualsivoglia conflitto di interessi, la ministra se ne è uscita con la seguente dichiarazione: “dov’è il conflitto di interessi se non ho mai favorito mio padre?“. Ecco, mi aspettavo che qualcuno dei presenti (la Gruber o ancora di più Travaglio), ribattesse energicamente su questo punto.

Se la Boschi avesse favorito il padre, in qualità di esponente del governo, avrebbe commesso un azzardo morale e, quindi, un atto di corruzione. Mentre il conflitto di interessi è la SITUAZIONE che vede un Ministro che ha una stretta familiarità con esponenti di una banca, occupare un’importante carica dello Stato, ESSENDO NELLE CONDIZIONI (e già basterebbe) di influenzare le decisioni del Governo. 

Osserviamo spesso questa scorretta categorizzazione del conflitto di interessi. Perché? Per disonestà? Non sempre. A volte per scarsa conoscenza delle due diverse situazioni (corruzione vs. conflitto di interessi).

Sarà paradossale, ma in Italia, il Paese occidentale dove i conflitti di interessi dominano la politica e l’economia, non esiste alcuna consapevolezza di cosa rappresenti occupare una posizione pubblica ed essere nelle condizioni di poter influenzare decisioni o attività a vantaggio di interessi secondari. Attenzione! “essere nelle condizioni” già basta per qualificare la situazione come “conflitto di interessi” e per doverlo far emergere e gestire. Non serve la condotta (corruttiva) dell’aver influenzato la decisione o l’attività. 

Sappiamo che nel conflitto di interessi i bias cognitivi sono molto potenti. Cosa sono i bias cognitivi? Meccanismi che servono alle persone per escludere porzioni di realtà e così prendere decisioni sbagliate ma che, in qualche modo, favoriscono un punto di vista personale. Ad esempio, un bias cognitivo molto potente nel conflitto di interessi è “l’illusione del controllo”, cioè percepire di essere in conflitto di interessi ma ritenere di poterlo gestire.

Nel caso della Boschi, invece, non sembra che viva questo meccanismo. Piuttosto un altro, assai comune anche questo; la cosiddetta “malleabilità nella categorizzazione di un’azione”. Cioè lei non è in grado, o perché non lo capisce o perché non lo vuole capire, di configurare correttamente la situazione.

Del resto non è in grado di configurare correttamente la situazione nemmeno l’antagonista storico, cioè Travaglio. A me sembra che sia il segno di una profonda ignoranza (su questi temi, come su altri) che è sconfortante. In più non esiste nessun meccanismo né culturale né legale che, se ti trovi in mezzo e non sai riconoscere il conflitto di interessi, ti tira fuori dalla situazione. Ormai la Boschi è incastrata in questa storia e pensa che ce l’hanno con lei perché è una donna…

La ministra non è una persona corrotta, fintanto che non ammette l’esistenza di un conflitto di interessi reale e attuale. Se poi continua a negarlo ad ogni evento pubblico, nonostante venga costantemente smentita, l’opinione pubblica potrebbe cominciare a pensare che qualcosa da nascondere ce l’abbia davvero.

Perciò qualcuno, per favore, dica alla ministra che è in conflitto di interessi. La tranquillizzi sul fatto che NON E’ CORROTTA, a meno che non si dimostri che abbia effettivamente interferito a vantaggio della banca di suo padre. Ma le si consigli caldamente di uscire dal Governo.

Il conflitto di interessi, infatti, è un FATTORE DI RISCHIO. Aumenta il livello di incertezza circa l’esito delle decisione di un agente pubblico e del suo organo (in questo caso il Governo).

Inoltre, dal momento che è una minaccia all’imparzialità del decisore pubblico, potrebbe minare il rapporto di fiducia tra le istituzioni e i cittadini. Qualcuno ricordi alla ministra e al suo partito cosa è successo il 4 dicembre 2016…

Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 7 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

triangolo_corruzione

Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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