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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Siamo uno Stato sotto sequestro? Lo STATE CAPTURE, chi lo conosce lo evita.

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Lo “STATE CAPTURE” è un concetto piuttosto noto a chi si occupa di corruzione ma sconosciuto al dibattito pubblico italiano, eppure sarebbe utile considerarlo, soprattutto a seguito dei tristi eventi di Genova e del crollo del viadotto Morandi.

In breve STATE CAPTURE, che potremmo tradurre con “Stato sotto sequestro“, sta a significare la condizione/situazione di una comunità nazionale in cui rilevanti interessi privati sono in grado di influenzare significativamente il processo decisionale pubblico, con particolare riferimento al processo legislativo e regolamentare ai fini di trarre un significativo vantaggio. La locuzione fu coniata dalla Banca Mondiale nei primi anni dell’attuale millennio per descrivere la situazione di alcuni Stati dell’Asia centrale che uscivano dalla dominazione sovietica.

Rappresenta, in qualche modo, la forma più estrema ed evidentemente pericolosa di corruzione, una corruzione sistemico/politica in grado di distorcere leggi e regolamenti condizionando scelte politiche e generando una forte selezione avversa in tutti o in alcuni settori economici di una comunità nazionale.

Sono entrato in contatto con questo concetto da un po’ di tempo quando mi fu richiesto di rispondere ad un questionario in cui si chiedeva, fondamentalmente, se l’Italia fosse una nazione sotto sequestro. Prima di iniziare a rispondere alle domande avrei detto di no con una certa perentorietà, ma, man mano che andavo avanti con le risposte, non ero più tanto sicuro. I tragici eventi di Genova mi fanno ancor più riflettere.

Gli indizi della presenza di STATE CAPTURE in alcuni settori economici in Italia sono, ad esempio:

  • la costituzione di monopoli o cartelli di interessi privati nella gestione di servizi pubblici essenziali,
  • l’inefficienza e l’aumento del costo di tali servizi,
  • l’opacità nella concessione e nella gestione dei servizi,
  • particolari deroghe normative/regolamentari nell’assegnazione, gestione e controllo di servizi pubblici a privati,
  • condizioni estremamente svantaggiose, per la parte pubblica, nel recedere o nel contestare inefficienza e inefficacia nella gestione dei servizi,
  • la consistenza dei profitti a vantaggio del monopolista privato.

Quando uno Stato è sotto sequestro (o lo è in alcuni settori economici strategici) non abbiamo particolari casi di corruzione amministrativa. La particolarità di questa condizione è, infatti, la possibilità di intervenire direttamente sulla regolazione, quindi sulle leggi, sia nell’operatività, cioè, nel regolamentare i rapporti tra interessi pubblici e privati, sia nel contenzioso, cioè, nel rendere particolarmente svantaggioso per la parte pubblica affrontare una lite giudiziaria, sia nel distorcere tempi e strumenti della giustizia penale o civile.

Cosa fare in caso di State Capture? Sgombriamo subito il campo da facili entusiasmi. La legge 190/2012 in materia di prevenzione della corruzione non può in alcun modo contrastare tale fenomeno, dal momento che essa interviene sulla corruzione amministrativa

Si parla molto e giustamente si ridurre le asimmetrie informative. nel caso della gestione dei servizi autostradali italiani, ad esempio, ne esistono molte ed alcune assolutamente evidenti. L’assoluta opacità delle clausole è sia un indizio della presenza di State Capture, sia un fronte su cui impegnarsi. il sintomo di presenza di State Capture (almeno in questo settore economico) sta nel fatto che a fronte di un regime particolarmente invasivo di trasparenza proattiva, con pesanti obblighi di pubblicazione per le amministrazioni, esistono poi tali ampi spazi di opacità per ambiti assai più importanti come la gestione di servizi essenziali per i cittadini. 

In merito alla riduzione delle asimmetrie informative, molto si potrebbe fare riguardo alla emersione di finanziamenti da parte di interessi privati a partiti o movimenti politici. Anche questa circostanza è sia sintomo di State Capture che ambito di intervento da parte di chi volesse ridurre tale condizione.

Ripristinare la funzione di controllo nella gestione dei servizi pubblici essenziali è sicuramente una strada da percorrere. Abbiamo osservato come l’influenzamento degli interessi privati possa generare carenza operativa nei processi di controllo da parte del soggetto pubblico concedente. Subdolamente, vengono enfatizzate funzioni di controllo da parte di uffici pubblici che, però, non possono esercitare tale funzione per problemi di operatività. In questo senso trovo illuminante un passaggio della Relazione 2016 al Parlamento del Responsabile della Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali : “Noi dobbiamo dire un po’ a malincuore e semplicisticamente, che i collaboratori che si recano in missione per svolgere i sopralluoghi devono anticipare le spese. È importante farlo presente, presidente: mi scusi se parlo di queste piccole questioni, ma il rimborso arriva dopo quattro-cinque mesi. Il dipendente che non può anticipare le somme occorrenti per l’albergo e per i pasti è costretto a rientrare in sede. Ciò crea grossi problemi. Basti pensare che siamo passati da 1.400 ispezioni all’anno nel 2011 a 850 ispezioni nel 2015. Ne risente, quindi, l’attenzione da parte di tutto l’apparato. All’interno di un assetto ministeriale c’è molta più burocrazia rispetto all’attività che conduciamo“. Noi di @spazioetico conosciamo bene questi meccanismi (intenzionali o non intenzionali) volti a depotenziare o addirittura a eliminare la funzione di vigilanza della parte pubblica.

Il monitoraggio civico può essere un’arma fondamentale, a patto che si passi dalla denuncia alla disponibilità di strumenti legali (in assenza di quelli culturali) di accountability dei decisori pubblici e dei soggetti privati. La particolarità dello State Capture sta, infatti, anche nella possibilità da parte degli interessi privati di orientare a proprio favore l’opinione pubblica, riducendo la stigmatizzazione sociale e la percezione della responsabilità o fornendo informazioni parziali o manipolate.

Non so se siamo sotto sequestro, ma alcune riflessioni andrebbero fatte perché, come diceva Agatha Christie: «Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova». 

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