SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

PNA 2019. Il Gioco Dell’Oca dell’anticorruzione italiana.

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE

In questo periodo dell’anno siamo in giro per l’Italia a fare corsi di formazione. E conseguentemente non abbiamo molto tempo per scrivere.

italia spazioetico

Le Regioni in cui ha operato SPAZIOETICO nel 2019

A volte ci viene richiesto di tenere corsi sul “Piano Nazionale Anticorruzione“. Dobbiamo dire, con un certo grado di onestà, che ormai saranno più o meno tre anni che in aula non facciamo praticamente più riferimento ai vari PNA, se non in maniera indiretta. E non perché siamo troppo snob (un po’ sì).

Ma perché riteniamo che una volta sistemata l’impalcatura adempitiva dell’anticorruzione o per dirla più chiara, una volta sistemate le carte, un’amministrazione dovrebbe iniziare veramente ad affrontare con i propri dipendenti le questioni che realmente determinano il rischio di corruzione, cioè il sistema delle interferenze, i meccanismi relazionali che generano il conflitto di interessi, le aspettative indebite dei destinatari e dei Principali delegati. E’ del tutto inutile affrontare in aula la spiegazione di una misura se insieme all’aula non si cerca di capire a cosa serve e se serve veramente (e non perché viene indicata in qualche PNA).

A proposito di formazione, stiamo iniziando a notare un’interessante evoluzione, almeno per quanto ci riguarda. Sempre più amministrazioni ci chiedono di valorizzare gli spunti che emergono nelle sessioni di formazione, con attività successive di approfondimento e gestione del contesto organizzativo, anche attraverso specifiche Policy o misure. E’ una strada molto interessante che avevamo già indicato, ad esempio, per la costruzione condivisa dei codici di comportamento. ma nel 2014 i tempi non erano ancora maturi.

Sembra che i tempi siano maturi per una rinnovata azione di formazione-intervento, in cui il confronto con l’aula è solo una parte di un processo più complesso in cui verremo chiamati ad accompagnare le amministrazioni ad adottare misure sempre meno invasive e sempre più mirate alle caratteristiche e ai fabbisogni dello specifico Ente.

I tempi dell’anticorruzione “ufficiale” sembrano, invece, essere cristallizzati. A questo proposito non possiamo esimerci dal comunicarvi una notizia di fondamentale importanza per i destini del Paese: con la delibera numero 1064 del 13 novembre 2019, l’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ha approvato il PNA 2019!

In effetti, l’Italia avrebbe profondamente bisogno di una strategia nazionale di prevenzione, che prenda atto della portata sistemica che hanno assunto i fenomeni corruttivi e della loro apparente “invisibilità”. La corruzione non è più quella descritta dal codice penale: la richiesta o l’accettazione di beni o utilità (tangenti) per effettuare atti d’ufficio o atti contrari ai doveri d’ufficio. Piuttosto, la corruzione è ormai un strumento di regolazione degli interessi che “circolano” all’interno dei sistemi pubblici, in cui si manipolano i processi decisionali e le informazioni necessarie per decidere e in cui le tangenti si nascondono dentro gli assetti societari (i corrotti diventano soci occulti e titolari effettivi delle società che favoriscono) o nel ciclo passivo delle imprese (pagamento di fatture per attività mai svolte).

Servirebbero strategie di prevenzione e di contrasto che volino in alto, in tutti i sensi: intercettando la corruzione politica e definendo obiettivi di lungo periodo, in grado di modificare le logiche di funzionamento dei sistemi pubblici e di introdurre modalità trasparenti di regolazione dei conflitti e delle convergenze tra gli interessi pubblici e gli interessi privati.

Servirebbero strategie che volano in alto … ma forse chiediamo troppo ad ANAC. Una Autorità purtroppo sempre più esautorata, sempre più criticata. E’ un fenomeno strano, tutto italiano, che potremmo chiamare “dell’anti-anti“: anti-anti corruzione, anti-anti evasione, anti-anti mafia. Cioè, anziché prendercela con i corrotti, con gli evasori e con i mafiosi, si grida allo scandalo per l’adozione di misure di prevenzione della corruzione, di contrasto all’evasione fiscale, di lotta alle mafie. Certo, nessuno ha il coraggio di chiedere a gran voce l’abolizione della DNAA (Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo), dell’Agenzia delle Entrate o dell’Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F) che contrasta il riciclaggio. E invece, qualcuno ha già ipotizzato l’abolizione di ANAC.

Quali sono allora gli obiettivi strategici del PNA 2019? Uno di questi obiettivi è chiaramente espresso sul sito dell’autorità, nella news relativa all’approvazione del Piano:
“… L’Anac ha deciso di intraprendere un percorso nuovo: rivedere e consolidare in un unico atto di indirizzo tutte le indicazioni fornite fino ad oggi, integrandole con orientamenti maturati nel corso del tempo e oggetto di appositi atti regolatori…”

Non si tratta in realtà di un percorso tanto nuovo. Ernesto Bignami ci aveva pensato già nel 1931: il PNA 2019 è il primo bigino dell’anticorruzione …  Oppure il PNA 2019 potrebbe essere il Readers Digest dell’Anticorruzione! Come noto ai più, Reader’s Digest è una rivista mensile statunitense fondata nel 1922, che tratta argomenti di carattere generale per le famiglie.

Insomma, con il PNA 2019 ANAC ha scelto di “volare basso”. E questo non sarebbe un male. Il problema è che nel documento l’Autorità non si limita a fare sintesi. Ma modifica alcuni orientamenti e indirizzi espressi nei precedenti Piani.

In particolare, il PNA ridefinisce i criteri metodologici da utilizzare per la valutazione e il trattamento del rischio, promuovendo una analisi qualitativa del rischio e dichiarando ormai definitivamente superata la metodologia proposta nell’allegato 5 del PNA 2013, che era invece di tipo quantitativo.

Avere aspettato il 2019 per dichiarare superato il famigerato allegato 5 (che era già superato nel 2013) è un errore, a nostro parere, imperdonabile. Ormai la maggior parte delle pubbliche amministrazioni ha concluso la mappatura dei processi ed ha consolidato la propria analisi del rischio. Adesso cosa si dovrebbe fare? Ricominciare da capo? Questo non avrebbe alcun senso ed alcuna utilità.

La valutazione dei rischi (come chiarito anche da standard come la ISO 37001) serve solo per orientare il sistema di prevenzione. È un punto di partenza, non un punto di arrivo. Le priorità adesso sarebbero altre: la gestione (o regolazione) dei conflitti di interessi, lo sviluppo di indicatori di anomalia e la definizione di misure di prevenzione efficaci.

Se la valutazione del rischio (comunque sia stata fatta) è soddisfacente, andiamo tranquillamente avanti…  Altrimenti l’anticorruzione rischia di diventare “un Gioco Dell’Oca” in cui si va continuamente avanti e indietro e non si arriva mai alla fine, perché si capita sulla casella sbagliata, oppure sul PNA sbagliato… 

 

 

 

Il conflitto di interessi che non c’era: Abramo, Antigone, Lutero e il Chupacabra

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini
SPAZIOETICO ASSOCIAZIONE PROFESSIONALE
(scaricare articolo in pdf qui: https://www.researchgate.net/publication/336798360_Il_conflitto_di_interessi_che_non_c’era_Abramo_Antigone_Lutero_e_il_Chupacabra) 

Da un po’di tempo la nostra riflessione (e parte dei nostri corsi di formazione) sono concentrati sul fenomeno del conflitto di interessi. Un fenomeno complesso, la cui gestione è spesso ridotta ad un semplice adempimento burocratico (una firma in calce a un modulo che suggerisce tra le righe che è meglio non averli i conflitti di interessi!)

In realtà il conflitto di interessi non è una condotta illecita, ma una situazione di fatto che può, se non correttamente gestito, diventare un precursore della corruzione.

E’ difficile comprendere il fenomeno, ma lo è ancora di più trovare dei modelli che riescano a tradurre questa complessità in modo efficace dal punto di vista formativo.

Ci abbiamo messo quattro anni a comprendere i meccanismi che avviano ed alimentano un conflitto di interessi ed altri due per imparare a raccontarlo nel migliore dei modi. E’ stato un percorso lungo e faticoso e ringraziamo chi ha partecipato ai nostri corsi (e ci ha proposto situazioni concrete da decodificare). Ringraziamo anche i nostri casi che, quasi vivendo di vita propria, ci hanno condotto là dove mai avremmo pensato di arrivare.

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Scoprite il vostro corso anticorruzione ideale, grazie al test di Spazioetico

di Massimo di Rienzo & Andrea Ferrarini

SCARICA IL TEST!

test_scopri la tua formazione ideale

Sicuramente tutti voi, navigando sui social network o su internet, vi sarete imbattuti in certi deliziosi test di personalità o di preveggenza, privi di qualunque pretesa scientifica: “Scopri la tua anima gemella”, oppure “Scopri il lavoro che fa per te” oppure ancora “Scopri se sei corretto o corrotto” e, infine: Il prossimo governo arriverà a mangiare il panettone?“.

Vi confessiamo che questi test hanno esercitato su di noi un fascino eccezionale, secondo unicamente a quello esercitato dagli oroscopi della settimana. Ne abbiamo fatti tantissimi questa estate, sotto l’ombrellone. 

Adesso anche noi di Spazioetico abbiamo deciso di inventare un test:

“Scopri qual è il tuo corso anticorruzione ideale”.

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Verso un “Modello Evolutivo” per la prevenzione della corruzione

“La nostra indagine non è diretta verso i fenomeni, ma verso le ‘possibilità’ dei fenomeni”.
(Ludwig Wittgenstein – Ricerche Filosofiche, § 90)

 

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di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

1. “Dove sono i corrotti?”:  il Modello Evolutivo

Abbiamo concluso il post precedente, promettendovi un un nuovo modello di lettura ed interpretazione del “fenomeno corruzione”. Lo faremo in questo post, partendo da un (finto) articolo di giornale:

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Perché le persone diventano disoneste? Nessuno dei Piani Anticorruzione approvati dalle singole amministrazioni, anche in conformità con i Piani Nazionali di ANAC, riesce a rispondere a questa domanda. Tutto il sistema di prevenzione è orientato a ridurre i fattori di rischio nei processi, per impedire la corruzione. Ma è una lotta contro un nemico invisibile.

Dove sono i corrotti contro cui i piani triennali di prevenzione della corruzione innalzano muri di procedure e accendono fari di trasparenza? Non si sa. E quando i reati di corruzione si verificano, ci si accorge che il sistema non era in realtà in grado di prevenire le dinamiche corruttive….

Il “non detto” delle strategie di prevenzione della corruzione è che le persone oneste possono diventare disoneste. E tutto l’arsenale di regole, controlli, adempimenti della Legge 190/2012 serve a difendere le amministrazioni e i cittadini da persone che si credono oneste e che diventano corrotte, spesso senza nemmeno saperlo. Il “non detto” delle strategie di prevenzione è al centro del nostro modello di analisi dei fenomeni corruttivi: il cosiddetto “Modello Evolutivo”.

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Dialogo di Spazioetico sullo spazio etico

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Prima foto di un buco nero (2019)

 

Andrea: Caro Massimo cos’è lo spazio etico? Noi ci chiamiamo Spazioetico e abbiamo studiato molti fenomeni: la corruzione, il conflitto di interessi, le politiche di trasparenza … Però lo spazio etico è rimasto sempre sullo sfondo. Come se fosse qualcosa di assodato e insondabile…

Massimo: E’ lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge, come suggerito da Lord Moulton. In un articolo del 1924 (Law and MannerJohn Fletcher Moulton immagina una terra di mezzo che si estende tra la legge e la libertà assoluta: è il dominio delle manners, cioè delle buone maniere, lo spazio del “fare ciò che dovresti fare, anche se non sei obbligato a farlo“. 

Andrea: Sì, ma Lord Moulton non ci dice cos’è lo spazio etico, ma soltanto cosa le persone fanno dentro lo spazio etico. Nello spazio delle regole le persone sono vincolate dalla legge. Nello spazio della libertà assoluta le persone non hanno vincoli, ma non agiscono nemmeno in modo arbitrario: agiscono per realizzare i propri interessi e soddisfare i propri bisogni. Nello spazio etico, invece, le persone si auto-limitano. Ma come fanno a fare questo? Cosa le vincola dall’interno? 

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Massimo: Sai, Andrea, io penso che lo spazio etico è come un buco nero: esiste ma nessuno può vederlo.

Andrea: Cosa intendi dire? 

Massimo: Hai presente la prima foto di un buco nero, catturata dai radiotelescopi dell’EHT nell’aprile di quest’anno?

Andrea: Certamente, quell’immagine ha fatto il giro del mondo e ovviamente il giro del Web!

Massimo: Ecco. Quella non è la foto di un buco nero. Un buco nero non si può fotografare, perché attira ogni cosa al suo interno, compresa la luce! Quell’immagine è una rielaborazione delle onde radio emesse dai gas e dalle polveri che ruotano attorno al buco nero che le sta risucchiando. Si chiama “disco di accrescimento”.

Andrea: Quindi hanno fotografato “i dintorni” del buco nero.

Massimo: Esattamente. Un buco nero influenza l’ambiente che lo circonda in modo estremo, distorcendo lo spazio-tempo e surriscaldando qualsiasi materiale intorno.

Andrea: Anche lo spazio etico potrebbe comportarsi allo stesso modo. Potremmo non vedere lo spazio etico, ma vedere i suoi effetti.

Massimo: E in che modo?

Andrea: Ipotizziamo che lo spazio etico di una persona contenga qualcosa che chiameremo “valori”: valori individuali e valori di riferimento di una comunità o di una organizzazione. Questi valori influenzano le decisioni e il comportamento delle persone.  

Massimo: Quindi i valori sono criteri che orientano le decisioni, un po’come gli interessi

Andrea: Esatto! Le decisioni delle persone potrebbero essere guidate da un misto di interessi (fare ciò che conviene) e di valori (fare ciò che è giusto). In certe situazioni gli effetti dello spazio etico si fanno sentire in modo particolarmente intenso. Una di queste situazioni sono i dilemmi etici. Quando sorge un dilemma etico, il processo decisionale si blocca: alcune decisioni, che sembrano opportune in quanto favoriscono degli interessi, non sono opportune dal punto di vista etico, perché causano la violazione di uno o più valori. 

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Massimo: In certi casi potrebbe verificarsi anche un conflitto tra valori: una sorta di versione etica del conflitto di interessi!

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Andrea: Il conflitto tra valori potrebbe essere alla base del Whistleblowing. Il dipendente che decide di segnalare un illecito commesso dalla propria organizzazione percepisce, probabilmente, che determinate decisioni e determinati comportamenti, compatibili con l’Ethos (cioè con i valori condivisi) della propria organizzazione non sono compatibili con i propri valori individuali, valori che sono sentiti come non negoziabili. 

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Massimo: Tuttavia esiste anche il fenomeno inverso, che sembra essere molto più diffuso: in certe situazioni le persone decidono e agiscono senza tenere in considerazione la valenza etica delle loro decisioni. Succede a tutti noi, non solo ai corrotti e ai corruttori. Gli studiosi di etica comportamentale la chiamano bounded ethicity, eticità limitata.  In Blind Spots, un libro pubblicato negli Stati Uniti nel 2011, Max Bazerman e Ann Tenbrunsel hanno mostrato in maniera brillante le cause e le conseguenze della rimozione dell’etica dai processi decisionali. 

Andrea: Quindi lo spazio etico potrebbe funzionare come un filtro di secondo livello: un primo filtro seleziona i comportamenti compatibili con gli interessi ed un secondo filtro seleziona quei comportamenti che, oltre a favorire gli interessi, sono anche compatibili con i valori. 

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Massimo: Un filtro di secondo livello che, purtroppo, può essere facilmente disattivato. Ma siamo davvero sicuri, Andrea, che i valori siano in grado di orientare le decisioni e i comportamenti delle persone? Non sono piuttosto i bisogni a guidarci?

Andrea: Ma… Non saprei. Possiamo solo fare delle ipotesi. Siamo solo all’inizio della nostra ricerca. Secondo me anche i valori sono delle strategie che soddisfano dei bisogni. 

Massimo: In effetti potrebbe essere così. Attraverso lo spazio etico le persone sviluppano un determinato concetto di sé: rispettando i valori della propria comunità, per esempio, una persona può soddisfare il proprio bisogno di appartenenza; e rispettando i propri valori personali una persona può soddisfare il proprio bisogno di autonomia e di identità. Quest’ultimo bisogno è fondamentale ed è lo stesso bisogno che spinge le persone ad avere dei figli o a desiderare di cambiare il mondo … E’ il bisogno di lasciare un segno della propria esistenza. Noi lo chiamiamo bisogno di generatività. 

valori e bisogni

Andrea: Esatto! Il filtro dei valori (il filtro di secondo livello) interviene nel processo decisionale innescando dei conflitti tra bisogni. Un certo comportamento, che promuove un interesse associato ad un certo bisogno “X”, non viene selezionato perché causerebbe la violazione di un valore e la conseguente frustrazione del bisogno di appartenenza o di generatività.  

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Massimo: Quindi i bisogni sono un po’come la radice di un albero, da cui si genera un tronco: le strategie per soddisfare i bisogni, che si ramificano in modi diversi. Da una parte ci sono gli interessi e le relazioni che supportano gli interessi. Dall’altra parte i valori e i dilemmi etici innescati dai valori.

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Andrea: E’ un’immagine suggestiva. Tuttavia, i valori non sembrano essere delle strategie particolarmente efficaci. Se gli interessi, le relazioni e i bisogni che innescano decisioni e comportamenti non etici sono particolarmente intensi (oppure se i valori non sono sufficientemente forti), allora lo spazio etico può essere messo facilmente fuori gioco! 

Massimo: Sai, Andrea, mi viene in mente una storiella, che illustra esattamente quello che stiamo dicendo…


cropped-1aIl dottor Paolo Poi è il responsabile dell’ufficio edilizia privata del Comune di Scandalo

corrotto ma competenteHa spesso a che fare con l’architetto Dario Dia, che gli presenta numerose pratiche edilizie, e nel tempo si è strutturata tra i due una solida conoscenza ed una reciproca stima.

MartaLa mattina di una domenica la moglie del dottor Poi, la signora Enrica Esausta, esasperata dalle condizioni dell’immobile in cui, dice lei: “Sono costretta a vivere”,  ingiunge al marito di provvedere ad una seria ed immediata ristrutturazione, pena la sua dipartita in località balneare.

cropped-1aAd una prima sommaria valutazione il dottor Paolo Poi sembra preferire l’ipotesi dell’allontanamento coatto della consorte, ma poi pensa: “Chi mi farà da mangiare? Chi porterà i figli a scuola?” e viene assalito dal panico…

 

corrotto ma competenteIl mattino seguente l’architetto Dario Dia si presenta all’ufficio edilizia, per discutere il progetto di un privato. Il dottor Paolo Poi lo accoglie con una enfasi inconsueta, osserva il progetto e nota alcune manchevolezze.

cropped-1aPrima di restituire all’architetto la copia del progetto viene assalito da un’idea bizzarra: “Adesso gli faccio notare che potrei autorizzare il progetto, anche in presenza di alcune carenze, e poi gli chiedo se mi può rifare il primo piano di casa!”.


 

Andrea: Questo è un classico caso di sovrapposizione tra sfera degli interessi personali la sfera degli interessi pubblici. Non possiamo ancora parlare di corruzione, perché non sappiamo se il dottor Paolo Poi effettivamente proporrà all’architetto Dario Dia lo scambio scellerato che gli passa per la mente.

Massimo: Proviamo a decodificare la situazione. Il dottor Paolo Poi percepisce bisogni da soddisfare che non riguardano tanto la realizzazione di lavori di ristrutturazione , quanto piuttosto la conservazione della pace e della stabilità familiare.

Andrea: In casa del dottor Paolo Poi i ruoli sono chiaramente distinti: lui lavora e la moglie si occupa dei figli e delle faccende domestiche. Se la moglie parte per una località balneare, chi farà da mangiare e chi si occuperà dei figli? Non conosciamo l’intensità dei bisogni del dottor Paolo Poi. Ma possiamo ipotizzare che siano percepiti come particolarmente intensi.

Massimo:  Questo il momento in cui dovrebbe scattare il filtro dello spazio etico. Se funziona correttamente, lo spazio etico del dottor Poi affiancherà alla percezione dei bisogni “familiari” la percezione di altri bisogni.

Andrea: Per esempio, la percezione di bisogni legati all’identità personale: “Chi sono io? Perché mi trovo qui?”. Oppure altri bisogni, come quelli riferibili allo status e alla stima degli altri: “Che figura di m***a ci faccio se glielo chiedo? Cosa penseranno di me i miei colleghi?”.

Massimo: Tuttavia i bisogni legati all’identità personale sono facilmente manipolabili. Una ricerca canadese sulla “La disonestà delle persone oneste” dimostra brillantemente che le persone sottostimano le conseguenze etiche delle proprie azioni, per evitare di dover aggiornare il concetto di sé (un aggiornamento che deve essere particolarmente costoso per la mente umana). E possono quindi violare le regole senza sentirsi disonesti.

Andrea: Invece il secondo bisogno (status e stima) dipende molto dall’Ethos organizzativo, cioè dai valori veicolati e condivisi all’interno dell’amministrazione in cui lavora il dottor Paolo Poi. Se certe condotte non sono di norma stigmatizzate dal Comune di Scandalo, il filtro dello spazio etico non opererà o avrà grande difficoltà ad operare.

Massimo:  Lo spazio etico è quindi un filtro che dipende da una certa maturità degli individui e delle organizzazioni. Dipende cioè dalla capacità di percepire una vasta gamma di bisogni e di attivare un dialogo interiore che metta in contrapposizione e in competizione i bisogni. E dipende in misura non minore dall’Ethos dell’organizzazione a cui l’agente pubblico appartiene. Questa “debolezza” strutturale e funzionale dello spazio etico è il motivo per cui spesso esiste un considerevole divario tra integrità dichiarata e integrità di fatto e persone che strombazzano enfaticamente la forza dei propri valori cedono poi ignobilmente a comportamenti assai discutibili.

Andrea: Quindi cosa possiamo fare?

Massimo: Beh’, certo non possiamo mandare tutti gli agenti pubblici dallo psicologo oppure pretendere che abbiano il medesimo grado di maturità. Perciò la strategia di prevenzione della corruzione, spesso del tutto inconsapevolmente, non si occupa della percezione dei bisogni ma cerca di mitigare i rischi intervenendo sull’organizzazione.

Andrea: Purtroppo, però questa strategia ha dei grossi limiti. Se non si conduce un’analisi approfondita e efficace dei fattori di rischio organizzativo si rischia poi di adottare misure che generano pesanti effetti collaterali, tra cui carenze operative nella gestione degli uffici e un pericoloso abbassamento della motivazione. 

Massimo: Del resto, è quello che dovrebbero fare i Piani triennali di prevenzione della corruzione: esplorare la dimensione organizzativa, identificare i rischi ed adottare misure di mitigazione solo in presenza di un rischio molto concreto. Purtroppo, però, i Piani si sono rivelati per la gran parte delle amministrazioni, una teoria infinita di adempimenti e probabilmente gli effetti collaterali hanno avuto la meglio sull’effettiva prevenzione della corruzione.

Andrea: Beh, se non possiamo intervenire sulla percezione dei bisogni e se la dimensione organizzativa non è sufficiente ad arginare queste dinamiche, forse potremmo agire su altri fattori.

Massimo: Ad esempio?

Andrea: La dimensione dei bisogni è piuttosto soggettiva. Invece la dimensione delle “relazioni” che gli agenti pubblici innescano per soddisfare i bisogni è un po’ meno soggettiva. Cioè, le relazioni sono visibili ed è possibile valutare l’intensità assoluta e percepita delle relazioni.

Massimo: Perciò, tornando alla nostra storiella. Difficilmente e fortunatamente non possiamo (e non dobbiamo) entrare nella testa del dottor Paolo Poi. Però, come organizzazione che si prende cura dei propri agenti, possiamo aiutarlo a decodificare correttamente gli scenari affinché diminuisca la probabilità di una errata valutazione e la stessa propensione dell’agente a manipolare se stesso e le situazioni.

Andrea: Dall’altra parte, possiamo agire sull’Ethos organizzativo. Se le regole sono chiare, se sono chiari gli interessi primari dell’organizzazione pubblica, è più difficile manipolare l’attivazione dello spazio etico, almeno quella parte che dipende dal gruppo sociale nel quale l’agente è inserito.

Massimo: E’ inutile dirti Andrea che tutto questo si può fare attraverso un investimento sulla leadership e sui programmi di formazione, anche se in questo secondo caso siamo decisamente in conflitto di interessi, io e te.

Andrea: Beh, di formazione se ne fa tanta sulla prevenzione della corruzione.

Massimo: Attenzione, Andrea! Si fa molto “aggiornamento professionale”, cioè si illustrano le modifiche alle norme e si descrivono procedure e regolamenti. Ma questa non è “formazione”. 

Andrea: E’ vero, per migliorare la qualità delle leadership e per aumentare la capacità di categorizzare correttamente gli scenari l’unica strada percorribile è la formazione valoriale, cioè la formazione con i casi ed i dilemmi etici.

Massimo: Qui siamo decisamente in conflitto di interessi, pertanto questa valutazione la lasciamo fare ai nostri lettori.

 

 


Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

 

Il “De Profundis” della Trasparenza: chi ha ucciso l’Accesso Civico Generalizzato?

cite

(aggiornamento del 11 giugno 2019 – Il Consiglio di Stato ha stabilito con la sentenza 3780, Consiglio di Stato, Sez. III , 05.06.2019 , n.3780, che è ammesso accesso civico generalizzato per agli atti di esecuzione  del contratto. L’articolo che segue è stato scritto nel pieno del dibattito tra ammissibilità e inammissibilità, con il secondo orientamento giurisprudenziale che sembrava prevalere, ma poi non ha prevalso – per fortuna). 

 


Sarà una Pasqua senza resurrezione per l’accesso civico generalizzato.

Non avremmo mai pensato di dirlo. Proprio noi, che abbiamo seguito con grande interesse la nascita “del diritto che non c’era” (il diritto a conoscere le informazioni detenute dalla Pubblica Amministrazione, per esercitare forme diffuse di controllo). Proprio noi, che gli abbiamo dedicato un libro, un manuale per aiutare gli uffici a gestire correttamente le istanze dei cittadini.

Proprio noi, oggi vi diciamo che l’Accesso Civico Generalizzato (il FOIA de’ noantri) è morto.

Risale a ieri (18/04/2019) l’ennesima sentenza del TAR, questa volta il TAR Toscana, che esclude l’accesso generalizzato ai documenti, ai dati e alle informazioni relativi alla fase di esecuzione di lavori pubblici. L’orientamento, afferma il TAR, si poggia su una serie di “orientamenti non univoci”, che brevemente vi riassumiamo.

In un precedente post avevamo segnalato come almeno tre sentenze stabilissero lo stesso principio:

  • TAR Parma, Sentenza 18 luglio 2018, n. 197. Il TAR ha stabilito che la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016 (Codice degli Appalti) per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica deve essere considerata come un caso di esclusione assoluta della disciplina dell’accesso civico
  • T.A.R. Marche, Sez. I, n. 677 del 2018, in cui si nega la possibilità di utilizzare la forma di accesso predetta a causa delle disposizioni normative che considerano l’accesso agli atti negli appalti (ai sensi dell’articolo 53 del codice dei contratti), semplificando, come sistema chiuso considerata “come un caso di esclusione della disciplina dell’accesso civico ai sensi dell’art. 5-bis, comma 3, del d.lgs. n. 33/2013.
  • TAR Roma, 14.01.2019 n. 425, dove si stabilisce che l’accesso agli atti concernenti la procedura di affidamento e la fase di esecuzione dei contratti pubblici è oggetto di una disciplina ad hoc, costituita dalle apposite disposizioni contenute nel Codice dei contratti pubblici e, ove non derogate, da quelle in tema di accesso ordinario recate dalla legge n. 241 del 1990. In tale ambito non trova perciò applicazione l’istituto dell’accesso civico generalizzato, stante la clausola di esclusione contenuta nel richiamato articolo 5-bis, comma 3, del decreto legislativo n. 33 del 2013″.

Mentre, al contrario, i TAR che hanno dichiarato ammissibile il ricorso all’ACG in materia di appalti sono:

  •  TAR Campania (che avevamo, peraltro, inserito nel nostro Manuale come “caso studio”). Nel 2017, la Sesta Sezione del TAR della Campania ha riconosciuto il diritto di una azienda a ricorrere all’ACG per “visionare ed estrarre copia degli atti della Direzione dei lavori e/o del RUP, di estremi e data non conosciuta, da cui possa evincersi se l’appaltatore ha posto in opera i tubi offerti
  • T.A.R. Sicilia, Catania, Sez. III, n. 218 del 2018, per cui :”L’accesso va garantito anche in relazione al documento comprovante la consegna e l’inizio del servizio, con la precisazione che, onde soddisfare il concreto interesse della ricorrente, l’Amministrazione deve porre a disposizione il documento che la locatrice consegna al locatario per attestare l’avvenuta consegna dei bagni, la loro ubicazione, il loro numero e tipo, nonché la data, ovvero, in subordine, il documento di trasporto.
  • Tar Lombardia, sez. IV, 11 gennaio 2019, n. 45, secondo cui: “L’accesso civico potrà essere in materia di appalti temporalmente vietato, negli stessi limiti in cui ciò avviene per i partecipanti alla gara, e dunque fino a che questa non sarà terminata, ma non escluso definitivamente, se non per quanto stabilito da altre disposizioni, come quella dell’art. 5 comma 2 del D.Lgs. 33/2013″.

Il problema è noto: il dlgs. 33 stabilisce che l’accesso civico generalizzato è escluso  (esclusione assoluta) nei casi di segreto di Stato e negli altri casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge, ivi compresi i casi in cui l’accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti, inclusi quelli di cui all’articolo 24, comma 1, della legge n. 241 del 1990.

La disciplina vigente per la contrattualistica pubblica, cioè il codice degli appalti, viene fatta rientrare proprio nelle esclusioni assolute. I TAR stabiliscono, infatti, che la speciale disciplina contenuta nell’art. 53 del d.lgs. n. 50 del 2016 per l’accesso agli atti afferenti alle procedure ad evidenza pubblica deve essere considerata come un caso di esclusione assoluta della disciplina dell’accesso civico. Questa esclusione ricomprende tutta la materia della contrattualistica, dagli atti di pianificazione all’espletamento delle procedure di affidamento, all’esecuzione.

Ora, noi sappiamo bene che la fase di esecuzione è la più critica. Spesso le amministrazioni non riescono ad esercitare un controllo efficace proprio in questa delicatissima fase. E in un paese in cui cadono i ponti, è legittimo pensare che esista un interesse diffuso a controllare. Senza dimenticare poi che la fase di esecuzione è anche una fase a rischio di corruzione e di riciclaggio.

Ed è paradossale avere introdotto un diritto attraverso modalità tali da escludere la trasparenza, laddove ci sarebbe un disperato bisogno di trasparenza.

Non sono i TAR ad avere ucciso L’ACG. avevamo previsto che l’ACG avrebbe generato contenzioso.

Lo ha ucciso l’indifferenza. L’indifferenza della politica, soprattutto. Perché la trasparenza non può essere lasciata in mano ai tribunali, agli uffici della pubblica amministrazione e ai cittadini senza un indirizzo, un progetto, una visione d’insieme che dia un senso agli strumenti attraverso cui si esercita. Sperando che i cittadini e gli uffici si arrangino e i tribunali aiutino tutti quanti a vederci chiaro.

La trasparenza non è un sogno che si avvera. La Trasparenza è un meccanismo, i cui ingranaggi (canali di accesso, obblighi di pubblicazione, modalità di riutilizzo delle informazioni) richiedono un delicato sistema di pesi e contrappesi, per non bloccarsi a contatto con il diritto alla privacy e con gli interessi pubblici e privati. O funziona o non funziona. E se è costruita male, la Trasparenza di solito non funziona.

L’Accesso Civico Generalizzato è stato costruito indubbiamente male. Non è mai stato chiarito il rapporto che intercorre tra accesso documentale ex legge 241/1990 e il decreto 33/2013. L’accesso civico generalizzato (ACG) è un ibrido: un accesso totale ma condizionato, un accesso documentale senza obbligo di motivazione. E’ un paradosso che si sovrappone sistematicamente alla L. 241/1990.

Si è fatto davvero poco, per tenerlo in vita. Una Linea Guida ANAC. Una circolare del Dipartimento della Funzione Pubblica. Qualche statistica, il Centro Nazionale di Competenza FOIA del DFP che ci dice che “qualcosa non ha funzionato!” (ma dai?)  e che da solo difficilmente riuscirà a “guarire” l’Accesso Civico Generalizzato con formule e discussioni “omeopatiche”. Pensate che nel resoconto finale della giornata dedicata al dialogo con le organizzazioni della società civile, la questione della esclusione assoluta della contrattualistica pubblica non è stata nemmeno menzionata. Per dire, ci si preoccupa se le amministrazioni non rispondono in modo univoco, ma a chi importa se tutta la contrattualistica pubblica è una questione che riguarda solo le parti in causa di una procedura di evidenza pubblica?

La Trasparenza non sembra più essere al centro dell’agenda politica italiana. Se mai lo è stata.

I paladini della Trasparenza sono tutti invitati alle esequie del caro FOIA estinto.

R.I.P … Requiescat in pace… in una bara rigorosamente di vetro…

 

 

 

 

 

“LAVORARE GRATIS NELLA STANZA DEI BOTTONI”: il secondo video su YouTube di @spazioetico.

Huffington Post: “Il ministero dell’Economia cerca consulenti con esperienza di 5 anni disposti a lavorare gratis”.

Il Ministero dell’Economia… Ha deciso di fare economia! Cerca consulenti esperti, interessati a fornire consulenze a titolo gratuito.
Sarebbe facile fare dell’ironia: un Paese sull’orlo della recessione non trova nemmeno i soldi per pagare degli esperti che lo tirino fuori dalla m……

Ma c’è poco da ridere: le consulenze non saranno realmente gratuite? Gli esperti riceveranno in cambio visibilità, contatti, future opportunità di lavoro? 

La gratuità a vantaggio dello Stato è spesso l’anticamera che conduce alla “stanza dei bottoni”. È un “do ut des” un baratto dagli esiti tutt’altro che certi o trasparenti.
Sono queste precise dinamiche relazionali (e non la “cultura italiana” in generale) che ci rendono un Paese a rischio di corruzione.

È una questione di prassi, di abitudini che si portano addosso e che sembrano difficili da tirare via. Come una macchia d’olio. Come un chewing-gum sotto la scarpa…

Buona visione!

 

P.S.: La risposta del MEF non si è fatta attendere, ma a nostro parere, non ha chiarito alcunché, anzi….

 

L’Isola di Rogna. Un esercizio di analisi delle relazioni sensibili

penisola ditaliana

di Massimo Di Rienzo & Andrea Ferrarini

Cari lettori di @spazioetico, oggi abbiamo deciso di ritornare nella fantastica Penisola Ditaliana. La buffa penisola a forma di mano che si affaccia sul Mar Mediterribile e in cui, come ricorderete, abbiamo ambientato “Lo strano caso del paese di Miracolato”. Vi anticipiamo che si tratta di un caso “rognoso”.

isola di rogna

In verità, in quel caso non ne avevamo disegnato con precisione la mappa: ci eravamo dimenticati di un’isola quasi rotonda, che appartiene alla regione Ruberia e che si trova tra “il pollice” e “l’indice” della penisola Ditaliana, cioè nel golfo di Porto Brigante: l’Isola di Rogna. In quest’isola abbiamo deciso di ambientare la storia di oggi, che parla del modo in cui le persone usano (e manipolano) le proprie relazioni.

isola di rogna zoom

L’isola di Rogna è baciata dal mare, ma non dalla buona sorte: un tempo era densamente abitata, ma dopo una serie di cataclismi (terremoti, eruzioni vulcaniche e traffici illeciti di rifiuti tossici) sull’isola sono rimaste solo due città: Jellau e Jatturu

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La dottoressa Orietta Ocau è responsabile dell’ufficio tecnico del Comune di Jellau.

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Suo cognato, Gianni Giardinu, lavorava come giardiniere presso una impresa privata, ma ha di recente perso il lavoro ed ora è in gravi difficoltà economiche. Ma lei non può farlo assumere nel suo Comune: sarebbe in palese conflitto di interessi! La dottoressa Ocau ha quindi consigliato al cognato di rivolgersi a un suo collega che lavora ai Servizi Sociali del Comune di Jellau, per chiedere un contributo economico.

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Come avrete capito, tutti gli abitanti dell’Isola di Rogna hanno il cognome che finisce con la lettera “U“: e infatti il collega della dottoressa Ocau si chiama Primo Soccorsu.


Proviamo a rappresentare le relazioni che intercorrono tra i personaggi della nostra storia:

Orietta Ocau e Primo Soccorsu sono due dipendenti pubblici: tra loro e il Comune di Jellau intercorre una relazione Principale/Agente (che rappresenteremo con delle frecce rosse)

grafo 1

Ocau e Soccorsu sono colleghi e sono legati da una relazione di “co-agenzia” (sono agenti dello stesso principale) che indicheremo con una riga nera:

grafo 2

Orietta Ocau e Gianni Giardinu sono parenti: per rappresentare questa relazione useremo una riga rossa.

grafo 3

Infine, Gianni Giardinu è un utente dei Servizi Sociali e tra lui e Primo Soccorsu intercorre una relazione Agente/Utente, che rappresenteremo con una freccia nera.

grafo 4

Quello che otteniamo è un grafo, che consente di rappresentare insiemi di relazioni. Le relazioni del grafo non sono tutte uguali: la relazione tra Ocau e suo cognato è una relazione interpersonale che appartiene alla sua sfera privata. Invece tutte le altre relazioni (Principale/Agente, Agente/utente e co-agenzia) appartengono alla sfera professionale di Ocau e Soccorsu.
Il Signor Giardinu, quindi, è contemporaneamente nella sfera privata di sua cognata e nella sfera professionale del dottor Soccorsu.

Ma torniamo alla nostra storia…


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Dopo alcune settimane, Orietta Ocau chiede a Primo Soccorsu un aggiornamento sulla situazione di suo cognato: POSSIAMO FARE QUALCOSA PER LUI?“. Ma l’assistente sociale non le dà buone notizie: “Purtroppo tuo cognato è proprietario di una casa e non ha figli a carico… le risorse del Comune sono poche e non so se potremo dargli un contributo…ci sono casi più urgenti prima di lui!”


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Orietta Ocau sta manipolando (magari involontariamente) la sua relazione con Primo Soccorsu: sta chiedendo a un suo collega di rendere conto del proprio lavoro. Sta interferendo con il lavoro del suo collega. Sta cercando di diventare il Principale di Primo Soccorsu.

Orietta Ocau non sta agendo in cattiva fede: vuole solo che suo cognato riceva un aiuto, perché è senza lavoro. Tuttavia, la sua relazione di parentela con Giardinu la sta spingendo a modificare le sue relazioni professionali. Per questa ragione, possiamo dire che la relazione di parentela è una relazione “sensibile”, cioè una relazione che può innescare dei conflitti di interessi.

Dobbiamo quindi aggiornare il nostro schema, per rappresentare il modo in cui Orietta Ocau sta cercando di modificare la relazione con il suo collega: vuole essere il Principale di Primo Soccorsu e quindi dobbiamo aggiungere una freccia rossa tra Ocau e Soccorsu. In questo modo tra Ocau e Soccorsu intercorrono adesso due relazioni.

grafo 5

Primo Soccorsu, dal canto suo, anticipa a Orietta Ocau che la richiesta di contributo del cognato non sarà accettata. Perché lo fa?


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Primo Soccorsu ha sempre avuto un debole per Orietta Ocau. I due erano stati compagni di classe al Liceo di Jellau. E lui la trova ancora molto simpatica e molto bella. Negli anni Primo Soccorsu ha sviluppato verso di lei (che è felicemente sposata) un forte sentimento di amicizia e qualche volta sono anche usciti a cena insieme.

giuda soccorsu

Primo Soccorsu non vuole assolutamente deludere le aspettative della sua collega e chiama suo fratello, Giuda Soccorsu, che gestisce una cooperativa sociale che cura la manutenzione del verde pubblico per conto del Comune di Jatturu, l’altro Comune dell’Isola di Rogna: “Giuda, devi farmi un grosso favore. Il genero di una mia carissima amica cerca lavoro. Ha fatto il giardiniere ed adesso è disoccupato. Lo potresti aiutare?”

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Vedrò cosa posso fare” risponde Giuda Soccorsu “Di solito assumiamo solo lavoratori segnalati dal Comune di Jatturu … Ma se è per una tua carissima amica potrei fare un’eccezione”.

Dopo alcuni giorni, Giuda Soccorsu chiama Gianni Giardinu per un colloquio e lo assume presso la sua cooperativa.


Dobbiamo aggiornare il nostro grafo delle relazioni:

  • Primo Soccorsu, per aiutare Orietta Ocau, ha attivato una propria relazione interpersonale (ha chiamato suo fratello Giuda).
  • Gianni Giardinu non è più utente di Primo Soccorsu, ma è dipendente di suo fratello Giuda (chiameremo questa relazione “Agenzia privata”).

grafo 6

La relazione di Agenzia privata tra Giardinu e Giuda Soccorsu è un ponte tra le sfere private dei due dipendenti del Comune di Jellau: il cognato di Orietta Ocau adesso lavora per il fratello di Primo Soccorsu!blonde-woman-md8498386678516493524.png

La relazione di co-agenzia tra Primo Soccorsu e Orietta Ocau adesso è diventata ancora più ambigua. E questa ambiguità non dipende solo dal fatto che Orietta Ocau ha cercato di diventare la Principale di Soccorsu. C’è qualcosa in più. E questo qualcosa in più sono i bisogni che Primo Soccorsu vuole soddisfare attraverso a relazione di co-agenzia. Per lui Orietta Ocau non è semplicemente una collega: è una amica attraente! Gli abitanti dell’Isola di Rogna hanno qualche difficoltà ad esprimere i loro sentimenti (forse a causa delle calamità naturali che perseguitano la loro isola), ma sono molto romantici. Noi di @spazioetico li conosciamo bene e possiamo rivelarvi (qualora non lo abbiate ancora capito) che Primo Soccorsu è innamorato di Orietta Ocau!


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Dopo essere stato assunto ed avere ricevuto il primo stipendio, Gianni Giardinu, per sdebitarsi, invita a cena Orietta Ocau e Primo Soccorsu: “Conosco un ristorante in cui si mangia uno stufato rognoso (piatto tipico dell’Isola di Rogna) buonissimo e si beve anche dell’ottimo vino!”

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Primo Soccorsu, inizialmente non sa se accettare o meno l’invito … Sa bene che Giardinu gli pagherà la cena ed il Codice di Comportamento Ditaliano vieta ai dipendenti pubblici (art.4, comma 2) di chiedere per se’ o per altri, regali o altre utilità’, neanche di modico valore, a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio. Ma poi accetta l’invito, perché (ragiona tra sé) quello che ha fatto per Giardinu non lo ha fatto in quanto assistente sociale: è stato un favore di carattere personale, che ha fatto a Orietta Ocau.

Ovviamente, Primo Soccorsu non ha le idee tanto chiare in merito a ciò che può fare o a ciò che non può fare … E come potrebbe? Ormai la sua sfera professionale si è irrimediabilmente confusa e sovrapposta alla la sua sfera personale e, soprattutto con la sfera personale di Orietta Ocau.

E non è l’unico ad avere le idee poco chiare …

Durante la cena, Primo Soccorsu e Orietta Ocau parlano a lungo e bevono molto. Purtroppo gli abitanti dell’Isola di Rogna (come la maggior parte dei Ditaliani) non reggono l’alcool e quando bevono fanno cose di cui potrebbero pentirsi …

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Quando arriva il momento di pagare il conto, Gianni Giardinu (ovviamente) offre la cena a tutti e primo Soccorsu si offre di accompagnare a casa la sua collega.

Durante il tragitto dice molte cose, che però Orietta Ocau ascolta a malapena. Perché è assorta in altri pensieri: si sente in debito con Primo Soccorsu. Vorrebbe anche lei sdebitarsi. Ha anche capito quanto lui le voglia bene e le sembra di essere sempre stata ingrata nei suoi confronti. Orietta Ocau riemerge dai suoi pensieri giusto in tempo per sentire quello che Primo Soccorsu ha da dire sulla fedeltà: “la fedeltà è un’avventura ostinata, è l’istinto di dare senza chiedere nulla in cambio“.

Orietta Ocau è assalita da un dubbio: “Io non lo so se sono una persona fedele

“Forse no” dice Primo Soccorsu “ma potresti ugualmente essere l’oggetto di una fedeltà”.

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Sono le parole giuste dette al momento giusto. “Sei davvero sicuro di volermi portare subito a casa?” chiede Orietta Ocau. Primo Soccorsu non risponde né sì né no. Inchioda e cambia direzione … e la direzione è il suo appartamento…


 

Sicuramente i nostri lettori saranno curiosi di conoscere tutti i particolari di questo romanzo rosa della Repubblica Ditaliana. Ma anche i protagonisti dei casi di @spazioetico hanno diritto alla loro privacy! Anche perché nella nostra storia è successo qualcosa che è molto più interessante dell’infedeltà di Orietta Ocau: è entrato in scena il MUNUS.

Un MUNUS è un dono che apre un credito relazionale. E che genera un debito relazionale. Cioè qualcosa di completamente diverso da un debito economico. Un debito economico si salda versando al creditore una somma di denaro, di norma pattuita in precedenza. Un debito relazionale invece si contrae nel momento in cui qualcuno agisce per favorire i nostri bisogni o i nostri interessi. Senza chiarire cosa vorrà in cambio. E la relazione tra debitore e creditore permane (come sospesa) fino a quando il creditore ci dirà come dobbiamo agire per sdebitarci.

Nella nostra storia il MUNUS è rappresentato dal nuovo lavoro di Gianni Giardinu. E questo MUNUS genera un gran numero di crediti e debiti relazionali (che indicheremo con una freccia tratteggiata, che origina dal creditore e “punta” verso il debitore):

crediti relazionali

  • Gianni Giardinu è in debito con Orietta Ocau e Primo Soccorsu (che si sono adoperati per trovargli un nuovo lavoro)
  • Orietta Ocau è in debito con Primo Soccorsu (che ha chiesto a suo fratello di assumere Gianni Giardinu) e ovviamente ha un credito aperto nei confronti di Gianni Giardinu;
  • Gianni Giardinu ha un credito aperto con Orietta Ocau (ha fatto assumere Gianni Giardinu) e ha un debito con suo fratello Giuda (che ha assunto Gianni Giardinu)
  • Giuda Soccorsu non ha debiti con nessuno, ma solo crediti aperti con Primo Soccorsu e Orietta Ocau.

Per semplicità, possiamo anche rappresentare i debiti e i crediti relazionali usando delle tabelle:

tabella 1

Usando le tabelle è anche possibile rappresentare la chiusura delle diverse relazioni di credito/debito relazionale. Gianni Giardinu, per esempio, pagando la cena si sdebita nei confronti di Orietta Ocau e Primo Soccorsu:

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Se Primo Soccorsu e Orietta Ocau passeranno una bella nottata nell’appartamento di Primo Soccorsu, allora lui avrà la sensazione di avere “riscosso” il proprio credito relazionale:

tabella 3

L’unico che ha certamente dei crediti relazionali ancora aperti è Giuda Soccorsu. Cosa farà Giuda? Per scoprirlo, vediamo come va a finire la nostra storia …


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Orietta Ocau e Primo Soccorsu passano la notte insieme. E cominciano a frequentarsi. Diventano amanti. Tuttavia, sappiamo che ai Ditaliani non piace definire in modo troppo esplicito le relazioni affettive e quindi (per non urtare la loro sensibilità) diremo che tra Primo Soccorsu e Orietta Ocau si stabilisce una relazione di “partnership”.

cervo

Orietta Ocau non ha grandi difficoltà a nascondere a suo marito, Cervo Giardinu, la sua relazione extra-coniugale (pardon, di partnership!). Lui è spesso via per lavoro e non ha alcun dubbio sulla fedeltà di sua moglie. Anche per questo, Orietta Ocau non lo vuole lasciare, nonostante Primo Soccorsu le chieda con insistenza di venire a vivere con lui: “dovremmo vivere il nostro amore alla luce del sole!!”


E’interessante analizzare la dinamica della relazione tra Orietta Ocau e Primo Soccorsu, cioè il modo in cui tale relazione si è modificata nel corso della nostra storia: da semplici colleghi a … coinvolti in una intensa relazione di partnership!

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giuda soccorsu

Primo Soccorsu confida a suo fratello Giuda di avere una relazione con Orietta Ocau. E Giuda decide di approfittare della situazione… Dopo qualche mese telefona a Primo Soccorsu: “Io ti ho dato una mano. Ed ora tocca a te aiutare me,come accade nelle migliori famiglie! Quel Gianni Giardinu che mi hai fatto assumere mi costa un sacco di soldi e non lavora nemmeno tanto bene. Per “ammortizzare” questo inutile costo, mi farebbe comodo stipulare una convenzione con il Comune di Jellau, per il taglio dell’erba nei parchi. Potrei fare dei prezzi migliori, rispetto alla cooperativa che avete adesso. Ma devo convincere quelli dell’ufficio tecnico, che da anni rinnovano la convenzione sempre alla stessa cooperativa. Tu mi hai detto che frequenti la responsabile dell’ufficio tecnico, la dott.ssa Ocau. Potresti mettere una buona parola per me?”

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Gianni Giardinu non se la sente di dirgli di no. Sono fratelli! E poi ha anche paura che Giuda riveli a Gianni Giardinu che lui ha una relazione con Orietta Ocau e che Giardinu lo dica al marito di Orietta! Va da lei, nel suo ufficio, e le propone di cambiare cooperativa.”E perché mai dovremmo cambiare cooperativa?” esclama Orietta Ocau stupita “quella che abbiamo adesso lavora benissimo”

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“Magari lavorano bene” risponde Primo Soccorsu “ma sicuramente non hanno assunto tuo cognato. Orietta, cerca di essere ragionevole: mio fratello ti ha fatto un grosso favore. E non è il caso di chiudergli la porta in faccia. Anche perché … finché non decidi di lasciare tuo marito, dobbiamo essere molto cauti. Giuda sa della nostra relazione e potrebbe parlarne a tuo cognato …”
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“Per l’amor del cielo!” esclama Orietta Ocau “non ci avevo pensato! Se mio cognato viene a sapere che tradisco suo fratello, glielo andrà subito a dire … lui e mio marito Cervo non hanno segreti!”

“Io ti o dato solo un consiglio. Ma sei tu la responsabile dell’ufficio tecnico… e devi decidere tu” conclude Primo Soccorsu uscendo dalla stanza.

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Orietta Ocau rimane da sola. Chiude la porta. Si siede alla scrivania. Non sa cosa fare.

L’assessore ha sempre voluto rinnovare la convenzione per il taglio dell’erba alla stessa cooperativa e lei più volte gli ha detto che era necessario applicare il principio di rotazione. Quindi, almeno sotto il profilo formale, convenzionarsi con la cooperativa di Giuda Soccorsu potrebbe essere la scelta migliore.

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D’altro canto, Orietta Ocau non può decidere di stipulare una convenzione con la cooperativa di Giuda Soccorsu, perché si trova in una situazione di conflitto di interessi: in quella cooperativa lavora suo cognato! Dovrebbe astenersi, far decidere qualcun altro, ma chi?

Forse dovrebbe lasciare suo marito, per non essere più sotto ricatto. Oppure lasciare Primo Soccorsu. Ma non vuole fare nessuna delle due cose. Spesso le persone non sanno rinunciare a quello che hanno. E riempiono le loro case di oggetti inutili, oppure tengono in piedi relazioni in conflitto tra loro. E Orietta Ocau ormai è intrappolata dentro la propria rete di relazioni!

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Orietta Ocau non sa cosa fare: “Ci penserò domani”.

Gli abitanti dell’Isola di Rogna si illudono sempre che ci sia un domani, perché vivono ignorando i grandi pericoli che incombono su di loro … o sotto di loro. Nelle viscere dell’isola di Rogna, infatti, è tutto un gran ribollire di lava. Il Vulcano Sciaguru, che sorge nel centro dell’Isola e che tutti credevano ormai estinto, ha deciso che vuole “fare il botto”.

L’eruzione vulcanica comincia durante la notte. L’isola per molti giorni è colpita da lapilli, incendi e terremoti… Alla fine, quasi tutti gli abitanti (inclusi i personaggi della nostra storia) sono morti. I pochi superstiti si aggirano per l’Isola di Rogna, avendo come unico rifugio le tende messe a disposizione dalla Protezione Civile Ditaliana.

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Aggiornamento: mentre stavamo scrivendo la nostra storia Transparency International ha pubblicato il CPI (Indice di Percezione della Corruzione) 2018.

Leggendolo abbiamo appreso che la Repubblica Ditaliana (per colpa dei casi di @spazioetico) è in fondo alle classifiche … Non come l’Italia che, grazie alla Legge 190/2012 e alla Legge 3/2019 (Spazza-corrotti) ormai “scala agilmente” la classifica ed è al 53° posto nel mondo su 180 Paesi, con un punteggio di 52 su 100! Se tutto va bene, un giorno arriverà al 57° posto in classifica, facendo meglio del Rwanda e della Namibia.

Ma non tutto è perduto: se trasferiamo il modello 190 che stiamo attuando in Italia verso la Repubblica Ditaliana, la situazione migliorerà certamente. E con una bella legge Spazza-corrotti i Ditaliani potrebbero ambire ai primi posti in classifica, insieme a Danimarca, Nuova Zelanda e Finlandia!

Dio salvi la Rogna!

 

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