@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

La costruzione dello spazio etico nella scuola. TERZA PARTE

TERZA PARTE. Laboratorio partecipativo “Costruiamo una Policy di Salvaguardia”

Una Policy di Salvaguardia è un sistema basato su una procedura di riferimento che prevede un criterio specifico nella selezione di figure di riferimento tra gli adulti responsabili, l’adozione di un Codice di Condotta rispetto alla tutela dei minori conosciuto e sottoscritto da tutti gli adulti che operano a contatto con bambine, bambini e ragazzi, all’interno della propria organizzazione e di quella di eventuali partner coinvolti, la formazione e sensibilizzazione del personale sul tema dei diritti e della tutela dei minori e la valutazione preventiva dei possibili specifici rischi di abuso relativamente al tipo di attività svolta.

La particolarità di questo approccio sta nel fatto che questa Policy viene costruita insieme ai bambini stessi, all’interno di un processo partecipativo in cui vengono coinvolti studenti e adulti di riferimento che, in questo caso, sono non solo i docenti ed il personale scolastico ma anche figure istituzionali come ad esempio, il Corpo della Polizia locale, i Carabinieri, la Polizia di Stato, l’Associazione di protezione civile, le Associazioni territoriali competenti in materia di sicurezza urbana) e quelle più rappresentative del tessuto sociale (Istituzioni comunali, Istituzioni scolastiche Associazioni del terzo settore).

Il collegamento con la strategia anticorruzione inserita nel Piano Triennale risiede nel fatto che la costruzione di sistemi di protezione e l’esperienza positiva che i bambini e gli adolescenti possono effettivamente fare riguardo alla segnalazione di condotte particolarmente “odiose” (sia quando esse provengono da pari sia quando esse provengano da adulti), aumenti la capacità del “futuro” funzionario pubblico o del semplice cittadino di “segnalare” condotte illecite (pratiche corruttive, situazioni di mal-administration, sperpero di danaro pubblico, pericolo per la sicurezza di cittadini, ecc.) di cui venga a conoscenza e che mettano a repentaglio l’interesse della collettività. Una delle misure più controverse ma anche più promettenti del Piano Triennale di Prevenzione della Corruzione, infatti, è proprio la tutela del cosiddetto “Whistleblower“, cioè di colui che segnala condotte illecite. L’amministrazione è tenuta, nel Piano, a mettere in campo una serie di procedure (Policy) di tutela (salvaguardia) del Whistleblower al fine di scongiurare situazioni di ritorsione da parte dei soggetti che vengono segnalati.

Esiste, pertanto, un importante isomorfismo tra l’istituto del Whistleblowing nell’ambito della prevenzione della corruzione e la segnalazione di un atto di bullismo di un pari o di un abuso da parte di un adulto nell’ambito della protezione del minore. Ad esempio, nel mondo anglosassone si utilizza la stessa parola “bullying” per descrivere il comportamento violento o minaccioso sia nel mondo del lavoro degli adulti sia nel mondo dei bambini/e. Così come le amministrazioni sono state chiamate a dotarsi di specifiche procedure di tutela, così anche le scuole possono essere accompagnate a dotarsi di specifiche procedure di salvaguardia o a costruire insieme ai bambini Policy più adeguate al contesto locale.

PER DOCENTI E GENITORI. Anche gli adulti responsabili vengono coinvolti, parallelamente al percorso fatto dai bambini/e, in una attività formativa. Può succedere, infatti, che l’analisi dei dilemmi etici fatta dai bambini/e evidenzi criticità in capo agli adulti stessi. Ad esempio, nel caso dell’atto di bullismo, potrebbe succedere che i bambini/e non segnalino perché pensano di non venir presi in seria considerazione dagli adulti (che, ad esempio, spesso tendono a minimizzare l’accaduto), o perché una volta segnalato, l’adulto non è in grado di gestire la riservatezza e la cautela che il caso necessita. Per questo è importante che l’apertura di uno spazio di partecipazione a favore dei bambini/e venga accompagnato dall’apertura di una fase di riflessione da parte degli adulti responsabili volto ad approfondire la “capacità” dell’organizzazione scolastica di far fronte efficacemente alle richieste di supporto.

Questo approccio prevede:

  • n.5 incontri laboratoriali della durata di 2 ore ciascuno con il coinvolgimento di 2 formatori
  • n.4 incontri seminariali con i docenti delle scuole della durata di 3 ore ciascuno con il coinvolgimento di 2 formatori

(…continua)

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