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lo spazio dei comportamenti non esigibili per legge (Lord Moulton)

La legge 190/2012 alla prova dello scandalo di Mafia Capitale

5bIn un Paese normale non ci si dovrebbe scandalizzare se emergono fatti di corruzione.

A leggere il Piano Nazionale Anticorruzione, anzi, l’emersione di casi di corruzione sarebbe sintomo di una “aumentata capacità di scoprire casi di corruzione“, così come stabilisce il secondo obiettivo strategico e, cioè, di una maggiore “abilità” delle amministrazioni di osservare con conoscenza e qualità ciò che succede al proprio interno, in un’ottica di prevenzione.

Purtroppo, però, a Roma non è andata proprio così. Anzi, sotto indagine è finito proprio il Responsabile della Prevenzione della Corruzione, cioè colui che tale strategia doveva elaborare e perseguire, sintomo che la collusione aveva ormai superato ogni argine di contenimento. Del resto molti, diversamente dagli esponenti politici nostrani, lo avevano intuito.

Ma la brutta storia di Roma ha impietosamente messo a nudo tutti i limiti della legge 190/2012 per la quale è giunto il momento di un necessario aggiornamento sia sul piano repressivo che sul piano preventivo.

Per quanto concerne la prevenzione, per prima cosa, è piuttosto evidente come sia del tutto inconciliabile con le esigenze di una seria strategia anticorruzione che la nomina del Responsabile della Prevenzione della Corruzione (RPC) permanga una attività di cui sia titolare esclusivo l’organo di indirizzo politico dell’amministrazione. La corruzione italiana, come è ampiamente dimostrato dai fatti romani, è, soprattutto, un fenomeno di “asservimento” della funzione politica e amministrativa a interessi illeciti, pertanto occorre operare in modo tale da “sganciare” le funzioni di indirizzo politico-amministrativo (in cui si annida la corruzione) dalle funzioni di controllo (come per l’appunto l’anticorruzione).

Nello specifico, il comma 7 dell’articolo 1 della legge 190 stabilisce, infatti, che: “A tal fine (ai fini, cioè, della predisposizione del piano di prevenzione della corruzione, NDR), l’organo di indirizzo politico individua, di norma tra i dirigenti amministrativi di ruolo di prima fascia in servizio, il responsabile della prevenzione della corruzione.

Come può il RPC prevenire e contrastare efficacemente l’eventuale condotta illecita dell’organo di indirizzo politico se è da quest’ultimo individuato e a quest’ultimo risponde?

Ci troviamo, per effetto di questa bizzarra formulazione normativa, nel paradossale caso per il quale le amministrazioni già sane (perchè guidate da una politica non collusa) effettivamente hanno potuto mettere in campo serie strategie anticorruzione, mentre amministrazioni colluse (come è successo a Roma) che avrebbero maggior bisogno di prevenzione e contrasto della corruzione, di fatto non hanno potuto contare su RPC liberi da condizionamenti perchè di diretta nomina politica.

Per questo sarebbe opportuno rafforzare il ruolo e la funzione del RPC attraverso una individuazione terza rispetto agli organi di indirizzo politico. Chissà cosa sarebbe successo, ad esempio a Roma, se il RPC fosse stato individuato direttamente dall’ANAC e avesse dovuto rispondere direttamente a Cantone (effettivamente, in molti articoli giornalistici si dava quasi per scontato che il RPC romano rispondesse a Cantone, ma così non era; egli, piuttosto, rispondeva al Sindaco Marino).

Secondo punto. Anche se si sono fatti evidenti progressi in merito all’istituto del Whistleblowing attraverso, ad esempio, la possibilità di inviare direttamente all’ANAC le segnalazioni (a proposito, siamo in attesa da parte di ANAC della Delibera che stabilirà le procedure di segnalazione), permangono molti elementi di debolezza. Per fare un solo esempio, occorre, a mio avviso, provvedere a ridisegnare la tutela del segnalante, modificando profondamente la previsione contenuta nel comma 51 della legge 190 e, cioè: “2. Nell’ambito del procedimento disciplinare, l’identità del segnalante non puo’ essere rivelata, senza il suo consenso, sempre che la contestazione dell’addebito disciplinare sia fondata su accertamenti distinti e ulteriori rispetto alla segnalazione. Qualora la contestazione sia fondata, in tutto o in parte, sulla segnalazione, l’identità può essere rivelata ove la sua conoscenza sia assolutamente indispensabile per la difesa dell’incolpato. Questa disposizione esclude, infatti, la tutela della riservatezza del segnalante nel caso in cui la segnalazione sia l’unica fonte di prova. Questo compromette evidentemente l’operatività dell’istituto. Infatti, se so che ci sarà la possibilità che chi gestisce la mia segnalazione dovrà rivelare la mia identità sarò portato a non segnalare. Prima di tutto la tutela della risevatezza del segnalante e poi la tutela dell’incolpato. A leggere tali disposizioni normative, invece, sembrerebbe che la difesa dei delinquenti venga prima della difesa dell’interesse pubblico.

Sul tema del Whistleblowing ci sono molti altri significativi aggiornamenti da prendere in considerazione, partendo dal presupposto che questa è LA MISURA di prevenzione in assoluto potenzialmente più dirompente in ottica preventiva. Non è difficile, basta esprimere la volontà politica di proteggere seriamente chi rischia la propria professionalità e, talvolta, la propria vita per tutelare l’interesse pubblico.

In generale l’attuazione della 190 è stata vissuta come l’ennesimo adempimento (carta da produrre) da parte delle amministrazioni che si sono per lo più concentrate sugli aspetti maggiormente “tecnicistici” come, ad esempio, la gestione del rischio, che, peraltro, ha evidenziato ulteriori problemi di logica applicativa (l’analisi del rischio è stata per lo più affidata ai soggetti che dovrebbero essere oggetto di controllo, perpetuando il paradosso di cui sopra).

La 190 offriva, invece, la possibilità di dare avvio ad un profondo dibattito interno al settore pubblico sull’etica e la promozione della legalità, ma solo poche amministrazioni hanno saputo cogliere questa occasione.

Speriamo che la “morte politica e amministrativa” della nostra Capitale non sia stata invano.

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