@spazioetico

lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Segnalare o non segnalare. Questo è il problema

9ADa più parti si invoca una nuova legge sul Whistleblowing.

Al di là di ogni commento sulle proposte che in questo momento vengono avanzate, proviamo a fornire qualche evidenza a favore della “necessarietà” di una nuova disciplina, senza posizioni ideologiche ma comunque convinti che il dibattito pubblico sul tema del Whistleblowing non possa essere incentrato solo su “anonimato sì” – “anonimato no” del Whistleblower, che dimostra soltanto, a mio avviso, una certa confusione e disinformazione sull’argomento.

Uno dei punti più controversi nella nuova disciplina introdotta dalla legge 190/2012 è la qualificazione della cosiddetta “condotta illecita” espressamente richiamata dal primo punto del comma 51 dell’articolo 1, che recita, per l’appunto: “Il pubblico dipendente che denuncia all’autorità giudiziaria o alla Corte dei conti, ovvero riferisce al proprio superiore gerarchico condotte illecite di cui sia venuto a conoscenza in ragione del rapporto di lavoro, non può essere sanzionato, licenziato o sottoposto ad una misura discriminatoria, diretta o indiretta, avente effetti sulle condizioni di lavoro per motivi collegati direttamente o indirettamente alla denuncia”.

Perché è così importante qualificare con una certa esattezza l’oggetto della segnalazione? Esistono molti ostacoli lungo l’impervia via che un dipendente pubblico deve compiere per giungere a segnalare e che la normativa italiana non prende assolutamente in considerazione, dal momento che si concentra solo sulla questione della protezione.

Uno di questi, certamente, è non sapere che cosa si può segnalare e che cosa non si può segnalare. Ora, la disposizione sopra riportata delimita la segnalazione alla sola condotta illecita, cioè ai reati penali e l’illecito disciplinare, ma esclude altri fatti e circostanze che, pur non qualificandosi come “condotte illecite” (o non qualificandosi “ancora” come condotte illecite) possono recare pregiudizio all’interesse pubblico (ovvero, metterlo seriamente a rischio).

Ad esempio, per far comprendere la differenza che esiste tra la norma italiana e la disciplina inglese, cioè il PIDA (Public Interest Discolsure Act) che è una delle normative più avanzate e specifiche per il Whistleblowing, citiamo l’omologo passaggio, relativo alla definizione di “condotte illecite” che possono essere segnalate da parte del Whistleblower attualmente nel Regno Unito:

Sezione 43B ERA. Una “segnalazione valida ai fini della protezione” (Disclosures qualifying for protection), è qualsiasi divulgazione di informazioni che, nella ragionevole convinzione del lavoratore che divulga l’informazione, è fatta nell’interesse pubblico e tende a dimostrare una o più delle seguenti fattispecie:

  1. che un reato/crimine sia stato commesso, stia per essere commesso o potrebbe essere commesso,
  2. che una persona non sia riuscita, non stia riuscendo o rischia di non riuscire a rispettare un obbligo giuridico a cui è soggetto,
  3. che si sia verificato un errore giudiziario, si stia verificando o che è probabile che si verifichi,
  4. che la salute o la sicurezza di ogni individuo sia stata, sia, o potrebbe essere messa a rischio,
  5. che l’ambiente sia stato, sia, o rischi di essere danneggiato,
  6. che le informazioni tendenti a dimostrare tutte le questioni di uno dei punti precedenti siano state, siano, o potrebbe essere deliberatamente occultate.

Ad una rapida lettura salta subito all’occhio il fatto che il Whistleblower inglese, intanto, ha molta più facilità nell’identificare se ciò che ha osservato può essere oggetto di segnalazione e di protezione.

Rispetto alla normativa italiana, inoltre, il Whistleblower inglese può segnalare anche fatti e circostanze in grado di recare danno alla salute e alla sicurezza degli individui nonché all’ambiente (a questo proposito, ricordiamo che l’ambiente è uno dei temi maggiormente in evidenza nella Campagna “Riparte il Futuro”).

Infine, la dimensione temporale è organizzata secondo una schema di passato-presente-futuro (“sia stato, stia per, potrebbe in futuro…”). Ricordiamo che il Whistleblowing è una misura di prevenzione, perciò è tanto più efficace quando è in grado di “sventare” il rischio che una condotta “illecita” o “pericolosa” si realizzi. Questo viene preso in considerazione dalla normativa inglese che, infatti, prevede la protezione delle segnalazioni di fatti e circostanze che, se ancora non hanno prodotto un “atto illecito” probabilmente lo produrranno in futuro. La esigua normativa italiana, invece, non fa menzione di tutto ciò.

Esistono moltissime evidenze di quanto ancora si può fare su questo campo e di quante soluzioni sono già state sperimentate da altri Paesi.

Come in tutte le altre questioni che riguardano la prevenzione della corruzione, occorre che ci sia una reale volontà politica ad adottarle.

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