SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

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La formazione sui casi concreti. Una raccomandazione del PNA 2019 ed una buona pratica di SPAZIOETICO

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ATTENZIONE, ATTENZIONE!

Per tutti quelli che stanno programmando le attività di formazione sulla prevenzione della corruzione nei prossimi mesi…

ANAC scrive nel PNA 2019: “L’Autorità auspica, quindi, un cambiamento radicale nella programmazione e attuazione della formazione, affinché sia sempre più orientata all’esame di CASI CONCRETI calati nel contesto delle diverse amministrazioni e costruisca capacità tecniche e comportamentali nei dipendenti pubblici“.

Attenzione a cosa somministrate ai vostri dipendenti! Se la formazione è asettica o astratta o non calata nella realtà lavorativa dell’organizzazione, allora i dipendenti avvertiranno che la prevenzione della corruzione è un’attività asettica, astratta, insomma un mero adempimento, una rottura di scatole.

Scriviamo questo anche se (o forse proprio perché) siamo in una situazione di palese conflitto di interessi dato che SPAZIOETICO propone una formazione basata esclusivamente sui casi concreti e contestualizzata rispetto alla tipologia e alle caratteristiche dell’amministrazione committente.

Per mostrare una applicazione concreta di come si usano i casi nella formazione in materia di prevenzione della corruzione, trasparenza, antiriciclaggio ecc…, vi presentiamo il caso del dottor Tommaso Tombino, un tipico caso da utilizzare nella formazione presso Enti Locali di medio-piccole dimensioni.

 


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Il Comune di Transito era un piccolo agglomerato urbano della pianura padana, con un passato agricolo spazzato via dallo sviluppo del settore logistico. Da quando in una città vicino a Transito era sorto un Interporto, nelle campagne attorno al paese le cascine e i trattori avevano lasciato il posto ai capannoni e ai Tir. E nei campi, confusi tra le piante di mais, gli spaventapasseri sembravano gli ultimi abitanti di una civiltà al tramonto.

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Tutti i cambiamenti avvenuti nelle campagne si riflettevano sul Comune di Transito e soprattutto sulla sua viabilità. Il paese non aveva una circonvallazione e quindi i mezzi pesanti lo attraversavano, portandosi via ogni tanto il balcone di qualche casa.

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Ma il problema maggiore era la ferrovia, che divideva in due il centro abitato, e il passaggio a livello, che veniva abbassato per consentire il passaggio dei treni.

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La stazione di Transito, un tempo sonnecchiante scalo di provincia, era infatti diventata uno snodo strategico per il trasporto delle merci su rotaia. A qualunque ora lunghissimi treni sferraglianti attraversavano il paese, obbligando gli automobilisti ad interminabili soste davanti al passaggio a livello chiuso. Per risolvere questo problema, il Comune decise di costruire un sottopasso che, andando sotto il piano stradale, avrebbe consentito di eliminare il passaggio a livello.

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La costruzione del sottopasso era uno dei punti qualificanti del Programma di Mandato del nuovo sindaco, Piero De Ponti.Tombino6.png

 

 

 

 

 

La costruzione del sottopasso divenne uno degli obiettivi assegnati al responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Transito, il Tombino7geometra Tommaso Tombino, che lavorò alcuni anni per gestire le diverse fasi di programmazione e progettazione ed affidamento dell’opera pubblica.

 

 

Alla fine, per la gioia del sindaco e dei cittadini, la costruzione del sottopasso fu affidata all’impresa edile “Eredi di Primo Crollo” ed i lavori iniziarono con grande eco sulla stampa locale.Tombino8.png

 

 

 

Ma l’entusiasmo ben presto si spese, sostituito dalla difficoltosa routine dell’esecuzione dei lavori. La “Eredi di Primo Crollo” lavorava a rilento e alcune esecuzioni non erano conformi al progetto. Dopo numerose contestazioni, quando l’impresa emise un SAL (Stato di Avanzamento Lavori), Tommaso Tombino minacciò di non autorizzare il pagamento della fattura!

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L’azienda, come spesso accade nei piccoli Comuni, si rivolse allora direttamente al Sindaco De Ponti, che convocò Tommaso Tombino per avere dei chiarimenti: “Ma cosa state combinando voi dell’Ufficio Tecnico! Se non pagate la fattura alla “Eredi di Primo Crollo” quelli non possono pagare gli operai, bloccano il cantiere e … addio sottopasso!”

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Tommaso Tombino non si scompose ed illustrò le sue ragioni: “Non possiamo pagare lavori che non siano fatti a regola d’arte. Spendere bene i soldi del Comune, che sono soldi di tutti, è il nostro primo dovere”.
“Non cercare di insegnare a me quali sono i nostri doveri! Sono un ex Carabiniere!” tuonò il Sindaco De Ponti “Il compito di un Comune è garantire i diritti dei cittadini! E i cittadini di Transito avranno pure il diritto di poter circolare per il Paese con le loro automobili, anziché rimanere ore fermi al passaggio a livello, aspettando che arrivi un treno merci arrugginito! Fino a prova contraria, io fornisco gli indirizzi e voi li attuate… e il mio indirizzo è che i lavori devono essere finiti il prima possibile!!!!”

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Tommaso Tombino tornò nel suo ufficio e cercò di capire cosa fare. Cioè, lui sapeva benissimo cosa fare, ma non se la sentiva di bloccare i lavori. Avrebbe avuto contro tutti: il sindaco, l’impresa e i cittadini… Insomma, alla fine la fattura fu pagata e così anche le successive. Per recuperare i ritardi nella esecuzione, si approvarono delle varianti, che modificavano l’inclinazione e la profondità del sottopasso. Lavorando forse con troppa fretta (e certamente con ormai pochi controlli da parte del Comune) la “Eredi di Primo Crollo” riuscì a completare l’opera quasi nei tempi previsti.

Il giorno dell’inaugurazione, il sindaco De Ponti attraversò orgoglioso il sottopasso con la sua automobile. Ma riuscì ad arrivare dall’altra parte solo perché, per sua fortuna, non pioveva. La “Eredi di Primo Crollo”, infatti, non aveva realizzato correttamente i canali di scolo dell’acqua piovana. Il primo acquazzone avrebbe potuto trasformare il sottopasso in una piscina. Ma nessuno lo sapeva (o voleva saperlo) in quella calda giornata di sole…

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La tragedia si consumò a novembre di quello stesso anno. Il sottopasso si era già allagato un paio di volte durante l’estate. Ma la Polizia Locale era riuscita ad intervenire, chiudendolo e deviando il traffico. Quella sera, invece, si mise a piovere d’improvviso e talmente forte che il sottopasso si riempì d’acqua in pochi minuti: “Un evento atmosferico di eccezionale gravità! Una bomba d’acqua!”, così fece scattare l’allarme il Sindaco che si mise a pregare.

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Purtroppo, però, Un uomo, che stava tornando a casa dal lavoro, forse per distrazione, non si accorse dell’acqua e la sua automobile rimase intrappolata in mezzo al sottopasso. Morì annegato.

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Tommaso Tombino andò al suo funerale. rimanendo in disparte, quasi nascosto dietro un confessionale in fondo alla chiesa. Vide la moglie dell’uomo annegato, i suoi tre figli, i suoi amici. E pianse.


 

DECODIFICA DEL CASO

Anche se non si tratta di un caso di corruzione, cioè non si rileva alcun evento corruttivo, tuttavia sono presenti tutti gli «ingredienti» che determinano e innescano la corruzione:

  • Fattori di rischio di tipo organizzativo.
  • Conflitto tra interessi primari e interessi secondari – caduta di interessi primari.
  • Interferenza e ambiguità tra Principale (Il Sindaco) e Agente Pubblico (Tombino).
  • Errata categorizzazione degli interessi primari.
  • Gestione di attività, decisioni o informazioni che impattano su interessi privati.

Manca solo l’azzardo morale …

Il sistema di prevenzione deve concentrarsi proprio su queste situazioni, con la collaborazione del personale che opera nelle aree a rischio, per proteggere gli interessi primari e il personale medesimo.

Questo è un caso molto utile ad illustrare una delle situazioni che generano maggior rischio di corruzione, cioè il conflitto tra interessi primari. 

Il caso presenta un conflitto tra interessi primari, l’interesse degli amministratori a “mantenere una promessa elettorale” contro l’interesse della comunità locale alla sicurezza.

Abbiamo anche una convergenza tra interessi primari e secondari, dal momento che tutte le componenti in gioco hanno avuto qualcosa da guadagnare.

Convergono gli interessi dei cittadini del Paese di Transito, dimezzato dalla ferrovia, con gli interessi degli amministratori a consolidare consenso elettorale, nonché l’interesse della ditta “Eredi di Primo Crollo” a portare a termine il lavoro nonostante tutto.

Tombino potrebbe giustificare la sua condotta omissiva affermando: “Io ho semplicemente eseguito il volere di tutti!!!

I conflitti e le convergenze si agitano nella più totale inconsapevolezza sia degli agenti che dell’amministrazione.

E il dovere di segnalazione e l’obbligo di astensione, sanciti dall’articolo 6 e dall’articolo 7 del Codice di comportamento dei dipendenti pubblici, da soli non bastano per gestire queste situazioni.

Al di là dell’aspetto formale la segnalazione e l’astensione assumono il carattere di una assunzione di responsabilità reale solo se accompagnate da una buona dose di consapevolezza e di impegno. Perché il conflitto di interessi si rapporta ad una situazione che comincia ben prima dell’emersione di un conflitto: gli interessi prendono vita dalla modificazione delle condizioni del contesto di vita personale o professionale di un individuo e dalle sue relazioni.

A volte le relazioni possono nascere o diventare “sensibili”, cioè idonee a generare un conflitto di interessi.

Tali relazioni sensibili non sono situazioni da sanzionare, né tantomeno, a volte è necessario segnalare situazioni del tutto generiche e astratte. Questo significherebbe ingessare l’attività amministrativa. Piuttosto, le organizzazioni dovrebbero accompagnare i propri dipendenti, lungo l’intero ciclo del processo di acquisizione di beni e servizi, e tenere sotto osservazione le loro relazioni sensibili; ad esempio, monitorando:

  • l’attivazione, la trasformazione e la tossificazione delle relazioni sensibili, alcune delle quali devono essere fatte emergere e gestite;
  • la “narrazione” e percezione degli interessi primari;
  • gli scenari futuri che si potrebbero generare dando vita ad un conflitto di interessi;
  • la capacità delle leadership (tecnica e politica) di valutare e gestire il conflitto di interessi dei propri collaboratori.

Siamo certi che il lettore concorderà con noi che di situazioni di conflitto o di convergenza di interessi, come quelle che abbiamo presentato in questo caso, sono pieni gli uffici delle nostre amministrazioni.

Sono conflitti e convergenze davvero ineludibili. Ed è su come governare questi conflitti e convergenze che si dovrebbero spendere Linee Guida e Pareri, dal momento che sono le situazioni che, generando cattiva amministrazione (o mala gestio), fanno esplodere il rischio di corruzione.

 

Conflitto di interessi. Come imparare a riconoscerlo?

Questo video è un estratto di un nostro intervento al Convegno Nazionale “Conflitto di interessi in sanità”, tenutosi a Catania il 21 giugno 2019. L’Associazione Professionale SPAZIOETICO è stata invitata dal Responsabile Scientifico del Convegno, dottor Paolo Emilio Russo, ad animare una discussione dal titolo “Ecologia delle relazioni dell’agente pubblico”. 

Nel corso di questo Convegno e durante la nostra presentazione, abbiamo fatto un piccolo gioco sociale per mostrare alla platea cosa sia un conflitto di interessi e come gli interessi secondari possano interferire in concreto con l’interesse primario del principale.

E’ stato molto interessante notare come, su una platea di circa 60 partecipanti, quasi tutti “addetti ai lavori”, solo 2 persone hanno capito che noi stavamo generando una interferenza…

Purtroppo questo è lo stato delle cose in Italia. Si parla da decenni di conflitto di interessi, ma nessuno sa (o vuole) riconoscerlo in concreto quando si manifestano le condizioni che lo fanno emergere.

La famigerata “cultura dell’integrità” deve per forza di cose partire proprio dalla capacità degli agenti di riconoscere e gestire il conflitto di interessi…

Verso un “Modello Evolutivo” per la prevenzione della corruzione

“La nostra indagine non è diretta verso i fenomeni, ma verso le ‘possibilità’ dei fenomeni”.
(Ludwig Wittgenstein – Ricerche Filosofiche, § 90)

 

ciclo divita dei lepidotteri

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

1. “Dove sono i corrotti?”:  il Modello Evolutivo

Abbiamo concluso il post precedente, promettendovi un un nuovo modello di lettura ed interpretazione del “fenomeno corruzione”. Lo faremo in questo post, partendo da un (finto) articolo di giornale:

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Perché le persone diventano disoneste? Nessuno dei Piani Anticorruzione approvati dalle singole amministrazioni, anche in conformità con i Piani Nazionali di ANAC, riesce a rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile.

Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevenire le dinamiche corruttive….

Il “non detto” delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza nemmeno saperlo. Il “non detto” delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il cosiddetto “Modello Evolutivo”.

In questo post cercheremo di spiegare. con una necessaria sintesi, in cosa consiste questo nuovo (o forse vecchio) modo di osservare il fenomeno corruttivo. Nel prossimo post, invece, affronteremo il nodo di come applicare questo modello all’interno dell’architettura di prevenzione della corruzione. Per ragioni di sostenibilità dell’articolo non potremo illustrare le nostre ipotesi come solitamente facciamo con una serie di casi ed esemplificazioni. Pertanto, il lettore dovrà, in alcune circostanze, fidarsi di tali affermazioni nell’attesa di una nostra illustrazione più ampia e completa, che contiamo comunque di realizzare in un prossimo futuro.

Il Modello Evolutivo cerca di spiegare l’origine e lo sviluppo degli eventi corruttivi attraverso un percorso che, partendo dalla dimensione relazionale, attraversa la dimensione etica e si conclude all’interno della dimensione organizzativa. Un quadro d’insieme del modello è rappresentato nella figura seguente:

flusso modello evolutivo

Figura 1: il Modello Evolutivo

Il termine “evolutivo” non deve trarre in inganno: l’evoluzione spesso è considerata un sinonimo di progresso. L’evoluzione di un evento corruttivo, invece, porta soltanto danni. Il termine, quindi, deve essere inteso in linea con il significato del verbo latino ēvolvĕre, che è associato semplicemente all’idea a qualcosa che scorre, si srotola, si dispiega. 

Come si vede nella figura 1, il Modello Evolutivo contiene al suo interno, come una matrioska, un altro modello: il Modello Principale-Agente, che è sicuramente il modello più utilizzato per spiegare la corruzione. Partiremo da lì, per cominciare il nostro viaggio alla scoperta delle condizioni che rendono “possibile” (e non solo “probabile”) la corruzione…

 

2. Il Modello Principale-Agente

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Il modello Principale-Agente, elaborato negli anni ’70 nell’ambito delle scienze politiche ed economiche[1], studia la situazione in cui un soggetto o un ente (l’Agente) è in grado di prendere delle decisioni e/o di intraprendere delle attività per conto di un altro soggetto o ente (il Principale), ma le due parti (Principale e Agente) hanno interessi divergenti e informazioni asimmetriche (l’Agente ha più informazioni). In questa situazione, l’Agente potrebbe commettere un azzardo morale, cioè agire nel proprio interesse, ledendo gli interessi del principale. La deviazione dall’interesse del principale da parte dell’agente è incluso nei cosiddetti costi di agenzia[2].

Proviamo ad applicare il modello Principale-Agente alla nostra (falsa) storia di corruzione:

responsabile progetti di ricercaIl dott. Pierugo Patriarca è dirigente dell’ Azienda Sanitaria Locale di Caciucco e gestisce le verifiche e i controlli nei confronti delle strutture private accreditate.

Il dott. Patriarca avrebbe favorito una azienda, in cambio dell’assunzione di sua figlia.

A cose fatte, cioè quando la corruzione ha già avuto luogo, il modello Principale-Agente permette di decodificare alcune dinamiche. Il dottor Patriarca, in effetti, ha un interesse secondario (ha interesse che la figlia trovi un lavoro) e in forza della delega ricevuta dal Principale (che gli ha assegnato l’incarico di dirigente) gode di una certa asimmetria informativa e di un certo grado di discrezionalità. Insomma, Il dott. Patriarca era nelle condizioni di commettere un azzardo morale e lo ha commesso: ha favorito una azienda (presumibilmente non ha effettuato i controlli o li ha fatti effettuare in modo superficiale) e in questo modo ha leso un interesse primario del Principale: garantire che le strutture accreditate abbiano tutti i requisiti per garantire di operare senza pregiudicare la salute dei pazienti. 

Il modello Principale-Agente, tuttavia, consente di spiegare solo in parte i fenomeni corruttivi. In base a questo modello la corruzione è un reato di calcolo, e il corrotto e il corruttore sono dei decisori razionali in grado di capire quando la corruzione è un buon affare. Questo approccio, tuttavia, non spiega uno strano fenomeno: molto spesso gli agenti pubblici (politici o dipendenti della P.A.) chiedono tangenti e utilità non parametrate con i guadagni che il soggetto privato ricava dall’accordo corruttivo. Cioè si vendono per niente.

 

3. Quanti sono e quanto sono profondi gli abissi della fragilità umana?

Le cronache sui giornali e sul web ci raccontano del finanziere che blocca le verifiche fiscali in una concessionaria, chiedendo in cambio di usare gratuitamente auto di grossa cilindrata. O di politici che dirottano i finanziamenti pubblici verso determinate aziende, chiedendo in cambio cene e incontri di natura sessuale. Dal Trentino alla Puglia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia leggiamo di funzionari che finiscono in galera per avere chiesto ad una impresa edile di ristrutturare gratis il bagno o di tinteggiare la casa, in cambio di appalti milionari per la ristrutturazione di interi padiglioni ospedalieri. Corrotti che si vendono per niente e corruttori per cui la tangente è sempre un buon investimento! Chiaramente in questi casi l’Agente pubblico corrotto non sembra razionale, non sembra massimizzare i propri guadagni. 

Il soggetto privato (il corruttore) quasi certamente valuta lo scambio occulto usando categorie di tipo economico: il valore delle utilità richieste dall’agente pubblico è un costo che non deve ridurre eccessivamente i propri margini di guadagno. Oppure è un investimento che deve garantire guadagni futuri superiori alla cifra investita. Ma se guardiamo le cose dal punto di vista dell’agente pubblico, le cose stanno un po’ diversamente. Per il corrotto le tangenti e le utilità non hanno solo un valore economico, ma anche un valore simbolico.

Guidare gratis un’auto di grossa cilindrata o trascorrere le vacanze in un luogo “esclusivo” sono cose che non hanno un valore semplicemente perché si risparmiano dei soldi. Hanno un valore aggiuntivo, perché sono uno status symbol, cioè sono il segno visibile della condizione sociale privilegiata di una persona. Avere il bagno ristrutturato o la casa tinteggiata senza pagare un euro hanno un valore superiore ai materiali e alla manodopera impiegati: sono la dimostrazione tangibile del fatto che si può esercitare un potere sugli altri. 

L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ci sono anche casi di corruzione, in cui un dipendente pubblico ha chiesto tangenti perché era indebitato o perché era dipendente dal sesso o dal gioco d’azzardo. Gli abissi della fragilità umana sono tanti e molto profondi… 

Sia ben chiaro: non stiamo giustificando la corruzione! Stiamo solo dicendo che c’è dell’altro, al di fuori della relazione tra Principale e Agente, che deve essere tenuto in considerazione.  Il modello Principale-Agente identifica il contesto in cui la corruzione viene alla luce. 

ME prima faseMa i percorsi che le persone seguono per giungere alla corruzione si snodano altrove, nella penombra delle relazioni private e nella profondità dei bisogni umani.

Questo altrove è rappresentato nella parte bassa e a destra del modello evolutivo ed è la dimensione relazionale.

 

 

4. Dove tutto comincia … la dimensione relazionale 

farfalla e brucoQuanti di voi, senza averlo studiato a scuola, vedendo un bruco penserebbero che diventerà una farfalla? In effetti il ciclo di vita dei lepidotteri è assai prodigioso: lo sviluppo di questi insetti prevede una metamorfosi, che trasforma un tozzo bruco senz’ali in un’agile farfalla!

Anche la corruzione si sviluppa più o meno in questo modo. Gli eventi corruttivi nascono dentro la dimensione relazionale, che è fatta di bisogni, di relazioni (relazioni della sfera pubblica e relazioni della sfera privata) e di interessi che “corrono” sulle relazioni. Ma quando nascono … non sembrano assolutamente eventi corruttivi!

uovoNella dimensione relazionale infatti troviamo una serie di fenomeni abbastanza difficili da cogliere e da definire, che sono però i precursori “primitivi” degli eventi corruttivi: le interazioni tra interessi, le ambiguità relazionali e le derive nella percezione dei bisogni. 

Le interazioni tra interessi. Gli interessi “che corrono sulle relazioni” (e che sono delle strategie per soddisfare i bisogni) possono interagire tra loro, dando origine a fenomeni di conflitto o di convergenza. Se un interesse della sfera privata di un agente pubblico (cioè un interesse secondario) entra in conflitto con un interesse della sua sfera pubblica (interesse primario) ha luogo quel particolare tipo di interazione che chiamiamo CONFLITTO DI INTERESSI. Il conflitto di interessi (non ci stancheremo mai di dirlo) non è un reato, ma è una situazione in cui un interesse secondario “tende” a interferire con un interesse primario. Cioè potrebbe interferire, ma l’interferenza non si è ancora verificata. 

Ma il conflitto di interessi (e le interazioni tra interessi) sono solo la punta dell’iceberg di qualcosa di più profondo e complesso.

Le ambiguità relazionali. Ciascuno di noi è coinvolto in un gran numero di relazioni, anche molto diverse tra loro: relazioni interpersonali, relazioni di delega, relazioni di debito/credito economico, relazioni di debito/credito relazionale. Un agente pubblico, inoltre, può essere coinvolto in ulteriori tre tipi di relazioni, che abbiamo chiamato relazioni fondamentali: la relazione tra Principale e Agente, la relazione tra Agente e Utente e la relazione tra Principale Delegante (per esempio gli elettori) e Principale Delegato (per esempio gli organi elettivi di una P.A.). Il problema fondamentale dei sistemi relazionali in cui noi tutti siamo coinvolti è la loro ambiguità: non è sempre facile capire in che tipo di relazione si è coinvolti: quand’è che la relazione tra un uomo e una donna sposati, ma in crisi, cessa di essere coniugale e diventa conflittuale? Se presto dei soldi ad un amico, dove finisce la relazione di amicizia e dove inizia la relazione di debito/credito economico? Spesso le persone coinvolte in una stessa relazione possono interpretarla in modo diverso … A qualcuno è mai capitato di provarci con una donna che lo considerava solo un buon amico, mentre lui, chissà perché, aveva capito tutt’altro? Anche le relazioni fondamentali della sfera pubblica possono evidenziare fenomeni di ambiguità. Una società pubblica che si occupa di gestione dei servizi pubblici (trasporto, rifiuti, ecc…) potrebbe trovarsi ad avere, per esempio, delle amministrazioni comunali nel ruolo di Principale (i Comuni sono soci), nel ruolo di utente (viene stipulato un contratto di servizio con i Comuni) e nel ruolo di Agente (se per svolgere la propria attività devono richiedere delle autorizzazioni ai Comuni) … Siamo davvero sicuri che chi lavora all’interno della società pubblica, quando interagisce con un Comune, riesca sempre a capire chiaramente se sta interagendo con un Principale, un Utente o un Agente?   Le ambiguità relazionali sono un precursore della corruzione perché se non ci è chiaro in quale relazione siamo coinvolti, allora non sono nemmeno chiari gli interessi che possiamo o dobbiamo favorire in quella relazione.     

Piramide_maslowLe derive (non patologiche e patologiche) nella percezione dei bisogni. I bisogni sono, in un certo senso, il “dark side of the moon” della natura umana… Indubbiamente, i bisogni sono una componente fondamentale del comportamento umano. Ma quanti sono i bisogni? E quali sono? esiste una gerarchia dei bisogni universale, comune a tutti gli esseri umani? Gli psicologi non hanno ancora trovato una risposta a questa domanda. Forse qualcuno di voi conosce la”Piramide dei Bisogni di Maslow”  [3]  … Ecco sappiate che secondo alcuni studiosi funziona perfettamente, secondo altri è tutta sbagliata! Noi abbiamo identificato non proprio una piramide, ma 4 gruppi fondamentali (o “cluster“) di bisogni umani:

  • BISOGNI PRIMARI (sopravvivenza, sicurezza, bisogni fisiologici)
  • BISOGNI IDENTITARI (Appartenenza, affiliazione)
  • BISOGNI DI AUTO-REALIZZAZIONE (Status, prestigio, auto-stima)
  • BISOGNI DI GENERATIVITA’ (continuità nel progetto di vita, acquisizione e mantenimento del partner, genitorialità, creatività, trascendenza).

Li possiamo anche rappresentare in questo modo:

bisogni

I bisogni sono il “motore” che ci spinge a stabilire delle relazioni con gli altri, mentre gli interessi possono essere descritti semplicemente come delle strategie per soddisfare i bisogni. Gli interessi “corrono” sulle relazioni.

I bisogni sono, in estrema sintesi, il “perché” delle cose che facciamo. Tuttavia, nessuno di noi è veramente in grado di dire quali bisogni vengono soddisfatti dai propri comportamenti. Perché lavoriamo? Per la sicurezza economica? Per il senso di appartenenza al nostro ente o alla nostra azienda? Per aumentare la nostra auto-stima? Per “lasciare un segno” nella vita? Ognuno di noi darà una risposta diversa e in certi casi, qualcuno potrebbe dire: “Tutte queste cose insieme”. 

Per comprendere come si generano gli eventi corruttivi non è tanto importante esplorare la dimensione dei bisogni in una modalità statica, perché ciò che conta è considerare il modo in cui le persone percepiscono i propri bisogni e le deviazioni (patologiche e non) alle quali queste percezioni sono soggette:

Derive

L’equilibrio psichico è una condizione di bilanciamento e di armonia delle diverse componenti della personalità (bisogni, affetti, schemi cognitivi di sé e dell’altro). Limitandoci a prendere in esame i bisogni, l’equilibrio si determina attraverso una corretta competizione tra cluster.

Prendete, ad esempio, la nascita di un figlio. Come nessun altro evento critico della vita questo accadimento genera un forte scompiglio nella percezione dei bisogni di un individuo. Il primo cluster, di per sé già attivo prima della nascita, è il bisogno forte di generatività, cioè di combattere e vincere la frustrazione di qualcosa che finisce con la propria esistenza e che porta uomini e donne a soddisfare il bisogno di acquisire e mantenere il partner. Non capita a tutti di percepire tale bisogno, ma è comunque abbastanza comune. Un secondo cluster si attiva alla nascita e ha a che fare con i bisogni primari di sopravvivenza familiare, economica e psichica del nucleo familiare.

Questi bisogni emergenti, percepiti come intensi, cominciano ad interagire con gli altri cluster. I bisogni di identità che fanno in modo che noi (uomini) partecipiamo ad eventi sportivi sociali, come le partite di calcetto settimanali, cominciano a recedere; si generano frustrazioni per impossibilità di soddisfare bisogni che prima ci sembravano prioritari.

Anche i bisogni di autorealizzazione vengono messi in discussione. Se prima denegavamo quasi con disprezzo una committenza che non garantiva la giusta visibilità o che metteva in discussione il prestigio all’interno della nostra categoria professionale, ora siamo più inclini ad accettarla avendo in mente le bocche spalancate dei pulcini nel nido che reclamano cibo e attenzioni.

Questa “naturale” competizione tra bisogni rappresenta per un individuo il raggiungimento di un certo grado di maturità. Purtroppo alcuni di noi non riescono a mandare in competizione i propri bisogni, per diverse ragioni:

  • a causa di una manipolazione nella percezione dei bisogni tale da disinnescare ogni conflittualità tra bisogni e scongiurare sentimenti di frustrazione e impotenza;
  • a causa di una alterazione nella percezione dei bisogni dovuta al contesto (organizzativo, sociale), tale da far prevalere alcuni cluster rispetto agli altri.
  • a causa di una vera e propria “deriva patologica” nella percezione dei bisogni e, eventualmente, ma non sempre, la presenza di disturbi della personalità.

Attenzione! Ora vi stiamo per dare una informazione che potrebbe non piacervi. Tutti gli esseri umani, prima o poi, cadono nella prima o nella seconda situazione. Fortunatamente pochi cadono nella terza. Questi ultimi sono da considerare alla stregua di sociopatici da tener con grande cautela al di fuori dell’ambito di agenzia pubblica. Comunque, automanipolati, influenzati dal contesto oppure sociopatici che siano, una percezione manipolata o alterata dal contesto, oppure una percezione patologica dei bisogni della sfera privata di un agente pubblico genera un certo rischio che si verifichino eventi corruttivi.

Adesso, torniamo dal dott. Patriarca e proviamo “riavvolgere il nastro”, per scrivere l’incipit della nostra (falsa) storia di corruzione:

responsabile progetti di ricercaIgnava, la figlia del dott. Patriarca sta frequentando da qualche anno, senza particolare successo, il corso di laurea in Scienze della Comunicazione Social. Era stato il dottor Patriarca a insistere perché la figlia (che invece voleva fare l’estetista) si iscrivesse all’università:  “Oggi senza una laurea non sei nessuno … Non vorrai mica passare la vita a fare cerette e pedicure!”. Sua moglie non era d’accordo e avrebbe voluto lasciare alla figlia la libertà di scegliere. Ma in casa, come sul lavoro, è sempre il dott. Patriarca a prendere tutte le decisioni, senza perdersi in inutili chiacchiere!

E’ chiaro che il dottor Patriarca non ha fiducia nella figlia e vuole controllare la sua vita. Questa è una chiara (e diffusa) deriva nella percezione dei bisogni: il dottor Patriarca, nella relazione con sua figlia e con sua moglie, ma anche sul lavoro, sembra voler soddisfare esclusivamente il proprio bisogno di controllo sugli altri.

In che modo le derive nella percezione dei bisogni possono essere un precursore critico della corruzione? Per esempio, provate a chiedervi che cosa spinge una persona ad impegnarsi in politica: potrebbe farlo perché vuole difendere i propri diritti (bisogno di sicurezza), o perché si riconosce in certi ideali (bisogno di appartenenza), oppure perché vede nell’attività politica un modo per realizzare le aspirazioni (bisogno di autostima). Fin qui nulla di male! Ma se una persona si mette in politica perché la politica assicura potere, visibilità, belle donne, auto di lusso e possibilità di controllare gli altri, allora quella persona ha una percezione deviata del perché si fa politica … e potrebbe intraprendere una strada che conduce verso la corruzione!   

Dunque, forse, una delle cose più complicate da gestire per un essere umano è proprio la conflittualità tra bisogni. Un escamotage che la nostra psiche adotta per allontanarsi da questa guerra dispendiosa e dalla frustrazione che da essa deriva, è, come abbiamo visto, la automanipolazione.

 

5. Secondo STEP: la “tossificazione” delle relazioni

Farfalle-brucoIl secondo “STEP” di sviluppo dei fenomeni corruttivi è la tossificazione, un processo che rende tossiche le relazioniIn pratica, un individuo che si trova in una situazione di conflitto di interessi, o che percepisce in modo deviato i propri bisogni, o che è coinvolto in relazioni ambigue, potrebbe, a un certo punto, cominciare a modificare sempre di più le proprie relazioni oppure utilizzale in modo strumentale per soddisfare bisogni e interessi che sono estranei a tali relazioni.

Come abbiamo affermato in precedenza, le relazioni sono “ponti” tra bisogni ed interessi. Sulle relazioni, cioè, corrono gli interessi che sono strategie per soddisfare i bisogni.

Così come per i bisogni, anche per le relazioni abbiamo bisogno di “inventare” categorie che ci permettano di rendere più comprensibili gli schemi (o “pattern“) relazionali. Per questo abbiamo suddiviso le possibili relazioni di un agente in: RELAZIONI INTERPERSONALI, RELAZIONI DI SCAMBIO, RELAZIONI DI DELEGA (o AGENZIA).

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La figura mostra il Panopticon delle relazioni sensibili dell’agente pubblico. Sono divise in ragione del diverso pattern a cui fanno riferimento. Le frecce che puntano a cerchi più o meno prossimi all’agente stanno a significare il livello di intensità “assoluta”, cioè l’intensità che un osservatore esterno percepisce. Ad esempio, se l’agente ha un figlio, tale relazione (interpersonale convergente esclusiva) è percepita da un osservatore esterno come “assai intensa” e potenzialmente foriera di interferenza nella sfera pubblica dell’agente.

Di nuovo, se osserviamo le relazioni solo nella loro dimensione statica, non riusciremo a comprendere come si possano generare fenomeni corruttivi. La dimensione “dinamica” di tale figura ha a che fare con le trasformazioni che le relazioni subiscono, che sono spesso inevitabili e del tutto indipendenti dalla volontà delle persone.

A volte, invece, le relazioni vengono modificate intenzionalmente ed in maniera strumentale dai soggetti che ne sono coinvolti. In questi casi, parliamo di “TOSSIFICAZIONE“.

I processi di tossificazione sono di vario genere e sono abbastanza difficili da tipizzare. Ma tornando al nostro caso concreto, forse possiamo chiarire meglio la natura di questi fenomeni:

responsabile progetti di ricercaPosto davanti all’evidenza degli scarsi risultati della figlia, il dottor Patriarca si è finalmente convinto che Ignava è una incapace e ha deciso che deve trovarle un lavoro. Ma dove? Chi potrebbe assumere una figlia così? Un giorno, mentre pianifica il piano dei controlli sulle strutture accreditate una strana idea gli passa per la mente: “E se chiedessi ad una di queste aziende di assumere mia figlia?”

Il dott. Patriarca non ha ancora commesso alcun reato, ma la tossificazione è già in atto. Dopo aver preso atto delle difficoltà della figlia, il dott. Patriarca, anziché lasciarla libera di scegliersi il futuro, vorrebbe sfruttare il proprio ruolo  pubblico e usare la relazione con le aziende accreditate per soddisfare bisogni e interessi della propria sfera privata. Il dottor Patriarca, tuttavia, potrebbe ancora salvarsi, il processo di generazione dell’evento corruttivo potrebbe interrompersi, grazie al “filtro etico”!

 

6. Terzo STEP: L’area di filtraggio (Spazio Etico e Spazio delle Regole)

Il Modello Evolutivo prevede l’esistenza di un sistema di filtraggio e neutralizzazione dei comportamenti a rischio. Questo sistema è costituito dallo spazio etico e dallo spazio delle regole:

ME seconda fase

Lo Spazio Etico può intervenire a valle del processo di tossificazione e impedire che si concretizzi lo scambio occulto. Lo Spazio dell Regole, invece, interviene a monte dell’azzardo morale e può impedire che l’evento corruttivo si scarichi nei processi organizzativi.

DILEMMA ETICOAbbiamo spiegato il funzionamento dello spazio etico in un precedente post. In pratica Il filtro dei valori è un filtro di secondo livello (il filtro di primo livello sono gli interessi) che interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X” (vorrei fare ciò che mi CONVIENE), non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione di un diverso bisogno (vorrei fare ciò che è GIUSTO). 

La competizione tra bisogni quindi è alla base anche dell’emersione di quello che chiamiamo “dilemma etico”, che viene percepito come il dover scegliere tra la soddisfazione di bisogni diversi che non possono essere soddisfatti contemporaneamente, ma alternativamente.

Lo spazio etico, pertanto, è quella dimensione in cui, come abbiamo già accennato, l’agente manda in competizione bisogni diversi.

Lo Spazio delle Regole, invece, fa leva su un meccanismo più razionale di calcolo di costi e benefici: l’azzardo morale può essere bloccato se il rischio di essere sanzionati è superiore all’opportunità derivanti dall’azzardo morale. Il termine “regole” deve essere inteso in senso molto ampio e si riferisce a tutte quelle forme di codificazione (codici etici e di comportamento, codici deontologici, leggi, articoli del codice penale) che prevedono delle sanzioni a fronte dell’adozione di certi comportamenti o omissioni di comportamento. Lo spazio delle regole è l’ultima barriera che si frappone tra la corruzione e l’organizzazione, ma interviene quando ormai (come vedremo) l’evento corruttivo ha quasi terminato il proprio sviluppo e non è una barriera molto efficace. Innanzitutto perché i fenomeni corruttivi non sono mai pienamente visibili e quindi non in tutti i casi è possibile identificare e sanzionare chi commette l’azzardo morale. In secondo luogo, il filtro delle regole fa leva su meccanismi razionali di calcolo dei costi e dei benefici e, come abbiamo visto chiaramente, i fenomeni corruttivi non si basano (quasi mai) su calcoli razionali. 

Lo Spazio Etico potrebbe essere più efficace, perché interviene quando gli eventi corruttivi sono ancora ad uno stadio embrionale: sono ancora “pensieri tossici”, cioè progetti (non ancora messi in atto) di uso tossico delle relazioni. Purtroppo, lo Spazio Etico può essere facilmente manipolato.

Purtroppo, sì, perché la corruzione è un problema che riguarda non tanto e non solo la razionalità di un singolo individuo, bensì il modo attraverso cui gli individui prendono le decisioni influenzati dalle dinamiche di gruppo e dalle percezioni. Ad esempio, se gli scenari non vengono correttamente categorizzati e le condotte corruttive sono considerate delle “prassi consolidate” dal gruppo di riferimento (nella corruzione sistemica spesso lo è, si guardi Tangentopoli in primis), allora gli individui saranno meno inclini ad astenersi da tali condotte. Il comportamento degli individui è quindi profondamente influenzato dal gruppo e dalle percezioni. 

Qualche tempo fa abbiamo avuto modo di osservare dal vivo tali dinamiche:

“Eravamo in un corso di formazione con una trentina di partecipanti. Davanti a noi, il registro presenze includeva il campo della firma di entrata e della firma di uscita. Quando i partecipanti cominciarono ad accedere, il primo a compilare i vari campi decise, per un qualche motivo, di firmare sia l’entrata che l’uscita. Un’occasione imperdibile! Ci schierammo davanti al registro ad osservare cosa avrebbero fatto gli altri partecipanti. Il secondo partecipante firmò anch’egli l’uscita senza dire nulla, mentre il terzo e il quarto partecipante firmarono affermando che così si sarebbe resa più veloce la procedura di uscita. Insomma, di circa trenta partecipanti, ventotto firmarono sia entrata che uscita, alcuni chiedendoci un avallo formale, altri in piena tranquillità. Forse era una prassi consolidata di quella organizzazione. Solo due non firmarono, uno dei quali affermando a voce alta che firmare l’uscita era una condotta illecita!”

In sintesi, le persone possono percepire in modo non corretto gli scenari e produrre una valutazione errata o una categorizzazione fuorviante dei comportamenti. 

Nel concetto di “percezione” confluiscono gli approcci della psicologia sociale che approfondiscono lo studio dei cosiddetti “bias cognitivi“, cioè gli errori di valutazione che derivano da una scorretta categorizzazione di un evento o dalla parziale ricostruzione di uno scenario. Questo è un campo sterminato di approfondimento. In una presentazione  di qualche anno fa isolammo addirittura dieci esperimenti di psicologia sociale che hanno illuminato questo campo. Il problema della presunta razionalità delle scelte, inoltre, lo abbiamo affrontato nella presentazione “Etica delle scelte pubbliche“. 

Infine, nella “Disonestà delle persone oneste“, una brillante ricerca condotta da Università canadesi e americane, i ricercatori hanno dimostrato che anche le persone oneste, in alcuni particolari contesti, rischiano di diventare (dis)oneste. Si tratta della teoria della “manutenzione del concetto-di-se“. Le persone, in generale, possono comportarsi in maniera disonesta, beneficiando di premi esterni ed interni e di un contesto favorevole, e mantenere al contempo una visione positiva di sé stessi nel senso che continuano a percepirsi come individui onesti.

Per capire, in concreto, in che modo le persone si possono auto-ingannare, disattivando il proprio filtro etico, andiamo a vedere cosa combina il dott. Patriarca

Tornato a casa, il dottor Patriarca illustra alla moglie il suo piano per aiutare Ignava a trovare un lavoro. 

“E’ corruzione” risponde laconica la moglie.

Ma il dottor Patriarca ha le sue buone ragioni e difende le sue posizioni:

4b.jpg“Non è corruzione. Io non chiedo soldi a nessuno e non favorisco nessuno! Qualunque padre farebbe quello che sto facendo io: usare la propria esperienza e le proprie relazioni per avviare i figli nel complesso mondo del lavoro. Io e te lo sappiamo! Nessuno viene assunto perché manda un curriculum … Se non ti conoscono, non ti chiameranno mai per un colloquio! Perché io non posso farlo per mia figlia? Lei ha meno diritti, perché è figlia di un dipendente pubblico? Mai e poi mai … E poi … io mica obbligo nessuno ad assumerla. Se hanno bisogno, bene … mi fanno un piacere … altrimenti mi dicono “Dottor Patriarca, non abbiamo bisogno di personale” e la storia finisce lì…”

Il riferimento a tutto quello che fanno gli altri, al “diritto” di sua figlia a giovarsi delle relazioni del padre e alla libertà delle aziende contattate di non assumerla, se non hanno bisogno di personale, sono delle chiare strategie di disattivazione del filtro etico. Il dottor Patriarca sta per mettere in atto un comportamento scorretto, che però gli consentirà, per l’ennesima volta, di controllare le scelte di vita di sua figlia. Ed ha bisogno di alibi, per non ammettere di essere disonesto e non dovere, di conseguenza, ristrutturare l’immagine che ha di se stesso (sicuramente si ritiene una persona onesta e un buon capofamiglia).

ME seconda fase_bisSe i “pensieri tossici” superano indenni lo spazio etico, il rischio che si concretizzi uno scambio occulto tra l’agente pubblico e qualche soggetto privato diventa elevato.

 

7. Quarto STEP: lo scambio occulto

Farfalle-crisalidiLo scambio occulto, secondo Alberto Vannucci è l’asse portante della corruzione[4]. Infatti, secondo Vannucci, ogni atto corruttivo si traduce in una violazione di regole ufficiali o vincoli informali da parte dell’Agente (il corrotto), che si realizza quando l’Agente esercita il proprio potere a beneficio di una terza parte (il corruttore) nell’ambito di uno scambio occulto che lede il Principale e che prevede, come contropartita a proprio vantaggio, un compenso. Attraverso la corruzione gli agenti pubblici “creano e distribuiscono posizioni di rendita ai privati e una parte del valore ricavato da tali posizioni di rendita viene redistribuito agli agenti pubblici sotto forma di compenso monetario (tangente) o di altra natura”

ME seconda fase_bisLo scambio occulto della corruzione è una relazione di scambio “tossificata”. In una relazione di scambio di solito ciascuna parte dà qualcosa di proprio, che possiede al momento dello scambio o che potrà possedere in un momento futuro. Anche nello scambio occulto corrotto e corruttore si danno vicendevolmente qualcosa: tuttavia,  l’agente pubblico non dà qualcosa che gli appartiene, ma qualcosa (decisioni, risorse, ecc…) che gli è stato delegato e che appartiene ai cittadini. Questa relazione tossica si può instaurare in modo consapevole, per il reciproco interesse del corrotto e del corruttore, oppure può essere la degenerazione di una relazione di debito/credito relazionale. Come è accaduto al povero (ma antipatico) dott. Patriarca:

responsabile progetti di ricercaIl dott. Patriarca telefona ad alcune strutture accreditate, chiedendo se per caso hanno bisogno di assumere personale e se, in tal caso, potrebbero valutare la candidatura di sua figlia. Una di queste aziende, la H-H (Health Hazard) Spa risponde positivamente ed assume Ignava Patriarca assegnandole la mansione di referente per la foto-riproduzione dei documenti aziendali.

Dopo alcuni mesi, Marcello Mefisto, il titolare della H-H Spa telefona al dott. Patriarca, “confessando” che l’azienda non naviga in buone acque e probabilmente ha perso alcuni requisiti di accreditamento. “Dott. Patriarca, forse solo lei mi può capire!” esclama Mefisto al telefono “l’accreditamento è indispensabile per pagare i fornitori e non fallire … Se lei potesse, per qualche mese, non effettuare controlli sulla nostra struttura, la mia azienda sarà salva! Altrimenti sono guai! E anche sua figlia potrebbe perdere il posto!”.

Il dott. Patriarca non è un uomo dal cuore tenero… però non vuole assolutamente che sua figlia perda il lavoro e, inoltre, si sente un po’ il debito con la H-H Spa. Il dott. Patriarca adesso pensa che sarebbe scortese non rendere il favore … 

Farfalle-696x440Povero dott. Patriarca! Sente di aver contratto un debito relazionale con il titolare della H-H Spa e vuole sdebitarsi. Inoltre, avendo ormai disattivato il filtro etico, non percepisce il potenziale criminogeno insito nella richiesta del signor Mefisto! Ormai l’evento corruttivo è giunto a maturazione. Lo scambio occulto si è concretizzato, anche se in modo non esplicito. La farfalla della corruzione è uscita dalla crisalide e aspetta solo l’azzardo morale per prendere il volo!

 

8. Quinto STEP: L’azzardo morale

ME terza faseQuello che succede dopo la stipula (più o meno cosciente) del patto occulto è spiegato dal Modello Principale-Agente: ora l’agente pubblico può fare leva sui conflitti di interessi e approfittare delle asimmetrie informative e dell’assenza di controlli, per compiere un azzardo morale. In questo modo la corruzione si scarica nei processi organizzativi, così come un fulmine si scarica a terra. 

A valle dell’accordo corruttivo la corruzione è ancora un fenomeno relazionale: è una relazione tossificata di scambio. E’ l’azzardo morale che trasforma la corruzione in un fenomeno organizzativo.

L’azzardo morale trasforma anche l’interferenza, associata ai conflitti di interessi, da potenziale ad effettiva. Nell’ambito del Modello Evolutivo, i conflitti di interessi giocano un duplice ruolo: 

  • sono un precursore primitivo della corruzione, quando emergono dalla dimensione relazionale;
  • sono l’elemento su cui fa leva l’azzardo morale, nel senso che l’azzardo morale andrà nella direzione indicata dai conflitti di interessi.

I conflitti di interessi devono essere gestiti precocemente, nella dimensione relazionale, perché se non vengono identificati e rimossi in tempo, l’azzardo morale li userà come “trampolino di lancio” per inviare la corruzione dentro l’organizzazione.

 

9. Sesto STEP: la manifestazione organizzativa della corruzione

Quando la corruzione diventa un fenomeno organizzativo, allora, e solo allora, entrano in gioco le misure di prevenzione della L. 190/2012. Che quindi dovrebbero essere considerate più che altro delle misure di protezione, cioè delle misure che impediscono alla corruzione di aggredire i processi e non delle misure che impediscono alla corruzione di generarsi. 

La valutazione del rischio diventa allora fondamentale per capire quali processi sono vulnerabili (a causa della presenza di specifici fattori di rischio) e quindi per capire quale strada seguirà la corruzione per “scaricarsi” all’interno dell’organizzazione.

Per esempio, come farà il dott. Patriarca ad impedire che l’azienda subisca dei controlli?

4b.jpgIl dottor Patriarca conosce bene il processo di verifica del mantenimento dei requisiti di accreditamento e sa che può agire in tre modi:

Prima ipotesi: potrebbe non far partire il controllo, manipolando i criteri di programmazione delle verifiche e i criteri di campionamento, per escludere la H-H Spa dal novero delle strutture da  controllare.

Seconda ipotesi: potrebbe assegnare il controllo ad un funzionario incapace, che probabilmente non rileverà la mancanza dei requisiti.

Terza ipotesi: potrebbe non tener conto delle risultanze del controllo e non rilevare la mancanza dei requisiti.

Dopo un lungo ragionamento, il dottor Patriarca decide in che modo manipolare il processo di controllo … E commette l’errore che lo condurrà in prigione … 

idiota

Il dottor Patriarca pensa di avere, tra i suoi collaboratori, l’ispettore più incapace del mondo: Benedetto Brocco! Un medico che ha chiesto di essere adibito a mansioni amministrative, perché non azzeccava mai una diagnosi e causava la morte di tutti i suoi pazienti! 

Il Dottor Patriarca manda Benedetto Brocco ad effettuare una verifica presso la H-H Spa e, puntualmente, Brocco non si accorge che l’azienda non ha più i requisiti di accreditamento. Tuttavia, Benedetto Brocco è incapace, ma non è completamente stupido. Ascolta per caso una telefonata del dottor Patriarca e capisce che il suo dirigente sta parlando con il titolare della H-H Spa:

4b.jpg“Signor Mefisto,come sta? Sì … ho mandato io oggi il controllo … No, non si preoccupi! Il dottor Brocco non ha rilevato niente di irregolare. E’ un incapace. Siamo in una botte di ferro, anzi … in una brocca di ferro! Ah Ah Ah!”

 

Benedetto Brocco non ci sta! E decide di segnalare tutto quanto al Responsabile della prevenzione della corruzione della ASL di Caciucco. Che denuncia l’accaduto alla Procura. Il resto della storia lo avete letto nel (falso) articolo di giornale all’inizio di questo articolo!

 

10. Sesto STEP: il ritorno alla dimensione relazionale

feedback

La corruzione è un fenomeno che tende a diventare sistematico e sistemico. Se un evento di corruzione non viene scoperto e sanzionato, i precursori primitivi di quell’evento (conflitti di interessi, ambiguità relazionali o deviazioni nella percezione dei bisogni) rimangono all’interno della dimensione relazionale e possono continuare a generare nuovi eventi corruttivi. Con l’andare del tempo, lo scambio occulto potrebbe poi diventare una modalità usuale di relazione tra agenti pubblici e privati e l’azzardo morale un meccanismo di regolazione dei conflitti di interessi (corruzione sistemica)

Infine, la corruzione non distrugge solo le risorse pubbliche o la fiducia dei cittadini. Distrugge anche il senso delle relazioni che vengono manipolate e rese tossiche durante il percorso che conduce allo scambio occulto e poi all’azzardo morale.

Un agente pubblico che favorisce il figlio nell’ambito di una procedura amministrativa avvelena la relazione con suo figlio, perché mescola l’illegalità a quella relazione. Un agente pubblico che assegna un appalto da una impresa, chiedendo in cambio la ristrutturazione della propria casa, uccide la relazione tra agente e destinatario dell’azione amministrativa e al suo posto mette una relazione di scambio. Potremmo andare avanti a lungo ad illustrare in che modo la corruzione soffoca (come un parassita) le relazioni che utilizza per venire alla luce. Il corrotto e il corruttore bruciano volontariamente il proprio ecosistema relazionale, per ricavarne un vantaggio immediato e spesso senza pensare alle conseguenze future: sono dei piromani relazionali!

 

11. L’ecologia delle relazioni

Dunque anche le persone oneste possono diventare corrotte e la corruzione è il punto di arrivo di un percorso evolutivo. Siamo tutti esemplari di una specie (homo sapiens) che ha modificato l’ambiente in cui si è evoluta, rompendone gli equilibri, con effetti il più delle volte catastrofici. La strategia evolutiva della specie si ripresenta, in qualche modo, nelle singole esistenze individuali. Se il mondo fisico è il luogo in cui le persone esistono in quanto esseri viventi (tutti gli esseri umani nascono in qualche luogo del pianeta Terra e poi vivono spostandosi magari in altri luoghi), il mondo relazionale è il luogo in cui le persone sviluppano la propria esistenza, cioè danno senso al proprio essere al mondo. E le persone (come direbbero J.P. Sartre e gli altri filosofi esistenzialisti) sono responsabili per il modo in cui progettano la loro esistenza.

Gli agenti pubblici sono responsabili dell’uso che fanno delle loro relazioni. E devono prendersi cura del proprio ecosistema relazionale. Un’etica è quindi necessaria, per aiutare le persone a non innescare dinamiche che conducono alla corruzione. Ma non deve essere un’etica delle scelte e dei comportamenti individuali. Deve essere un’etica delle relazioni umane, che noi chiamiamo ecologia delle relazioni.

Solo un approccio ecologico alle relazioni può garantire uno sviluppo armonico degli individui e scongiurare strumentalizzazioni che confondono agire pubblico e interessi privati. Perché un corrotto e un corruttore sono sempre persone che hanno perso di vista il significato profondo delle relazioni umane. E che lasciano il deserto dietro di sé.

Il Modello Evolutivo, che abbiamo cercato di sintetizzare in questo articolo, richiede un radicale ripensamento delle politiche di prevenzione della corruzione. Tratteremo questo argomento in un prossimo post. 

 

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[1] Una buona sintesi del Modello Principale-Agente e delle sue diverse applicazioni è reperibile anche su Wikipedia, edizione inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Principal%E2%80%93agent_problem

[2] Jensen, Michael C. and William H. Meckling. 1976. Theory of the firm: Managerial behavior, agency costs and ownership structure, 1976.

[3] Abraham Maslow, Motivation and Personality, 1954

[4] Alberto Vannucci, Atlante della Corruzione, Edizioni Gruppo Abele, 2012

Tornano le PILLOLE di INTEGRITA’ di SPAZIOETICO!

PILLOLE

Correva l’anno 2013. Non esisteva ancora il Piano Nazionale Anticorruzione.

Con le PILLOLE DI INTEGRITA’ nasceva una debole ma agguerrita resistenza contro l’anticorruzione delle carte e dei fogli excel. Un percorso che ci ha portato lontano. Da allora SPAZIOETICO ha promosso senza tregua la visione di una prevenzione della corruzione fondata sul coinvolgimento, sulla consapevolezza e sulla responsabilità dei protagonisti. Ed è stata (e sarà ancora di più nei prossimi anni) una visione vincente.

Le PILLOLE, da sempre, sono pensate come forma di supporto ai Responsabili della prevenzione della corruzione delle amministrazioni che spesso trovano difficoltà nel veicolare i concetti di base della prevenzione della corruzione o che hanno bisogno di illustrare ai dipendenti dell’amministrazione, in maniera semplice ma efficace, concetti chiave come, ad esempio, la nuova definizione di “corruzione”, il conflitto di interessi, la trasparenza, il rischio di corruzione, il whistleblowing, il codice di comportamento, l’antiriciclaggio e così via.

Migliaia di dipendenti pubblici si sono formati attraverso le nostre PILLOLE. Ora, dopo più di sei anni abbiamo pensato di rivitalizzare quel percorso con le nuove PILLOLE DI INTEGRITA’.

Due nuove PILLOLE attendono di essere somministrate!


Ci sono diverse modalità di fruizione delle PILLOLE.

MODULO_ORDINE

Le PILLOLE DI INTEGRITA’ possono essere richieste a SPAZIOETICO compilando il MODULO di ORDINE.

Questa modalità è consigliabile per i Responsabili della prevenzione della corruzione che intendono organizzare incontri di formazione interni e vogliono utilizzare le Pillole.

 

udemy.png

 

Oppure, su UDEMY, la nota piattaforma di formazione a distanza, accedendo tramite il seguente COUPON:

Questa modalità è consigliabile per TUTTI, in particolar modo per chi intende acquisire conoscenze di base sul fenomeno corruttivo e sui principali strumenti di prevenzione della corruzione.

 

mepa.jpg

Infine, il prodotto può anche essere acquistato su MEPA, il mercato elettronico della pubblica amministrazione. Su Mepa (https://www.acquistinretepa.it), effettuare un “cerca imprese” inserendo SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE. A seguito dell’esito della ricerca, cliccare su “SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE”. In “SERVIZI-SERVIZI FORMAZIONE”, cliccare su “VAI AL CATALOGO”. Il codice relativo alla PILLOLA di INTEGRITA’ “Comprendere la corruzione” è SE501. Il codice relativo alla PILLOLA di INTEGRITA’ “La casa dei sogni” è SE502.


Di seguito, i video di presentazione delle PILLOLE.

 

 

Dialogo di Spazioetico sullo spazio etico

buco nero

Prima foto di un buco nero (2019)

 

Andrea: Caro Massimo cos’è lo spazio etico? Noi ci chiamiamo Spazioetico e abbiamo studiato molti fenomeni: la corruzione, il conflitto di interessi, le politiche di trasparenza … Però lo spazio etico è rimasto sempre sullo sfondo. Come se fosse qualcosa di assodato e insondabile…

Massimo: E’ lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge, come suggerito da Lord Moulton. In un articolo del 1924 (Law and MannerJohn Fletcher Moulton immagina una terra di mezzo che si estende tra la legge e la libertà assoluta: è il dominio delle manners, cioè delle buone maniere, lo spazio del “fare ciò che dovresti fare, anche se non sei obbligato a farlo“. 

Andrea: Sì, ma Lord Moulton non ci dice cos’è lo spazio etico, ma soltanto cosa le persone fanno dentro lo spazio etico. Nello spazio delle regole le persone sono vincolate dalla legge. Nello spazio della libertà assoluta le persone non hanno vincoli, ma non agiscono nemmeno in modo arbitrario: agiscono per realizzare i propri interessi e soddisfare i propri bisogni. Nello spazio etico, invece, le persone si auto-limitano. Ma come fanno a fare questo? Cosa le vincola dall’interno? 

moulton

Massimo: Sai, Andrea, io penso che lo spazio etico è come un buco nero: esiste ma nessuno può vederlo.

Andrea: Cosa intendi dire? 

Massimo: Hai presente la prima foto di un buco nero, catturata dai radiotelescopi dell’EHT nell’aprile di quest’anno?

Andrea: Certamente, quell’immagine ha fatto il giro del mondo e ovviamente il giro del Web!

Massimo: Ecco. Quella non è la foto di un buco nero. Un buco nero non si può fotografare, perché attira ogni cosa al suo interno, compresa la luce! Quell’immagine è una rielaborazione delle onde radio emesse dai gas e dalle polveri che ruotano attorno al buco nero che le sta risucchiando. Si chiama “disco di accrescimento”.

Andrea: Quindi hanno fotografato “i dintorni” del buco nero.

Massimo: Esattamente. Un buco nero influenza l’ambiente che lo circonda in modo estremo, distorcendo lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale intorno.

Andrea: Anche lo spazio etico potrebbe comportarsi allo stesso modo. Potremmo non vedere lo spazio etico, ma vedere i suoi effetti.

Massimo: E in che modo?

Andrea: Ipotizziamo che lo spazio etico di una persona contenga qualcosa che chiameremo “valori”: valori individuali e valori di riferimento di una comunità o di una organizzazione. Questi valori influenzano le decisioni e il comportamento delle persone.  

Massimo: Quindi i valori sono criteri che orientano le decisioni, un po’come gli interessi

Andrea: Esatto! Le decisioni delle persone potrebbero essere guidate da un misto di interessi (fare ciò che conviene) e di valori (fare ciò che è giusto). In certe situazioni gli effetti dello spazio etico si fanno sentire in modo particolarmente intenso. Una di queste situazioni sono i dilemmi etici. Quando sorge un dilemma etico, il processo decisionale si blocca: alcune decisioni, che sembrano opportune in quanto favoriscono degli interessi, non sono opportune dal punto di vista etico, perché causano la violazione di uno o più valori. 

dilemma interessi valori 

Massimo: In certi casi potrebbe verificarsi anche un conflitto tra valori: una sorta di versione etica del conflitto di interessi!

dilemma valori valori

Andrea: Il conflitto tra valori potrebbe essere alla base del Whistleblowing. Il dipendente che decide di segnalare un illecito commesso dalla propria organizzazione percepisce, probabilmente, che determinate decisioni e determinati comportamenti, compatibili con l’Ethos (cioè con i valori condivisi) della propria organizzazione non sono compatibili con i propri valori individuali, valori che sono sentiti come non negoziabili. 

dilemma ethos valori individuali

Massimo: Tuttavia esiste anche il fenomeno inverso, che sembra essere molto più diffuso: in certe situazioni le persone decidono e agiscono senza tenere in considerazione la valenza etica delle loro decisioni. Succede a tutti noi, non solo ai corrotti e ai corruttori. Gli studiosi di etica comportamentale la chiamano bounded ethicity, eticità limitata.  In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel hanno mostrato in maniera brillante le cause e le conseguenze della rimozione dell’etica dai processi decisionali. 

Andrea: Quindi lo spazio etico potrebbe funzionare come un filtro di secondo livello: un primo filtro seleziona i comportamenti compatibili con gli interessi ed un secondo filtro seleziona quei comportamenti che, oltre a favorire gli interessi, sono anche compatibili con i valori. 

filtri

Massimo: Un filtro di secondo livello che, purtroppo, può essere facilmente disattivato. Ma siamo davvero sicuri, Andrea, che i valori siano in grado di orientare le decisioni e i comportamenti delle persone? Non sono piuttosto i bisogni a guidarci?

Andrea: Ma… Non saprei. Possiamo solo fare delle ipotesi. Siamo solo all’inizio della nostra ricerca. Secondo me anche i valori sono delle strategie che soddisfano dei bisogni. 

Massimo: In effetti potrebbe essere così. Attraverso lo spazio etico le persone sviluppano un determinato concetto di sé: rispettando i valori della propria comunità, per esempio, una persona può soddisfare il proprio bisogno di appartenenza; e rispettando i propri valori personali una persona può soddisfare il proprio bisogno di autonomia e di identità. Quest’ultimo bisogno è fondamentale ed è lo stesso bisogno che spinge le persone ad avere dei figli o a desiderare di cambiare il mondo … E’ il bisogno di lasciare un segno della propria esistenza. Noi lo chiamiamo bisogno di generatività. 

valori e bisogni

Andrea: Esatto! Il filtro dei valori (il filtro di secondo livello) interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un certo comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X”, non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione del bisogno di appartenenza o di generatività.  

DILEMMA ETICO

Massimo: Quindi i bisogni sono un po’come la radice di un albero, da cui si genera un tronco: le strategie per soddisfare i bisogni, che si ramificano in modi diversi. Da una parte ci sono gli interessi e le relazioni che supportano gli interessi. Dall’altra parte i valori e i dilemmi etici innescati dai valori.

albero 

Andrea: E’ un’immagine suggestiva. Tuttavia, i valori non sembrano essere delle strategie particolarmente efficaci. Se gli interessi, le relazioni e i bisogni che innescano decisioni e comportamenti non etici sono particolarmente intensi (oppure se i valori non sono sufficientemente forti), allora lo spazio etico può essere messo facilmente fuori gioco! 

Massimo: Sai, Andrea, mi viene in mente una storiella, che illustra esattamente quello che stiamo dicendo…


cropped-1aIl dottor Paolo Poi è il responsabile dell’ufficio edilizia privata del Comune di Scandalo

corrotto ma competenteHa spesso a che fare con l’architetto Dario Dia, che gli presenta numerose pratiche edilizie, e nel tempo si è strutturata tra i due una solida conoscenza ed una reciproca stima.

MartaLa mattina di una domenica la moglie del dottor Poi, la signora Enrica Esausta, esasperata dalle condizioni dell’immobile in cui, dice lei: “Sono costretta a vivere”,  ingiunge al marito di provvedere ad una seria ed immediata ristrutturazione, pena la sua dipartita in località balneare.

cropped-1aAd una prima sommaria valutazione il dottor Paolo Poi sembra preferire l’ipotesi dell’allontanamento coatto della consorte, ma poi pensa: “Chi mi farà da mangiare? Chi porterà i figli a scuola?” e viene assalito dal panico…

 

corrotto ma competenteIl mattino seguente l’architetto Dario Dia si presenta all’ufficio edilizia, per discutere il progetto di un privato. Il dottor Paolo Poi lo accoglie con una enfasi inconsueta, osserva il progetto e nota alcune manchevolezze.

cropped-1aPrima di restituire all’architetto la copia del progetto viene assalito da un’idea bizzarra: “Adesso gli faccio notare che potrei autorizzare il progetto, anche in presenza di alcune carenze, e poi gli chiedo se mi può rifare il primo piano di casa!”.


 

Andrea: Questo è un classico caso di sovrapposizione tra sfera degli interessi personali la sfera degli interessi pubblici. Non possiamo ancora parlare di corruzione, perché non sappiamo se il dottor Paolo Poi effettivamente proporrà all’architetto Dario Dia lo scambio scellerato che gli passa per la mente.

Massimo: Proviamo a decodificare la situazione. Il dottor Paolo Poi percepisce bisogni da soddisfare che non riguardano tanto la realizzazione di lavori di ristrutturazione , quanto piuttosto la conservazione della pace e della stabilità familiare.

Andrea: In casa del dottor Paolo Poi i ruoli sono chiaramente distinti: lui lavora e la moglie si occupa dei figli e delle faccende domestiche. Se la moglie parte per una località balneare, chi farà da mangiare e chi si occuperà dei figli? Non conosciamo l’intensità dei bisogni del dottor Paolo Poi. Ma possiamo ipotizzare che siano percepiti come particolarmente intensi.

Massimo:  Questo il momento in cui dovrebbe scattare il filtro dello spazio etico. Se funziona correttamente, lo spazio etico del dottor Poi affiancherà alla percezione dei bisogni “familiari” la percezione di altri bisogni.

Andrea: Per esempio, la percezione di bisogni legati all’identità personale: “Chi sono io? Perché mi trovo qui?”. Oppure altri bisogni, come quelli riferibili allo status e alla stima degli altri: “Che figura di m***a ci faccio se glielo chiedo? Cosa penseranno di me i miei colleghi?”.

Massimo: Tuttavia i bisogni legati all’identità personale sono facilmente manipolabili. Una ricerca canadese sulla “La disonestà delle persone oneste” dimostra brillantemente che le persone sottostimano le conseguenze etiche delle proprie azioni, per evitare di dover aggiornare il concetto di sé (un aggiornamento che deve essere particolarmente costoso per la mente umana). E possono quindi violare le regole senza sentirsi disonesti.

Andrea: Invece il secondo bisogno (status e stima) dipende molto dall’Ethos organizzativo, cioè dai valori veicolati e condivisi all’interno dell’amministrazione in cui lavora il dottor Paolo Poi. Se certe condotte non sono di norma stigmatizzate dal Comune di Scandalo, il filtro dello spazio etico non opererà o avrà grande difficoltà ad operare.

Massimo:  Lo spazio etico è quindi un filtro che dipende da una certa maturità degli individui e delle organizzazioni. Dipende cioè dalla capacità di percepire una vasta gamma di bisogni e di attivare un dialogo interiore che metta in contrapposizione e in competizione i bisogni. E dipende in misura non minore dall’Ethos dell’organizzazione a cui l’agente pubblico appartiene. Questa “debolezza” strutturale e funzionale dello spazio etico è il motivo per cui spesso esiste un considerevole divario tra integrità dichiarata e integrità di fatto e persone che strombazzano enfaticamente la forza dei propri valori cedono poi ignobilmente a comportamenti assai discutibili.

Andrea: Quindi cosa possiamo fare?

Massimo: Beh’, certo non possiamo mandare tutti gli agenti pubblici dallo psicologo oppure pretendere che abbiano il medesimo grado di maturità. Perciò la strategia di prevenzione della corruzione, spesso del tutto inconsapevolmente, non si occupa della percezione dei bisogni ma cerca di mitigare i rischi intervenendo sull’organizzazione.

Andrea: Purtroppo, però questa strategia ha dei grossi limiti. Se non si conduce un’analisi approfondita e efficace dei fattori di rischio organizzativo si rischia poi di adottare misure che generano pesanti effetti collaterali, tra cui carenze operative nella gestione degli uffici e un pericoloso abbassamento della motivazione. 

Massimo: Del resto, è quello che dovrebbero fare i Piani triennali di prevenzione della corruzione: esplorare la dimensione organizzativa, identificare i rischi ed adottare misure di mitigazione solo in presenza di un rischio molto concreto. Purtroppo, però, i Piani si sono rivelati per la gran parte delle amministrazioni, una teoria infinita di adempimenti e probabilmente gli effetti collaterali hanno avuto la meglio sull’effettiva prevenzione della corruzione.

Andrea: Beh, se non possiamo intervenire sulla percezione dei bisogni e se la dimensione organizzativa non è sufficiente ad arginare queste dinamiche, forse potremmo agire su altri fattori.

Massimo: Ad esempio?

Andrea: La dimensione dei bisogni è piuttosto soggettiva. Invece la dimensione delle “relazioni” che gli agenti pubblici innescano per soddisfare i bisogni è un po’ meno soggettiva. Cioè, le relazioni sono visibili ed è possibile valutare l’intensità assoluta e percepita delle relazioni.

Massimo: Perciò, tornando alla nostra storiella. Difficilmente e fortunatamente non possiamo (e non dobbiamo) entrare nella testa del dottor Paolo Poi. Però, come organizzazione che si prende cura dei propri agenti, possiamo aiutarlo a decodificare correttamente gli scenari affinché diminuisca la probabilità di una errata valutazione e la stessa propensione dell’agente a manipolare se stesso e le situazioni.

Andrea: Dall’altra parte, possiamo agire sull’Ethos organizzativo. Se le regole sono chiare, se sono chiari gli interessi primari dell’organizzazione pubblica, è più difficile manipolare l’attivazione dello spazio etico, almeno quella parte che dipende dal gruppo sociale nel quale l’agente è inserito.

Massimo: E’ inutile dirti Andrea che tutto questo si può fare attraverso un investimento sulla leadership e sui programmi di formazione, anche se in questo secondo caso siamo decisamente in conflitto di interessi, io e te.

Andrea: Beh, di formazione se ne fa tanta sulla prevenzione della corruzione.

Massimo: Attenzione, Andrea! Si fa molto “aggiornamento professionale”, cioè si illustrano le modifiche alle norme e si descrivono procedure e regolamenti. Ma questa non è “formazione”. 

Andrea: E’ vero, per migliorare la qualità delle leadership e per aumentare la capacità di categorizzare correttamente gli scenari l’unica strada percorribile è la formazione valoriale, cioè la formazione con i casi ed i dilemmi etici.

Massimo: Qui siamo decisamente in conflitto di interessi, pertanto questa valutazione la lasciamo fare ai nostri lettori.

 

 


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

 

Il senso del Professor Baroni per i concorsi. Ovvero cambiare l’anticorruzione ripartendo dall’analisi delle relazioni

La concorsopoli umbra è uno spaccato mirabile dell’attuale configurazione dei rapporti tra politica e amministrazione, ma ci aiuta a capire molto di come le persone tendono ad usare in maniera tossica le relazioni della propria sfera privata e a sovrapporle a volte in maniera consapevole a volte inconsapevole con la sfera pubblica.

Platone affermava che ai guardiani della Repubblica avrebbero dovuto strappare dalle mani i figli per sottolineare il rischio della sovrapposizione tra sfera privata e sfera pubblica, ma noi non possiamo e non dobbiamo ragionare così. Abbiamo capacità di individuare, valutare e gestire il conflitto tra interessi della sfera privata (interessi secondari) e interessi della sfera pubblica (interessi primari).

Perciò al di là e al di fuori della solita retorica che vorrebbe che il problema dei concorsi fosse solo ed esclusivamente un problema di conflitto tra politica e amministrazione (nelle università tale dinamica potrebbe non esistere eppure si manipolano lo stesso i concorsi) proviamo a capire quali sono i meccanismi che intervengono su questo processo, mettendo sotto osservazione non tanto il processo organizzativo che il più delle volte risulta ineccepibile, quanto piuttosto la dinamica “bisogni-relazioni-interessi” che orienta le scelte degli attori di tale processo.

Ora vi proponiamo una carrellata di situazioni, alcune prodromiche ad eventi di corruzione, altre ad eventi di abuso d’ufficio, altre ad eventi non sanzionabili penalmente, altri non sanzionabili neppure disciplinarmente, ma che comunque generano rischio di corruzione nei concorsi.

Il Professor Baroni è a capo del Centro Interdipartimentale di Inutilità Pubblica, organismo, per l’appunto, interdipartimentale che lui stesso ha creato e che ha sviluppato fino a farlo diventare un Centro di ricerca, comunque inutile, ma di fama internazionale. Sull’orlo del pensionamento l’Università ha deciso di selezionare tramite concorso un nuovo Direttore.

Ovviamente il Professor Baroni non fa parte della Commissione di valutazione del concorso, ma conoscendo assai bene alcuni dei commissari per averli fatti partecipare ad alcune inutili ricerche, e vantando dei crediti relazionali, pone in essere diversi tentativi al fine di orientare la decisione finale a vantaggio di tal Giovan Battista Lo Schiavo, attuale factotum del Professor Baroni e candidato in pectore a sostituirlo.

Siamo dentro ad un caso di corruzione? Probabilmente sì. Ma quale è l’utilità, cioè il vantaggio del Professore? Qui ci possono essere situazioni assai diverse tra loro e che chiamano in causa bisogni e relazioni della sfera privata del Professore. 

Prima ipotesi. Forse l’unica che leggeremmo sulle pagine dei giornali a seguito di una eventuale emersione dell’evento di corruzione. Una volta affidato l’incarico a Lo Schiavo, in cambio quest’ultimo promette di “remunerare” il Professor Baroni con ulteriori incarichi o consulenze. Si stabilisce tra i due una relazione di scambio, un classico scambio corruttivo fondato sulla convergenza di interessi secondari. Il bisogno del Professor Baroni, in questo caso, verrebbe interpretato come la volontà di garantirsi ulteriori entrate economiche “come se non bastasse la pensione!!!“, tuonano i giornali.

Seconda ipotesi. Il Professor Baroni non è una persona disonesta né ha interesse a continuare a lavorare in eterno. Ha a cuore, tuttavia, la sua (inutile) creatura. Ha versato letteralmente il sangue per metterla in piedi e tirarla su e non vuole farla morire in mano a dei burocrati che nulla hanno a  cuore se non la regolarità formale di un concorso. Pertanto cerca di orientare la commissione per soddisfare un bisogno assai più profondo di quello economico. Questo bisogno, che noi chiamiamo di “generatività” ha che fare con la prosecuzione della propria vita professionale. L’eredità professionale assomiglia molto all’eredità familiare ed è presente soprattutto in persone che hanno investito e speso gran parte della vita nel lavoro. In questo caso, la relazione con Giovan Battista Lo Schiavo non è di scambio. Non si tratta di dare qualcosa ora per ricevere dopo. Siamo di fronte ad una relazione interpersonale molto stretta, che noi chiamiamo di “mentorship attiva” ed assomiglia molto alla relazione che esiste tra padre e figlio. Il mentore si assicura, attraverso una condotta distorsiva dell’imparzialità, la stabilizzazione del proprio Discepolo e, attraverso di lui, la prosecuzione della propria “vita” professionale. 

Terza ipotesi. In questa ipotesi capiremo perché il discepolo si chiama Giovanni Battista Lo Schiavo. Costui era un giovane neolaureato, quando entrò a far parte del Centro ed andava molto a genio al Professor Baroni, soprattutto per la grande disponibilità che gli mostrava e per la assoluta incapacità di essere assertivo nei suoi confronti. L’attaccamento di Lo Schiavo si fondava su un unico presupposto: “Quando me ne vado, ti metto al posto mio“.  Lo Schiavo, per questa frase pronunciata un giorno dal Professore si rende disponibile a qualsiasi attività istituzionale e collaterale, tanto che per un periodo, porta i figli di Baroni a scuola e li va a riprendere. Baroni, ovviamente, si è sempre sentito in debito con il ragazzo, che intanto si è fatto uomo. Cerca di fare quello che può. Chiama alcuni Commissari e si attiva per orientare il giudizio. Quale è la relazione che si sovrappone in questo caso? Siamo sempre all’interno di una relazione di scambio, un debito relazionale per la precisione. Ma molto diverso da quello, economico, della prima ipotesi. I MUNERA, cioè i doni che Lo Schiavo aveva elargito a Baroni devono essere remunerati in futuro. Quando si presenta l’occasione, Baroni sovrappone la relazione con Lo Schiavo che fa parte della sua sfera privata, con l’azione amministrativa, generando delle interferenze.

Quarta ipotesi. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con alcuni politici locali al fine di mantenere la sua posizione all’interno dell’Università. In quel contesto, infatti, non si muove foglia che non lo dica il notabile locale. Giovanni Battista Lo Schiavo è un giovane tirapiedi del suddetto notabile, al quale lo stesso Lo Schiavo ha dedicato tempo e dignità per una propria ambizione di carriera politica. Il politico locale ha “tollerato” che il Centro Interdipartimentale fosse gestito dal Professor Baroni, ma ora vuole qualcosa in cambio, pertanto “impone” al Professor Baroni quella che loro chiamano, in una intercettazione telefonica, la “tassa di successione”.

Quarta ipotesi bis. Il Professor Baroni ha nel tempo strutturato una rete di relazioni con operatori economici che hanno forti interessi nelle attività del Centro interdipartimentale. In particolare, da uno di questi soggetti ha ricevuto una serie di incarichi di collaborazione e numerosi benefit. Anche Giovanni Battista Lo Schiavo è legato al suddetto operatore economico. L’operatore economico non può lasciarsi scappare l’occasione di piazzare un suo uomo a capo del Centro per garantire continuità alla sua posizione di controllo. Pertanto “impone” a Baroni, in virtù del rapporto di (quasi) dipendenza che li lega, di operare al fine di assicurare la leadership a Lo Schiavo: “Ne trarremmo tutti beneficio“.

In queste due ipotesi (aggregate) si sovrappone una relazione della sfera privata del Professor Baroni, una specie di relazione di agenzia se ci pensiamo bene, alla relazione di agenzia pubblica. Baroni ha, allo stesso tempo, un Principale pubblico manifesto ed un Principale privato “occulto” a cui deve rendere conto promuovendone gli interessi.

Quinta ipotesi. “Qui comando io. Qui si fa a modo mio!!!” Il Professor Baroni è il centro di un sistema solare, intorno al quale ruotano una moltitudine di satelliti. Egli è all’interno di una relazione di agenzia con il suo Principale pubblico, in cui gioca il ruolo di “agente”. Tuttavia, una percezione esagerata del suo bisogno di autorealizzazione gli fa pensare che la relazione sia ribaltata: lui è il Principale, gli altri lavorano per lui, compreso il Direttore di Dipartimento, “quell’incompetente!

Sesta ipotesi. Tutti adorano Giovanni Mario Lo Schiavo. Tutti pensano, compreso il suo mentore, il Professor Baroni, che non si possa trovare miglior leader futuro per il Centro interdipartimentale. Lo Schiavo ha ormai in mano le relazioni istituzionali ed è di gran lunga il ricercatore più competente dell’Università. Il Professo Baroni ed il capo-dipartimento riterrebbero una sciagura che quel posto cadesse in mano ad un soggetto esterno, terrorizzati dal fatto che potrebbero ritrovarsi con un incompetente. Per questo, una sera si ritrovano con i commissari e pianificano una strategia per “blindare” Lo Schiavo. Purtroppo gli inquirenti, che sono sulle tracce di uno dei commissari, per altre vicende, ascoltano la conversazione e fanno scattare una retata. In questa ipotesi avviene qualcosa di ancora più peculiare. Non solo nessuno degli attori ottiene alcuna utilità economica, ma nemmeno viene a sovrapporsi la sfera privata di alcuno con quella pubblica. In questo caso, infatti, gli agenti decidono di premiare un interesse primario, cioè il buon andamento del Centro che verrebbe garantito dalla vittoria di Lo Schiavo e di eliminare l’altro interesse primario, cioè l’imparzialità dell’azione amministrativa che, nella loro visione alquanto distorta, metterebbe a rischio il funzionamento stesso dell’organizzazione. 

Potremmo andare avanti ancora per molto, ma abbiamo pietà dei vostri occhi e delle vostre orecchie.

Come potete notare, in molte di queste ipotesi non ci troviamo di fronte ad un evento di corruzione, dal momento che non è possibile ravvisare un’utilità a fronte del pregiudizio di un interesse primario. Tuttavia, l’inquinamento ab-externo dell’azione amministrativa (come definisce il PNA 2013 la corruzione) è presente e in grado di generare una vigorosa interferenza. 

Ma quello che è più evidente è la particolare complessità delle dinamiche relazionali che possono stabilirsi, crescere, mutare e, infine, “tossificare”. con il termine “tossificazione” noi intendiamo rappresentare l’uso strumentale delle relazioni che gli agenti talvolta operano al fine di soddisfare bisogni della propria sfera privata. 

Ci rendiamo anche conto che questa dimensione del rischio di corruzione è totalmente sconosciuta all’attuale architettura di prevenzione della corruzione che ANAC (e la legge 190/2012 con i PNA successivi) ha messo in piedi, tutta orientata a prendere in esame la dimensione organizzativa. Ebbene forse in nessun caso come nei concorsi, sia in ambito universitario sia in ambito clinico, dalla dimensione organizzativa si rischia di non tirare fuori alcuna anomalia, rendendo il lavoro di prevenzione di scarsa se non nulla utilità.

E allora, si può intervenire su questi fenomeni con la prevenzione della corruzione? 

Anche se comprendere la dinamica dei bisogni è essenziale per indagare il fenomeno corruttivo, tuttavia i bisogni sono oggetti piuttosto invisibili e sfuggenti. E’ assai complicato agire sulla percezione dei bisogni. Non si può entrare nella testa delle persone più di tanto. Se un Professore percepisce la fine della sua carriera professionale come la fine della vita stessa ha bisogno probabilmente di un sostegno psicologico, ma non possiamo condannare una persona per questo, né chiedergli di far emergere il suo conflitto interiore.

La prevenzione della corruzione dovrebbe esplorare elementi meno soggettivi, come le relazioni, cioè le tracce che le dinamiche tra bisogni lasciano, Le relazioni sono oggetti “misurabili”. I bisogni, invece, sfuggono alla valutazione soggettiva o intrapsichica, facilmente manipolabile o alterabile.

A volte le relazioni umane e professionali nelle quali siamo coinvolti sembra ci possano appagare pienamente per quelle che sono. Altre volte le consideriamo, anche inconsciamente, un mezzo per ottenere altro. Abbiamo dato un nome a queste dinamiche, soprattutto quando sono abbastanza intense ed idonee ad innescare eventi corruttivi, ovvero, “tossificazione della relazione”.

Nella realtà delle nostre organizzazioni fenomeni di questo tipo sono all’ordine del giorno. La nostra scarsa capacità di decodificare correttamente le relazioni e la sovrapposizione tra relazioni rappresenta il motivo della nostra scarsa capacità di individuare il fenomeno corruttivo prima che esso debordi in atti palesemente ed irrevocabilmente illeciti.

Il processo che chiamiamo di “concorsi e prove selettive” soffre enormemente di relazioni tossiche, di sovrapposizioni tra sfera privata e pubblica e, quindi, di conflitti di interessi. Come unica misura di prevenzione viene richiesto ai commissari di gara di compilare una dichiarazione in cui attestano di non essere in conflitto di interessi. Sembra più un meccanismo che le organizzazioni utilizzano per sviare la responsabilità.

Diversamente esse dovrebbero fornire supporto a chi interviene nel processo e a chiunque abbia interessi nel processo a categorizzare correttamente le relazioni della sfera privata e a misurare intensità assoluta e percepita di tali relazioni.

Per chi “tossifica” le relazioni, invece, non ci dovrebbe essere spazio all’interno della sfera pubblica. La tossificazione distrugge la relazione fondamentale tra Principale pubblico e agente, ma distrugge anche le relazioni private, mercificandole.

In effetti, se ci pensate bene, dareste fiducia ad un tizio che si mostra vostro amico per la pelle solo perché vuole arrivare a conoscere la vostra splendida sorella? 

LA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETA’ E NEGLI ENTI CONTROLLATI O PARTECIPATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

BADGE_SOC_PARTLA PREVENZIONE DELLA CORRUZIONE NELLE SOCIETA’ E NEGLI ENTI CONTROLLATI O PARTECIPATI DALLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Corso in modalità ELEARNING che mira a supportare le società e gli enti in controllo pubblico nel difficile percorso di allineamento alla normativa di prevenzione della corruzione. Il corso prevede moduli di tipo teorico, che approfondiscono le dinamiche dei fenomeni corruttivi; e moduli di tipo operativo, che si concentrano sui sistemi di gestione e sugli obblighi di legge.

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Tempi di fruizione: 8 ore
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In alternativa, contattare SPAZIOETICO (info@spazioetico.com) e verrete guidati nella scelta.

 

IL CORSO

Perché prevenire la corruzione nelle società e egli enti in controllo pubblico?

La normativa anticorruzione e le Linee Guida ANAC prevedono una applicazione degli obblighi di prevenzione anche nelle società e negli enti in controllo pubblico. Applicazione non facile, se si tiene conto dell’assetto privatistico di tali organizzazione, che in certi casi rende difficoltosa l’introduzione di ruoli e strumenti pensati per le pubbliche amministrazioni.

Tuttavia, la prevenzione della corruzione è un atto necessario di accountability e di responsabilità sociale, per le organizzazioni private finanziate con risorse pubbliche e che erogano servizi di pubblico interesse.

Spesso le società e gli enti partecipati o controllati dalla pubblica amministrazione sono il terminale di dinamiche di corruzione sistemica, che interferiscono con l’autonoma gestione dei processi di supporto (approvvigionamento, consulenze, assunzioni di personale, contabilità e gestione societaria) e danneggiano l’organizzazione, i cittadini e i soci.

Per gestire in modo efficace questo rischio, è necessario tenere in considerazione non solo gli adempimenti richiesti dalla normativa, ma anche le best practices internazionali, proposte dalle norme ISO sui sistemi di gestione del rischio (ISO 31000 e ISO 37001)  

 

A chi è rivolto?

A tutte le società e gli enti controllati o partecipati dalla pubblica amministrazione.

In particolare, il corso è rivolto alle società in house  che gestiscono servizi di pubblico interesse (trasporto pubblico, gestione dei rifiuti, gestione reti, ecc …) e che forniscono beni e servizi alla pubblica amministrazione.

Il corso è anche rivolto alle amministrazioni controllanti, che vogliano identificare chiaramente gli obblighi e le strategie che devono essere adottate dalle proprie società controllate.

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Organizzazione del corso

  • La Teoria dell’Agenzia
  • Asimmetrie informative
  • Il conflitto di interessi
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Le Linee Guida ANAC e il Piano Nazionale
  • Modelli 231 e Misure Integrative di Prevenzione
  • Il sistema di prevenzione della corruzione ISO 37001
  • CASI DI STUDIO

 

 

 

 

IL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE. SCHEDA PRODOTTO ELEARNING

 

BADGE_Codice_sorgenteIL CODICE SORGENTE DELLA CORRUZIONE.
Una lettura del fenomeno corruttivo attraverso il modello «evolutivo» proposto da @SPAZIOETICO

Corso in modalità ELEARNING che guida guida agenti pubblici e organizzazioni alla corretta comprensione del “fenomeno corruttivo”.

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IL CORSO

Perché c’è bisogno di “un modello evolutivo”?

In Italia la Legge n. 190/2012 e tutti i Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC si occupano di prevenire il rischio di corruzione, non di gestire le dinamiche corruttive. E quindi sono orientate in modo prioritario ad introdurre politiche di controllo dell’azione amministrativa  e obblighi di trasparenza.

Sul fronte della repressione del fenomeno, invece, la strategia è introdurre forme sempre più forti di disincentivazione, aumentando le sanzioni penali, le pene accessorie e le sanzioni interdittive per le persone e le aziende riconosciute colpevoli di reati contro la pubblica amministrazione; potenziando il contrasto alla corruzione sul fronte delle indagini penali (agenti sotto copertura e intercettazioni); e infine rendendo più difficile l’accesso alle misure alternative di detenzione, al lavoro all’esterno del carcere e ai permessi premio peri cittadini che scontano una condanna per peculato, concussione, corruzione, induzione indebita. Sono queste, in estrema sintesi, le misure di repressione della corruzione introdotte dalla recente Legge n. 3/2019 (“Legge Spazza-corrotti”).

Nell’ottobre 2012, Jesper Johnsøn, Nils Taxell and Dominik Zaum hanno mostrato in una ricerca che solo in un numero irrilevante di casi le politiche di contrasto alla corruzione messe in campo dagli Stati hanno avuto successo. Nonostante siano state adottate convenzioni internazionali, normative nazionali e tutta una serie di misure, i numeri sono piuttosto sconfortanti.

Perché non funzionano?

La nostra tesi è che le politiche anticorruzione non funzionano, perché si basano su un modello teorico che spiega solo parzialmente il fenomeno corruttivo, ma che le orienta in modo assoluto a privilegiare la dimensione organizzativa della corruzione. Esse, infatti, sono state costruite esclusivamente sulla base del modello Principale-Agente.

Perché le persone si corrompono? Nessuno dei Piani Nazionali Anticorruzione approvati da ANAC cerca di rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile. Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevedere le dinamiche corruttive.

Dove sono i corrotti? Ce lo chiedono spesso le persone che partecipano ai nostri corsi. Persone che si sentono oneste e che vedono attorno a loro persone oneste. E se magari hanno conosciuto, nella loro vita lavorativa, un Agente pubblico disonesto, queste persone si chiedono se tutti abbiamo un prezzo, oppure se i corrotti sono delle “mele marce”, delle anomalie, delle persone nate male.

Perché le persone si corrompono?

Qualsiasi esperto di anticorruzione rimane muto davanti a questa domanda. Il non detto delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza saperlo.

Il non detto delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il “Modello Evolutivo”.

 

A chi è rivolto il corso?

Ai Responsabili della Prevenzione della Corruzione (RPCT) e a tutti gli agenti e le organizzazioni pubbliche

 

Tempi di fruizione

I tempi di fruizione per questo corso sono stimati in 8 ore

 

Contenuti del corso

  • Il Modello Principale-Agente
  • Il Modello Evolutivo
  • Corruzione spicciola, amministrativa e sistemica
  • Processi, interessi e valori: il triangolo della corruzione
  • Decisioni critiche, conflitto di interessi e dilemmi etici
  • Lo spazio economico
  • Lo spazio etico
  • Lo spazio delle regole
  • I pattern relazionali
  • Il codice sorgente della corruzione

 

 

 

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