@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

La costruzione dello spazio etico nella scuola. SECONDA PARTE

SECONDA PARTE. Laboratorio “GIUSTO O SBAGLIATO?”

L’approccio è laboratoriale e supporta i bambini/e attraverso tecniche che includono un modello di processo decisionale etico. Il metodo che utilizziamo è l'”ethical dilemma training“. Nei laboratori, cioè, vengono discussi casi concreti, situazioni che innescano i cosiddetti “dilemmi etici” e che si presentano nel corso del vissuto quotidiano dei bambini/e.

I dilemmi sono situazioni in cui i valori e le norme sono in conflitto e dove la scelta deve essere fatta tra diverse alternative (buone ragioni possono essere fornite per ciascuna di queste alternative). L’obiettivo del laboratorio sui dilemmi etici è riconoscere che tali situazioni sono inevitabili, che i bambini/e non sono soli quando li affrontano e di fornire loro tecniche e orientamenti su come affrontare queste situazioni.

Per fare un esempio, un possibile dilemma etico che potrebbe essere discusso in un’aula scolastica è quello di un bambino/a che è testimone diretto di un atto di bullismo e deve decidere se segnalare all’insegnante ciò che ha visto oppure ignorare. La regola lo spingerebbe a segnalare, ma entrano in gioco numerose “forze” che, invece, potrebbero spingerlo ad ignorare, come, ad esempio, la paura di atti di ritorsione nei suoi confronti, il timore di essere stigmatizzato per aver fatto la spia, l’isolamento dal gruppo e altro. Ma l’eventuale atto del non segnalare avrà implicazioni molto negative sul piano individuale e sociale che occorre prendere in seria considerazione. Se non si possiede una piena comprensione (posizione etica) del motivo per cui è importante segnalare, è molto probabile che le forze contrarie abbiano il sopravvento. Questo è un classico esempio di come “aver stabilito una regola” non sia sufficiente per aspettarsi un comportamento conseguente. Occorre lavorare sulla posizione etica che sta a fondamento di quella regola e si può fare solo entrando all’interno dei casi concreti.

Il collegamento con la strategia anticorruzione inserita nel Piano Triennale Anticorruzione risiede nel fatto che il rafforzamento dello spazio etico dei dipendenti pubblici rappresenta l’asse portante su cui costruire la strategia stessa.

All’interno del Piano Nazionale Anticorruzione è contenuta uno specifico invito alle amministrazioni a dotarsi di metodologie formative più raffinate in merito a questo specifico elemento: “Le amministrazioni debbono avviare apposite iniziative formative sui temi dell’etica e della legalità: tali iniziative debbono coinvolgere tutti i dipendenti ed i collaboratori a vario titolo dell’amministrazione, debbono riguardare il contenuto dei Codici di comportamento e il Codice disciplinare e devono basarsi prevalentemente sull’esame di casi concreti; deve essere prevista l’organizzazione di appositi focus group, composti da un numero ristretto di dipendenti e guidati da un animatore, nell’ambito dei quali vengono esaminate ed affrontate problematiche di etica calate nel contesto dell’amministrazione al fine di far emergere il principio comportamentale eticamente adeguato nelle diverse situazioni”.

Pertanto, il rafforzamento dello spazio etico dei dipendenti pubblici passa attraverso un’analisi di casi concreti (dilemmi etici) calati nel contesto dell’amministrazione e che facciano emergere principi comportamentali eticamente adeguati. Il nostro intento è di introdurre nelle scuole una metodologia assai simile al fine di promuovere un esercizio ed una manutenzione dello spazio etico dei nostri concittadini fin da quando essi sono in grado di sviluppare una riflessione su ciò che è giusto e ciò che è sbagliato (gli esperti affermano che tale riflessione si sviluppa intorno al decimo anno di età).

Un secondo importante collegamento con il Piano Anticorruzione riguarda la cosiddetta co-determinazione delle regole. In effetti, la formazione sui dilemmi etici può essere utilizzata per la “determinazione” (a posteriori) delle regole di comportamento. Se concepita come laboratorio aperto, con metodologie socio-costruttiviste (cioè dove la conoscenza si forma attraverso il contributo dei partecipanti piuttosto che da una rappresentazione parziale della conoscenza del docente), è l’attività giusta per ragionare insieme almeno agli attori interni (funzionari e dirigenti dell’amministrazione) su quali regole servano veramente per quella specifica amministrazione, a valle di un processo di codificazione già avvenuto, ma ancora aperto.

Nei nostri percorsi con le scuole intendiamo promuovere tale esperienza di co-determinazione delle regole. Al termine dei percorsi, infatti, facilitiamo un confronto tra studenti e adulti responsabili (docenti, dirigenza scolastica e genitori) al fine di co-determinare specifiche regole di comportamento per i diversi casi che saranno oggetto di discussione e analisi.

PER FORMATORI/DOCENTI. Si attivano contestualmente percorsi per formatori/docenti in cui approfondire metodi e tecniche per l’analisi dei dilemmi etici, la conduzione di un “ethical dilemma training” e una formazione specifica sulla pedagogia dei diritti. Nel corso vengono, inoltre, definite le condizioni organizzative da predisporre per il raggiungimento di un clima etico all’interno di un’organizzazione (sia essa famiglia, scuola, servizio sociale, o altro) che stimoli, cioè, la condotta etica sia dei bambini/e che degli adulti di riferimento nel rispetto del principio di partecipazione stabilito dalla Convenzione ONU sui Diritti dell’infanzia e dell’Adolescenza.

Questo approccio prevede:

  • n.5 incontri laboratoriali della durata di 2 ore ciascuno con il coinvolgimento di 2 formatori
  • n.3 incontri seminariali con i docenti delle scuole della durata di 3 ore ciascuno con il coinvolgimento di 2 formatori

(…continua)

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