SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

Lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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Il rischio di corruzione durante l’emergenza Covid-19. Dove sono i corrotti?

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
@SPAZIOETICO

Articolo apparso sulla rivista “IL QUOTIDIANO DELLA P.A.”  in collaborazione con AZIENDITALIA il giorno 7/07/2020

“Il rischio di corruzione durante l’emergenza Covid-19. Dove sono i corrotti?”

E’ questo il titolo dell’articolo che Spazioetico ha pubblicato su “LEGGI D’ITALIA – IL QUOTIDIANO PER LA P.A.” il 7 luglio 2020.  Dove sono i corrotti?” è la domanda contenuta nel primo capitolo del nostro ultimo libro, l’e-book “L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico”, in cui esploriamo la dimensione relazionale ed etica della corruzione. E il nostro articolo è un esempio di come le teorie e gli strumenti proposti nell’e-book possono essere usate per analizzare fenomeni concreti, ma anche per valutare l’efficacia delle attuali strategie di prevenzione suggerite dall’Autorità anticorruzione italiana (ANAC) ed attuate dalle pubbliche amministrazioni.

Il fenomeno reale che abbiamo analizzato è la relazione tra situazioni di emergenza e intensità del rischio di corruzione. E’ un fenomeno ben noto all’opinione pubblica, perché diversi fatti di cronaca, che attraversano la storia italiana, dimostrano nei momenti di crisi e di emergenza il rischio di corruzione aumenta. Per esempio, lo Scandalo della Banca Romana (il primo clamoroso caso di corruzione politico-finanziaria dell’Italia Unità) del 1893 matura nel contesto della crisi economica e finanziaria che (a partire dal 1888) travolge l’economia e il sistema bancario, che aveva finanziato le speculazioni edilizie e la bolla del mercato immobiliare della città di Roma, da poco divenuta Capitale del Regno. In tempi più recenti, come non ricordare i casi di malversazione dopo il terremoto in Irpinia e Basilicata del 1980, oppure Mafia Capitale, impressionante fenomeno di corruzione sistemica associato all’emergenza migranti e alla gestione dei campi rom e dei centri di accoglienza per profughi e richiedenti asilo.

Il nesso tra emergenza e corruzione, insomma, è innegabile, ma nessuno si è mai chiesto perché la corruzione aumenta nei periodi di crisi ed emergenza. Una risposta a questa domanda è necessaria, per tenere sotto controllo il fenomeno, oggi più che mai: la crisi economica conseguente all’emergenza sanitaria “targata” Covid-19 è purtroppo solo all’inizio e già sono emersi casi di truffa, malversazione e malaffare associati alla gestione dell’emergenza.

1. Come contrastare la corruzione durante le emergenze?

Nella prima parte dell’articolo, mettiamo a confronto le azioni intraprese da ANAC e OCSE per contrastare la corruzione durante l’epidemia da Covid-19.

Il aprile 2020 ANAC ha pubblicato un Vademecum per velocizzare e semplificare gli appalti pubblici”. E il 2 luglio 2020 ha anche presentato in Parlamento la Relazione Annuale 2019, che descrive anche la situazione che si è venuta a creare in Italia nel primo semestre 2020 [2].

Entrambi i documenti esprimono un orientamento che sembra in linea con le attuali aspettative dell’opinione pubblica e delle forze politiche, come affermato dal Presidente: “È chiaro, dunque, che l’Autorità sta orientando sempre di più la propria attività per semplificare e aiutare gli operatori del settore nella più agevole attuazione della normativa, formulando al contempo molteplici proposte di più ampio respiro, che riprenderò più avanti, nell’ottica della leale collaborazione istituzionale”.

Per ANAC, insomma, il problema, durante le emergenze, è semplificare le procedure e standardizzare la gestione dei processi, specialmente i processi di approvvigionamento. Ovviamente è chiaro che, se aumenta il rischio di corruzione, aumenta anche il rischio di manipolazione dei processi. Ed è altrettanto chiaro che i processi delle pubbliche amministrazioni diventano più vulnerabili se le procedure sono confuse o troppo complesse e se chi gestisce i processi non sa che pesci pigliare. Tuttavia le iniziative di ANAC sembrano orientate a “difendere il sistema dalla corruzione” non a ridurre i fattori di rischio della corruzione.

A nostro parere, invece, nei momenti di emergenza, per ridurre la corruzione, non si devono allentare i controlli e semplificare le procedure. 

A dire il vero, non lo pensiamo così solo noi.  La pensa così anche l’OCSE, che nel mese di maggio del 2020 ha elaborato un documento dal titolo: Policy measures to avoid corruption and bribery in the COVID-19 response and recovery, in cui effettua una analisi di come attori pubblici e privati giocano il proprio ruolo in una dinamica emergenziale, spostando l’attenzione dagli aspetti organizzativi e procedurali agli aspetti dinamici e relazionali, che a noi sembrano i veri precursori dei fenomeni corruttivi. L’OCSE raccomanda, per esempio, di evitare l’uso di intermediari (in Italia li chiamiamo “faccendieri”), invita a rafforzare i meccanismi di tutela dei “segnalanti” e non fa alcuna menzione alla riduzione o semplificazione delle misure di prevenzione adottate. Anzi, nel documento si dice chiaramente che “Le misure di prevenzione della corruzione previste dagli standard OCSE in materia di anti-corruzione, integrità, appalti e concorrenza dovrebbero continuare ad essere applicate” [3]

Insomma, durante le emergenze procedure e controlli devono essere mantenuti ed è importante intervenire non tanto sui processi, ma sugli interessi (pubblici e privati) che circolano al centro e alla periferia del settore pubblico. E’ necessario regolare tali interessi in gioco, evitando di avallare le aspettative di parzialità degli operatori economici e degli altri destinatari della pubblica amministrazione.

2. Sistemi in conflitto: il conflitto di interessi ENDOGENO e il conflitto di interessi INERENTE

La seconda parte dell’articolo cerca di scoprire la genesi dello strano fenomeno dell’aumento della corruzione nei periodi di emergenza. Cerca cioè di rispondere alla fatidica domanda: “Perché la corruzione aumenta durante le emergenze?”.

Abbiamo provato ad analizzare l’attuale situazione emergenziale identificando gli interessi in gioco e concentrandoci su due tipologie di conflitto di interessi pressoché sconosciute, che abbiamo identificato e descritto nella nostra pubblicazione: il conflitto ENDOGENO e il conflitto INERENTE

Il conflitto di interessi ENDOGENO è il conflitto tra gli interessi primari del sistema pubblico. Gli interessi primari promossi dai sistemi pubblici sono infatti costantemente in conflitto tra loro. In particolare, gli interessi primari al buon andamento, all’economicità e alla promozione di determinati diritti entrano spesso in conflitto con l’imparzialità, cioè con l’aspettativa, propria della collettività, che i soggetti che operano all’interno del sistema pubblico promuoveranno esclusivamente gli interessi primari. Il conflitto di interessi ENDOGENO, questo corto-circuito tra interessi primari, deriva il più delle volte dal fatto che l’imparzialità esclude la possibilità che degli interessi privati possano essere promossi attraverso il sistema pubblico, mentre altri interessi primari (come l’economicità o il buon andamento) possono andare in convergenza con interessi della sfera privata. 

Il conflitto di interessi INERENTE, invece, è il conflitto tra gli interessi dei destinatari del sistema pubblico e gli interessi primari. I Destinatari della pubblica amministrazione, hanno un più o meno spiccata tendenza a voler massimizzare i benefici che possono ricavare dalla propria interazione con il sistema pubblico. Sono egoisti per natura. Non perché siano cattivi: semplicemente, il privato che diventa Destinatario di una procedura amministrativa ha in mente il proprio interesse e non è chiamato a farsi carico di interessi primari o collettivi: vuole massimizzare i propri guadagni oppure minimizzare le proprie perdite. Questo interesse “strutturale” alla riduzione del rischio genera una aspettativa di parzialità: il privato si augura che il sistema sia flessibile, che gli Agenti vengano incontro alle sue particolari esigenze. Questa aspettativa di parzialità del singolo destinatario entra in conflitto con l’interesse primario all’imparzialità e genera il conflitto di interessi INERENTE. 

3. Perché il rischio di corruzione aumenta in periodi di emergenza? 

Le situazioni di emergenza influiscono sugli equilibri tra interessi primari in campo pubblico, perché mettono in grave rischio determinati diritti e modificano le aspettative della collettività. Durante le emergenze i conflitti endogeni “collassano” e si verifica una caduta di interessi primari.  Per esempio, l’emergenza Covid-19 ha messo seriamente a rischio il diritto alla salute, ma anche l’economia di un Paese apparentemente sviluppato come l’Italia. I sistemi pubblici sono chiamati a rispondere in modo efficiente alle esigenze di persone, imprese e mercati. Diremmo che, in questo periodo, le aspettative in capo alla cittadinanza, al settore pubblico e ai mercati sono profondamente orientate al “buon andamento”, cioè al fatto  che tutto funzioni al meglio  e non ci siano intoppi

L’effetto di questa intensificazione delle aspettative di efficacia dei sistemi è una certa diminuzione dell’aspettativa di imparzialità: vaccini, sanificazioni, DPI, tutto ciò che occorre per rispondere prontamente all’emergenza devono essere garantite ad ogni costo. Questo porta ad un allentamento delle procedure e dei controlli, perché i controlli preventivi rallentano sempre i processi. E questo in sé non sarebbe certamente un problema: è logico che in situazioni di emergenza, se si ha fretta di raggiungere certi obiettivi, ci si assume il rischio di allentare i controlli. Ma qui entrano in gioco anche gli interessi strutturali dei Destinatari.

In condizioni “normali” l’aspettativa di parzialità del Destinatario viene controbilanciata dall’aspettativa di imparzialità della collettività, che viene promossa da chi agisce all’interno del sistema pubblico. Ma cosa accade se l’aspettativa di imparzialità decade? Se il Sistema Pubblico, ed i suoi principali stakeholder, cioè i cittadini e i mercati rinunciano all’imparzialità? Accade che il Sistema Pubblico comincia ad inviare informazioni simboliche ai Destinatari. Una implicita promessa di indulgenza. Eventuali comportamenti opportunistici dei Destinatari saranno tollerati e non perseguiti, se non causano una riduzione del buon andamento, visto che tutti hanno interesse a perseguire obiettivi più alti, come la tutela della salute oppure la ripartenza dell’economia! 

Nel nostro articolo dimostriamo che in periodi di emergenza, in realtà, il rischio di corruzione aumenta “dal lato dell’offerta”, cioè aumentano i potenziali corruttori, tollerati da pubbliche amministrazioni, politici e cittadini disposti a perdonare la manipolazione del Sistema Pubblico, a patto che non riduca la qualità dei servizi.

In una situazione di questo tipo, un gruppo, anche piccolo, di Agenti pubblici (funzionari, dirigenti, politici) disonesti troverà un esercito di Destinatari (privati cittadini, imprese, associazioni) disponibili a corromperli. Gli interessi secondari degli Agenti si saldano con la aspettativa di parzialità dei Destinatari, in un contesto in cui gli interessi primari possono essere usati come un alibi. Un ménage à trois che coinvolge Principali, Agenti e Destinatari e in cui nessuno può dirsi innocente. Ma in cui nessuno percepisce fino in fondo la propria colpevolezza.

Basterebbero queste poche, elementari considerazioni a convincere i lettori che enfatizzare lo snellimento delle attività amministrative, diminuire i controlli che ostacolano la ripartenza, sono tutte informazioni simboliche atte ad abilitare comportamenti devianti, siano essi truffe o corruzione. 


Se volete consultare l’articolo completo, potete scaricarlo a questo indirizzo: https://www.researchgate.net/publication/342832512_Il_rischio_di_corruzione_durante_l’emergenza_Covid-19_Dove_sono_i_corrotti_SPAZIOETICO_2020docx


[1] Autorità Nazionale Anticorruzione, Vademecum per velocizzare e semplificare gli appalti pubblici, 30 aprile 2020.

[2] Autorità Nazionale Anticorruzione, Relazione Annuale 2019, Roma, 2 luglio 2020

[3] OECD, Policy measures to avoid corruption and bribery in the COVID-19 response and recovery, 26 maggio 2020.

[4] Massimo Di Rienzo, Andrea Ferrarini, L’etica delle relazioni dell’Agente pubblico – Gestione dei conflitti di interessi e prevenzione della corruzione.


 

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I DILEMMI ETICI. Diretta Facebook del 26 maggio 2020

Il 26 maggio 2020 Massimo Di Rienzo e Andrea Ferrarini, fondatori di Spazioetico, hanno parlato di DILEMMI ETICI e FORMAZIONE attraverso l’analisi di un caso.

Ecco il video della Diretta Facebook.

 

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La formazione sui casi concreti e quella telefonata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione che non arriverà mai…

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Proprio in questi ultimi mesi dell’anno Spazioetico sta realizzando percorsi di formazione in materia di prevenzione della corruzione che potremmo definire di terza generazione.

La prima generazione della formazione in materia di prevenzione della corruzione vedeva docenti e partecipanti impegnati nell’interpretare la normativa e nel decodificare la strumentazione a volte piuttosto incoerente messa a disposizione. Più che di “formazione” si sarebbe dovuto parlare di “aggiornamento professionale”. Il fabbisogno formativo era guidato dalla emergente normativa e della fitta regolamentazione che è stata adottata in seguito. L’approccio “casi concreti” era una indicazione metodologica già presente nel PNA 2013, ma rappresentava poco più che una scommessa giocata da formatori (noi di Spazioetico) che si annoiavano mortalmente durante i corsi in cui si leggevano le norme o le disposizioni del PNA. Stiamo parlando degli anni 2013-2015, per intenderci. 

La seconda generazione della formazione ha visto crescere la qualità della domanda che è stata progressivamente “guidata” dall’organizzazione committente. Si individuavano aree specifiche e si richiedevano interventi che fossero maggiormente contestualizzati non solo rispetto alla tipologia di amministrazione ma anche rispetto ai diversi processi e aree a rischio all’interno della stessa organizzazione. L’approccio “casi concreti” era un’opzione, anche se ormai nota, che caratterizzava una certa offerta formativa. Stiamo parlando degli anni 2016-2019.

La terza generazione della formazione, quella che ci potrebbe vedere impegnati in futuro, è ancor più orientata dalla consapevolezza dei committenti (RPCT e uffici formazione), i quali cominciano a comprendere che la dimensione organizzativa è solo il luogo dove si scarica la corruzione, ma che la dimensione economica ed etica, le reti di relazioni, i conflitti di interessi ed i bias cognitivi, per intenderci, sono elementi indispensabili da affrontare nel percorso di crescita della consapevolezza rispetto al fenomeno corruttivo. Per queste tematiche, l’approccio “casi concreti” è l’unico approccio possibile, perché è l’unico approccio in grado di mettere in scena e far comprendere la complessità delle dinamiche generative dell’evento corruttivo.

Il PNA 2019 ribadisce che l’approccio “casi concreti” non può essere più una opzione oppure una felice sperimentazione, ma… L’Autorità valuta positivamente, quindi, un cambiamento radicale nella programmazione e attuazione della formazione, affinché sia sempre più orientata all’esame di casi concreti calati nel contesto delle diverse amministrazioni e favorisca la crescita di competenze tecniche e comportamentali dei dipendenti pubblici in materia di prevenzione della corruzione“.

Una vera presa di posizione, si direbbe. Tanto che poi… “L’Autorità auspica che, con la Scuola nazionale della pubblica amministrazione e con le strutture pubbliche che rilevano fabbisogni formativi e programmano iniziative di formazione, possano svilupparsi progetti educativi improntati ai criteri sopraesposti“.

Ovviamente stiamo aspettando una chiamata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione con cui non abbiamo mai avuto il piacere di collaborare. Ma questo è solo un dettaglio narcisistico. 

Ci possono essere, infatti, modalità diverse nell’utilizzare l’approccio che ormai potremmo battezzare “CASI CONCRETI”.

Il nostro approccio è piuttosto semplice. Per noi di Spazioetico:

1. Occorre avere familiarità con la teoria dell’Agenzia «ESTESA»
2. E’ necessario imparare a immaginare «SCENARI»
3. Nell’analisi dei casi, si sospende il processo decisionale e si analizza il “dilemma etico”.

Quest’ultimo passaggio sembra anch’esso in linea con le indicazioni contenute nel PNA 2019: “Gli interventi formativi è raccomandato siano finalizzati a fornire ai destinatari strumenti decisionali in grado di porli nella condizione di affrontare i casi critici e i problemi etici che incontrano in specifici contesti e di riconoscere e gestire i conflitti di interessi così come situazioni lavorative problematiche che possono dar luogo all’attivazione di misure di prevenzione della corruzione“.

Alcune amministrazioni ci hanno proposto percorsi più strutturati e, per noi, assai interessanti. Ad esempio il Comune di Rho ci ha chiesto di realizzare per il 2019-2020 una serie di tre diversi interventi:

  1. 2 giornate di formazione di formatori interni (dicembre 2019). Durante le giornate viene presentata la metodologia per analizzare casi concreti e scenari che presentano dinamiche di conflitto di interessi e rischio di corruzione.
  2. Avvio di gruppi di lavoro (2020) all’interno dei diversi uffici del Comune, con il supporto di video-lezioni e schede di analisi (realizzate dalla E-Learning Factory di  Spazioetico). I gruppi di lavoro saranno gestiti dai formatori interni che hanno partecipato alla formazione iniziale, con il supporto delle video-lezioni e delle schede di analisi prodotte da Spazioetico. Le video-lezioni conterranno casi concreti da analizzare. Sono state anche individuate le aree e gli uffici da coinvolgere.
  3. 2 giornate di formazione in cui verrà presentato e analizzato il lavoro svolto (2020).

L’utilizzo di formatori interni è anch’essa un’opzione auspicata dal PNA 2019. Infatti occorre, secondo ANAC: “tenere conto dell’importante contributo che può essere dato dagli operatori interni all’amministrazione, inseriti come docenti nell’ambito di percorsi di aggiornamento e formativi in house“.

Diverse organizzazioni ci stanno chiedendo di accompagnarle nella diffusione di Policy e regolamenti interni, proprio per escludere o mitigare il rischio che questi strumenti di regolazione siano percepiti come ennesima burocrazia. Non riusciamo più a contare le amministrazioni ed i singoli dipendenti che ci palesano l’assurdità e la assoluta inadeguatezza della gestione “modulistico-centrica”, ad esempio, del conflitto di interessi. 

Ovviamente in questi anni abbiamo anche osservato lo sviluppo di quelle che potremmo definire delle “derive” della formazione.

Prima di tutto, la formazione sulla mappatura dei processi e sulla valutazione del rischio che, in teoria dovrebbe far parte del passato, ancora sembra essere al centro delle attività formative di molte organizzazioni che, peraltro, inseriscono tale formazione, che è eminentemente specialistica, anche come “formazione generale” cioè rivolta a tutti i dipendenti. Il PNA 2019, rimettendo in discussione la metodologia di valutazione del rischio, ha rinfocolato questa specie di pandemia rischiocentrica che, per molti anni, ha fatto credere a molti che la prevenzione della corruzione si realizzi nel momento esatto in cui io ho assegnato un valore tra 1 e 5 (ed ora “alto”, “medio” e “basso”) ad un fattore di rischio.

Una seconda deriva che abbiamo osservato in questi anni è stato il tentativo, anche del tutto meritevole, di sovrapporre la prevenzione della corruzione alla qualità dei processi e alla performance organizzativa. La formazione in questo ambito serve soprattutto a riqualificare i processi organizzativi con l’idea che meglio funziona un’amministrazione, meno rischio di corruzione ci sarà. Il che è vero in molti casi. Ma si dimentica che la dimensione organizzativa è solo una parte del problema, che la corruzione si genera nella dimensione relazionale, purtroppo assai sconosciuta ai dipendenti pubblici. Pertanto, non c’è nulla di male nell’accompagnare le organizzazioni a lavorare meglio, ma non la si chiami formazione in materia di prevenzione della corruzione, che è tutt’altra cosa. 

Insomma, la formazione di terza generazione è una sfida già attuale. Vi faremo certamente sapere se quella telefonata dalla Scuola Nazionale dell’Amministrazione arriverà mai… Nel frattempo, continuiamo, insieme, a provare a dare un senso alla prevenzione della corruzione per quello che è che dovrebbe essere. 

 

 

 

 

 

Il conflitto di interessi che non c’era: Abramo, Antigone, Lutero e il Chupacabra

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
(scaricare articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/336798360_Il_conflitto_di_interessi_che_non_c’era_Abramo_Antigone_Lutero_e_il_Chupacabra) 

Da un po’di tempo la nostra riflessione (e parte dei nostri corsi di formazione) sono concentrati sul fenomeno del conflitto di interessi. Un fenomeno complesso, la cui gestione è spesso ridotta ad un semplice adempimento burocratico (una firma in calce a un modulo che suggerisce tra le righe che è meglio non averli i conflitti di interessi!)

In realtà il conflitto di interessi non è una condotta illecita, ma una situazione di fatto che può, se non correttamente gestito, diventare un precursore della corruzione.

E’ difficile comprendere il fenomeno, ma lo è ancora di più trovare dei modelli che riescano a tradurre questa complessità in modo efficace dal punto di vista formativo.

Ci abbiamo messo quattro anni a comprendere i meccanismi che avviano ed alimentano un conflitto di interessi ed altri due per imparare a raccontarlo nel migliore dei modi. E’ stato un percorso lungo e faticoso e ringraziamo chi ha partecipato ai nostri corsi (e ci ha proposto situazioni concrete da decodificare). Ringraziamo anche i nostri casi che, quasi vivendo di vita propria, ci hanno condotto là dove mai avremmo pensato di arrivare.

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Dialogo di Spazioetico sullo spazio etico

buco nero

Prima foto di un buco nero (2019)

 

Andrea: Caro Massimo cos’è lo spazio etico? Noi ci chiamiamo Spazioetico e abbiamo studiato molti fenomeni: la corruzione, il conflitto di interessi, le politiche di trasparenza … Però lo spazio etico è rimasto sempre sullo sfondo. Come se fosse qualcosa di assodato e insondabile…

Massimo: E’ lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge, come suggerito da Lord Moulton. In un articolo del 1924 (Law and MannerJohn Fletcher Moulton immagina una terra di mezzo che si estende tra la legge e la libertà assoluta: è il dominio delle manners, cioè delle buone maniere, lo spazio del “fare ciò che dovresti fare, anche se non sei obbligato a farlo“. 

Andrea: Sì, ma Lord Moulton non ci dice cos’è lo spazio etico, ma soltanto cosa le persone fanno dentro lo spazio etico. Nello spazio delle regole le persone sono vincolate dalla legge. Nello spazio della libertà assoluta le persone non hanno vincoli, ma non agiscono nemmeno in modo arbitrario: agiscono per realizzare i propri interessi e soddisfare i propri bisogni. Nello spazio etico, invece, le persone si auto-limitano. Ma come fanno a fare questo? Cosa le vincola dall’interno? 

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Massimo: Sai, Andrea, io penso che lo spazio etico è come un buco nero: esiste ma nessuno può vederlo.

Andrea: Cosa intendi dire? 

Massimo: Hai presente la prima foto di un buco nero, catturata dai radiotelescopi dell’EHT nell’aprile di quest’anno?

Andrea: Certamente, quell’immagine ha fatto il giro del mondo e ovviamente il giro del Web!

Massimo: Ecco. Quella non è la foto di un buco nero. Un buco nero non si può fotografare, perché attira ogni cosa al suo interno, compresa la luce! Quell’immagine è una rielaborazione delle onde radio emesse dai gas e dalle polveri che ruotano attorno al buco nero che le sta risucchiando. Si chiama “disco di accrescimento”.

Andrea: Quindi hanno fotografato “i dintorni” del buco nero.

Massimo: Esattamente. Un buco nero influenza l’ambiente che lo circonda in modo estremo, distorcendo lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale intorno.

Andrea: Anche lo spazio etico potrebbe comportarsi allo stesso modo. Potremmo non vedere lo spazio etico, ma vedere i suoi effetti.

Massimo: E in che modo?

Andrea: Ipotizziamo che lo spazio etico di una persona contenga qualcosa che chiameremo “valori”: valori individuali e valori di riferimento di una comunità o di una organizzazione. Questi valori influenzano le decisioni e il comportamento delle persone.  

Massimo: Quindi i valori sono criteri che orientano le decisioni, un po’come gli interessi

Andrea: Esatto! Le decisioni delle persone potrebbero essere guidate da un misto di interessi (fare ciò che conviene) e di valori (fare ciò che è giusto). In certe situazioni gli effetti dello spazio etico si fanno sentire in modo particolarmente intenso. Una di queste situazioni sono i dilemmi etici. Quando sorge un dilemma etico, il processo decisionale si blocca: alcune decisioni, che sembrano opportune in quanto favoriscono degli interessi, non sono opportune dal punto di vista etico, perché causano la violazione di uno o più valori. 

dilemma interessi valori 

Massimo: In certi casi potrebbe verificarsi anche un conflitto tra valori: una sorta di versione etica del conflitto di interessi!

dilemma valori valori

Andrea: Il conflitto tra valori potrebbe essere alla base del Whistleblowing. Il dipendente che decide di segnalare un illecito commesso dalla propria organizzazione percepisce, probabilmente, che determinate decisioni e determinati comportamenti, compatibili con l’Ethos (cioè con i valori condivisi) della propria organizzazione non sono compatibili con i propri valori individuali, valori che sono sentiti come non negoziabili. 

dilemma ethos valori individuali

Massimo: Tuttavia esiste anche il fenomeno inverso, che sembra essere molto più diffuso: in certe situazioni le persone decidono e agiscono senza tenere in considerazione la valenza etica delle loro decisioni. Succede a tutti noi, non solo ai corrotti e ai corruttori. Gli studiosi di etica comportamentale la chiamano bounded ethicity, eticità limitata.  In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel hanno mostrato in maniera brillante le cause e le conseguenze della rimozione dell’etica dai processi decisionali. 

Andrea: Quindi lo spazio etico potrebbe funzionare come un filtro di secondo livello: un primo filtro seleziona i comportamenti compatibili con gli interessi ed un secondo filtro seleziona quei comportamenti che, oltre a favorire gli interessi, sono anche compatibili con i valori. 

filtri

Massimo: Un filtro di secondo livello che, purtroppo, può essere facilmente disattivato. Ma siamo davvero sicuri, Andrea, che i valori siano in grado di orientare le decisioni e i comportamenti delle persone? Non sono piuttosto i bisogni a guidarci?

Andrea: Ma… Non saprei. Possiamo solo fare delle ipotesi. Siamo solo all’inizio della nostra ricerca. Secondo me anche i valori sono delle strategie che soddisfano dei bisogni. 

Massimo: In effetti potrebbe essere così. Attraverso lo spazio etico le persone sviluppano un determinato concetto di sé: rispettando i valori della propria comunità, per esempio, una persona può soddisfare il proprio bisogno di appartenenza; e rispettando i propri valori personali una persona può soddisfare il proprio bisogno di autonomia e di identità. Quest’ultimo bisogno è fondamentale ed è lo stesso bisogno che spinge le persone ad avere dei figli o a desiderare di cambiare il mondo … E’ il bisogno di lasciare un segno della propria esistenza. Noi lo chiamiamo bisogno di generatività. 

valori e bisogni

Andrea: Esatto! Il filtro dei valori (il filtro di secondo livello) interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un certo comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X”, non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione del bisogno di appartenenza o di generatività.  

DILEMMA ETICO

Massimo: Quindi i bisogni sono un po’come la radice di un albero, da cui si genera un tronco: le strategie per soddisfare i bisogni, che si ramificano in modi diversi. Da una parte ci sono gli interessi e le relazioni che supportano gli interessi. Dall’altra parte i valori e i dilemmi etici innescati dai valori.

albero 

Andrea: E’ un’immagine suggestiva. Tuttavia, i valori non sembrano essere delle strategie particolarmente efficaci. Se gli interessi, le relazioni e i bisogni che innescano decisioni e comportamenti non etici sono particolarmente intensi (oppure se i valori non sono sufficientemente forti), allora lo spazio etico può essere messo facilmente fuori gioco! 

Massimo: Sai, Andrea, mi viene in mente una storiella, che illustra esattamente quello che stiamo dicendo…


cropped-1aIl dottor Paolo Poi è il responsabile dell’ufficio edilizia privata del Comune di Scandalo

corrotto ma competenteHa spesso a che fare con l’architetto Dario Dia, che gli presenta numerose pratiche edilizie, e nel tempo si è strutturata tra i due una solida conoscenza ed una reciproca stima.

MartaLa mattina di una domenica la moglie del dottor Poi, la signora Enrica Esausta, esasperata dalle condizioni dell’immobile in cui, dice lei: “Sono costretta a vivere”,  ingiunge al marito di provvedere ad una seria ed immediata ristrutturazione, pena la sua dipartita in località balneare.

cropped-1aAd una prima sommaria valutazione il dottor Paolo Poi sembra preferire l’ipotesi dell’allontanamento coatto della consorte, ma poi pensa: “Chi mi farà da mangiare? Chi porterà i figli a scuola?” e viene assalito dal panico…

 

corrotto ma competenteIl mattino seguente l’architetto Dario Dia si presenta all’ufficio edilizia, per discutere il progetto di un privato. Il dottor Paolo Poi lo accoglie con una enfasi inconsueta, osserva il progetto e nota alcune manchevolezze.

cropped-1aPrima di restituire all’architetto la copia del progetto viene assalito da un’idea bizzarra: “Adesso gli faccio notare che potrei autorizzare il progetto, anche in presenza di alcune carenze, e poi gli chiedo se mi può rifare il primo piano di casa!”.


 

Andrea: Questo è un classico caso di sovrapposizione tra sfera degli interessi personali la sfera degli interessi pubblici. Non possiamo ancora parlare di corruzione, perché non sappiamo se il dottor Paolo Poi effettivamente proporrà all’architetto Dario Dia lo scambio scellerato che gli passa per la mente.

Massimo: Proviamo a decodificare la situazione. Il dottor Paolo Poi percepisce bisogni da soddisfare che non riguardano tanto la realizzazione di lavori di ristrutturazione , quanto piuttosto la conservazione della pace e della stabilità familiare.

Andrea: In casa del dottor Paolo Poi i ruoli sono chiaramente distinti: lui lavora e la moglie si occupa dei figli e delle faccende domestiche. Se la moglie parte per una località balneare, chi farà da mangiare e chi si occuperà dei figli? Non conosciamo l’intensità dei bisogni del dottor Paolo Poi. Ma possiamo ipotizzare che siano percepiti come particolarmente intensi.

Massimo:  Questo il momento in cui dovrebbe scattare il filtro dello spazio etico. Se funziona correttamente, lo spazio etico del dottor Poi affiancherà alla percezione dei bisogni “familiari” la percezione di altri bisogni.

Andrea: Per esempio, la percezione di bisogni legati all’identità personale: “Chi sono io? Perché mi trovo qui?”. Oppure altri bisogni, come quelli riferibili allo status e alla stima degli altri: “Che figura di m***a ci faccio se glielo chiedo? Cosa penseranno di me i miei colleghi?”.

Massimo: Tuttavia i bisogni legati all’identità personale sono facilmente manipolabili. Una ricerca canadese sulla “La disonestà delle persone oneste” dimostra brillantemente che le persone sottostimano le conseguenze etiche delle proprie azioni, per evitare di dover aggiornare il concetto di sé (un aggiornamento che deve essere particolarmente costoso per la mente umana). E possono quindi violare le regole senza sentirsi disonesti.

Andrea: Invece il secondo bisogno (status e stima) dipende molto dall’Ethos organizzativo, cioè dai valori veicolati e condivisi all’interno dell’amministrazione in cui lavora il dottor Paolo Poi. Se certe condotte non sono di norma stigmatizzate dal Comune di Scandalo, il filtro dello spazio etico non opererà o avrà grande difficoltà ad operare.

Massimo:  Lo spazio etico è quindi un filtro che dipende da una certa maturità degli individui e delle organizzazioni. Dipende cioè dalla capacità di percepire una vasta gamma di bisogni e di attivare un dialogo interiore che metta in contrapposizione e in competizione i bisogni. E dipende in misura non minore dall’Ethos dell’organizzazione a cui l’agente pubblico appartiene. Questa “debolezza” strutturale e funzionale dello spazio etico è il motivo per cui spesso esiste un considerevole divario tra integrità dichiarata e integrità di fatto e persone che strombazzano enfaticamente la forza dei propri valori cedono poi ignobilmente a comportamenti assai discutibili.

Andrea: Quindi cosa possiamo fare?

Massimo: Beh’, certo non possiamo mandare tutti gli agenti pubblici dallo psicologo oppure pretendere che abbiano il medesimo grado di maturità. Perciò la strategia di prevenzione della corruzione, spesso del tutto inconsapevolmente, non si occupa della percezione dei bisogni ma cerca di mitigare i rischi intervenendo sull’organizzazione.

Andrea: Purtroppo, però questa strategia ha dei grossi limiti. Se non si conduce un’analisi approfondita e efficace dei fattori di rischio organizzativo si rischia poi di adottare misure che generano pesanti effetti collaterali, tra cui carenze operative nella gestione degli uffici e un pericoloso abbassamento della motivazione. 

Massimo: Del resto, è quello che dovrebbero fare i Piani triennali di prevenzione della corruzione: esplorare la dimensione organizzativa, identificare i rischi ed adottare misure di mitigazione solo in presenza di un rischio molto concreto. Purtroppo, però, i Piani si sono rivelati per la gran parte delle amministrazioni, una teoria infinita di adempimenti e probabilmente gli effetti collaterali hanno avuto la meglio sull’effettiva prevenzione della corruzione.

Andrea: Beh, se non possiamo intervenire sulla percezione dei bisogni e se la dimensione organizzativa non è sufficiente ad arginare queste dinamiche, forse potremmo agire su altri fattori.

Massimo: Ad esempio?

Andrea: La dimensione dei bisogni è piuttosto soggettiva. Invece la dimensione delle “relazioni” che gli agenti pubblici innescano per soddisfare i bisogni è un po’ meno soggettiva. Cioè, le relazioni sono visibili ed è possibile valutare l’intensità assoluta e percepita delle relazioni.

Massimo: Perciò, tornando alla nostra storiella. Difficilmente e fortunatamente non possiamo (e non dobbiamo) entrare nella testa del dottor Paolo Poi. Però, come organizzazione che si prende cura dei propri agenti, possiamo aiutarlo a decodificare correttamente gli scenari affinché diminuisca la probabilità di una errata valutazione e la stessa propensione dell’agente a manipolare se stesso e le situazioni.

Andrea: Dall’altra parte, possiamo agire sull’Ethos organizzativo. Se le regole sono chiare, se sono chiari gli interessi primari dell’organizzazione pubblica, è più difficile manipolare l’attivazione dello spazio etico, almeno quella parte che dipende dal gruppo sociale nel quale l’agente è inserito.

Massimo: E’ inutile dirti Andrea che tutto questo si può fare attraverso un investimento sulla leadership e sui programmi di formazione, anche se in questo secondo caso siamo decisamente in conflitto di interessi, io e te.

Andrea: Beh, di formazione se ne fa tanta sulla prevenzione della corruzione.

Massimo: Attenzione, Andrea! Si fa molto “aggiornamento professionale”, cioè si illustrano le modifiche alle norme e si descrivono procedure e regolamenti. Ma questa non è “formazione”. 

Andrea: E’ vero, per migliorare la qualità delle leadership e per aumentare la capacità di categorizzare correttamente gli scenari l’unica strada percorribile è la formazione valoriale, cioè la formazione con i casi ed i dilemmi etici.

Massimo: Qui siamo decisamente in conflitto di interessi, pertanto questa valutazione la lasciamo fare ai nostri lettori.

 

 


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

 

IL WHISTLEBLOWING. Video di presentazione del corso in ELEARNING

Per informazioni sul corso:
https://spazioetico.com/2019/04/10/il-whistleblowing-scheda-prodotto-elearning/

Testo del video

Andrea Ferrarini (AF). Molti non sanno che a novembre del 2017 il Parlamento italiano ha varato una legge che stabilisce alcune regole utili a proteggere il pubblico dipendente che segnala o denuncia condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro.

Massimo Di Rienzo (MdR). Una di queste regole è che il dipendente in questione, non può essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa che sia collegata alla segnalazione.

AF. Non se ne sa molto, è vero. Anche perché si fa una gran confusione su questo nuovo istituto.

MdR. A partire dal nome che gli è stato attribuito: WHISTLEBLOWING. Ma che significa?

AF. Significa “soffiare nel fischietto” e se ti iscriverai a questo corso scoprirai anche da dove proviene questa strana locuzione.

Sono sicuro che il Whistleblowing inneschi un’infinità di dilemmi etici. Da una parte il bene comune, l’integrità di un’organizzazione pubblica ed i diritti che deve garantire. Dall’altra la sicurezza individuale, la difesa contro possibili ritorsioni che, in alcuni contesti, non riguardano solo la sfera professionale del dipendente che segnala, ma anche la sfera personale.

MdR. Esatto. Proprio per la complessità e la delicatezza del comportamento di segnalazione, abbiamo bisogno di accompagnare quasi per mano chi parteciperà a questo corso ad esplorare tutte le possibili dinamiche. Per questo abbiamo deciso di iniziare questo nostro percorso introduttivo al corso sul Whistleblowing con una breve storia.

Il dottor Mario Rossi, ragioniere iscritto all’albo, è un funzionario che da poco lavora presso l’Ufficio Acquisti della Azienda Sanitaria Locale di Caciucco.

Nel preparare un disciplinare e leggendo alcuni documenti che l’Ente aveva prodotto, il dottor Rossi si imbatte in una serie di anomalie.

Si imbatte casualmente in tre diversi procedimenti di spesa.

Nel primo, la ASL ha affidato il servizio di pulizia di un immobile di sua proprietà, il Centro Congressi, ad una specifica ditta.

Il dottor Rossi verifica che il servizio non è stato affidato per gestire la pulizia di tutti gli immobili dell’Ente, ma solo per una specifica struttura, il Centro Congressi, per l’appunto.

Questa è la prima anomalia.

All’inizio non ci ha dato troppo peso, ma quello strano affidamento ha cominciato a scavare nella sua mente.

Ne aveva anche parlato con sua moglie.

Alcuni giorni dopo, il dottor Rossi nota che esistono, per la verità, altre due procedure di spesa non ancora definitivamente approvate.

In questo caso, l’Ente intende affidare, sempre alla stessa ditta e con due distinte procedure di acquisto, il servizio di pulizie di altri due immobili che ospitano ambulatori.

Questa è la seconda anomalia.

Il sospetto si acuisce quando il dottor Rossi osserva che la procedura che sta per essere utilizzata per la selezione del fornitore è, per tutte e tre le procedure di gara, l’affidamento diretto.

E questa è la terza anomalia.

Qui c’è qualcosa che non va.

Cosa fare?

AF. Allora Massimo, secondo te COSA FARA’ IL DOTTOR ROSSI? Ignorerà o Segnalerà? E se decidesse di non segnalare, violerebbe qualche regola?

Nel corso mostreremo tutte le possibili opzioni di segnalazione interna ed esterna che si trovano davanti al dottor Rossi.

MdR. Mostreremo il percorso di una segnalazione e la sua corretta gestione, sia da parte del superiore gerarchico che da parte dell’organizzazione.

AF. A cosa serve gestire correttamente una segnalazione?

MdR. Prima di tutto a tutelare il segnalante di fronte a possibili ritorsioni.

AF. Ho sentito parlare delle Policy di Whistleblowing? Ma di cosa si tratta?

MdR. Sono dei regolamenti che vengono adottati dalle amministrazioni per stabilire procedure certe di acquisizione e gestione delle segnalazioni. Ormai, quasi tutte le amministrazioni le hanno adottate.

Anche io ho una domanda per te Andrea. Ho difficoltà a capire l’oggetto di una segnalazione. Cioè, cosa dovrebbe esattamente se gnalare il dipendente nell’interesse dell’integrità della sua amministrazione?

AF. Iscriviti al corso e scoprirai questo e tante altre cose.

IL CODICE DI COMPORTAMENTO DEI DIPENDENTI PUBBLICI. Il video di presentazione del corso in ELEARNING

Per informazioni sul corso:

https://spazioetico.com/2019/04/10/il-codice-di-comportamento-dei-dipendenti-pubblici-scheda-prodotto-elearning/ 

 

Testo del video

Massimo Di Rienzo (MdR). In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel dimostrarono in maniera brillante come la rimozione dell’etica nei processi decisionali avesse condotto a scandali, corruzione, addirittura catastrofi, come il disastro dello shuttle Challanger.

Andrea Ferrarini (AF). La conformità è essenziale in un’organizzazione, dal momento che rende chiari i confini entro cui ci si può muovere; tuttavia, se tutto si riduce ad un mero trasferimento di regole e procedure, si finisce per compromettere l’autonomia decisionale dei dipendenti.

MdR. Ti ricordi Andrea? Anche noi abbiamo fatto un piccolo esperimento. Abbiamo visto con i nostri occhi quello che i ricercatori americani hanno teorizzato, cioè che decidere in astratto è qualcosa di molto diverso dal decidere in pratica.

AF. Sì, Massimo ora vi raccontiamo cosa successe in uno dei nostri corsi di formazione, quando tutte le condizioni si allinearono in maniera favorevole per testare l’etica pratica dei partecipanti.

Eravamo in un corso di formazione con una trentina di partecipanti.

Davanti a noi, il registro presenze includeva il campo della firma di entrata e della firma di uscita.

Quando i partecipanti cominciarono ad accedere, avemmo la fortuna che il primo a compilare i vari campi decise, per un qualche motivo, di firmare sia l’entrata che l’uscita.

MdR. Un’occasione imperdibile!

Ci schierammo davanti al registro ad osservare cosa avrebbero fatto gli altri partecipanti.

Firmare l’uscita nel momento in cui si entra in aula è una falsa attestazione, cioè, una condotta palesemente illecita, ma le persone tendono a rendere malleabile tale condotta per superficialità o per comodità personale.

AF. Il secondo partecipante firmò anch’egli l’uscita senza dire nulla, mentre il terzo e il quarto partecipante firmarono affermando che così si sarebbe resa più veloce la procedura di uscita.

Insomma, di circa trenta partecipanti, ventotto firmarono sia entrata che uscita, alcuni chiedendoci un avallo formale, altri in piena tranquillità.

Forse era una prassi consolidata di quella organizzazione.

Solo due non firmarono, uno dei quali affermando a voce alta che firmare l’uscita era una condotta illecita.

MdR. Insomma, la corruzione è un problema che riguarda non tanto e non solo la razionalità di un singolo individuo, bensì il modo attraverso cui gli individui prendono le decisioni influenzati dalle dinamiche di gruppo e dalle percezioni. Se la corruzione non viene esattamente categorizzata ed è considerata una prassi consolidata dal gruppo di riferimento (nella corruzione sistemica spesso lo è), allora gli individui saranno meno inclini ad astenersi da tali condotte.

AF. Per questo il campo dell’etica dei comportamenti è ricco di promesse. Per questo abbiamo deciso di realizzare questo corso sul codice di comportamento mostrando casi concreti e scenari di vita reali sui quali i partecipanti possono esercitarsi a prendere decisioni e analizzare le diverse opzioni.

MdR. Buon corso a tutti, allora!

IL WHISTLEBLOWING. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING.

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IL WHISTLEBLOWING

Corso in modalità ELEARNING che guida agenti pubblici e organizzazioni nella corretta categorizzazione e gestione della “condotta di segnalazione”.

100% online
Tempi di fruizione: 8 ore
Erogazione corso: max 30 giorni dall’acquisto

ELEARNING FACTORY @SPAZIOETICO 
info@spazioetico.com

 

 

QUOTE DI ISCRIZIONE COSTO COMPLESSIVO CODICE MEPA**

(SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE)

50 partecipanti massimo Euro 2.000*

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100 partecipanti massimo Euro 3.500*

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200 partecipanti massimo Euro 6.000*

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500 partecipanti massimo Euro 10.000*

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*22% IVA ESCLUSA

** Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Cercare il prodotto all’interno del CATALOGO.

In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Cosa è il whistleblowing?

Una definizione generalmente accettata di Whistleblowing è la seguente: Il Whistleblowing è un atto eticamente orientato che si caratterizza nel denunciare condotte illecite di cui si viene a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, con l’obiettivo di prevenirle o contribuire ad accertarne le responsabilità se già verificatesi. I Whistleblower mettendo a rischio se stessi proteggono la loro comunità, promuovono l’interesse pubblico e consolidano lo stato di diritto. In questo sono assimilabili alla figura della “parrhesia” della democrazia greca, una attività verbale fondata sul “dire-il-vero senza paura” (fearless speech).

 

A chi è rivolto il corso?

A tutti i dipendenti pubblici

 

Tempi di fruizione?

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 12 ore

 

Perché un corso sul Whistleblowing?

Nel mese di novembre 2017, dopo un paio di anni di gestazione non facile, è stata emanata una normativa “Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato“.

Questa nuova legge contiene importanti passi in avanti. Maggiori tutele per chi segnala. Tuttavia ancora molto resta da fare.

 

Obiettivi del corso

  • Promuovere una corretta definizione di Whistleblowing
  • Il dilemma del segnalante
  • Conformarsi alla Direttiva UE
  • Eseguire una corretta segnalazione
  • Gestire correttamente una segnalazione

 

 

 

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