@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

IL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE. Da adempimento burocratico a strumento di riqualificazione dell’amministrazione

FORMAZIONE SPECIFICAattraverso il modello SPAZIOETICO

Durata: 5 giornate da 5 ore

Formatori: 2 formatori (Massimo Di Rienzo CODICE MEPA SEMDR12 o Andrea Ferrarini CODICE MEPA SEAF12)

Costo: 10.000 euro (+22%iva + 4%inps)

Destinatari: ENTI LOCALI, AMMINISTRAZIONI DEL SERVIZIO SANITARIO  (ogni altro Ente coinvolto nell’applicazione della legge 190/2012)

Obiettivo del percorso formativo. PERCORSO INTEGRATO DI ACCOMPAGNAMENTO ALLA ELABORAZIONE DEL PIANO TRIENNALE DI PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE

PRIMA GIORNATAIl Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (PTPC) e il coinvolgimento degli attori interni

  • Il dilemma del dottor Rossi e la strategia di prevenzione della corruzione
  • Il PTPC come strumento di miglioramento della componente umana/professionale, della componente organizzativa/gestionale e della cultura sociale di riferimento
  • La costituzione di un “Integrity Bureau”, cioè di un ufficio per la promozione dell’integrità nell’Amministrazione/Ente
  • Le diverse componenti di un PTPC e la combinazione tra approccio centrato sulle regole e approccio centrato sui valori

 SECONDA GIORNATA. L’analisi del contesto interno ed esterno 

  • Il dilemma di Marta (dipendente pubblico) e la rappresentazione del contesto interno
  • Elementi di rischiosità derivanti dal contesto esterno

TERZA GIORNATA. Mappatura dei processi 

  • Differenza tra procedimenti e processi
  • Analisi di un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei processi dell’amministrazione

QUARTA GIORNATA. Valutazione del rischio

  • Il percorso di Marta (utente) e la centralità dell’analisi del rischio
  • Metodologie di analisi del rischio
  • Analisi dei rischi connessi ad un processo attraverso un caso
  • Catalogazione dei rischi dell’amministrazione

 QUINTA GIORNATA. La programmazione delle misure di mitigazione del rischio

  • Il dilemma del dottor Bianchi e la centralità delle misure di prevenzione
  • Misure obbligatorie e misure organizzative
  • Programmazione delle misure e collegamento con il Piano della Performance

 

Il modello

Tutte le amministrazioni pubbliche italiane hanno dato il via ad un’azione di prevenzione della corruzione per molti versi carica di aspettative e di questioni ancora tutt’altro che definite, in attuazione della legge 6 novembre 2012, n. 190, “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione“. Le strategie si sono consolidate nei Piani Triennali di Prevenzione della Corruzione, documenti di programmazione contenenti varie misure obbligatorie che, nello spirito del legislatore, dovrebbero raggiungere obiettivi a breve e a medio-lungo periodo di riduzione del fenomeno della corruzione e di promozione della cultura dell’integrità all’interno del settore pubblico.

Il Piano Nazionale Anticorruzione (P.N.A.), alla sezione 3.1.12., propone una specifica misura obbligatoria “FORMAZIONE”, che deve essere inserita nel Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione (P.T.P.C.).

In virtù di tale disposizione, le amministrazioni dovranno attivare percorsi formativi su due livelli:

  • livello specifico, rivolto al responsabile della prevenzione, ai referenti, ai componenti degli organismi di controllo, ai dirigenti e funzionari addetti alle aree a rischio;
  • livello generale, rivolto a tutti i dipendenti: riguarda l’aggiornamento delle competenze (approccio contenutistico) e le tematiche dell’etica e della legalità (approccio valoriale).

L’aggiornamento al Piano Nazionale Anticorruzione del 28 ottobre 2015 riafferma con forza la centralità della formazione come misura obbligatoria nella strategia di prevenzione della corruzione. L’aggiornamento indica alcune linee di indirizzo sulle modalità di erogazione della formazione a seguito delle esperienze riportate in due anni di attuazione.

…Occorre una formazione più mirata, in primo luogo, relativamente alla individuazione delle categorie di destinatari, che peraltro, non può prescindere da una responsabilizzazione delle amministrazioni e degli enti sulla scelta dei soggetti da formare e su cui investire prioritariamente; in secondo luogo, in relazione ai contenuti.

Sotto il primo profilo la formazione deve riguardare, con approcci differenziati, tutti i soggetti che partecipano, a vario titolo, alla formazione e attuazione delle misure: RPC, referenti, organi di indirizzo, titolari di uffici di diretta collaborazione e di incarichi amministrativi di vertice, responsabili degli uffici, dipendenti. La formazione, poi, dovrà essere differenziata in rapporto alla diversa natura dei soggetti (pubbliche amministrazioni, enti pubblici, enti di diritto privato in controllo pubblico e meramente partecipati) tenuti all’adozione di misure di prevenzione e di trasparenza e ai diversi contenuti delle funzioni attribuite (enti territoriali generali, enti di settore, enti di regolazione e enti di erogazione di servizi).

Sotto il secondo profilo, la formazione deve riguardare, anche in modo specialistico, tutte le diverse fasi: l’analisi di contesto, esterno e interno; la mappatura dei processi; l’individuazione e la valutazione del rischio; l’identificazione delle misure; i profili relativi alle diverse tipologie di misure (ad es. come si illustrerà di seguito, controlli, semplificazioni procedimentali, riorganizzazioni degli uffici, trasparenza)“.

 

Quale approccio verrà utilizzato?

Il Piano
Nazionale Anticorruzione privilegia
una formazione basata sull’esame di “casi concreti”, con riferimento a situazioni, fatti e vicende che
i dipendenti vivono e osservano nello svolgimento della loro quotidiana attività professionale. Per questo, nella giornata inseriremo dei “case-history”, cioè dei “casi concreti” nei quali un personaggio di nostra invenzione affronta il suo percorso di approfondimento della materia a seguito dell’emersione di un dilemma etico.

La didattica, prevalentemente proposta con modalità residenziale, si caratterizza per una metodologia socio-costruttivista in quanto tiene in considerazione il punto di vista di chi osserva, di chi esamina, considerera il sapere come qualcosa che non può essere ricevuto in modo passivo (come affezione del mondo esterno) da un soggetto, ma che risulta dalla relazione fra un soggetto attivo e la realtà. La realtà, in quanto oggetto della conoscenza, viene dunque ri-creata in sede di formazione attraverso un continuo “fare esperienza” di essa. Si determina dal modo, dai mezzi, dalla disposizione nell’osservarla, conoscerla e comunicarla. Si forma nei processi d’interazione ed attraverso l’attribuzione di significati all’esperienza. In questi processi il linguaggio ha certamente un ruolo fondamentale. La “costruzione” si poggia quindi su mappe cognitive che servono agli individui per orientarsi e costruire le proprie interpretazioni.

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