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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Archivi Categorie: Valutazione del rischio di corruzione

Nuove risorse disponibili su @spazioetico

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Carissimi lettori,

In vista della scadenza di gennaio 2018 per la presentazione degli aggiornamenti ai Piani triennali di prevenzione della corruzione, @spazioetico mette a disposizione NUOVE RISORSE sulle materie di maggior interesse.

Si tratta di 7 nuove presentazioni, scaricabili dal profilo SLIDESHARE che abbiamo realizzato (Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini) in quest’ultimo mese, frutto di interminabili chiacchierate tra di noi e di più di un centinaio di incontri con amministrazioni pubbliche nell’arco dell’anno 2017.

Abbiamo, in particolare, notevolmente approfondito un nuovo modello di analisi della corruzione che prende in considerazione tre “dimensioni. A noi sembra che affrontino meglio la complessità di questo fenomeno.

Le tre dimensioni sono: la dimensione organizzativa, quella economica e quella eticaE’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

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Le presentazioni sono:

Tutte le presentazioni contengono uno o più “casi” o “dilemmi etici“.

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Il lato B della corruzione

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“Le strategie di prevenzione della corruzione falliscono perché non prendono in considerazione le esternalità (positive e negative) sia della corruzione, sia delle strategie stesse”.

Tempo fa ci siamo perduti in questa riflessione che abbiamo aggiustato così come la vedete qui sopra, dopo averla letta in un Manuale di Integrity Action (IA), un’organizzazione inglese che si occupa di integrità nella cooperazione allo sviluppo.

IA ha sviluppato l’idea che il fallimento delle riforme pubbliche in questa materia e, in generale, il motivo per cui l’integrità è qualcosa di così difficile da perseguire, dipende da cinque diversi motivi:

  • La corruzione è un “meme“. Un “meme” è un fenomeno che costantemente evolve attraverso un processo di selezione naturale,
  • Le riforme semplificano le esternalità della corruzione e delle riforme,
  • Le dimensioni (della comunità o del Paese) ed il tempo contano,
  • Esiste un problema di “asimmetria informativa” connaturato al rapporto di agenzia tra “principale” e “agente”,
  • I “riformatori”, spesso, sottovalutano i “boicottatori”.

Ci hanno colpito tutte e cinque e abbiamo provato ad approfondirle. In questo post mettiamo in fila, disordinatamente, le riflessioni sul secondo punto e, in parte, anche sul quinto e le adattiamo al contesto organizzativo di cui ci occupiamo, cioè, il Piano triennale di prevenzione della corruzione. Non si tratta, in questo caso, di una “riforma politica”, bensì di una “riforma organizzativa e culturale” delle amministrazioni pubbliche.

  1. La dimensione economica della corruzione e il concetto di “esternalità”

Il nostro modello di analisi della corruzione prende in considerazione tre “dimensioni”, che spiegano la complessità di questo fenomeno: la dimensione organizzativa, quella etica e quella economica. E’ il cosiddetto “triangolo della corruzione”.

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La dimensione organizzativa è sicuramente la più nota, e su di essa vertono le attività di valutazione e trattamento del rischio, richieste dal PNA (mappatura dei processi, misurazione del rischio, introduzione di misure generali e specifiche).

Per quanto riguarda la dimensione etica, è proprio su di essa che si è concentrata in questi anni l’attività di formazione di @spazioetico (dilemmi etici, disonestà delle persone oneste, ecc…).

La dimensione economica, invece, è poco conosciuta.

In economia, le esternalità sono costi o benefici che non vengono presi in considerazione quando si decide il prezzo di un bene o di un servizio. Esso possono essere negative e positive.

Se associamo questo concetto al mondo della corruzione, ci rendiamo conto che esistono esternalità negative e positive della corruzione che non sono particolarmente note.

 

     2. Le esternalità negative della corruzione

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La più sconosciuta delle esternalità negative è la “selezione avversa“, che si ha quando un “agente pubblico” attraverso la sua condotta corruttiva innesca un meccanismo che modifica le condizioni di concorrenzialità di una parte del settore privato locale, provocando una selezione dei concorrenti sfavorevole per la parte pubblica.

La selezione avversa è il vero effetto nefasto della corruzione. Al di là dello spreco di risorse, infatti, la corruzione si divora letteralmente una comunità locale, passo dopo passo.

Facciamo un esempio. Sappiamo tutti, anche il P.N.A. 2015 lo afferma, che il processo di gestione del cosiddetto “post-mortem” ospedaliero è particolarmente esposto al rischio di comportamenti corruttivi, proprio perché le asimmetrie informative presenti e le particolari condizioni dell’utenza possono indurre condotte illecite.

E’ il caso classico dell’operatore sanitario pubblico che orienta la scelta del familiare di una persona appena deceduta, per favorire un operatore economico privato con il quale si è precedentemente accordato.

Ebbene, tale comportamento, se reiterato nel tempo, ad esempio in presenza di una “prassi consolidata“, può innescare un meccanismo di selezione avversa.

L’operatore economico (o il cartello di operatori economici locali) che aderisce al patto corruttivo non verrà premiato perché il suo servizio è qualitativamente migliore oppure perché è più economicamente vantaggioso, ma perché egli può vantare una particolare relazione con l’agente pubblico.

Nel breve-medio periodo tale particolare situazione “seleziona” i competitor locali.

Gli operatori economici esclusi hanno due possibilità: autoescludersi, cambiando contesto o attività o chiudendo l’attività; oppure  adeguarsi al meccanismo perverso e organizzarsi, autonomamente o, a loro volta, in cartelli, per procurarsi posizioni privilegiate presso lo stesso agente pubblico o presso altri agenti pubblici.

Abbiamo moltissimi esempi in questo senso. Roma (ex-Mafia) Capitale, purtroppo. Un intero tessuto di cooperazione sociale viene distrutto dal meccanismo della selezione avversa. Per diversi anni, le organizzazioni vicine a Buzzi e Carminati si aggiudicano gran parte degli appalti dei Dipartimento Sociale di Roma. Questo innesca un meccanismo per cui altre organizzazioni vengono attratte dalla galassia e dal “metodo” Buzzi, mentre altre, semplicemente, spariscono dalla scena.

E qui entra in scena una seconda esternalità della corruzione, stavolta positiva.

 

  1. Le esternalità positive della corruzione

La corruzione, infatti, tende a generare una certa “stabilità sociale“, legata alla possibilità di produrre utilità (economiche e/o relazionali) a gran parte delle componenti in campo.

Anche qui possiamo fare mille esempi.

Ma visto che ci siamo, possiamo immaginare il particolare ambiente universitario che il ricercatore italo-inglese si è trovato di fronte e che lo ha portato a denunciare il comportamento di alcuni professori universitari a Firenze.

Non sappiamo, perché non frequentiamo abbastanza l’Università, se questo ambiente è anche “tipico”. Molti autorevoli commentatori dicono di sì. Cantone parla di un “deficit etico” nelle università. Se contasse qualcosa, noi di @spazioetico non siamo mai stati invitati a tenere alcun corso di formazione presso alcuna università. L’ambiente sembra “impermeabile“. Perché?

La denuncia del ricercatore ha avuto l’effetto di  rompere quella specie di “pace sociale”. In generale, il Whistleblowing è proprio questo, un atto di rottura con il gruppo, con la sua cultura e con i suoi codici sottostanti.  E’ un atto di “volontaria subordinazione” all’interesse pubblico.
Ora, se dovessimo esplorare questi contesti organizzativi ed il loro “clima etico“, non dovremmo mai dimenticare di considerare che quel “modello organizzativo” scoperchiato dal whisteblower in sintonia (forse) con la sua cultura di provenienza, era funzionale alla gran parte delle componenti in campo.

  • Ai professori che, attraverso un vero e proprio meccanismo di “cooptazione”, potevano scegliersi i loro candidati senza rischiare di vedersi assegnato personale “non controllabile”.
  • A molti dei ricercatori che utilizzavano a loro volta quel meccanismo di cooptazione per eludere processi realmente selettivi.
  • All’Università, immaginiamo, per mantenere una certa “pax sociale”, accontentando, di volta in volta, le vedettes accademiche (o “papaveri”, secondo la terminologia utilizzata in alcuni contesti locali) coinvolte.

Proprio perché favorisce questi meccanismi, il contesto universitario è ad altissimo rischio corruttivo e bene ha fatto A.N.AC. ad inserire uno specifico approfondimento nell’aggiornamento del PNA di quest’anno.

Anche in campo sanitario siamo pieni di esempi. Un’Azienda ospedaliera pubblica, tanto quanto un’azienda privata, ha un forte interesse ad avere i medici più bravi. I medici, a loro volta, potrebbero avere interesse ad utilizzare l’ospedale per scopi privati, come mostrano alcune recenti indagini.

Nel caso di Parma, emerso alle cronache nello scorso maggio e tuttora in fase istruttoria, sembra che esistesse un’organizzazione in grado di effettuare ricerca non autorizzata su pazienti in alcune strutture di Terapie del Dolore dell’Università di Parma e della Regione Emilia-Romagna, di organizzare convegni medici sul controllo diretto delle stesse aziende farmaceutiche ed anche pilotare le pubblicazioni scientifiche. L’organizzazione utilizzava i pazienti che accedevano ai centri della terapia del dolore per sperimentazioni illegali.

D’accordo con le società farmaceutiche coinvolte, si sperimentavano farmaci tenendo all’oscuro i pazienti (quindi in modo illegittimo); se tutto andava a buon fine si seguiva l’iter corretto, rivolgendosi alla commissione etica e facendo partire la sperimentazione ufficiale. In più c’era il business della formazione professionale dei medici, prevista dalla legge ma fatta in modo da favorire le aziende coinvolte nell’indagine.

A capo dell’organizzazione ci sarebbe un luminare nel campo della terapia del dolore, tanto da essere uno dei principali artefici della legge che regolamenta il settore. (fonte: Gazzettadiparma).

Interessi convergenti, quindi, in conflitto con l’interesse pubblico che, come dice il nostro Andrea Ferrarini è, per definizione, uno “spazio vuoto“, come un palloncino, che se non lo riempi di qualcosa, si sgonfia.

 

  1. Le esternalità negative delle strategie di prevenzione della corruzione

Se non bastasse questo, spesso le strategie di prevenzione della corruzione semplificano e banalizzano anche le esternalità negative delle misure di prevenzione della corruzione.

Di fronte a misure che non vengono adeguatamente pianificate e di cui non si valuta il rischio, l’organizzazione reagirà, nel breve-medio periodo, con comportamenti di boicottamento o di “congelamento“. Dal momento che l’approccio alla prevenzione della corruzione è prevalentemente normativo e formalistico, si carica il processo decisionale pubblico di ulteriori regole al fine di escludere, per quanto possibile, la discrezionalità degli agenti. L’idea è che il principale ingabbi il più possibile l’agente attraverso un controllo formale delle sue operazioni.

Ma questa dinamica può avere degli effetti collaterali potentissimi. Gli agenti non sono tutti uguali. Si possono immaginare reazioni diverse, come ritardi nei processi decisionali, eccesso di centralizzazione, gestione difensiva, morale basso, barriere contro la cooperazione inter-organizzativa, “strategie di adattamento” come la creazione di entità parallele al fine di evitare i controlli.

Inoltre, c’è il rischio dell’uso strumentale delle misure di prevenzione della corruzione. L’esempio classico è la misura della rotazione degli incarichi.

 

  1. Semplificare le esternalità, cioè, banalizzare la realtà

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“Be’ io farò di voi quattro!, un’armata veloce et ardita che sia veltro et lione al tempo istesso!” (Brancaleone)

Spesso il linguaggio dell’integrità è piuttosto banale. Onestà, imparzialità, parole ripetute come un mantra, come se la loro applicazione non imponesse alcun prezzo da pagare.

In questa materia occorre acquisire maggiore consapevolezza e scaltrezza, sia nelle analisi che nelle soluzioni.

Provate ad esaminare attentamente un processo ad alto rischio corruttivo. Quando ci entrate dentro veramente, vi accorgete di diverse anomalie, di profonde asimmetrie informative, di una certa opacità delle scelte, magari.

Ma quando avete a che fare con chi lo gestisce, tutto sembra in ordine, nessuno si lamenta di come sta in piedi quel processo, né dall’interno né dall’esterno.

E non vi spiegate perché succede questo.

Provate a considerare, allora, come si determinano le esternalità positive di un processo ad alto rischio corruttivo.

Come si fa? Si parte da una “ricognizionedegli interessi in campo.

  • L’interesse del cittadino/utente (la “parte debole” secondo il Manuale di Integrity Action) è di poter fronteggiare un bisogno garantendosi un “vantaggio competitivo” nei confronti di un altro cittadino/utente; in alcuni casi, il vantaggio competitivo si traduce nella realizzazione di una “mobilità sociale” che gli sarebbe preclusa altrimenti (vedi i casi di corruzione nei concorsi universitari). E’ una guerra tra poveri, ma tutti hanno interesse a vincerla.
  • L’interesse dell’operatore economico è lo stesso del cittadino/utente; in più ha bisogno di ridurre l’incertezza ed il rischio di impresa, consolidando o espandendo quote di mercato.
  • L’interesse dell’agente pubblico è ottenere vantaggi per sé o per terzi da una posizione di potere. In genere, si considera solo questo interesse nelle analisi del rischio monodimensionali che osserviamo.
  • Infine, vi sorprenderete a scoprire che alcuni di questi interessi sono promossi dall’organizzazione pubblica stessa, attraverso politiche o prassi organizzative esplicite o implicite. Ad esempio, l’interesse per un Ospedale pubblico ad avere “il luminare” e garantire numeri adeguati potrebbe rendere l’organizzazione più indulgente verso pratiche che favoriscono interessi privati; oppure, una certa propensione a sviluppare processi produttivi in grado di “remunerare” i soggetti economici che orientano la politica locale.

Questi processi sono “tenuti insieme” dalle esternalità positive, più che da procedure o regole organizzative. Esistono in quanto strumentali a garantire utilità al maggior numero di componenti.

 

  1. Conclusioni

brancaleone_3“Fatevi sotto, fatevi sotto ché non temo anco se arrovesciato!” [disse Brancaleone mentre combatteva appeso per il piede].

Perché è così difficile cambiare, ad esempio, amministrazioni come il Comune di Roma? Perché il destino delle università italiane sembra essere segnato da un declino ineluttabile?

Entrambi i contesti esprimono il massimo delle esternalità positive della corruzione. E lo fanno da moltissimo tempo. Ed entrambi i contesti non se la caveranno con misure generiche o con la retorica dell’onestà e dell’integrità.

Se tutti gli attori in campo (cittadini/utenti, imprese e pubblici ufficiali) ritengono convenienti le condotte corruttive (e i conflitti di interesse, che sono l’anticamera della corruzione) e le condotte corruttive hanno tempo per consolidarsi, si genera quello che la teoria dei giochi chiama “Equilibrio di Nash”: “Un gioco può essere descritto in termini di strategie, che i giocatori devono seguire nelle loro mosse: l’equilibrio c’è, quando nessuno riesce a migliorare in maniera unilaterale il proprio comportamento. Per cambiare, occorre agire insieme”.

john nasgL’Equilibrio di Nash, pertanto, è uno stato di cose in cui nessuna delle parti in causa ha interesse a modificare, da sola, il proprio comportamento. Esso dipende dal “guadagno” (pay-off) atteso dalle scelte. E cioè dagli interessi che tendono a muovere i cittadini, le imprese e gli agenti pubblici.

L’Equilibrio di Nash della corruzione è una “trappola” dalla quale potrebbe essere difficile (forse impossibile uscire).

Tuttavia, non è detto che l’equilibrio di Nash sia la soluzione migliore per tutti. Infatti, se è vero che in un equilibrio di Nash il singolo agente non può aumentare il proprio guadagno modificando solo la propria strategia, non è affatto detto che un gruppo di agenti, o, al limite, tutti, non possano aumentare il proprio guadagno allontanandosi congiuntamente dall’equilibrio.

A rompere l’equilibrio spesso ci pensano i Whistleblower, mettendo a rischio la propria carriera professionale e, a volte, la vita stessa.

E non è detto che un’organizzazione non possa decidere di farlo utilizzando la strategia di prevenzione della corruzione.

Ma la rottura di un equilibrio non è mai a costo zero. Chiunque voglia rompere l’equilibrio fronteggerà un periodo di entropia organizzativa. Si aspetti instabilità, con un alto tasso di conflittualità interna ed esterna, boicottaggio delle misure adottate e percezione di diminuita qualità dei servizi.

Pronti alla pugna?

 

 

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L’aggiornamento 2017 del PNA in consultazione

A leggere il nuovo aggiornamento del PNA (in consultazione fino al 15 settembre 2017) sembrerebbe che l’ANAC si sia presa un anno sabbatico; il che non sarebbe un male di per sé.

Si continua con gli approfondimenti, uno dei quali assai atteso (Università). Le sezioni specifiche sono tre:

  • Autorità di Sistema Portuale
  • Gestione dei Commissari Straordinari nominati dal Governo
  • Istituzioni universitarie.

Finalmente l’Università! Una “scuola di vita” per tutti i nostri ragazzi/e, che può trasformarsi in una “scuola di corruzione” per molti di loro. E’ lì, infatti, che, se non già adeguatamente addestrati in famiglia o nelle esperienze adolescenziali, i nostri giovani corrono il rischio di apprendere gli stili di leadership più nefasti. Sì, perché è lì che gli studenti scontano le maggiori asimmetrie relazionali e informative. E’ lì che vivono e si alimentano i più forti conflitti di interessi dei docenti e dei ricercatori. 

Perciò un approfondimento ci sta. E sembra anche piuttosto “approfondito”. Ci sono comportamenti che abbiamo osservato tutti. Tra i più odiosi, in particolare, l’obbligo informale di acquistare la pubblicazione del docente, la “sparizione” del docente e la sua metamorfosi nell’assistente “sfigato” che, sulla base di promesse, tiene il corso “aggratis” per tutto l’anno. E tante altre amenità dedicate al reclutamento dei docenti, ovvero, il comportamento di cooptazione in azione. Infine, un bel capitolo dedicato alla ricerca, con rischi sulla progettazione, gestione e valutazione; gli aspetti assai controversi delle pubblicazioni scientifiche.

Vediamo come lo assorbiranno le istituzioni universitarie. Sarebbe bello coinvolgere i ragazzi/e e i ricercatori in questo delicato lavoro per capire come vivono dentro questi processi.

Per il resto, piacerebbe che, per un anno, l’ANAC dedicasse l’aggiornamento del PNA anche ad altri argomenti. Il 2017 è un anno cruciale (sotto molti punti di vista) per lo sviluppo delle strategie di prevenzione nella pubblica amministrazione. Ecco alcuni spunti.

Valutazione intermedia degli obiettivi della strategia nazionale ed eventuale aggiornamento
I tre obiettivi contenuti nella prima formulazione del PNA erano sembrati piuttosto vaghi, probabilmente risentivano della sostanziale novità della normativa. Ora sarebbe il momento, a quattro anni di distanza, di valutarne gli esiti e, se del caso, modificarli con obiettivi più realistici e più misurabili. 

Valutazione e ponderazione del rischio
La maggior parte delle P.A. sta concludendo una seppur parziale mappatura dei propri processi, raccogliendo un gran numero di informazioni sul rischio corruttivo associato alle proprie attività. Sarebbe stato opportuno che ANAC suggerisse alle amministrazione delle metodologie per ponderare il rischio e definire delle priorità di trattamento. E che, finalmente, proponesse una metodologia di valutazione del rischio alternativa a quella proposta dall’Allegato 5, per differenziare il livello di rischio dei diversi eventi corruttivi.

Sistemi di gestione anticorruzione
Alla fine del 2016 è stata approvata la norma ISO 37001, vale a dire lo standard internazionale per la certificazione dei sistemi di gestione anticorruzione. Nel PNA 2017 ANAC avrebbe potuto (anzi diremmo dovuto) fare un approfondimento sulle caratteristiche che (alla luce della ISO 37001) devono avere i sistemi di gestione delle amministrazioni, sistemi di gestione necessari per supportare la valutazione e il trattamento del rischio.

Prevenzione della corruzione sistemica
L’esito (in primo grado) del processo “Mafia Capitale” ha mostrato quanto possa essere pericolosa e complessa e violenta la corruzione sistemica. Talmente pericolosa, violenta e complessa, da potersi confondere, ai margini, con fenomeni di tipo mafioso. Sarebbe stato doveroso dedicare una sezione del PNA 2017 ai protagonisti dei sistemi corruttivi (che non sono solo gli uffici, ma anche i politici e i soggetti privati), perché è quanto mai importante cercare di rispondere a questa domanda: gli RPCT possono contribuire a prevenire la corruzione sistemica (grand & political corruption), o sono soggetti troppo deboli, che possono solo occuparsi della corruzione spicciola e della corruzione amministrativa (petty corruption)?

La prevenzione della corruzione è solo un sistema di regole, procedure e barriere comportamentali o ci sono altri percorsi possibili?
Cosa ci insegnano le esperienze internazionali in materia di formazione? E cosa si sta facendo anche in Italia sul fronte del rafforzamento della consapevolezza dei dipendenti pubblici su concetti chiave dei meccanismi corruttivi, quali, ad esempio: l’asimmetria informativa, l’asimmetria di potere, il conflitto di interessi, il sistema delle interferenze, l’opacità del processo decisionale, ecc… 

Cominciare a trattare certi argomenti servirebbe anche per aiutare le amministrazione ad adottare un approccio più maturo al tema della corruzione. Ma per trattare certi argomenti, sarebbe necessario che ANAC si aprisse al contributo di altri soggetti: economisti, consulenti organizzativi, filosofi, sociologi, educatori e formatori. Perché la corruzione non è solo un problema di regole e procedimenti amministrativi. E’ anche un problema di formazione culturale, etica ed economica.
Ma non crediamo che ci siano le condizioni per questa apertura al “nuovo”.

Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

 

Il processo invisibile

La dottoressa Dirigella, l’assessore Dal Popolo M., la geometra Integri T., l’architetto Archi Star e il costruttore Armando F. animano questo caso ambientato nello Sportello Unico Edilizia del Comune di Caciucco…

Nota importante: l’autore del caso e l’amministratore del blog chiariscono che ogni riferimento a persone o fatti realmente accaduti è puramente casuale. I casi sono da considerare alla stregua di elementi di approfondimento di una materia assai complessa. Servono ad esemplificare le dinamiche che facilitano l’instaurarsi di “rischi corruttivi” e la valutazione del clima etico. Non si riferiscono a situazioni reali.


Il processo invisibile (parte prima)

  • Alla dottoressa Dirigella, responsabile dello Sportello Unico Edilizia (SUE) del Comune di Caciucco, arriva la richiesta di avviare una interlocuzione preliminare con l’architetto Archi Star, che ha redatto un progetto per conto di un noto costruttore della zona Armando F..
  • Il progetto ha ad oggetto un piano attuativo di iniziativa privata. Come è noto, in tali procedimenti, il privato predispone lo strumento urbanistico di esecuzione, sottoponendolo all’approvazione comunale. Con il privato, successivamente, il Comune stipula una convenzione per la realizzazione di opere di urbanizzazione primaria e secondaria e per la cessione delle aree necessarie.
  • La richiesta di avviare l’interlocuzione arriva direttamente dal dottor Dal Popolo M., assessore all’urbanistica del Comune di Caciucco, che si rivolge alla dottoressa Dirigella «Ho visto il progetto e mi sembra che sia tutto ok, anzi rappresenta un’ottima occasione per quell’area. Bene! Allora faccia come si è sempre fatto in questo Comune, assegni la pratica a qualcuno del suo ufficio e fate in modo di dare al più presto un appuntamento ad Archi Star! Diamo l’impressione, almeno questa volta, di non far perdere tempo alle persone e che le promosse fatte, una volta tanto, le riusciamo a realizzare, va bene?».
  • E’ piuttosto risaputo, tuttavia, che l’assessore Dal Popolo M. sia stato apertamente sostenuto dal costruttore Armando F. in fase di campagna elettorale e sono in molti a ritenere che il costruttore possa vantare un «credito» nei confronti dell’assessore.
  • La dottoressa Dirigella non sa bene cosa fare. Del resto l’assessore Dal Popolo M. è noto per non aver alcuna competenza in merito ai dettagli tecnici che possono permettere di valutare la coerenza del piano attuativo con il piano generale e con la legge.

(parte seconda)

  • La dottoressa Dirigella decide di assegnare il delicato incarico alla geometra Integri T., di cui ha più volte potuto testimoniare l’onestà e la dedizione verso la cura dell’interesse generale e nei confronti della quale nutre una particolare stima.
  • La dottoressa Dirigella le ha anche chiesto di contattare al più preso l’architetto Archi Star per un incontro preliminare, così come è prassi di quell’ufficio per scambiarsi le prime impressioni sul progetto e per valutare in prima istanza la congruità del piano attuativo al piano generale e alla legge.
  • La geometra Integri T., dal canto suo, è piuttosto preoccupata anche perché non ha particolare esperienza in questo campo.
  • Integri T. non sa bene come gestire questo incontro…

(parte terza)

  • Dopo ben cinque incontri preliminari, che ha preteso di registrare e verbalizzare, Integri T. ancora non si sente di dare l’ok in merito alla compatibilità del progetto del costruttore con il Piano Regolatore.
  • Ci sono ancora molti elementi poco chiari e, di fronte alle pressanti richieste di adeguamento di Integri T., Archi Star ha fornito soluzioni assolutamente non esaustive.
  • Il costruttore Armando F. chiede ad Archi Star immediate spiegazioni sulla situazione di impasse che rischia di pregiudicare i suoi interessi.
  • Archi Star ritiene utile che il costruttore Armando F. parli direttamente con l’assessore, il dottor Dal Popolo M..
  • Il costruttore dovrebbe segnalare all’assessore il comportamento della geometra Integri T., esprimendo un giudizio fortemente negativo sul suo operato così esacerbatamente ostruttivo.
  • Tale giudizio dovrebbe indurre l’assessore ad esercitare pressioni sulla dirigente, dottoressa Dirigella e sbloccare finalmente la situazione.
  • Cosa che puntualmente avviene. L’assessore Dal Popolo M. convoca la dottoressa Dirigella e le intima di rimuovere la geometra Integri T. dall’incarico: «Gli elettori non mi hanno votato per assistere impotenti a questo scempio!»
  • Ora Dirigella davvero non sa cosa fare…

Per analizzare il processo e valutarne l’esposizione al rischio corruttivo, scarica la presentazione qui.

Il caso è stato presentato nel corso del webinar IFEL del 20 aprile 2017. 

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