LE PORTE GIREVOLI (Revolving Door): uno stargate verso il conflitto di interessi. Il terzo articolo della rubrica di approfondimento “LO SPAZIO ETICO” per Azienditalia

Lo Spazio Etico è la nuova rubrica che Azienditalia, mensile di organizzazione, bilancio, gestione e controllo degli enti locali del gruppo Wolters Kluwer, ha deciso di dedicare ai diversi aspetti rilevanti del fenomeno del conflitto di interessi. Un appuntamento che guida i lettori, numero dopo numero, in un percorso di approfondimento degli aspetti giuridici, economici, etici ed organizzativi necessari per comprendere e governare correttamente le interazioni tra interessi primari e secondari all’interno delle pubbliche amministrazioni.

Ciascun articolo affronta un diverso aspetto dei conflitti di interessi, contestualizzando il fenomeno, identificando dei “nodi problematici” e casi concreti da analizzare. Considerata la stretta connessione esistente tra conflitto di interessi e rischio di corruzione, la rubrica mira anche contribuire all’attuale dibattito relativo alla prevenzione della corruzione in Italia, proponendo un approccio meno legato agli adempimenti burocratici, più orientato alla tutela anticipatoria dei fenomeni corruttivi e alla riduzione del rischio di caduta dell’imparzialità.

Il terzo articolo, dal titolo “Le “porte girevoli” uno stargate verso il conflitto di interessi“, uscito a giugno 2021, tratta del fenomeno emergente delle Porte Girevoli (Revolving Door). Di seguito, una anticipazione dell’articolo.


Il meccanismo di gestione delle Porte Girevoli è stato catapultato all’interno della Legge 190/2012 che ha aggiunto un comma, il comma 1-ter, all’art. 53 del D.Lgs. 165/2001 ed ha previsto un “periodo di raffreddamento[1] di tre anni per i dipendenti che, negli ultimi tre anni di servizio, hanno esercitato poteri autoritativi o negoziali per conto delle pubbliche amministrazioni. La norma si occupa di regolare i rapporti post-lavorativi che intercorrono tra un agente pubblico e un operatore privato sulla base del presunto uso strumentale da parte dell’agente pubblico del potere a lui delegato. La disciplina nel tempo si è arricchita di norme sempre più complesse che regolano le situazioni di inconferibilità, le incompatibilità[2] e l’assunzione di incarichi extraistituzionali.

In Italia l’attuale dibattito sulle porte girevoli è incentrato sulla scarsa qualità e sulla sinteticità delle disposizioni normative. Raffaele Cantone[3], ad esempio, parla di “timidezza” nell’innestare la nuova disciplina all’interno del testo unico del pubblico impiego. Alberto Vannucci[4] associa le Porte Girevoli a delle “varianti” della corruzione, una sorta di tangente differita nel tempo.

Per l’Europa, la gestione del revolving door sembra essere la “sfida più grande”, almeno secondo un recente studio commissionato dal Parlamento europeo, dal titolo “L’efficacia delle politiche sul conflitto di interessi negli Stati membri dell’UE[5].

Si legge nello studio che negli anni tra il 2007 e il 2020 gli Stati membri sono stati molto attivi nell’introdurre misure di regolamentazione per dinamiche in cui il personale pubblico lascia il servizio (post-employment), mentre il fenomeno delle “porte girevoli” è assai ampio e coinvolge situazioni in cui i ruoli professionali (nel pubblico o nel privato) vengono esercitati in sequenza (a-sincrono), cioè prima o dopo, così come nella stessa fase temporale (sincrono).

Un fenomeno largamente incompreso, dunque, soprattutto per gli Stati neofiti del Revolving Door, che annoverano una folta schiera di Paesi contro-riformati dell’area a Sud dell’Europa. Non esiste, a queste latitudini, una cultura dell’agire amministrativo ed imprenditoriale che sia in grado, ad oggi, di comprendere il meccanismo ed il rischio ad esso associato, tanto che i protagonisti di tali vicende reagiscono sempre con il paraocchi del relativismo morale: “l’ennesimo ostacolo alla mobilità professionale”, oppure: “gli operatori economici hanno bisogno di persone che conoscono i meccanismi della pubblica amministrazione”, oppure ancora: “così si limita la libertà negoziale sulla base di un mero sospetto”.

Per noi che di mestiere facciamo i formatori il Revolving Door è una sfida appassionante. Come far comprendere ad una ignara platea di funzionari e dirigenti delle amministrazioni il rischio associato a questo fenomeno? A volte ci riusciamo, a volte no. Ma una cosa è sicura: non ce la caviamo con la solita solfa dell’etica pubblica. Ed è sicuro che bisogna trovare argomenti assai più convincenti della questione della “tangente differita”. E rincorrere i giuristi a cercare l’ago della singola disposizione nel pagliaio della normativa italiana sarebbe davvero frustrante, oltre che inutile. Gran parte degli agenti pubblici non utilizza le Porte Girevoli per farsi remunerare per azioni contrarie ai doveri d’ufficio e, inoltre, la mobilità tra pubblico e privato è ormai un dato di fatto ed una limitazione dell’ambito negoziale del lavoratore rischia di essere un danno anche e soprattutto per il settore pubblico. Assicurare un periodo di raffreddamento di tre anni, così come negare l’autorizzazione ad un dipendente pubblico per un incarico extraistituzionale sono soluzioni che hanno un forte impatto sugli individui e sulle organizzazioni e non possono essere adottate sulla base di motivazioni discutibili ma su analisi ponderate che non lascino dubbi sul fatto che il rischio emergente impone il sacrificio di una libertà sancita a livello costituzionale[6].

Proprio per questo, agli ignari funzionari che accogliamo nei nostri corsi di formazione raccontiamo la storia di Lord Revolving e di un tunnel magico in una nebbiosa estate londinese …

Per leggere il primo articolo “Il lato oscuro del conflitto di interessi”, cliccare qui.

Per leggere il secondo articolo: “Le oche dannate di Konrad Lorenz. L’imprinting corruttivo nei processi di cooptazione della classe dirigente”, cliccare qui.


[1] Cooling-off period, in inglese, è il periodo di raffreddamento che l’ordinamento presume sia necessario per “raffreddare” gli interessi che potrebbero essere sorti a seguito delle relazioni intessute nel periodo in cui il dipendente pubblico esercitava la sua funzione.

[2] Cfr. D.Lgs. 8 aprile 2013, n. 39 il quale, all’art. 21, richiama anche l’art. 53, comma 16-ter ampliandone l’ambito di applicazione.

[3] Cantone R., “Il pantouflage all’italiana: fra rigore formale e rischi di ineffettività”, Rivista Semestrale di Diritto, settembre 2019.

[4] Vannucci A., “Tangenti differite e zone grigie: così le porte girevoli diventano una variante della corruzione”, Il Fatto Quotidiano, aprile 2021.

[5] Studio comparativo, commissionato dal dipartimento tematico Diritti dei cittadini e affari costituzionali del Parlamento europeo, analizza l’efficacia delle pertinenti norme, politiche e pratiche adottate negli Stati membri in materia di conflitto di interessi per quanto riguarda le nomine politiche ad alto livello (capo del governo, ministri e altri funzionari di livello elevato). Si scarica al seguente indirizzo: https://www.europarl.europa.eu/RegData/etudes/STUD/2020/651697/IPOL_STU(2020)651697_IT.pdf”.

[6] Cfr. artt. 41 e 42 Costituzione