@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Il comportamento di “cooptazione”. Cosa rischiano le comunità monitoranti

Il comportamento di “cooptazione” rappresenta il “metodo di selezione” privilegiato da larga parte della classe dirigente di questo Paese (e non solo).

Co-optare significa “scegliere insieme” e la cooptazione è, tecnicamente, un “Sistema d’integrazione di un corpo consultivo o comunque collegiale, per cui il nuovo membro viene assunto su designazione di quelli già in carica” (fonte: Treccani). Fenomeni di cooptazione sono osservabili ogni giorno soprattutto in politica e in economia. Ad esempio, si sceglie arbitrariamente di assegnare un incarico ad un soggetto al di fuori di un sistema competitivo che premia la qualità e il merito, ma in virtù di relazioni privilegiate (o da privilegiare) con finalità di reciproco vantaggio. L’effetto perverso di un sistema basato sulla cooptazione è il fenomeno della “selezione avversa”, cioè la modificazione delle condizioni di concorrenzialità di un determinato mercato con effetti progressivamente degenerativi del sistema.

Qui ci preme focalizzare l’attenzione sui rischi che il metodo di cooptazione genera, a livello locale e nazionale, nei confronti di coloro che svolgono il ruolo fondamentale di “controllo” dell’azione di governo: le cosiddette “comunità monitoranti“. Esse rappresentano le “cellule fondamentali utili a tenere lontana la cosa pubblica da corrotti e corruttori attraverso forme di controllo diffuso, e a presidiare i territori delegittimando la presenza mafiosa” (Libera).

@Spazioetico è stato invitato alla seconda edizione della SCUOLA COMMON (Scuola Nazionale di Cittadinanza Monitorante). Ci è stato chiesto di riflettere insieme agli attivisti sui rischi connessi alla loro attività, che si possono sintetizzare con questa frase contenuta nel libro “ANTICORRUZIONE POP“: “Riconoscere tutti i rischi di corruzione, di compromesso, di cooptazione e di strumentalizzazione che ti troverai ad affrontare come cittadina o cittadino monitorante”.

Abbiamo provato a farlo, come il nostro solito, con i dilemmi etici.

SCENARIO. Prologo

  • Enrico lavora presso l’Azienda sanitaria locale di XY ed è responsabile dell’attività di Vigilanza programmata sul territorio a tutela della collettività dai rischi sanitari.
  • E’ molto attivo sui temi dell’ambiente e della tutela della salute pubblica, tanto che ha fondato l’associazione OMNIASALUS, di cui è, da sempre, Presidente.
  • L’associazione promuove la cosiddetta “advocacy”, cioè, l’attività di monitoraggio, comunicazione e informazione, orientate ad influenzare i decisori politici locali sui rischi collegati all’amianto.
  • L’associazione, tra le altre cose, fa parte di un importante ed autorevole network nazionale.
  • La principale occupazione di Enrico, quando lavora per l’associazione, è raccogliere e rielaborare dati e informazioni a livello regionale sui luoghi in cui continua a persistere il rischio di contatto con strutture pericolose, che potrebbero esporre la popolazione ad inalazioni dannose per la salute.
  • Periodicamente, l’associazione pubblica sul proprio sito dossier statistici elaborati proprio sui dati rilevati da Enrico.
  • Tutto questo lavoro dovrebbe servire a costruire una mappatura puntuale dei rischi, quanto mai essenziale al fine di predisporre gli adeguati interventi di bonifica delle aree da parte delle istituzioni locali.

SCENARIO (Primo episodio)

  • Enrico ha sempre sottolineato quanto sia importante per l’associazione avere un’interlocuzione privilegiata con l’amministrazione regionale.
  • Questo “rapporto privilegiato” era nato qualche anno prima, quando l’assessore all’ambiente della Regione lo aveva invitato a partecipare ad un tavolo di consultazione su come mitigare il rischio di amianto sul territorio regionale.
  • In ragione del fatto che l’associazione era l’unico soggetto titolare di informazioni attendibili, anche grazie al certosino lavoro di raccolta e rielaborazione di Enrico, l’assessore regionale lo aveva preso a riferimento quando si era trattato di scrivere e adottare il Piano regionale Amianto, un documento di indirizzo e coordinamento contenente strategie e strumenti attuativi per orientare l’attività di prevenzione delle Aziende Sanitarie Locali su questo tema.
  • I rapporti di stima reciproca con l’assessore regionale si sono andati sempre più consolidando nel tempo, tanto che l’assessore ha iniziato a richiedere insistentemente ad Enrico, anche come forma di riconoscimento dell’importante contributo dato, di fornire una serie di attività formative a beneficio degli uffici regionali in materia ambientale.

All’inizio Enrico tentenna, dovrà giustificarlo al network nazionale. Per fugare ogni dubbio, pone all’Assessore due condizioni:

  • che la formazione sia a titolo gratuito e
  • che sarà lui stesso ad erogarla, ma in qualità di dipendente pubblico e non come Presidente dell’associazione.

L’Assessore accetta ed Enrico risponde positivamente all’invito.

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SCENARIO (Secondo episodio)

  • L’attività formativa ha avuto tale successo che Enrico, forte della visibilità ottenuta, decide di offrire, attraverso l’associazione, servizi formativi su tutto il territorio regionale, incrementando la reputazione della sua organizzazione e consolidando le entrate economiche.
  • L’Assessore, in tutte le occasioni, non ha mai fatto a meno di sottolineare quanto sia stata profetica la sua intuizione.
  • Dal canto suo Enrico considera quella scelta estremamente fruttuosa, anche perché in questo modo ora è in grado di stabilizzare molti dei giovani collaboratori dell’associazione che hanno vissuto in uno stato di costante precarietà.
  • Tra le stabilizzazioni in vista, anche quella della figlia dell’Assessore che aveva partecipato come tutor a diverse attività formative.
  • Era stato lo stesso Enrico a rendere disponibile la sua associazione per un tirocinio.
  • La ragazza si era dimostrata davvero brillante ed aveva raccolto il consenso unanime dei partecipanti dei corsi e degli altri membri dell’associazione.

Enrico ritiene che stabilizzare la figlia dell’Assessore sia la cosa più giusta da fare…

(SCENARIO. Nemesi)

  • Il mandato della Giunta regionale volge al termine e, a breve, ci saranno nuove elezioni. Questa volta l’assessore si candida ad assumere una posizione diversa e ambisce alla Presidenza della Regione.
  • Nell’arena politica quattro candidati si contendono il delicato incarico e la competizione comincia a farsi sempre più dura.
  • Uno degli argomenti più controversi, proprio perché il territorio è assai sensibile alle questioni ambientali e alla tutela della salute, è la valutazione dell’azione dell’esecutivo regionale, con particolare riferimento all’attuazione del Piano regionale Amianto.
  • Mancano pochi giorni alla pubblicazione del report.
  • Dai dati in mano ad Enrico, con i quali avrebbe dovuto elaborare il report, risulta chiaramente visibile il netto fallimento delle politiche messe finora in atto, con chiara responsabilità in capo all’assessore uscente, novello candidato.
  • Enrico chiama l’Assessore-candidato e gli rivela che i dati non sono per nulla buoni.
  • L’Assessore, anche sulla base dei rapporti ormai consolidati, replica a Enrico: “Forse è il caso di non pubblicare questa volta il report, anche perché siamo in clima elettorale e non mi sembra opportuno”.

Enrico non sa davvero cosa deve fare…

La nemesi finale, ovviamente, è diretta conseguenza con la “spiralizzazione” del rapporto tra il Presidente dell’Associazione e l’Assessore, cioè tra soggetto controllore e soggetto controllato (perché titolare di un potere delegato).

Il “controllore“, se fa bene il suo lavoro, acquisirà informazioni rilevanti per valutare l’azione di governo del soggetto controllato.

Il controllore si trova, cioè, in una situazione di “asimmetria informativa” nei confronti del “controllato”.

Quest’ultimo potrebbe avere un interesse a disinnescare l’efficacia del controllo oppure ad accedere alle informazioni in via privilegiata al fine di trarre un vantaggio dalla diffusione o mancata diffusione di esse ed eludere obblighi di “rendere conto” (accountability).

Il metodo che il controllato (Assessore) utilizza è la “cooptazione“, cioè, egli seleziona il controllore (Presidente) attraverso criteri di scelta del tutto arbitrari, per assicurargli un vantaggio (fornire un servizio formativo) e così re-munerarlo dell’attività svolta in sede di consultazione. In realtà il meccanismo dovrebbe servire a garantire al controllato l’innescarsi di un rapporto privilegiato con il controllore che, solo in seguito, determinerà la richiesta finale, di non pubblicare dati per lui negativi.

Perché il caso è dilemmatico? Le comunità monitoranti hanno l’obbligo di “dialogare” con il titolare di un potere delegato, sia esso un Assessore o un Direttore generale di una ASL, ad esempio. Il lavoro sul campo impone un certo “sporcarsi le mani” nell’accezione più positiva, cioè attraverso una cooperazione fattiva con le amministrazioni. Rifiutare ogni interlocuzione perché questo imporrebbe un “rischio” di cooptazione farebbe venir meno gran parte del motivo per cui una comunità monitorante esiste.

A volte le cause sono assai meno nobili. Si può essere condizionati da un certo narcisismo e dalla volontà di essere il “primus inter pares“. Si può ritenere il proprio lavoro l’unico degno di visibilità, così che l’interlocuzione privilegiata con chi amministra è un segno di forza nei confronti degli altri “competitor” sociali.

Infine, in mancanza di regole o principi chiari e condivisi (quali sono le «regole» del network nazionale? Esistono degli «standard» di condotta? Sono noti a tutti gli anelli della catena?), si può venire influenzati dal fatto di vivere particolari difficoltà economiche e, quindi, dal desiderio (tutt’altro che raro in questi contesti) di garantire lo stipendio a fine mese ai propri collaboratori (come anche il caso del Presidente mostra).

E’ importante, in questi casi, saper interpretare bene il contesto, lavorare in squadra, possedere una cultura organizzativa aperta alla emersione di questioni e critiche (discuss-ability).

E importante anche porsi alcune domande, quali, ad esempio:

  • Quali “scambi” vengono proposti, quali sono già consolidati.
  • Siamo titolari di “asimmetrie informative” nei confronti del soggetto che ci sta proponendo una (presunta) re-munerazione/attenzione?
  • I “sistemi relazionali” nei quali siamo coinvolti sono esposti ad asimmetrie informative?

Nonostante tutte le attenzioni che possiamo avere, a volte ci troveremo in casi fortemente dilemmatici, come quello del Presidente dell’Associazione. 

Allora, forse, è il caso che di porci altre domande:

  • Quale è la scelta (o le scelte) che garantirà di più la coerenza con il «sistema di valori» stiamo perseguendo in questo tempo e in questo contesto?
  • Cosa siamo disposti a perdere?
  • Cosa non siamo disposti a perdere, mai?

N. B. Le slides relative a questo caso possono essere scaricate qui: https://www.slideshare.net/spazioeticomail/il-comportamento-di-cooptazione-rischi-per-le-comunit-monitoranti
Licenza Creative Commons
Quest’opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione – Non commerciale 4.0 Internazionale.

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