SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Verso un “Modello Evolutivo” per la prevenzione della corruzione

“La nostra indagine non è diretta verso i fenomeni, ma verso le ‘possibilità’ dei fenomeni”.
(Ludwig Wittgenstein – Ricerche Filosofiche, § 90)

 

ciclo divita dei lepidotteri

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

1. “Dove sono i corrotti?”:  il Modello Evolutivo

Abbiamo concluso il post precedente, promettendovi un un nuovo modello di lettura ed interpretazione del “fenomeno corruzione”. Lo faremo in questo post, partendo da un (finto) articolo di giornale:

newspaper (2)

Perché le persone diventano disoneste? Nessuno dei Piani Anticorruzione approvati dalle singole amministrazioni, anche in conformità con i Piani Nazionali di ANAC, riesce a rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile.

Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevenire le dinamiche corruttive….

Il “non detto” delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza nemmeno saperlo. Il “non detto” delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il cosiddetto “Modello Evolutivo”.

In questo post cercheremo di spiegare. con una necessaria sintesi, in cosa consiste questo nuovo (o forse vecchio) modo di osservare il fenomeno corruttivo. Nel prossimo post, invece, affronteremo il nodo di come applicare questo modello all’interno dell’architettura di prevenzione della corruzione. Per ragioni di sostenibilità dell’articolo non potremo illustrare le nostre ipotesi come solitamente facciamo con una serie di casi ed esemplificazioni. Pertanto, il lettore dovrà, in alcune circostanze, fidarsi di tali affermazioni nell’attesa di una nostra illustrazione più ampia e completa, che contiamo comunque di realizzare in un prossimo futuro.

Il Modello Evolutivo cerca di spiegare l’origine e lo sviluppo degli eventi corruttivi attraverso un percorso che, partendo dalla dimensione relazionale, attraversa la dimensione etica e si conclude all’interno della dimensione organizzativa. Un quadro d’insieme del modello è rappresentato nella figura seguente:

flusso modello evolutivo

Figura 1: il Modello Evolutivo

Il termine “evolutivo” non deve trarre in inganno: l’evoluzione spesso è considerata un sinonimo di progresso. L’evoluzione di un evento corruttivo, invece, porta soltanto danni. Il termine, quindi, deve essere inteso in linea con il significato del verbo latino ēvolvĕre, che è associato semplicemente all’idea a qualcosa che scorre, si srotola, si dispiega. 

Come si vede nella figura 1, il Modello Evolutivo contiene al suo interno, come una matrioska, un altro modello: il Modello Principale-Agente, che è sicuramente il modello più utilizzato per spiegare la corruzione. Partiremo da lì, per cominciare il nostro viaggio alla scoperta delle condizioni che rendono “possibile” (e non solo “probabile”) la corruzione…

 

2. Il Modello Principale-Agente

immagine_1

Il modello Principale-Agente, elaborato negli anni ’70 nell’ambito delle scienze politiche ed economiche[1], studia la situazione in cui un soggetto o un ente (l’Agente) è in grado di prendere delle decisioni e/o di intraprendere delle attività per conto di un altro soggetto o ente (il Principale), ma le due parti (Principale e Agente) hanno interessi divergenti e informazioni asimmetriche (l’Agente ha più informazioni). In questa situazione, l’Agente potrebbe commettere un azzardo morale, cioè agire nel proprio interesse, ledendo gli interessi del principale. La deviazione dall’interesse del principale da parte dell’agente è incluso nei cosiddetti costi di agenzia[2].

Proviamo ad applicare il modello Principale-Agente alla nostra (falsa) storia di corruzione:

responsabile progetti di ricercaIl dott. Pierugo Patriarca è dirigente dell’ Azienda Sanitaria Locale di Caciucco e gestisce le verifiche e i controlli nei confronti delle strutture private accreditate.

Il dott. Patriarca avrebbe favorito una azienda, in cambio dell’assunzione di sua figlia.

A cose fatte, cioè quando la corruzione ha già avuto luogo, il modello Principale-Agente permette di decodificare alcune dinamiche. Il dottor Patriarca, in effetti, ha un interesse secondario (ha interesse che la figlia trovi un lavoro) e in forza della delega ricevuta dal Principale (che gli ha assegnato l’incarico di dirigente) gode di una certa asimmetria informativa e di un certo grado di discrezionalità. Insomma, Il dott. Patriarca era nelle condizioni di commettere un azzardo morale e lo ha commesso: ha favorito una azienda (presumibilmente non ha effettuato i controlli o li ha fatti effettuare in modo superficiale) e in questo modo ha leso un interesse primario del Principale: garantire che le strutture accreditate abbiano tutti i requisiti per garantire di operare senza pregiudicare la salute dei pazienti. 

Il modello Principale-Agente, tuttavia, consente di spiegare solo in parte i fenomeni corruttivi. In base a questo modello la corruzione è un reato di calcolo, e il corrotto e il corruttore sono dei decisori razionali in grado di capire quando la corruzione è un buon affare. Questo approccio, tuttavia, non spiega uno strano fenomeno: molto spesso gli agenti pubblici (politici o dipendenti della P.A.) chiedono tangenti e utilità non parametrate con i guadagni che il soggetto privato ricava dall’accordo corruttivo. Cioè si vendono per niente.

 

3. Quanti sono e quanto sono profondi gli abissi della fragilità umana?

Le cronache sui giornali e sul web ci raccontano del finanziere che blocca le verifiche fiscali in una concessionaria, chiedendo in cambio di usare gratuitamente auto di grossa cilindrata. O di politici che dirottano i finanziamenti pubblici verso determinate aziende, chiedendo in cambio cene e incontri di natura sessuale. Dal Trentino alla Puglia, dalla Val d’Aosta alla Sicilia leggiamo di funzionari che finiscono in galera per avere chiesto ad una impresa edile di ristrutturare gratis il bagno o di tinteggiare la casa, in cambio di appalti milionari per la ristrutturazione di interi padiglioni ospedalieri. Corrotti che si vendono per niente e corruttori per cui la tangente è sempre un buon investimento! Chiaramente in questi casi l’Agente pubblico corrotto non sembra razionale, non sembra massimizzare i propri guadagni. 

Il soggetto privato (il corruttore) quasi certamente valuta lo scambio occulto usando categorie di tipo economico: il valore delle utilità richieste dall’agente pubblico è un costo che non deve ridurre eccessivamente i propri margini di guadagno. Oppure è un investimento che deve garantire guadagni futuri superiori alla cifra investita. Ma se guardiamo le cose dal punto di vista dell’agente pubblico, le cose stanno un po’ diversamente. Per il corrotto le tangenti e le utilità non hanno solo un valore economico, ma anche un valore simbolico.

Guidare gratis un’auto di grossa cilindrata o trascorrere le vacanze in un luogo “esclusivo” sono cose che non hanno un valore semplicemente perché si risparmiano dei soldi. Hanno un valore aggiuntivo, perché sono uno status symbol, cioè sono il segno visibile della condizione sociale privilegiata di una persona. Avere il bagno ristrutturato o la casa tinteggiata senza pagare un euro hanno un valore superiore ai materiali e alla manodopera impiegati: sono la dimostrazione tangibile del fatto che si può esercitare un potere sugli altri. 

L’elenco potrebbe continuare all’infinito. Ci sono anche casi di corruzione, in cui un dipendente pubblico ha chiesto tangenti perché era indebitato o perché era dipendente dal sesso o dal gioco d’azzardo. Gli abissi della fragilità umana sono tanti e molto profondi… 

Sia ben chiaro: non stiamo giustificando la corruzione! Stiamo solo dicendo che c’è dell’altro, al di fuori della relazione tra Principale e Agente, che deve essere tenuto in considerazione.  Il modello Principale-Agente identifica il contesto in cui la corruzione viene alla luce. 

ME prima faseMa i percorsi che le persone seguono per giungere alla corruzione si snodano altrove, nella penombra delle relazioni private e nella profondità dei bisogni umani.

Questo altrove è rappresentato nella parte bassa e a destra del modello evolutivo ed è la dimensione relazionale.

 

 

4. Dove tutto comincia … la dimensione relazionale 

farfalla e brucoQuanti di voi, senza averlo studiato a scuola, vedendo un bruco penserebbero che diventerà una farfalla? In effetti il ciclo di vita dei lepidotteri è assai prodigioso: lo sviluppo di questi insetti prevede una metamorfosi, che trasforma un tozzo bruco senz’ali in un’agile farfalla!

Anche la corruzione si sviluppa più o meno in questo modo. Gli eventi corruttivi nascono dentro la dimensione relazionale, che è fatta di bisogni, di relazioni (relazioni della sfera pubblica e relazioni della sfera privata) e di interessi che “corrono” sulle relazioni. Ma quando nascono … non sembrano assolutamente eventi corruttivi!

uovoNella dimensione relazionale infatti troviamo una serie di fenomeni abbastanza difficili da cogliere e da definire, che sono però i precursori “primitivi” degli eventi corruttivi: le interazioni tra interessi, le ambiguità relazionali e le derive nella percezione dei bisogni. 

Le interazioni tra interessi. Gli interessi “che corrono sulle relazioni” (e che sono delle strategie per soddisfare i bisogni) possono interagire tra loro, dando origine a fenomeni di conflitto o di convergenza. Se un interesse della sfera privata di un agente pubblico (cioè un interesse secondario) entra in conflitto con un interesse della sua sfera pubblica (interesse primario) ha luogo quel particolare tipo di interazione che chiamiamo CONFLITTO DI INTERESSI. Il conflitto di interessi (non ci stancheremo mai di dirlo) non è un reato, ma è una situazione in cui un interesse secondario “tende” a interferire con un interesse primario. Cioè potrebbe interferire, ma l’interferenza non si è ancora verificata. 

Ma il conflitto di interessi (e le interazioni tra interessi) sono solo la punta dell’iceberg di qualcosa di più profondo e complesso.

Le ambiguità relazionali. Ciascuno di noi è coinvolto in un gran numero di relazioni, anche molto diverse tra loro: relazioni interpersonali, relazioni di delega, relazioni di debito/credito economico, relazioni di debito/credito relazionale. Un agente pubblico, inoltre, può essere coinvolto in ulteriori tre tipi di relazioni, che abbiamo chiamato relazioni fondamentali: la relazione tra Principale e Agente, la relazione tra Agente e Utente e la relazione tra Principale Delegante (per esempio gli elettori) e Principale Delegato (per esempio gli organi elettivi di una P.A.). Il problema fondamentale dei sistemi relazionali in cui noi tutti siamo coinvolti è la loro ambiguità: non è sempre facile capire in che tipo di relazione si è coinvolti: quand’è che la relazione tra un uomo e una donna sposati, ma in crisi, cessa di essere coniugale e diventa conflittuale? Se presto dei soldi ad un amico, dove finisce la relazione di amicizia e dove inizia la relazione di debito/credito economico? Spesso le persone coinvolte in una stessa relazione possono interpretarla in modo diverso … A qualcuno è mai capitato di provarci con una donna che lo considerava solo un buon amico, mentre lui, chissà perché, aveva capito tutt’altro? Anche le relazioni fondamentali della sfera pubblica possono evidenziare fenomeni di ambiguità. Una società pubblica che si occupa di gestione dei servizi pubblici (trasporto, rifiuti, ecc…) potrebbe trovarsi ad avere, per esempio, delle amministrazioni comunali nel ruolo di Principale (i Comuni sono soci), nel ruolo di utente (viene stipulato un contratto di servizio con i Comuni) e nel ruolo di Agente (se per svolgere la propria attività devono richiedere delle autorizzazioni ai Comuni) … Siamo davvero sicuri che chi lavora all’interno della società pubblica, quando interagisce con un Comune, riesca sempre a capire chiaramente se sta interagendo con un Principale, un Utente o un Agente?   Le ambiguità relazionali sono un precursore della corruzione perché se non ci è chiaro in quale relazione siamo coinvolti, allora non sono nemmeno chiari gli interessi che possiamo o dobbiamo favorire in quella relazione.     

Piramide_maslowLe derive (non patologiche e patologiche) nella percezione dei bisogni. I bisogni sono, in un certo senso, il “dark side of the moon” della natura umana… Indubbiamente, i bisogni sono una componente fondamentale del comportamento umano. Ma quanti sono i bisogni? E quali sono? esiste una gerarchia dei bisogni universale, comune a tutti gli esseri umani? Gli psicologi non hanno ancora trovato una risposta a questa domanda. Forse qualcuno di voi conosce la”Piramide dei Bisogni di Maslow”  [3]  … Ecco sappiate che secondo alcuni studiosi funziona perfettamente, secondo altri è tutta sbagliata! Noi abbiamo identificato non proprio una piramide, ma 4 gruppi fondamentali (o “cluster“) di bisogni umani:

  • BISOGNI PRIMARI (sopravvivenza, sicurezza, bisogni fisiologici)
  • BISOGNI IDENTITARI (Appartenenza, affiliazione)
  • BISOGNI DI AUTO-REALIZZAZIONE (Status, prestigio, auto-stima)
  • BISOGNI DI GENERATIVITA’ (continuità nel progetto di vita, acquisizione e mantenimento del partner, genitorialità, creatività, trascendenza).

Li possiamo anche rappresentare in questo modo:

bisogni

I bisogni sono il “motore” che ci spinge a stabilire delle relazioni con gli altri, mentre gli interessi possono essere descritti semplicemente come delle strategie per soddisfare i bisogni. Gli interessi “corrono” sulle relazioni.

I bisogni sono, in estrema sintesi, il “perché” delle cose che facciamo. Tuttavia, nessuno di noi è veramente in grado di dire quali bisogni vengono soddisfatti dai propri comportamenti. Perché lavoriamo? Per la sicurezza economica? Per il senso di appartenenza al nostro ente o alla nostra azienda? Per aumentare la nostra auto-stima? Per “lasciare un segno” nella vita? Ognuno di noi darà una risposta diversa e in certi casi, qualcuno potrebbe dire: “Tutte queste cose insieme”. 

Per comprendere come si generano gli eventi corruttivi non è tanto importante esplorare la dimensione dei bisogni in una modalità statica, perché ciò che conta è considerare il modo in cui le persone percepiscono i propri bisogni e le deviazioni (patologiche e non) alle quali queste percezioni sono soggette:

Derive

L’equilibrio psichico è una condizione di bilanciamento e di armonia delle diverse componenti della personalità (bisogni, affetti, schemi cognitivi di sé e dell’altro). Limitandoci a prendere in esame i bisogni, l’equilibrio si determina attraverso una corretta competizione tra cluster.

Prendete, ad esempio, la nascita di un figlio. Come nessun altro evento critico della vita questo accadimento genera un forte scompiglio nella percezione dei bisogni di un individuo. Il primo cluster, di per sé già attivo prima della nascita, è il bisogno forte di generatività, cioè di combattere e vincere la frustrazione di qualcosa che finisce con la propria esistenza e che porta uomini e donne a soddisfare il bisogno di acquisire e mantenere il partner. Non capita a tutti di percepire tale bisogno, ma è comunque abbastanza comune. Un secondo cluster si attiva alla nascita e ha a che fare con i bisogni primari di sopravvivenza familiare, economica e psichica del nucleo familiare.

Questi bisogni emergenti, percepiti come intensi, cominciano ad interagire con gli altri cluster. I bisogni di identità che fanno in modo che noi (uomini) partecipiamo ad eventi sportivi sociali, come le partite di calcetto settimanali, cominciano a recedere; si generano frustrazioni per impossibilità di soddisfare bisogni che prima ci sembravano prioritari.

Anche i bisogni di autorealizzazione vengono messi in discussione. Se prima denegavamo quasi con disprezzo una committenza che non garantiva la giusta visibilità o che metteva in discussione il prestigio all’interno della nostra categoria professionale, ora siamo più inclini ad accettarla avendo in mente le bocche spalancate dei pulcini nel nido che reclamano cibo e attenzioni.

Questa “naturale” competizione tra bisogni rappresenta per un individuo il raggiungimento di un certo grado di maturità. Purtroppo alcuni di noi non riescono a mandare in competizione i propri bisogni, per diverse ragioni:

  • a causa di una manipolazione nella percezione dei bisogni tale da disinnescare ogni conflittualità tra bisogni e scongiurare sentimenti di frustrazione e impotenza;
  • a causa di una alterazione nella percezione dei bisogni dovuta al contesto (organizzativo, sociale), tale da far prevalere alcuni cluster rispetto agli altri.
  • a causa di una vera e propria “deriva patologica” nella percezione dei bisogni e, eventualmente, ma non sempre, la presenza di disturbi della personalità.

Attenzione! Ora vi stiamo per dare una informazione che potrebbe non piacervi. Tutti gli esseri umani, prima o poi, cadono nella prima o nella seconda situazione. Fortunatamente pochi cadono nella terza. Questi ultimi sono da considerare alla stregua di sociopatici da tener con grande cautela al di fuori dell’ambito di agenzia pubblica. Comunque, automanipolati, influenzati dal contesto oppure sociopatici che siano, una percezione manipolata o alterata dal contesto, oppure una percezione patologica dei bisogni della sfera privata di un agente pubblico genera un certo rischio che si verifichino eventi corruttivi.

Adesso, torniamo dal dott. Patriarca e proviamo “riavvolgere il nastro”, per scrivere l’incipit della nostra (falsa) storia di corruzione:

responsabile progetti di ricercaIgnava, la figlia del dott. Patriarca sta frequentando da qualche anno, senza particolare successo, il corso di laurea in Scienze della Comunicazione Social. Era stato il dottor Patriarca a insistere perché la figlia (che invece voleva fare l’estetista) si iscrivesse all’università:  “Oggi senza una laurea non sei nessuno … Non vorrai mica passare la vita a fare cerette e pedicure!”. Sua moglie non era d’accordo e avrebbe voluto lasciare alla figlia la libertà di scegliere. Ma in casa, come sul lavoro, è sempre il dott. Patriarca a prendere tutte le decisioni, senza perdersi in inutili chiacchiere!

E’ chiaro che il dottor Patriarca non ha fiducia nella figlia e vuole controllare la sua vita. Questa è una chiara (e diffusa) deriva nella percezione dei bisogni: il dottor Patriarca, nella relazione con sua figlia e con sua moglie, ma anche sul lavoro, sembra voler soddisfare esclusivamente il proprio bisogno di controllo sugli altri.

In che modo le derive nella percezione dei bisogni possono essere un precursore critico della corruzione? Per esempio, provate a chiedervi che cosa spinge una persona ad impegnarsi in politica: potrebbe farlo perché vuole difendere i propri diritti (bisogno di sicurezza), o perché si riconosce in certi ideali (bisogno di appartenenza), oppure perché vede nell’attività politica un modo per realizzare le aspirazioni (bisogno di autostima). Fin qui nulla di male! Ma se una persona si mette in politica perché la politica assicura potere, visibilità, belle donne, auto di lusso e possibilità di controllare gli altri, allora quella persona ha una percezione deviata del perché si fa politica … e potrebbe intraprendere una strada che conduce verso la corruzione!   

Dunque, forse, una delle cose più complicate da gestire per un essere umano è proprio la conflittualità tra bisogni. Un escamotage che la nostra psiche adotta per allontanarsi da questa guerra dispendiosa e dalla frustrazione che da essa deriva, è, come abbiamo visto, la automanipolazione.

 

5. Secondo STEP: la “tossificazione” delle relazioni

Farfalle-brucoIl secondo “STEP” di sviluppo dei fenomeni corruttivi è la tossificazione, un processo che rende tossiche le relazioniIn pratica, un individuo che si trova in una situazione di conflitto di interessi, o che percepisce in modo deviato i propri bisogni, o che è coinvolto in relazioni ambigue, potrebbe, a un certo punto, cominciare a modificare sempre di più le proprie relazioni oppure utilizzale in modo strumentale per soddisfare bisogni e interessi che sono estranei a tali relazioni.

Come abbiamo affermato in precedenza, le relazioni sono “ponti” tra bisogni ed interessi. Sulle relazioni, cioè, corrono gli interessi che sono strategie per soddisfare i bisogni.

Così come per i bisogni, anche per le relazioni abbiamo bisogno di “inventare” categorie che ci permettano di rendere più comprensibili gli schemi (o “pattern“) relazionali. Per questo abbiamo suddiviso le possibili relazioni di un agente in: RELAZIONI INTERPERSONALI, RELAZIONI DI SCAMBIO, RELAZIONI DI DELEGA (o AGENZIA).

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La figura mostra il Panopticon delle relazioni sensibili dell’agente pubblico. Sono divise in ragione del diverso pattern a cui fanno riferimento. Le frecce che puntano a cerchi più o meno prossimi all’agente stanno a significare il livello di intensità “assoluta”, cioè l’intensità che un osservatore esterno percepisce. Ad esempio, se l’agente ha un figlio, tale relazione (interpersonale convergente esclusiva) è percepita da un osservatore esterno come “assai intensa” e potenzialmente foriera di interferenza nella sfera pubblica dell’agente.

Di nuovo, se osserviamo le relazioni solo nella loro dimensione statica, non riusciremo a comprendere come si possano generare fenomeni corruttivi. La dimensione “dinamica” di tale figura ha a che fare con le trasformazioni che le relazioni subiscono, che sono spesso inevitabili e del tutto indipendenti dalla volontà delle persone.

A volte, invece, le relazioni vengono modificate intenzionalmente ed in maniera strumentale dai soggetti che ne sono coinvolti. In questi casi, parliamo di “TOSSIFICAZIONE“.

I processi di tossificazione sono di vario genere e sono abbastanza difficili da tipizzare. Ma tornando al nostro caso concreto, forse possiamo chiarire meglio la natura di questi fenomeni:

responsabile progetti di ricercaPosto davanti all’evidenza degli scarsi risultati della figlia, il dottor Patriarca si è finalmente convinto che Ignava è una incapace e ha deciso che deve trovarle un lavoro. Ma dove? Chi potrebbe assumere una figlia così? Un giorno, mentre pianifica il piano dei controlli sulle strutture accreditate una strana idea gli passa per la mente: “E se chiedessi ad una di queste aziende di assumere mia figlia?”

Il dott. Patriarca non ha ancora commesso alcun reato, ma la tossificazione è già in atto. Dopo aver preso atto delle difficoltà della figlia, il dott. Patriarca, anziché lasciarla libera di scegliersi il futuro, vorrebbe sfruttare il proprio ruolo  pubblico e usare la relazione con le aziende accreditate per soddisfare bisogni e interessi della propria sfera privata. Il dottor Patriarca, tuttavia, potrebbe ancora salvarsi, il processo di generazione dell’evento corruttivo potrebbe interrompersi, grazie al “filtro etico”!

 

6. Terzo STEP: L’area di filtraggio (Spazio Etico e Spazio delle Regole)

Il Modello Evolutivo prevede l’esistenza di un sistema di filtraggio e neutralizzazione dei comportamenti a rischio. Questo sistema è costituito dallo spazio etico e dallo spazio delle regole:

ME seconda fase

Lo Spazio Etico può intervenire a valle del processo di tossificazione e impedire che si concretizzi lo scambio occulto. Lo Spazio dell Regole, invece, interviene a monte dell’azzardo morale e può impedire che l’evento corruttivo si scarichi nei processi organizzativi.

DILEMMA ETICOAbbiamo spiegato il funzionamento dello spazio etico in un precedente post. In pratica Il filtro dei valori è un filtro di secondo livello (il filtro di primo livello sono gli interessi) che interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X” (vorrei fare ciò che mi CONVIENE), non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione di un diverso bisogno (vorrei fare ciò che è GIUSTO). 

La competizione tra bisogni quindi è alla base anche dell’emersione di quello che chiamiamo “dilemma etico”, che viene percepito come il dover scegliere tra la soddisfazione di bisogni diversi che non possono essere soddisfatti contemporaneamente, ma alternativamente.

Lo spazio etico, pertanto, è quella dimensione in cui, come abbiamo già accennato, l’agente manda in competizione bisogni diversi.

Lo Spazio delle Regole, invece, fa leva su un meccanismo più razionale di calcolo di costi e benefici: l’azzardo morale può essere bloccato se il rischio di essere sanzionati è superiore all’opportunità derivanti dall’azzardo morale. Il termine “regole” deve essere inteso in senso molto ampio e si riferisce a tutte quelle forme di codificazione (codici etici e di comportamento, codici deontologici, leggi, articoli del codice penale) che prevedono delle sanzioni a fronte dell’adozione di certi comportamenti o omissioni di comportamento. Lo spazio delle regole è l’ultima barriera che si frappone tra la corruzione e l’organizzazione, ma interviene quando ormai (come vedremo) l’evento corruttivo ha quasi terminato il proprio sviluppo e non è una barriera molto efficace. Innanzitutto perché i fenomeni corruttivi non sono mai pienamente visibili e quindi non in tutti i casi è possibile identificare e sanzionare chi commette l’azzardo morale. In secondo luogo, il filtro delle regole fa leva su meccanismi razionali di calcolo dei costi e dei benefici e, come abbiamo visto chiaramente, i fenomeni corruttivi non si basano (quasi mai) su calcoli razionali. 

Lo Spazio Etico potrebbe essere più efficace, perché interviene quando gli eventi corruttivi sono ancora ad uno stadio embrionale: sono ancora “pensieri tossici”, cioè progetti (non ancora messi in atto) di uso tossico delle relazioni. Purtroppo, lo Spazio Etico può essere facilmente manipolato.

Purtroppo, sì, perché la corruzione è un problema che riguarda non tanto e non solo la razionalità di un singolo individuo, bensì il modo attraverso cui gli individui prendono le decisioni influenzati dalle dinamiche di gruppo e dalle percezioni. Ad esempio, se gli scenari non vengono correttamente categorizzati e le condotte corruttive sono considerate delle “prassi consolidate” dal gruppo di riferimento (nella corruzione sistemica spesso lo è, si guardi Tangentopoli in primis), allora gli individui saranno meno inclini ad astenersi da tali condotte. Il comportamento degli individui è quindi profondamente influenzato dal gruppo e dalle percezioni. 

Qualche tempo fa abbiamo avuto modo di osservare dal vivo tali dinamiche:

“Eravamo in un corso di formazione con una trentina di partecipanti. Davanti a noi, il registro presenze includeva il campo della firma di entrata e della firma di uscita. Quando i partecipanti cominciarono ad accedere, il primo a compilare i vari campi decise, per un qualche motivo, di firmare sia l’entrata che l’uscita. Un’occasione imperdibile! Ci schierammo davanti al registro ad osservare cosa avrebbero fatto gli altri partecipanti. Il secondo partecipante firmò anch’egli l’uscita senza dire nulla, mentre il terzo e il quarto partecipante firmarono affermando che così si sarebbe resa più veloce la procedura di uscita. Insomma, di circa trenta partecipanti, ventotto firmarono sia entrata che uscita, alcuni chiedendoci un avallo formale, altri in piena tranquillità. Forse era una prassi consolidata di quella organizzazione. Solo due non firmarono, uno dei quali affermando a voce alta che firmare l’uscita era una condotta illecita!”

In sintesi, le persone possono percepire in modo non corretto gli scenari e produrre una valutazione errata o una categorizzazione fuorviante dei comportamenti. 

Nel concetto di “percezione” confluiscono gli approcci della psicologia sociale che approfondiscono lo studio dei cosiddetti “bias cognitivi“, cioè gli errori di valutazione che derivano da una scorretta categorizzazione di un evento o dalla parziale ricostruzione di uno scenario. Questo è un campo sterminato di approfondimento. In una presentazione  di qualche anno fa isolammo addirittura dieci esperimenti di psicologia sociale che hanno illuminato questo campo. Il problema della presunta razionalità delle scelte, inoltre, lo abbiamo affrontato nella presentazione “Etica delle scelte pubbliche“. 

Infine, nella “Disonestà delle persone oneste“, una brillante ricerca condotta da Università canadesi e americane, i ricercatori hanno dimostrato che anche le persone oneste, in alcuni particolari contesti, rischiano di diventare (dis)oneste. Si tratta della teoria della “manutenzione del concetto-di-se“. Le persone, in generale, possono comportarsi in maniera disonesta, beneficiando di premi esterni ed interni e di un contesto favorevole, e mantenere al contempo una visione positiva di sé stessi nel senso che continuano a percepirsi come individui onesti.

Per capire, in concreto, in che modo le persone si possono auto-ingannare, disattivando il proprio filtro etico, andiamo a vedere cosa combina il dott. Patriarca

Tornato a casa, il dottor Patriarca illustra alla moglie il suo piano per aiutare Ignava a trovare un lavoro. 

“E’ corruzione” risponde laconica la moglie.

Ma il dottor Patriarca ha le sue buone ragioni e difende le sue posizioni:

4b.jpg“Non è corruzione. Io non chiedo soldi a nessuno e non favorisco nessuno! Qualunque padre farebbe quello che sto facendo io: usare la propria esperienza e le proprie relazioni per avviare i figli nel complesso mondo del lavoro. Io e te lo sappiamo! Nessuno viene assunto perché manda un curriculum … Se non ti conoscono, non ti chiameranno mai per un colloquio! Perché io non posso farlo per mia figlia? Lei ha meno diritti, perché è figlia di un dipendente pubblico? Mai e poi mai … E poi … io mica obbligo nessuno ad assumerla. Se hanno bisogno, bene … mi fanno un piacere … altrimenti mi dicono “Dottor Patriarca, non abbiamo bisogno di personale” e la storia finisce lì…”

Il riferimento a tutto quello che fanno gli altri, al “diritto” di sua figlia a giovarsi delle relazioni del padre e alla libertà delle aziende contattate di non assumerla, se non hanno bisogno di personale, sono delle chiare strategie di disattivazione del filtro etico. Il dottor Patriarca sta per mettere in atto un comportamento scorretto, che però gli consentirà, per l’ennesima volta, di controllare le scelte di vita di sua figlia. Ed ha bisogno di alibi, per non ammettere di essere disonesto e non dovere, di conseguenza, ristrutturare l’immagine che ha di se stesso (sicuramente si ritiene una persona onesta e un buon capofamiglia).

ME seconda fase_bisSe i “pensieri tossici” superano indenni lo spazio etico, il rischio che si concretizzi uno scambio occulto tra l’agente pubblico e qualche soggetto privato diventa elevato.

 

7. Quarto STEP: lo scambio occulto

Farfalle-crisalidiLo scambio occulto, secondo Alberto Vannucci è l’asse portante della corruzione[4]. Infatti, secondo Vannucci, ogni atto corruttivo si traduce in una violazione di regole ufficiali o vincoli informali da parte dell’Agente (il corrotto), che si realizza quando l’Agente esercita il proprio potere a beneficio di una terza parte (il corruttore) nell’ambito di uno scambio occulto che lede il Principale e che prevede, come contropartita a proprio vantaggio, un compenso. Attraverso la corruzione gli agenti pubblici “creano e distribuiscono posizioni di rendita ai privati e una parte del valore ricavato da tali posizioni di rendita viene redistribuito agli agenti pubblici sotto forma di compenso monetario (tangente) o di altra natura”

ME seconda fase_bisLo scambio occulto della corruzione è una relazione di scambio “tossificata”. In una relazione di scambio di solito ciascuna parte dà qualcosa di proprio, che possiede al momento dello scambio o che potrà possedere in un momento futuro. Anche nello scambio occulto corrotto e corruttore si danno vicendevolmente qualcosa: tuttavia,  l’agente pubblico non dà qualcosa che gli appartiene, ma qualcosa (decisioni, risorse, ecc…) che gli è stato delegato e che appartiene ai cittadini. Questa relazione tossica si può instaurare in modo consapevole, per il reciproco interesse del corrotto e del corruttore, oppure può essere la degenerazione di una relazione di debito/credito relazionale. Come è accaduto al povero (ma antipatico) dott. Patriarca:

responsabile progetti di ricercaIl dott. Patriarca telefona ad alcune strutture accreditate, chiedendo se per caso hanno bisogno di assumere personale e se, in tal caso, potrebbero valutare la candidatura di sua figlia. Una di queste aziende, la H-H (Health Hazard) Spa risponde positivamente ed assume Ignava Patriarca assegnandole la mansione di referente per la foto-riproduzione dei documenti aziendali.

Dopo alcuni mesi, Marcello Mefisto, il titolare della H-H Spa telefona al dott. Patriarca, “confessando” che l’azienda non naviga in buone acque e probabilmente ha perso alcuni requisiti di accreditamento. “Dott. Patriarca, forse solo lei mi può capire!” esclama Mefisto al telefono “l’accreditamento è indispensabile per pagare i fornitori e non fallire … Se lei potesse, per qualche mese, non effettuare controlli sulla nostra struttura, la mia azienda sarà salva! Altrimenti sono guai! E anche sua figlia potrebbe perdere il posto!”.

Il dott. Patriarca non è un uomo dal cuore tenero… però non vuole assolutamente che sua figlia perda il lavoro e, inoltre, si sente un po’ il debito con la H-H Spa. Il dott. Patriarca adesso pensa che sarebbe scortese non rendere il favore … 

Farfalle-696x440Povero dott. Patriarca! Sente di aver contratto un debito relazionale con il titolare della H-H Spa e vuole sdebitarsi. Inoltre, avendo ormai disattivato il filtro etico, non percepisce il potenziale criminogeno insito nella richiesta del signor Mefisto! Ormai l’evento corruttivo è giunto a maturazione. Lo scambio occulto si è concretizzato, anche se in modo non esplicito. La farfalla della corruzione è uscita dalla crisalide e aspetta solo l’azzardo morale per prendere il volo!

 

8. Quinto STEP: L’azzardo morale

ME terza faseQuello che succede dopo la stipula (più o meno cosciente) del patto occulto è spiegato dal Modello Principale-Agente: ora l’agente pubblico può fare leva sui conflitti di interessi e approfittare delle asimmetrie informative e dell’assenza di controlli, per compiere un azzardo morale. In questo modo la corruzione si scarica nei processi organizzativi, così come un fulmine si scarica a terra. 

A valle dell’accordo corruttivo la corruzione è ancora un fenomeno relazionale: è una relazione tossificata di scambio. E’ l’azzardo morale che trasforma la corruzione in un fenomeno organizzativo.

L’azzardo morale trasforma anche l’interferenza, associata ai conflitti di interessi, da potenziale ad effettiva. Nell’ambito del Modello Evolutivo, i conflitti di interessi giocano un duplice ruolo: 

  • sono un precursore primitivo della corruzione, quando emergono dalla dimensione relazionale;
  • sono l’elemento su cui fa leva l’azzardo morale, nel senso che l’azzardo morale andrà nella direzione indicata dai conflitti di interessi.

I conflitti di interessi devono essere gestiti precocemente, nella dimensione relazionale, perché se non vengono identificati e rimossi in tempo, l’azzardo morale li userà come “trampolino di lancio” per inviare la corruzione dentro l’organizzazione.

 

9. Sesto STEP: la manifestazione organizzativa della corruzione

Quando la corruzione diventa un fenomeno organizzativo, allora, e solo allora, entrano in gioco le misure di prevenzione della L. 190/2012. Che quindi dovrebbero essere considerate più che altro delle misure di protezione, cioè delle misure che impediscono alla corruzione di aggredire i processi e non delle misure che impediscono alla corruzione di generarsi. 

La valutazione del rischio diventa allora fondamentale per capire quali processi sono vulnerabili (a causa della presenza di specifici fattori di rischio) e quindi per capire quale strada seguirà la corruzione per “scaricarsi” all’interno dell’organizzazione.

Per esempio, come farà il dott. Patriarca ad impedire che l’azienda subisca dei controlli?

4b.jpgIl dottor Patriarca conosce bene il processo di verifica del mantenimento dei requisiti di accreditamento e sa che può agire in tre modi:

Prima ipotesi: potrebbe non far partire il controllo, manipolando i criteri di programmazione delle verifiche e i criteri di campionamento, per escludere la H-H Spa dal novero delle strutture da  controllare.

Seconda ipotesi: potrebbe assegnare il controllo ad un funzionario incapace, che probabilmente non rileverà la mancanza dei requisiti.

Terza ipotesi: potrebbe non tener conto delle risultanze del controllo e non rilevare la mancanza dei requisiti.

Dopo un lungo ragionamento, il dottor Patriarca decide in che modo manipolare il processo di controllo … E commette l’errore che lo condurrà in prigione … 

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Il dottor Patriarca pensa di avere, tra i suoi collaboratori, l’ispettore più incapace del mondo: Benedetto Brocco! Un medico che ha chiesto di essere adibito a mansioni amministrative, perché non azzeccava mai una diagnosi e causava la morte di tutti i suoi pazienti! 

Il Dottor Patriarca manda Benedetto Brocco ad effettuare una verifica presso la H-H Spa e, puntualmente, Brocco non si accorge che l’azienda non ha più i requisiti di accreditamento. Tuttavia, Benedetto Brocco è incapace, ma non è completamente stupido. Ascolta per caso una telefonata del dottor Patriarca e capisce che il suo dirigente sta parlando con il titolare della H-H Spa:

4b.jpg“Signor Mefisto,come sta? Sì … ho mandato io oggi il controllo … No, non si preoccupi! Il dottor Brocco non ha rilevato niente di irregolare. E’ un incapace. Siamo in una botte di ferro, anzi … in una brocca di ferro! Ah Ah Ah!”

 

Benedetto Brocco non ci sta! E decide di segnalare tutto quanto al Responsabile della prevenzione della corruzione della ASL di Caciucco. Che denuncia l’accaduto alla Procura. Il resto della storia lo avete letto nel (falso) articolo di giornale all’inizio di questo articolo!

 

10. Sesto STEP: il ritorno alla dimensione relazionale

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La corruzione è un fenomeno che tende a diventare sistematico e sistemico. Se un evento di corruzione non viene scoperto e sanzionato, i precursori primitivi di quell’evento (conflitti di interessi, ambiguità relazionali o deviazioni nella percezione dei bisogni) rimangono all’interno della dimensione relazionale e possono continuare a generare nuovi eventi corruttivi. Con l’andare del tempo, lo scambio occulto potrebbe poi diventare una modalità usuale di relazione tra agenti pubblici e privati e l’azzardo morale un meccanismo di regolazione dei conflitti di interessi (corruzione sistemica)

Infine, la corruzione non distrugge solo le risorse pubbliche o la fiducia dei cittadini. Distrugge anche il senso delle relazioni che vengono manipolate e rese tossiche durante il percorso che conduce allo scambio occulto e poi all’azzardo morale.

Un agente pubblico che favorisce il figlio nell’ambito di una procedura amministrativa avvelena la relazione con suo figlio, perché mescola l’illegalità a quella relazione. Un agente pubblico che assegna un appalto da una impresa, chiedendo in cambio la ristrutturazione della propria casa, uccide la relazione tra agente e destinatario dell’azione amministrativa e al suo posto mette una relazione di scambio. Potremmo andare avanti a lungo ad illustrare in che modo la corruzione soffoca (come un parassita) le relazioni che utilizza per venire alla luce. Il corrotto e il corruttore bruciano volontariamente il proprio ecosistema relazionale, per ricavarne un vantaggio immediato e spesso senza pensare alle conseguenze future: sono dei piromani relazionali!

 

11. L’ecologia delle relazioni

Dunque anche le persone oneste possono diventare corrotte e la corruzione è il punto di arrivo di un percorso evolutivo. Siamo tutti esemplari di una specie (homo sapiens) che ha modificato l’ambiente in cui si è evoluta, rompendone gli equilibri, con effetti il più delle volte catastrofici. La strategia evolutiva della specie si ripresenta, in qualche modo, nelle singole esistenze individuali. Se il mondo fisico è il luogo in cui le persone esistono in quanto esseri viventi (tutti gli esseri umani nascono in qualche luogo del pianeta Terra e poi vivono spostandosi magari in altri luoghi), il mondo relazionale è il luogo in cui le persone sviluppano la propria esistenza, cioè danno senso al proprio essere al mondo. E le persone (come direbbero J.P. Sartre e gli altri filosofi esistenzialisti) sono responsabili per il modo in cui progettano la loro esistenza.

Gli agenti pubblici sono responsabili dell’uso che fanno delle loro relazioni. E devono prendersi cura del proprio ecosistema relazionale. Un’etica è quindi necessaria, per aiutare le persone a non innescare dinamiche che conducono alla corruzione. Ma non deve essere un’etica delle scelte e dei comportamenti individuali. Deve essere un’etica delle relazioni umane, che noi chiamiamo ecologia delle relazioni.

Solo un approccio ecologico alle relazioni può garantire uno sviluppo armonico degli individui e scongiurare strumentalizzazioni che confondono agire pubblico e interessi privati. Perché un corrotto e un corruttore sono sempre persone che hanno perso di vista il significato profondo delle relazioni umane. E che lasciano il deserto dietro di sé.

Il Modello Evolutivo, che abbiamo cercato di sintetizzare in questo articolo, richiede un radicale ripensamento delle politiche di prevenzione della corruzione. Tratteremo questo argomento in un prossimo post. 

 

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[1] Una buona sintesi del Modello Principale-Agente e delle sue diverse applicazioni è reperibile anche su Wikipedia, edizione inglese: https://en.wikipedia.org/wiki/Principal%E2%80%93agent_problem

[2] Jensen, Michael C. and William H. Meckling. 1976. Theory of the firm: Managerial behavior, agency costs and ownership structure, 1976.

[3] Abraham Maslow, Motivation and Personality, 1954

[4] Alberto Vannucci, Atlante della Corruzione, Edizioni Gruppo Abele, 2012

Dialogo di Spazioetico sullo spazio etico

buco nero

Prima foto di un buco nero (2019)

 

Andrea: Caro Massimo cos’è lo spazio etico? Noi ci chiamiamo Spazioetico e abbiamo studiato molti fenomeni: la corruzione, il conflitto di interessi, le politiche di trasparenza … Però lo spazio etico è rimasto sempre sullo sfondo. Come se fosse qualcosa di assodato e insondabile…

Massimo: E’ lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge, come suggerito da Lord Moulton. In un articolo del 1924 (Law and MannerJohn Fletcher Moulton immagina una terra di mezzo che si estende tra la legge e la libertà assoluta: è il dominio delle manners, cioè delle buone maniere, lo spazio del “fare ciò che dovresti fare, anche se non sei obbligato a farlo“. 

Andrea: Sì, ma Lord Moulton non ci dice cos’è lo spazio etico, ma soltanto cosa le persone fanno dentro lo spazio etico. Nello spazio delle regole le persone sono vincolate dalla legge. Nello spazio della libertà assoluta le persone non hanno vincoli, ma non agiscono nemmeno in modo arbitrario: agiscono per realizzare i propri interessi e soddisfare i propri bisogni. Nello spazio etico, invece, le persone si auto-limitano. Ma come fanno a fare questo? Cosa le vincola dall’interno? 

moulton

Massimo: Sai, Andrea, io penso che lo spazio etico è come un buco nero: esiste ma nessuno può vederlo.

Andrea: Cosa intendi dire? 

Massimo: Hai presente la prima foto di un buco nero, catturata dai radiotelescopi dell’EHT nell’aprile di quest’anno?

Andrea: Certamente, quell’immagine ha fatto il giro del mondo e ovviamente il giro del Web!

Massimo: Ecco. Quella non è la foto di un buco nero. Un buco nero non si può fotografare, perché attira ogni cosa al suo interno, compresa la luce! Quell’immagine è una rielaborazione delle onde radio emesse dai gas e dalle polveri che ruotano attorno al buco nero che le sta risucchiando. Si chiama “disco di accrescimento”.

Andrea: Quindi hanno fotografato “i dintorni” del buco nero.

Massimo: Esattamente. Un buco nero influenza l’ambiente che lo circonda in modo estremo, distorcendo lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale intorno.

Andrea: Anche lo spazio etico potrebbe comportarsi allo stesso modo. Potremmo non vedere lo spazio etico, ma vedere i suoi effetti.

Massimo: E in che modo?

Andrea: Ipotizziamo che lo spazio etico di una persona contenga qualcosa che chiameremo “valori”: valori individuali e valori di riferimento di una comunità o di una organizzazione. Questi valori influenzano le decisioni e il comportamento delle persone.  

Massimo: Quindi i valori sono criteri che orientano le decisioni, un po’come gli interessi

Andrea: Esatto! Le decisioni delle persone potrebbero essere guidate da un misto di interessi (fare ciò che conviene) e di valori (fare ciò che è giusto). In certe situazioni gli effetti dello spazio etico si fanno sentire in modo particolarmente intenso. Una di queste situazioni sono i dilemmi etici. Quando sorge un dilemma etico, il processo decisionale si blocca: alcune decisioni, che sembrano opportune in quanto favoriscono degli interessi, non sono opportune dal punto di vista etico, perché causano la violazione di uno o più valori. 

dilemma interessi valori 

Massimo: In certi casi potrebbe verificarsi anche un conflitto tra valori: una sorta di versione etica del conflitto di interessi!

dilemma valori valori

Andrea: Il conflitto tra valori potrebbe essere alla base del Whistleblowing. Il dipendente che decide di segnalare un illecito commesso dalla propria organizzazione percepisce, probabilmente, che determinate decisioni e determinati comportamenti, compatibili con l’Ethos (cioè con i valori condivisi) della propria organizzazione non sono compatibili con i propri valori individuali, valori che sono sentiti come non negoziabili. 

dilemma ethos valori individuali

Massimo: Tuttavia esiste anche il fenomeno inverso, che sembra essere molto più diffuso: in certe situazioni le persone decidono e agiscono senza tenere in considerazione la valenza etica delle loro decisioni. Succede a tutti noi, non solo ai corrotti e ai corruttori. Gli studiosi di etica comportamentale la chiamano bounded ethicity, eticità limitata.  In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel hanno mostrato in maniera brillante le cause e le conseguenze della rimozione dell’etica dai processi decisionali. 

Andrea: Quindi lo spazio etico potrebbe funzionare come un filtro di secondo livello: un primo filtro seleziona i comportamenti compatibili con gli interessi ed un secondo filtro seleziona quei comportamenti che, oltre a favorire gli interessi, sono anche compatibili con i valori. 

filtri

Massimo: Un filtro di secondo livello che, purtroppo, può essere facilmente disattivato. Ma siamo davvero sicuri, Andrea, che i valori siano in grado di orientare le decisioni e i comportamenti delle persone? Non sono piuttosto i bisogni a guidarci?

Andrea: Ma… Non saprei. Possiamo solo fare delle ipotesi. Siamo solo all’inizio della nostra ricerca. Secondo me anche i valori sono delle strategie che soddisfano dei bisogni. 

Massimo: In effetti potrebbe essere così. Attraverso lo spazio etico le persone sviluppano un determinato concetto di sé: rispettando i valori della propria comunità, per esempio, una persona può soddisfare il proprio bisogno di appartenenza; e rispettando i propri valori personali una persona può soddisfare il proprio bisogno di autonomia e di identità. Quest’ultimo bisogno è fondamentale ed è lo stesso bisogno che spinge le persone ad avere dei figli o a desiderare di cambiare il mondo … E’ il bisogno di lasciare un segno della propria esistenza. Noi lo chiamiamo bisogno di generatività. 

valori e bisogni

Andrea: Esatto! Il filtro dei valori (il filtro di secondo livello) interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un certo comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X”, non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione del bisogno di appartenenza o di generatività.  

DILEMMA ETICO

Massimo: Quindi i bisogni sono un po’come la radice di un albero, da cui si genera un tronco: le strategie per soddisfare i bisogni, che si ramificano in modi diversi. Da una parte ci sono gli interessi e le relazioni che supportano gli interessi. Dall’altra parte i valori e i dilemmi etici innescati dai valori.

albero 

Andrea: E’ un’immagine suggestiva. Tuttavia, i valori non sembrano essere delle strategie particolarmente efficaci. Se gli interessi, le relazioni e i bisogni che innescano decisioni e comportamenti non etici sono particolarmente intensi (oppure se i valori non sono sufficientemente forti), allora lo spazio etico può essere messo facilmente fuori gioco! 

Massimo: Sai, Andrea, mi viene in mente una storiella, che illustra esattamente quello che stiamo dicendo…


cropped-1aIl dottor Paolo Poi è il responsabile dell’ufficio edilizia privata del Comune di Scandalo

corrotto ma competenteHa spesso a che fare con l’architetto Dario Dia, che gli presenta numerose pratiche edilizie, e nel tempo si è strutturata tra i due una solida conoscenza ed una reciproca stima.

MartaLa mattina di una domenica la moglie del dottor Poi, la signora Enrica Esausta, esasperata dalle condizioni dell’immobile in cui, dice lei: “Sono costretta a vivere”,  ingiunge al marito di provvedere ad una seria ed immediata ristrutturazione, pena la sua dipartita in località balneare.

cropped-1aAd una prima sommaria valutazione il dottor Paolo Poi sembra preferire l’ipotesi dell’allontanamento coatto della consorte, ma poi pensa: “Chi mi farà da mangiare? Chi porterà i figli a scuola?” e viene assalito dal panico…

 

corrotto ma competenteIl mattino seguente l’architetto Dario Dia si presenta all’ufficio edilizia, per discutere il progetto di un privato. Il dottor Paolo Poi lo accoglie con una enfasi inconsueta, osserva il progetto e nota alcune manchevolezze.

cropped-1aPrima di restituire all’architetto la copia del progetto viene assalito da un’idea bizzarra: “Adesso gli faccio notare che potrei autorizzare il progetto, anche in presenza di alcune carenze, e poi gli chiedo se mi può rifare il primo piano di casa!”.


 

Andrea: Questo è un classico caso di sovrapposizione tra sfera degli interessi personali la sfera degli interessi pubblici. Non possiamo ancora parlare di corruzione, perché non sappiamo se il dottor Paolo Poi effettivamente proporrà all’architetto Dario Dia lo scambio scellerato che gli passa per la mente.

Massimo: Proviamo a decodificare la situazione. Il dottor Paolo Poi percepisce bisogni da soddisfare che non riguardano tanto la realizzazione di lavori di ristrutturazione , quanto piuttosto la conservazione della pace e della stabilità familiare.

Andrea: In casa del dottor Paolo Poi i ruoli sono chiaramente distinti: lui lavora e la moglie si occupa dei figli e delle faccende domestiche. Se la moglie parte per una località balneare, chi farà da mangiare e chi si occuperà dei figli? Non conosciamo l’intensità dei bisogni del dottor Paolo Poi. Ma possiamo ipotizzare che siano percepiti come particolarmente intensi.

Massimo:  Questo il momento in cui dovrebbe scattare il filtro dello spazio etico. Se funziona correttamente, lo spazio etico del dottor Poi affiancherà alla percezione dei bisogni “familiari” la percezione di altri bisogni.

Andrea: Per esempio, la percezione di bisogni legati all’identità personale: “Chi sono io? Perché mi trovo qui?”. Oppure altri bisogni, come quelli riferibili allo status e alla stima degli altri: “Che figura di m***a ci faccio se glielo chiedo? Cosa penseranno di me i miei colleghi?”.

Massimo: Tuttavia i bisogni legati all’identità personale sono facilmente manipolabili. Una ricerca canadese sulla “La disonestà delle persone oneste” dimostra brillantemente che le persone sottostimano le conseguenze etiche delle proprie azioni, per evitare di dover aggiornare il concetto di sé (un aggiornamento che deve essere particolarmente costoso per la mente umana). E possono quindi violare le regole senza sentirsi disonesti.

Andrea: Invece il secondo bisogno (status e stima) dipende molto dall’Ethos organizzativo, cioè dai valori veicolati e condivisi all’interno dell’amministrazione in cui lavora il dottor Paolo Poi. Se certe condotte non sono di norma stigmatizzate dal Comune di Scandalo, il filtro dello spazio etico non opererà o avrà grande difficoltà ad operare.

Massimo:  Lo spazio etico è quindi un filtro che dipende da una certa maturità degli individui e delle organizzazioni. Dipende cioè dalla capacità di percepire una vasta gamma di bisogni e di attivare un dialogo interiore che metta in contrapposizione e in competizione i bisogni. E dipende in misura non minore dall’Ethos dell’organizzazione a cui l’agente pubblico appartiene. Questa “debolezza” strutturale e funzionale dello spazio etico è il motivo per cui spesso esiste un considerevole divario tra integrità dichiarata e integrità di fatto e persone che strombazzano enfaticamente la forza dei propri valori cedono poi ignobilmente a comportamenti assai discutibili.

Andrea: Quindi cosa possiamo fare?

Massimo: Beh’, certo non possiamo mandare tutti gli agenti pubblici dallo psicologo oppure pretendere che abbiano il medesimo grado di maturità. Perciò la strategia di prevenzione della corruzione, spesso del tutto inconsapevolmente, non si occupa della percezione dei bisogni ma cerca di mitigare i rischi intervenendo sull’organizzazione.

Andrea: Purtroppo, però questa strategia ha dei grossi limiti. Se non si conduce un’analisi approfondita e efficace dei fattori di rischio organizzativo si rischia poi di adottare misure che generano pesanti effetti collaterali, tra cui carenze operative nella gestione degli uffici e un pericoloso abbassamento della motivazione. 

Massimo: Del resto, è quello che dovrebbero fare i Piani triennali di prevenzione della corruzione: esplorare la dimensione organizzativa, identificare i rischi ed adottare misure di mitigazione solo in presenza di un rischio molto concreto. Purtroppo, però, i Piani si sono rivelati per la gran parte delle amministrazioni, una teoria infinita di adempimenti e probabilmente gli effetti collaterali hanno avuto la meglio sull’effettiva prevenzione della corruzione.

Andrea: Beh, se non possiamo intervenire sulla percezione dei bisogni e se la dimensione organizzativa non è sufficiente ad arginare queste dinamiche, forse potremmo agire su altri fattori.

Massimo: Ad esempio?

Andrea: La dimensione dei bisogni è piuttosto soggettiva. Invece la dimensione delle “relazioni” che gli agenti pubblici innescano per soddisfare i bisogni è un po’ meno soggettiva. Cioè, le relazioni sono visibili ed è possibile valutare l’intensità assoluta e percepita delle relazioni.

Massimo: Perciò, tornando alla nostra storiella. Difficilmente e fortunatamente non possiamo (e non dobbiamo) entrare nella testa del dottor Paolo Poi. Però, come organizzazione che si prende cura dei propri agenti, possiamo aiutarlo a decodificare correttamente gli scenari affinché diminuisca la probabilità di una errata valutazione e la stessa propensione dell’agente a manipolare se stesso e le situazioni.

Andrea: Dall’altra parte, possiamo agire sull’Ethos organizzativo. Se le regole sono chiare, se sono chiari gli interessi primari dell’organizzazione pubblica, è più difficile manipolare l’attivazione dello spazio etico, almeno quella parte che dipende dal gruppo sociale nel quale l’agente è inserito.

Massimo: E’ inutile dirti Andrea che tutto questo si può fare attraverso un investimento sulla leadership e sui programmi di formazione, anche se in questo secondo caso siamo decisamente in conflitto di interessi, io e te.

Andrea: Beh, di formazione se ne fa tanta sulla prevenzione della corruzione.

Massimo: Attenzione, Andrea! Si fa molto “aggiornamento professionale”, cioè si illustrano le modifiche alle norme e si descrivono procedure e regolamenti. Ma questa non è “formazione”. 

Andrea: E’ vero, per migliorare la qualità delle leadership e per aumentare la capacità di categorizzare correttamente gli scenari l’unica strada percorribile è la formazione valoriale, cioè la formazione con i casi ed i dilemmi etici.

Massimo: Qui siamo decisamente in conflitto di interessi, pertanto questa valutazione la lasciamo fare ai nostri lettori.

 

 


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Il “De Profundis” della Trasparenza: chi ha ucciso l’Accesso Civico Generalizzato?

cite

(aggiornamento del 11 giugno 2019 – Il Consiglio di Stato ha stabilito con la sentenza 3780, Consiglio di Stato, Sez. III , 05.06.2019 , n.3780, che è ammesso accesso civico generalizzato per agli atti di esecuzione  del contratto. L’articolo che segue è stato scritto nel pieno del dibattito tra ammissibilità e inammissibilità, con il secondo orientamento giurisprudenziale che sembrava prevalere, ma poi non ha prevalso – per fortuna). 

 


Sarà una Pasqua senza resurrezione per l’accesso civico generalizzato.

Non avremmo mai pensato di dirlo. Proprio noi, che abbiamo seguito con grande interesse la nascita “del diritto che non c’era” (il diritto a conoscere le informazioni detenute dalla Pubblica Amministrazione, per esercitare forme diffuse di controllo). Proprio noi, che gli abbiamo dedicato un libro, un manuale per aiutare gli uffici a gestire correttamente le istanze dei cittadini.

Proprio noi, oggi vi diciamo che l’Accesso Civico Generalizzato (il FOIA de’ noantri) è morto.

Risale a ieri (18/04/2019) l’ennesima sentenza del TAR, questa volta il TAR Toscana, che esclude l’accesso generalizzato ai documenti, ai dati e alle informazioni relativi alla fase di esecuzione di lavori pubblici. L’orientamento, afferma il TAR, si poggia su una serie di “orientamenti non univoci”, che brevemente vi riassumiamo.

In un precedente post avevamo segnalato come almeno tre sentenze stabilissero lo stesso principio:

  • TAR Parma, Sentenza 18 luglio 2018, n. 197. Il TAR ha stabilito che la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016 (Codice degli Appalti) per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica deve essere considerata come un caso di esclusione assoluta della disciplina dell’accesso civico
  • T.A.R. Marche, Sez. I, n. 677 del 2018, in cui si nega la possibilità di utilizzare la forma di accesso predetta a causa delle disposizioni normative che considerano l’accesso agli atti negli appalti (ai sensi dell’articolo 53 del codice dei contratti), semplificando, come sistema chiuso considerata “come un caso di esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi dell’art. 5-bis, comma 3, del d.lgs. n. 33/2013.
  • TAR Roma, 14.01.2019 n. 425, dove si stabilisce che l’accesso agli atti concernenti la procedura di affidamento e la fase di esecuzione dei contratti pubblici è oggetto di una disciplina ad hoc, costituita dalle apposite disposizioni contenute nel Codice dei contratti pubblici e, ove non derogate, da quelle in tema di accesso ordinario recate dalla legge n. 241 del 1990. In tale ambito non trova perciò applicazione l’istituto dell’accesso civico generalizzato, stante la clausola di esclusione contenuta nel richiamato articolo 5-bis, comma 3, del decreto legislativo n. 33 del 2013″.

Mentre, al contrario, i TAR che hanno dichiarato ammissibile il ricorso all’ACG in materia di appalti sono:

  •  TAR Campania (che avevamo, peraltro, inserito nel nostro Manuale come “caso studio”). Nel 2017, la Sesta Sezione del TAR della Campania ha riconosciuto il diritto di una azienda a ricorrere all’ACG per “visionare ed estrarre copia degli atti della Direzione dei lavori e/o del RUP, di estremi e data non conosciuta, da cui possa evincersi se l’appaltatore ha posto in opera i tubi offerti
  • T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. III, n. 218 del 2018, per cui :”L’accesso va garantito anche in relazione al documento comprovante la consegna e l’inizio del servizio, con la precisazione che, onde soddisfare il concreto interesse della ricorrente, l’Amministrazione deve porre a disposizione il documento che la locatrice consegna al locatario per attestare l’avvenuta consegna dei bagni, la loro ubicazione, il loro numero e tipo, nonché la data, ovvero, in subordine, il documento di trasporto.
  • Tar Lombardia, sez. IV, 11 gennaio 2019, n. 45, secondo cui: “L’accesso civico potrà essere in materia di appalti temporalmente vietato, negli stessi limiti in cui ciò avviene per i partecipanti alla gara, e dunque fino a che questa non sarà terminata, ma non escluso definitivamente, se non per quanto stabilito da altre disposizioni, come quella dell’art. 5 comma 2 del D.Lgs. 33/2013″.

Il problema è noto: il dlgs. 33 stabilisce che l’accesso civico generalizzato è escluso  (esclusione assoluta) nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990.

La disciplina vigente per la contrattualistica pubblica, cioè il codice degli appalti, viene fatta rientrare proprio nelle esclusioni assolute. I TAR stabiliscono, infatti, che la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016 per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica deve essere considerata come un caso di esclusione assoluta della disciplina dell’accesso civico. Questa esclusione ricomprende tutta la materia della contrattualistica, dagli atti di pianificazione all’espletamento delle procedure di affidamento, all’esecuzione.

Ora, noi sappiamo bene che la fase di esecuzione è la più critica. Spesso le amministrazioni non riescono ad esercitare un controllo efficace proprio in questa delicatissima fase. E in un paese in cui cadono i ponti, è legittimo pensare che esista un interesse diffuso a controllare. Senza dimenticare poi che la fase di esecuzione è anche una fase a rischio di corruzione e di riciclaggio.

Ed è paradossale avere introdotto un diritto attraverso modalità tali da escludere la trasparenza, laddove ci sarebbe un disperato bisogno di trasparenza.

Non sono i TAR ad avere ucciso L’ACG. avevamo previsto che l’ACG avrebbe generato contenzioso.

Lo ha ucciso l’indifferenza. L’indifferenza della politica, soprattutto. Perché la trasparenza non può essere lasciata in mano ai tribunali, agli uffici della pubblica amministrazione e ai cittadini senza un indirizzo, un progetto, una visione d’insieme che dia un senso agli strumenti attraverso cui si esercita. Sperando che i cittadini e gli uffici si arrangino e i tribunali aiutino tutti quanti a vederci chiaro.

La trasparenza non è un sogno che si avvera. La Trasparenza è un meccanismo, i cui ingranaggi (canali di accesso, obblighi di pubblicazione, modalità di riutilizzo delle informazioni) richiedono un delicato sistema di pesi e contrappesi, per non bloccarsi a contatto con il diritto alla privacy e con gli interessi pubblici e privati. O funziona o non funziona. E se è costruita male, la Trasparenza di solito non funziona.

L’Accesso Civico Generalizzato è stato costruito indubbiamente male. Non è mai stato chiarito il rapporto che intercorre tra accesso documentale ex legge 241/1990 e il decreto 33/2013. L’accesso civico generalizzato (ACG) è un ibrido: un accesso totale ma condizionato, un accesso documentale senza obbligo di motivazione. E’ un paradosso che si sovrappone sistematicamente alla L. 241/1990.

Si è fatto davvero poco, per tenerlo in vita. Una Linea Guida ANAC. Una circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica. Qualche statistica, il Centro Nazionale di Competenza FOIA del DFP che ci dice che “qualcosa non ha funzionato!” (ma dai?)  e che da solo difficilmente riuscirà a “guarire” l’Accesso Civico Generalizzato con formule e discussioni “omeopatiche”. Pensate che nel resoconto finale della giornata dedicata al dialogo con le organizzazioni della società civile, la questione della esclusione assoluta della contrattualistica pubblica non è stata nemmeno menzionata. Per dire, ci si preoccupa se le amministrazioni non rispondono in modo univoco, ma a chi importa se tutta la contrattualistica pubblica è una questione che riguarda solo le parti in causa di una procedura di evidenza pubblica?

La Trasparenza non sembra più essere al centro dell’agenda politica italiana. Se mai lo è stata.

I paladini della Trasparenza sono tutti invitati alle esequie del caro FOIA estinto.

R.I.P … Requiescat in pace… in una bara rigorosamente di vetro…

 

 

 

 

 

“LAVORARE GRATIS NELLA STANZA DEI BOTTONI”: il secondo video su YouTube di @spazioetico.

Huffington Post: “Il ministero dell’Economia cerca consulenti con esperienza di 5 anni disposti a lavorare gratis”.

Il Ministero dell’Economia… Ha deciso di fare economia! Cerca consulenti esperti, interessati a fornire consulenze a titolo gratuito.
Sarebbe facile fare dell’ironia: un Paese sull’orlo della recessione non trova nemmeno i soldi per pagare degli esperti che lo tirino fuori dalla m……

Ma c’è poco da ridere: le consulenze non saranno realmente gratuite? Gli esperti riceveranno in cambio visibilità, contatti, future opportunità di lavoro? 

La gratuità a vantaggio dello Stato è spesso l’anticamera che conduce alla “stanza dei bottoni”. È un “do ut des” un baratto dagli esiti tutt’altro che certi o trasparenti.
Sono queste precise dinamiche relazionali (e non la “cultura italiana” in generale) che ci rendono un Paese a rischio di corruzione.

È una questione di prassi, di abitudini che si portano addosso e che sembrano difficili da tirare via. Come una macchia d’olio. Come un chewing-gum sotto la scarpa…

Buona visione!

 

P.S.: La risposta del MEF non si è fatta attendere, ma a nostro parere, non ha chiarito alcunché, anzi….

 

L’Isola di Rogna. Un esercizio di analisi delle relazioni sensibili

penisola ditaliana

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Cari lettori di @spazioetico, oggi abbiamo deciso di ritornare nella fantastica Penisola Ditaliana. La buffa penisola a forma di mano che si affaccia sul Mar Mediterribile e in cui, come ricorderete, abbiamo ambientato “Lo strano caso del paese di Miracolato”. Vi anticipiamo che si tratta di un caso “rognoso”.

isola di rogna

In verità, in quel caso non ne avevamo disegnato con precisione la mappa: ci eravamo dimenticati di un’isola quasi rotonda, che appartiene alla regione Ruberia e che si trova tra “il pollice” e “l’indice” della penisola Ditaliana, cioè nel golfo di Porto Brigante: l’Isola di Rogna. In quest’isola abbiamo deciso di ambientare la storia di oggi, che parla del modo in cui le persone usano (e manipolano) le proprie relazioni.

isola di rogna zoom

L’isola di Rogna è baciata dal mare, ma non dalla buona sorte: un tempo era densamente abitata, ma dopo una serie di cataclismi (terremoti, eruzioni vulcaniche e traffici illeciti di rifiuti tossici) sull’isola sono rimaste solo due città: Jellau e Jatturu

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La dottoressa Orietta Ocau è responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Jellau.

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Suo cognato, Gianni Giardinu, lavorava come giardiniere presso una impresa privata, ma ha di recente perso il lavoro ed ora è in gravi difficoltà economiche. Ma lei non può farlo assumere nel suo Comune: sarebbe in palese conflitto di interessi! La dottoressa Ocau ha quindi consigliato al cognato di rivolgersi a un suo collega che lavora ai Servizi Sociali del Comune di Jellau, per chiedere un contributo economico.

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Come avrete capito, tutti gli abitanti dell’Isola di Rogna hanno il cognome che finisce con la lettera “U“: e infatti il collega della dottoressa Ocau si chiama Primo Soccorsu.


Proviamo a rappresentare le relazioni che intercorrono tra i personaggi della nostra storia:

Orietta Ocau e Primo Soccorsu sono due dipendenti pubblici: tra loro e il Comune di Jellau intercorre una relazione Principale/Agente (che rappresenteremo con delle frecce rosse)

grafo 1

Ocau e Soccorsu sono colleghi e sono legati da una relazione di “co-agenzia” (sono agenti dello stesso principale) che indicheremo con una riga nera:

grafo 2

Orietta Ocau e Gianni Giardinu sono parenti: per rappresentare questa relazione useremo una riga rossa.

grafo 3

Infine, Gianni Giardinu è un utente dei Servizi Sociali e tra lui e Primo Soccorsu intercorre una relazione Agente/Utente, che rappresenteremo con una freccia nera.

grafo 4

Quello che otteniamo è un grafo, che consente di rappresentare insiemi di relazioni. Le relazioni del grafo non sono tutte uguali: la relazione tra Ocau e suo cognato è una relazione interpersonale che appartiene alla sua sfera privata. Invece tutte le altre relazioni (Principale/Agente, Agente/utente e co-agenzia) appartengono alla sfera professionale di Ocau e Soccorsu.
Il Signor Giardinu, quindi, è contemporaneamente nella sfera privata di sua cognata e nella sfera professionale del dottor Soccorsu.

Ma torniamo alla nostra storia…


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Dopo alcune settimane, Orietta Ocau chiede a Primo Soccorsu un aggiornamento sulla situazione di suo cognato: POSSIAMO FARE QUALCOSA PER LUI?“. Ma l’assistente sociale non le dà buone notizie: “Purtroppo tuo cognato è proprietario di una casa e non ha figli a carico… le risorse del Comune sono poche e non so se potremo dargli un contributo…ci sono casi più urgenti prima di lui!”


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Orietta Ocau sta manipolando (magari involontariamente) la sua relazione con Primo Soccorsu: sta chiedendo a un suo collega di rendere conto del proprio lavoro. Sta interferendo con il lavoro del suo collega. Sta cercando di diventare il Principale di Primo Soccorsu.

Orietta Ocau non sta agendo in cattiva fede: vuole solo che suo cognato riceva un aiuto, perché è senza lavoro. Tuttavia, la sua relazione di parentela con Giardinu la sta spingendo a modificare le sue relazioni professionali. Per questa ragione, possiamo dire che la relazione di parentela è una relazione “sensibile”, cioè una relazione che può innescare dei conflitti di interessi.

Dobbiamo quindi aggiornare il nostro schema, per rappresentare il modo in cui Orietta Ocau sta cercando di modificare la relazione con il suo collega: vuole essere il Principale di Primo Soccorsu e quindi dobbiamo aggiungere una freccia rossa tra Ocau e Soccorsu. In questo modo tra Ocau e Soccorsu intercorrono adesso due relazioni.

grafo 5

Primo Soccorsu, dal canto suo, anticipa a Orietta Ocau che la richiesta di contributo del cognato non sarà accettata. Perché lo fa?


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Primo Soccorsu ha sempre avuto un debole per Orietta Ocau. I due erano stati compagni di classe al Liceo di Jellau. E lui la trova ancora molto simpatica e molto bella. Negli anni Primo Soccorsu ha sviluppato verso di lei (che è felicemente sposata) un forte sentimento di amicizia e qualche volta sono anche usciti a cena insieme.

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Primo Soccorsu non vuole assolutamente deludere le aspettative della sua collega e chiama suo fratello, Giuda Soccorsu, che gestisce una cooperativa sociale che cura la manutenzione del verde pubblico per conto del Comune di Jatturu, l’altro Comune dell’Isola di Rogna: “Giuda, devi farmi un grosso favore. Il genero di una mia carissima amica cerca lavoro. Ha fatto il giardiniere ed adesso è disoccupato. Lo potresti aiutare?”

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Vedrò cosa posso fare” risponde Giuda Soccorsu “Di solito assumiamo solo lavoratori segnalati dal Comune di Jatturu … Ma se è per una tua carissima amica potrei fare un’eccezione”.

Dopo alcuni giorni, Giuda Soccorsu chiama Gianni Giardinu per un colloquio e lo assume presso la sua cooperativa.


Dobbiamo aggiornare il nostro grafo delle relazioni:

  • Primo Soccorsu, per aiutare Orietta Ocau, ha attivato una propria relazione interpersonale (ha chiamato suo fratello Giuda).
  • Gianni Giardinu non è più utente di Primo Soccorsu, ma è dipendente di suo fratello Giuda (chiameremo questa relazione “Agenzia privata”).

grafo 6

La relazione di Agenzia privata tra Giardinu e Giuda Soccorsu è un ponte tra le sfere private dei due dipendenti del Comune di Jellau: il cognato di Orietta Ocau adesso lavora per il fratello di Primo Soccorsu!blonde-woman-md8498386678516493524.png

La relazione di co-agenzia tra Primo Soccorsu e Orietta Ocau adesso è diventata ancora più ambigua. E questa ambiguità non dipende solo dal fatto che Orietta Ocau ha cercato di diventare la Principale di Soccorsu. C’è qualcosa in più. E questo qualcosa in più sono i bisogni che Primo Soccorsu vuole soddisfare attraverso a relazione di co-agenzia. Per lui Orietta Ocau non è semplicemente una collega: è una amica attraente! Gli abitanti dell’Isola di Rogna hanno qualche difficoltà ad esprimere i loro sentimenti (forse a causa delle calamità naturali che perseguitano la loro isola), ma sono molto romantici. Noi di @spazioetico li conosciamo bene e possiamo rivelarvi (qualora non lo abbiate ancora capito) che Primo Soccorsu è innamorato di Orietta Ocau!


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Dopo essere stato assunto ed avere ricevuto il primo stipendio, Gianni Giardinu, per sdebitarsi, invita a cena Orietta Ocau e Primo Soccorsu: “Conosco un ristorante in cui si mangia uno stufato rognoso (piatto tipico dell’Isola di Rogna) buonissimo e si beve anche dell’ottimo vino!”

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Primo Soccorsu, inizialmente non sa se accettare o meno l’invito … Sa bene che Giardinu gli pagherà la cena ed il Codice di Comportamento Ditaliano vieta ai dipendenti pubblici (art.4, comma 2) di chiedere per se’ o per altri, regali o altre utilità’, neanche di modico valore, a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio. Ma poi accetta l’invito, perché (ragiona tra sé) quello che ha fatto per Giardinu non lo ha fatto in quanto assistente sociale: è stato un favore di carattere personale, che ha fatto a Orietta Ocau.

Ovviamente, Primo Soccorsu non ha le idee tanto chiare in merito a ciò che può fare o a ciò che non può fare … E come potrebbe? Ormai la sua sfera professionale si è irrimediabilmente confusa e sovrapposta alla la sua sfera personale e, soprattutto con la sfera personale di Orietta Ocau.

E non è l’unico ad avere le idee poco chiare …

Durante la cena, Primo Soccorsu e Orietta Ocau parlano a lungo e bevono molto. Purtroppo gli abitanti dell’Isola di Rogna (come la maggior parte dei Ditaliani) non reggono l’alcool e quando bevono fanno cose di cui potrebbero pentirsi …

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Quando arriva il momento di pagare il conto, Gianni Giardinu (ovviamente) offre la cena a tutti e primo Soccorsu si offre di accompagnare a casa la sua collega.

Durante il tragitto dice molte cose, che però Orietta Ocau ascolta a malapena. Perché è assorta in altri pensieri: si sente in debito con Primo Soccorsu. Vorrebbe anche lei sdebitarsi. Ha anche capito quanto lui le voglia bene e le sembra di essere sempre stata ingrata nei suoi confronti. Orietta Ocau riemerge dai suoi pensieri giusto in tempo per sentire quello che Primo Soccorsu ha da dire sulla fedeltà: “la fedeltà è un’avventura ostinata, è l’istinto di dare senza chiedere nulla in cambio“.

Orietta Ocau è assalita da un dubbio: “Io non lo so se sono una persona fedele

“Forse no” dice Primo Soccorsu “ma potresti ugualmente essere l’oggetto di una fedeltà”.

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Sono le parole giuste dette al momento giusto. “Sei davvero sicuro di volermi portare subito a casa?” chiede Orietta Ocau. Primo Soccorsu non risponde né sì né no. Inchioda e cambia direzione … e la direzione è il suo appartamento…


 

Sicuramente i nostri lettori saranno curiosi di conoscere tutti i particolari di questo romanzo rosa della Repubblica Ditaliana. Ma anche i protagonisti dei casi di @spazioetico hanno diritto alla loro privacy! Anche perché nella nostra storia è successo qualcosa che è molto più interessante dell’infedeltà di Orietta Ocau: è entrato in scena il MUNUS.

Un MUNUS è un dono che apre un credito relazionale. E che genera un debito relazionale. Cioè qualcosa di completamente diverso da un debito economico. Un debito economico si salda versando al creditore una somma di denaro, di norma pattuita in precedenza. Un debito relazionale invece si contrae nel momento in cui qualcuno agisce per favorire i nostri bisogni o i nostri interessi. Senza chiarire cosa vorrà in cambio. E la relazione tra debitore e creditore permane (come sospesa) fino a quando il creditore ci dirà come dobbiamo agire per sdebitarci.

Nella nostra storia il MUNUS è rappresentato dal nuovo lavoro di Gianni Giardinu. E questo MUNUS genera un gran numero di crediti e debiti relazionali (che indicheremo con una freccia tratteggiata, che origina dal creditore e “punta” verso il debitore):

crediti relazionali

  • Gianni Giardinu è in debito con Orietta Ocau e Primo Soccorsu (che si sono adoperati per trovargli un nuovo lavoro)
  • Orietta Ocau è in debito con Primo Soccorsu (che ha chiesto a suo fratello di assumere Gianni Giardinu) e ovviamente ha un credito aperto nei confronti di Gianni Giardinu;
  • Gianni Giardinu ha un credito aperto con Orietta Ocau (ha fatto assumere Gianni Giardinu) e ha un debito con suo fratello Giuda (che ha assunto Gianni Giardinu)
  • Giuda Soccorsu non ha debiti con nessuno, ma solo crediti aperti con Primo Soccorsu e Orietta Ocau.

Per semplicità, possiamo anche rappresentare i debiti e i crediti relazionali usando delle tabelle:

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Usando le tabelle è anche possibile rappresentare la chiusura delle diverse relazioni di credito/debito relazionale. Gianni Giardinu, per esempio, pagando la cena si sdebita nei confronti di Orietta Ocau e Primo Soccorsu:

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Se Primo Soccorsu e Orietta Ocau passeranno una bella nottata nell’appartamento di Primo Soccorsu, allora lui avrà la sensazione di avere “riscosso” il proprio credito relazionale:

tabella 3

L’unico che ha certamente dei crediti relazionali ancora aperti è Giuda Soccorsu. Cosa farà Giuda? Per scoprirlo, vediamo come va a finire la nostra storia …


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Orietta Ocau e Primo Soccorsu passano la notte insieme. E cominciano a frequentarsi. Diventano amanti. Tuttavia, sappiamo che ai Ditaliani non piace definire in modo troppo esplicito le relazioni affettive e quindi (per non urtare la loro sensibilità) diremo che tra Primo Soccorsu e Orietta Ocau si stabilisce una relazione di “partnership”.

cervo

Orietta Ocau non ha grandi difficoltà a nascondere a suo marito, Cervo Giardinu, la sua relazione extra-coniugale (pardon, di partnership!). Lui è spesso via per lavoro e non ha alcun dubbio sulla fedeltà di sua moglie. Anche per questo, Orietta Ocau non lo vuole lasciare, nonostante Primo Soccorsu le chieda con insistenza di venire a vivere con lui: “dovremmo vivere il nostro amore alla luce del sole!!”


E’interessante analizzare la dinamica della relazione tra Orietta Ocau e Primo Soccorsu, cioè il modo in cui tale relazione si è modificata nel corso della nostra storia: da semplici colleghi a … coinvolti in una intensa relazione di partnership!

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Primo Soccorsu confida a suo fratello Giuda di avere una relazione con Orietta Ocau. E Giuda decide di approfittare della situazione… Dopo qualche mese telefona a Primo Soccorsu: “Io ti ho dato una mano. Ed ora tocca a te aiutare me,come accade nelle migliori famiglie! Quel Gianni Giardinu che mi hai fatto assumere mi costa un sacco di soldi e non lavora nemmeno tanto bene. Per “ammortizzare” questo inutile costo, mi farebbe comodo stipulare una convenzione con il Comune di Jellau, per il taglio dell’erba nei parchi. Potrei fare dei prezzi migliori, rispetto alla cooperativa che avete adesso. Ma devo convincere quelli dell’ufficio tecnico, che da anni rinnovano la convenzione sempre alla stessa cooperativa. Tu mi hai detto che frequenti la responsabile dell’ufficio tecnico, la dott.ssa Ocau. Potresti mettere una buona parola per me?”

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Gianni Giardinu non se la sente di dirgli di no. Sono fratelli! E poi ha anche paura che Giuda riveli a Gianni Giardinu che lui ha una relazione con Orietta Ocau e che Giardinu lo dica al marito di Orietta! Va da lei, nel suo ufficio, e le propone di cambiare cooperativa.”E perché mai dovremmo cambiare cooperativa?” esclama Orietta Ocau stupita “quella che abbiamo adesso lavora benissimo”

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“Magari lavorano bene” risponde Primo Soccorsu “ma sicuramente non hanno assunto tuo cognato. Orietta, cerca di essere ragionevole: mio fratello ti ha fatto un grosso favore. E non è il caso di chiudergli la porta in faccia. Anche perché … finché non decidi di lasciare tuo marito, dobbiamo essere molto cauti. Giuda sa della nostra relazione e potrebbe parlarne a tuo cognato …”
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“Per l’amor del cielo!” esclama Orietta Ocau “non ci avevo pensato! Se mio cognato viene a sapere che tradisco suo fratello, glielo andrà subito a dire … lui e mio marito Cervo non hanno segreti!”

“Io ti o dato solo un consiglio. Ma sei tu la responsabile dell’ufficio tecnico… e devi decidere tu” conclude Primo Soccorsu uscendo dalla stanza.

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Orietta Ocau rimane da sola. Chiude la porta. Si siede alla scrivania. Non sa cosa fare.

L’assessore ha sempre voluto rinnovare la convenzione per il taglio dell’erba alla stessa cooperativa e lei più volte gli ha detto che era necessario applicare il principio di rotazione. Quindi, almeno sotto il profilo formale, convenzionarsi con la cooperativa di Giuda Soccorsu potrebbe essere la scelta migliore.

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D’altro canto, Orietta Ocau non può decidere di stipulare una convenzione con la cooperativa di Giuda Soccorsu, perché si trova in una situazione di conflitto di interessi: in quella cooperativa lavora suo cognato! Dovrebbe astenersi, far decidere qualcun altro, ma chi?

Forse dovrebbe lasciare suo marito, per non essere più sotto ricatto. Oppure lasciare Primo Soccorsu. Ma non vuole fare nessuna delle due cose. Spesso le persone non sanno rinunciare a quello che hanno. E riempiono le loro case di oggetti inutili, oppure tengono in piedi relazioni in conflitto tra loro. E Orietta Ocau ormai è intrappolata dentro la propria rete di relazioni!

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Orietta Ocau non sa cosa fare: “Ci penserò domani”.

Gli abitanti dell’Isola di Rogna si illudono sempre che ci sia un domani, perché vivono ignorando i grandi pericoli che incombono su di loro … o sotto di loro. Nelle viscere dell’isola di Rogna, infatti, è tutto un gran ribollire di lava. Il Vulcano Sciaguru, che sorge nel centro dell’Isola e che tutti credevano ormai estinto, ha deciso che vuole “fare il botto”.

L’eruzione vulcanica comincia durante la notte. L’isola per molti giorni è colpita da lapilli, incendi e terremoti… Alla fine, quasi tutti gli abitanti (inclusi i personaggi della nostra storia) sono morti. I pochi superstiti si aggirano per l’Isola di Rogna, avendo come unico rifugio le tende messe a disposizione dalla Protezione Civile Ditaliana.

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Aggiornamento: mentre stavamo scrivendo la nostra storia Transparency International ha pubblicato il CPI (Indice di Percezione della Corruzione) 2018.

Leggendolo abbiamo appreso che la Repubblica Ditaliana (per colpa dei casi di @spazioetico) è in fondo alle classifiche … Non come l’Italia che, grazie alla Legge 190/2012 e alla Legge 3/2019 (Spazza-corrotti) ormai “scala agilmente” la classifica ed è al 53° posto nel mondo su 180 Paesi, con un punteggio di 52 su 100! Se tutto va bene, un giorno arriverà al 57° posto in classifica, facendo meglio del Rwanda e della Namibia.

Ma non tutto è perduto: se trasferiamo il modello 190 che stiamo attuando in Italia verso la Repubblica Ditaliana, la situazione migliorerà certamente. E con una bella legge Spazza-corrotti i Ditaliani potrebbero ambire ai primi posti in classifica, insieme a Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia!

Dio salvi la Rogna!

 

Licenza Creative Commons

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C’E’ VITA OLTRE LA MAPPATURA DEI PROCESSI? La prevenzione della corruzione secondo @spazioetico

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Carissimi lettori di @spazioetico, benvenuti nel 2019! Un anno in cui, certamente, non assisteremo all’estinzione della corruzione (come auspicato da illustri esponenti ministeriali), ma in cui non verrà meno l’impegno di tutti noi, per garantire l’integrità delle scelte pubbliche.

Gennaio è tempo di bilanci, più che di progetti: come è stato per voi il 2018? Noi siamo stati molto impegnati a scrivere il nostro Manuale sull’accesso civico generalizzato, a fare corsi di formazione e a costituirci in Associazione Professionale. E per noi l’anno è volato via in fretta!

4 stagioni

Sembra ieri che scrivevamo le divagazioni estive e le escursioni d’autunno … ed invece è già passato anche Capodanno! ANAC ha pubblicato il suo nuovo PNA e le pubbliche amministrazioni stanno finendo di aggiornare i PTPC per il triennio 2019 – 2021. E sì! L’aggiornamento annuale del PTPC, croce e delizia dei responsabili della prevenzione della corruzione. Non hai nemmeno tempo di attuarlo, il Piano Triennale, che già lo devi aggiornare!
Perché mai se il piano è triennale, deve essere aggiornato ogni anno? Forse questo garantisce una maggiore efficacia dell’anticorruzione? Lo dubitiamo. Chiunque conosca un minimo il funzionamento delle organizzazioni, sa quanto sia difficile “rompere” le prassi, modificare le procedure, diffondere i valori. Ci vogliono tempi lunghi e un forte investimento da parte della dirigenza.

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Ma dobbiamo tenerci i nostri dubbi e adeguarci alla volontà di ANAC (Comunicato del Presidente ANAC del 16/03/2018): “la necessaria integrazione degli obiettivi di trasparenza con il piano della performance necessita di una loro previsione annuale nell’ambito della programmazione su base triennale. Si richiama, pertanto, l’attenzione delle Amministrazioni sull’obbligatorietà dell’adozione, ciascun anno, alla scadenza prevista dalla legge del 31 gennaio, di un nuovo completo Piano Triennale, valido per il successivo triennio (ad esempio, per l’anno in corso, il PTPC 2018-2020). È, altresì, necessario che ad ogni Piano siano allegate le mappature dei processi.

Ma cosa dovranno scrivere i RPCT nell’aggiornamento dei PTPC? Il nuovo PNA non ci aiuta a trovare una risposta a questa domanda: la sua “Parte Generale”, infatti, non propone strategie di sviluppo dei sistemi di prevenzione, ma si limita a tornare su tematiche già trattate nei precedenti PNA (ambito di applicazione della L.190/2012, aggiornamento dei PTPC, Ruolo e poteri, requisiti e revoca del RPCT, rapporti fra ANAC e il RPCT, trasparenza e privacy, codici di comportamento, pantouflage e rotazione del personale). Molto più interessanti sono gli approfondimenti della “Parte Speciale” del PNA, in cui viene analizzato il rischio associato ad attività che hanno un forte impatto sui cittadini e che sono trasversali a diverse pubbliche amministrazioni: la gestione dei rifiuti e la gestione dei fondi strutturali.

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Ma la Parte Speciale, per quanto ben fatta, non può compensare la carenza di indicazioni di carattere generale. Nel PNA 2015 ANAC ha auspicato un “cambio di rotta” nella strategia di prevenzione ed ha indirizzato le pubbliche amministrazioni a mappare (cioè analizzare) i propri processi, per migliorare la qualità dei PTPC. In questi anni molte amministrazioni hanno effettivamente mappato i processi (chi più, chi meno, chi meglio, chi peggio, in assenza di indicazioni metodologiche da parte di ANAC) e adesso forse sarebbe il caso di dare loro delle indicazioni per il futuro. Sarebbe il caso di spiegare (non solo agli RPCT, ma anche agli altri dipendenti pubblici che lavorano nella P.A. e ai cittadini che dalla P.A. ricevono servizi) in che direzione sta andando (o in che direzione si vuole che vada) l’anticorruzione italiana, dopo il cambio di rotta dell’ormai lontano 2015.

Eh sì, perché un cambio di rotta senza una direzione potrebbe far naufragare la nave dell’anticorruzione, oppure farla tornare indietro. Fuor di metafora: l’analisi del rischio potrebbe ridursi ad una attività fine a se stessa o diventare un mero adempimento burocratico.

 

1. Un A.N.A.C.OLUTO: il PNA 2018 e l’anticorruzione sospesa

Il PNA 2018 sembra insomma un “anacoluto”, cioè un costrutto sintattico in cui il primo elemento, la Parte Generale, appare campato in aria e messo in rilievo, rispetto alle successive Parti Speciali.

Più in generale, l’anticorruzione pare essere sospesa tra il passato (mappatura dei processi) e un futuro incerto, galleggiando in un presente in cui il legislatore stesso, con l’approvazione della “Legge Spazzacorrotti”, intende privilegiare la repressione e non tenere in alcun conto la prevenzione. In questo scenario, quali dubbi sorgeranno nella testa degli RPCT, intenti ad aggiornare i propri piani triennali? Proviamo a descriverli, con l’aiuto di quattro improbabili amici RPCT!

narciso
Narciso Vanesi è RPCT del Comune di Gray (AO). Negli ultimi anni ha mappato tutti i processi del Comune ed è molto soddisfatto del suo lavoro. Così soddisfatto, che ha stampato tutti documenti che descrivono la mappatura dei processi, li ha incorniciati e li ha appesi alle pareti del suo ufficio! Ogni volta che guarda un processo incorniciato, si sente rassicurato. Ha come la sensazione di avere tutto sotto controllo. Ma è veramente tutto sotto controllo? Narciso Vanesi ogni tanto (non molto spesso però) ha qualche dubbio. Forse dovrebbe stampare i processi e appenderli in tutti gli uffici del Comune? O forse dovrebbe chiedere agli uffici del Comune se le sue analisi (che ha fatto da solo, chiuso nel suo ufficio) sono corrette?

dubbio
Valentina Del Dubbio è RPCT dell’Azienda Sanitaria Locale di Amleto (BO). Valentina del Dubbio ha un grandissimo dubbio. Ha una domanda che la assilla e che va ripetendo a tutti quelli che incontra: “Adesso che ho mappato tutti i processi dell’Azienda, cosa farò nel triennio 2019 – 2021?”. Nessuno sa darle una risposta. A dire il vero i suoi colleghi della Psichiatria avrebbero una soluzione ai suoi problemi: un ansiolitico … Dopo molte insonni, finalmente una risposta balena nella sua mente: “Nel prossimo triennio… li rimappo tutti!”

ignara
La Dott.ssa Mia Insaputa, è responsabile dell’ ufficio Risk Management di una Agenzia Ministeriale. Negli ultimi anni ha messo in piedi un sistema integrato di gestione del rischio che analizza i dati di processo per identificare gli eventi critici. Nel suo sistema di risk management ha incluso anche i rischi associati ai reati contro la pubblica amministrazione, che potrebbero essere commessi dai dipendenti dell’Agenzia. E adesso si sta chiedendo se sia il caso di includere i rischi derivanti dalla gestione delle informazioni e dalla violazione del diritto alla privacy. Mia Insaputa è una RPCT che lavora molto bene … peccato che non sa di esserlo!

A cartoon illustration of a doctor looking confused.
Errico Fordini, RPCT dell’Azienda Ospedaliera “Santi Presto e Bene” è molto stupito! Negli ultimi anni ha fatto di tutto per rendere più efficienti i processi della sua Azienda, per soddisfare gli stakeholder e per standardizzare i comportamenti organizzativi. Alcuni giorni fa si sono presentati dei signori eleganti, nel suo ufficio. Errico Fordini pensava fossero degli ispettori di ANAC, venuti a complimentarsi con lui, per il suo modo non burocratico di fare anticorruzione… Invece erano gli auditor di una società di consulenza, venuti a certificare ISO 9001 il suo Ospedale!

 

2. I limiti della prevenzione

Cosa ci suggeriscono i nostri amici RPCT? In primo luogo ci suggeriscono che è necessario andare oltre la mappatura dei processi, e migliorare la capacità delle pubbliche amministrazioni di monitorare gli eventi corruttivi. La mappatura dei processi, infatti, è un esercizio di valutazione del rischio, che non serve a capire come la corruzione si genera, ma dove si genera. La mappatura dei processi, infatti, identifica i processi che sono maggiormente vulnerabili alla corruzione e lo fa legando il rischio di corruzione alla “mala-gestio“, cioè al cattivo funzionamento della “macchina amministrativa”.

Valutare e gestire il rischio (cioè diminuire la probabilità che la corruzione abbia luogo) è senza dubbio fondamentale. Ma è una attività che si realizza introducendo controlli sui processi e standard di comportamento (procedure, regole di condotta) per le persone. E purtroppo esiste un limite alla possibilità di introdurre regole e controlli all’interno delle organizzazioni:

  • troppi controlli rallentano l’esecuzione dei processi ed incidono negativamente sulla performance organizzativa,
  • troppe regole finiscono per immobilizzare la capacità decisionale delle persone (ipengiofobia).

Di conseguenza, non esiste il sistema di prevenzione perfetto (cioè in grado di azzerare il rischio). Anche se disponessimo di strumenti di valutazione affidabili (di cui non disponiamo, visto che l’unico strumento di misurazione del rischio di corruzione elaborato da ANAC, l’allegato 5 del PNA 2013,non è affidabile), anche se avessimo a disposizione misure di prevenzione efficaci e attuabili al 100%; il controllo totale delle persone e dei processi finirebbe per annientare le persone e l’organizzazione.

Purtroppo è così: i PTPC non possono escludere che la corruzione abbia luogo e gestiscono solo parzialmente i fattori di rischio che rendono vulnerabili i processi. Perché “the show must go on”: le P.A. devono garantire la gestione dei procedimenti e l’erogazione dei servizi, anche assumendosi il rischio della corruzione.

Diventa quindi necessario capire come si genera la corruzione, per identificare tempestivamente gli eventi corruttivi che si verificano nonostante l’esistenza di un sistema di prevenzione.

 

3. L’innesco della corruzione

I fattori che incrementano il rischio di corruzione (scarsa chiarezza delle regole, carenza di personale, mancanza di procedure, assenza di rotazione, frazionabilità, rilevanza economica, complessità delle operazioni da svolgere, ecc…), rendono vulnerabili i processi, ma non innescano la corruzione.

La corruzione, infatti, viene innescata dall’azzardo morale dell’agente pubblico, che agisce in una situazione di conflitto di interessi, cioè in una situazione in cui degli interessi secondari (dell’agente o di soggetti terzi) entrano in conflitto con gli interessi primari del Principale, cioè della Pubblica Amministrazione.

La valutazione del rischio, come la qualità, si concentra sui processi. L’analisi degli inneschi si concentra sugli interessi in gioco, interni ed esterni alla pubblica amministrazione e sulle relazioni che “supportano” tali interessi.

Di seguito alcuni obiettivi e alcune attività che le pubbliche amministrazioni potrebbero inserire nei loro PTPC, da realizzare nel prossimo … decennio. Tenetevi forte! Stiamo cercando di raccontarvi l’anticorruzione del futuro!

 

4. Fuori dal tunnel! C’è vita oltre la mappatura dei processi! 

a) La Mappatura degli interessi. Visto che gli eventi corruttivi sono innescati dai conflitti di interessi (o meglio, dall’azzardo morale che risolve tali conflitti, favorendo degli interessi secondari), allora mappare gli interessi è la prima cosa da fare. La mappatura degli interessi può essere vista come una evoluzione della mappatura dei processi, perché associa a ciascun processo a rischio:

  • gli stakeholder (esterni ed interni) coinvolti nel processo,
  • gli interessi primari, che il processo intende promuovere,
  • gli interessi secondari degli stakeholder.

Gli stakeholder esterni sono gli utenti, le imprese e qualunque altra persona fisica o giuridica che entra in relazione con l’amministrazione e può essere influenzata o influenzare il processo.

Gli stakeholder interni, invece, sono tutti i soggetti che operano per conto dell’amministrazione: dipendenti, dirigenti, organi di indirizzo, concessionari, ecc… Anche gli stakeholder interni possono influenzare il processo o esserne influenzati.
Gli stakeholder, sia interni che esterni sono portatori di interessi secondari, cioè interessi riferibili alla loro sfera personale, professionale, sociale od economica.

Gli interessi primari, invece, sono gli interessi che guidano l’organizzazione e i suoi processi. Nel caso della pubblica amministrazione, sono interessi primari:

  • i diritti dei cittadini, che l’amministrazione deve promuovere,
  • l’interesse al buon uso delle risorse pubbliche, riferibile al “cittadino contribuente”,
  • l’interesse alla legalità e all’imparzialità dell’azione amministrativa, riferibile al “cittadino elettore”,
  • l’interesse dell’organizzazione al raggiungimento di una serie di obiettivi strategici (riduzione delle spese, assunzione e aggiornamento del personale, ecc…),
  • l’interesse degli organi politici alla realizzazione del programma di mandato.

La mappatura degli interessi può essere riassunta in una tabella (ve ne proponiamo una):

scheda

 

Tuttavia, il modo migliore per “visualizzare” gli interessi è costruire un grafo (cioè una rete) che associa ad ogni processo gli interessi primari, gli stakeholder e gli interessi secondari.

grafo degli interessi

 

b) Analisi dei conflitti e delle convergenze di interessi. Gli interessi primari e secondari associati ad un medesimo processo interagiscono tra loro. Infatti, le decisioni e le attività previste dal processo potrebbero:

  • favorire determinati interessi primari e secondari (convergenza di interessi),
  • favorire un interesse secondario a discapito di un interesse primario (conflitto di interessi),oppure favorire un interesse primario a discapito di un altro interesse primario (conflitto tra interessi primari).

In pratica, la gestione dei processi di una pubblica amministrazione innesca conflitti e convergenze tra interessi e queste interazione possono innescare gli eventi corruttivi, se non sono gestite correttamente. Semplificando al massimo, potremmo dire che la corruzione è una strategia non corretta di gestire le interazioni tra gli interessi. Le principali dinamiche che generano corruzione sono due:

  • l’azzardo morale: uno stakeholder interno (un agente pubblico) favorisce uno o più interessi secondari convergenti (propri e/o di terzi) in conflitto con un interesse primario dell’organizzazione;
  • la caduta di interessi primari: l’organizzazione decide di favorire un interesse primario A* (convergente con un interesse secondario B) in conflitto con un interesse primario C*.

Le due definizioni possono sembrare un po’ difficili. E’ più facile visualizzarle con degli schemi:

azzardo morale e caduta di interessi primari

In entrambi i casi, il risultato è il medesimo: il processo favorisce uno o più interessi secondari a discapito di uno o più interessi primari. E se ci pensate, questa è la definizione di corruzione proposta nei PNA.

Le pubbliche amministrazioni dovrebbero effettuare una analisi a priori dei conflitti e delle convergenze tra interessi primari e secondari, e definire delle strategie di gestione di tali interazioni, per ridurre il rischio di azzardo morale o di caduta di interessi primari. Il conflitto di interessi, in pratica, non deve più essere considerato solo come un problema dei dipendenti (che i dipendenti devono segnalare puntualmente), ma anche come un elemento (un innesco) di cui deve farsi carico l’organizzazione. Anche perché solo l’organizzazione può gestire i conflitti tra interessi primari.

c) Ecologia delle relazioni. Un altro aspetto fondamentale, che dovrebbe essere messo al centro dei PTPC, è l’ecologia delle relazioni. Oggi i codici di comportamento si concentrano quasi esclusivamente sui comportamenti. Invece, sarebbe opportuno che le amministrazioni orientino i dipendenti ad esplorare la dimensione “relazionale” della propria professione.

In ambito pubblico, infatti, la sovrapposizione tra sfera professionale (pubblica) e sfera personale (privata) può determinare interferenze, se non adeguatamente gestita. La sfera personale è l’ambito nel quale si generano gli “interessi secondari” dell’agente pubblico e, quindi, gli inneschi dei comportamenti corruttivi.

Dal momento che gli interessi secondari corrono sulle relazioni, occorre che i dipendenti pubblici imparino a ricostruire una “MAPPA delle relazioni «sensibili“, cioè di tutte quei «rapporti che siano intercorsi o che intercorrano con soggetti che abbiano interessi in attività o decisioni inerenti all’ufficio, limitatamente alle pratiche affidate». E’ così che il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (articoli 4, 5, 6 e 7) definisce le «relazioni sensibili».

Non tutte le relazioni, quindi, ma quelle che potrebbero generare interferenze nelle attività o nelle decisioni della funzione pubblica (per «ufficio» si intende, infatti la «funzione», non il luogo di svolgimento dell’attività). Di seguito, una lista delle relazioni sensibili che il Codice di Comportamento mette sotto osservazione.

  1. Relazioni interpersonali, come le relazioni di parentela, di commensalità e frequentazione abituale, le relazioni conflittuali (grave inimicizia e causa pendente) o di appartenenza (ad associazioni o organizzazioni)
  2. Relazioni di delega, come i rapporti di collaborazione professionale attuali o passate, le relazioni di rappresentanza, le relazioni finanziarie e le relazioni che possono generare interferenze (superiori gerarchici, politici e sindacalisti)
  3. Relazioni di scambio, le più intriganti, come, ad esempio, le relazioni di debito/credito economico e quelle di debito/credito relazionali (che noi chiamiamo “MUNUS-REMUNERATIO”).

Di seguito la visualizzazione di una ipotetica MAPPA delle relazioni sensibili del dottor Verdi, professionista clinico, che lavora presso l’Ospedale di Caciucco.

mappa_relazioni.jpg

A volte le relazioni umane e professionali nelle quali siamo coinvolti sembra ci possano appagare pienamente per quelle che sono. Altre volte le consideriamo, anche inconsciamente, un mezzo per arrivare a soddisfare bisogni più profondi.
L’ecologia delle relazioni è il processo attraverso il quale il dipendente pubblico impara a riconoscere e a categorizzare correttamente le proprie relazioni personali (private o professionali, attuali e non attuali) in funzione del ruolo che egli assume in ambito pubblico e ad utilizzare gli strumenti che l’ordinamento gli mette a disposizione per ridurre il rischio di sovrapposizione tra sfera professionale pubblica e sfera privata.

La “formazione valoriale” è la misura certamente più idonea a promuovere tale processo. @Spazioetico ha già sperimentato laboratori di mappatura delle relazioni sensibili finalizzati a promuovere l’ecologia delle relazioni in ambito pubblico.

Le attività di mappatura delle relazioni sensibili non devono essere confuse con le dichiarazioni di interessi che attualmente vengono adottate dalle amministrazioni (soprattutto in campo sanitario). Tali misure hanno creato non pochi problemi sia da un punto di vista della compilazione sia dal punto di vista dell’utilizzo concreto di tali strumenti. Inoltre, hanno il difetto (grave) di essere calate dall’alto senza alcun coinvolgimento degli stessi attori. Purtroppo questo è un difetto che rileviamo anche nella proposta di legge cosiddetta “Sunshine Act” all’italiana. Si prevede di istituire un Registro presso il Ministero della Salute contenente tutte le erogazioni in denaro o in beni-servizi-utilities a favore di soggetti operanti nel settore salute. Come per le “dichiarazioni di interessi”, anche questa legge si concentra sulle “tracce” delle relazioni, non sulle relazioni e pertanto non aumenta in nessun modo la capacità degli operatori di osservare, categorizzare e far emergere le “relazioni sensibili” idonee a produrre interessi secondari potenzialmente confliggenti.

Ricordiamo a tutti che la prevenzione della corruzione non è destinata a soggetti ed organizzazioni che hanno già sviluppato capacità delinquenziale (per quello ci dovrebbe essere la Magistratura), ma ad operatori pubblici ed organizzazioni che hanno l’occasione di osservarsi e di provare a costruire delle misure sostenibili ed efficaci.

Speriamo che in un futuro prossimo (ma non troppo) le amministrazioni sviluppino sistemi di emersione assai più raffinati ed efficienti (come, appunto, le Mappe delle relazioni sensibili) e che, soprattutto, non si parta dal presupposto che i professionisti pubblici abbiano sempre qualcosa da nascondere, ma che siano “parti” del processo di prevenzione, coinvolti alla stregua di “attori responsabili”, come anche il PNA 2013 giustamente aveva indicato.

 

4. Buon anno e buon lavoro

Abbiamo scritto questo articolo per suggerirvi alcune direttrici su cui sviluppare le attività previste dai PTPC e le future ricerche sui fenomeni corruttivi: le relazioni (interpersonali, di scambio e di delega), gli interessi (primari e secondari) e le interazioni (convergenze e conflitti) tra interessi. Non si tratta di argomenti nuovi, ma è nuovo il punto di vista da cui questi argomenti devono essere trattati.

Mappando i processi si assume il punto di vista dell’organizzazione: si presuppone che le persone siano oneste, ma che i processi in cui le persone sono coinvolte siano vulnerabili alla corruzione. Questo punto di vista organizzativo, questo approfondire la vulnerabilità dei processi è il nocciolo del fondamentale cambio di rotta proposto da ANAC nel 2015. Ecco, nel 2019 noi auspichiamo che si realizzi un secondo cambio di rotta: che si ritorni a parlare delle persone. Delle persone che spesso vivono in modo tossico le proprie relazioni, oppure non sanno gestire correttamente le interazioni tra interessi primari e interessi secondari. Delle persone fragili, che innescano la corruzione. 

Si tratta di un cambio di rotta ancora tutto da realizzare. Certamente, alcuni punti della nostra proposta meriterebbero un maggiore approfondimento. E infatti torneremo a parlarvi di questi argomenti nei prossimi mesi, proponendo casi, analisi e strumenti. 

BUON ANNO E BUON LAVORO!

 

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Il dilemma dell’INPS – parte 3: analisi dei conflitti e delle convergenze tra interessi

Paul-klee-landscape-with-yellow-birds-1923

Paul Klee: “Landscape with Yellow Birds” (1923)

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Cari lettori di @spazioetico, questo è il terzo articolo che dedichiamo al “dilemma dell’INPS”, scatenato dalla scelta dell’Istituto di prevedere, nel proprio Piano della Performance, un premio per i medici che revocheranno le pensioni di invalidità. Il dilemma, e l’avrete capito leggendo i due post precedenti, è scatenato da un conflitto tra interessi primari: cosa devono fare i medici dell’INPS, per essere dei buoni agenti pubblici? Devono contribuire a ridurre il debito del loro Istituto, oppure devono assicurare la salute e l’inserimento socio-economico e lavorativo delle persone con disabilità?

E’un interrogativo senza risposta (un dilemma appunto) che ha scatenato polemiche. Noi di @spazioetico non amiamo le polemiche, ma volevamo comunque dare un contributo a questa discussione. Facendo quello che sappiamo fare: analizzando le situazioni, gli interessi in gioco, il modi in cui gli interessi interagiscono e il rischio di corruzione che ne può derivare.

Con il post “Lo strano caso del Comune di Miracolato” abbiamo suggerito, in modo scherzoso, che la soluzione dell’INPS potrebbe essere una risposta sbagliata ad un problema reale: l’incapacità del sistema di riconoscere gli invalidi falsi da quelli veri. Nel secondo post “Il catalogo degli interessi in gioco”, abbiamo elencato gli interessi (primari e secondari) che stanno influenzando le posizioni assunte da utenti, INPS, medici e opinione pubblica sull’argomento.

Vi avvisiamo: il post di oggi è molto lungo ed anche molto impegnativo. Le dinamiche tra gli interessi in gioco saranno analizzate da diversi punti di vista … e alla fine emergeranno anche dei rischi di corruzione. Ma non possiamo fare altrimenti:le analisi o si fanno bene o non si fanno. Chi ci ha avuto in aula, per un corso di formazione, lo sa.  

BUONA LETTURA!


 

Massimo: Caro Andrea, dopo avere identificato gli interessi che sono in gioco, quando si parla di riconoscimento delle invalidità civili, potremmo analizzare le convergenze e i conflitti che si possono determinare tra tali interessi, usando la metodologia che abbiamo sviluppato e proposto nel caso del dottor Dall’Osso. Ti ricordi?

Andrea: E come potrei non ricordare? Abbiamo portato quel caso in giro per l’Italia e ormai lo conosco a memoria! La metodologia consiste nell’immaginare degli scenari che contengono:

  • degli interessi primari e secondari,
  • degli eventi critici, cioè delle situazioni o dei comportamenti che possono favorire o ledere gli interessi in gioco,
  • un grafico, che permette di rappresentare l’intensità degli interessi e la sua variazione nel tempo.

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Dopo aver definito uno scenario, bisogna fare delle simulazioni e vedere cosa accade agli interessi inclusi nello scenario. Le simulazioni seguono delle regole abbastanza semplici:

  • Un interesse A reagisce positivamente (A[+]) alle situazioni e ai comportamenti che lo favoriscono, mentre reagisce negativamente (A[-]) alle situazioni e ai comportamenti che lo ledono;
  • Un interesse può anche essere indifferente (A[x]) ad una situazione o ad un comportamento (perché non viene né favorito né leso da essi);
  • si ha una convergenza tra interessi, quando due o più interessi reagiscono allo stesso modo ad una situazione o ad un comportamento (ad es. diventano entrambi positivi)
  • si ha un conflitto di interessi, quando due o più interessi reagiscono in modo opposto ad una situazione o ad un comportamento (uno diventa positivo, l’altro negativo)
  • gli interessi tendono ad orientare il comportamento delle persone, nel senso che le persone agiscono, in presenza di un evento critico, per salvare gli interessi che hanno una maggiore intensità.

Massimo: Usando queste poche regole, proviamo a costruire degli scenari, usando il catalogo degli interessi, che abbiamo identificato e introducendo (per semplicità) solo questi tre eventi critici:

  • in Italia ci sono dei falsi invalidi,
  • L’INPS ha assegnato ai suoi medici l’obiettivo di ridurre il numero di prestazioni di invalidità civile,
  • un medico INPS revoca una prestazione di invalidità ad un soggetto che ne avrebbe diritto, per raggiungere i propri obiettivi di performance.

Andrea: Massimo, credo che tu non abbia scelto a caso questi eventi critici: il primo è un azzardo morale (una truffa) messa in atto dal cittadino, approfittando dell’asimmetria del free rider; il secondo è un obiettivo che l’INPS definisce per controllare l’Agente pubblico (il medico INPS) e ridurre l’asimmetria primaria; mentre il terzo è un azzardo morale messo in atto dall’Agente pubblico (medico INPS) approfittando dell’asimmetria secondaria… Vediamo cosa ne viene fuori!

SCENARIO 1: I CITTADINI

Massimo: Cominciamo con i cittadini che, nel ruolo di Principale Delegante, hanno tre interessi primari:

  • E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
    S* =diritto alla salute
    I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

I falsi invalidi ledono tutti questi interessi e l’evento critico aumenta l’intensità di questi interessi: il principale delegante chiede all’INPS di correre ai ripari!

grafico cittadini

 

165px-INPS_logo.svgSCENARIO 2: L’INPS 

Andrea: Adesso potremmo analizzare la situazione assumendo il punto di vista dell’INPS. L’INPS ha gli stessi interessi del Principale Delegante, ma reagisce diversamente all’evento critico “falsi invalidi”: l’evento, nel nostro scenario, lede tutti e tre gli interessi, ma aumenta l’intensità del solo interesse primario E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche)

 

INPS 1

Massimo: E perché solo E* aumenta?

Andrea: Perché i falsi invalidi danneggiano direttamente l’INPS, incidono negativamente sul suo bilancio. Diventa quindi di primaria importanza per l’Istituto agire in modo tale da ridurre le proprie perdite. L’INPS, quindi, reagisce all’evento critico decidendo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile. 

Massimo: Ma l’INPS non può difendere da solo i propri interessi primari: ha bisogno di coinvolgere i propri agenti, cioè i medici che stanno nelle commissioni e che a volte certificano o rinnovano invalidità che non ci sono!  

Andrea: Esatto! I medici, quando riconoscono invalidità che non sussistono, compiono un azzardo morale, approfittando dell’asimmetria informativa (asimmetria primaria) che li avvantaggia nei confronti dell’Istituto. Come possiamo rappresentare questo azzardo morale, usando la nostra metodologia?

Massimo: Vediamo un po’ … Ecco! Il medico corrotto, che favorisce i falsi invalidi mette il proprio interesse personale G (l’interesse a guadagnare più soldi) al di sopra dell’interesse dell’INPS. Quindi, G è molto intenso. E’ un interesse-guida più intenso di tutti gli interessi primari dell’istituto (S*, I* ed E*) , che il medico INPS dovrebbe promuovere in quanto agente. Ti faccio un disegno, per rappresentare questa situazione: 

medico teorico 1

Andrea: Seguendo la tua analisi, l’interesse secondario G va in conflitto con gli interessi primari S*, I* ed E*. Il Medico INPS commetterà azzardo morale e si farà pagare per riconoscere false invalidità, perché l’unica cosa che gli interessa è incrementare i suoi guadagni. Sembra funzionare (e probabilmente è così che l’INPS si rappresenta i suoi medici, purtroppo), ma credo che la tua analisi sia sbagliata, caro Massimo!

Massimo: Dici? Però funziona ed è questo il modo in cui la corruzione viene rappresentata nell’ambito della teoria Principale/Agente: un azzardo morale economicamente vantaggioso per il corrotto e il corruttore ! Nel grafico non ho rappresentato gli interessi secondari degli utenti, per non renderlo troppo complicato. Ma sono proprio questi interessi che, convergendo con l’interesse G, lo rendono così potente!

Andrea: Forse hai ragione! Continua con la tua analisi e vediamo cosa succede!

Massimo: L’INPS a questo punto potrebbe adottare una strategia: rendere meno conveniente l’azzardo morale, magari intensificando (o introducendo) i controlli di secondo livello sull’esito delle pratiche di richiesta di invalidità civile. E sanzionare i medici che non operano correttamente. E invece no! Sai cosa fa? Ti disegno un altro grafico. Guardalo attentamente e poi ti spiego!

medico teorico 2

Massimo: Hai capito cosa ha fatto l’INPS?

Andrea: Sì: ha creato una convergenza di interessi tra E* e G

Massimo: Esatto. In pratica l’INPS:

  • Assegna ai medici l’obiettivo di contribuire alla riduzione del debito pubblico
  • Assegnando questo obiettivo, in qualità di Principale, dice ai suoi agenti che E* (buon utilizzo delle risorse pubbliche) è l’interesse più importante
  • Infine, assegna ai medici l’obiettivo di ridurre il numero di pensioni di invalidità civile, cioè li premia non in base alla qualità dei servizi erogati agli utenti, bensì al numero di trattamenti pensionistici revocati.

Andrea: Se i medici vengono pagati per togliere le invalidità, non dovrebbe più essere conveniente per loro riconoscere attività inesistenti: perdono il premio per il raggiungimento degli obiettivi e in più rischiano delle sanzioni, se scoperti!

Massimo: Proprio così, Andrea! L’INPS vorrebbe fornire ai medici un modo sicuro per guadagnare di più, senza rischiare. Ma questa strategia presenta degli inconvenienti:

  • Tutela un interesse pubblico facendo leva sugli interessi secondari degli agenti
  • Crea un conflitto tra interessi primari: gli obiettivi di performance favoriscono l’interesse E* (E*[+]), ma ledono gli interessi S* e I* (S*[-], I*[-])

Inoltre, il Piano della performance dell’INPS non soddisfa i cittadini … anzi! l’idea che un medico possa revocare una invalidità per avere un premio ottiene l’effetto di rendere meno importante E* per i cittadini, aumentando l’intensità di S* e I*

grafico cittadini 2

Andrea: Questo ultimo grafico ci aiuta anche a capire meglio da dove proviene l’attuale sfiducia di molti italiani nei confronti dell’Europa: quando le politiche privilegiano la riduzione del debito (cioè l’interesse E*),con iniziative che mettono in forse diritti percepiti come fondamentali ed acquisiti; allora si può generare un conflitto tra interessi primari. E i cittadini reagiscono a questo conflitto chiedendo meno austerità e più diritti (in tre parole “chissenefrega dello spread”) … La Politica dovrebbe saper mediare e tenere in equilibrio le richieste dell’Europa e le risposte dei cittadini. Ma questo non sempre accade…

Massimo: Le analisi politiche le facciamo un’altra volta. Cosa ne pensi della mia analisi?

Andrea: Che probabilmente è sbagliata … O meglio, il tuo scenario ricostruisce correttamente gli interessi che l’INPS ha tenuto in considerazione per definire il proprio Piano della Performance. E infatti, questo scenario conduce a due previsioni sbagliate. 

Massimo: Non ti seguo… Prova a fare anche tu un grafico!

Andrea: Ci provo subito … Ecco fatto! Questo grafico rappresenta il modo in cui, secondo l’INPS, gli interessi del medico dovrebbero reagire agli eventi critici “falsi invalidi” e “revocare una invalidità civile“, dopo che al medico sono stati assegnati gli obiettivi di performance: 

medico teorico 3 illusione INPS

Massimo: Sì, credo di aver capito. La strategia dell’INPS, come abbiamo visto, è mandare in convergenza G ed E*. Grazie agli incentivi economici, i due interessi dovrebbero reagire allo stesso modo (positivo o negativo) di fronte agli eventi critici. In particolare l’INPS pensa che:

  • G reagirà negativamente (G[-]) all’ipotesi di rilasciare una falsa invalidità (ZERO rischi di azzardo morale)
  • E* e G reagiranno positivamente ((E+G)[+]) all’ipotesi di revocare delle invalidità e saranno più intensi di S* e I* (zero dilemmi per il medico, che accetterà gli obiettivi di performance)

Secondo l’INPS questo dovrebbe risolvere il problema della corruzione e non creare problemi ai medici (anche se E* va in conflitto con I* ed S*). Riconoscere false invalidità sarà assolutamente sconveniente perché lede tutti gli interessi in gioco, lede anche G, perché il medico non riceve l’incentivo.  Ma soprattutto i medici non si ribelleranno all’idea di revocare le invalidità civili … perché questo favorisce E* e G, che sono gli interessi più intensi.

Andrea: E invece non è vero … i medici si sono ribellati all’idea di essere pagati per revocare le invalidità civili. Probabilmente INPS non capisce fino in fondo cosa è successo e dove ha sbagliato. Proviamo a spiegarglielo  noi … 

narciso_papaveriniSCENARIO 3: IL MEDICO

Massimo: Allora potremmo cercare di rappresentare in modo più realistico gli interessi che muovono le decisioni di un ipotetico medico INPS.

Andrea: Direi proprio di sì. Il medico ha più interessi di quelli che l’INPS  immagina: non è un burocrate alle dipendenze di una cassa assicurativa (con tutto il rispetto per i burocrati e per e casse assicurative). In primo luogo è un professionista iscritto a un albo e quindi ha un interesse elevato a non violare il proprio codice deontologico (D). Il codice deontologico dei medici mette al centro la tutela della salute dei pazienti, e quindi possiamo pensare che per il medico anche il diritto alla salute (S*) sia un interesse primario molto elevato. Direi che potremmo immaginare uno scenario in cui S*  e D sono intensi tanto quanto G, che è l’interesse a guadagnare più soldi.

Massimo: Direi che questo scenario descrive abbastanza bene la complessità degli interessi di un medico onesto … 

Andrea: Non direi proprio onesto. Guarda qui: ti disegno il grafico degli interessi e quello che succede quando il medico affronta l’evento critico falsi invalidi:

 

medico reale 1

 

Massimo: Dunque … fammi capire: quando scrivi S*[X] e D[X] intendi dire che il diritto alla salute e l’interesse a non violare il codice deontologico sono inattivi? Non reagiscono in alcun modo all’evento critico, perché l’evento critico non li lede, ma nemmeno li favorisce? 

Andrea: Esattamente! Nel nostro scenario, il medico accetta di certificare delle false invalidità (o tollera che altri colleghi lo facciano) perché, dal suo punto di vista, ciò non mette a rischio il diritto alla salute dei cittadini e quindi non comporta una violazione del codice deontologico. Inoltre, qualora l’utente sia in una situazione economica precaria, si verifica una convergenza tra G ed I*: la falsa invalidità garantisce un guadagno al medico e la pensione di invalidità riconosciuta all’utente favorisce la sua integrazione sociale ed economica.

Massimo: Il tuo scenario, caro Andrea, si basa su un potente bias cognitivo, che lo psicologo Daniel Khaneman chiama WYSIATI (What You See  IAll There Is, quello che vedi è tutto quello che c’è). Il medico non vede i danni indiretti che i falsi invalidi causano alla salute dei cittadini e quindi pensa che tali danni non esistano. In realtà, i falsi invalidi, percependo una pensione di invalidità, sottraggono risorse che potrebbero essere usate a favore degli invalidi veri! Inoltre, il medico non categorizza correttamente il proprio comportamento e non si accorge di violare la deontologia professionale

Andrea: Caro Massimo, sicuramente il mio scenario è affetto da un bias cognitivo. Ma se l’INPS avesse preso in considerazione questo scenario, avrebbe capito in tempo che non doveva proporre ai medici di revocare le pensioni di invalidità. O meglio, avrebbe dovuto farlo (perché l’INPS deve tenere in equilibrio i propri bilanci e contrastare il fenomeno dei falsi invalidi), ma non con lo strumento del Piano della Performance! Faccio un altro grafico, per spiegarti la situazione che si è venuta a creare:

medico reale 3

Massimo: Dunque, fammi capire … lo scenario comincia a diventare un po’ complicato, però mi sembra chiaro quello che tu suggerisci: l’assegnazione degli obiettivi di performance al medico INPS non risolve il problema! Dopo l’assegnazione degli obiettivi, infatti, l’intensità di E* aumenta, ma il guadagno garantito al medico dal raggiungimento degli obiettivi (revocare le invalidità civili) sarà sempre inferiore al guadagno che può ricavare certificando una falsa invalidità. Quindi:

  • G ed I* continuano a convergere e ad andare in conflitto con E*, quando il medico si trova a dover decidere se certificare o no delle false invalidità; 
  • il medico continuerà  a compiere un azzardo morale, accettando utilità in cambio di una certificazione di invalidità fasulla;
  • la revoca delle pensioni di invalidità civili, presentata come obiettivo di performance, riattiva S* e D
  • S*, D e I* convergono e reagiscono negativamente all’ipotesi che la revoca delle invalidità diventi un criterio per valutare la performance dei medici
  • S*, D e I* entrano in conflitto con G* ed E* spingendo il medico ad opporsi a non accettare gli obiettivi assegnati

In effetti è uno scenario credibile, se si tengono in considerazione i bias cognitivi che influenzano il giudizio del medico.

Andrea: Esatto… Lo scenario è un po’ complesso, ma si basa su un semplice calcolo dei costi e delle opportunità, che il nostro ipotetico medico corrotto fa nella sua testa. Il medico prende in considerazione:

  • G1: il guadagno derivante dalla tangente;
  • G2: il guadagno derivante dal raggiungimento degli obiettivi di performance;
  • S1: l’entità delle sanzionato per la violazione del codice deontologico

L’INPS non ha molte risorse economiche da allocare nel piano delle performance, e quindi G1 > G2. Possiamo associare dei punteggi (scores) a G1, G2 ed S1  e costruire una tabella:

TABELLA 1

Assumiamo, come abbiamo fatto prima, che il medico (vittima di un bias cognitivo) non ritenga di violare il codice deontologico, quando la corruzione non danneggia la salute delle persone. Date queste premesse, per il medico INPS certificare la falsa invalidità sarà sempre la scelta economicamente più vantaggiosa:

TABELLA 2

Per modificare le preferenze del medico, l’INPS dovrebbe aumentare in modo abnorme i premi associati al raggiungimento degli obiettivi di performance!

Massimo: Hai ragione! La strategia dell’INPS proprio non funziona! Anzi, secondo me aumenta il rischio di corruzione!

Andrea: Come fai a dirlo?

Massimo: Caro Andrea, prova ad assumere il punto di vista dell’utente, cioè della persona che ha realmente una disabilità, ma a cui la commissione ha riconosciuto una invalidità e una pensione “rivedibili”, cioè che possono essere revocate. Secondo te, come reagirà questo utente, sapendo che l’INPS premia i medici che revocano le invalidità civili?

Andrea: Si sentirà minacciato… 

 

broken-1295776_640SCENARIO 4: L’UTENTE DELL’INPS

Massimo: Esatto, si sente minacciato! Quando una persona contrae una patologia invalidante, ha bisogno di sentirsi protetta e curata: desidera intensamente che sia riconosciuto il suo diritto alla salute (S*) e all’inclusione socio-economica (I*). Inoltre, aumenta il suo interesse per le prestazioni che derivano dal riconoscimento della sua invalidità civile:

rischio di corruzione 1

Andrea: Accidenti Massimo, l’intensità di S*, I* e P aumenta in modo vertiginoso! E questi tre interessi, così intensi, potrebbero essere lesi dalla revoca dell’invalidità civile:

 

rischio di corruzione 2

Massimo: Proprio così. Se l’utente ha la percezione che l’INPS voglia ridurre indiscriminatamente il numero delle invalidità civili, allora potrebbero cercare di corrompere il medico dell’INPS, oppure cercare dei facilitatori, interni al sistema, in grado di garantire (in cambio di utilità)  il buon esito della loro pratica. 

Andrea: Insomma, la strategia scelta dell’INPS non riduce l’asimmetria primaria e secondaria, ma aumenta i rischi di corruzione! Secondo te, allora, cosa dovrebbe fare l’INPS?

Massimo: Onestamente, non lo so! Forse l’INPS potrebbe migliorare la qualità dei controlli di secondo livello, per identificare i medici che rilasciano false invalidità. E favorire il whistleblowing, cioè la segnalazione delle irregolarità da parte dei medici onesti che stanno dentro il sistema. Ma non siamo noi, a dover dare delle soluzioni. Ci sono persone più competenti di noi, dentro l’INPS, dentro ai Ministeri, dentro gli Ordini Professionali, che possono elaborare delle strategie innovative. Io e te, caro Andrea, possiamo solo cercare di analizzare in modo preciso la situazione, sperando che i decisori pubblici leggano questo post.

Andrea: Se mai lo leggeranno, speriamo che lo capiscano. E speriamo di non avere annoiato troppo i nostri lettori…Tra l’altro, anche io sto vivendo un conflitto di interessi: vorrei parlare ancora a lungo del dilemma dell’INPS, ma si è fatto tardi e comincio ad avere fame! 

Massimo: Hai ragione. Andiamo a cercare una pizzeria!

 

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Il dilemma dell’INPS – parte 2: il catalogo degli interessi in gioco

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Hilma af Klint, “Chaos n. 2”, 1906

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Massimo: Nel post Lo strano caso del comune di Miracolato abbiamo suggerito (in modo ironico e intuitivo) cosa non va nella decisione, presa dall’INPS, di premiare i medici che revocano le pensioni di invalidità. Si tratta di una scelta incardinata nel Piano della Performance dell’Istituto e che, certamente, nasce dalla volontà di ridurre il debito pubblico e, indirettamente, ridurre il numero dei falsi invalidi. Adesso, caro Andrea, è venuto il momento di fare una analisi seria degli interessi in gioco.

Andrea: E certamente gli interessi in gioco qui sono davvero grossi! Devi sapere che, per alcuni anni, prima di occuparmi di prevenzione della corruzione, ho lavorato nei centri per l’impiego, dove mi occupavo proprio di inserimento lavorativo delle persone disabili. E quindi so il peso che può avere, per le persone affette da patologie fisiche, psichiche o mentali, il riconoscimento dell’invalidità. Averla o non averla fa davvero la differenza, sia per l’accesso ai servizi di collocamento “mirato” (Legge n. 68/1999), sia per ottenere benefici di tipo economico. Non credo però che l’INPS voglia colpire in modo indiscriminato tutti gli invalidi. Sicuramente, l’obiettivo è scovare i falsi invalidi. Non si sa esattamente quanti siano, ma rappresentano un problema!

Massimo: Un bel problema! Di recente ho letto di un tizio, che per l’INPS era “cieco civile assoluto” e titolare di una pensione di accompagnamento. E che era anche stato assunto dal Comune di Napoli come centralinista in “categoria protetta”. Ma in realtà riusciva a camminare senza bastone e guidava addirittura lo scooter: era riuscito ad ottenere una patente di guida superando le visite mediche con 8/10 di vista! Sicuramente truffe di questo tipo danneggiano anche gli invalidi veri, perché l’opinione pubblica tende a fare di tutta l’erba un fascio!

Andrea: E danneggiano anche le casse dell’INPS! Un Istituto che eroga un sacco di prestazioni economiche ai cittadini (pensione di vecchiaia, pensione di invalidità, cassa integrazione, mobilità, indennità di disoccupazione, fondo di garanzia TFR e crediti da lavoro, Bonus Bebè, ecc …) e che rischia sempre di spendere più di quanto incassa dal versamento dei contributi da lavoro e dai trasferimenti dello Stato.

Massimo: Sai, la mia mente va a situazioni analoghe che abbiamo osservato negli Enti Locali: per la Polizia locale, ad esempio, un incentivo viene assegnato sulla base dell’aumento delle sanzioni amministrative elevate. Ma anche, ad esempio, il funzionario dell’ufficio tributi di un Comune che riceve l’obiettivo di aumentare il numero degli avvisi di accertamento, oppure di ridurre il contenzioso, in modo tale da far acquisire all’Ente risorse economiche. Insomma, non siamo nuovi a questo tipo di meccanismo. Una cosa che hanno in comune questa vicenda con le analoghe, è lo stato di necessità in cui versa l’amministrazione che ha bisogno o di far cassa o di ridurre un forte indebitamento.

Andrea: Caro Massimo, il tuo paragone tra l’INPS e i Comuni regge solo fino a un certo punto. Se un funzionario dell’ufficio tributi troppo zelante o in cattiva fede, per raggiungerei suoi obiettivi di performance, mi manda un accertamento non dovuto, nel peggiore dei casi io avrò un danno ai miei interessi economici. Invece, se un medico INPS troppo zelante mi toglie l’invalidità, ad essere lesi saranno i miei diritti: diritto alla salute e diritto all’inclusione sociale e lavorativa. Ad essere lesi, quindi, non sono semplicemente i miei interessi economici, ma dei diritti di rilievo costituzionale.

Massimo: Hai ragione. Inoltre, il funzionario dell’ufficio tributi è un dipendente pubblico che di mestiere dà la caccia agli evasori. Il medico INPS, invece, è un professionista che deve rispettare il codice deontologico dell’ordine dei medici. L’idea dell’INPS di trasformare i propri medici in “cacciatori di teste”, che incassano premi quando negano l’invalidità, potrebbe scatenare un dilemma: il medico deve fare ciò che gli dice l’INPS, o seguire la propria deontologia professionale?

Andrea: Abbiamo tutti, credo, l’intuizione che c’è qualcosa che non va con questo “metodo”. Ora mi piacerebbe insieme a te passare da un livello “intuitivo” ad una vera e propria disamina degli interessi in gioco per visualizzare in maniera più puntuale l’eventuale conflitto di interessi che si genera. Hai voglia di farlo?

Massimo: Certamente! Con le nostre riflessioni, potremmo scrivere un post interessantissimo! Purtroppo, per prendere appunti o disegnare degli schemi, abbiamo solo questo quaderno a quadretti, che avevo comprato per mia figlia, ma che sacrifico volentieri! Però abbiamo molti strumenti di analisi, che abbiamo sviluppato in questi anni e che posso sicuramente aiutarci ad analizzare il problema!

Andrea: Allora … cosa aspetti? Cominciamo!

 

1. Cittadini, INPS e Medici: relazioni di agenzia e asimmetrie informative

Massimo: Innanzitutto, bisogna chiarire chi sono i soggetti coinvolti in questa vicenda. Probabilmente, per l’INPS è solo una questione interna, un problema di definizione di obiettivi aziendali: l’Istituto identifica degli obiettivi di performance e li assegna ai suoi dipendenti …

Andrea: Ma sicuramente all’INPS sta sfuggendo qualcosa. Ci sono soggetti e dinamiche esterni all’organizzazione, che devono essere tenuti in considerazione. Per identificarli, potremmo usare la teoria “Principale/Agente”, nella versione “evoluta” che abbiamo presentato nel post il fenomeno corruttivo – teorie e soluzioni”.

Massimo: Direi di sì. Anche in questo caso si verifica una triangolazione tra cittadini, pubblica amministrazione (INPS) e agenti pubblici (medici dell’INPS). Ti faccio subito un disegno, per farti capire. Lo chiameremo figura 1:

1 delega

Figura 1: triangolo principali/agenti/utenti

Massimo: Come vedi, Andrea, l’INPS è un Principale, che definisce i propri interessi primari e li delega all’Agente Pubblico, che nel nostro caso è il Medico INPS. Tuttavia, l’INPS non può definire in completa autonomia gli interessi primari: è un Principale delegato, che deve rendere conto ai cittadini (Principale Delegante).

Andrea: Interessante! I cittadini sembrano giocare un doppio ruolo (che non è privo di ambiguità):

  • nella loro funzione di contribuenti ed elettori sono un Principale che delega la cura dei propri interessi primari collettivi allo Stato e alle sue articolazioni (pubblica amministrazione) ed ha interesse che i diritti dei soggetti disabili siano riconosciuti dal sistema, ma anche che il sistema sia imparziale e che non ci sian sprechi di denaro pubblico;
  • nella loro funzione di utenti del servizio, invece, sono degli Stakeholder, che esprimono degli interessi secondari (per esempio l’interesse ad ottenere una pensione di invalidità o di trovare lavoro come “categoria protetta” presso una azienda)

Massimo: Il doppio ruolo dei cittadini (che sono collettivamente un Principale ed individualmente degli Stakeholder) trasforma la relazione Principale/Agente in un triangolo di relazioni, che contiene 4 asimmetrie informative … Aspetta che ti faccio un disegno … è un po’ complicato, ma interessante. Sarà la figura 2 del nostro post:

2 asimmetrie

Figura 2: Asimmetrie informative

Andrea: Accidenti, Massimo! La situazione comincia a farsi assai complicata! Vediamo se capisco bene: una asimmetria informativa è una situazione che si genera quando due soggetti non dispongono delle stesse informazioni. E avvantaggia chi ce l’ha:

  • L’asimmetria primaria avvantaggia il Medico dell’INPS: l’Istituto non può controllare in tempo reale i suoi dipendenti … e quindi il medico potrebbe accordarsi con un utente e concedere l’invalidità in assenza dei requisiti;
  • L’asimmetria secondaria avvantaggia, ancora una volta, il Medico INPS, che potrebbe chiedere ad un utente denaro o altre utilità, per influenzare le decisioni delle Commissioni ASL in cui è inserito (anche perché, ai sensi dell’art. 20, c.1 del D.L. n. 78/2009, il verbale di accertamento dell’invalidità deve essere validato dall’INPS);
  • l’asimmetria del free rider potrebbe avvantaggiare l’utente che, falsificando la documentazione, magari con la complicità di qualche medico specialista disonesto, potrebbe farsi riconoscere una invalidità che non c’è!

Massimo: Esatto, è proprio questo il problema! Le asimmetrie consentono agli agenti e agli utenti di commettere degli azzardi morali e gli azzardi morali producono corruzione, concussione, frodi ai danni dello Stato!

Andrea: Però non mi è chiaro il ruolo dei cittadini, cioè del Principale delegante, in questo schema. Loro cosa fanno?

Massimo: Il Principale delegante è anch’esso in una situazione di asimmetria informativa (Asimmetria delle Comunità Monitoranti): i cittadini, cioè, si chiedono in che modo l’INPS (il Principale delegato) stia curando i loro interessi. E quando sui giornali o su internet leggono notizie che parlano di falsi invalidi … si arrabbiano molto!

Andrea: Ma allora l’idea dell’INPS di ridurre il numero di certificazioni di invalidità potrebbe essere una risposta alle aspettative del Principale delegante. Potrebbe essere un modo per “arginare” la tendenza dei suoi Agenti ( i medici) a rilasciare certificazioni di invalidità fasulle, o a non controllare l’operato delle commissioni ASL.

Massimo: Certamente! Sicuramente il problema dei falsi invalidi esiste, ma la soluzione trovata dall’INPS inserisce interessi secondari sugli agenti e distorce il meccanismo di controllo e valutazione.

Andrea: Forse sì. Per scoprire se hai ragione, potremmo identificare gli interessi in gioco e rappresentare graficamente i conflitti di interesse.

Massimo: Potremmo anche rappresentare l’intensità degli interessi e il modo in cui varia nel tempo. Un po’ come abbiamo fatto raccontando il caso del dott. Dall’Osso. Ma non sarà facile. Perché in questo caso gli interessi in gioco sono davvero tanti!

 

2. Cittadini, INPS e Medici: analisi degli interessi in gioco.

Andrea: Cominciamo ad elencare gli interessi del Principale delegante, cioè gli interessi del cittadino elettore/contribuente. Sono tutti interessi primari e per questo li indicheremo con una lettera maiuscola seguita da un asterisco (*):

Interessi del cittadino (Principale delegante)
E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: Però i cittadini, quando giocano il ruolo di utenti, hanno anche degli interessi secondari (che indicheremo con una lettera maiuscola senza asterisco)

Interessi del Cittadino utente (stakeholder)
P= interesse alle prestazioni derivanti dal riconoscimento dell’invalidità (lavoro, pensione di invalidità, dispositivi medici, ecc…)

Andrea: Per semplificare il nostro ragionamento, diremo che l’INPS, in quanto Principale delegato, ha gli stessi interessi primari dei cittadini. In realtà, il Principale delegato in molti casi interpreta in modo diverso (e a volte tradisce) gli interessi del Principale delegante. Ma questo, come dicevo, complicherebbe troppo l’analisi:

Interessi dell’INPS (Principale delegato)
E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: Concludiamo con l’Agente Pubblico, cioè il Medico INPS. L’agente ha sicuramente un gran numero di interessi secondari. Due possono essere particolarmente importanti:

Interessi del Medico INPS (Agente Pubblico)
G = interesse a guadagnare più soldi (per esempio, raggiungendo gli obiettivi di performance)
D = Interesse a non violare il codice deontologico

Andrea: Per finire, aggiungiamo anche gli interessi primari del Principale (delegante e delegato) che il Medico INPS, in quanto Agente, deve o dovrebbe promuovere:

E* = interesse al buon utilizzo delle risorse pubbliche
S* = diritto alla salute
I* = diritto all’inclusione sociale ed economica

Massimo: E adesso, Andrea, cosa ce ne facciamo di tutti questi interessi? Anche semplificando, ce ne sono davvero tanti!

Andrea: Potremmo costruire degli scenari, cioè ipotizzare degli eventi critici che ledono o favoriscono alcuni interessi in gioco. E analizzare il modo in cui gli interessi orientano le decisioni!

CONTINUA… 

 

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