@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Divagazioni estive (4): cosa c’entra la LIBERTA’ con il CONTROLLO?

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Questa quarta divagazione estiva (da leggere sotto l’ombrellone o perlomeno davanti a un ventilatore) parla di un triste fatto di cronaca: il crollo del Ponte Morandi di Genova.

Non siamo ingegneri e quindi non cercheremo colpevoli o motivazioni. Invece ci occupiamo di prevenire la corruzione. E quindi possiamo fare solo fare una semplice constatazione: non è vero che ogni volta che crolla un ponte è colpa della corruzione. Non è sempre un problema di tangenti e opere pubbliche costruite male. Le opere pubbliche possono essere anche costruite benissimo, ma nel tempo hanno bisogno di manutenzione e, soprattutto, di controlli. Che spesso non vengono fatti o vengono fatti male. Si chiama mala-gestio e può fare tanti danni quanti ne fa la corruzione. Ne abbiamo parlato parecchio nei nostri corsi di formazione, ad esempio, quando la FUNZIONE di CONTROLLO viene progressivamente disattivata (mala-gestio) a causa dell’interferenza di interessi secondari o di interferenze politiche.

La “funzione di vigilanza e controllo“, in effetti, non sta troppo simpatica ai politici. Avete mai sentito un politico durante una campagna elettorale rivolgersi ai potenziali elettori con le seguenti parole: “Se mi eleggerete, vi prometto di controllarvi e se troverò irregolarità, di sanzionarvi adeguatamente“. No, non credo. Fateci caso, quando i politici promettono di esercitare una “attenta e puntuale vigilanza” hanno in mente, ad esempio, i migranti, cioè individui che non possono votare.

Bridge collapsed on Genoa highway

Il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli, ha prontamente costituito una commissione di inchiesta. E ha fatto sicuramente bene. Ma poi L’Espresso fa una inchiesta sui componenti della commissione di inchiesta e scopre che  il Ministero ha affidato inchiesta su Ponte Morandi a tecnici che 6 mesi fa notarono i rischi e non fecero nulla per impedire il crollo. E questo non è un bene. Si chiama conflitto di interessi. Il conflitto di interessi non è corruzione, ma interferisce con il buon andamento della pubblica amministrazione e può degenerare in corruzione.

Come riporta l’articolo, alcuni relatori INTERNI del Ministero delle Infrastrutture si sono visti autorizzare dal Ministero incarichi da parte della società autostrade e questo li pone in palese conflitto di interessi, anche se si fosse trattato di incarico gratuito: “L’autorizzazione agli incarichi esterni di coordinamento lavori o collaudo per imprese private è una prassi ministeriale. Una consuetudine di tutti i governi“. Comportamento assai discutibile vista la particolarità della “funzione di vigilanza”. Sappiamo bene, tuttavia, come in molte amministrazioni sia prassi autorizzare incarichi extraistituzionali a soggetti che incarnano ruoli di vigilanza. In questo modo il controllante si confonde con il controllato.

In qualche modo, sembra che per poter esercitare adeguatamente la funzione di vigilanza e controllo, occorra essere LIBERI

Il crollo del Ponte Morandi ha ucciso 43 persone e diviso in due Genova  e la Liguria.

Ci sono diverse città che sono state divise per varie ragioni, da circostanze storiche o da eventi naturali.

Ad esempio, Berlino è stata divisa in due per molto tempo. Per l’esattezza, dal 1961 al 1989.

Esiste una qualche analogia tra le vicende di Genova e Berlino?

Genova è stata divisa in due dal crollo di un’opera pubblica strategica: un viadotto dell’autostrada A10, che collega il nord Italia al sud della Francia. Berlino, invece, è stata divisa da un muro che era anch’esso un’opera pubblica strategica per la Repubblica Democratica Tedesca e che ha causato un numero ancora imprecisato di vittime: tra 192 e 239 cittadini della Germania Est, uccisi mentre cercavano di attraversarlo. 

La caduta del Muro di Berlino è (a torto o ragione) un simbolo di libertà: simboleggia la riunificazione di un popolo e la fine del comunismo sovietico, mentre la caduta del Ponte Morandi, con i conflitti di interessi che si porta dietro, sembra, piuttosto, un simbolo di costrizione e di assenza di libertà

Può sembrare un paradosso, ma la LIBERTA’, in una democrazia si esercita soprattutto rendendo efficace l’azione di vigilanza e controllo. Lo stato di salute di una democrazia, diremmo, si valuta sulla capacità di una comunità di esercitare una attenta vigilanza sulla legalità delle azioni dei propri rappresentanti e dei cittadini in generale. Ma lo sappiamo che controllare non va di moda. E allora teniamoci questa pseudo-democrazia in cui la libertà è, come in una vecchia gag di Corrado Guzzanti, la condotta secondo cui: ““Facciamo un po’ come c***o ci pare!”

Divagazioni estive (3): tra Privacy e Trasparenza…

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

In questa terza divagazione estiva (da leggere sotto l’ombrellone oppure in casa, preferibilmente davanti a un ventilatore) abbiamo deciso di rendere omaggio a Italo Calvino e di parlare della relazione tra privacy e trasparenza. Relazione che oggi assume sempre di più la forma di un conflitto insanabile. Ma forse, a ben guardare, privacy e trasparenza sono le due facce di una stessa medaglia: la medaglia della gestione delle informazioni, che genera rischi ed opportunità. Buona lettura.


LE CITTÀ‘ IMPROBABILI (OMAGGIO AD ITALO CALVINO)

Passeggiando nel vasto giardino pensile costruito sul tetto della sua reggia, il Gran Kan guardava in silenzio le ombre lunghe delle cose al tramonto.

“E’ il tramonto che getta le ombre, come reti, sul mondo?” chiese il Gran Kan a Marco Polo “Oppure siamo noi ad essere gettati dentro la luce?”. Marco Polo non rispondeva mai alle prime domande che il Gran Kan gli rivolgeva. Perché sapeva che il Gran Kan gli avrebbe fatto subito una seconda domanda per rispondere alla sua prima domanda e una terza per rispondere alla precedente, fino ad arrivare alla domanda vera.

“E’ meglio la luce o l’ombra?”. Quella era la vera domanda del Gran Kan davanti al tramonto. “Devo cogliere il frutto di questo albicocco, che arrossisce nella luce dell’estate, oppure devo sedermi all’ombra dell’albicocco, per prendere un po’ di frescura?”

“Mio Sire” rispose Marco Polo “durante i miei viaggi ho visto persone che durante il giorno mangiavano albicocche, oppure persone sedute all’ombra degli albicocchi o ancora persone che mangiavano albicocche sedute all’ombra degli alberi. Ma non ho mai visto nessuno mangiare frutta o riposarsi all’ombra durante la notte

Il Gran Kan abbandonò il tramonto e scrutò lo straniero negli occhi. Marco Polo abbassò lo sguardo e continuò a parlare: “Senza la luce non c’è ombra. E non possiamo scegliere la luce senza scegliere anche l’ombra. La luce rimbalza sulle stoffe della tua veste preziosa ed entra nei miei occhi. E nella mia mente questo rimbalzo diventa il colore verde e dorato della tua veste di seta. La luce rimbalza sulla tua veste e il tuo corpo ferma la luce. Anche questo silenzio della luce entra nei miei occhi e questo silenzio diventa un’ombra nella mia mente.”

“Ma è meglio la luce o l’ombra?” chiese ancora il Gran Kan, che quando arrivava alla sua prima domanda, non poteva far altro che ripeterla ogni volta uguale, in attesa di avere una risposta

E Polo: “Ogni nostro sguardo getta nel mondo le ombre inseme alla luce. Il rischio insieme all’opportunità. Per il borseggiatore nascosto nei vicoli tortuosi di una città, la luce è un rischio e l’ombra è una opportunità. Ma per il passante derubato l’ombra del vicolo è stata un rischio e la luce della piazza sarebbe stata un’opportunità”

“Ora ho capito” concluse il Gran Kan “La luce e l’ombra si scambiano le parti di ora in ora, di luogo in luogo. Di persona in persona. E ad ogni sguardo vediamo i rischi e le opportunità ballare abbracciati”.

E quella sera Marco Polo raccontò al Gran Kan di città improbabili, di come sguardi diversi costruiscono diverse città.
Le città e gli sguardi: Privazia

Si dice che gli abitanti di Privazia, un tempo, avessero nomi che li distinguevano. Adesso si chiamano tutti “Omissis” oppure “Ehi-tu!”. Ma questo non è sicuro: gli abitanti di Privazia, infatti, distruggono tutto ciò che contiene dati personali: lettere, libri, fotografie, documenti. Persino le ordinanze e le leggi promulgate dai suoi Governatori vengono distrutte, non appena cessano dalla loro carica. E i giornali del giorno prima vengono raccolti di casa in casa e mandati al macero, sostituiti dai giornali del giorno dopo. La città è stata costruita dai suoi abitanti sul fondo del cratere di un grande vulcano spento.

Così il viandante che arriva a Privazia di prima mattina si lascia il sole alle spalle, mentre scende gli innumerevoli gradini scavati nella lava, che conducono al centro della città. Quando arriva davanti alle mura, il suo passaporto viene bruciato dalle guardie. Perché il viaggio a Privazia è senza ritorno. E i suoi occhi devono abituarsi all’oscurità, allo stridore delle auto senza targa che investono i pedoni, alla gente che si imbuca a caso ai pranzi di matrimonio, perché il nome degli sposi non è mai scritto sulle partecipazioni.

Dopo qualche tempo, anche il viandante non ricorda più il suo nome. Perché Privazia, città che ha deciso di chiudere gli occhi, ruba lo sguardo anche a chi vorrebbe vedere.
Le città e gli sguardi: Trasparenzia

Se fuggi da Privazia e risali di nascosto il cratere, ti basterà percorrere pochi metri e arriverai a Trasparenzia. Non ti accorgerai di essere entrato in città, perché non ci sono mura che la difendono. E vedrai che fuori dalle case ci sono degli enormi citofoni, che ti danno tutte le informazioni riguardo alle persone che ci vivono: il nome del capo famiglia di ogni famiglia, ma anche il nome della moglie, dei figli e dei parenti fino al terzo grado. Oltre all’albero genealogico di ciascuna persona, sul citofono è indicata anche la professione svolta, il reddito annuo e l’orientamento sessuale. I citofoni di Trasparenzia sono davvero enormi e riuscire a trovare il bottone giusto da schiacciare è un bell’affare. Ma tanto i palazzi e gli appartamenti non hanno le porte. E quindi puoi entrare senza suonare.

Le fanciulle di Trasparenzia indossano vesti succinte di stoffa trasparente. E quindi all’inizio ti innamorerai di ciascuna di loro. Ma poi capirai quanto è difficile amarsi a Trasparenzia. La città, infatti, non ha segreti, e quando un uomo incontra una donna non le fa la corte: le fa la disclosure. Le chiede la misura della vita e dei fianchi, la taglia del reggiseno e il nome di tutti i suoi ex fidanzati. E lui deve dichiarare se vuole fare sesso e basta, oppure avere una relazione stabile.

Per le strade le videocamere accese a tutte le ore sono lì per ricordarti che “più attentamente sarai osservato e meglio ti comporterai!”. Un giorno magari ti stuferai di questa città senza segreti e vorrai tornare nel cratere. In molti fanno così: passano la vita a fare avanti e indietro tra Privazia e Trasparenzia. Le due città si scambiano gli abitanti. E gli abitanti buttano via tutto, quando passano da una città all’altra. Un ragazzo e una ragazza vivevano a Trasparenzia. Poi lei emigrò a Privazia. Lui le scrisse mille lettere d’amore, chiedendole “come stai?”. Ma lei bruciava le sue lettere e, per questioni di riservatezza, non forniva dettagli della sua vita a Privazia.

Le due città si stanno avvicinando ogni giorno di più. Trasparenzia non ha mura e si allarga. Un giorno assedierà Privazia, circonderà con le sue case il suo cratere. Le due città allora forse si guarderanno. Ma senza vedersi.

Divagazioni estive (2): le facce della corruzione

Mr Sleazy & Mr Wolf

Oggi vi proponiamo la nostra seconda “divagazione estiva”, da leggere sotto l’ombrellone. Oppure in casa (preferibilmente davanti a un ventilatore).

Molti ricorderanno quella “pubblicità progresso” del 1990, che diceva “AIDS, se lo conosci non ti uccide… Se lo conosci lo eviti”. Che, tra l’altro, nel 1993 finì nel mirino del Pool di Mani Pulite per una presunta tangente versata dalla Fininvest al Ministro della Sanità De Lorenzo (ma di cui nessuno è stato riconosciuto colpevole).

Qualcosa di simile si può dire della corruzione:

PUBBLICITà PROGRESSO

Conoscere la corruzione è il “cuore del problema”. Bisogna definirla. Senza usare i tecnicismi del codice penale, ma anche senza cadere nella semplificazione implicita nelle definizioni contenute nei PNA 2013 e 2015:

  • “abuso da parte di un soggetto del potere a lui affidato al fine di ottenere vantaggi privati” (PNA 2013),
  • “assunzione di decisioni devianti dalla cura dell’interesse generale a causa del condizionamento improprio da parte di interessi particolari” (PNA 2015).

Alcune notizie (finite recentemente su tutti i giornali cartacei e on-line) dimostrano chiaramente che entrambe le definizioni, pur essendo corrette, danno una rappresentazione troppo indifferenziata del fenomeno:

  • Nuovo Stadio della Roma. In questa vicenda la corruzione si genera dalla necessità di far combaciare gli interessi pubblici con quelli privati e da un mediatore incaricato informalmente dalla Giunta di tenere i contatti con i palazzinari della Capitale.
  • Torino: clienti in cambio di auto e cene. Un appuntato dei Carabinieri, in servizio presso il Tribunale di Torino si sarebbe adoperato per portare clienti a un avvocato e l’avvocato lo ha ricompensato rendendogli più facile la vita: interventi gratuiti da parte di un oculista, sconti presso una concessionaria d’auto usate, cene gratis al ristorante.
  • Basilicata: corruzione nelle aziende sanitarie locali. Il potere politico nomina, fiduciariamente, i Direttori Generali e i Commissari delle aziende sanitarie locali. E questi ultimi si “sdebitano”, manipolato concorsi pubblici e consulenze, per favorire candidati e professionisti raccomandati dalla politica.

La corruzione, insomma, ha molte facce diverse tra loro. E noi ve le vogliamo raccontare.
LE FACCE DELLA CORRUZIONE
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Mr Wolf e la Corruzione Sistemica. Risolveva problemi. In casa d’altri. Per questo l’avevano soprannominato Mr. Wolf, come il personaggio di Pulp Fiction. Ma anziché occuparsi di automobili piene di sangue, l’avvocato Luca Lanzalone si occupava di mettere a posto i casini della politica. Prima a Genova e a Crema (entrambe guidate dal PD) poi a Livorno e a Roma, con i 5 Stelle. A suo carico ci sono solo ipotesi di reato. Le indagini e l’eventuale processo potrebbero dimostrare la sua totale innocenza. Tuttavia, Lanzalone, il Signor Wolf de Noantri, è suo malgrado diventato il simbolo di un particolare tipo di corruzione: quella sistemica (altrimenti nota come “political corruption“). La corruzione sistemica spesso non agisce direttamente sui procedimenti amministrativi, ma agisce a monte (nelle stanze dei bottoni ) e li governa dall’esterno: le interferenze e le convergenze tra gli interessi pubblici e privati influenzano le priorità della pubblica amministrazione, l’allocazione delle risorse e persino l’adozione delle leggi, nazionali e regionali. E’ una corruzione molto difficile da identificare, perché i diversi attori dialogano tra loro in modo indiretto, servendosi di mediatori (i cosiddetti faccendieri), che mettono a disposizione della rete corruttiva il loro patrimonio di conoscenze, informazioni e competenze. In molti casi non intacca la legittimità dei processi della pubblica amministrazione: i processi sono gestiti rispettando tutte le leggi, tutte le procedure; e tutti gli obiettivi della pubblica amministrazione vengono raggiunti … ma qualcosa, la corruzione sistemica, ha manipolato: la legge, le procedure e le logiche di programmazione.
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Mr Sleazy: la Corruzione Spicciola. Nessuno ha mai dedicato sequenze di film a Mr. Sleazy (il “Signor Squallido“), ma ne abbiamo parlato spesso nei nostri casi. Mr. Sleazy è un farabutto ed un opportunista: agisce “ai margini” della pubblica amministrazione, laddove sa che nessuno lo vede, e si inventa piccoli espedienti, approfittando del proprio ruolo di pubblico ufficiale. Mr. Sleazy ha molte facce, che raccontano tutta la bassezza della corruzione spicciola. Ha la faccia del carabiniere, che procura clienti all’avvocato e chiede in cambio cene gratis. Ha la faccia dell’ispettore sanitario, che chiede denaro agli esercizi commerciali (“tu mi paghi e io ti avviso prima di fare un’ispezione“) e poi si gioca tutta la mazzetta alle slot machine. Ha la faccia della funzionaria che usa la macchina del Comune per fare la spesa; dell’infermiere che avvisa l’impresa funebre quando un paziente muore; del responsabile del settore finanziario che si paga lo stipendio due volte. Il paragone con Mr. Wolf non regge: Mr. Wolf è un professionista della corruzione, Mr. Sleazy, invece, è un “morto di fame”, un accattone, un parassita. I due frequentano posti diversi e non si possono davvero soffrire. Se Mr. Wolf deve chiedere aiuto a qualcuno, per portare a buon fine i suoi affari, non si rivolge a Mr. Sleazy… Ma a Mr. Burocrate, cioè al “tecnico” della corruzione.
Anger management problems

Mr Burocrate: la Corruzione Amministrativa. Mr. Burocrate è bravissimo nel suo lavoro. Tutti riconoscono le sue competenze e la sua capacità di raggiungere gli obiettivi assegnati dalla sua amministrazione. Conosce molto bene le norme, le procedure e le prassi che regolano il suo settore. Le conosce talmente bene, da riuscire a manipolare i processi, per favorire interessi privati. Per poter agire indisturbato, Mr. Burocrate ha bisogno di due cose:

  • deve avere il potere di gestire i processi (o alcune fasi dei processi),
  • i processi che gestisce devono devono essere vulnerabili.

Mr. Burocrate è il simbolo della corruzione amministrativa, cioè di quella corruzione che si annida “nelle pieghe” dei procedimenti della pubblica amministrazione e che inquina gli appalti, le autorizzazioni, le concessioni, le attività di controllo e tutte le altre aree a rischio generali e specifiche, identificate dalla L. 190/2012 e dai Piani Nazionali Anticorruzione. Mr. Burocrate va d’accordo con tutti: con Mr. Wolf, da cui può ricevere protezione e nuovo potere; ma anche con Mr. Sleazy. Spesso Mr. Sleazy è un collaboratore di Mr. Burocrate e Mr. Burocrate tollera le sue bassezze per renderlo proprio complice.

Stiamo semplificando, ovviamente: Wolf, Sleazy e Burocrate non esistono. Spesso, nella realtà, i confini tra corruzione sistemica, amministrativa e spicciola sono sfumati un singolo fenomeno corruttivo può avere tratti che rimandano a tutti i tipi di corruzione. Tuttavia, se accettiamo questa semplificazione, possiamo scoprire cose interessanti sulla corruzione
CONTESTO ESTERNO E CONTESTO INTERNO

contesto interno_esterno

I termini contesto esterno e contesto interno sono entrati nel vocabolario di tutti gli RPCT dopo l’approvazione del PNA 2015. Il Contesto interno, da tenere in considerazione per la valutazione del rischio corruttivo, è l’organizzazione; mentre il contesto esterno è l’ambiente in cui l’organizzazione è inserita: l’ambiente che la pubblica amministrazione governa e con cui interagisce.

Corruzione Sistemica, Amministrativa e Spicciola interagiscono in modi molto diversi con il contesto interno ed esterno. Usando una metafora medica, potremmo dire che Mr. Wolf, Mr. Sleazy e Mr. Burocrate sono agenti patogeni che aggrediscono parti diverse dell’organismo (organizzazione+ambiente).

COMPLETO

La Corruzione Amministrativa (Mr. Burocrate) è “specializzata” ad aggredire il contesto interno. Manipola i processi, sfruttando le loro vulnerabilità. La Corruzione Sistemica (Mr. Wolf) agisce invece a cavallo tra organizzazione e ambiente: è un meccanismo di regolazione degli interessi che “circolano”nel contesto interno ed esterno. La Corruzione Spicciola, infine (Mr. Sleazy), è una specie di parassita che approfitta dell’organizzazione, per accumulare utilità provenienti dall’ambiente. Questo ultimo tipo di corruzione dipende fortemente dal fattore umano:dalla qualità dell’agente pubblico. Dalla sua onestà. In generale dai suoi valori.

Anche in questo caso stiamo semplificando. Ma questa semplificazione ci consente di capire una serie di cose:

  • La mappatura dei processi e la valutazione del rischio di corruzione possono (sempre se correttamente eseguiti) identificare solo la Corruzione Amministrativa;
  • La Corruzione Spicciola potrebbe sfuggire alla mappatura dei processi (che non prende del tutto in considerazione la qualità degli agenti pubblici) e si può prevenire agendo sul piano etico e favorendo le segnalazioni di condotte illecite da parte dei dipendenti (whistleblowing) e dei cittadini;
  • La Corruzione sistemica è invisibile, perché gli accordi corruttivi possono generarsi fuori dall’organizzazione e poi scaricarsi sui processi; ma può essere contrastata monitorando i processi attraverso indicatori di anomalia, per identificare tempestivamente eventuali condotte illecite.

GOVERNARE, SUPPORTARE E OPERARE

Ma proseguiamo il cammino dentro la nostra metafora medica:

  • corruzione = agente patogeno.

I tre mister della corruzione, quando aggrediscono il contesto interno, prendono il controllo di specifiche funzioni dell’amministrazione. Fuor di metafora:

  • La Corruzione Spicciola interferisce con le funzioni operative (che eseguono il processo) e non deve necessariamente distorcere la struttura dei processi.
  • La Corruzione Amministrativa aggredisce le funzioni di supporto (quelle che rendono possibile l’esecuzione del processo) e quasi sempre manipola i criteri decisionali, le prassi, le procedure e le informazioni.
  • La Corruzione Sistemica, infine (come abbiamo visto) sorge e si sviluppa quasi sempre fuori dall’organizzazione ed aggredisce le funzioni di governo (funzione legislativa, allocazione delle risorse, programmazione strategica,programmazione operativa, ecc…).

I tre tipi di corruzione possono ricorrere anche nello stesso processo, ma localizzate in punti diversi. Prendiamo il caso dei processi di controllo esterno (ispezioni presso le aziende, controlli anagrafici, sopralluoghi presso i cantieri, ecc…)

controlli 1

I controlli sono un processo complesso,costituito da attività di diverso tipo:

  • Attività operative: l’esecuzione del controllo;
  • Attività di supporto alle attività operative: gestione delle segnalazioni, campionamento, assegnazione del controllo, gestione delle sanzioni e del contenzioso;
  • Attività di governo del processo: programmazione e controlli interni.

Adesso possiamo fare un gioco: “Indovina dove?” Cioè: indovina dove colpirà ciascun tipo di corruzione….

Indovina-chi

controlli 2

Mr. Sleazy agisce sempre alla periferia dei processi e quindi aggredirà l’esecuzione del controllo, che è una attività operativa. Potrebbe anche manipolare le attività successive al controllo (gestione delle sanzioni e contenzioso) o cercare di pilotare l’assegnazione dei controlli, ma per fare queste cose deve avere la complicità di Mr. Burocrate.

controlli 3

Mr. Burocrate è in grado di manipolare tutte le attività di supporto: dalla gestione delle segnalazioni alla gestione del contenzioso. Quindi il rischio di Corruzione Amministrativa è molto diffuso nei processi di controllo. L’azione di Mr. Burocrate si può estendere anche alle attività di governo del processo e incidere sulle logiche di programmazione delle attività e dei controlli. Tuttavia, il vero pericolo per le attività di governo è rappresentato da Mr. Wolf.

controlli 4

A Mr. Wolf non piace “sporcarsi le mani” dentro i processi. Preferisce manipolare i processi dall’esterno, agendo sulla fase di programmazione. In questo modo può, a suo piacimento, non far partire i controlli oppure indirizzarli dove vuole lui. Mr. Wolf non manipola le logiche di programmazione: lui decide le logiche di programmazione. La corruzione sistemica è invisibile perché può incidere sulla normativa di settore (può cambiare le leggi), sugli obiettivi strategici e sulla destinazione delle risorse umane e finanziarie. In questo modo il processo viene eseguito correttamente, ma ad essere corrotte sono le regole che guidano il processo.

Vogliamo chiudere questa seconda divagazione estiva senza proporre delle soluzioni. Ma solo proponendo una cosa: qualunque misura di prevenzione deve tenere conto della complessità dei fenomeni corruttivi ed adattarsi alle loro dinamiche.

La L. 190/2012 non è in grado di prevenire una corruzione diversa da quella amministrativa. E alcune recenti proposte,come l’introduzione del DASPO ai corrotti o degli agenti provocatori non ci sembrano idonee ad arginare un fenomeno così complesso.

La corruzione “SPICCIOLA”

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Torino, corruzione in procura: 7 accusati. “Carabiniere forniva assistiti a penalista in cambio di lavoro per i figli e auto”.

(Fonte: https://www.ilfattoquotidiano.it/

E’ il titolo che abbiamo scelto oggi, 21 giugno 2018: un caso esemplare di “ORIENTAMENTO AL PRIVATO”, una condotta che un agente pubblico non dovrebbe tenere.

Una storia di piccola corruzione: c’è l’appuntato che si adopera per portare clienti a un avvocato e l’avvocato lo ringrazia rendendogli più facile la vita: ed ecco che entrano in scena il medico che esegue gratuitamente l’intervento agli occhi, il concessionario che fa un buon prezzo, il ristoratore che offre la cena a 18 persone. Il barista perseguitato da un poliziotto, che si rivolge al carabiniere, che conosce l’avvocato giusto. Un intricato sottobosco di miseria umana. Piccoli problemi, piccoli guadagni, piccoli ricatti, piccoli favori…

Stiamo parlando di “interessi-guida” che, in questo caso, nulla hanno a che fare con l’ambizione di gestire un potere o far parte di una ristretta cerchia elitaria, come nel caso di Roma. Si posizionano, più che altro, nella parte inferiore della piramide di Maslow,

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nella soddisfazione di interessi primari, come la sicurezza, propria e della propria famiglia. In questi casi si usa anche il termine “petty corruption“, per intendere la corruzione “spicciola” così diversa dalla corruzione “sistemica” eppure così tanto diffusa.

Questa commedia torinese suggerisce un interrogativo inquietante: qual era il senso della vita di queste persone? Per cosa vivevano? 

Probabilmente, la vita di queste persone non andava da nessuna parte in particolare: tiravano a campare. A stare un po’ meglio del proprio vicino di casa. Ad annegare il più tardi possibile. Una vita da randagi che frugano nei rifiuti. 
Una vita guidata dai bisogni più banali: cambiare la macchina, curarsi gli occhi, andare fuori a mangiare. 

È questa la “dimensione etica”, la questione morale, che chi si occupa di prevenzione della corruzione deve affrontare. Non tanto la mancanza dei valori dell’etica pubblica, bensì la caduta e la crisi di qualunque valore. Di qualunque sogno, idea, sentimento in grado di fare allargare lo sguardo, dare un senso, una direzione, alla vita. 

Senza valori siamo come pesci che si dimenano in una pozzanghera. Soffochiamo nel presente. Abbiamo perso quell’oceano chiamato futuro. E senza futuro non c’è responsabilità. E quando si diventa irresponsabili, la corruzione non sembra più un problema. Anzi, sembra un’ottima opportunità. Se sei dalla parte giusta. Che poi è la parte sbagliata: quella del corrotto o del corruttore. Ma tu non sai che è sbagliata, perché sei già morto dentro.

 

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