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Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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L’anticorruzione inciampa sui camici lombardi. Tre consigli al Legislatore per affrontare (seriamente) il conflitto di interessi

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I posteri lo chiameranno, forse, “CamiciGate” o “DamaGate” … Per ora è una vicenda che tiene banco sui giornali e che divide l’opinione pubblica e la politica. I cui risvolti penali non sono del tutto chiari. Un vicenda confusa, in cui le forniture diventano donazioni e in cui uno strano bonifico proveniente da un conto svizzero “scudato”, bloccato e segnalato all’Unità di Informazione Finanziaria ai sensi della normativa antiriciclaggio, diventa anch’esso una donazione. Insomma, la vicenda che coinvolge il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, sua moglie e suo cognato (rispettivamente socia al 10% e legale rappresentante della società Dama Spa) e ARIA Spa (la centrale acquisti regionale) potrebbe anche passare alla storia come “DonazioneGate” o “BenefattoriGate”.

In questo articolo non intendiamo entrare in alcun modo nel merito di eventuali responsabilità penali: sono tutti innocenti fino all’estremo grado di giudizio. Non siamo giudici e non abbiamo nemmeno tutte le informazioni necessarie per emettere un verdetto. Vogliamo, piuttosto, valutare l’efficacia e la tenuta delle norme e delle procedure di gestione del conflitto di interessi attualmente adottate in italia. E lo vogliamo fare partendo da due dati di fatto innegabili:

  • i protagonisti di questa storia (Fontana, la moglie e il cognato) sono legati da relazioni di parentela, che la normativa qualifica come “sensibili”, cioè come atte a far emergere conflitti di interessi.
  • ARIA Spa non ha fatto firmare a Dama Spa il “patto di integrità” da cui sarebbe presumibilmente emersa la situazione di conflitto di interessi.

Gli strumenti e gli obblighi previsti dall’attuale normativa (obbligo di segnalazione, dovere di astensione e patti di integrità) sarebbero state in grado di identificare e gestire il conflitto di interessi che coinvolgeva Dama Spa e il presidente Fontana?

Il conflitto di interessi che non c’è … ma poi sì che c’è … 

La normativa italiana si concentra esclusivamente su una tipologia di conflitto di interessi: il conflitto di interessi esogeno, cioè la situazione di interferenza tra sfera professionale e sfera privata di un agente pubblico. Noi di Spazioetico ne abbiamo identificati altri tre (ne parliamo qui), ma indubbiamente il conflitto esogeno è il più facile da identificare, perché è associato ad una serie ben definita di relazioni sensibili che intercorrono tra agente pubblico e soggetto privato coinvolto nelle procedure di una pubblica amministrazione: relazioni interpersonali, di agenzia, di scambio, conflittuali.

L’articolo 42, commi 2 e 3, del Codice degli Appalti (d.lgs. 50/2016) definisce e gestisce il conflitto di interessi (esogeno) nel modo seguente:

2. Si ha conflitto d’interesse quando il personale di una stazione appaltante o di un prestatore di servizi che, anche per conto della stazione appaltante, interviene nello svolgimento della procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni o può influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato, ha, direttamente o indirettamente, un interesse finanziario, economico o altro interesse personale che può essere percepito come una minaccia alla sua imparzialità e indipendenza nel contesto della procedura di appalto o di concessione. In particolare, costituiscono situazione di conflitto di interesse quelle che determinano l’obbligo di astensione previste dall’articolo 7 del decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 62.

3. Il personale che versa nelle ipotesi di cui al comma 2 è tenuto a darne comunicazione alla stazione appaltante, ad astenersi dal partecipare alla procedura di aggiudicazione degli appalti e delle concessioni. Fatte salve le ipotesi di responsabilità amministrativa e penale, la mancata astensione nei casi di cui al primo periodo costituisce comunque fonte di responsabilità disciplinare a carico del dipendente pubblico”.

E’ abbastanza chiaro che il codice degli appalti affronta il fenomeno del conflitto di interessi esogeno in modo inadeguato,  cioè in un modo che non coglie in alcun modo il conflitto di interessi degli organi di indirizzo politico. L’art. 42, infatti, definisce il conflitto di interessi facendo riferimento al personale di una organizzazione che interviene nella nello svolgimento della procedura di aggiudicazione o può influenzarne, in qualsiasi modo, il risultato. E prevede, come unica misura, l’astensione del soggetto in conflitto, che è tenuto ad auto-denunciare la propria situazione.

Ora, Attilio Fontana non è un dipendente di ARIA Spa e nemmeno di Regione Lombardia. E’ un politico e, in quanto tale, non gestisce le procedure di gara. Quindi, paradossalmente, per il codice degli appalti il Presidente della Regione non si trovava in una situazione di conflitto di interessi … o meglio, il suo conflitto di interessi non era tale da interferire con la regolarità della procedura di gara. Inoltre, aspetto ancora più paradossale, il Presidente della Regione avrebbe gestito correttamente la propria situazione di conflitto di interessi, perché non è intervenuto nella procedura di aggiudicazione … cioè perché si è limitato a non fare ciò che non poteva fare.

La magistratura, però, non sembra pensarla allo stesso modo. E probabilmente anche i protagonisti della nostra storia hanno pensato che un conflitto di interessi ci fosse: se tutto era regolare, se non c’era alcun conflitto di interessi (nemmeno potenziale o apparente), perché Dama Spa avrebbe trasformato la fornitura in una donazione e perché Fontana avrebbe cercato di eseguire bonifico alla Dama Spa? Almeno questo sembra abbastanza chiaro: la relazione di parentela era “inopportuna” e quei camici non potevano essere pagati. Fontana si è adoperato perché quei camici non fossero pagati e poi per ridurre i danni economici derivanti dal mancato pagamento dei camici. Ha cercato di pagare di tasca sua parte dei camici. In tutto questo non c’è nulla di penalmente rilevante. C’entra l’opportunità politica. E il comportamento di Fontana è spiegabile solo se letto con la lente del conflitto di interessi: gli interessi economici del cognato sono entrati in conflitto con l’interesse primario all’imparzialità e con l’interesse di Fontana a tutelare la propria credibilità politica. Il conflitto è stato risolto a spese della Dama Spa, trasformando il contratto di appalto in donazione.

Ancora una volta, ci teniamo a precisare che probabilmente nulla di tutto questo è penalmente rilevante. Quello che emerge è una situazione di conflitto di interessi, o meglio una matassa di interessi in conflitto, molto  peculiare e innegabile, ma che la normativa attuale non riesce a cogliere.

Il patto inutile …  

Tutti i giornali lo hanno scritto: “ARIA Spa non ha fatto firmare a Dama Spa il patto di integrità previsto dalla normativa lombarda sugli appalti!”, come se il patto di integrità fosse uno strumento potentissimo, che sarebbe stato in grado di evitare l’affidamento della fornitura di camici all’azienda del cognato del presidente della Regione Lombardia. Non sappiamo quanti si siano presi la briga di leggere il contenuto del  patto di integrità. Noi lo abbiamo fatto e siamo giunti alla conclusione: probabilmente, la mancata firma del patto di integrità è una grave mancanza, perché Aria Spa avrebbe dovuto pretendere la firma di un atto previsto dalla normativa; tuttavia, la firma del patto di integrità non avrebbe impedito la stipula del contratto di fornitura tra Aria Spa e Dama Spa. Il perché è presto detto: l’operatore economico che firma il patto di integrità si impegna a:

  • rendere, per quanto di propria conoscenza, una dichiarazione sostitutiva concernente l’eventuale sussistenza di conflitti di interessi, anche potenziali, rispetto ai soggetti che intervengono nella procedura di gara o nella fase esecutiva e a comunicare qualsiasi conflitto di interesse che insorga successivamente.

Come abbiamo visto in precedenza, Attilio Fontana non è intervenuto nella proceduta di gara. Quindi, a seguito della firma del patto di integrità, l’affidamento a Dama Spa sarebbe stato impedito solo da un conflitto di interessi che coinvolgesse un soggetto interno ad ARIA Spa.

Il patto di integrità prevede anche una serie di impegni, che devono essere assunti dall’operatore economico. Uno fra tutti è a prima vista molto rilevante:

  • non ricorrere alla mediazione o altra opera di terzi ai fini dell’aggiudicazione o gestione del contratto

L’intervento di mediatori è un evento che incrementa il rischio di corruzione: l’OCSE, in un recente documento, ha raccomandato ai sistemi pubblici di considerare attentamente i rischi connessi all’uso di intermediari (business intermediaries) nei periodi di emergenza, soprattutto nel settore manifatturiero, nelle catene di approvvigionamento e nelle esportazioni. La previsione del patto di integrità è quindi più che mai opportuna. Ma … c’è un grosso “ma“! La Dama Spa è giunta alla stipula del contratto di fornitura dei camici proprio grazie all’intervento di un soggetto mediatore: la Task Force per le mascherine e i DPI, istituita da Regione Lombardia nel mese di marzo 2020 (in piena emergenza) per individuare le imprese che era in condizioni di riconvertirsi e di fornire prodotti alle strutture ospedaliere. Una Task Force politica, che ha fatto senz’altro un lavoro egregio, ma ha anche sottratto ad ARIA Spa la responsabilità di gestire le fasi di analisi di mercato e di identificazione dei potenziali contraenti, cioè le fasi cruciali dei processi di acquisto che non prevedono la pubblicazione di un bando di gara (procedure negoziate e affidamenti diretti). Infatti, è stata proprio la Task Force regionale a segnalare Dama Spa ad Aria Spa.

La Dama Spa, insomma, non avrebbe potuto firmare, in tutta onestà, il patto di legalità regionale e tenere fede a tutti i suoi impegni, perché si era aggiudicata il contratto con Aria Spa grazie all’intervento di un mediatore. Un mediatore istituzionalizzato, creato ad hoc dalla stessa Regione. Nulla di illecito, quindi. Ma c’è da chiedersi quanto sia sicuro e sensato che un’Amministrazione regionale istituisca Task Force politiche che dialogano con gli operatori economici al di fuori delle regole del codice degli appalti, senza considerare i rischi di una tale operazione e ignorando i divieti di un patto di integrità, di cui adesso si parla molto ma che, in realtà, è ormai diventato uno strumento completamente inutile.

L’Assessore lombardo Raffaele Cattaneo, che ha coordinato la Task Force per le mascherine e i DPI, ha  dichiarato di essere stato destinatario, durante il periodo di emergenza: “di telefonate e richieste di moltissimi, dai banchi della maggioranza e dell’opposizione, anche del gruppo del Movimento 5 Stelle, di colleghi che mi hanno telefonato segnalandomi imprese, giustamente”.

Chiunque si occupi seriamente di prevenzione della corruzione non può che provare un certo disagio, mentre ascolta un assessore dichiarare che i partiti del consiglio regionale si sono attivati per “raccomandare” delle aziende. E in quell’avverbio finale, giustamente, non è difficile leggere la disattivazione dello spazio etico, o meglio la manipolazione della percezione etica dei comportamenti.

Qualche proposta per migliorare la normativa 

La vicenda dei camici lombardi insomma, a prescindere dalle indagini penali tuttora in corso, evidenzia tutti i limiti di un sistema di gestione dei conflitti di interessi che non vede i precursori della corruzione, ma che è piuttosto tutto incentrato sulla garanzia di legittimità delle procedure amministrative.  La definizione stessa di conflitto di interessi, per come viene fornita dalla normativa, è una sorta di rete dalle maglie troppo larghe, che non è in grado di catturare i collegamenti di interessi della politica.

Ci permettiamo, quindi, di suggerire agli esperti del settore e al Legislatore una serie di proposte, che potrebbero migliorare la qualità della normativa sul conflitto di interessi:

1. “Soggetti politicamente esposti”. La definizione di conflitto di interessi dovrebbe prendere in considerazione non soltanto le relazioni tra operatore economico e soggetto che interviene nella procedura di gara, ma dovrebbe includere anche le relazioni tra soggetto economico e “soggetti politicamente esposti“. Come già previsto dalla normativa antiriciclaggio, le operazioni (per esempio i contratti di fornitura) che coinvolgono aziende collegate con la politica dovrebbe essere considerata a rischio e soggetta a controlli stringenti. Questo perché un operatore economico collegato ad un esponente politico potrebbe avvantaggiarsi di questa relazione per avere accesso ad informazioni ed avvantaggiarsi non nella fase di aggiudicazione o esecuzione, ma nella fase di programmazione e analisi del mercato. E potrebbe anche orientare le scelte compiute dall’amministrazione aggiudicatrice.

2. “Trasparenza sulle relazioni”. Gli attuali obblighi di trasparenza in capo agli organi di indirizzo politico prevedono la pubblicazione di informazioni relative alla situazione patrimoniale (dichiarazione dei redditi, proprietà di beni immobili e mobili, quote di società, spese sostenute per la propaganda elettorale, ecc…). Queste informazioni, per quanto siano presumibilmente utili, non consentono di garantire una totale trasparenza sulla rete di relazioni degli esponenti politici, rete di relazioni che contribuisce a generare situazioni di conflitto di interessi. Sarebbe quindi auspicabile l’obbligo, per gli esponenti politici, di effettuare e rendere pubblica una mappatura delle proprie relazioni sensibili e degli interessi coinvolti in tali relazioni.  

3. “Divieto di istituire task force di mediazione”. Come abbiamo visto, Regione Lombardia ha istituito una Task Force che ha svolto una attività di mediazione e interlocuzione con le imprese, sottraendo alla centrale acquisti regionale (Aria Spa), due fasi cruciali del processo di approvvigionamento: analisi del mercato ed identificazione dei potenziali fornitori. Aria Spa, in estrema sintesi, si è limitata a stipulare contratti che erano frutto di accordi ed interlocuzioni gestite dalla politica. Il fatto che una delle aziende contattate dalla Task Force sia ora al centro di una inchiesta giudiziaria, che rischia di ledere (a torto o a ragione, conta poco) la credibilità politica della Giunta Regionale, deve indirci a prendere coscienza degli elevati rischi connessi alla mediazione politica tra pubblica amministrazione e soggetti privati. L’unico modo per mitigare questi rischi è vietare agli organi politici delle pubbliche amministrazioni di istituire commissioni o adottare iniziative finalizzate a svolgere attività di intermediazione tra stazioni appaltanti e operatori economici privati.    

Sinceramente, non sappiamo come queste proposte possano essere convertite in articoli di legge e vincoli procedimentali. Per fare questo vi potete rivolgere ai giuristi e agli esperti di diritto amministrativo. Noi siamo soprattutto dei formatori che, sempre più spesso, cercano di ragionare sulla natura dei fenomeni criminali e sulle strategie per arginarli.

 

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Il conflitto di interessi ESOGENO e la “scoperta” degli interessi strutturali

di Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini

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Come forse saprete, abbiamo pubblicato un libro: Etica delle relazioni dell’Agente pubblicoGestione dei conflitti di interessi e prevenzione della corruzione. Un e-book, per la precisione.

Ovviamente, chi scrive un libro crede di avere qualcosa da interessante da dire. A volte questo è vero, altre volte, purtroppo, si scrivono libri per mettere nero su bianco cose già dette e note ai più. E questo rappresenta una grande perdita di tempo per chi scrive e anche una scocciatura per chi legge!

Ecco, noi nel nostro libro pensiamo di avere scritto qualcosa di veramente nuovo.  Ne parliamo nei capitolo 7 dell’Etica delle Relazioni, ma di fatto questa scoperta attraversa il libro e caratterizza le nostre proposte e le nostre analisi. Stiamo parlando degli interessi “strutturali”.

Gli interessi strutturali

Di solito, chi studia o gestisce i conflitti di interessi divide gli interessi in due categorie: interessi PRIMARI e interessi SECONDARI.

Gli interessi primari sono strettamente associati ad una relazione di delega, perché sono gli interessi che una persona, una organizzazione o una collettività delega ad un Agente, affinché li promuova. Spesso ci si riferisce agli interessi primari di una organizzazione pubblica (una Azienda Sanitaria, un Comune, un Ente regionale, un Ministero, ecc …) chiamandoli semplicemente interessi pubblici (fig. 1).

delega + interessi primari

Figura 1: Gli interessi primari “corrono” sulla relazione di delega

 

Gli interessi secondari, invece corrono sulle relazioni della sfera privata dell’Agente pubblico. E possono interferire con gli interessi primari, generando una situazione di conflitto di interessi. E’ più o meno la situazione descritta da Dennis F. Thompson nel lontano 1993:

  • A conflict of interest is a set of conditions in which professional judgment concerning a primary interest (such as a patient’s welfare or the validity of research) tends to be unduly influenced by a secondary interest (such as financial gain) [1]

Un interesse secondario che “tende a influenzare indebitamente” la promozione di un interesse primario. Una situazione in cui non è possibile salvare tutti gli interessi in gioco!

Nell’Etica delle relazioni abbiamo deciso di chiamare “esogeno” questo tipo di conflitto di interessi, perché dipende da interessi che sono completamente esterni alla relazione di delega. Infatti gli interessi secondari non “corrono” sulle relazioni della sfera pubblica o professionale dell’Agente, ma sulle relazioni della sua sfera privata. In un certo senso, interessi primari  e interessi della sfera privata corrono su binari distinti e separati. Entrano in conflitto perché l’Agente è un nodo che connette sfera professionale e sfera privata e quindi può adottare comportamenti che influenzano gli interessi presenti in entrambe le sfere, innescando delle interferenze (fig. 2).

delega + interessi primari + secondari

Figura 2: gli interessi primari (sfera professionale) e gli interessi secondari (sfera privata).

 

Solo gli interessi della sfera privata possono interferire con gli interessi primari della sfera professionale? E condurre, nel peggiore dei casi, ad un azzardo morale, come la corruzione? Potrebbero esistere degli interessi secondari anche dentro la sfera professionale? Quando abbiamo cominciato a farci queste domande, abbiamo anche cominciato ad analizzare con occhi diversi alcune “strane” dinamiche corruttive, come la seguente [2]:

Dall’inchiesta su appalti e appaltini di Ferrara Fiere spuntano anche le tangenti: non le mazzette sporche o le buste di denaro cash che ci riportano alle memoria le grandi inchieste di Mani Pulite, ma sponsorizzazioni per enti pubblici. Anzi, una sponsorizzazione, al Palio cittadino, citata negli atti giudiziari della procura notificati durante le perquisizioni e i sequestri che hanno portato alla contestazione di corruzione a carico di alcuni della decina di indagati raggiunti appunto dai decreti di perquisizione e sequestro. […]. La sponsorizzazione al Palio […] sarebbe una offerta dall’azienda – questa l’ipotesi – per aver vinto l’appalto da 5 milioni finanziato dalla Regione per gli interventi antisismici sui padiglioni della Fiera. […] altra indicazione nelle ipotesi d’accusa è che l’appalto possa esser stato gonfiato per ricevere più finanziamenti del dovuto”

Le indagini sono ancora in corso e per questo abbiamo preferito omettere i nomi degli indagati. Nell’articolo, infatti, si legge (a proposito delle accuse di corruzione) che: gli inquirenti (procura, carabinieri e finanza) stanno vagliando il materiale sequestrato (carte, computer e file digitali) per valutare se vi possano essere elementi concreti per proseguire l’indagine su questo specifico capo d’accusa o anche archiviarlo”.

Aldilà dei futuri esiti delle indagini e dei processi, quello che ci interessa è la dinamica tra gli interessi in gioco. Se c’è stato uno scambio (appalti pilotati in cambio di una sponsorizzazione al Palio cittadino) sicuramente questo scambio ha favorito gli interessi di una azienda e molti interessi primari sono caduti: l’imparzialità, la libera concorrenza tra gli operatori economici, il buon andamento e l’economicità dell’azione amministrativa. Una strage di interessi primari, in poche parole! Ma quali interessi secondari potrebbero avere spinto un Amministratore Locale (un Sindaco, per esempio) ad accettare la sponsorizzazione? In poche parole … se la sponsorizzazione è una tangente, cosa ci ha guadagnato il Sindaco?

Di primo acchito potremmo rispondere: “No, non ci guadagna nulla!”. In realtà a pensarci bene, un Sindaco non guadagna nulla sul piano personale dalla sponsorizzazione, ma ci guadagna molto come Sindaco: quei soldi gli consentiranno di organizzare una manifestazione più bella, magari ad ingresso gratuito ed i cittadini saranno sicuramente contenti! Diranno che è un buon Sindaco e forse saranno anche tentati di dargli il loro voto, alle prossime elezioni. Se invece il Sindaco non accetta la sponsorizzazione, potrebbe non avere le risorse per organizzare in modo adeguato la manifestazione. Magari i cittadini dovranno pagare un biglietto, per accedere alla manifestazione, oppure (nella peggiore della ipotesi) in assenza di uno sponsor il Palio dovrà essere annullato. E certamente il malcontento crescerà tra i cittadini, che accuseranno: “La città sta morendo” tuoneranno i giornali (gli stessi che metteranno alla berlina i politici che hanno accettato la sponsorizzazione), “…e i commercianti sono in ginocchio, perché il Comune annulla tutte le manifestazione e la città è diventata un dormitorio!”.

Sicuramente “fare bella figura con i cittadini” ed “essere rivotati” non sono interessi primari. Ma non sono nemmeno interessi secondari della sfera privata. Sono piuttosto degli interessi associati al ruolo giocato nella sfera pubblica o professionale. Sono degli INTERESSI STRUTTURALI!

Un catalogo “ragionato” degli interessi strutturali

Gli interessi strutturali sono quindi degli interessi secondari che appartengono alla sfera professionale e che, in un certo senso, tengono in piedi la relazione di delega.

Le relazioni sono importanti, perché ci sono dei bisogni che non possono essere soddisfatti in solitudine. Stando insieme le persone posso trovare strategie per soddisfare i propri bisogni. Questo vale per i bisogni individuali (gli esseri umani sono animali sociali) ma soprattutto per bisogni sovra-individuali: la sicurezza, la salute, la giustizia, l’accesso a risorse idriche potabili, ecc… Questi ed altri bisogni sovra-individuali possono essere soddisfatti solo attraverso l’azione coordinata di diversi settori della pubblica amministrazione, che agiscono in forza di una delega collettiva irrevocabile e che gestiscono servizi e reti di pubblico interesse.

Proprio perché le relazioni sono necessarie per soddisfare i bisogni, esiste un interesse strutturale a non uscire dalle relazioni. Gli interessi strutturali generano anche delle aspettative. In pratica, ciascun nodo di una relazione si aspetta che l’altro nodo adotti determinati comportamenti.

Abbiamo cominciato a costruire un elenco degli interessi strutturali che “tengono in piedi” le relazioni di delega della sfera professionale. Se prendiamo in considerazione l’ambito pubblico, tali interessi possono essere riferiti a tre ruoli: Principale Delegante, Principale Delegato ed Agente [3]

Interessi Strutturali del Principale Delegante

In ambito pubblico esistono dei Principali collettivi (elettori, contribuenti, ecc…) che delegano i propri interessi dall’esterno del sistema pubblico. La delega, come abbiamo detto, è irrevocabile. Perché prevista dalle norme, in primo luogo dalle carte costituzionali. Gli elettori possono scegliere quale partito o candidato votare, ma non possono decidere di non avere più un Parlamento. I contribuenti possono essere insoddisfatti per il modo in cui i loro soldi vengono spesi, ma se smettono di pagare le tasse saranno sanzionati in quanto evasori. Una comunità locale insoddisfatta della manutenzione delle strade non può fare una colletta, comprarsi le strade e gestirle in proprio, perché le strade appartengono al demanio pubblico! Insomma, il Principale Delegante è condannato a delegare ed ha un interesse strutturale a fidarsi dei soggetti delegati. In altre parole, la collettività stabilisce un legame fiduciario con i soggetti incaricati di gestire la cosa pubblica. Questo legame fiduciario genera una aspettativa di imparzialità e di buon andamento: la collettività si aspetta che politici, dirigenti e funzionari pubblici siano equidistanti dagli interessi in gioco e promuovano esclusivamente gli interessi primari; si aspettano anche che i servizi funzionino adeguatamente.

Concentriamoci ora sull’imparzialità: non è propriamente un interesse primario, ma è una aspettativa. E questo spiega la natura ambigua dell’imparzialità, che può essere interpretata in diversi modi: come un interesse primario (dimensione relazionale), come un principio di funzionamento delle pubbliche amministrazioni (dimensione organizzativa) e come un valore (dimensione etica).

Quando l’aspettativa di imparzialità viene tradita e la fiducia viene meno, si generano fenomeni come la disaffezione dei cittadini verso la politica, la riduzione del senso civico e del rispetto per i beni comuni, la diffusione del populismo, o il “complottismo”

Interessi strutturali del Principale Delegato

Il Principale Delegato è un Principale che agisce all’interno del sistema pubblico. I politici, gli amministratori locali e i dirigenti pubblici sono Principali Delegati. Chi ricopre questi ruoli ha innanzitutto un interesse strutturale a fidarsi degli Agenti e una aspettativa di imparzialità. Ma i Principali Delegati hanno anche un interesse strutturale ad essere riconfermati nel proprio ruolo e un interesse strutturale a non scontentare chi li ha votati o nominati. Questo secondo gruppo di interessi strutturali (che caratterizzano i Principali Delegati e li distinguono dai Deleganti) genera una aspettativa di fedeltà: i Principali Delegati, cioè, si aspettano che gli Agenti promuovano non solo gli interessi primari, ma anche gli interessi strutturali del proprio Principale. Quando l’aspettativa di fedeltà prende il sopravvento sull’imparzialità, si possono generare fenomeni come l’interferenza della politica nell’attività degli uffici.

Interessi strutturali dell’Agente

L’Agente si trova in una posizione scomoda: deve promuovere gli interessi di altri, ma non può rinunciare completamente ai propri interessi. L’Agente ha quindi un interesse strutturale a non complicarsi troppo la vita, cioè ha scegliere delle soluzioni che consentano di minimizzare gli sforzi necessari per promuovere gli interessi primari. D’altra parte, l’Agente ha anche un interesse strutturale a non deludere il Principale. Quest’ultimo interesse strutturale genera, nell’Agente, l’aspettativa  che il Principale lo ricompenserà per il lavoro svolto. Mentre l’interesse strutturale a non complicarsi troppo la vita genera una aspettativa di autonomia: l’Agente si aspetta che il Principale lo lascerà lavorare in pace, senza imporre procedure, controlli, lacci e lacciuoli che renderanno più difficile il suo lavoro. L’aspettativa di autonomia, quando diventa eccessiva, genera fenomeni come la resistenza al cambiamento.

 

L’astensione impossibile.

Gli interessi della sfera privata non appartengono alla sfera pubblica e, quindi, il conflitto di interessi esogeno generato dagli interessi della sfera privata può essere gestito (e di fatto annullato) togliendo di mezzo l’Agente, cioè eliminando il nodo che crea interferenza. E’ la misura dell’ astensione, che è esplicitamente prevista dalla normativa, in caso di conflitto di interessi a carico di un Agente pubblico, e dai codici di comportamento delle amministrazioni pubbliche.

Gli interessi della sfera privata, inoltre, sono numerosissimi e in una certa misura imprevedibili. Esiste cioè una buona dose di asimmetria informativa, che mette le organizzazioni nella condizione di non poter prevedere l’esistenza di un interesse della sfera privata di un proprio Agente (o di un Principale Delegato) Per questa ragione, deve essere il soggetto delegato a far emergere il conflitto, attraverso la disclosure, cioè gli obblighi di comunicazione previsti dalla normativa.

Le misure di gestione del conflitto di interessi (la necessità di disclosure e l’astensione) derivano unicamente dalla particolare “posizione” occupata dagli interessi della sfera privata. Ma queste misure funzionano solo quando il conflitto di interessi è generato da interessi che corrono su relazioni della sfera privata.

Gli interessi strutturali, invece, sono interessi secondari interni alla relazione di delega e alla sfera professionale, che possono entrare in conflitto con gli interessi primari, che sono anch’essi interni alla relazione di delega (fig. 3).

delega + interessi primari + interessi strutturali

Figura 3: interessi primari, interessi strutturali e interessi della sfera privata.

Il conflitto tra interessi primari e interessi strutturali ha gli stessi effetti di un conflitto esogeno: la pressione degli interessi secondari può causare la caduta degli interessi primari. Tuttavia, chiamarlo “esogeno” potrebbe essere inopportuno, perché l’interferenza che si genera è tutta interna alla relazione di delega. Ha delle dinamiche assolutamente peculiari. E coinvolge anche gli interessi secondari strutturali del Principale.

Si pensi al fenomeno dell’interferenza politica. Un Assessore che fa pressione sui Servizi Sociali del suo comune, per “perorare la causa” di un cittadino, è una minaccia per l’imparzialità: disturba la gestione dei processi dell’ufficio, contravviene ai valori che dovrebbero guidare le decisioni pubbliche e mette a rischio il legame fiduciario tra cittadini e uffici comunali (i cittadini potrebbero pensare che gli uffici sono inaffidabili e che per avere ciò che è dovuto sia necessario rivolgersi alla politica!). Tuttavia, l’interferenza promuove l’interesse strutturale dell’Assessore a non scontentare dei potenziali elettori! L’Agente (per esempio il responsabile dei Servizi Sociali) si trova a mediare tra gli interessi primari e strutturali in gioco, e nel gioco rientrano anche i suoi interessi strutturali: se il suo interesse strutturale a non deludere il Principale è molto intenso, allora probabilmente l’Agente cederà all’interferenza. Se invece è più intenso il suo interesse strutturale a non complicarsi la vita, allora l’Agente risponderà semplicemente: “Le norme e le procedure non ci consentono di fare quello che il cittadino chiede!”

L’astensione non è una misura utile alla gestione dei conflitti tra interessi primari e interessi strutturali. Gli interessi strutturali, infatti, non sono legati alla persona, ma al ruolo. Possiamo cambiare Assessore e cambiare il responsabile dei Servizi Sociali, ma il risultato non cambia: i nuovi soggetti avranno gli stessi interessi strutturali e dovranno affrontare i medesimi conflitti. Tuttavia, potrebbero risolverli in modo diverso.

I conflitti visibili

In presenza di interessi strutturali, quindi, la priorità non è annullare le interazioni e le interferenze, ma avere la garanzia che Agenti e Principali le sappiano gestire nel modo più adeguato, senza mettere a rischio gli interessi primari e la relazione di delega. E’ necessario, insomma, valutare il rischio di interferenza e introdurre delle misure di regolazione degli interessi in gioco.

Una importante caratteristica degli interessi strutturali (che li rende centrali nella prevenzione della corruzione) è che essi sono “prevedibili” e, in qualche modo, anche “misurabili”. E i conflitti di interessi che li vedono coinvolti sono nella maggior parte dei casi visibili all’organizzazione.

Dal momento che dipendono dal particolare “clima” o “ethos” che si respira in un’organizzazione (pubblica o privata), dal livello di consapevolezza dei ruoli, dalla capacità delle leadership di veicolare gli interessi primari, possiamo effettivamente valutare la loro potenzialità di influenzamento nei processi decisionali. Per questo, nell’analisi del contesto interno, andrebbe indagata proprio questa dimensione, senza perdere troppo tempo con altre informazioni più o meno inutili.  

Nelle prossime puntate de “Il Conflitto di interessi che non c’era” vedremo in che misura gli interessi strutturali entrino in gioco anche nel conflitto di interessi inerente e apparente.

Nel frattempo, potete vedere sul canale Youtube di Spazioetico le puntate precedenti.

NOTE: 

[1] Dennis F. Thompson, Understanding Financial Conflicts of Interest, The New England Journal of Medicine, n. 8, 19939.

[2] Tratto da un articolo comparso su La Nuova Ferrara, versione online del 17/06/2020 – https://lanuovaferrara.gelocal.it/ferrara/cronaca/2020/06/17/news/inchiesta-corruzione-a-ferrara-fiere-al-vaglio-una-sponsorizzazione-1.38977059

[3] Questi tre ruoli fanno riferimento alla Teoria dell’Agenzia Estesa, di cui abbiamo parlato nel post “Principali, Agenti e Destinatari”


 

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Dialogo sulla valutazione del rischio di corruzione. Dai “fattori di rischio” ai “PATTERN CORRUTTIVI”

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(scaricare l’articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/338140182_Dialogo_sulla_valutazione_del_rischio_di_corruzione_Dai_fattori_di_rischio_ai_PATTERN_CORRUTTIVI)

Andrea: Caro Massimo, hai letto il Piano Nazionale Anticorruzione 2019? E’ interessantissimo!

Massimo: Sì, ho letto qualcosa… Ma non capisco tutto il tuo entusiasmo!

Andrea: E’ per via dell’Allegato 1 del PNA 2019, che fornisce indicazioni utili per la progettazione, la realizzazione e il miglioramento continuo del “Sistema di gestione del rischio corruttivo”, alla luce dei principali standard internazionali di risk management!

Massimo: Ti devo confessare che gli allegati del Piano Nazionale Anticorruzione mi hanno sempre messo a disagio: ricordo ancora con una certa ansia l’allegato 5 del PNA 2013, che conteneva una metodologia di valutazione dei rischi corruttivi che si è rivelata di scarsa utilità, ma che ANAC non ha mai ufficialmente disconosciuto!

Andrea: Mi dispiace, ma ti devo contraddire: nell’Allegato 1 del PNA 2019 si legge chiaramente che “anche a seguito dei non positivi risultati riscontrati in sede di monitoraggio dei PTPCT da ANAC, si specifica che l’allegato 5 del PNA 2013 non va più considerato un riferimento metodologico da seguire”.

Massimo: Meraviglioso! Chiodo scaccia chiodo e allegato del PNA scaccia allegato del PNA! Certo, ANAC ci ha messo 6 anni per decidere di cambiare una metodologia che fin da subito ha destato perplessità nelle amministrazioni e negli esperti. Forse un po’ troppi anni.

Andrea: In realtà già nel PNA 2015 ANAC raccomandava di non applicare la metodologia dell’allegato 5 in modo troppo meccanico e nel 2016 l’Autorità si era riservata di apportare:con successive linee guida […] le modifiche necessarie al sistema di misurazione”

Massimo: Quindi il PNA 2019 propone un nuovo sistema di misurazione del rischio di corruzione?

Andrea: Non proprio. Un sistema di misurazione affidabile, probabilmente, non l’ha trovato nemmeno ANAC e quindi ha proposto dei criteri metodologici di tipo generale da adattare alle singole amministrazioni, per guidarle nell’aggiornamento dei “4 pilastri” del PTPCT: analisi del contesto, mappatura dei processi, valutazione e trattamento del rischio.

Massimo: E quindi?

Andrea: E quindi, probabilmente, nel 2020 le pubbliche amministrazioni dovranno organizzare dei corsi di formazione al personale, per mettere gli uffici nelle condizioni di realizzare la valutazione “qualitativa” del rischio richiesta dal PNA

Massimo: Sì, però vedi, Andrea, io temo che tutta questa attenzione ai processi, questo tentativo di trovare i rischi nelle pieghe dei procedimenti, potrebbe essere fuorviante. Ho letto PTPCT che prendono in considerazione centinaia di attività, identificando centinaia di rischi e centinaia di procedure organizzative. E sinceramente questo modo di fare anticorruzione mi sembra un po’ barocco, un po’ confuso e vittima di una certa ossessione del controllo.

Andrea: Adesso non esagerare, Massimo! Perché mai questo modo di prevenire la corruzione dovrebbe essere così controproducente?

Massimo: Perché non riesce a cogliere certi fenomeni corruttivi che sono profondamente diffusi e che non vengono innescati dalla cattiva gestione dei procedimenti, ma, piuttosto, hanno a che fare con l’impatto che le scelte e i comportamenti degli agenti pubblici hanno su interessi “strategici” che le pubbliche amministrazioni dovrebbero promuovere.

Andrea: Ti riferisci per caso alla corruzione sistemica oppure alla corruzione politica?

Massimo: No. Mi riferisco a dinamiche che i dipendenti pubblici vedono tutti giorni, ma che non percepiscono come a rischio di corruzione. E che non emergono dalla mappatura e valutazione dei processi. Se vuoi ti faccio un paio di esempi… di quelli che ci raccontano durante i nostri corsi di formazione.


CASO 1:
Ci troviamo presso l’Azienda Sanitaria”Santa Lucia”.

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Il provveditorato dell’Azienda viene incaricato di acquistare apparecchiature per il Centro di Ortottica.
Ebbene, il dirigente del provveditorato, dottor Sergio Scozzese, al fine di ridurre i costi così come indicato dal Direttore amministrativo e dalla politica regionale, decide di indire una gara al massimo ribasso per l’acquisto di campimetri che, come saprai, sono strumenti che permettono ai suddetti tecnici ortottici di misurare il campo visivo; strumenti di fondamentale importanza, che non possono mancare nell’ambulatorio di ortottisti pubblici, evidentemente.

campimetro
La gara se la aggiudica la ditta Cataratta s.p.a., poco nota alla categoria dei tecnici, che aveva offerto un ribasso davvero vantaggioso per le casse dell’Azienda.

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Fin dai primi utilizzi della nuova apparecchiatura, tuttavia, è un gran commentare sui gruppi Whatsapp dei tecnici ortottisti dell’Azienda: “Ma che razza di campimetro ci hanno messo in mano!” – “Praticamente inutilizzabile!” – “Funzionerebbe se, almeno, si accendesse!
Insomma, una catastrofe che dilaga a vista d’occhio (sigh!). I commenti arrivano all’orecchio del Direttore del Centro di Ortottica dell’Azienda. Insomma, una bella gatta da pelare.
In uno degli ambulatori della ASL il personale avverte la responsabilità di adoperarsi per mettere in sicurezza la reputazione dell’Azienda, che comincia a ricevere segnalazioni e reclami da parte dei pazienti che si trovano nella necessità di eseguire l’esame presso strutture private.

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Il dottor Indro Iride, un ortottico della ASL, decide di mettere a frutto la sua rete di relazioni, che è assai estesa. In occasione di un Convegno organizzato da una ditta produttrice di dispositivi medici, il dottor Iride viene avvicinato da un suo conoscente, il commendator Commòdo, titolare di una ditta produttrice di campimetri.

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Il quale gli dice: “Carissimo Indro! Abbiamo partecipato anche noi a quella gara… E’ davvero uno scandalo che l’Azienda abbia potuto accettare un ribasso che a noi era apparso palesemente anomalo. Se voi, che siete le vere vittime di una politica così scellerata, dato che vi trovate in trincea di fronte ai pazienti, avete la necessità comunque di svolgere correttamente gli esami, non esitate a chiedere una mano. Ad esempio, potremmo installare presso i vostri ambulatori un paio di campimetri di ultima generazione per i quali, proprio in questi mesi, stiamo ultimando la fase di test. Ve li forniremmo in comodato d’uso, senza alcun obbligo poi di acquistarli. E voi ce li restituirete quando l’Azienda sistemerà la situazione. Anche per noi sarebbe un’occasione per completare il test!“.
Il dottor Iride accetta di buon grado una soluzione che sembra mettere tutti d’accordo. I macchinari vengono portati presso gli ambulatori ed installati. Essi permettono, effettivamente, di erogare le prestazioni sanitarie dei tecnici ortottisti.

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I pazienti smettono di presentare reclami e il dottor Iride, in una telefonata al commendator Commòdo, manifesta tutta la sua soddisfazione per la risoluzione di una questione che ha anche permesso di conservare una certa pace sociale; in questo senso anche il Direttore del Centro di Ortottica aveva elogiato l’iniziativa. Afferma il dottor Iride: “Carissimo! Mi hai fatto proprio un gran favore! I tuoi apparecchi sono davvero di grande qualità. Domani dovrebbero arrivare le parti di ricambio che ti abbiamo acquistato! Anche la manutenzione che ci avete fornito, come dite voi? “FULL RISK” è stata attivata, non ti preoccupare!“.

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Purtroppo la telefonata viene ascoltata dal Magistrato che sta indagando sui rapporti anomali del commendator Commòdo con la sanità pubblica regionale. Al dottor Iride viene chiesto di chiarire davanti al Magistrato inquirenti i motivi per cui alcune apparecchiature di un operatore economico siano potute entrare nell’Azienda alla stregua di “forniture” senza alcun passaggio formale di aggiudicazione. Al dottor Iride viene anche chiesto di chiarire i rapporti di frequentazione abituale con il titolare della ditta, cioè con il commendator Commòdo, che si evincono dal tono della telefonata. A tali accuse il dottor Iride ha un cedimento e bisbiglia ad una sua collega: “Tutto quello che ho fatto è stato per mettere in sicurezza i nostri ambulatori! Io non ci ho guadagnato nulla!

CASO 2:ignara

La dottoressa Casamatta lavora come tecnico della riabilitazione psichiatrica presso l’Azienda Sanitaria di Matto sul Serio, un territorio purtroppo vessato da un inquinamento strutturale dell’ecosistema che ha determinato, nel tempo, condizioni favorevoli all’emersione di patologie psichiatriche.
Presso il suo ambulatorio si avvicendano persone con disturbi non eccessivamente gravi che, tuttavia, chiedono di essere visitate con urgenza anche quando tale urgenza non è sancita dalla prescrizione del Medico di Medicina Generale (MMG). Sono due, infatti, le corsie per la gestione delle priorità: “URGENTE” e “NON URGENTE”. La valutazione viene fatta dal Medico di Medicina Generale ed espressa nell’impegnativa con cui i pazienti si presentano allo sportello.
Assai spesso i familiari di soggetti con impegnative “NON URGENTI” esprimono una forte aspettativa di presa in carico in regime di URGENZA che, tuttavia, viene puntualmente frustrata da un atteggiamento piuttosto “severo” della segretaria dell’ambulatorio, la dottoressa Imparziali.

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Alcune famiglie si vedono costrette a presentare un reclamo. Altre tentano di ammorbidire la dottoressa Imparziali con doni e altre piccole utilità, ma niente. C’è stato anche un caso di aggressione verbale: la madre di un paziente, il cui unico disturbo era una atavica predisposizione al dolce-far-niente, ha messo le mani addosso alla dottoressa Imparziali.
Giunta alla pensione, la dottoressa Imparziali viene sostituita con un nuovo dipendente, il dottor Pocherogne. L’atteggiamento del neoassunto è del tutto diverso.

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E’ appena uscito da un master in relazioni con il pubblico e identifica i pazienti con il termine “clienti”. Inoltre un giorno, di fronte al familiare di un paziente con impegnativa NON URGENTE ma con aspettative di visita immediata, solomonicamente risponde: “Torni dal suo Medico di Medicina Generale e si faccia apporre la sigla ‘URGENTE’ all’impegnativa. E’ un suo diritto. Lo deve e lo può rivendicare!
Una soluzione geniale a detta di molti, tanto che la risposta diventa una prassi consolidata, adottata anche da altri membri dell’equipe a cui la dottoressa Casamatta appartiene.

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La dottoressa Casamatta non può non notare che il livello di conflittualità all’interno dell’ambulatorio è sceso di molto, tuttavia non le sembra che tale prassi sia corretta, né tanto meno giustificabile…


Andrea: Accidenti, Massimo! Ma questi sono assolutamente degli eventi a rischio, che generano dei “feroci equilibri” (come li chiamerebbe Roberto Sanesi ) tra interessi primari e secondari, dove diventa difficile capire se la corruzione vera e propria c’è o non c’è!

Massimo: Esatto! Tuttavia, analizzando il contesto esterno in termini “criminologici” e il contesto interno in termini di ruoli e responsabilità, questi rischi non emergono. Perché qui le persone “risolvono” i conflitti di interessi adottando soluzioni non previste da ruolo che giocano nella loro organizzazione.

Andrea: E in effetti, come dici tu, non emergono nemmeno analizzando i processi. Perché qui i processi non vengono manomessi: le procedure di acquisto sono regolari, le prenotazioni sono legittime, ma svuotate di qualunque significato, perché sono attivati processi paralleli o scorciatoie che nessuna mappatura dei processi potrà mai identificare!

Massimo: Invece, caro Andrea, questi rischi sono facilmente prevedibili analizzando le dinamiche tra gli interessi. Cioè non guardando gli atti e i procedimenti ma gli interessi sottesi agli atti e ai procedimenti e le persone che gestiscono i procedimenti e che formano gli atti amministrativi.

Andrea: Per fare questo tipo di analisi, può essere utile fare riferimento ai quattro tipi di conflitto di interessi (esogeno, endogeno, inerente e apparente) di cui abbiamo parlato in un post precedente!

Massimo: Un’analisi del rischio di questo tipo non identifica più un numero infinito di eventi a rischio, ma un numero limitato di “pattern corruttivi“,cioè di schemi generali, che descrivono dinamiche a rischio, e che possono essere applicati a diverse situazioni concrete che si verificano all’interno delle organizzazioni.

Andrea: Hai ragione … Dei “pattern” che sono come le formine che i nostri figli utilizzano quando giocano con la sabbia al mare, e che attendono solo di essere “riempite”con i ruoli, i comportamenti e i processi concretamente presenti dentro le organizzazioni.

Massimo: I due casi che ti ho raccontato rimandano, entrambi, ad un medesimo “pattern corruttivo”, che potremmo chiamare “pattern della scorciatoia“e in cui compaiono:

  • un processo che presenta vincoli, per garantire la promozione di interessi primari,
  • la caduta di un interesse primario,
  • un destinatario che non è soddisfatto dalle scelte dell’agente,
  • un “agente esterno” che permette al destinatario di trovare una “scorciatoia” per soddisfare i propri interessi secondari.
  • uno o più bias cognitivi, cioè meccanismi di manipolazione del contesto, di errata categorizzazione dello scenario, veri e propri “alibi” che permettono all’agente di non dover “aggiornare” il concetto-di-sè, da onesto a disonesto (“E’ un tuo diritto!“, “Il paziente è un nostro cliente!“).

pattern della scorciatoia

Andrea: Proviamo ad applicare questo modello ai casi. Ad esempio, nel primo caso una scelta organizzativa premia un interesse primario, l’efficienza economica, a discapito del buon andamento. In breve la scelta dell’Azienda di ricorrere ad una gara al massimo ribasso ha l’effetto di far risparmiare risorse economiche ma rende insostenibile l’erogazione delle prestazioni (buon andamento) da parte dei tecnici ortottisti.

Massimo: Esatto! All’interno di questo contesto, che noi definiremmo conflitto di interessi “endogeno”, cioè conflitto tra interessi primari, si genera un secondo conflitto di interessi. Questa volta è il fornitore, la Cataratta s.p.a., potenziale destinatario di una procedura di selezione, a promuovere l’interesse secondario alla fidelizzazione del committente attraverso una strategia che rappresenta una scorciatoia rispetto all'”evidenza pubblica”. Noi abbiamo definito “inerente” questo conflitto di interessi.

Andrea: Quindi abbiamo una doppia pressione. Dall’alto il Principale Delegato, ovvero l’Azienda, crea un contesto in cui un interesse primario decade. Dal basso un potenziale beneficiario promuove un interesse secondario che mira a distorcere a proprio vantaggio un processo pubblico.

Massimo: Il dottor Iride, destinatario interno della procedura di gara, non è soddisfatto della fornitura e trova una scorciatoia, cioè, non fa altro che ristabilire il buon andamento premiando l’interesse secondario di un potenziale destinatario esterno, che diventa un “agente occulto” e procura al dottor Iride ciò di cui ha bisogno. In questi casi la distorsione rischia di passare del tutto inosservata perché si genera un “Equilibrio di Nash“, cioè quel particolare stato di cose in cui nessuna delle parti in causa ha interesse a modificare, da sola, il proprio comportamento. Esso dipende dal “guadagno” (pay-off) atteso dalle scelte. E cioè dagli interessi che tendono a muovere destinatari, agenti e principali pubblici.

Andrea: Ho provato a tradurre questa “convergenza” di interessi primari e secondari che si genera a seguito della decisione dell’agente Indro Iride in una immagine. E’ piuttosto esplicita… L’unico interesse a “piangere” è l’imparzialità.

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Massimo: Fantastico! Dice assai più di qualsiasi scheda di valutazione dei rischi vista finora.

Andrea: Posso immaginare che anche nel secondo caso si determini una situazione simile. Anche in quel caso il dottor Pocherogne, l’Agente pubblico, premia gli interessi di gran parte degli attori trovando una scorciatoia, ovvero spostando il rischio di azzardo morale in capo al Medico di Medicina Generale.

Massimo: Ma generando un danno all’imparzialità, evidentemente. Ora, dal momento che il PNA 2019 stabilisce che la finalità del Piano triennale di prevenzione della corruzione (PTPCT) è di identificare le misure organizzative volte a contenere il rischio di assunzione di decisioni non imparziali, capisci come osservando i processi sotto questa lente si colga molta più realtà di qualunque astratta valutazione.

Andrea: La tua proposta è interessante. Mi chiedo, però, se le pubbliche amministrazioni saranno in grado di svolgere questo tipo di analisi, così diverso da quello prescritto dal ANAC.

Massimo: Abbiamo potuto constatare in questi ultimi anni che non tutte le organizzazioni sono in grado di “ragionare” in termini di interessi convergenti o contrapposti. Ad esempio, gli Enti Locali conservano un approccio assai formalistico all’anticorruzione.

Andrea: Ma noi abbiamo osservato con i nostri occhi che le dinamiche che hai descritto nei casi sono assolutamente riscontrabili anche nei Comuni o nelle Province.

Massimo: Infatti. Ed è un vero peccato che si tardi ad adottare strumenti di lettura ed interpretazione del fenomeno corruttivo che potrebbero far emergere rischi reali e non gli elenchi di eventi pre-categorizzati contenuti all’interno delle piattaforme informatiche che ormai hanno sostituito l’analisi e l’osservazione della realtà.
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Il conflitto di interessi che non c’era: Abramo, Antigone, Lutero e il Chupacabra

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
(scaricare articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/336798360_Il_conflitto_di_interessi_che_non_c’era_Abramo_Antigone_Lutero_e_il_Chupacabra) 

Da un po’di tempo la nostra riflessione (e parte dei nostri corsi di formazione) sono concentrati sul fenomeno del conflitto di interessi. Un fenomeno complesso, la cui gestione è spesso ridotta ad un semplice adempimento burocratico (una firma in calce a un modulo che suggerisce tra le righe che è meglio non averli i conflitti di interessi!)

In realtà il conflitto di interessi non è una condotta illecita, ma una situazione di fatto che può, se non correttamente gestito, diventare un precursore della corruzione.

E’ difficile comprendere il fenomeno, ma lo è ancora di più trovare dei modelli che riescano a tradurre questa complessità in modo efficace dal punto di vista formativo.

Ci abbiamo messo quattro anni a comprendere i meccanismi che avviano ed alimentano un conflitto di interessi ed altri due per imparare a raccontarlo nel migliore dei modi. E’ stato un percorso lungo e faticoso e ringraziamo chi ha partecipato ai nostri corsi (e ci ha proposto situazioni concrete da decodificare). Ringraziamo anche i nostri casi che, quasi vivendo di vita propria, ci hanno condotto là dove mai avremmo pensato di arrivare.

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La formazione sui casi concreti. Una raccomandazione del PNA 2019 ed una buona pratica di SPAZIOETICO

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ATTENZIONE, ATTENZIONE!

Per tutti quelli che stanno programmando le attività di formazione sulla prevenzione della corruzione nei prossimi mesi…

ANAC scrive nel PNA 2019: “L’Autorità auspica, quindi, un cambiamento radicale nella programmazione e attuazione della formazione, affinché sia sempre più orientata all’esame di CASI CONCRETI calati nel contesto delle diverse amministrazioni e costruisca capacità tecniche e comportamentali nei dipendenti pubblici“.

Attenzione a cosa somministrate ai vostri dipendenti! Se la formazione è asettica o astratta o non calata nella realtà lavorativa dell’organizzazione, allora i dipendenti avvertiranno che la prevenzione della corruzione è un’attività asettica, astratta, insomma un mero adempimento, una rottura di scatole.

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Il senso del Professor Baroni per i concorsi. Ovvero cambiare l’anticorruzione ripartendo dall’analisi delle relazioni

La concorsopoli umbra è uno spaccato mirabile dell’attuale configurazione dei rapporti tra politica e amministrazione, ma ci aiuta a capire molto di come le persone tendono ad usare in maniera tossica le relazioni della propria sfera privata e a sovrapporle a volte in maniera consapevole a volte inconsapevole con la sfera pubblica.

Platone affermava che ai guardiani della Repubblica avrebbero dovuto strappare dalle mani i figli per sottolineare il rischio della sovrapposizione tra sfera privata e sfera pubblica, ma noi non possiamo e non dobbiamo ragionare così. Abbiamo capacità di individuare, valutare e gestire il conflitto tra interessi della sfera privata (interessi secondari) e interessi della sfera pubblica (interessi primari).

Perciò al di là e al di fuori della solita retorica che vorrebbe che il problema dei concorsi fosse solo ed esclusivamente un problema di conflitto tra politica e amministrazione (nelle università tale dinamica potrebbe non esistere eppure si manipolano lo stesso i concorsi) proviamo a capire quali sono i meccanismi che intervengono su questo processo, mettendo sotto osservazione non tanto il processo organizzativo che il più delle volte risulta ineccepibile, quanto piuttosto la dinamica “bisogni-relazioni-interessi” che orienta le scelte degli attori di tale processo.

Ora vi proponiamo una carrellata di situazioni, alcune prodromiche ad eventi di corruzione, altre ad eventi di abuso d’ufficio, altre ad eventi non sanzionabili penalmente, altri non sanzionabili neppure disciplinarmente, ma che comunque generano rischio di corruzione nei concorsi.

Il Professor Baroni è a capo del Centro Interdipartimentale di Inutilità Pubblica, organismo, per l’appunto, interdipartimentale che lui stesso ha creato e che ha sviluppato fino a farlo diventare un Centro di ricerca, comunque inutile, ma di fama internazionale. Sull’orlo del pensionamento l’Università ha deciso di selezionare tramite concorso un nuovo Direttore.

Ovviamente il Professor Baroni non fa parte della Commissione di valutazione del concorso, ma conoscendo assai bene alcuni dei commissari per averli fatti partecipare ad alcune inutili ricerche, e vantando dei crediti relazionali, pone in essere diversi tentativi al fine di orientare la decisione finale a vantaggio di tal Giovan Battista Lo Schiavo, attuale factotum del Professor Baroni e candidato in pectore a sostituirlo.

Siamo dentro ad un caso di corruzione? Probabilmente sì. Ma quale è l’utilità, cioè il vantaggio del Professore? Qui ci possono essere situazioni assai diverse tra loro e che chiamano in causa bisogni e relazioni della sfera privata del Professore. 

Prima ipotesi. Forse l’unica che leggeremmo sulle pagine dei giornali a seguito di una eventuale emersione dell’evento di corruzione. Una volta affidato l’incarico a Lo Schiavo, in cambio quest’ultimo promette di “remunerare” il Professor Baroni con ulteriori incarichi o consulenze. Si stabilisce tra i due una relazione di scambio, un classico scambio corruttivo fondato sulla convergenza di interessi secondari. Il bisogno del Professor Baroni, in questo caso, verrebbe interpretato come la volontà di garantirsi ulteriori entrate economiche “come se non bastasse la pensione!!!“, tuonano i giornali.

Seconda ipotesi. Il Professor Baroni non è una persona disonesta né ha interesse a continuare a lavorare in eterno. Ha a cuore, tuttavia, la sua (inutile) creatura. Ha versato letteralmente il sangue per metterla in piedi e tirarla su e non vuole farla morire in mano a dei burocrati che nulla hanno a  cuore se non la regolarità formale di un concorso. Pertanto cerca di orientare la commissione per soddisfare un bisogno assai più profondo di quello economico. Questo bisogno, che noi chiamiamo di “generatività” ha che fare con la prosecuzione della propria vita professionale. L’eredità professionale assomiglia molto all’eredità familiare ed è presente soprattutto in persone che hanno investito e speso gran parte della vita nel lavoro. In questo caso, la relazione con Giovan Battista Lo Schiavo non è di scambio. Non si tratta di dare qualcosa ora per ricevere dopo. Siamo di fronte ad una relazione interpersonale molto stretta, che noi chiamiamo di “mentorship attiva” ed assomiglia molto alla relazione che esiste tra padre e figlio. Il mentore si assicura, attraverso una condotta distorsiva dell’imparzialità, la stabilizzazione del proprio Discepolo e, attraverso di lui, la prosecuzione della propria “vita” professionale. 

Terza ipotesi. In questa ipotesi capiremo perché il discepolo si chiama Giovanni Battista Lo Schiavo. Costui era un giovane neolaureato, quando entrò a far parte del Centro ed andava molto a genio al Professor Baroni, soprattutto per la grande disponibilità che gli mostrava e per la assoluta incapacità di essere assertivo nei suoi confronti. L’attaccamento di Lo Schiavo si fondava su un unico presupposto: “Quando me ne vado, ti metto al posto mio“.  Lo Schiavo, per questa frase pronunciata un giorno dal Professore si rende disponibile a qualsiasi attività istituzionale e collaterale, tanto che per un periodo, porta i figli di Baroni a scuola e li va a riprendere. Baroni, ovviamente, si è sempre sentito in debito con il ragazzo, che intanto si è fatto uomo. Cerca di fare quello che può. Chiama alcuni Commissari e si attiva per orientare il giudizio. Quale è la relazione che si sovrappone in questo caso? Siamo sempre all’interno di una relazione di scambio, un debito relazionale per la precisione. Ma molto diverso da quello, economico, della prima ipotesi. I MUNERA, cioè i doni che Lo Schiavo aveva elargito a Baroni devono essere remunerati in futuro. Quando si presenta l’occasione, Baroni sovrappone la relazione con Lo Schiavo che fa parte della sua sfera privata, con l’azione amministrativa, generando delle interferenze.

Quarta ipotesi. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con alcuni politici locali al fine di mantenere la sua posizione all’interno dell’Università. In quel contesto, infatti, non si muove foglia che non lo dica il notabile locale. Giovanni Battista Lo Schiavo è un giovane tirapiedi del suddetto notabile, al quale lo stesso Lo Schiavo ha dedicato tempo e dignità per una propria ambizione di carriera politica. Il politico locale ha “tollerato” che il Centro Interdipartimentale fosse gestito dal Professor Baroni, ma ora vuole qualcosa in cambio, pertanto “impone” al Professor Baroni quella che loro chiamano, in una intercettazione telefonica, la “tassa di successione”.

Quarta ipotesi bis. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con operatori economici che hanno forti interessi nelle attività del Centro interdipartimentale. In particolare, da uno di questi soggetti ha ricevuto una serie di incarichi di collaborazione e numerosi benefit. Anche Giovanni Battista Lo Schiavo è legato al suddetto operatore economico. L’operatore economico non può lasciarsi scappare l’occasione di piazzare un suo uomo a capo del Centro per garantire continuità alla sua posizione di controllo. Pertanto “impone” a Baroni, in virtù del rapporto di (quasi) dipendenza che li lega, di operare al fine di assicurare la leadership a Lo Schiavo: “Ne trarremmo tutti beneficio“.

In queste due ipotesi (aggregate) si sovrappone una relazione della sfera privata del Professor Baroni, una specie di relazione di agenzia se ci pensiamo bene, alla relazione di agenzia pubblica. Baroni ha, allo stesso tempo, un Principale pubblico manifesto ed un Principale privato “occulto” a cui deve rendere conto promuovendone gli interessi.

Quinta ipotesi. “Qui comando io. Qui si fa a modo mio!!!” Il Professor Baroni è il centro di un sistema solare, intorno al quale ruotano una moltitudine di satelliti. Egli è all’interno di una relazione di agenzia con il suo Principale pubblico, in cui gioca il ruolo di “agente”. Tuttavia, una percezione esagerata del suo bisogno di autorealizzazione gli fa pensare che la relazione sia ribaltata: lui è il Principale, gli altri lavorano per lui, compreso il Direttore di Dipartimento, “quell’incompetente!

Sesta ipotesi. Tutti adorano Giovanni Mario Lo Schiavo. Tutti pensano, compreso il suo mentore, il Professor Baroni, che non si possa trovare miglior leader futuro per il Centro interdipartimentale. Lo Schiavo ha ormai in mano le relazioni istituzionali ed è di gran lunga il ricercatore più competente dell’Università. Il Professo Baroni ed il capo-dipartimento riterrebbero una sciagura che quel posto cadesse in mano ad un soggetto esterno, terrorizzati dal fatto che potrebbero ritrovarsi con un incompetente. Per questo, una sera si ritrovano con i commissari e pianificano una strategia per “blindare” Lo Schiavo. Purtroppo gli inquirenti, che sono sulle tracce di uno dei commissari, per altre vicende, ascoltano la conversazione e fanno scattare una retata. In questa ipotesi avviene qualcosa di ancora più peculiare. Non solo nessuno degli attori ottiene alcuna utilità economica, ma nemmeno viene a sovrapporsi la sfera privata di alcuno con quella pubblica. In questo caso, infatti, gli agenti decidono di premiare un interesse primario, cioè il buon andamento del Centro che verrebbe garantito dalla vittoria di Lo Schiavo e di eliminare l’altro interesse primario, cioè l’imparzialità dell’azione amministrativa che, nella loro visione alquanto distorta, metterebbe a rischio il funzionamento stesso dell’organizzazione. 

Potremmo andare avanti ancora per molto, ma abbiamo pietà dei vostri occhi e delle vostre orecchie.

Come potete notare, in molte di queste ipotesi non ci troviamo di fronte ad un evento di corruzione, dal momento che non è possibile ravvisare un’utilità a fronte del pregiudizio di un interesse primario. Tuttavia, l’inquinamento ab-externo dell’azione amministrativa (come definisce il PNA 2013 la corruzione) è presente e in grado di generare una vigorosa interferenza. 

Ma quello che è più evidente è la particolare complessità delle dinamiche relazionali che possono stabilirsi, crescere, mutare e, infine, “tossificare”. con il termine “tossificazione” noi intendiamo rappresentare l’uso strumentale delle relazioni che gli agenti talvolta operano al fine di soddisfare bisogni della propria sfera privata. 

Ci rendiamo anche conto che questa dimensione del rischio di corruzione è totalmente sconosciuta all’attuale architettura di prevenzione della corruzione che ANAC (e la legge 190/2012 con i PNA successivi) ha messo in piedi, tutta orientata a prendere in esame la dimensione organizzativa. Ebbene forse in nessun caso come nei concorsi, sia in ambito universitario sia in ambito clinico, dalla dimensione organizzativa si rischia di non tirare fuori alcuna anomalia, rendendo il lavoro di prevenzione di scarsa se non nulla utilità.

E allora, si può intervenire su questi fenomeni con la prevenzione della corruzione? 

Anche se comprendere la dinamica dei bisogni è essenziale per indagare il fenomeno corruttivo, tuttavia i bisogni sono oggetti piuttosto invisibili e sfuggenti. E’ assai complicato agire sulla percezione dei bisogni. Non si può entrare nella testa delle persone più di tanto. Se un Professore percepisce la fine della sua carriera professionale come la fine della vita stessa ha bisogno probabilmente di un sostegno psicologico, ma non possiamo condannare una persona per questo, né chiedergli di far emergere il suo conflitto interiore.

La prevenzione della corruzione dovrebbe esplorare elementi meno soggettivi, come le relazioni, cioè le tracce che le dinamiche tra bisogni lasciano, Le relazioni sono oggetti “misurabili”. I bisogni, invece, sfuggono alla valutazione soggettiva o intrapsichica, facilmente manipolabile o alterabile.

A volte le relazioni umane e professionali nelle quali siamo coinvolti sembra ci possano appagare pienamente per quelle che sono. Altre volte le consideriamo, anche inconsciamente, un mezzo per ottenere altro. Abbiamo dato un nome a queste dinamiche, soprattutto quando sono abbastanza intense ed idonee ad innescare eventi corruttivi, ovvero, “tossificazione della relazione”.

Nella realtà delle nostre organizzazioni fenomeni di questo tipo sono all’ordine del giorno. La nostra scarsa capacità di decodificare correttamente le relazioni e la sovrapposizione tra relazioni rappresenta il motivo della nostra scarsa capacità di individuare il fenomeno corruttivo prima che esso debordi in atti palesemente ed irrevocabilmente illeciti.

Il processo che chiamiamo di “concorsi e prove selettive” soffre enormemente di relazioni tossiche, di sovrapposizioni tra sfera privata e pubblica e, quindi, di conflitti di interessi. Come unica misura di prevenzione viene richiesto ai commissari di gara di compilare una dichiarazione in cui attestano di non essere in conflitto di interessi. Sembra più un meccanismo che le organizzazioni utilizzano per sviare la responsabilità.

Diversamente esse dovrebbero fornire supporto a chi interviene nel processo e a chiunque abbia interessi nel processo a categorizzare correttamente le relazioni della sfera privata e a misurare intensità assoluta e percepita di tali relazioni.

Per chi “tossifica” le relazioni, invece, non ci dovrebbe essere spazio all’interno della sfera pubblica. La tossificazione distrugge la relazione fondamentale tra Principale pubblico e agente, ma distrugge anche le relazioni private, mercificandole.

In effetti, se ci pensate bene, dareste fiducia ad un tizio che si mostra vostro amico per la pelle solo perché vuole arrivare a conoscere la vostra splendida sorella? 

LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETA’ E NEGLI ENTI CONTROLLATI O PARTECIPATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

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(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

SE202

100 partecipanti massimo Euro 3.500*

SE203

200 partecipanti massimo Euro 6.000*

SE204

500 partecipanti massimo Euro 10.000*

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*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Perché prevenire la corruzione nelle società e egli enti in controllo pubblico?

La normativa anticorruzione e le Linee Guida ANAC prevedono una applicazione degli obblighi di prevenzione anche nelle società e negli enti in controllo pubblico. Applicazione non facile, se si tiene conto dell’assetto privatistico di tali organizzazione, che in certi casi rende difficoltosa l’introduzione di ruoli e strumenti pensati per le pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, la prevenzione della corruzione è un atto necessario di accountability e di responsabilità sociale, per le organizzazioni private finanziate con risorse pubbliche e che erogano servizi di pubblico interesse.

Spesso le società e gli enti partecipati o controllati dalla pubblica amministrazione sono il terminale di dinamiche di corruzione sistemica, che interferiscono con l’autonoma gestione dei processi di supporto (approvvigionamento, consulenze, assunzioni di personale, contabilità e gestione societaria) e danneggiano l’organizzazione, i cittadini e i soci.

Per gestire in modo efficace questo rischio, è necessario tenere in considerazione non solo gli adempimenti richiesti dalla normativa, ma anche le best practices internazionali, proposte dalle norme ISO sui sistemi di gestione del rischio (ISO 31000 e ISO 37001)  

 

A chi è rivolto?

A tutte le società e gli enti controllati o partecipati dalla pubblica amministrazione.

In particolare, il corso è rivolto alle società in house  che gestiscono servizi di pubblico interesse (trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, gestione reti, ecc …) e che forniscono beni e servizi alla pubblica amministrazione.

Il corso è anche rivolto alle amministrazioni controllanti, che vogliano identificare chiaramente gli obblighi e le strategie che devono essere adottate dalle proprie società controllate.

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Organizzazione del corso

  • La Teoria dell’Agenzia
  • Asimmetrie informative
  • Il conflitto di interessi
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Le Linee Guida ANAC e il Piano Nazionale
  • Modelli 231 e Misure Integrative di Prevenzione
  • Il sistema di prevenzione della corruzione ISO 37001
  • CASI DI STUDIO

 

 

 

 

IL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

BADGE_Codice_sorgenteIL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE.
Una lettura del fenomeno corruttivo attraverso il modello «evolutivo» proposto da @SPAZIOETICO

Corso in modalità ELEARNING che guida guida agenti pubblici e organizzazioni alla corretta comprensione del “fenomeno corruttivo”.

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

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500 partecipanti massimo Euro 10.000*

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IL CORSO

Perché c’è bisogno di “un modello evolutivo”?

In Italia la Legge n. 190/2012 e tutti i Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC si occupano di prevenire il rischio di corruzione, non di gestire le dinamiche corruttive. E quindi sono orientate in modo prioritario ad introdurre politiche di controllo dell’azione amministrativa  e obblighi di trasparenza.

Sul fronte della repressione del fenomeno, invece, la strategia è introdurre forme sempre più forti di disincentivazione, aumentando le sanzioni penali, le pene accessorie e le sanzioni interdittive per le persone e le aziende riconosciute colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione; potenziando il contrasto alla corruzione sul fronte delle indagini penali (agenti sotto copertura e intercettazioni); e infine rendendo più difficile l’accesso alle misure alternative di detenzione, al lavoro all’esterno del carcere e ai permessi premio peri cittadini che scontano una condanna per peculato, concussione, corruzione, induzione indebita. Sono queste, in estrema sintesi, le misure di repressione della corruzione introdotte dalla recente Legge n. 3/2019 (“Legge Spazza-corrotti”).

Nell’ottobre 2012, Jesper Johnsøn, Nils Taxell and Dominik Zaum hanno mostrato in una ricerca che solo in un numero irrilevante di casi le politiche di contrasto alla corruzione messe in campo dagli Stati hanno avuto successo. Nonostante siano state adottate convenzioni internazionali, normative nazionali e tutta una serie di misure, i numeri sono piuttosto sconfortanti.

Perché non funzionano?

La nostra tesi è che le politiche anticorruzione non funzionano, perché si basano su un modello teorico che spiega solo parzialmente il fenomeno corruttivo, ma che le orienta in modo assoluto a privilegiare la dimensione organizzativa della corruzione. Esse, infatti, sono state costruite esclusivamente sulla base del modello Principale-Agente.

Perché le persone si corrompono? Nessuno dei Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC cerca di rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile. Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevedere le dinamiche corruttive.

Dove sono i corrotti? Ce lo chiedono spesso le persone che partecipano ai nostri corsi. Persone che si sentono oneste e che vedono attorno a loro persone oneste. E se magari hanno conosciuto, nella loro vita lavorativa, un Agente pubblico disonesto, queste persone si chiedono se tutti abbiamo un prezzo, oppure se i corrotti sono delle “mele marce”, delle anomalie, delle persone nate male.

Perché le persone si corrompono?

Qualsiasi esperto di anticorruzione rimane muto davanti a questa domanda. Il non detto delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza saperlo.

Il non detto delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il “Modello Evolutivo”.

 

A chi è rivolto il corso?

Ai Responsabili della Prevenzione della Corruzione (RPCT) e a tutti gli agenti e le organizzazioni pubbliche

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Contenuti del corso

  • Il Modello Principale-Agente
  • Il Modello Evolutivo
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Processi, interessi e valori: il triangolo della corruzione
  • Decisioni critiche, conflitto di interessi e dilemmi etici
  • Lo spazio economico
  • Lo spazio etico
  • Lo spazio delle regole
  • I pattern relazionali
  • Il codice sorgente della corruzione

 

 

 

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