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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi Categorie: Valutazione del rischio di corruzione

L’aggiornamento 2017 del PNA in consultazione

A leggere il nuovo aggiornamento del PNA (in consultazione fino al 15 settembre 2017) sembrerebbe che l’ANAC si sia presa un anno sabbatico; il che non sarebbe un male di per sé.

Si continua con gli approfondimenti, uno dei quali assai atteso (Università). Le sezioni specifiche sono tre:

  • Autorità di Sistema Portuale
  • Gestione dei Commissari Straordinari nominati dal Governo
  • Istituzioni universitarie.

Finalmente l’Università! Una “scuola di vita” per tutti i nostri ragazzi/e, che può trasformarsi in una “scuola di corruzione” per molti di loro. E’ lì, infatti, che, se non già adeguatamente addestrati in famiglia o nelle esperienze adolescenziali, i nostri giovani corrono il rischio di apprendere gli stili di leadership più nefasti. Sì, perché è lì che gli studenti scontano le maggiori asimmetrie relazionali e informative. E’ lì che vivono e si alimentano i più forti conflitti di interessi dei docenti e dei ricercatori. 

Perciò un approfondimento ci sta. E sembra anche piuttosto “approfondito”. Ci sono comportamenti che abbiamo osservato tutti. Tra i più odiosi, in particolare, l’obbligo informale di acquistare la pubblicazione del docente, la “sparizione” del docente e la sua metamorfosi nell’assistente “sfigato” che, sulla base di promesse, tiene il corso “aggratis” per tutto l’anno. E tante altre amenità dedicate al reclutamento dei docenti, ovvero, il comportamento di cooptazione in azione. Infine, un bel capitolo dedicato alla ricerca, con rischi sulla progettazione, gestione e valutazione; gli aspetti assai controversi delle pubblicazioni scientifiche.

Vediamo come lo assorbiranno le istituzioni universitarie. Sarebbe bello coinvolgere i ragazzi/e e i ricercatori in questo delicato lavoro per capire come vivono dentro questi processi.

Per il resto, piacerebbe che, per un anno, l’ANAC dedicasse l’aggiornamento del PNA anche ad altri argomenti. Il 2017 è un anno cruciale (sotto molti punti di vista) per lo sviluppo delle strategie di prevenzione nella pubblica amministrazione. Ecco alcuni spunti.

Valutazione intermedia degli obiettivi della strategia nazionale ed eventuale aggiornamento
I tre obiettivi contenuti nella prima formulazione del PNA erano sembrati piuttosto vaghi, probabilmente risentivano della sostanziale novità della normativa. Ora sarebbe il momento, a quattro anni di distanza, di valutarne gli esiti e, se del caso, modificarli con obiettivi più realistici e più misurabili. 

Valutazione e ponderazione del rischio
La maggior parte delle P.A. sta concludendo una seppur parziale mappatura dei propri processi, raccogliendo un gran numero di informazioni sul rischio corruttivo associato alle proprie attività. Sarebbe stato opportuno che ANAC suggerisse alle amministrazione delle metodologie per ponderare il rischio e definire delle priorità di trattamento. E che, finalmente, proponesse una metodologia di valutazione del rischio alternativa a quella proposta dall’Allegato 5, per differenziare il livello di rischio dei diversi eventi corruttivi.

Sistemi di gestione anticorruzione
Alla fine del 2016 è stata approvata la norma ISO 37001, vale a dire lo standard internazionale per la certificazione dei sistemi di gestione anticorruzione. Nel PNA 2017 ANAC avrebbe potuto (anzi diremmo dovuto) fare un approfondimento sulle caratteristiche che (alla luce della ISO 37001) devono avere i sistemi di gestione delle amministrazioni, sistemi di gestione necessari per supportare la valutazione e il trattamento del rischio.

Prevenzione della corruzione sistemica
L’esito (in primo grado) del processo “Mafia Capitale” ha mostrato quanto possa essere pericolosa e complessa e violenta la corruzione sistemica. Talmente pericolosa, violenta e complessa, da potersi confondere, ai margini, con fenomeni di tipo mafioso. Sarebbe stato doveroso dedicare una sezione del PNA 2017 ai protagonisti dei sistemi corruttivi (che non sono solo gli uffici, ma anche i politici e i soggetti privati), perché è quanto mai importante cercare di rispondere a questa domanda: gli RPCT possono contribuire a prevenire la corruzione sistemica (grand & political corruption), o sono soggetti troppo deboli, che possono solo occuparsi della corruzione spicciola e della corruzione amministrativa (petty corruption)?

La prevenzione della corruzione è solo un sistema di regole, procedure e barriere comportamentali o ci sono altri percorsi possibili?
Cosa ci insegnano le esperienze internazionali in materia di formazione? E cosa si sta facendo anche in Italia sul fronte del rafforzamento della consapevolezza dei dipendenti pubblici su concetti chiave dei meccanismi corruttivi, quali, ad esempio: l’asimmetria informativa, l’asimmetria di potere, il conflitto di interessi, il sistema delle interferenze, l’opacità del processo decisionale, ecc… 

Cominciare a trattare certi argomenti servirebbe anche per aiutare le amministrazione ad adottare un approccio più maturo al tema della corruzione. Ma per trattare certi argomenti, sarebbe necessario che ANAC si aprisse al contributo di altri soggetti: economisti, consulenti organizzativi, filosofi, sociologi, educatori e formatori. Perché la corruzione non è solo un problema di regole e procedimenti amministrativi. E’ anche un problema di formazione culturale, etica ed economica.
Ma non crediamo che ci siano le condizioni per questa apertura al “nuovo”.

Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

 

Il processo invisibile

La dottoressa Dirigella, l’assessore Dal Popolo M., la geometra Integri T., l’architetto Archi Star e il costruttore Armando F. animano questo caso ambientato nello Sportello Unico Edilizia del Comune di Caciucco…

Nota importante: l’autore del caso e l’amministratore del blog chiariscono che ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I casi sono da considerare alla stregua di elementi di approfondimento di una materia assai complessa. Servono ad esemplificare le dinamiche che facilitano l’instaurarsi di “rischi corruttivi” e la valutazione del clima etico. Non si riferiscono a situazioni reali.


Il processo invisibile (parte prima)

  • Alla dottoressa Dirigella, responsabile dello Sportello Unico Edilizia (SUE) del Comune di Caciucco, arriva la richiesta di avviare una interlocuzione preliminare con l’architetto Archi Star, che ha redatto un progetto per conto di un noto costruttore della zona Armando F..
  • Il progetto ha ad oggetto un piano attuativo di iniziativa privata. Come è noto, in tali procedimenti, il privato predispone lo strumento urbanistico di esecuzione, sottoponendolo all’approvazione comunale. Con il privato, successivamente, il Comune stipula una convenzione per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per la cessione delle aree necessarie.
  • La richiesta di avviare l’interlocuzione arriva direttamente dal dottor Dal Popolo M., assessore all’urbanistica del Comune di Caciucco, che si rivolge alla dottoressa Dirigella «Ho visto il progetto e mi sembra che sia tutto ok, anzi rappresenta un’ottima occasione per quell’area. Bene! Allora faccia come si è sempre fatto in questo Comune, assegni la pratica a qualcuno del suo ufficio e fate in modo di dare al più presto un appuntamento ad Archi Star! Diamo l’impressione, almeno questa volta, di non far perdere tempo alle persone e che le promosse fatte, una volta tanto, le riusciamo a realizzare, va bene?».
  • E’ piuttosto risaputo, tuttavia, che l’assessore Dal Popolo M. sia stato apertamente sostenuto dal costruttore Armando F. in fase di campagna elettorale e sono in molti a ritenere che il costruttore possa vantare un «credito» nei confronti dell’assessore.
  • La dottoressa Dirigella non sa bene cosa fare. Del resto l’assessore Dal Popolo M. è noto per non aver alcuna competenza in merito ai dettagli tecnici che possono permettere di valutare la coerenza del piano attuativo con il piano generale e con la legge.

(parte seconda)

  • La dottoressa Dirigella decide di assegnare il delicato incarico alla geometra Integri T., di cui ha più volte potuto testimoniare l’onestà e la dedizione verso la cura dell’interesse generale e nei confronti della quale nutre una particolare stima.
  • La dottoressa Dirigella le ha anche chiesto di contattare al più preso l’architetto Archi Star per un incontro preliminare, così come è prassi di quell’ufficio per scambiarsi le prime impressioni sul progetto e per valutare in prima istanza la congruità del piano attuativo al piano generale e alla legge.
  • La geometra Integri T., dal canto suo, è piuttosto preoccupata anche perché non ha particolare esperienza in questo campo.
  • Integri T. non sa bene come gestire questo incontro…

(parte terza)

  • Dopo ben cinque incontri preliminari, che ha preteso di registrare e verbalizzare, Integri T. ancora non si sente di dare l’ok in merito alla compatibilità del progetto del costruttore con il Piano Regolatore.
  • Ci sono ancora molti elementi poco chiari e, di fronte alle pressanti richieste di adeguamento di Integri T., Archi Star ha fornito soluzioni assolutamente non esaustive.
  • Il costruttore Armando F. chiede ad Archi Star immediate spiegazioni sulla situazione di impasse che rischia di pregiudicare i suoi interessi.
  • Archi Star ritiene utile che il costruttore Armando F. parli direttamente con l’assessore, il dottor Dal Popolo M..
  • Il costruttore dovrebbe segnalare all’assessore il comportamento della geometra Integri T., esprimendo un giudizio fortemente negativo sul suo operato così esacerbatamente ostruttivo.
  • Tale giudizio dovrebbe indurre l’assessore ad esercitare pressioni sulla dirigente, dottoressa Dirigella e sbloccare finalmente la situazione.
  • Cosa che puntualmente avviene. L’assessore Dal Popolo M. convoca la dottoressa Dirigella e le intima di rimuovere la geometra Integri T. dall’incarico: «Gli elettori non mi hanno votato per assistere impotenti a questo scempio!»
  • Ora Dirigella davvero non sa cosa fare…

Per analizzare il processo e valutarne l’esposizione al rischio corruttivo, scarica la presentazione qui.

Il caso è stato presentato nel corso del webinar IFEL del 20 aprile 2017. 

Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

Il processo di controllo, un esercizio di visualizzazione

State mappando i processi di controllo nel vostro Ente in vista della elaborazione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione?

Allora potrebbe esservi utile questa slide. Si tratta di una rappresentazione grafica del (macro)processo di controllo in un’amministrazione (Ente Locale o del SSN, o altro).

PROESSO_CONTROLLO.jpg

La visualizzazione è il risultato dell’applicazione (personale) della metodologia presentata nelle Linee Guida ANCI Lombardia e degli incontri tenuti presso diversi Enti pubblici nel giro di tre mesi di formazione.

In particolare, vengono evidenziati i “momenti decisionali” che potrebbe presentare il processo, sui quali, successivamente va valutato non solo il rischio corruttivo, ma anche quello di maladministration e/o di cattiva gestione del processo. Ovviamente, i momenti decisionali vengono rappresentati a titolo esemplificativo.

La presentazione completa può essere scaricata al seguente link: http://www.slideshare.net/m_dirienzo/il-processo-di-controllo-un-esercizio-di-visualizzazione

Le Linee Guida ANCI Lombardia per la prevenzione della corruzione

E’ ora possibile scaricare le Linee Guida ANCI Lombardia per la prevenzione della corruzione.

Si tratta di uno strumento molto raffinato, anche perché gradevole a leggersi, senza i formalismi ed il burocratese a cui siamo oramai abituati in questo campo (che dovrebbe, almeno in teoria, dare spazio alla multidisciplinarità).

Molto utile soprattutto perché propone una metodologia di mappatura dei processi e di analisi del rischio corruttivo più evoluta rispetto al PNA.

Come si legge nella presentazione, “le linee guida sono rivolte ai Piccoli Comuni e alle loro forme associative per cercare di tradurre al livello della loro dimensione organizzativa le norme scritte e pensate, come purtroppo troppo spesse accade nel nostro Paese, per enti di grandi dimensioni.

Le Linee Guida intendono promuovere un approccio permanente e sistematico al problema della prevenzione della corruzione, che coinvolga i dirigenti e i responsabili dei settori a rischio, nonché gli organi di indirizzo politico. Oggi, troppo spesso, nei Comuni la sovrapposizione di norme ed adempimenti rischia di trasformare l’adozione e l’aggiornamento del PTPC in un atto meramente formale”.

Oltre ai Comuni, la metodologia individuata dalle Linee Guida è applicabile anche ad altre tipologie di amministrazioni, comprese quelle del settore sanitario (con le opportune modifiche).

L’evoluzione del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, anche grazie a questi strumenti, non può prescindere da una visualizzazione dinamica dei processi e dall’individuazione dei rischi di maladministration (cattiva gestione) che si affiancheranno ai classici rischi corruttivi. Il Piano tenderà, sempre più, a rappresentare e ri-qualificare le aree a rischio prescindendo dalla qualità del rischio (sia esso corruttivo, di maladministration o di perdita di qualità del servizio). Una “teoria unificante” che, tra le altre cose, farà perdere meno tempo a tutti e permetterà di dedicare le esigue risorse, eventualmente, al coinvolgimento di tutti nel rafforzamento dello spazio etico e dell’autonomia nei processi decisionali dei dipendenti pubblici, che è la vera sfida di medio-lungo periodo per combattere la corruzione, la cattiva gestione e l’immobilismo decisionale (altra piaga da non sottovalutare).

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