SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi Categorie: Relazioni sensibili

Dialogo sulla valutazione del rischio di corruzione. Dai “fattori di rischio” ai “PATTERN CORRUTTIVI”

fractal

(scaricare l’articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/338140182_Dialogo_sulla_valutazione_del_rischio_di_corruzione_Dai_fattori_di_rischio_ai_PATTERN_CORRUTTIVI)

Andrea: Caro Massimo, hai letto il Piano Nazionale Anticorruzione 2019? E’ interessantissimo!

Massimo: Sì, ho letto qualcosa… Ma non capisco tutto il tuo entusiasmo!

Andrea: E’ per via dell’Allegato 1 del PNA 2019, che fornisce indicazioni utili per la progettazione, la realizzazione e il miglioramento continuo del “Sistema di gestione del rischio corruttivo”, alla luce dei principali standard internazionali di risk management!

Massimo: Ti devo confessare che gli allegati del Piano Nazionale Anticorruzione mi hanno sempre messo a disagio: ricordo ancora con una certa ansia l’allegato 5 del PNA 2013, che conteneva una metodologia di valutazione dei rischi corruttivi che si è rivelata di scarsa utilità, ma che ANAC non ha mai ufficialmente disconosciuto!

Andrea: Mi dispiace, ma ti devo contraddire: nell’Allegato 1 del PNA 2019 si legge chiaramente che “anche a seguito dei non positivi risultati riscontrati in sede di monitoraggio dei PTPCT da ANAC, si specifica che l’allegato 5 del PNA 2013 non va più considerato un riferimento metodologico da seguire”.

Massimo: Meraviglioso! Chiodo scaccia chiodo e allegato del PNA scaccia allegato del PNA! Certo, ANAC ci ha messo 6 anni per decidere di cambiare una metodologia che fin da subito ha destato perplessità nelle amministrazioni e negli esperti. Forse un po’ troppi anni.

Andrea: In realtà già nel PNA 2015 ANAC raccomandava di non applicare la metodologia dell’allegato 5 in modo troppo meccanico e nel 2016 l’Autorità si era riservata di apportare:con successive linee guida […] le modifiche necessarie al sistema di misurazione”

Massimo: Quindi il PNA 2019 propone un nuovo sistema di misurazione del rischio di corruzione?

Andrea: Non proprio. Un sistema di misurazione affidabile, probabilmente, non l’ha trovato nemmeno ANAC e quindi ha proposto dei criteri metodologici di tipo generale da adattare alle singole amministrazioni, per guidarle nell’aggiornamento dei “4 pilastri” del PTPCT: analisi del contesto, mappatura dei processi, valutazione e trattamento del rischio.

Massimo: E quindi?

Andrea: E quindi, probabilmente, nel 2020 le pubbliche amministrazioni dovranno organizzare dei corsi di formazione al personale, per mettere gli uffici nelle condizioni di realizzare la valutazione “qualitativa” del rischio richiesta dal PNA

Massimo: Sì, però vedi, Andrea, io temo che tutta questa attenzione ai processi, questo tentativo di trovare i rischi nelle pieghe dei procedimenti, potrebbe essere fuorviante. Ho letto PTPCT che prendono in considerazione centinaia di attività, identificando centinaia di rischi e centinaia di procedure organizzative. E sinceramente questo modo di fare anticorruzione mi sembra un po’ barocco, un po’ confuso e vittima di una certa ossessione del controllo.

Andrea: Adesso non esagerare, Massimo! Perché mai questo modo di prevenire la corruzione dovrebbe essere così controproducente?

Massimo: Perché non riesce a cogliere certi fenomeni corruttivi che sono profondamente diffusi e che non vengono innescati dalla cattiva gestione dei procedimenti, ma, piuttosto, hanno a che fare con l’impatto che le scelte e i comportamenti degli agenti pubblici hanno su interessi “strategici” che le pubbliche amministrazioni dovrebbero promuovere.

Andrea: Ti riferisci per caso alla corruzione sistemica oppure alla corruzione politica?

Massimo: No. Mi riferisco a dinamiche che i dipendenti pubblici vedono tutti giorni, ma che non percepiscono come a rischio di corruzione. E che non emergono dalla mappatura e valutazione dei processi. Se vuoi ti faccio un paio di esempi… di quelli che ci raccontano durante i nostri corsi di formazione.


CASO 1:
Ci troviamo presso l’Azienda Sanitaria”Santa Lucia”.

ASL_SANTALUCIA

Il provveditorato dell’Azienda viene incaricato di acquistare apparecchiature per il Centro di Ortottica.
Ebbene, il dirigente del provveditorato, dottor Sergio Scozzese, al fine di ridurre i costi così come indicato dal Direttore amministrativo e dalla politica regionale, decide di indire una gara al massimo ribasso per l’acquisto di campimetri che, come saprai, sono strumenti che permettono ai suddetti tecnici ortottici di misurare il campo visivo; strumenti di fondamentale importanza, che non possono mancare nell’ambulatorio di ortottisti pubblici, evidentemente.

campimetro
La gara se la aggiudica la ditta Cataratta s.p.a., poco nota alla categoria dei tecnici, che aveva offerto un ribasso davvero vantaggioso per le casse dell’Azienda.

catarattaspa

Fin dai primi utilizzi della nuova apparecchiatura, tuttavia, è un gran commentare sui gruppi Whatsapp dei tecnici ortottisti dell’Azienda: “Ma che razza di campimetro ci hanno messo in mano!” – “Praticamente inutilizzabile!” – “Funzionerebbe se, almeno, si accendesse!
Insomma, una catastrofe che dilaga a vista d’occhio (sigh!). I commenti arrivano all’orecchio del Direttore del Centro di Ortottica dell’Azienda. Insomma, una bella gatta da pelare.
In uno degli ambulatori della ASL il personale avverte la responsabilità di adoperarsi per mettere in sicurezza la reputazione dell’Azienda, che comincia a ricevere segnalazioni e reclami da parte dei pazienti che si trovano nella necessità di eseguire l’esame presso strutture private.

onico
Il dottor Indro Iride, un ortottico della ASL, decide di mettere a frutto la sua rete di relazioni, che è assai estesa. In occasione di un Convegno organizzato da una ditta produttrice di dispositivi medici, il dottor Iride viene avvicinato da un suo conoscente, il commendator Commòdo, titolare di una ditta produttrice di campimetri.

VENDETTA

Il quale gli dice: “Carissimo Indro! Abbiamo partecipato anche noi a quella gara… E’ davvero uno scandalo che l’Azienda abbia potuto accettare un ribasso che a noi era apparso palesemente anomalo. Se voi, che siete le vere vittime di una politica così scellerata, dato che vi trovate in trincea di fronte ai pazienti, avete la necessità comunque di svolgere correttamente gli esami, non esitate a chiedere una mano. Ad esempio, potremmo installare presso i vostri ambulatori un paio di campimetri di ultima generazione per i quali, proprio in questi mesi, stiamo ultimando la fase di test. Ve li forniremmo in comodato d’uso, senza alcun obbligo poi di acquistarli. E voi ce li restituirete quando l’Azienda sistemerà la situazione. Anche per noi sarebbe un’occasione per completare il test!“.
Il dottor Iride accetta di buon grado una soluzione che sembra mettere tutti d’accordo. I macchinari vengono portati presso gli ambulatori ed installati. Essi permettono, effettivamente, di erogare le prestazioni sanitarie dei tecnici ortottisti.

onicoVENDETTA

I pazienti smettono di presentare reclami e il dottor Iride, in una telefonata al commendator Commòdo, manifesta tutta la sua soddisfazione per la risoluzione di una questione che ha anche permesso di conservare una certa pace sociale; in questo senso anche il Direttore del Centro di Ortottica aveva elogiato l’iniziativa. Afferma il dottor Iride: “Carissimo! Mi hai fatto proprio un gran favore! I tuoi apparecchi sono davvero di grande qualità. Domani dovrebbero arrivare le parti di ricambio che ti abbiamo acquistato! Anche la manutenzione che ci avete fornito, come dite voi? “FULL RISK” è stata attivata, non ti preoccupare!“.

Rossiwatching.jpg

Purtroppo la telefonata viene ascoltata dal Magistrato che sta indagando sui rapporti anomali del commendator Commòdo con la sanità pubblica regionale. Al dottor Iride viene chiesto di chiarire davanti al Magistrato inquirenti i motivi per cui alcune apparecchiature di un operatore economico siano potute entrare nell’Azienda alla stregua di “forniture” senza alcun passaggio formale di aggiudicazione. Al dottor Iride viene anche chiesto di chiarire i rapporti di frequentazione abituale con il titolare della ditta, cioè con il commendator Commòdo, che si evincono dal tono della telefonata. A tali accuse il dottor Iride ha un cedimento e bisbiglia ad una sua collega: “Tutto quello che ho fatto è stato per mettere in sicurezza i nostri ambulatori! Io non ci ho guadagnato nulla!

CASO 2:ignara

La dottoressa Casamatta lavora come tecnico della riabilitazione psichiatrica presso l’Azienda Sanitaria di Matto sul Serio, un territorio purtroppo vessato da un inquinamento strutturale dell’ecosistema che ha determinato, nel tempo, condizioni favorevoli all’emersione di patologie psichiatriche.
Presso il suo ambulatorio si avvicendano persone con disturbi non eccessivamente gravi che, tuttavia, chiedono di essere visitate con urgenza anche quando tale urgenza non è sancita dalla prescrizione del Medico di Medicina Generale (MMG). Sono due, infatti, le corsie per la gestione delle priorità: “URGENTE” e “NON URGENTE”. La valutazione viene fatta dal Medico di Medicina Generale ed espressa nell’impegnativa con cui i pazienti si presentano allo sportello.
Assai spesso i familiari di soggetti con impegnative “NON URGENTI” esprimono una forte aspettativa di presa in carico in regime di URGENZA che, tuttavia, viene puntualmente frustrata da un atteggiamento piuttosto “severo” della segretaria dell’ambulatorio, la dottoressa Imparziali.

Marta

Alcune famiglie si vedono costrette a presentare un reclamo. Altre tentano di ammorbidire la dottoressa Imparziali con doni e altre piccole utilità, ma niente. C’è stato anche un caso di aggressione verbale: la madre di un paziente, il cui unico disturbo era una atavica predisposizione al dolce-far-niente, ha messo le mani addosso alla dottoressa Imparziali.
Giunta alla pensione, la dottoressa Imparziali viene sostituita con un nuovo dipendente, il dottor Pocherogne. L’atteggiamento del neoassunto è del tutto diverso.

elegant-3176410_640

E’ appena uscito da un master in relazioni con il pubblico e identifica i pazienti con il termine “clienti”. Inoltre un giorno, di fronte al familiare di un paziente con impegnativa NON URGENTE ma con aspettative di visita immediata, solomonicamente risponde: “Torni dal suo Medico di Medicina Generale e si faccia apporre la sigla ‘URGENTE’ all’impegnativa. E’ un suo diritto. Lo deve e lo può rivendicare!
Una soluzione geniale a detta di molti, tanto che la risposta diventa una prassi consolidata, adottata anche da altri membri dell’equipe a cui la dottoressa Casamatta appartiene.

ignara
La dottoressa Casamatta non può non notare che il livello di conflittualità all’interno dell’ambulatorio è sceso di molto, tuttavia non le sembra che tale prassi sia corretta, né tanto meno giustificabile…


Andrea: Accidenti, Massimo! Ma questi sono assolutamente degli eventi a rischio, che generano dei “feroci equilibri” (come li chiamerebbe Roberto Sanesi ) tra interessi primari e secondari, dove diventa difficile capire se la corruzione vera e propria c’è o non c’è!

Massimo: Esatto! Tuttavia, analizzando il contesto esterno in termini “criminologici” e il contesto interno in termini di ruoli e responsabilità, questi rischi non emergono. Perché qui le persone “risolvono” i conflitti di interessi adottando soluzioni non previste da ruolo che giocano nella loro organizzazione.

Andrea: E in effetti, come dici tu, non emergono nemmeno analizzando i processi. Perché qui i processi non vengono manomessi: le procedure di acquisto sono regolari, le prenotazioni sono legittime, ma svuotate di qualunque significato, perché sono attivati processi paralleli o scorciatoie che nessuna mappatura dei processi potrà mai identificare!

Massimo: Invece, caro Andrea, questi rischi sono facilmente prevedibili analizzando le dinamiche tra gli interessi. Cioè non guardando gli atti e i procedimenti ma gli interessi sottesi agli atti e ai procedimenti e le persone che gestiscono i procedimenti e che formano gli atti amministrativi.

Andrea: Per fare questo tipo di analisi, può essere utile fare riferimento ai quattro tipi di conflitto di interessi (esogeno, endogeno, inerente e apparente) di cui abbiamo parlato in un post precedente!

Massimo: Un’analisi del rischio di questo tipo non identifica più un numero infinito di eventi a rischio, ma un numero limitato di “pattern corruttivi“,cioè di schemi generali, che descrivono dinamiche a rischio, e che possono essere applicati a diverse situazioni concrete che si verificano all’interno delle organizzazioni.

Andrea: Hai ragione … Dei “pattern” che sono come le formine che i nostri figli utilizzano quando giocano con la sabbia al mare, e che attendono solo di essere “riempite”con i ruoli, i comportamenti e i processi concretamente presenti dentro le organizzazioni.

Massimo: I due casi che ti ho raccontato rimandano, entrambi, ad un medesimo “pattern corruttivo”, che potremmo chiamare “pattern della scorciatoia“e in cui compaiono:

  • un processo che presenta vincoli, per garantire la promozione di interessi primari,
  • la caduta di un interesse primario,
  • un destinatario che non è soddisfatto dalle scelte dell’agente,
  • un “agente esterno” che permette al destinatario di trovare una “scorciatoia” per soddisfare i propri interessi secondari.
  • uno o più bias cognitivi, cioè meccanismi di manipolazione del contesto, di errata categorizzazione dello scenario, veri e propri “alibi” che permettono all’agente di non dover “aggiornare” il concetto-di-sè, da onesto a disonesto (“E’ un tuo diritto!“, “Il paziente è un nostro cliente!“).

pattern della scorciatoia

Andrea: Proviamo ad applicare questo modello ai casi. Ad esempio, nel primo caso una scelta organizzativa premia un interesse primario, l’efficienza economica, a discapito del buon andamento. In breve la scelta dell’Azienda di ricorrere ad una gara al massimo ribasso ha l’effetto di far risparmiare risorse economiche ma rende insostenibile l’erogazione delle prestazioni (buon andamento) da parte dei tecnici ortottisti.

Massimo: Esatto! All’interno di questo contesto, che noi definiremmo conflitto di interessi “endogeno”, cioè conflitto tra interessi primari, si genera un secondo conflitto di interessi. Questa volta è il fornitore, la Cataratta s.p.a., potenziale destinatario di una procedura di selezione, a promuovere l’interesse secondario alla fidelizzazione del committente attraverso una strategia che rappresenta una scorciatoia rispetto all'”evidenza pubblica”. Noi abbiamo definito “inerente” questo conflitto di interessi.

Andrea: Quindi abbiamo una doppia pressione. Dall’alto il Principale Delegato, ovvero l’Azienda, crea un contesto in cui un interesse primario decade. Dal basso un potenziale beneficiario promuove un interesse secondario che mira a distorcere a proprio vantaggio un processo pubblico.

Massimo: Il dottor Iride, destinatario interno della procedura di gara, non è soddisfatto della fornitura e trova una scorciatoia, cioè, non fa altro che ristabilire il buon andamento premiando l’interesse secondario di un potenziale destinatario esterno, che diventa un “agente occulto” e procura al dottor Iride ciò di cui ha bisogno. In questi casi la distorsione rischia di passare del tutto inosservata perché si genera un “Equilibrio di Nash“, cioè quel particolare stato di cose in cui nessuna delle parti in causa ha interesse a modificare, da sola, il proprio comportamento. Esso dipende dal “guadagno” (pay-off) atteso dalle scelte. E cioè dagli interessi che tendono a muovere destinatari, agenti e principali pubblici.

Andrea: Ho provato a tradurre questa “convergenza” di interessi primari e secondari che si genera a seguito della decisione dell’agente Indro Iride in una immagine. E’ piuttosto esplicita… L’unico interesse a “piangere” è l’imparzialità.

valutazione_caso_1

Massimo: Fantastico! Dice assai più di qualsiasi scheda di valutazione dei rischi vista finora.

Andrea: Posso immaginare che anche nel secondo caso si determini una situazione simile. Anche in quel caso il dottor Pocherogne, l’Agente pubblico, premia gli interessi di gran parte degli attori trovando una scorciatoia, ovvero spostando il rischio di azzardo morale in capo al Medico di Medicina Generale.

Massimo: Ma generando un danno all’imparzialità, evidentemente. Ora, dal momento che il PNA 2019 stabilisce che la finalità del Piano triennale di prevenzione della corruzione (PTPCT) è di identificare le misure organizzative volte a contenere il rischio di assunzione di decisioni non imparziali, capisci come osservando i processi sotto questa lente si colga molta più realtà di qualunque astratta valutazione.

Andrea: La tua proposta è interessante. Mi chiedo, però, se le pubbliche amministrazioni saranno in grado di svolgere questo tipo di analisi, così diverso da quello prescritto dal ANAC.

Massimo: Abbiamo potuto constatare in questi ultimi anni che non tutte le organizzazioni sono in grado di “ragionare” in termini di interessi convergenti o contrapposti. Ad esempio, gli Enti Locali conservano un approccio assai formalistico all’anticorruzione.

Andrea: Ma noi abbiamo osservato con i nostri occhi che le dinamiche che hai descritto nei casi sono assolutamente riscontrabili anche nei Comuni o nelle Province.

Massimo: Infatti. Ed è un vero peccato che si tardi ad adottare strumenti di lettura ed interpretazione del fenomeno corruttivo che potrebbero far emergere rischi reali e non gli elenchi di eventi pre-categorizzati contenuti all’interno delle piattaforme informatiche che ormai hanno sostituito l’analisi e l’osservazione della realtà.
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Non opere derivate 4.0 Internazionale.

Il conflitto di interessi che non c’era: Abramo, Antigone, Lutero e il Chupacabra

4 conflitti di interessi_2.png

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
(scaricare articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/336798360_Il_conflitto_di_interessi_che_non_c’era_Abramo_Antigone_Lutero_e_il_Chupacabra) 

Da un po’di tempo la nostra riflessione (e parte dei nostri corsi di formazione) sono concentrati sul fenomeno del conflitto di interessi. Un fenomeno complesso, la cui gestione è spesso ridotta ad un semplice adempimento burocratico (una firma in calce a un modulo che suggerisce tra le righe che è meglio non averli i conflitti di interessi!)

In realtà il conflitto di interessi non è una condotta illecita, ma una situazione di fatto che può, se non correttamente gestito, diventare un precursore della corruzione.

E’ difficile comprendere il fenomeno, ma lo è ancora di più trovare dei modelli che riescano a tradurre questa complessità in modo efficace dal punto di vista formativo.

Ci abbiamo messo quattro anni a comprendere i meccanismi che avviano ed alimentano un conflitto di interessi ed altri due per imparare a raccontarlo nel migliore dei modi. E’ stato un percorso lungo e faticoso e ringraziamo chi ha partecipato ai nostri corsi (e ci ha proposto situazioni concrete da decodificare). Ringraziamo anche i nostri casi che, quasi vivendo di vita propria, ci hanno condotto là dove mai avremmo pensato di arrivare.

Leggi il resto dell’articolo

La formazione sui casi concreti. Una raccomandazione del PNA 2019 ed una buona pratica di SPAZIOETICO

warning

ATTENZIONE, ATTENZIONE!

Per tutti quelli che stanno programmando le attività di formazione sulla prevenzione della corruzione nei prossimi mesi…

ANAC scrive nel PNA 2019: “L’Autorità auspica, quindi, un cambiamento radicale nella programmazione e attuazione della formazione, affinché sia sempre più orientata all’esame di CASI CONCRETI calati nel contesto delle diverse amministrazioni e costruisca capacità tecniche e comportamentali nei dipendenti pubblici“.

Attenzione a cosa somministrate ai vostri dipendenti! Se la formazione è asettica o astratta o non calata nella realtà lavorativa dell’organizzazione, allora i dipendenti avvertiranno che la prevenzione della corruzione è un’attività asettica, astratta, insomma un mero adempimento, una rottura di scatole.

Leggi il resto dell’articolo

Il senso del Professor Baroni per i concorsi. Ovvero cambiare l’anticorruzione ripartendo dall’analisi delle relazioni

La concorsopoli umbra è uno spaccato mirabile dell’attuale configurazione dei rapporti tra politica e amministrazione, ma ci aiuta a capire molto di come le persone tendono ad usare in maniera tossica le relazioni della propria sfera privata e a sovrapporle a volte in maniera consapevole a volte inconsapevole con la sfera pubblica.

Platone affermava che ai guardiani della Repubblica avrebbero dovuto strappare dalle mani i figli per sottolineare il rischio della sovrapposizione tra sfera privata e sfera pubblica, ma noi non possiamo e non dobbiamo ragionare così. Abbiamo capacità di individuare, valutare e gestire il conflitto tra interessi della sfera privata (interessi secondari) e interessi della sfera pubblica (interessi primari).

Perciò al di là e al di fuori della solita retorica che vorrebbe che il problema dei concorsi fosse solo ed esclusivamente un problema di conflitto tra politica e amministrazione (nelle università tale dinamica potrebbe non esistere eppure si manipolano lo stesso i concorsi) proviamo a capire quali sono i meccanismi che intervengono su questo processo, mettendo sotto osservazione non tanto il processo organizzativo che il più delle volte risulta ineccepibile, quanto piuttosto la dinamica “bisogni-relazioni-interessi” che orienta le scelte degli attori di tale processo.

Ora vi proponiamo una carrellata di situazioni, alcune prodromiche ad eventi di corruzione, altre ad eventi di abuso d’ufficio, altre ad eventi non sanzionabili penalmente, altri non sanzionabili neppure disciplinarmente, ma che comunque generano rischio di corruzione nei concorsi.

Il Professor Baroni è a capo del Centro Interdipartimentale di Inutilità Pubblica, organismo, per l’appunto, interdipartimentale che lui stesso ha creato e che ha sviluppato fino a farlo diventare un Centro di ricerca, comunque inutile, ma di fama internazionale. Sull’orlo del pensionamento l’Università ha deciso di selezionare tramite concorso un nuovo Direttore.

Ovviamente il Professor Baroni non fa parte della Commissione di valutazione del concorso, ma conoscendo assai bene alcuni dei commissari per averli fatti partecipare ad alcune inutili ricerche, e vantando dei crediti relazionali, pone in essere diversi tentativi al fine di orientare la decisione finale a vantaggio di tal Giovan Battista Lo Schiavo, attuale factotum del Professor Baroni e candidato in pectore a sostituirlo.

Siamo dentro ad un caso di corruzione? Probabilmente sì. Ma quale è l’utilità, cioè il vantaggio del Professore? Qui ci possono essere situazioni assai diverse tra loro e che chiamano in causa bisogni e relazioni della sfera privata del Professore. 

Prima ipotesi. Forse l’unica che leggeremmo sulle pagine dei giornali a seguito di una eventuale emersione dell’evento di corruzione. Una volta affidato l’incarico a Lo Schiavo, in cambio quest’ultimo promette di “remunerare” il Professor Baroni con ulteriori incarichi o consulenze. Si stabilisce tra i due una relazione di scambio, un classico scambio corruttivo fondato sulla convergenza di interessi secondari. Il bisogno del Professor Baroni, in questo caso, verrebbe interpretato come la volontà di garantirsi ulteriori entrate economiche “come se non bastasse la pensione!!!“, tuonano i giornali.

Seconda ipotesi. Il Professor Baroni non è una persona disonesta né ha interesse a continuare a lavorare in eterno. Ha a cuore, tuttavia, la sua (inutile) creatura. Ha versato letteralmente il sangue per metterla in piedi e tirarla su e non vuole farla morire in mano a dei burocrati che nulla hanno a  cuore se non la regolarità formale di un concorso. Pertanto cerca di orientare la commissione per soddisfare un bisogno assai più profondo di quello economico. Questo bisogno, che noi chiamiamo di “generatività” ha che fare con la prosecuzione della propria vita professionale. L’eredità professionale assomiglia molto all’eredità familiare ed è presente soprattutto in persone che hanno investito e speso gran parte della vita nel lavoro. In questo caso, la relazione con Giovan Battista Lo Schiavo non è di scambio. Non si tratta di dare qualcosa ora per ricevere dopo. Siamo di fronte ad una relazione interpersonale molto stretta, che noi chiamiamo di “mentorship attiva” ed assomiglia molto alla relazione che esiste tra padre e figlio. Il mentore si assicura, attraverso una condotta distorsiva dell’imparzialità, la stabilizzazione del proprio Discepolo e, attraverso di lui, la prosecuzione della propria “vita” professionale. 

Terza ipotesi. In questa ipotesi capiremo perché il discepolo si chiama Giovanni Battista Lo Schiavo. Costui era un giovane neolaureato, quando entrò a far parte del Centro ed andava molto a genio al Professor Baroni, soprattutto per la grande disponibilità che gli mostrava e per la assoluta incapacità di essere assertivo nei suoi confronti. L’attaccamento di Lo Schiavo si fondava su un unico presupposto: “Quando me ne vado, ti metto al posto mio“.  Lo Schiavo, per questa frase pronunciata un giorno dal Professore si rende disponibile a qualsiasi attività istituzionale e collaterale, tanto che per un periodo, porta i figli di Baroni a scuola e li va a riprendere. Baroni, ovviamente, si è sempre sentito in debito con il ragazzo, che intanto si è fatto uomo. Cerca di fare quello che può. Chiama alcuni Commissari e si attiva per orientare il giudizio. Quale è la relazione che si sovrappone in questo caso? Siamo sempre all’interno di una relazione di scambio, un debito relazionale per la precisione. Ma molto diverso da quello, economico, della prima ipotesi. I MUNERA, cioè i doni che Lo Schiavo aveva elargito a Baroni devono essere remunerati in futuro. Quando si presenta l’occasione, Baroni sovrappone la relazione con Lo Schiavo che fa parte della sua sfera privata, con l’azione amministrativa, generando delle interferenze.

Quarta ipotesi. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con alcuni politici locali al fine di mantenere la sua posizione all’interno dell’Università. In quel contesto, infatti, non si muove foglia che non lo dica il notabile locale. Giovanni Battista Lo Schiavo è un giovane tirapiedi del suddetto notabile, al quale lo stesso Lo Schiavo ha dedicato tempo e dignità per una propria ambizione di carriera politica. Il politico locale ha “tollerato” che il Centro Interdipartimentale fosse gestito dal Professor Baroni, ma ora vuole qualcosa in cambio, pertanto “impone” al Professor Baroni quella che loro chiamano, in una intercettazione telefonica, la “tassa di successione”.

Quarta ipotesi bis. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con operatori economici che hanno forti interessi nelle attività del Centro interdipartimentale. In particolare, da uno di questi soggetti ha ricevuto una serie di incarichi di collaborazione e numerosi benefit. Anche Giovanni Battista Lo Schiavo è legato al suddetto operatore economico. L’operatore economico non può lasciarsi scappare l’occasione di piazzare un suo uomo a capo del Centro per garantire continuità alla sua posizione di controllo. Pertanto “impone” a Baroni, in virtù del rapporto di (quasi) dipendenza che li lega, di operare al fine di assicurare la leadership a Lo Schiavo: “Ne trarremmo tutti beneficio“.

In queste due ipotesi (aggregate) si sovrappone una relazione della sfera privata del Professor Baroni, una specie di relazione di agenzia se ci pensiamo bene, alla relazione di agenzia pubblica. Baroni ha, allo stesso tempo, un Principale pubblico manifesto ed un Principale privato “occulto” a cui deve rendere conto promuovendone gli interessi.

Quinta ipotesi. “Qui comando io. Qui si fa a modo mio!!!” Il Professor Baroni è il centro di un sistema solare, intorno al quale ruotano una moltitudine di satelliti. Egli è all’interno di una relazione di agenzia con il suo Principale pubblico, in cui gioca il ruolo di “agente”. Tuttavia, una percezione esagerata del suo bisogno di autorealizzazione gli fa pensare che la relazione sia ribaltata: lui è il Principale, gli altri lavorano per lui, compreso il Direttore di Dipartimento, “quell’incompetente!

Sesta ipotesi. Tutti adorano Giovanni Mario Lo Schiavo. Tutti pensano, compreso il suo mentore, il Professor Baroni, che non si possa trovare miglior leader futuro per il Centro interdipartimentale. Lo Schiavo ha ormai in mano le relazioni istituzionali ed è di gran lunga il ricercatore più competente dell’Università. Il Professo Baroni ed il capo-dipartimento riterrebbero una sciagura che quel posto cadesse in mano ad un soggetto esterno, terrorizzati dal fatto che potrebbero ritrovarsi con un incompetente. Per questo, una sera si ritrovano con i commissari e pianificano una strategia per “blindare” Lo Schiavo. Purtroppo gli inquirenti, che sono sulle tracce di uno dei commissari, per altre vicende, ascoltano la conversazione e fanno scattare una retata. In questa ipotesi avviene qualcosa di ancora più peculiare. Non solo nessuno degli attori ottiene alcuna utilità economica, ma nemmeno viene a sovrapporsi la sfera privata di alcuno con quella pubblica. In questo caso, infatti, gli agenti decidono di premiare un interesse primario, cioè il buon andamento del Centro che verrebbe garantito dalla vittoria di Lo Schiavo e di eliminare l’altro interesse primario, cioè l’imparzialità dell’azione amministrativa che, nella loro visione alquanto distorta, metterebbe a rischio il funzionamento stesso dell’organizzazione. 

Potremmo andare avanti ancora per molto, ma abbiamo pietà dei vostri occhi e delle vostre orecchie.

Come potete notare, in molte di queste ipotesi non ci troviamo di fronte ad un evento di corruzione, dal momento che non è possibile ravvisare un’utilità a fronte del pregiudizio di un interesse primario. Tuttavia, l’inquinamento ab-externo dell’azione amministrativa (come definisce il PNA 2013 la corruzione) è presente e in grado di generare una vigorosa interferenza. 

Ma quello che è più evidente è la particolare complessità delle dinamiche relazionali che possono stabilirsi, crescere, mutare e, infine, “tossificare”. con il termine “tossificazione” noi intendiamo rappresentare l’uso strumentale delle relazioni che gli agenti talvolta operano al fine di soddisfare bisogni della propria sfera privata. 

Ci rendiamo anche conto che questa dimensione del rischio di corruzione è totalmente sconosciuta all’attuale architettura di prevenzione della corruzione che ANAC (e la legge 190/2012 con i PNA successivi) ha messo in piedi, tutta orientata a prendere in esame la dimensione organizzativa. Ebbene forse in nessun caso come nei concorsi, sia in ambito universitario sia in ambito clinico, dalla dimensione organizzativa si rischia di non tirare fuori alcuna anomalia, rendendo il lavoro di prevenzione di scarsa se non nulla utilità.

E allora, si può intervenire su questi fenomeni con la prevenzione della corruzione? 

Anche se comprendere la dinamica dei bisogni è essenziale per indagare il fenomeno corruttivo, tuttavia i bisogni sono oggetti piuttosto invisibili e sfuggenti. E’ assai complicato agire sulla percezione dei bisogni. Non si può entrare nella testa delle persone più di tanto. Se un Professore percepisce la fine della sua carriera professionale come la fine della vita stessa ha bisogno probabilmente di un sostegno psicologico, ma non possiamo condannare una persona per questo, né chiedergli di far emergere il suo conflitto interiore.

La prevenzione della corruzione dovrebbe esplorare elementi meno soggettivi, come le relazioni, cioè le tracce che le dinamiche tra bisogni lasciano, Le relazioni sono oggetti “misurabili”. I bisogni, invece, sfuggono alla valutazione soggettiva o intrapsichica, facilmente manipolabile o alterabile.

A volte le relazioni umane e professionali nelle quali siamo coinvolti sembra ci possano appagare pienamente per quelle che sono. Altre volte le consideriamo, anche inconsciamente, un mezzo per ottenere altro. Abbiamo dato un nome a queste dinamiche, soprattutto quando sono abbastanza intense ed idonee ad innescare eventi corruttivi, ovvero, “tossificazione della relazione”.

Nella realtà delle nostre organizzazioni fenomeni di questo tipo sono all’ordine del giorno. La nostra scarsa capacità di decodificare correttamente le relazioni e la sovrapposizione tra relazioni rappresenta il motivo della nostra scarsa capacità di individuare il fenomeno corruttivo prima che esso debordi in atti palesemente ed irrevocabilmente illeciti.

Il processo che chiamiamo di “concorsi e prove selettive” soffre enormemente di relazioni tossiche, di sovrapposizioni tra sfera privata e pubblica e, quindi, di conflitti di interessi. Come unica misura di prevenzione viene richiesto ai commissari di gara di compilare una dichiarazione in cui attestano di non essere in conflitto di interessi. Sembra più un meccanismo che le organizzazioni utilizzano per sviare la responsabilità.

Diversamente esse dovrebbero fornire supporto a chi interviene nel processo e a chiunque abbia interessi nel processo a categorizzare correttamente le relazioni della sfera privata e a misurare intensità assoluta e percepita di tali relazioni.

Per chi “tossifica” le relazioni, invece, non ci dovrebbe essere spazio all’interno della sfera pubblica. La tossificazione distrugge la relazione fondamentale tra Principale pubblico e agente, ma distrugge anche le relazioni private, mercificandole.

In effetti, se ci pensate bene, dareste fiducia ad un tizio che si mostra vostro amico per la pelle solo perché vuole arrivare a conoscere la vostra splendida sorella? 

LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETA’ E NEGLI ENTI CONTROLLATI O PARTECIPATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

BADGE_SOC_PARTLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETA’ E NEGLI ENTI CONTROLLATI O PARTECIPATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Corso in modalità ELEARNING che mira a supportare le società e gli enti in controllo pubblico nel difficile percorso di allineamento alla normativa di prevenzione della corruzione. Il corso prevede moduli di tipo teorico, che approfondiscono le dinamiche dei fenomeni corruttivi; e moduli di tipo operativo, che si concentrano sui sistemi di gestione e sugli obblighi di legge.

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

ELEARNING FACTORY @SPAZIOETICO 
info@spazioetico.com

 

QUOTE DI ISCRIZIONE COSTO COMPLESSIVO CODICE MEPA**

(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

SE202

100 partecipanti massimo Euro 3.500*

SE203

200 partecipanti massimo Euro 6.000*

SE204

500 partecipanti massimo Euro 10.000*

SE205

*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Perché prevenire la corruzione nelle società e egli enti in controllo pubblico?

La normativa anticorruzione e le Linee Guida ANAC prevedono una applicazione degli obblighi di prevenzione anche nelle società e negli enti in controllo pubblico. Applicazione non facile, se si tiene conto dell’assetto privatistico di tali organizzazione, che in certi casi rende difficoltosa l’introduzione di ruoli e strumenti pensati per le pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, la prevenzione della corruzione è un atto necessario di accountability e di responsabilità sociale, per le organizzazioni private finanziate con risorse pubbliche e che erogano servizi di pubblico interesse.

Spesso le società e gli enti partecipati o controllati dalla pubblica amministrazione sono il terminale di dinamiche di corruzione sistemica, che interferiscono con l’autonoma gestione dei processi di supporto (approvvigionamento, consulenze, assunzioni di personale, contabilità e gestione societaria) e danneggiano l’organizzazione, i cittadini e i soci.

Per gestire in modo efficace questo rischio, è necessario tenere in considerazione non solo gli adempimenti richiesti dalla normativa, ma anche le best practices internazionali, proposte dalle norme ISO sui sistemi di gestione del rischio (ISO 31000 e ISO 37001)  

 

A chi è rivolto?

A tutte le società e gli enti controllati o partecipati dalla pubblica amministrazione.

In particolare, il corso è rivolto alle società in house  che gestiscono servizi di pubblico interesse (trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, gestione reti, ecc …) e che forniscono beni e servizi alla pubblica amministrazione.

Il corso è anche rivolto alle amministrazioni controllanti, che vogliano identificare chiaramente gli obblighi e le strategie che devono essere adottate dalle proprie società controllate.

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Organizzazione del corso

  • La Teoria dell’Agenzia
  • Asimmetrie informative
  • Il conflitto di interessi
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Le Linee Guida ANAC e il Piano Nazionale
  • Modelli 231 e Misure Integrative di Prevenzione
  • Il sistema di prevenzione della corruzione ISO 37001
  • CASI DI STUDIO

 

 

 

 

IL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

BADGE_Codice_sorgenteIL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE.
Una lettura del fenomeno corruttivo attraverso il modello «evolutivo» proposto da @SPAZIOETICO

Corso in modalità ELEARNING che guida guida agenti pubblici e organizzazioni alla corretta comprensione del “fenomeno corruttivo”.

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

ELEARNING FACTORY @SPAZIOETICO 
info@spazioetico.com

 

QUOTE DI ISCRIZIONE COSTO COMPLESSIVO CODICE MEPA**

(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

SE182

100 partecipanti massimo Euro 3.500*

SE183

200 partecipanti massimo Euro 6.000*

SE184

500 partecipanti massimo Euro 10.000*

SE185

*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Perché c’è bisogno di “un modello evolutivo”?

In Italia la Legge n. 190/2012 e tutti i Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC si occupano di prevenire il rischio di corruzione, non di gestire le dinamiche corruttive. E quindi sono orientate in modo prioritario ad introdurre politiche di controllo dell’azione amministrativa  e obblighi di trasparenza.

Sul fronte della repressione del fenomeno, invece, la strategia è introdurre forme sempre più forti di disincentivazione, aumentando le sanzioni penali, le pene accessorie e le sanzioni interdittive per le persone e le aziende riconosciute colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione; potenziando il contrasto alla corruzione sul fronte delle indagini penali (agenti sotto copertura e intercettazioni); e infine rendendo più difficile l’accesso alle misure alternative di detenzione, al lavoro all’esterno del carcere e ai permessi premio peri cittadini che scontano una condanna per peculato, concussione, corruzione, induzione indebita. Sono queste, in estrema sintesi, le misure di repressione della corruzione introdotte dalla recente Legge n. 3/2019 (“Legge Spazza-corrotti”).

Nell’ottobre 2012, Jesper Johnsøn, Nils Taxell and Dominik Zaum hanno mostrato in una ricerca che solo in un numero irrilevante di casi le politiche di contrasto alla corruzione messe in campo dagli Stati hanno avuto successo. Nonostante siano state adottate convenzioni internazionali, normative nazionali e tutta una serie di misure, i numeri sono piuttosto sconfortanti.

Perché non funzionano?

La nostra tesi è che le politiche anticorruzione non funzionano, perché si basano su un modello teorico che spiega solo parzialmente il fenomeno corruttivo, ma che le orienta in modo assoluto a privilegiare la dimensione organizzativa della corruzione. Esse, infatti, sono state costruite esclusivamente sulla base del modello Principale-Agente.

Perché le persone si corrompono? Nessuno dei Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC cerca di rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile. Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevedere le dinamiche corruttive.

Dove sono i corrotti? Ce lo chiedono spesso le persone che partecipano ai nostri corsi. Persone che si sentono oneste e che vedono attorno a loro persone oneste. E se magari hanno conosciuto, nella loro vita lavorativa, un Agente pubblico disonesto, queste persone si chiedono se tutti abbiamo un prezzo, oppure se i corrotti sono delle “mele marce”, delle anomalie, delle persone nate male.

Perché le persone si corrompono?

Qualsiasi esperto di anticorruzione rimane muto davanti a questa domanda. Il non detto delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza saperlo.

Il non detto delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il “Modello Evolutivo”.

 

A chi è rivolto il corso?

Ai Responsabili della Prevenzione della Corruzione (RPCT) e a tutti gli agenti e le organizzazioni pubbliche

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Contenuti del corso

  • Il Modello Principale-Agente
  • Il Modello Evolutivo
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Processi, interessi e valori: il triangolo della corruzione
  • Decisioni critiche, conflitto di interessi e dilemmi etici
  • Lo spazio economico
  • Lo spazio etico
  • Lo spazio delle regole
  • I pattern relazionali
  • Il codice sorgente della corruzione

 

 

 

IL FENOMENO CORRUTTIVO. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

BADGE_FENOMENO_CORRUTTIVO

IL FENOMENO CORRUTTIVO.
Processi, interessi e valori

Corso in modalità ELEARNING che guida agenti pubblici e organizzazioni alla corretta comprensione dei fenomeni corruttivi. Il corso analizza i diversi tipi di corruzione (spicciola, amministrativa e sistemica) e approfondisce le diverse dimensioni (etica, economica e organizzativa) del fenomeno.

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

ELEARNING FACTORY @SPAZIOETICO 
info@spazioetico.com

 

QUOTE DI ISCRIZIONE COSTO COMPLESSIVO CODICE MEPA**

(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

SE172

100 partecipanti massimo Euro 3.500*

SE173

200 partecipanti massimo Euro 6.000*

SE174

500 partecipanti massimo Euro 10.000*

SE175

*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Perché studiare i fenomeni corruttivi?

La Legge n. 190/2012 ha introdotto nelle pubbliche amministrazioni e nelle società in controllo pubblico la figura del Responsabile per la prevenzione della Corruzione e Trasparenza (RPCT), che deve pianificare e attuare idonee misure di prevenzione dei fenomeni corruttivi.

Tuttavia, il Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione rischia di diventare un documento formale senza benefici per l’amministrazione, se non tiene in considerazione e non cerca di governare le dinamiche dei fenomeni corruttivi. 

La corruzione ha diverse facce, che saranno ampiamente illustrate nel corso:

  • Corruzione spicciola: agisce sfruttando l’asimmetria informativa tra Agente pubblico (burocrate/funzionario) e Destinatario (utente dei servizi). Vive ai margini dei processi organizzativi e può essere contrastata attraverso controlli esterni e meccanismi di disincentivazione. Assai più efficaci sembrano essere gli interventi di prevenzione e di riaffermazione dell’interesse primario attraverso strumenti educativi e culturali, nonché di selezione dell’agente pubblico. Efficace sembra essere anche la misura del Whistleblowing. Ovviamente, l’efficacia di queste misure è condizionata dalla circostanza che il Principale VUOLE effettivamente e concretamente combattere le condotte corruttive.
  • Corruzione amministrativa: si annida “nelle pieghe” dei procedimenti della pubblica amministrazione e che inquina gli appalti, le autorizzazioni, le concessioni, le attività di controllo e tutte le altre aree a rischio generali e specifiche, identificate dalla L. 190/2012 e dai Piani Nazionali Anticorruzione. Anche questa tipologia di corruzione può essere contrastata attraverso la riduzione dell’asimmetria informativa del Principale e attraverso strumenti educativi, nonché attraverso le segnalazioni. Anche in questo caso, l’efficacia di queste misure è condizionata dalla circostanza che il Principale VUOLE effettivamente e concretamente combattere le condotte corruttive.
  • Corruzione sistemica: non agisce direttamente sui procedimenti amministrativi, ma agisce a monte (nelle stanze dei bottoni) e li governa dall’esterno: le interferenze e le convergenze tra gli interessi pubblici e privati influenzano le priorità della pubblica amministrazione, l’allocazione delle risorse e persino l’adozione delle leggi, nazionali e regionali.

E’ necessario rendere più incisive ed efficaci le strategie di prevenzione: la L. 190/2012 (e i decreti che l’hanno attuata) si concentra esclusivamente sulla corruzione amministrativa, con un numero eccessivo di adempimenti e di controlli formali sull’operato dei dipendenti pubblici e una scarsa attenzione per la gestione dei fattori di rischio. La corruzione sistemica, invece, non viene in alcun modo presa in considerazione dalla normativa.

Il primo passo da fare è prendere atto della complessità del “FENOMENO CORRUTTIVO“.

 

A chi è rivolto il corso?

Agli RPCT e a tutti gli agenti e le organizzazioni pubbliche

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Contenuti del corso

  • La Teoria dell’Agenzia
  • Asimmetrie informative
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Processi, interessi e valori: il triangolo della corruzione
  • L’analisi dei processi
  • L’identificazione del rischio di corruzione
  • CASI DI STUDIO

 

 

 

IL CONFLITTO DI INTERESSI IN AMBITO SANITARIO. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

BADGE_CDI_SANITA

IL CONFLITTO DI INTERESSI IN AMBITO SANITARIO

Corso in modalità ELEARNING che guida il professionista clinico in ambito sanitario nella corretta valutazione di un conflitto di interessi in ambito sanitario

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

ELEARNING FACTORY @SPAZIOETICO 
info@spazioetico.com

QUOTE DI ISCRIZIONE COSTO COMPLESSIVO*** CODICE MEPA**

(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

SE192

100 partecipanti massimo Euro 3.500*

SE193

200 partecipanti massimo Euro 6.000*

SE194

500 partecipanti massimo Euro 10.000*

SE195

*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

*** I costi si riferiscono ad un corso NON ACCREDITATO ECM. 

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Cosa è un conflitto di interessi?

Il conflitto di interessi è una situazione, uno “stato di cose” particolare, che si instaura tra il professionista clinico in ambito sanitario, gli interessi della sua sfera privata e le attività o le decisioni che deve gestire.

Visto da questa prospettiva, il rischio di conflitto di interessi è associato a determinati “scenari” o situazioni e non a comportamenti, perché i comportamenti che il professionista clinico in ambito sanitario potrebbe mettere in atto, per favorire il proprio interesse secondario a discapito dell’interesse primario, rientrano già nella casistica del rischio di corruzione.

 

A chi è rivolto il corso?

A tutti i responsabili della prevenzione della corruzione in ambito sanitario (ASL, Ospedali, ecc…) che vogliono approfondire il conflitto di interessi e le modalità di valutazione, emersione e gestione.

A tutti i professionisti clinici che si trovano, in ambito sanitario pubblico, a dover dichiarare situazioni di assenza o presenza di conflitto di interessi.

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Perché un corso sul conflitto di interessi in ambito sanitario?

L’attuale configurazione della gestione del conflitto di interessi nel Sistema Sanitario Nazionale è assai discutibile, tutta centrata su procedure di emersione formali e burocratiche che non prendono in alcuna considerazione né la consapevolezza degli operatori sanitari, né quella delle organizzazioni pubbliche (Ospedali, ASL, ecc.) che dovrebbero gestirli.

C’è molto da fare su questo tema, ma ci dobbiamo chiedere se, oltre la compilazione dei moduli o la firma apposta in calce alla dichiarazione di assenza di conflitto di interessi, si possano trovare soluzioni più mirate ed adeguate al mondo sanitario; se non sia il caso, cioè, di lanciare una “sfida” ai professionisti della sanità pubblica sul piano della consapevolezza e della responsabilità. 

Esiste una generale sottovalutazione del conflitto di interessi oppure una sovrapposizione tra conflitto di interessi e corruzione, con la conseguenza che gli operatori sanitari che prestano la propria attività professionale presso strutture pubbliche o convenzionate hanno paura a far emergere anche le situazioni potenzialmente confliggenti perché pensano che verranno messi sotto accusa dall’organizzazione o dall’opinione.

Il conflitto di interessi è un fattore di rischio perché aumenta il livello di incertezza in merito all’esito delle decisioni di un operatore pubblico. Deriva dalle reti di relazioni delle persone e può degenerare in corruzione se non viene fatto emergere e gestito. A dire il vero, il conflitto di interessi si rapporta ad una situazione che comincia ben prima del verificarsi di un vero e proprio “conflitto”.

In Francia, ad esempio, la recente legislazione ha introdotto il concetto di “lien d’intérêts”, ovverosia «collegamento di interessi».  Sono gli interessi che prendono vita dalla modificazione delle condizioni del contesto di vita personale o professionale di un individuo, dal ricevere incarichi extra-istituzionali, dallo svolgere compiti di formazione, ricerca o sperimentazione per operatori privati, dal ricevere “benefit” da aziende farmaceutiche o produttrici di macchinari. Tali collegamenti non sono situazioni da sanzionare o da mettere al bando, di per sé.

E’ inevitabile, infatti, che i professionisti abbiano interazioni più o meno intense con il mondo degli interessi privati del sistema sanitario. Questa circostanza, peraltro, permette alle organizzazioni del Sistema Sanitario Nazionale di operare potendo contare su expertise informate e competenti. Data la complessità del sistema sanitario, occorre considerare il patrimonio di relazioni ed esperienze come un valore aggiunto della componente clinica di un’organizzazione pubblica.

Pertanto, è sbagliato attribuire ai professionisti che sviluppano o mantengono reti di relazioni e promuovano collegamenti di interessi autonomamente da quelli promossi dall’Azienda pubblica, il marchio di “criminale”.

A patto che tali interessi siano fatti emergere e, nei casi in cui dovessero risultare anche solo potenzialmente confliggenti con l’interesse primario dell’Azienda pubblica o tendano ad influenzare in maniera inappropriata le decisioni, le attività o la reputazione dell’organizzazione, siano gestiti attraverso condotte predeterminate e trasparenti.

Per coloro che, invece, promuovono consapevolmente interessi secondari a scapito degli interessi primari dell’Azienda pubblica non ci deve essere spazio. Un conflitto di interessi non gestito o gestito con una certa indulgenza comunica all’organizzazione un messaggio di disimpegno della leadership o, peggio, di collusione che è, in molti casi, prodromico alla corruzione.  

 

Obiettivi del corso

  • Promuovere una corretta definizione di conflitto di interessi
  • Esplorare relazioni e bisogni che nutrono gli interessi
  • Scoprire la particolare configurazione del conflitto tra interessi primari
  • Eseguire una corretta valutazione del conflitto di interessi
  • Gestire correttamente il conflitto di interessi (dovere di segnalazione, obbligo di astensione).

 

Struttura del corso

MODULO 1. DEFINIRE IL CONFLITTO DI INTERESSI IN AMBITO SANITARIO

1.1. Una definizione di conflitto di interessi

1.2. Conflitto di interessi e incompatibilità

1.3. Il conflitto di interessi in ambito sanitario

1.4. Esercitazioni e valutazione dell’apprendimento

MODULO 2. INDIVIDUARE LE MINACCE TIPICHE E ATIPICHE ALL’IMPARZIALITA’ DELL’AGENTE PUBBLICO

2.1. La percezione dei bisogni

2.2. I “pattern” relazionali

2.3. Le relazioni interpersonali

2.4. Le relazioni di delega

2.5. Le relazioni di scambio

2.6. Costruire una mappa delle relazioni sensibili

MODULO 3. RICONOSCERE UN CONFLITTO DI INTERESSI

3.1. Il quadro normativo

3.2. Intensità assoluta e percepita delle relazioni della sfera privata

3.3. Ambiti di interferenza nel processo organizzativo: attività, decisioni, informazioni

3.4. La valutazione del conflitto di interessi in 3 passi

MODULO 4. GESTIRE IL CONFLITTO DI INTERESSI

4.1. La responsabilità dell’agente pubblico: dovere di segnalazione e obbligo di astensione

4.2. La responsabilità dell’organizzazione: leadership, regole e formazione

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: