@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Costruire lo spazio etico dei cittadini e degli amministratori del futuro

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La costruzione dello “spazio etico” dei cittadini e amministratori del futuro mira a promuovere l’integrità dei decisori pubblici del futuro, politici, amministratori, tecnici che saranno chiamati a scegliere avendo come unico riferimento l’interesse pubblico.

E’ noto che i Paesi che investono maggiormente nella costruzione e manutenzione dello spazio etico dei propri bambini/e si trovano ad avere decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori.

La Convenzione ONU sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza attribuisce al bambino il diritto a partecipare in tutte le questioni che lo riguardano. L’articolo 12 ci chiede, come adulti responsabili, di abbandonare progressivamente la visione di un bambino incapace di formarsi e di esprimere un’opinione e di accogliere l’idea che bambini e adolescenti debbano essere coinvolti nelle decisioni che riguardano la loro vita, la vita delle loro famiglie, della comunità e della società più ampia in cui vivono. Le competenze partecipative di bambini/e, ragazzi/e sono state sempre più dimostrate in questi ultimi anni e per fasce di età anche basse. Una volta che si siano forniti loro informazioni rilevanti, un supporto adeguato e la libertà di esprimersi nei modi che li facciano sentire a loro agio, i bambini e gli adolescenti – in base alla loro età e maturazione – sono capaci di dimostrare di potersi coinvolgere in maniera competente. Inoltre essi dimostrano un alto livello di responsabilità nel modo in cui usano tali opportunità perché essi sono tanto coinvolti quanto gli adulti nel fare qualcosa di davvero diverso.

Nello spirito del principio di partecipazione ci viene richiesto di passare da una “educazione al rispetto delle regole” ad una “educazione al rispetto e alla comprensione delle regole“. I bambini/e cioè, devono poter partecipare in alcuni casi alla formazione delle regole che li riguardano, in altri almeno alla comprensione e alla condivisione di esse. Come fare?

La definizione di “spazio etico“, introdotta da Lord Moulton attraverso la celebre parafrasi del “comportamento non esigibile per legge” coglie uno degli aspetti più interessanti della fragilità dei del rapporto tra agenzie educative e vita quotidiana dei nostri bambini/e.

La scuola, ad esempio, funziona un po’ come una forte struttura che regola, attraverso precise prassi e norme di comportamento, la vita dei bambini/e che provengono da situazioni molto diverse tra loro. Ed in effetti funziona, laddove si verifica un “adeguamento alla regola”. Ma fuori dalla scuola, nel difficile percorso verso l’autonomia, tutto cambia. La struttura viene meno, così come vengono meno le gabbie comportamentali costituite dalle relazioni tra pari e con la leadership (gli insegnanti, la dirigenza scolastica, ecc.).

Ed ecco che entra in gioco il “comportamento non esigibile per legge”, cioè, lo spazio etico. Se questa dimensione non è stata appresa, se lo spazio etico non è stato alimentato (ad esempio attraverso l’attivazione di un contraddittorio sull’etica delle piccole scelte operate quotidianamente) i bambini/e non impareranno a comprendere il senso profondo delle regole. La conquista di un proprio spazio etico è parallela, in un certo senso, alla conquista dell’autonomia.

Con il termine “autonomia” facciamo riferimento al letterale significato della parola. L’etimo del termine “autonomia” [dal gr. αὐτόνομος, comp. di αὐτός «stesso» e tema di νέμω «governare»; propr. «che si governa da sé», fonte: treccani.it] riconduce alla capacità di un individuo di vivere “secondo le proprie leggi”, non in quanto estraneo dal contesto e dalla comunità, ma in quanto pienamente consapevole del significato e delle implicazioni delle proprie scelte.

In questo senso apprendere l’etica significa costruire le basi della partecipazione dei bambini/e nella vita sociale. Costruire lo spazio etico dei cittadini del futuro significa investire oggi in una formazione che ci restituirà cittadini migliori, individui con una salda posizione etica.

Ogni scuola può farsi promotrice di azioni che afferiscono a queste tematiche e /o di sviluppare nuovi e originali interventi di sistema, sia con i bambini/e che con gli insegnanti ed il personale scolastico più in generale.

 

Target (a cui è rivolta l’iniziativa)

  • Bambini/e e adolescenti a partire dall’età di 11 e fino ai 18 anni, in contesti scolastici ed educativi.
  • La leadership è ovviamente l’elemento cruciale nella costruzione/manutenzione dello spazio etico dei nostri bambini/e. Quando si parla di leadership si tiene in considerazione la componente degli adulti responsabili che, ad esempio in una scuola, sono rappresentati dagli insegnanti in primis, ma poi anche dalla componente dirigenziale, dalla componente amministrativa e da tutte le professionalità coinvolte sia da un punto di vista operativo che non operativo. Il percorso formativo è, pertanto, opzionalmente destinato anche agli adulti responsabili e, quindi, a genitori, insegnanti, operatori sociali, allenatori, amministratori pubblici, ecc.

 

Modalità di intervento 

PER I BAMBINI. L’approccio è laboratoriale e supporta i bambini/e attraverso tecniche che includono un modello di processo decisionale etico. Il metodo che si utilizza è l'”ethical dilemma training. Nei laboratori, cioè, vengono discussi dilemmi etici che si presentano nel corso del vissuto quotidiano dei bambini/e.

I dilemmi sono situazioni in cui i valori e le norme sono in conflitto e dove la scelta deve essere fatta tra diverse alternative (buone ragioni possono essere fornite per ciascuna di queste alternative). L’obiettivo del laboratorio sui dilemmi etici è riconoscere che tali situazioni sono inevitabili, che i bambini/e non sono soli quando li affrontano e di fornire loro tecniche e orientamenti su come affrontare queste situazioni.

Per fare un esempio, un possibile dilemma etico che potrebbe essere discusso in un’aula scolastica è quello di un bambino/a che è testimone diretto di un atto di bullismo e deve decidere se segnalare all’insegnante ciò che ha visto oppure ignorare. La regola lo spingerebbe a segnalare, ma entrano in gioco numerose “forze” che, invece, potrebbero spingerlo ad ignorare, come, ad esempio, la paura di atti di ritorsione nei suoi confronti, il timore di essere stigmatizzato per aver fatto la spia, l’isolamento dal gruppo e altro. Ma l’eventuale atto del non segnalare avrà implicazioni molto negative sul piano individuale e sociale che occorre prendere in seria considerazione. Se non si possiede una piena comprensione (posizione etica) del motivo per cui è importante segnalare, è molto probabile che le forze contrarie abbiano il sopravvento. Questo è un classico esempio di come “aver stabilito una regola” non sia sufficiente per aspettarsi un comportamento conseguente. Occorre lavorare sulla posizione etica che sta a fondamento di quella regola e si può fare solo entrando all’interno dei casi concreti.

Su @spazioetico potete consultare e utilizzare una serie di SCENARI cliccando su questo link: https://spazioetico.com/scenari-scuola/

PER GLI ADULTI. E’ consigliabile che anche gli adulti responsabili (vedi sopra) siano coinvolti, parallelamente al percorso fatto dai bambini/e, in una attività formativa. Può succedere, infatti, che l’analisi dei dilemmi etici fatta dai bambini/e evidenzi criticità in capo agli adulti stessi. Ad esempio, nel caso dell’atto di bullismo, potrebbe succedere che i bambini/e non segnalino perchè pensano di non venir presi in seria considerazione dagli adulti (che tendono a minimizzare l’accaduto). Per questo è importante che l’apertura di uno spazio di partecipazione a favore dei bambini/e venga accompagnato dall’apertura di una fase di riflessione da parte degli adulti responsabili volto ad approfondire il ruolo e i compiti di una leadership adeguata, anche per dare sostenibilità ai percorsi laboratoriali destinati ai bambini/e sopra descritti.

PER FORMATORI/DOCENTI. Si possono attivare anche percorsi per soli formatori/docenti in cui approfondire metodi e tecniche per l’analisi dei dilemmi etici, la conduzione di un “ethical dilemma training” e una formazione specifica sulla pedagogia dei diritti ed il principio di partecipazione. Nel corso saranno, inoltre, definite le condizioni organizzative da predisporre per il raggiungimento di un clima etico all’interno di un’organizzazione (sia essa famiglia, scuola, servizio sociale, o altro) che stimoli, cioè, la condotta etica sia dei bambini/e che degli adulti di riferimento nel rispetto del principio di partecipazione stabilito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza.

 

Risultati attesi

La discussione, sotto la guida di un facilitatore, sui dilemmi etici tra bambini/e aumenta la probabilità che tali situazioni e problemi saranno discussi apertamente in futuro, contribuendo così a creare una cultura di comunicazione aperta e solidale di comportamento etico.

Inoltre le aspettative del percorso formativo sono di avere:

  • adulti responsabili in grado di assumere e sostenere, nel loro rapporto con i bambini/e, una “leadership etica”;
  • in prospettiva futura, decisori pubblici migliori, più integri, più eticamente orientati, più capaci di prendere posizione nei confronti di tentativi di corruzione e/o collusione, meno inclini a cedere di fronte alla richieste di tenere un comportamento non etico da parte dei propri superiori.

 

Collegamento con il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione

All’interno del Piano Nazionale Anticorruzione è contenuta uno specifico invito alle amministrazioni a dotarsi di metodologie formative più raffinate in merito a questo specifico elemento: “Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni”.

Pertanto, il rafforzamento dello spazio etico dei dipendenti pubblici passa attraverso un’analisi di casi concreti (dilemmi etici) calati nel contesto dell’amministrazione e che facciano emergere principi comportamentali eticamente adeguati. Il nostro intento è di introdurre nelle scuole una metodologia assai simile al fine di promuovere un esercizio ed una manutenzione dello spazio etico dei nostri concittadini fin da quando essi sono in grado di sviluppare una riflessione su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (gli esperti affermano che tale riflessione si sviluppa intorno al decimo anno di età).

Un secondo importante collegamento con il Piano Anticorruzione riguarda la cosiddetta co-determinazione delle regole. In effetti, la formazione sui dilemmi etici può essere utilizzata per la “determinazione” (a posteriori) delle regole di comportamento. Se concepita come laboratorio aperto, con metodologie socio-costruttiviste (cioè dove la conoscenza si forma attraverso il contributo dei partecipanti piuttosto che da una rappresentazione parziale della conoscenza del docente), è l’attività giusta per ragionare insieme almeno agli attori interni (funzionari e dirigenti dell’amministrazione) su quali regole servano veramente per quella specifica amministrazione, a valle di un processo di codificazione già avvenuto, ma ancora aperto.

Nei nostri percorsi con le scuole promuoviamo tale esperienza di co-determinazione delle regole. Al termine dei percorsi, infatti, facilitiamo un confronto tra studenti e adulti responsabili (docenti, dirigenza scolastica e genitori) al fine di co-determinare specifiche regole di comportamento per i diversi casi che saranno oggetto di discussione e analisi.

 

Il collegamento con le procedure di segnalazione (WHISTLEBLOWING)

Tutti i cittadini devono essere resi pienamente consapevoli dell’esistenza di rischi di abuso, maltrattamento e sfruttamento a danno delle bambine, dei bambini e degli adolescenti. Una scuola dovrebbe fare tutto quanto sia in suo potere per prevenire, segnalare e rispondere a tali problemi, in un’ottica preventiva ed “isomorfica”.

Una Policy di Salvaguardia è un sistema basato su una procedura di riferimento che prevede un criterio specifico nella selezione di figure di riferimento tra gli adulti responsabili, l’adozione di un Codice di Condotta rispetto alla tutela dei minori conosciuto e sottoscritto da tutti gli adulti che operano a contatto con bambine, bambini e ragazzi, all’interno della propria organizzazione e di quella di eventuali partner coinvolti, la formazione e sensibilizzazione del personale sul tema dei diritti e della tutela dei minori e la valutazione preventiva dei possibili specifici rischi di abuso relativamente al tipo di attività svolta.

Il collegamento con la strategia anticorruzione inserita nel Piano Triennale del Comune risiede nel fatto che la costruzione di sistemi di protezione e l’esperienza positiva che i bambini e gli adolescenti possono effettivamente fare riguardo alla segnalazione di condotte particolarmente “odiose” (sia quando esse provengono da pari sia quando esse provengano da adulti), aumenti la capacità del “futuro” funzionario pubblico o del semplice cittadino di “segnalarecondotte illecite (pratiche corruttive, situazioni di mal-administration, sperpero di danaro pubblico, pericolo per la sicurezza di cittadini, ecc.) di cui venga a conoscenza e che mettano a repentaglio l’interesse della collettività. Una delle misure più controverse ma anche più promettenti del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, infatti, è proprio la tutela del cosiddetto “Whistleblower“, cioè di colui che segnala condotte illecite. L’amministrazione è tenuta, nel Piano, a mettere in campo una serie di procedure (Policy) di tutela (salvaguardia) del Whistleblower al fine di scongiurare situazioni di ritorsione da parte dei soggetti che vengono segnalati.

Esiste, pertanto, un importante isomorfismo tra l’istituto del Whistleblowing nell’ambito della prevenzione della corruzione e la segnalazione di un atto di bullismo di un pari o di un abuso da parte di un adulto nell’ambito della protezione del minore. Così come le amministrazioni sono state chiamate a dotarsi di specifiche procedure di tutela, così anche le scuole possono essere accompagnate a dotarsi di specifiche procedure di salvaguardia.


 

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