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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

Le 5 cose da fare nel 2015 per la prevenzione della corruzione

5bLe inchieste dimostrano che la corruzione ha raggiunto dimensioni intollerabili anche per il frequente suo intreccio con le organizzazione di tipo mafioso. Questo ha effetti devastanti sul piano economico e per i cittadini“.

Lo ha dichiarato alla Camera dei Deputati il Ministro della Giustizia Andrea Orlando in occasione della relazione annuale sull’amministrazione della Giustizia in Italia.

Ad un tale grido di allarme vorremmo, come logica conseguenza, che corrispondesse una importante azione del Governo, del Parlamento e delle forze politiche.

Vedremo.

Intanto l’abbraccio mortale tra corruzione e mafie sembra essere stato finalmente colto. Perciò si passa dall’approccio “mele marce” in cui il fenomeno corruttivo sembrava dovesse dipendere da pulsioni individuali di funzionari pubblici infedeli, ad una visione del fenomeno più strutturale e connesso con altri fenomeni per noi peculiari come l’asservimento di parte della politica e dell’amministrazione ad interessi illecito-mafiosi. E questo è un passo in avanti.

Una notazione logico-linguistica viene da fare leggendo il virgolettato del Ministro che, crediamo in buona fede, ha espresso una “incertezza lessicale“. Se la corruzione ha riaggiunto dimensioni intollerabili, vorrebbe dire che esistono “dimensioni tollerabili” alla corruzione? Questa idea di “tollerabilità” sembra essere cara all’attuale governo ed emerge fortemente dai recenti fatti di cronaca governativa (famosa soglia del 3% ai reati fiscali che non è piaciuta nemmeno a Raffaele Cantone).

Ma al di là delle parole servono fatti. Ad inizio anno, proponiamo la nostra “lista dei desideri“, le 5 cose da fare, nel caso si volesse davvero fare sul serio, da un punto di vista della prevenzione della corruzione.

La prima cosa è avviare una iniziativa di grande respiro culturale per far passare finalmente il messaggio che chi denuncia condotte illecite (Whistleblower) debba essere seriamente protetto in quanto “risorsa” imprescindibile della democrazia. In questo momento chi segnala nella PA italiana fa, è quasi sempre additato al pubblico ludibrio e, di norma, fa una brutta fine. Parallelamente a questo, andrebbero individuate iniziative credibili di accompagnamento e supporto informativo e psicologico al potenziale Whistleblower, a colui, cioè, che si trova a gestire il delicato dilemma etico di segnalare o ignorare una condotta illecita di cui è stato testimone.

La seconda cosa è costituire un polo di eccellenza che eroghi formazione di altissimo livello sui temi della integrità e dell’etica pubblica attraverso metodologie innovative a costi assolutamente ragionevoli (soprattutto quelle locali), anche riqualificando una delle tante agenzie pubbliche che si occupano di formazione della PA. L’aver affidato il compito di formare i dipendenti pubblici alla Scuola Nazionale dell’Amministrazione non sembra aver dato alcun risultato. Anche l’ANAC lo sottolinea come riportato in un articolo del Fatto Quotidiano: “L’Anac… sottolinea come il legislatore avesse assegnato alla formazione un ruolo essenziale, ma a distanza di un anno era ancora la’ tessera mancante del mosaico’. Tanto che le attività progettate dalla Scuola nazionale dell’amministrazione ‘non si può dire siano andate a regime’”.

Terza cosa da fare, modificare profondamente il comma 7 dell’articolo 1 della legge 190 che stabilisce: “A tal fine (ai fini, cioè, della predisposizione del piano di prevenzione della corruzione, NDR), l’organo di indirizzo politico individua, di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione“. Come può il Responsabile della Prevenzione della Corruzione prevenire e contrastare efficacemente l’eventuale condotta illecita dell’organo di indirizzo politico se è da quest’ultimo individuato e a quest’ultimo risponde?

Quarta cosa da fare, sburocratizzare la trasparenza amministrativa, passando da un approccio formalistico adempitivo, ad un approccio programmatico e partecipativo, ridando senso al Programma Triennale della Trasparenza con l’indicazione di “obblighi” contrattati con organizzazioni della società civile che siano in grado di effettuare realmente il controllo diffuso di cui parla la norma (d.lgs 33/2013).

Quinta e ultima cosa. Trovare nuovi strumenti per selezionare decisori pubblici integri. Non bastano le disposizioni sulla incompatibilità e/o inconferibilità degli incarichi che sono disposizioni “limitative”. Occorre adottare soluzioni “inclusive” per attrarre soggetti di elevata professionalità ed integrità. In questo momento, se non in casi sporadici, tali soggetti non accedono alle stanze dei bottoni perchè esiste un processo di selezione che favorisce invece fenomeni di asservimento (si privilegia la fedeltà invece che la lealtà e la competenza). Parallelamente, le forze politiche si dovrebbero profondamente interrogare sulla sostenibilità, per il nostro Paese, degli attuali processi di selezione e reclutamento della classe politica locale e nazionale.

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